convegno costruiamo
il futuro
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SCOPO DEL CONVEGNO: ELABORAZIONE CONSAPEVOLE DELLE LINEE EVOLUTIVE DELLA NUOVA CIVILTA'
per una nuova coscienza planetaria --------in preparazione per 11-12-13- Maggio 2001
Dibattito sui temi del convegno [per andare alla pagina precedente e vedere gli altri interventi clikka qui]
22)La nuova coscienza secondo Celestino, di Maria Grazia Lopardi; 23)Il mio cammino, di Monica Russo ;29)L'educazione per la conquista cosciente del benessere psicofisico, di Maria Teresa Aratari e Clarice Mazzeo.
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La nuova coscienza secondo Celestino
di Maria Grazia Lopardi
La sincronicità é ormai pane quotidiano per i ricercatori dello Spirito a cui la Vita parla attraverso 'coincidenze significative': come ho raccontato per filo e per segno nel libro Il Collemagico di Celestino, mi sono imbattuta nel ' papa del gran rifiuto' -ammesso che si tratti di lui- dopo aver letto con sommo interesse i libri di Redfield. Con mia grande meraviglia e riconoscenza mi sono resa conto che il mio interessamento coattivo - vi sono stata costretta dalla Vita, proprio io anticlericale, mangia preti e proclamata eretica- ad un papa, era determinato da un preciso piano dello Spirito di cui venivo messa al corrente. Celestino V ovvero Pietro Angelerio, eremita amante delle montagne d' Abruzzo del Morrone e della Maiella, venne eletto al papato in forma così misteriosa che gli stessi cardinali che da 27 mesi non riuscivano a trovare un accordo nella designazione di un candidato accettabile per tutti, scomodarono lo Spirito Santo per giustificare l' elezione di un po vero eremita al soglio pontificio, alla carica più ambita dai potenti ed espressione del più grande potere in terra. Sull'eremo del Morrone Pietro ricevette la delegazione del conclave con la notizia della sua elezione e dopo una ' chiacchierata' con il Si gnore decise di accettare. La motivazione della sua accondiscendenza ai piani dello Spirito si evince facilmente da quello che era il clima del momento: spiritualmente si era in grande attesa di un avvenimento profetizzato da calabrese Giocchino da Fior e che, nato nel 1202, aveva organizzato un suo ordine in S. Giovanni in Fiore affinché si preparasse ad un evento straordinario: l' avvento dell' età dello Spirito Santo. Infatti il monaco di spirito profetico dotato come dirà Dante aveva effettuato un suo calcolo basato sul vangelo di Matteo secondo il quale dopo l''età del Padre e quella del figlio, nel 1260 sarebbe entrata quella dello Spirito Santo in cui l' Ecclesia carnalis impura e corrotta avrebbe lasciato il posto all' Ecclesia spiritualis, cioé ad una comunità di uomini illuminati individualmente dallo Spirito Santo e dunque non bisognosi di intermediari per entrare in rapporto con il divino. L' attesa era così grande e cosìgeneralizzata grazie soprattutto all'azione dei Francescani ed in particolare a quella frangia di Francescani che seguivano alla lettera le intenzioni di Francesco: gli Spirituali. Erano stati gli Spirituali a far conoscere all' eremita Pietro del Morrone le profezie di Giocchino da Fiore allorché ritiratisi sulle montagne d' Abruzzo per sottrarsi alle persecuzioni dell'inquisizione che li vedeva come una minaccia eretica, si unirono agli eremiti la cui vita era così simile a quella che essi stessi auspicavano, affidata alla generositàdel creato ed al silenzio parlante della natura. Dunque Pietro sapeva che l' umanità attendeva l' età dello spirito che sarebbe stata introdotta da un papa 'dispetto nell'esterno e grande nell' interno'. Forse quando si trovò a ricevere la delegazione del conclave che lo aveva inaspettatamente eletto, comprese che era stato individuato quale strumento, lui di nessun valore secondo il mondo, per estendere fuori dell' ambito dei monti abruzzesi un cristianesimo fatto di dolci dialoghi con il Signore e di conoscenza di sé, come resa favorita dall' estremo silenzio della vita eremitica dove il tempo passa, giorno dopo giorno, sempre uguale: é una condizione che o fa impazzire o induce ad entrare negli spazi interiori dell' essere, senza doversi nascondere, senza dover dimostrare o apparire. Il silenzio rende nudi e vuoti ossia aperti al Signore che dialoga con i cuori ardenti di chi rinuncia ai valori de mondo. Pietro così accettò per divenire Celestino V un papa così scomodo che si é tentato di cancellarlo dalla storia tacciandolo di ignoranza, viltà ed incapacità, i motivi per cui, per molti, avrebbe rinunciato al papato. Nel mio studio ho tracciato una ricostruzione di questo personaggio che gli rende giustizia: noné un incapace che, per evitare la soppressione del suo ordine, se ne va a piedi in pieno inverno a Lione ed a piedi ritorna ( dopo essere stato ospitato dai Templari) con in mano la bolla di conferma. Tanti atti compì Celestino, ritenuti folli dalla storia ufficiale, ma molto logici se li si vede nell' ottica dell' abbattimento della chiesa istituzione e della realizzazione dell' età dello Spirito. Mi soffermo in questa sede su due: l' istituzione della Perdonanza e la rinuncia al papato di cui pochi hanno compreso la grandezza. La perdonanza é il primo Giubileo della storia che erroneamente si attribuisce a Bonifacio VIII che invece istituì quello del 1300, in opposizione alla Perdonanza celestiniana, espressione di una chiesa popolare e spirituale che nel montuoso Abruzzo, terra di montagne sacre sin dai tempi più antichi, aveva trovato il suo spazio ideale di sviluppo: in un epoca in cui le indulgenze erano strumento di potere per costringere la gente a partecipare alle crociate o a fare la caccia agli eretici, Celestino, nel giorno della sua intronizzazione nella Basilica di Collemaggio all' Aquila, da lui voluta e realizzata, concesse l' opportunità di conseguire il perdono dalle pene e dalle colpe, dunque il più generale possibile a chi si fosse recato con uno stato d' animo di