PARTE II

CAMMINARE TRA I MONDI

Trascrizione del commento al filmato di Gregg Braden: "Camminare fra i mondi”

di Gregg Braden

 

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segue: PARTE II

 

ed è questo: pensate al magnetismo come ad una colla.

Duemila anni fa avevamo molta colla per tenere insieme i nostri modelli di credenze, pensieri, sentimenti ed emozioni ma, col decrescere del magnetismo, che ora noi siamo in grado di misurare a livello digitale, la colla se ne va e, forse per la prima volta in duemila anni, oggi possiamo accedere alle nostre emozioni direttamente. Possiamo modificare il significato che esse hanno per noi e creare un cambiamento.

Poiché la colla sta sparendo, la Terra ci offre questa opportunità proprio nel momento in cui ci stiamo avvicinando al tempo che gli antichi chiamarono "Il cambiamento epocale" "Il mutamento della coscienza umana".

Se, come suggeriscono quei testi, siamo l’ultima generazione vivente prima del cambiamento, allora è proprio la nostra generazione che sta incarnando lo scollamento dei vecchi modelli mentre ancora ci vive dentro. In pratica vi si chiede – durante l’arco di una sola vita – sia di ridefinire il significato della vostra esistenza fino ad oggi, sia di stabilire dei nuovi modelli.

Com’è stimolante tutto questo! Che rara opportunità!

Osservate il modo in cui lo state facendo: Vivete nella polarità, nella luce più luminosa e nell’oscurità più oscura e chiedete a voi stessi di trascendere questa polarità per innalzarvi rispetto a ciò che le situazioni della vita vi hanno dato. Lo state facendo proprio mentre siete ancora immersi nella polarità ed è così che acquistate potere. E’ facile uscire dalla polarità e dirsi:" Questo è ciò che dovrei o non dovrei fare" questo è il corso di azioni più saggio per me" Perché mi sono messo di nuovo in questo tipo i rapporto?

Ma, se siete dentro a quello stesso sistema che ha creato tutte le credenze, le gioie, il dolore e le ferite che noi abbiamo mai conosciuto e se riuscite anche a ridefinirlo dal di dentro, allora realizzate una straordinaria opportunità, veramente una straordinaria opportunità.

Ritengo che stiamo già dando forma a quest’occasione di crescita. Il cambiamento è già iniziato.

Probabilmente il modo in cui scegliamo di rispondere alla vita determina digitalmente la maniera in cui il corpo umano si esprime attraverso il DNA. Questa è una tecnologia. Stiamo spendendo miliardi di dollari per scoprire come realizzare questo in laboratorio, all’esterno del corpo umano, ma non potrebbe invece trattarsi di qualcosa di tanto semplice quanto il provare sentimenti, o il respirare, o il permettere ad un’emozione di manifestarsi? Io credo che oggi stia accadendo proprio questo.

Come vi fa sentire l’idea che i pensieri e le emozioni possano far cambiare chimicamente il corpo umano? Lo strumento più potente e gratificante in assoluto a vostra disposizione, per rispondere alla vita, potrebbe essere proprio questo: la capacità di modificare chimicamente il vostro organismo per scelta, semplicemente conoscendo le vostre emozioni e sapendo che cosa significano per voi.

A questo punto le cose si fanno molto interessanti perché stabiliamo rapporti con gli altri proprio per creare emozioni che ci permettono di conoscere noi stessi e per far questo diamo vita a dei rapporti molto intriganti. Gli Esseni lo sapevano. L’hanno documentato bene e questo è l’argomento del seminario.

Tra poco analizzeremo la prospettiva degli Esseni, che presenta 7 qualità di rapporto che tutti noi prima o poi dobbiamo esperimentare per arrivare a conoscere noi stessi completamente.

Una volta riconciliate in noi quelle 7 qualità avremo sgombrato il sentiero che la scienza della compassione deve percorrere.

Credo ci siano stati lasciati dei veri e propri codici logici verbali ed emotivi, non numeri o lettere come esistono nella matematica contemporanea. I codici sono parole che ci permettono di diventare compassione, dopo aver conosciuto noi stessi.

Emozioni, sentimento, pensiero, sono tutte onde che si sovrappongono alla vibrazione del DNA nel cristallo liquido del corpo umano. Nel Sancta Sanctorum, nelle cellule del nostro corpo.

Abbiamo la possibilità di determinare, prima di tutto i siti in cui costruire le antenne e in secondo luogo possiamo decidere se quelle antenne debbano essere attivate o meno il che ci consente di avere delle esperienze incredibilmente differenti.

Abbiamo parlato del circuito sacro:

La Terra sintonizza il Cuore

  • Il Cuore sintonizza il cervello
  • Il Cervello sintonizza le Cellule
  • Studiando questo modello, di per sé molto semplice, ma anche molto elegante nel descrivere ciò che da molto tempo gli antichi ci hanno tramandato, ci chiediamo:

    "Se noi umani incarniamo questo circuito, perché non siamo sempre ben sintonizzati? Perché non siamo sempre in perfetta armonia con il

    nostro circuito fatto di cellule-cervello-cuore-Terra. Quale potrebbe essere il fattore capace di guastare, cambiare, modificare, quella frequenza?"Ecco la risposta.

    Il volto di quest’uomo mostra un’emozione; di che emozione si tratta secondo voi? Paura, tristezza?

    Quest’uomo ha paura.

    Forse teme per la sua vita, se vedete anche il resto dell’immagine.

    Paura!

    La PAURA è l’unico modello d’interferenza capace di impedire la risonanza fra Terra – cuore – cervello - cellule.

    Cos’è la PAURA?

    La paura indossa moltissime maschere nella nostra cultura.

    Quasi tutti proviamo paura nella nostra vita. Paura dei rapporti amorosi, paura di non valere, paura di non riuscire a soddisfare impegni e responsabilità.

    Alcuni ricercatori hanno stimato che un’altissima percentuale, fino al 98% delle paure presenti nelle nostre vite, in realtà non ci appartiene. Il 98% di quelle paure non sono vostre!

    Vi chiederete: "E allora di chi sono?"

    Queste antenne ci collegano alle griglie o campi elettromagnetici in cui sono situati i modelli di informazione. Tutte le paure, di tutti coloro che sono vissuti prima di questo tempo storico sono mantenute al loro posto da quei campi magnetici.

