Che cosa é successo a Mohenjo Daro nell'antichità ?
di Stefano Delendati -per corrispondere con l'autore: stdelend@tin.it
mandando copia a celestinian@iol.it per la pubblicazione
Ho partecipato nelle giornate del 6 e 7 maggio al convegno organizzato a Roma dalla rivista Alba Magica, con la partecipazione di Stargate e Hera. L'iniziativa é stata interessante e partecipata. Anche se non ho seguito tutte le relazioni mi riprometto nei prossimi interventi di riprenderne qualcuna portando il mio contributo e il mio punto di vista su alcuni argomenti trattati, invito gli altri presenti all'iniziativa a fare altrettanto. Comincio oggi con una precisazione ed una aggiunta di informazioni in merito a una mia domanda e alla risposta di Corrado Malanga. La giornalista Daniela Rosellini e l'ingegnere spaziale Francesco Piccari hanno fornito una avvincente testimonianza sulla personalità, il lavoro e le ipotesi del compianto David Davenport il quale aveva tratteggiato in un suo libro che verrà (si spera presto) ripubblicato, lo scenario di un conflito atomico verificatosi anticamente nella Valle dell'Indo. Corrado Malanga ha informato il pubblico sull'esito degli esami fatti da lui effettuare su reperti raccolti dallo stesso Davenport nel sito archeologico di Mohenjo Daro, da cui risulta l'esposizione a massicce dosi di radioattività imputabili probabilmente a una esplosione atomica dalle caratteristiche molto particolari. Non voglio addentrarmi più di tanto nei particolari, lasciando allo stesso Malanga, se ci legge, l'onore e l'onere di dare ulteriori informazioni in merito. Siccome la cosa non mi suonava del tutto nuova, in quanto mi sembrava di averne letto in un numero alquanto remoto della rivista Pianeta (edizione italiana della rivista Planete). Chiedevo alla giornalista Rosellini se era in grado di precisarmi la data esatta della pubblicazione del libro di Davenport in lingua originale. La Rosellini non era in grado di darmi questa informazione, ma mi rispondeva per Lei Malanga dicendo che Davenport aveva divulgato le sue tesi a partire dalla metà degli anni sessanta e che quindi quanto io avevo letto sulla rivista poteva provenire dalla medesima fonte. Dopo aver verificato sono oggi in grado di precisare quanto segue: La mia memoria non é così buona come pensavo, infatti ho ritrovato la rivista e l'articolo in questione, ma non si parlava di una città della valle dell'Indo, bensì di una località dell'Asia Minore. Ho trovato nello stesso articolo una informazione importante, questa volta riferita a una località dell'India, che conferma le tesi di Davenport e di Malanga. A questo punto un po' di suspence é d'obbligo, per cui il seguito alla prossima mail. Saluti a tutti Stefano Delendati. Nella precedente mail vi ho parlato delle tesi di Davenport e delle prove di Malanga, nonché dell'articolo che ricordavo di aver letto.L'articolo in questione é stato pubblicato sul numero 22 (maggio/giugno 1968) della rivista PIANETA, edizione italiana della rivista francese PLANETE, fondata da Louis Pawels e Jacques Bergier, autori del noto libro "Il mattino dei Maghi". Il titolo dell'articolo in questione era: "Civiltà progredite esistevano prima del diluvio" e l'autore era Claude Valin. L'articolo é in gran parte una recensione di un libro di Aleksandr Gorbovsky che tratta appunto delle antiche civiltà e della possibilità che queste avessero raggiunto un livello culturale e tecnologico paragonabile a quelo odierno, prima di scomparire. Nell'articolo a un certo punto si citano passi tratti da antichi testi indiani: "...Era un proiettile scintillante che brillava senza emettere fumo. Fu lanciato sul nemico e una spessa nebbia avviluppò tutto. Turbini avvele nati si scatenarono. Nubi si lanciarono all'assalto del cielo con rumore spaventoso. Il mondo intero venne bruciato dal calore dell'esplosione, come da una