consapevolezza e dunque di risveglio nella Basilica , nel giorno della sua incoro nazione che poi corrisponde, non a caso a quello della decollazione del Battista. Da quel lontano 1294, ogni anno, tra il vespro del 28 agosto e quello del 29 pellegrini giungono a Collemaggio per usufruire del perdono: alcuni fraintendendo vanno a confes sarsi ed a comunicarsi, altri sanno che tutto va compiuto nel loro intimo senza intermediari. Il perdonoé un processo di recupero dell' ombra, é lo strumento attraverso cui la coscienza recupera ciò che aveva rifiutato in quanto non conforme al programma . Celestino offre degli elementi operativi per conoscere se stessi vivendo con attenzione la nostra vita: per questo se aspiriamo ad acquisire una nuova coscienza questa deve essere il prodotto di un costante l avoro su se stessi fatto di presenza, vale a dire della capacità di cogliere ogni momento l' insegnamento di ciò che la Vita ci sta prospettando. La gente che il nos tro campo energetico attrae nel teatro della nostra esistenza non fa altro che portare uno specchio in cui riflettere ciò che siamo e, con più evidenza, per la carica emotiva che avvertiamo, ciò che non riconosciamo come nostro ma che pure lo é perché la nostra originaria personalità potenziale a 360 gradi comprende tutto: siamo buoni e cattivi, siamo onesti e disonesti, siamo forti e deboli etc. anche se poi costruendo le nostre difese abbiamo scelto che é opportuno esser e buoni ed onesti oppure cattivi e disonesti etc. Il cammino per l' integrità ci spinge a riconsiderare tutto ciò che non abbiamo scelto e la Vita ce lo mette opportunamente davanti quando sentiamo che in noi lì cé una reazione, un giudizio. Nella mia vita ho osservato che ero piena di risentito giudizio quando una collega si assentava ripetutamente dall' ufficio: solo dopo una lunga osservazione ho compreso che tale comportamento non era conforme al mio programma secondo cui bisogna essere rispettosi, diligenti, espressione del più elevato senso del dovere. La comprensione intellettuale mi ha portato a capire il problema, ad inquadrarlo, ma siccome non mi bastava per assimilarlo la vita mi ha portato ad aver bisogno di assentarmi dal lavoro, dopo venti anni di assidua pre senza, per un intervento chirurgico serio: ho capito che mi serviva tale grave motivo per autorizzarmi ad assentarmi dall' ufficio, cosa di cui sentivo il bisogno, per cui ho capito che in qualche profonda parte di me invidiavo la collega che tanto criticavo: aveva il coraggio di fare ciò che avrei voluto fare anch' io, riposarmi. Dopo l'intervento chirurgico e la mia assenza dal lavoro ho visto che l' ufficio non é crollato senza il mio apporto ed anche se continuo a non assentarmi perché non ne ho motivo - dunque non sono diventata come la collega assenteista- so che se il mio organismo o la mia psiche lo richiedono, posso scegliere di prendermi un pò di vacanza senza sensi di colpa. Da tale presa di coscienza non ho più attratto situazioni del genere perché il mio squilibrio energetico é stato eliminato. Nel richiamare il mio libro per approfondimenti sul perdono, vorrei concludere precisando che il perdono si realizza quando diventiamo integri sull' aspetto che lo specchio recato da qualcuno che molto critichiamo ci mostra, vale a dire che quando accettiamo la possibilità opposta a quella del mostro programma, quella che abbiamo relegato nell'ombra, arriviamo a perdonare noi stessi e dunque lo specchio che ci riflette: la congiunzione degli opposti -aspetto scelto ed aspetto ripudiato- ci consente di avere anche il perdono di Dio per il solo fatto di esserci permessi di perdonare noi stessi con l' accettazione. Una nuova coscienza nasce dal continuo lavoro di ricucitura degli opposti, di ciò che abbiamo scelto di essere e delle possibilità che abbiamo rifiutato. Ciò é possibile se dopo aver compreso il problema ci permettiamo di viverlo fino in fondo, avvertendo quel che si manifesta nel nostro corpo (rossore, aumento di temperatura etc.) e nella nostra sfera emo tiva ( fastidio, risentimento etc.), senza rifiutarlo, senza fuggire, senza cercare distrazioni o anestesie di sorta: si tratta di affrontare quelle energie che ruggiscono in noi perché non accettate. Praticamente, quando avvertiamo il nostro giudizio nei confronti di qualcuno o qualcosa, fermiamoci ad osservare e sentiamoci e lasciamo che ciò che rugge dentro di noi si manifesti. Diventare consapevoli richiede comprensione ed accettazione di ciò che é: questa é la lezione di Celestino sul perdono, la soluzione di ogni problema: nell' accettazione non vi sono più l' io e l'altro, il dualismo viene superato. Un altro elemento offertoci dalla vita di Celestino per prepararci ad entrare nell' età dello Spiritoé quello della rinuncia al potere , vista superficialmente come espressione di incapacità e viltà , mentre attesta il recupero del vero Potere, quello che si esprime quando non si asseconda l'esigenza dell' ego di apparire, di valere, di esibirsi. Gli esseri umani cercano il potere perché evidentemente pensano di non averlo: se fossero convinti del contrario non si sforzerebbero di cercarlo e si goderebbero la vita fluidamente, rilassati, amorevoli, senza conflitti, senza paragoni, senza furbizie. In realtà quando si parla di potere si fa riferimento a qualcuno o a qualcosa di esterno, non già ad una qualità dell' essere: servono degli strumenti per dimostrare di avere il potere, servono altre persone a cui dimostrare il proprio potere. Inizia cosìl'accaparramento dei mezzi di potere e lo stress di confrontarsi, tutte cose che ci fanno perdere tanta energia, cioé tanto potere. Se ci chiediamo cosa nella nostra vita ci dà potere possiamo scrivere un elenco interminabile: l' intelligenza, il successo, i soldi, la macchina fuoriserie, la bellezza l' istruzione, la casa, gli abiti firmati, un lavoro prestigioso, sentirsi diversi, avere consenso, avere un maestro spirituale, far parte di una scuola spirituale, essere