    Gli esseri umani vengono messi al mondo in virtù di questo codice di partenza che ricevono all’inizio della loro vita. Vale a dire che veniamo sintonizzati, fin dall’inizio, su quelle stazioni.

    Mentre ci risvegliamo sulla Terra percepiamo i modelli che quelle stazioni ci hanno messo a disposizione come se facessero parte di noi e li portiamo con noi finchè non riacquistiamo la memoria o finchè essi non hanno più senso e ci scegliamo una nuova situazione.

    Abbiamo qui uno schema di questo tipo, che riguarda le persone principali, maschi e femmine, che si sono presi cura di noi ed ora vi chiedo di descrivermele nel modo in cui le percepivate da bambini, usando una sola parola o una breve frase.

    Allora, le caratteristiche delle persone principali che si sono prese

    cura di voi nell’infanzia .

    Vorrei chiedervi di condividere con me le qualità negative e positive che avete elencato. Ci servono entrambi per il nostro lavoro.

    Durante gli anni in cui ho lavorato a questi temi, ho incontrato raramente dei casi in cui le persone avessero difficoltà con i momenti positivi, con le gioie della vita. In passato era così, forse in futuro le cose cambieranno, chissà? Ma ora per questa ragione vi chiedo di prendere la lista delle caratteristiche negative – siano esse maschili o femminili – e di condividerne il contenuto.

  • - Come ha detto? Critico?

    - Rigidità – E’ questa la parola che avrebbe usato da bambina? Va bene: rigidità.

    - Non coinvolto

    - Arrabbiato

    - Egoista

    - Possessivo

    - Fanatico

    - Irrazionale. Come si manifestava questa qualità? Con un tipo di comportamento incoerente? Credo si possa dire: irrazionalmente pauroso, Va bene, lo scriviamo così.

    - Immaturo

    - Controllante

    - Depresso

    - Senza speranza

    - Ubriaco

    - Debole

    - Prevenuto

    - Imbroglione

  • Beh, interessante! Ho avuto la possibilità di svolgere quest’attività con molte persone durante gli ultimi 10 anni. L’abbiamo proposto in paesi diversi, con gruppi diversi, di varie etnie, razze, culture e ambienti. Ora vi mostrerò una diapositiva che risale a 6 anni fa nella quale appaiono molte delle parole che vedete scritte sulla nostra lavagna. Se non lo si sapesse, osservando le due liste, si potrebbe quasi dire che siamo venuti tutti dalla stessa famiglia. Non è interessante?

    Siamo tutti venuti dalla stessa famiglia!

    E’ incredibile come gruppi differenti di persone, scrivano le stesse parole! In gruppi più numerosi si finisce per fare molte crocette accanto alle parole che hanno un’alta incidenza. Perché? Perché accade questo?

    Perché tutte queste caratteristiche negative si somigliano così tanto anche se sono state raccolte per anni fra culture, aree storico-geografiche, etnie, razze altamente diversificate fra loro. Che ne pensate?

    Siamo un tutt’uno su questa terra!

    Ci sono sempre delle eccezioni a tutto ciò che facciamo e noi qui stiamo cercando delle generalizzazioni, dei modelli d’informazione.

    Vi rivolgo una domanda a proposito di modelli. Spesso e volentieri qual è il modello implicito che viene espresso dalla caratteristica del giudizio in un rapporto umano?

    E’ la paura.

    E se voi l’avete messo sulla lista significa che vi ha colpito perché ve ne ricordate ancora oggi.

    Quando giudichiamo qualcuno, che messaggio diamo in realtà? Abbiamo paura di quella persona. C’è paura! Gli altri potrebbero essere migliori di noi, potrebbero aver ragione. In qualche modo noi ci paragoniamo ad un punto di riferimento esterno, ad un altro individuo, e la nostra paura è che potremmo non essere all’altezza.

    Spesso quando notiamo che la rigidità è dominante in un rapporto, qual è il suo modello implicito?

    Paura di cambiare!

    E’ paura.

    Francamente, senza dati più specifici, ci potrebbero essere anche altre cause oltre a questa, ma spesso si tratta solo di paura.

    Quando un genitore sceglie di essere non coinvolto con un figlio, se il figlio se ne ricorda ancora dopo tanti anni, significa che ciò ha avuto un profondo impatto su di lui. Di solito c’è qualche cos’altro che agisce dietro quella mancanza di coinvolgimento. Qual è il suo modello implicito? La paura! Ci possono essere molte ragioni: come l’essere assorbiti in sé stessi, ad esempio. Se i tuoi genitori si fossero lasciati coinvolgere, cosa sarebbe successo? Avrebbero dovuto condividere sé stessi, avrebbero dovuto aprirsi. Una semplice mancanza d’interesse. Siamo tutt’uno. Se noi, anche per un solo secondo ci illudiamo che non ci importa di qualcosa, in realtà cosa diciamo a noi stessi? Cosa succederebbe se invece ci importasse? Esattamente se ci importasse.

    Ci sono sempre delle eccezioni.

    State osservando un modello che si va configurando abbastanza velocemente sotto i vostri occhi. Spesso quando ci scagliamo con rabbia

    contro qualcuno o quando qualcuno è rabbioso verso di noi, c’è dentro la paura. Quando ci sentiamo imbrogliati, quando c’è di mezzo l’egoismo, l’abuso, la possessività, il comportamento fanatico…

    Cosa succedeva nel caso di comportamento fanatico? Chi l’ha citato?

    Paura!

    Se abbiamo paura nella nostra vita, quale può essere il modello implicito in questo?: Immaturo, asfissiante, prevenuto, senza emozioni, depresso, senza speranza. Ubriaco, debole. Vi sembra che queste caratteristiche potrebbero avere anche qualche altro modello implicito oltre la paura?

    La paura si può esprimere in molti modi. C’è sempre posto per le eccezioni e ne ho viste alcune, ed erano poche.

    Le molteplici espressioni della paura nella nostra cultura sono interessanti. Ad esempio ho passato molto tempo in ambienti aziendali basati sul controllo. Era un controllo così stretto che se si fosse allentato anche solo per un momento chissà cosa sarebbe successo!

    Cosa si affermava? Cosa si diceva agli impiegati attraverso quel controllo.