tremenda febbre. Migliaia di carri, decine di migliaia di uomini e di elefanti vennero ridotti in c enere". E ancora su un combattimento tra carri volanti: "... Una nuvola di porpora, che pareva formata da lingue di fiamme, apparve nel cielo. Da questa massa scaturirono oggetti scintilanti che presero il volo con un rumore assordante, più potente del su ono di mille tamburi. Frecce infiammate circondate di luce dorata caddero dal cielo e si videro dei turbini simili a ruote di fuoco. Gli uomini, i cavalli, gli elefanti cadevano a centinaia. Gli assediati volsero allora le loro armi contro il carro volant e e questi scoppiò nel cielo con un rumore terrificante." A questo punto l'autore riporta la notizia della scoperta in Irlanda di antiche fortezze le cui mura di granito sono fuse nel corso di una battaglia (il granito non fonde che oltre i 1000 gradi) e d elle dichiarazioni dell'archeologo Bittel a proposito delle rovine rinvenute nella città di Hattus, nell'Anatolia centrale, nei pressi del fiume Kizilirmak. Tali rovine fanno pensare all'uso di un arma che produceva un calore tremendo, dice Bittel: "I mattoni fondendo hanno formato una massa rossastra estremamente dura. Le pietre refrattarie sono scoppiate per effetto del calore. Nessun muro, nessuna casa, nessun tempio ha resistito ad una temperatura tanto elevata.". Viene infine citato un articolo della collezione di scritti "I problemi della biologia cosmica" (rivista sovietica, volume II, pagina 23), dove si parla del ritrovamento in India di uno scheletro umano, datato intorno a 4000 anni fa', la cui radioatività é superiore di 50 volte a quella dei luoghi circostanti, l'ipotesi avanzata dagli studiosi sovietici é quella che si tratterebbe di resti di un essere umano che avrebbe assunto alimenti contaminati in misura 100 volte superiore a quella del fondo di radiazione naturale. I commenti alla prossima mail saluti a tutti.
Stefano Delendati
per corrispondere con l'autore: stdelend@tin.it
Prima di addentrarmi nei commenti sull'articolo che ho precedentemente richiamato devo fare una correzione a quanto riportato nell'ultima mail. In chiusura ho usato l'espressione "alimenti contaminati in misura superiore di 100 volte a quella del fondo di radiazione nucleare". Questa espressione, come mi ha fatto notare un amico ingegnere che si occupa di radioprotezione (che ho interpellato per avere alcuni chiarimenti), é una sostituzione arbitraria e fuorviante della espressione usata dall'autore. Nell'articolo infatti si diceva: "cibo contaminato la cui radioattività é superava di 100 volte la media ordinaria". La distinzione potrà apparire una sottigliezza per i non esperti, ma invece é abbastanza rilevante, infatti l'espressione usata dal'autore facendo riferimento a una "media ordinaria" lascia supporre che questo dato sia riferito a tabelle sul tipo di quelle allegate alle norme EURATOM (che per il periodo in questione dovrebbero essere quelle emanate nel 1954), anche se il mio amico non ha saputo dirmi i valori di riferimento usati dai sovietici (egli comunque ritiene che i valori usati dai sovietici potrebbero essere superiori). Non voglio addentrarmi in tecnicismi anche perché rischierei probabilmente di dire qualche corbelleria, ma vi basti sapere che il senso di tutto ciò é che la misura di radioattività a cui si fa riferimento nell'articolo potrebbe essere superiore a quella che lascia supporre l'espressione da me usata. Visto che sono in argomento vi riferisco cos'altro mi ha detto lo stesso amico a cui ho fatto leggere l'articolo. Egli ha fatto un po' la parte dell'avvocato del diavolo, o se vogliamo del CICAP. Ha infatti sostenuto che per una serie di cause naturali potrebbero realizzarsi accumuli di radiazione notevoli i n un organismo umano ad esempio: 1) l'individuo potrebbe aver abitato in caverne o abitazioni di pietra che sprigionavano radon (un gas radioattivo). 