buoni, essere ricercatori spirituali.Ognuno può continuare a piacere esaminando onestamente cosa ci fa sentire speciali di fronte al prossimo, cosa esibiamo sfacciatamente o discretamente...purché gli altri se ne accorgano. La posizione del materialista non é diversa da quella del tipo spiritua le: entrambi hanno bisogno di imporsi per delle loro proprietà o qualità. E' facile smascherare l' ego che cerca di ammantarsi di abiti scintillanti per darsi valore perché non ne ha. Poiché ci identifichiamo nel nostro ego non possiamo far altro che aggrap parci a delle convinzioni che vengono dalla storia personale, familiare, cittadina, sociale nazionale etc. etc. per poterci tranquillizzare riconoscendoci un potere. Se non ci riesce andiamo in crisi depressiva, pensiamo di non valere nulla. Insomma util izziamo la nostra energia per avere il plauso del prossimo e così facendo in realtà ci impoveriamo di potere.( fare liste: quando ci sentiamo superiori e quando ci sentiamo inferiori).Ci riesce molto difficile capire che l' essere superiori o inferiori é solo uno stato mentale e non dell' essere. Se lo comprendessimo non ci preoccuperemmo di ricercare tutti gli elementi che a nostro parere, spesso condiviso dalla collettività , ci conferiscono prestigio, e non ci sottoporremmo allo stress di conservare pure la nostra immagine scintillante. Dall' altra parte della situazione non ci piangeremmo addosso nel sentirci nulli e non ci danneremmo per cercare di diventare qualcuno. Capire che sono solo convinzioni, che sono stati mentali ci libererebbe dall' identificazione, da quella illusione che ci fa stare bene se ci sentiamo potenti e male se ci sentiamo inferiori. In realtà noi semplicemente siamo, come il sole e la luna, ma l\rquote unico sistema per capire non soltanto intellettualmente ma in profondità che siamo solo prigionieri della mente é vivere con consapevolezza le nostre illusioni, mano a mano che le scorgiamo accettando tutte le emozioni, sensazioni, vergogne, shock che si manifestano rimanendovi immersi. Intanto ci aiutiamo con la logica rilevando come cerchiamo il successo perché temiamo l' insuccesso per cui dietro l' accaparramento degli strumenti di potere c'é la paura dell' insuccesso, del rifiuto del non essere degno di amore e considerazione: se la personalità che tende a sentirsi inferiore ha più possibilità di riconoscere questo sottofondo, quella che si identifica in una condizione di superiorità - ma con quanta fatica!- crede di essere esente da quelle paure che schiacciano i poveri mortali, senonché una sottile, fastidiosa sensazione di ansia può manifestarsi ed il sonno può essere turbato da incubi orribili perché é difficile ed innaturale stare sempre sulla cresta dell' onda senza concedersi di immergersi nel mondo del rischio, delle emozioni, della fragilità. Se la voglia di successo denota che siamo conv inti di non averlo per cui lo desideriamo, lo sforzo continuo di essere speciali segnala esattamente lo stesso problema di fondo: la paura terribile dell' insuccesso. La tendenza comune é di evitare l' insuccesso e di aggrapparci al successo, ma da un primo livello di consapevolezza può emergere un diverso orientamento: siccome sono stati mentali, in fondo equivalenti ed entrambi stressanti, li evitiamo! Sbagliato! Il sentirci superiori o inferiori é frutto di un lungo condizionamento penetrato nelle cellule , facente parte di noi: per altro per evitare di provare lo stato mentale della superiorità o dell' inferiorità dovremmo sottrarci ai confronti, rinchiuderci in una caverna da eremiti che non costituisce lo stato ideale per l' uomo che giustamente Aristotele definiva 'animale sociale'. La soluzioneé più semplicemente vivere pienamente le condizioni di superiorità e di inferiorità quando si manifestano nella nostra vita e le avvertiamo così reali da sentirci tutti compiaciuti o miseramente falliti. Per svelare la menzogna occorre esserci dentro: se la si evita la si rende reale perché la vita ci conferma sempre quello che noi pensiamo di essere, anche se evitiamo l' occasione di confrontarci. Essere bravi perché si teme l'opposto, perpetua la trappola delle illusioni, mentre se ci limitiamo ad essere, ad essere consapevoli, scatta qualcosa, ci si desta dall' illusione, si sperimenta che essere superiori o inferiori é una proiezione mentale che ci emoziona ed influenza il corpo perché la mente é potente, così potente da meritare di essere utilizzata per finalità diverse da quella di imprigionarci con la rete energetica delle nostre paure. L' unico modo di liberarsi della mente inconscia é di viverla. Ci si libera solo vedendo le dinamiche che ci intrappolano e ci impediscono perfino di utilizzare i nostri talenti bloccati dalla paura di sbagliare o di esercitare il dominio sugli altri. Rinunciando al potere dell' ego, alla sua esigenza di fare la ruota come il pavone, permettiamo all'Energia di manifestarsi e dunque esprimiamo il vero Potere, quello che non ha bisogno di dimostrare nulla, che non si disperde nello sforzo di valere e di convincere gli altri che é così. Un altro insegnamento di Celestino lo traggo da una storia o leggenda-chissà- narrata con riferimento all' epoca del suo eremitismo sui monti d\rquote Abruzzo quando decise di scegliere come sua dimora una grotta abitata da un grosso serpente di cui tutti avevano paura. Celestino affrontò la paura ed il serpente gli lasciò la grotta. Sul significato simbolico di questa storia ci sarebbe molto da dire: i luoghi prediletti da Celestino erano stati da epoca immemorabile sacri alla Dea Madre, di cui il serpente simboleggia l' energia demonizzata dal cristianesimo, la stessa che come i draghi della tradizione nordica, custodiscono un tesoro. La paura nasce dall' ignoranza, dal non sapere per cui se entriamo nel buio nella nostra stanza non temiamo, me se entriamo in una camera sconosciuta tutti i sensi ed il corpo si attivano ed irrigidiscono. Noi non sappiamo nemmeno di chi