    Si diceva: "Io sono responsabile di quel che accade in questo reparto e se allento il mio controllo significa che voi impiegati venite ad avere delle responsabilità! Brrrr…

    Questo implica la paura che gli impiegati possano comportarsi di conseguenza.

    La paura ha molte, molte maschere nella nostra vita.

    Questa diapositiva è stata scattata 6 anni fa.

    Rabbia, ferito, geloso, ego, aggressivo, controllo, bugie, mancanza di rispetto, sfiducia, prevenuto, non disponibile, infelice.

    Guardate quante parole sono simili a quelle che abbiamo appena usato noi!

    Se non lo sapessimo potremmo affermare che veniamo tutti dalla stessa famiglia. Abbiamo tutti avuto a che fare con gli stessi modelli, molte maschere di un comune modello implicito, quello della paura.

    La paura è l’unico modello di mia conoscenza che sia in grado di impedirvi di collegare Terra – cuore – cervello – cellule.

    La paura si esprime in moltissimi modi nelle nostre vite.

    Arriviamo in questo mondo con un’antenna già predisposta, inserita nella memoria collettiva di tutti coloro che sono venuti prima di noi, piena di paure, ferite, rabbia, senso del controllo, mancanza di disponibilità ecc. Questo è il primo modo in cui ci è dato di conoscere noi stessi sulla Terra mentre siamo ancora nell’utero di nostra madre e ci risvegliamo sotto l’influsso di queste stazioni, credendo che facciano parte integrante di noi.

    Poiché non ci piacciono, sviluppiamo una carica emotiva negativa contro di esse.

    Ebbene esiste un interessante procedimento che voglio mostrarvi. E svolgere con voi nelle prossime due ore.

    Per quanto tutte queste paure possano apparire diverse tra loro alla fine si riducono tutte ad una o più combinazioni di 3 paure universali di cui gli antichi ci hanno dato notizia.:

    La prima è la PAURA DI ESSERE ABBANDONATI. Quante volte nella vostra vita avete provato la sensazione di essere stati abbandonati in questo mondo e dimenticati? Quasi tutti gli studi concordano sul fatto che, nonostante differenti retroterra culturali etnici e geografici, esiste negli umani una paura quasi universale, secondo la quale quasi tutti ammettono di sentire che in qualche modo, in qualche punto della nostra antica memoria, molti miliardi di anni fa, siamo stati portati in questo mondo e lasciti qui a cavarcela da soli, tagliati fuori da tutto ciò che ci era familiare.

    Quella paura è annidata così profondamente in alcuni che non la riconoscono nemmeno. D’altra parte invece abbiamo ancora in noi la carica emotiva di ciò che significa per noi quella paura. Questo è un punto cruciale. Cosa succede se avete in voi questa carica e non sapete che tipo di paura si tratta?

    Non ci svegliamo certo una mattina dicendo: "Beh, penso che questa mattina, mi farò una tazza di caffè, mangerò un paio di toast e poi lavorerò sulla mia paura di essere abbandonato. Forse lo fate, lo so, ma di solito non è così.

    Ecco invece cosa succede. Noi viviamo creando rapporti capaci di riflettere le grandi paure che abbiamo, attraversiamo la vita creando relazioni con altre persone, siano esse storie d’amore, amicizie o rapporti di lavoro, che non potrebbero funzionare neanche fra un milione di anni e, quando non funzionano e veniamo lasciati, ci sentiamo devastati, sconvolti, annientati. Se vi sentite sconvolti a causa di un rapporto che giudicate fallito, (in realtà i rapporti non possono mai fallire, questo è solo un nostro condizionamento), cioè quando vi ritrovate in un rapporto che non ha fun

    zionato come vi aspettavate, vi sentite profondamente feriti ed è molto probabile che ciò che provate abbia ben poco a che fare con il rapporto fallito e che invece abbia molto a che fare con l’attivazione di una vostra antica carica: la paura dell’abbandono.

    Tale sensazione è quasi universale. Se siete spesso coinvolti in rapporti che non funzionano e siete sempre voi a venir lasciati e se quando ciò accade ne siete profondamente feriti, allora c’è una buona probabilità che quei rapporti siano collegati ad una delle vostre paure più profonde. O forse succede il contrario. Io ho degli amici che l’hanno vissuto.

    Avevo degli amici, quando ero ingegnere che godevano di una vita di successo, piena di impieghi favolosi, matrimoni fantastici bambini magnifici… poi si sono svegliati una mattina e si sono detti: "La mia vita è troppo bella sarà meglio che faccia qualche cambiamento prima che mi accada qualcosa che mi faccia star male, così hanno lasciato il lavoro, oppure hanno attuato dei trucchi per lasciare la famiglia o per sabotare tutte le cose che funzionavano perché dal loro punto di vista era meglio togliersi dalla situazione che restarci aspettando di venirne feriti. E’ la stessa paura di prima che funziona all’inverso. Con questo vi ho descritto una delle nostre paure, la paura di essere abbandonati.

    Quasi universalmente esiste poi la sensazione di non essere degni di stare al mondo. Questo è prevedibile. Infatti quante volte siete stati paragonati a quest’uomo (Gesù). A volte ci si scherza sopra, a volte la gente dice: "Ah si? E come intendi arrivarci? Camminando sull’acqua?" Oppure: "Chi ti credi di essere? Gesù Cristo?".E lì succede qualcosa. Quante volte ci hanno detto che, anche se facessimo il massimo nella vita, non saremmo mai all’altezza di quest’uomo. Ebbene se non sapeste di avere voi la paura universale di non essere all’altezza avreste sempre dei rapporti umani in cui mettereste in questione il vostro valore, vi trovereste ad avere degli impieghi che non gradite e quando vi chiedessero se vi piace il vostro lavoro rispondereste "Beh, non è esattamente ciò che vorrei, ma per ora va bene, serve a pagare le bollette anche se non è quello per cui sono qualificato.

    Oppure direste di un vostro rapporto amoroso: Beh non intendo sposare questa persona in realtà non abbiamo molto in comune, non sono nemmeno sicuro del perché stiamo insieme, ma per il momento mi va bene così. Se razionalizzate c’è una forte probabilità che quei rapporti non facciano altro che riflettere le vostre aspettative di non essere all’altezza. O ancora : entrate in una stanza piena di gente e improvvisamente vi sembra che tutti vi stiano guardando, forse è anche così, e ciò vi rende

    nervosi. Perché? Che cosa significa? Che cosa vi dice? E’ la paura universale di non essere all’altezza.