siamo verame nte ed abbiamo paura soprattutto di ciò che é nascosto in noi. Non sappiamo nemmeno cosa sia la paura, però ne conosciamo gli effetti: il tremore, il sudore, il desiderio di scappare. I nostri genitori a causa delle loro paure, hanno avuto interesse a soffocare la nostra energia, ma poi siamo noi a fare un investimento della paura, a coltivarcela per evitare qualcosa per noi molto minacciosa. La cosa incredibile é che non vogliamo guarire dalla paura perché con essa una parte di noi vuole salvaguardarci da un grande pericolo. Si racconta che un maestra, a momento di morire disse ai discepoli radunati intorno al capezzale che ne avrebbe guariti tre : nessuno si fece avanti. Dovremmo allora chiedere alla parte di noi che non vuole lasciare la paura, cosa vuole evitarci, cosa cerca di fare per noi. Sappiamo che in profondità vi é la paura della morte di cui tutte le altre sono aspetti, ma con le 'altre' paure bisogna fare i conti innanzitutto smascherandole: la cosa di cui abbiamo più paura é quella che desideriamo di più, ma una parte di noi ci mette in guardia ed un' altra a desidera. Dove c'é la paura, la c'é un tesoro, là dove temiamo l'abbandono c'é la capacità di stare da soli, là dove temiamo l' inadeguatezza c'é la condizione di essere senza paragoni, lì dove temiamo di essere fagocitati c' é la ricchezza della relazione per arrivare alla somma paura, quella della morte dove c'é il superamento dei limiti dell' ego, l'illuminazione, la coscienza illimitata. Ogni volta che usciamo dal territorio noto si affaccia la paura che ci avverte che é pericoloso uscire dal conosciuto, ma nel conosciuto ci sono tutti i nostri limiti, quelli che non permettono di vedere oltre. Allora occorre prima comprendere quale investimento c'é nella nostra paura e poi accettarla, non fuggire, non far finta che non c'é, non anestetizzarci casomai buttandoci in attività che non ci fanno pensare o sentire occorre arrendersi, fermarsi, stare con la paura, accettare di vedere il serpente e farselo amico. Nella nostra vita siamo impegnati in uno sforzo continuo per evitare ciò che non ci piace o che é minaccioso : vorremmo un mondo sicuro e stabile, dove tutto é conosciuto e rassicurante, ma così facendo ci chiudiamo in un limitato giardino dorato contrario alla legge dell' esistenza secondo la quale tutto scorre, tutto é in mutamento, tutto 'imprevedibile' lasciare che ciò che si manifesta sia, é l' insegnamento che ricavo dall' episodio della vita di Celestino é 'lascia che sia' é divenuto il mio mantra preferito. E' duro accettare che nulla é scontato e quando lo si comprende davvero si é nudi, ma quando si é nudi si é, senza maschere, senza ego, integri. Il contrario della paura é l' amore: la prima restringe, chiude, il secondo apre, la prima giudica, il secondo accetta. La comprensione del tesoro della paura e l' utilizzo delle energie su cui abbiamo posto un robusto tappo, porta ad una trasformazione miracolosa, quella della gratitudine e della compassione che si manifestano quando arriviamo a comprendere che siamo la casa di cui emozioni e sensazioni legate alla paura si presentano come ospiti, che la casa accoglie, ma che passano lasciandola tranquilla, silenziosa. Possono passare ospiti graditi e sgraditi, ma non siamo noi perché siamo la casa in c ui tutto compare per poi scomparire secondo la legge che tutto scorre. Quella casa, teatro delle nostre paure, é sempre lì e nulla può turbarla: é la nostra mente che ci convince che siamo minacciati, ma se si é presenti attraverso i sensi, la mente si ritrae, se entriamo nella paura continuando a respirare ed accettando, la paura si dissolve, perché é un' ombra senza sostanza. C' é poi la paura della paura giustificata dal fatto che la paura scuote le fondamenta e rischiamo di non esserci: invero la paura non ha potere se non quello che le diamo, ma per sperimentarlo occorre fare un tuffo dentro di noi per scoprire chela paura é l' ombra dell' ego, il ponte tra l' ego e la morte che sono due illusioni. La paura é conseguenza dell' ignoranza di sé. Invero tutto quel che vediamo e temiamo é una nostra proiezione : passiamo il tempo a fare film di cui siamo gli ideatori, i produttori, gli sceneggiatori, i registi e gli attori: tutta la vita é il nostro dramma nato dalla mente che proietta paure quando non é successo niente . Siamo abili ad interpretare secondo le nostre paure ed a rendere tutto minaccioso, mentre non sappiamo come stanno le cose. Questo non sapere ci induce a fare ipotesi e la paura fondamentale di perderci ci convince che siamo circondati da pericoli, anche quando obiettivamente non ci sono. C' é una paura 'sana' per la sopravvivenza quotidiana ed é quella che ci induce a non toccare il fuoco ed a non buttarci da un grattacielo: invero più che paura é consapevolezza, ma anche in questi casi, se la mente non ci convincesse che rischiamo di morire, forse il fuoco non ci farebbe nulla e scopriremmo di saper volare come succede nei racconti di Castaneda. La maggior parte delle paure sono inutili se non per quella parte di noi che vuole salvaguardarci da ciò che teme ma che non é obiettivamente pericoloso. Proiettiamo in continuazione film minacciosi e ci caliamo nella nostra creazione credendola realtà. Ancora una volta la soluzione é la presenza , avvertire di essere disturbati emotivamente, non rifuggire ma tornare, attraverso i sensi ed il respiro alla realtà del qui ed ora. Uscire dal film é un atto di presenza, ma dopo aver assaporato la paura che segnala che siamo in una proiezione. Non importa se i vecchi film ritornano, se continuiamo ancora a credere di essere il bambino che pensiamo di essere stati, figlio dei genitori come crediamo che fossero: sono solo personaggi del film ed in un qualsiasi momento possiamo uscirne fuori e scoprirci nuovi, L' importante é divenire consapevoli che si tratta di film e non di realtà: il film é finito da tanto tempo e ciò che SIAMO veramente non é stato toccato da nessun genitore poco amorevole, da nessun evento spaventoso. Abbiamo la possibilità di scegliere se continuare a fare film e raccontarsi drammi ripetitivi oppure vivere nel presente. Incredibilmente siamo noi stessi a rigonfia re il pallone del nostro dramma, perché se si sgonfia e non abbiamo nulla di cui preoccuparci ci annoiamo e noi temiamo la noia che ci induce a sentire un vuoto, quello che più temiamo. I problemi riempiono la vita ed in fondo distraggono da paure più grandi: é terribile quello che sto dicendo, ma deve indurci a provare una grande compassione per noi e la nostra mente. E' difficile capire che forse serviamo a Dio per sperimentare anche la rabbia, la paura e l a miseria e che senza il nostro cuore non potrebbe sentire, ma in un istante possiamo smettere di essere una specie di prolungamento artificiale di Dio per essere Dio cioé Colui che E' . La mente é un abile macchina cinematografica che proietta film dell'orrore, ma é possibile risvegliarsi dall'incubo. La formula della trasformazione per l' uomo dell' età dello Spirito é l'accettazione profonda di sé, come si é , con grande amore e compassione quando si ripresentano i film: li conosciamo e sappiamo che sono film e senza rifiutarli ci limitiamo a tornare al centro, presenti. Possiamo anche sentire dolore, ma non miseria recuperando la fluidità di chi scorre nella vita ed accetta di vivere diventando ogni giorno più vero ed integro: attraversare la paura accresce il potere, recupera energia. Delle energie del drago abbiamo bisogno per abbattere definitivamente la gabbia dell' ego ed essere ci che realmente siamo, non quel che crediamo di essere. Altri insegnamenti potrei prospettare sulla base di questo personaggio incredibile che ho scoperto per volere della Vita: non é un caso che quando ho consegnato il mio libro a Redfield, quando é venuto a Roma il 2.5.2000, mi abbia detto: 'penso di essere venuto in Italia per ricevere questo libro' e che nel libro Viaggio a Queros Elisabeth riferisca di essere voluta venire in Abruzzo a visitare gli eremi di Celestino. Non é neppure un caso che il nome Celestino abbia fatto il giro de mondo grazie a Redfield: si sta realizzando il piano dello Spirito per cui un pastor angelicus dispetto nell'esterno e grande nell' interno, come facilmente può esserlo un eremita, sta dando inizio all'età dello Spirito Santo.
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Il mio cammino
di Monica Russo
Brescia 15 marzo 2001
Il mio contributo a questo convegno é la mia stessa esperienza personale, che spesso,é passata per le fasi ed i problemi analizzati da molti, nei contributi al dibattito pre-convegno. Sono nata all' inizio degli anni '60, a quattordici anni ho conosciuto mio marito, anarchico, hippie, con lunghi capelli neri, jeans a campana ricamati, orecchino ed un odore di patchouli che mi avvisava da lontano del suo arrivo'. Come molti della nostra generazione credevamo nei bei valori del 68, ma ci dovevamo ancora scontrare con la dura realtà che venne negli anni seguenti. Come molti dovemmo incontrare 'la sterminatrice': l' eroina e vederci cadere uno dopo l' altro i nostri migliori amici, con l' impotenza dentro al cuore e l' aridità che si faceva strada. Arrivarono gli anni pesanti ed anche il mio compagno ne fece uso saltuariamente Verso la fine del 1988 fummo 'etichettati' entrambi sieropositivi. Cominciò 'il tunnel nero' da cui Piero uscì nel marzo del 96, quando il suo spirito si liberò completamente dai legami terreni, mentre io ritrovai la luce, estasiata com' ero nel riconoscere uno spirito antico e potente già conosciuto in vite precedenti. In quel momento, la mia salute era veramente compromessa, i nervi mi tenevano sveglia senza lasciarmi dormire, il mio corpo era in allarme, dovevo assolutamente prendere provvedimenti. Iniziai la mia ricerca con un gruppo di igienisti che si occupavano di AIDS e si trovavano in una cascina della bassa bresciana: compresi le mie paure ed il pensiero positivo, l' istinto, l' alimentazione viva naturale e la disintossicazione del corpo. Potei esprimere e confrontare i miei sentimenti ed opinioni con altre persone che avevano già cominciato un percorso critico nei riguardi della medicina ufficiale, d\rquote altra parte una cosa mi era molto chiara Piero era morto avvelenato dai farmaci e non per AIDS, tantoé vero che un giorno gli scoppio una vena nel cervello, avvelenato com' era da AZT, BACTRIM e ZOOVIRAX. All' inizio del '97, i medici mi fregarono nuovamente con la storia della viremia, ricattandomi pesantemente con i miei figli per convincermi ad iniziare la terapia. La feci per nove mesi, fino al Convegno di Venezia , 'Outdalì' (fuori dagli abissi) I° convegno per persone sieropositive in Italia. Ero pesantemente intossicata, ma Venezia mi portò grandi regali primo fra tutti il ricordo di molte vite precedenti, avvenuto in un viaggio astrale dopo che il rito della spirale aveva aperto in me questa porta. Poi ricordai che l'appuntamento di Venezia era stato fissato ancora prima della mia nascita e che ognuno di noi etichettati aveva assunto un karma collettivo, ringraziai i tanti amici, conoscenti e sconosciuti già morti, che con i loro corpi accatastati, ci permettevano di salire e vedere meglio quello che ci stava capitando. Successivamente contattai le mie guide che in un sogno molto chiaro mi spiegarono come io bloccavo l' energia di guarigione già presente in me. In questi anni ho continuato il mio cammino verso la guarigione e anche se non sono ancora perfettamente guarita,ormai conosco il mio corpo, sono ben connessa al mio guaritore interiore, conosco il mio equilibrio e la mia centratura. Mentre apprendevo per me stessa ho continuato a trasmettere gli insegnamenti e le scoperte a chi mi stava vicino, sempre più sorpresa nell' osservare che quando a lavorare si é in più di uno le guarigioni arrivano più rapide e più cariche di doni. Il primo lavoro energetico l' ho fatto con la Niro Markoff