    Esiste un’idea quasi universale che questo mondo non sia un luogo sicuro per viverci. Mia madre ed io ne parliamo sempre quando mi reco all’estero. Io le dico: "Mamma, se proprio ti vuoi preoccupare, perché, anzichè pensare a qualcosa di male non ti preoccupi che mi accada qualcosa di positivo?". Lei mi risponde: " perché non è così che funzionano le cose." Ed io a mia volta: "Beh, ma perché dovrebbe accadere qualcosa di male?." E lei: "Perché è successo ad altre persone!"Perché mia madre si preoccupa che possa succedere proprio a me?

    Secondo voi questo mondo è sicuro? Avete fiducia implicitamente nel processo della vita?

    Chiedersi questo è molto importante, visto che stiamo per cominciare a lavorare sul codice della compassione.

    Nei loro testi più segreti, gli Esseni ci hanno lasciato letteralmente dei codici. Ci hanno detto: Nell’abbracciare questi codici durante le vostre vite, voi diventerete compassione. Uno di quei codici ci chiede di riflettere su come ci sentiamo nei confronti della vita. Se ci sembra che questo mondo sia sicuro o meno.

    Quando la mattina voi salutate le persone che amate, quando date un bacio ai bambini li mandate a scuola o quando accompagnate alla porta le vostre mogli, i vostri mariti che vanno al lavoro, pensate che li rivedrete alla fine della giornata? Opure nella vostra testa c’è una piccola voce che dice: "Dovrei dar loro un bacio perché non li rivedrò mai più."

    Lo vedete alla TV e succede ad altre persone. Che effetto vi fa? Che sensazione vi da? Lo scopo di questo piccolo esercizio è di capire che noi arriviamo in questo mondo ad un certo livello come delle tabulae rasae e che questo fatto provoca svariate dinamiche. Poi ci vengono assegnate delle antenne che ci collegano a tute le credenze, le gioie, le paure di tutti coloro che sono venuti prima di noi. Così noi una mattina ci svegliamo ci colleghiamo e crediamo che esse ci appartengono. Quindi noi incominciamo ad affrontare la vita attraverso la percezione degli altri, finchè ciò non ha più senso per noi, finchè scegliamo consciamente un’altra modalità per trascendere tutto questo.

    Quello che ho appena descritto sono le paure universali del nostro tempo con le quali siamo stati tutti sintonizzati. In un altro ciclo della storia umana si sarebbe potuto trattare di paure molto diverse. Nell’attuale ciclo, iniziato circa duecentomila anni fa, le paure universali sono queste: custo

    diamo in noi una carica emotiva storica e storicamente non lo sappiamo. Quella carica contiene la promessa che attireremo nella nostra vita proprio le cose che temiamo di più, per poter trovare la guarigione e l’equilibrio.

    Quindi noi attiriamo nella nostra vita proprio le cose che non vorremmo. Quando osservate la lista delle caratteristiche dei vostri familiari e trovate parole come: critico, adirato, egoista, offensivo o controllante, chiedetevi quanti rapporti avete creato nella vostra vita adulta con persone che presentano quegli stessi modelli. Quanti rapporti di lavoro avete stabilito con persone che vi controllano o sono rigide? Quante storie d’amore avete costruito con quelle caratteristiche?

    Avete mai sentito dire che gli uomini sposano le loro madri e le donne i loro padri?

    Vorrei averlo saputo anch’io perché nel mio primo matrimonio ho proprio sposato una donna che era nata lo stesso giorno di mia madre, quindi ho letteralmente sposato quelle qualità. Perché lo facciamo? Lo avete fatto anche voi?

    Esaminate, vi prego le vostre amicizie adulte, le vostre storie d’amore e le vostre esperienze lavorative e notate che i modelli che vi piacevano di meno nei vostri familiari, quando eravate bambini, li ritrovate nei rapporti che create da adulti. Perché? Perché scegliereste di ricreare dei rapporti che riproducono proprio quei parametri dei vostri familiari che da bambini vi piacevano di meno? E’ molto probabile che ciò sia accaduto proprio perché non vi piacevano e perché ciò aveva sviluppato in voi una carica emotiva.

    Quella carica è come un magnete che fa si che voi attiriate le oppor

    tunità necessarie a ridefinirla. Gli antichi lo sapevano ed hanno usato tale conoscenza con grande abilità.

    I SETTE SPECCHI ESSENI

    Gli antichi Esseni forse identificarono meglio di chiunque altro il ruolo dei rapporti umani, riuscendo a dividerli in categorie.

    E’ da distinguere fra 7 misteri corrispondenti ai vari tipi di rapporto che ciascun essere umano avrebbe esperimentato nel corso della sua vita di relazione. Gli Esseni li hanno definiti "specchi" e ci fanno ricordare che

    in ogni momento della nostra vita la nostra realtà interiore ci viene rispecchiata dalle azioni, dalle scelte e dal linguaggio di coloro che ci circondano.

    (fine del 2° lato della prima cassetta e inizio 1° lato della II cassetta)

    Il PRIMO E IL SECONDO SPECCHIO ESSENO DEI RAPPORTI

    Il primo specchio dei rapporti è quello della nostra presenza nel momento. Il mistero del Primo specchio è incentrato su cosa noi inviamo nel momento presente, alle persone che ci stanno accanto. Quando ci troviamo circondati da individui e modelli di rapporto di comportamento in cui domina l’aspetto della rabbia o della paura, lo specchio funziona in entrambi i sensi, potrebbe invece trattarsi di gioia, estasi e felicità, ciò che vediamo nel primo specchio è l’immagine di quello che noi siamo nel presente. Chi ci è vicino ce lo rimanda, rispecchiandoci.

    Il secondo specchio esseno, dei rapporti umani, ha una qualità simile alla precedente ma è un po’ più sottile. Anziché riflettere ciò che siamo, ci rimanda ciò che noi giudichiamo nel momento presente. Se siete circondati da persone, i cui modelli di comportamento vi provocano frustrazione o scatenano la vostra rabbia o astio e se percepite che quei modelli non sono vostri in quel momento, allora chiedetevi: Mi stanno mostrando me stesso nel presente? Se potete onestamente rispondervi con un no c’è una buona probabilità che vi stiano invece mostrando ciò che voi giudicate nel momento presente. La rabbia, l’astio o la gioia che voi state giudicando.