Assistent: 'Il sé che guarisce', poi ho incontrato il reiky ed ho fatto il I° e II° livello, infine ho conosciuto il Pranic Healing del maestro Choa Kok Sui ed ho praticato per il I° e II° livello. Ho lavorato a diversi casi in questi anni, soprattutto casi molto gravi, perlopiù malati di AIDS, stabilendo un forte contatto con le mie guide che sempre m' indicavano tutto quello che dovevo sapere circa la vicenda che stavo seguendo, fornendomi delle verità che a posteriori si rivelarono perfettamente esatte. Insieme al lavoro di terapeuta ho lavorato nel campo dell' informazione alternativa in materia di AIDS con l' associazione REGIMED, di cui fanno parte i dissidenti tedeschi dr .Lanka e dr. Kremer. Il mio percorso mi ha portato ad una visione olistica della salute, intesa come equilibrio dei quattro corpi principali: fisico, mentale emozionale e spirituale. Ho lavorato con il dr. Shaller e la moglie Johanna Razanamahay, soprattutto nel campo dell' emozionale, con gli esercizi per la liberazione degli stati emotivi, con il riconoscimento delle varie subpersonalità presenti in ognuno ed il riequilibrio di quest'ultime ho, inoltre, appreso l' utilizzo dell' urinoterapia che mi é stata di supporto fondamentale nel mio cammino. Una maestra silenziosa mi ha parlato durante ' l'atto sacro' e mi ha insegnato, giorno per giorno, cosa creavo nel mio corpo, disintossicandomi e nutrendomi con gli enzimi più preziosi, aiutando i miei corpi sottili e la connessione con la mia anima. Negli ultimi mesi ho cominciato un lavoro di ricerca sulle vite precedenti che mi sta aprendo ad una nuova percezione liberandomi da vecchi blocchi energetici. La mia esperienza mi ha permesso di vivere ogni cosa, profondamente calata nella realtà e mi ha portato, passo dopo passo, da un profondo stato di malattia e depressione ad una riconquista della salute, del tono vitale e soprattutto ad una rivoluzione interiore che ha permesso al mio spirito di riconquistare il controllo della mia vita, diminuendo la distanza tra il percorso della personalità e quello dell' anima. Così come ha scritto Kary Zukav 'LA MALATTIA E' PROPORZIONALE ALLA DISTANZA CHE C' E TRA IL PERCORSO DELLA PERSONALITA ED IL PERCORSO DELL' ANIMA'. Quindi la malattia come insegnamento, come richiesta estrema dell'anima, come percorso di crescita e di rivoluzione interiore'.
Monica Russo
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L' EDUCAZIONE PER LA CONQUISTA COSCIENTE DEL BENESSERE PSICO-FISICO
di Maria Teresa Aratari e Clarice Mazzeo
La scuola deve, oggi riconquistare il ruolo dirigenziale nell'educazione intesa non semplicemente come trasmissione d' informazione ma soprattutto ricerca della verità e della saggezza. Formazione e comunicazione rappresentano le due campate del ponte verso la saggezza, come riappropriazione delle capacità di cogliere il senso dell'esistenza , dando significato alla nostra storia personale e collettiva.
Il sapere limitato, l'inondazione dei simboli frammentari e rapsodici dei mass-media, il consequenziale fenomeno della globalizzazione sta sempre di più riducendo gli spazi della nostra coscienza: sta avanzando una coscienza limitata e limitante. L'Io si riduce al Me :"mi piace , "mi serve , "mi é utile" . La scuola deve dare una svolta a questo effetto deleterio della cultura di massa. La ricerca della verité come tragitto esistenziale é il centro di ogni progetto educativo, poiché a livello etico-esistenziale permette di superare il relativo, pur importante come impegno e valore di vita, e cogliere l' assoluto, ossia ciò che é in grado di dare senso a qualsiasi atto che si compia. E' questa un' educazione dove al centro é posto il soggetto conoscente in quanto soggetto che percepisce, ama, comprende, perdona. E' questa un' educazione che conduce l'allievo a comprendere se stesso in una compartecipazione positiva e corresponsabile degli eventi. La ricerca della verità diventa perciò un' espansione dinamica dell'autocoscienza. La scuola deve saper proporre, perciò, occasioni di condivisioni, adeguati impegni e percorsi interiori capaci di far evolvere l' alunno nel campo morale , sociale e spirituale. Per tutto questo é necessario produrre un' adeguata accettazione di se stesso e della realtà circostante, riconoscendosi così come realmente si é e relazionandosi all' ambiente, così come si é configurato nel tempo. E' questo un percorso di riconoscimento esistenziale attivato da relazioni significative e simpatetiche. In secondo luogo, considerando che il nostro essereé il nostro divenire, é indispensabile che siano prospettati modelli e suscitate esigenze per proiettare l' alunno in un piano di idealità. E' questo un percorso di autenticazione, volto all'identificazione profonda dell'esigenza di perfezionamento dell' essere umano. Conoscenza, comprensione e coscienza devono darsi la mano come quei tre elementi che ci permettono la consapevolezza. Non bisogna solo conoscere, ma anche comprendere. Per comprendere bisogna saper fare, ma fondamentalmente si deve essere, da qui scaturisce il senso di sé, che é la coscienza. Che cosa é l'amplificazione di coscienza? E' il decentrarsi. Decentrarsi significa osservare una persona di una altra cultura non dal proprio punto di vista , facendo centro sui nostri pregiudizi, ma relazionandoci veramente. Significa portarsi di là della dimensione del Me, come possesso, come limitazione, come io separato dal tu, come io e tu separati dal noi, come noi separati dalla comunità, come comunità separata dal popolo, come popolo separata dal mondo. Per decentrarsi bisogna riflettere su come pensiamo, non solo su cosa pensiamo. Il come é un' autoriflessione di dinamiche, di operazioni mentali, che partono dalla percezione , per arrivare al giudizio attraverso l' intuizione e la riflessione. Il secondo passaggio che ci permette il vero rispetto e compenetrazione con la natura é quello dell' incentrarsi. E' il quotidiano viverci nella gioia e nel dolore, il quotidiano stupirci ed indignarci ,il quotidiano farci accoglienti della vita in tutte le sue forme.Così il pensiero analitico, il pensiero che separa , può essere sconfitto dal pensiero intuitivo, che integra e che poi richiede l'analisi, ma che inizialmente va subito all'essenza. E' un approccio che a livello esiste nziale deve potere essere transpersonale. I n questa prospettiva il processo formativo significa prima di tutto limitarci a percepire. Il primo livello é quello di riscoprire in noi l' esperienza sensitiva. Come può un bambino capire la differenza tra una farfalla e un minerale se non ha mai provato la gioia di vedere una farfalla. Possiamo riflettere solo attraverso una relazione simpatetica , percettiva attraverso la quale l' intuizione emerga attraverso l' immaginazione .Lo sperimentare é il piacere dell' atto conoscitivo che aziona il meccanismo dell' intuizione e delle deduzioni , alimentato dal fluire e dall' incalzare delle domande . Il bambino apprende creativamente quando scopre il suo mondo entrando in relazione simpatetica con esso. E' questa una appropriazione personale delle conoscenze, struttura dinamica delle concrete operazioni della mente. In tale processo si configura la coscienza che é conoscere, fare ed essere. L' obiettivo di eliminare il sapere nozionistico non le nozioni é sicuramente raggiunto, perché con l'esperienza il ragazzo acquisisce delle competenze e impara ad apprendere con un metodo che gli permetterà l' evoluzione della sua identità . Infatti il metodo sperimentale non si limita tanto a riferire concetti ad esporre concet ti e pensieri, quanto insegna a conferire con i contenuti per indurre una positiva autoriflessione critica, produttrice di creatività . Inoltre un approccio globale, capace di affrontare in termini transdisciplinare le problematiche permette un processo formativo in grado di aiutare l' alunno nella sua evoluzione. Dai vissuti percettivi prende avvio il dinamismo della coscienza, costruttrice del tempo. Esperendo e conoscendo , conoscendo ed esperendo in una spirale di continui rimandi e proiezioni, s i sviluppa la comprensione come senso della vita ed intuizione del nostro farne parte. Da questa percezione può derivare accettazione ed impegno: accettazione della propria identità e situazione esistenziale, sempre in riferimento ai propri vissuti. Si passa da una visione del mondo concentrata sul me ad una coscienza transpersonale. Il grande fine é la coscienza universale: compartecipazione con l' intimo senso dell' esistenza e non autoannullamento nell' impersonalità dell'assoluto.
STRESS E VITA QUOTIDIANA- Quotidianamente, consapevoli o meno, accumuliamo una grande quantià di tensione psichica e corporea, soprattutto per il ritmo frenetico della vita moderna ma, anche a causa di svariati problemi personali. Quando questo accumulo di tensioni supera un a certa soglia si ha il fenomeno dello STRESS che può manifestarsi in modi diversi: ipereccitabilità , ansia diffusa, indebolimento generalizzato, attività mentale confusa con pensieri ossessivi e ripetitivi, eccessi improvvisi di ira, svariati sintomi fisici di origine psicosomatica. Il bambino é un soggetto in formazione, quindi ancora più debole e a rischio. Questo stato di cose ha costretto la ricerca psicologica ad adeguarsi ai tempi .in particolare sono state create delle metodologie di intervento innovative che si riferiscono ai vari indirizzi della psicologia sia occidentale che orientale. Il corpo é il riflesso della mente, tutti i nostri pensieri ed emozioni influenzano ogni singola cellula del nostro corpo, favorendo o inibendo i processi di guarigioni, attraverso il potenziamento o l'indebolimento del nostro sistema immunitario. Quando paure, dubbi e preoccupazioni sono stati mentali abituali, costanti, il corpo rimane continuamente sotto stress ; tutta la muscolatura si irrigidisce, il viso, le spalle, la schiena , le gambe.
STRESS E RISPOSTA IMMUNITARIA. Gli stimoli fisici ed emotivi esercitano inoltre un effetto sul sistema neuroendocrino e sul sistema immunitario, ma il segno negativo o positivo dipende da numerose variabili , (l'intensità, durata e tipo di stimolo), ed altre variabili più sottili e complesse quali la personalità del soggetto e la sua capacità di sopportare ed elaborare la situazione stressante.
COME LO STRESS PUO INFLUENZARE LA PATOGENESI DELLE MALATTIE. Il prezzo dell'adattamento allo stressé il carico allostatico, che può indurre logoramento del sistema psicoimmunoneuroendocrino, che é un sistema dinamico in equilibrio. I principali effetti immunodepressivi dello stress sono:
Aumentata suscettibilità alle malattie infettive: batteriche, virali, parassitarie.
Aumentata suscettibilià all'insorgenza di tumori.
Diminuzione delle risposte immunitarie.
- leucopenia
- involuzione timica
- deplezione di linfociti negli organi linfoidi.
- diminuzione dell' anticorpopoiesi
- diminuzione del le reazioni di ipersensibilità ritardata
- diminuzione delle reazioni anafilattiche
- diminuzione dell' attività delle cellule NK.
-diminuzione della risposta proliferativa dei linfociti T ai mitogeni:PHA,conA,LPS.
- diminuzioni della secrezione di IgA salivari.
LA GRANDE CONNESSIONE. IL GIOCO TRA IL-1 E CRH .TRA IMMUNITA' E CERVELLO. Gli stimoli cognitivi (stress emozionale) e gli stimoli non cognitivi (batteri , virus, tossine) stimolano entrambi la produzione di CRH dal cervello, ipotalamo o dal sistema immunitario, linfociti. Il CRH può stimolare il rilascio di ACTH dall'ipofisi e dai linfociti B e in seguito stimola la produzione dei glucorticoidi dai surreni. Non esistono organi separati, ma messaggeri che comunicano tra di loro; il sistema nervoso, il sist ema endocrino ed il sistema immunitario sono perciò integrati. I centri corticali superiori comunicano con l'ipotalamo attraverso il sistema limbico. Abbiamo l'asse IPOTALAMO- IPOFISI-GONADI, IPOTALAMO-IPOFISI-TIROIDE, IPOTALAMO-IPOFISI-SURRENE. ASSE IPOTALAMO- TIMO -MIDOLLO OSSEO.