    Pensiamo a quando varie persone impersonano gli stessi modelli per voi esprimendo rabbia ed astio. Vi è mai capitato di essere irritati o ansiosi di arrivare da qualche parte e di salire in macchina rendendovi conto che avete fatto continuamente delle scelte sbagliate: in banca avete scelto la fila più lenta, avete sbagliato la rampa di accesso nel raccordo stradale, e ora mentre guidate vi ritrovate dietro a macchine che vanno a 50 Km all’ora in una strada dove si potrebbe andare a 100? Può darsi che quelle persone vi stiano riflettendo ciò che siete in quel momento.

    Parleremo della realtà riflessa fra qualche minuto.

    Spesso il mistero del primo specchio rappresenta esattamente ciò che sta succedendo A volte siamo in presenza di persone che ci rimandano come siamo in quel momento e altre volte non è così. Allora la gente dice che gli specchi non funzionano.

    Invece funzionano! Se abbiamo la saggezza di comprendere cosa

    ci stanno dicendo.

    Alcuni anni fa ho avuto la rarissima possibilità di vedere entrare nella mia vita tre persone diverse durante lo stesso mese. Avrebbe dovuto essere un segno premonitore abbastanza chiaro per me! Quando tre nuovi rapporti umani, diversi fra loro, si presentano durante lo stesso mese, è come una bandierina che dice: " Qui sta per accadere qualcosa! Credeteci!

    Uno era un potenziale rapporto amoroso

    Un altro era un potenziale rapporto d’affari.

    Il terzo era un misto di amicizia e di lavoro.

    Fu ciascuna di quelle tre persone a venire da me, ognuno di loro mi aveva cercato. Questo avrebbe dovuto essere il secondo segno.

    Il rapporto amoroso riguardava una persona con cui avevo lavorato; avevamo passato molto tempo insieme scoprendo vari interessi comuni e, stare con lei, aveva senso per me. Non era tanto una potente attrazione magnetica, quanto la cosa giusta da fare.

    Il secondo rapporto, quello d’affari, era molto interessante. Ero occupatissimo a svolgere seminari a tempo pieno in quel momento e una persona, un uomo, venne da me offrendosi di curare gli aspetti logistici del mio lavoro, il che mi avrebbe permesso di fare altre cose, che mi premevano di più, mentre lui avrebbe potuto svolgere compiti che gli riuscivano facili. Sembrava una buona idea.

    Il terzo rapporto era di amicizia e quasi di affari e riguardava un bravissimo falegname che si offrì di prendersi cura della mia casa nel Nuovo Messico Settentrionale durante l’autunno successivo quando avrei condotto un gruppo in Egitto.

    In effetti avevo già cominciato a cercare qualcuno che abitasse nella mia proprietà, quindi anche quella mi sembrò una cosa giusta da fare.

    L’uomo mi disse che gli sarebbe piaciuto stare da me in cambio di servizi di falegnameria e di custodia della casa.

    Tutto mi accadde quasi contemporaneamente in un periodo della mia vita in cui ero veramente molto impegnato.

    Io decisi di farlo e in quello stesso mese ciascuno delle tre persone che erano entrate nella mia vita, ognuna di loro cominciò a farmi impazzire. Mi facevano veramente imbestialire. C’era un modello che mi si era presentato varie volte nella mia vita. Quando le cose mi rendevano furio

    so, io usavo la logica e mi dicevo: "Beh, sei solo stanco, hai viaggiato molto, sei sotto pressione, in questo momento, prenditi un’altra settimana di tempo forse due, per vedere come vanno le cose." Quindi partivo – e l’ho fatto anche con quelle persone. Facevo un viaggio, tornavo una decina di giorni dopo e tutto era come prima, e allora ripartivo.

    Avevo una routine a quell’epoca. Facevo un viaggio, tornavo all’aereoporto di Albuquerque, mi fermavo al bancomat per prelevare dei contanti, andavo a prendere i miei animali dal veterinario che li aveva in custodia, tiravo fuori l’auto dal parcheggio, facevo il pieno e guidavo per quattro ore fino a casa nel Nuovo Messico del Nord.

    Durante quello specifico viaggio iniziai la solita routine e non andai molto lontano perché, arrivato al Bancomat dell’aereoporto di Albuquerque, alle 5 di pomeriggio, mi vidi recapitare il messaggio che sul mio conto non c’era più niente.

    Sapevo che si trattava di un errore e che il conto era ben fornito, perché mi era appena stato concesso un permesso di costruzione per un’attività da realizzare sulla mia proprietà ed avevo molti soldi a disposizione per questo. Quindi decisi che avrei verificato tutto il lunedì mattina successivo.

    Guidai fino a casa e il lunedì mattina, puntualmente chiamai la banca dove mi dissero che non solo non c’era denaro sul conto ma che avevo anche 71 assegni scoperti e che per ciascun assegno c’era una penale da pagare.

    Poi mi chiesero quando sarei potuto passare in banca a discutere la situazione.

    Ci andai immediatamente

    Uno di quegli assegni era all’ordine del mio caro amico Jerry Home e questo è il modo in cui ci siamo conosciuti. "Tu sai la storia Jerry"

    Andai in banca e chiesi cos’era successo. Mi risposero che c’era stato un prelievo per mezzo di un bonifico telegrafico, che non era stato autorizzato da me, nonostante la banca avesse creduto il contrario e che tutto il denaro era stato prelevato fino all’ultimo centesimo. Quindi gli assegni che avevo già emesso erano scoperti e mi erano stati addebitati.

    Quando qualcosa del genere accade non c’è nessun senso nel razionalizzare. Non si può farci niente.

    Siccome non avevo neanche i soldi per fare benzina e per ripren

    dere i miei animali dal veterinario, fui costretto a cercare di rendermi conto pienamente di cosa mi stava succedendo. Ricordo di aver pensato: "Santo cielo! Qui sta succedendo qualcosa di grosso". Avevo appena terminato di svolgere una serie di seminari nel Nord Ovest del Pacifico durati circa un mese e gli organizzatori di quei programmi mi stavano dando mille ragioni per cui non c’erano ancora fondi per pagarmi. Nel frattempo l’uomo che viveva nella mia proprietà in cambio di lavori di falegnameria – questo è un argomento veramente molto delicato per me – diciamo che aveva scelto uno stile di vita che non solo non corrispondeva a quello della nostra proprietà, ma era anche illegale nello Stato del Nuovo Messico ed io gli avevo chiesto di cambiare stile di vita.

    Quindi tutte quelle cose mi accadevano contemporaneamente ed io mi sono detto: "Ebbene, se è vero che gli specchi funzionano, ovviamente me ne vengono presentati alcuni in questo momento. Cosa mi stanno dicendo?" Sono così andato a fare una passeggiata – non avevo molta scelta quel giorno – in una bellissima strada che da casa nostra si inoltra per circa quattro miglia fino alle gole del Rio Grande ed è un meraviglioso santuario naturale. Lungo quella strada c’è un’enorme montagna, chiamata il "Pick".

    Gli indiani raccontano un sacco di storie su quella montagna sacra che segna la fine dei loro terreni di caccia. Avevo immaginato dei libri e condotto interi seminari su quella strada e poi ero andato a casa e li avevo trascritti al computer.

    Mi chiesi nuovamente: "Se gli specchi funzionano, che aspetto di me stanno riflettendo queste persone?" Sapevo che avrei dovuto trovare un filo conduttore comune- Quindi cominciai ad analizzare cosa rappresentava per me ciascuno di quei rapporti. Analizzai molte possibilità e quando ebbi finito sapevo che ciascun rapporto era collegato ad elementi di onesta, integrità e fiducia. Quindi mi sono detto: "Se questo specchio è vero, se queste persone stanno riflettendo tali modelli di comportamento, mi stanno forse mostrando che in qualche modo io manco di onestà, di integrità o di fiducia?"

    Ed ancora prima che io formulassi quella frase ero certo che non fosse così, perché quelle erano proprio le qualità che applicavo nel mio lavoro. Esattamente quelle. Allo stesso tempo ebbi un’illuminazione, così potente e sottile che mi fece realizzare questo: Gli specchi non mi stavano mostrando – come avevo pensato – un riflesso di ciò che io ero nel momento presente, mi stavano invece proponendo un’immagine più sottile: lo specchio di ciò che io giudicavo in quel momento, lo specchio di come giudicavo, proprio in quel momento. Solo questo.

    Avevo in me una fortissima carica su l’onestà, integrità e fiducia,. Era una carica tale che non ero disposto a permettere che esistesse in altre persone. Quando avete una carica emotiva su qualcosa, che cosa vi promette? Promette che la incontrerete nella vita. Io avevo quella carica.

    Ciascuna delle tre persone che erano entrate nella mia vita – ora lo so – era un potente ed abile maestro che impeccabilmente ha retto uno specchio davanti a me riflettendo le mie cariche più potenti. Il processo fu relativamente breve, anche se sarebbe potuto durare per anni. Forse era stato davvero così, forse quegli specchi mi erano già stati mostrati per molto tempo a dei livelli tanto sottili che non li avevo riconosciuti. Poi erano divenuti sempre meno impercettibili, fino a che successe qualcosa che non avevo potuto ignorare.

    In quel momento della mia vita mi fu mostrato quello specchio, in quel momento avevo davanti a me il secondo mistero dei rapporti umani ciò che giudichiamo nel momento presente.

    A proposito dell’uomo che si era offerto di organizzare i miei seminari, l’attimo in cui ci eravamo conosciuti a casa di un comune amico in California del Nord, era successo qualcosa di interessante. Non ci eravamo ancora incontrati di persona. Avevamo solo parlato per telefono e appena lo vidi gli posi una domanda che faccio raramente: "Qual è la sua data di nascita?" Rispose "28 giugno 1954". Ed io ne fui molto stupito perché era anche la mia! Lo stesso giorno, mese e anno!

    Anch’io come tutti quelli del segno del Cancro vivo in un mondo fatto di sentimenti, sono un doppio segno del Cancro e questo significa il doppio di sentimenti, inoltre ho 5 o 6 pianeti nella dodicesima casa, tutti nel segno del Cancro, quindi il mio mondo è un mondo di sentimenti. Il mio sentiero di vita è stato quello di conciliare il sentimento con il mondo accademico e scientifico attraverso il lavoro nelle imprese e nelle università. Ho guardato in faccia quell’uomo e gli ho detto che, sicuramente anche lui, aveva avuto le stesse esperienze. Un altro uomo del Cancro! Che fantastica persona con cui entrare in affari!. Lui allora mi guardò direttamente negli occhi e mi disse qualcosa di cui non tenni conto perché stavo usando la logica. "Ah, io sono il suo gemello negativo" mi rispose. Io non ascoltati, perché la logica mi diceva "Sta solo scherzando", però provavo una strana sensazione qui, anche con l’uomo che si trasferì nella mia proprietà per prendersene cura in cambio di ospitalità provai una certa sensazione ma non ci feci attenzione, perché la mia logica diceva: non lo conosci nemmeno, perché lo giudichi?

    Anche nel rapporto amoroso provai una certa sensazione e la mia logica mi disse: Beh, quella sensazione ti viene dall’ultima volta in cui hai

    sofferto, quindi dai una possibilità a questo nuovo rapporto!.

    La ragione per cui vi racconto queste storie è che in ciascuna di esse provai una sensazione immediata e che ciascuna mi procurò più di una lezione, come ho detto anche ad altri che hanno trovato questi esempi molto stimolanti. Era una lezione di cui non mi importava in quel momento.

    Durante la settimana in cui io riconobbi il modello del giudizio e cioè che ciascuna di quelle persone era un maestro nel rispecchiarmi le cose che giudicavo, ogni altro rapporto che esisteva in virtù del giudizio critico, iniziò a scomparire dalla mia vita. E’ un effetto a catena. Ve lo dico perché so che funziona proprio così. Se vivete un certo modello in un area della vostra vita, esso rispunta anche altrove e una volta che viene guarito ed appianato, anche in una sola aerea, guarisce dappertutto, simultaneamente, perché la nostra natura è oleografica. La consapevolezza funziona così: si riflette su moltissimi livelli diversi.