NEUROPEPTIDI I neuropeptidi costituiscono una classe di sostanze prodotte sia dal sistema nervoso centrale che dal sistema nervoso periferico.Tra le svariate attività possedute dai neuropeptidi é da annoverare anche quella immunom odulante. Il sistema nervoso centrale produce encefaline, ACTH, endorfine. Il sistema nervoso periferico produce somotostatina sostanza P polipeptide intestinale vasoattivo. Da studi e ricerche condotte negli ultimi 10- 15 anni si é avuta la dimostrazione che il linfocita, oltre al ruolo fondamentale che ha nelle risposte immunitarie, presenta caratteristiche simili a quelle tipiche delle cellule del sistema neuroendocrino. Presenta recettori per fattori di rilascio ipotalamici: GHRH,TRH,CRF.Presenta fattor i di rilascio per peptidi neuroendocrini:ACTH, GH, SP,VIP, ENCEFALINE, ENDORFINE. Produce inoltre peptidi neuroendocrini . Gli ormoni sono molecole sintetizzate e secrete dalle cellule endocrine che vengono immesse nel torrente circolatorio ed esercitano il loro effetto biologico su cellule bersaglio a distanza variabile legandosi a ricettori specifici. Il sistema endocrino modula l'attività immunitaria: Permette la produzione di anticorpi, la mitogenesi dei linfociti, l'attività delle cellule killer (NK). Il sistema immunitario modula l'attività endocrina.Produce citochine che sono glicoproteine a basso peso molecolare e sono modulatori: sono assimilabili ad ormoni che agiscono con meccanismo paracrino od autocrino legandosi a recettori specifici (INTERLEUCHINA 1a,b, IL6, IL2,TNFa, b, TNFa, b). Il sistema noradrenergico cerebrale svolge una importanza nella regolazione delle risposte comportamentali (capacità di pensiero e dell'umore) e umorali (secrezioni di ormoni) verso stimoli ambientali potenti e dannosi. Una disf unzione dei meccanismi di regolazione dell' attivitànoradrenergica potrebbe essere alla base di alcuni sintomi depressivi. L' ippocampo controregola la risposta allo stress bloccando l'HPA.Pertanto uno stress cronico determina atrofia dei dendriti dei neuroni piramidali nell'area mediante un meccanismo che coinvolge i glucorticoidi e la dopamina, prodotti durante e dopo lo stress. La noradrenalina inibisce la mitosi dei timociti ma fa aumentare gli Ags di differenziazione, potenzia Ab primari IgM, che comunque sono inibiti da beta bloccanti, inibisce il completamento, la lisi macrofagica di cellule neoplastiche o infettate da Herpes simplex. La sostanza P stimola la chemiotassi e potenzia la flogosi da Herpes zoster e da artrite reumatoide. Il sistema nervoso contribuisce perciò alla patogenesi delle malattie. Il sistema endocrino controlla per via umorale numerose funzioni essenziali per la sopravvivenza, la crescita dell' individuo e, quindi, il mantenimento della specie.I suoi derivati POMC inducono una risposta immunitaria . I linfociti umani presentano recettori per ACTH, ENDORFINA, ENCEFALINE che in vitro modulano la produzione di anticorpi (linfociti B), la mitogenesi dei linfociti l'attività di cellule natural killer (N K). Poiché la maggioranza delle risposte immuni prevede la cooperazione tra linfociti B e linfociti T, possiamo affermare che l'asse ipofisi - surrene contribuisce all'interattività del sistema immune. La funzione regolatoria del circuito asse HPA e sistema immune sarebbe quella di prevenire una espansione inappropriata ed eccessiva delle cellule immuni e della loro attività e di prevenire la sovrapproduzione di linfochine e monachine . Alcune ricerche degli ultimi anni hanno evidenziato che il rischio di cancro sia connesso a fattori di rischio ambientali (esposizione a cancerogeni diretti e indiretti), e in alcuni casi possa essere ulteriormente incrementato da fattori di rischio psiconeurobiologico, connessi al ruolo del sistema nervoso, di fattori psichici e dello stress. Possiamo concludere che l'antigene o stress determinano una risposta: chemiotassi, fagocitosi, rilascio di ammine biogene, rilascio di mediatori bioattivi, produzione di agglutinine che nel caso di equilibro omeostatico determinano la neutralizzazione dell'antigene o stress. Appare chiaro che il sistema psiconeuroendocrino é correlato con il sistema immunitario e insieme sono integrati con l'ambiente esterno. Il sistema nervoso recepisce dall'esterno si carica e si trasforma in pensiero e linguaggio. Appartengono ad esso la circolazione, l'inconscio psichico, la coscienza, il pensiero le sensazioni, la respirazione, il movimento . Il sistema neurale ne regola le modalità di espressione. Il talamo é sede di istinti ,emozioni, abitudine (inconscio). La corteccia é sede di coscienza, volontà, perciò regola , controlla, equilibra, organizza. Il simpatico ed il parasimpatico sono correlati infatti eccitazione ed inibizione avvengono contemporaneamente. La relativa intensità di frequenza modula l'organismo.La corteccia, com e un grande contenitore, ha un ruolo di freno delle emozioni e in caso di affaticamento si determina la manifestazione psicofisica delle emozioni, con produzione di stanchezza . Normalmente le emozioni vengono metabolizzate; durante questo processo le ultime ricerche hanno evidenziato, tramite tac, a livello cerebrale cerchi concentrici paragonati a corti circuiti che se non risolti provocano un danno sugli organi interessati. Questo avviene anche quando le emozioni non vengono metabolizzate attraverso u na consapevolezza e trasformate dalla barriera morale in emozioni rimosse E' perciò importante renderci consapevoli del nostro stato emotivo, liberandoci di quelle strutture che come gabbie ci impediscono di essere creativi del nostro benessere. Naturalmente i sentimenti vanno non solo identificati ma anche trasformati e finalizzati per un benessere comune.
Maria Teresa Aratari e Clarice Mazzeo
Si fa riferimento ad alcune Lezioni del corso di Psicommunologia (Università La Sapienza -Roma). La conquista della coscienza-Prof. Gaetano Mollo. Espansione e integrazione del corpo in bionergetica-Alexander Lowen e Leslie Lowen. Medicina vibrazionale - Richard Gerber. Affetti e cancro-Fornari Franco. Il potere della guarigione spirituale-Lattuada.
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