    Il rapporto con l’uomo che si era offerto di entrare in affari con me non funzionò affatto, anche se io sentivo di avergli dato ampie opportunità.

    In effetti però funzionò bene perché mi offrì uno specchio, anche se non sapevo cosa mi stava mostrando. Quindi un bel giorno chiamai quell’uomo al telefono e gli dissi: "Non intendo più lavorare con te". La conversazione in realtà fu un po’ più elaborata, ma non voglio dilungarmi troppo. Riagganciai il ricevitore e nel farlo mi resi conto di aver appena disdetto tutti i miei programmi, tutte le mie fonti di reddito e per i 6 mesi successivi. Era un sabato pomeriggio e passai tutto il resto del giorno e la domenica a riflettere sul da farsi. La domenica sera trovai sulla segreteria telefonica il messaggio di una donna che non conoscevo che aveva sentito parlare dei miei seminari da amici comuni e che mi chiedeva di richiamarla.

    Mi disse che era interessata a sponsorizzarmi e a creare programmi per me in tutto il paese se accettavo di collaborare con lei. La prima cosa che le chiesi fu: "Qual è la sua data di nascita?" Lei disse "28 giugno 1954". E’ una storia vera. La mia prima reazione fu di chiudere la comunicazione ma non riuscii a farlo e le raccontai tutta la storia. Lei mi chiese se intendevo dare una possibilità alla sua proposta. Questa volta feci attenzione a cosa sentivo e c’era qualcosa di diverso, perciò dissi di sì.

    Oggi quella donna è coordinatrice di seminari, svolge laboratori per conto suo ed ha scritto molti libri. Si chiama Joan Carrol Cornak, se la conoscete.

    Io non ho permesso al primo rapporto di inquinare il secondo per

    ché sono riuscito ad aver fiducia in ciò che sentivo e a capire il significato della sensazione che provavo e si è realizzato fra noi un rapporto molto forte. Ed è stato attraverso quella persona che ho incontrato Melissa.

    Riassumendo, è interessante come funzionano queste cose, attraverso il secondo specchio del giudizio critico, mi è stato mostrato quali erano le mie più grosse cariche. Non tanto cosa io ero, quanto ciò che io giudicavo nel momento presente ed ho imparato una grande lezione sul discernimento e sulla fiducia.

    E’ stata una lezione relativamente poco gravosa in paragone di ciò che è venuto immediatamente dopo, perché ho cominciato ad avere a che fare con creditori, contratti ecc. E attraverso il mio potere di discernimento, ho evitato seri problemi potenziali. Quindi vi invito a passare in rivista le vostre vite, le persone che vi sono più care, perché sono quelle che fanno da calamita, siano esse relazioni amorose oppure rapporti di famiglia – questi ultimi non ci è dato di sceglierceli. Osservate le caratteristiche che le persone usano nel premere i vostri bottoni e chiedetevi: "Mi stanno mostrando me stesso nel momento?" Se la risposta onesta è "No". Allora chiedetevi questo: "Mi stanno mostrando ciò che io giudico nel momento?" La risposta potrebbe sorprendervi.

    COMPRENDERE LA TECNOLOGIA INTERIORE DELLE EMOZIONI

    PARTE II

    Il TERZO E IL QUARTO SPECCHIO ESSENO

    Il terzo specchio esseno dei rapporti umani è uno degli specchi più facili da riconoscere, perché lo percepiamo ogni volta che ci troviamo alla presenza di un’altra persona, quando la guardiamo negli occhi, e in quel momento accade qualcosa di magico. Alla presenza di questa persona, che forse non conosciamo nemmeno, sentiamo come una scossa elettrica, forse anche la pelle d’oca sulla nuca o sulle braccia. Che cosa è appena successo, in quell’attimo?

    Attraverso la saggezza del terzo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che, nella nostra innocenza, noi rinunciamo a delle grosse parti di noi stesi, per poter sopravvivere alle esperienze della vita. Possono venir perse, senza che noi ce ne rendiamo conto, o forse le perdiamo consapevolmente o ancora ci vengono portate via da coloro che hanno un potere su di noi. Talvolta quando ci troviamo in presenza di un

    individuo che incarna proprio le cose che abbiamo perduto e che stiamo cercando, per poter ritrovare la nostra interezza, i nostri corpi esprimono una risposta fisiologica per mezzo della quale realizziamo di nutrire un’attrazione magnetica verso quella persona.

    Se vi trovate in presenza di qualcuno e, per qualche motivo inspiegabile, sentite l’esigenza di passare del tempo con quella persona, ponetevi una domanda: che cos’ha questa persona che io ho perduto, ho ceduto, o mi è stato portato via? La risposta potrebbe sorprendervi molto perché in realtà riconoscerete questa sensazione di familiarità, quasi verso chiunque incontriate. Cioè vedrete delle parti di voi stessi in tutti. Questo è il terzo mistero dei rapporti umani.

    Il quarto specchio esseno dei rapporti umani è una qualità un po’ diversa. Spesso nel corso degli anni ci accade di adottare dei modelli di comportamento che poi diventano tanto importanti da farci riorganizzare il resto della nostra vita per accoglierli. Sovente tali comportamenti sono compulsivi, creano dipendenza. Il Quarto mistero dei rapporti umani, ci permette di osservare noi stessi in uno stato di dipendenza e compulsione. Attraverso la dipendenza e la compulsione, noi rinunciamo lentamente proprio alle cose a cui teniamo di più. Cioè mentre le cediamo, poco a poco vediamo noi stessi lasciare le cose che più amiamo. Ad esempio, quando parliamo di dipendenza e compulsione, molte persone pensano all’alcol e alla nicotina che sono certamente capaci di creare tali stati.

    Ma ci sono altri modelli di comportamento più sottili come l’esercizio di controllo in ambiente aziendale o in famiglia o come la dipendenza dal sesso, dal possedere o generare denaro e abbondanza, anche questi sono esempi di compulsione e dipendenza.

    Quando una persona incarna un simile modello di comportamento, può star certa che il modello, che pur è bello di per sé, si è creato lentamente nel tempo. Poco a poco, noi rinunciamo alle cose che ci sono più care. Se riorganizziamo le nostre vite per far posto al modello dell’alcolismo o all’abuso di sostanze forse stiamo rinunciando a porzioni della nostra vita rappresentate dalle persone che amiamo, dalla famiglia, dal lavoro, dalla nostra stessa sopravvivenza.

    Il tratto positivo di questo modelle è che può essere riconosciuto ad ogni stadio, senza bisogno di arrivare agli estremi perdendo tutto. Possiamo riconoscerlo, guarirlo, e ritrovare la nostra interezza ad ogni stadio.

    Nel 1992, stavo svolgendo una serie di seminari molto simili a questo, a M… una cittadina vicina a,… sapete dove si trova? Era… in un bellissimo posto chiamato…. Che, a quell’epoca, era una pensione ed un centro per ritiri spirituali.

    Avevamo affittato l’intera struttura, incluso la grande sala al pian terreno, dove ogni sera guardavamo i nostri video. Una sera stavamo guardando uno stupefacente video con Richard Holden che presentava una conferenza alle Nazioni Unite durante una sessione speciale di argomento archeologico incentrato su ciò che, secondo lui, era stato trovato su Marte nel 1976 dal progetto della sonda Viking. Era buio, la porta si aprì ed entrarono due persone che chiesero una stanza e, naturalmente, la pensione era tutta occupata da noi.

    Videro ciò che stavamo guardando e lo trovarono molto interessante, perciò chiesero di restare con noi ed io acconsentii. Alla fine della proiezione, quando si riaccesero le luci, guardai le due nuove arrivate, che erano due viaggiatrici e notai che stranamente una di loro aveva un aspetto molto familiare. Non l’avevo mai incontrata prima e tuttavia sentivo un senso di familiarità. Vi è mai successa la stessa cosa, magari in un aereoporto, in una stazione, in un centro acquisti? Anche le drogherie sono ottimi posti, perché lì nessuno ci pensa né ha aspettative di sorta.

    All’improvviso, anche se non stai cercando di incontrare gente o di procurarti qualcosa consciamente, qualcuno viene verso di te e tu percepisci questa persona che ti passa davanti e dici: "Santo cielo che cosa è stato?" Forse i nostri occhi si incontrano e per una frazione di secondo avviene una piccola magia, scocca una scintilla di riconoscimento reciproco.

    Nella nostra società questo comportamento non è bene accetto, perciò spesso troviamo il modo di distaccarcene. Se siamo per strada faremo qualcosa come mandare indietro i capelli, o come fissare una gomma da masticare appiccicata sul selciato o qualunque altra cosa che interrompa quel contatto.

    Che cosa succede in quel momento. Cosa succede quando guardate così qualcuno e sentite quel senso di familiarità?

    Ad un certo punto della mia vita ho lavorato con un gruppo di ingegneri e uno di loro provava sensazioni simili molte volte al giorno. Di regola gli accadeva con le donne. Ad esempio usciva dall’ufficio per pranzo oppure per riscuotere lo stipendio in banca o per fare qualche commissione il venerdì pomeriggio. Poi tornava, si sedeva immobile alla scrivania. Allora io gli chiedevo se c’era qualcosa che non andava e lui mi rispondeva: "Non riesco a lavorare, mi sono innamorato durante la pausa-pranzo." Il mio collega si innamorava varie volte al giorno. Questo gli rendeva la vita un inferno.

    Questo è il modo in cui gli specchi si presentano a noi e questa è la ragione per cui vi racconto delle storie vere. Gli succedeva così spesso

    che noi colleghi avevamo perfino dato un nome a quell’effetto, lo chiamavamo Effetto Schiaffo. Lui usciva per pranzare e poi tornava e diceva sono stato schiaffeggiato 5 volte. Voleva dire che si era innamorato 5 volte. Riprendevamo il lavoro e intanto lui faceva cose diverse come chiamare la banca dove aveva incassato l’assegno per chiedere chi era la terza impiegata da sinistra, poi le telefonava e la invitava a prendere un caffè. Lei rispondeva di sì e mentre prendevano il caffè, lui osservava la cameriera e sentiva che se ne stava innamorando. Succedeva continuamente ed era un vero problema per lui perché aveva una moglie e due bei bambini a cui voleva molto bene. Quello che vi ho narrato era un caso estremo ma ve l’ho mostrato come esempio perché è molto appropriato.

    Cosa succede nel momento in cui proviamo quella sensazioni?

    Ebbene sto per raccontarvi ciò che è accaduto a me… Quella famosa sera, le luci si accesero, le donne erano lì sedute e quando guardai negli occhi una di loro ebbi la sensazione che accadesse qualcosa di magico. Lei ed io continuavamo a parlare anche dopo che tutti erano andati a dormire. Allora le chiesi se le andava di fare una passeggiata e lei acconsentì. La cittadina era così piccola che per attraversarla bastava un minuto. C’erano un museo, un ufficio postale, una gelateria e si era visto tutto.

    La donna ed io abbiamo percorso quel tragitto molte volte quella sera e poi alla fine ci siamo augurati la buona notte, senza che io le avessi chiesto come si chiamava, perché pensavo che la cosa sarebbe finita lì.

    Durante quello stesso viaggio incontrai un personaggio che sarebbe diventato un mio grande amico. Inizio a raccontarvi quest’altra storia adesso e la finirò prima di aver completato la lezione sulla scienza della Compassione.

    Qualche tempo prima che arrivassimo a … una gatta aveva dato alla luce dei gattini nel sottoscala, per la prima volta e siccome non aveva saputo prendersi cura di loro tutti avevano creduto che la nidiata non fosse sopravvissuta. A un certo punto però la gatta arrivò portando in bocca un sacchettino di ossa e pelo che respirava ancora nonostante non avesse mangiato nulla da quando era nato. I proprietari dell’albergo pensarono: "Tutto questo è molto speciale. Questo gattino ha una tale volontà di vivere che lo chiameremo Merlino. Merlino era un bellissimo gatto nero e la sera in cui arrivai all’albergo venne a miagolare davanti alla mia porta. Io aprii e lui entrò e da quel momento non ci separammo più per tutta la settimana in cui mi trattenni lì. Il micio riacquistava le forze mentre dormivamo e mangiavamo insieme nella mia stanza. Stava in piedi sul lavandino. Mi guardava mentre mi facevo la barba, saliva sul bordo della vasca da bagno quando mi facevo la doccia e acchiappava con i baffi le gocce d’acqua che rimbalzavano su di lui. Diventammo grandi amici.

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