2) potrebbe essersi regolarmente abbeverato a sorgenti di acqua dotata di radioattività naturale. 3) in conseguenza di particolari fenomeni geologici (eruzioni, sismi) sarebbe potuto venire in contatto con radionuclidi normalmente presenti nella crosta terrestre in quantità rilevante. 4) potrebbe essere stato esposto in modo significativo ala radiazione cosmica, magari in concomitanza di picchi dell'attività solare, soprattuto se avesse vissuto su un altopiano. 5) bisogna infine considerare che lo scheletro potrebbe essere più antico di quel che si pensa. Il mio amico ha dovuto comunque ammettere che un simile accumulo di radiazione non si verifica facilmente. Mi ha detto infine che per avere la certezza che la contaminazione sia dovuta a un fallout radioattivo bisognerebbe effettuare accurate ricerche chimico fisiche per individuare i possibili prodotti di fissione. Sarebbe a questo punto interessante avere a diposizione quella raccolta di scritti per avere più informazioni, prima fra tutte dove é stato rinvenuto lo scheletro. Una ricerca bibliografica da me effettuata non ha portato ad alcun risultato utile. Ho invece buone notizie sul libro scritto da Gorbovsky: Un altro mio amico, grazie a una ricerca bibliografica specialistica é stato in grado di rintracciarne una copia presso due biblioteche pubbliche, di cui una italiana. Purtroppo il libro é in lingua russa. Se qualcuno conosce il russo si faccia avanti. Vorrei concludere (per il momento) con una osservazione dell'età dello scheletro e sulla coincidenza con la catastrofe che ha colpito Mohenjo Daro. Il libro recentemente pubblicato da Sperling and Kupfer "Antica India la culla della civiltà " di autori vari, pur dando una versione completamente diversa di quella che chiama "la grande catastrofe" la colloca all'incirca nel 1900 A.C., ovvero quasi 4000 anni fa' (proprio l'età dello scheletro). Consiglio agli interessati di questo tipo di argomenti di leggersi quel libro, perché é veramente ben fatto e contiene parecchie informazioni interessanti. Saluti a tutti e alla prossima.
ERRATA CORRIGE nella precedente e-mail al posto di "fondo di radiazione nucleare" si legga "fondo di radiazione naturale" AGGIORNAMENTO sul libro di Gorbovsky. Il libro che abbiamo trovato disponibile in due biblioteche non é purtroppo il libro a cui facevamo riferimento, dopo aver traslitterato il cirillico ci siamo accorti che era un altro libro dello stesso autore. La ricerca comunque continua, non ci arrendiamo così facilmente! COMMENTI e CONCLUSIONE: Si sta scoprendo oggi che la civiltà che ha generato i VEDA é sicuramente molto più antica e molto più evoluta di quello che si é stati disposti a pensare fino ad oggi; non mi dilungo oltre sull'argomento in quanto presto renderò parzialmente disponibile per la mailing list il testo di un articolo che avevo preparato per EXTRA TERRESTRE (pubblicazione che purtroppo é stata sospesa) proprio su questo tema. Le ipotesi sulla fine di questa civiltà sono ampiamente aperte e fra queste a mio giudizio rientrano anche quelle formulate da Davenport. Dopo aver sentito la relazione di Rosellini e Piccari al convegno di Roma e dopo aver riletto il citato articolo di PIANETA in cui si parlava delle rovine di Hattus ho rivalutato il finale del "Libro dei fatti incredibili ma veri" di Charles Berlitz, che ho sempre pensato fosse una gran baggianata. Qualcuno lo ha letto e se lo ricorda? Gradirei i vostri commenti, grazie. Mi dispiace di non aver potuto assistere all'intervento di G. Cerquetti sulle civiltà degli alieni nei VEDA, perché ero molto interessato. Certo é che nei VEDA e nei Puranas si parla almeno di quattro tipi di creature abbastanza singolari, alcune malevole e altre benevole: I Gandharva, creature angeliche da cui il mitico Pururavas avrebbe appreso i segreti dell'astronomia; I pericolosi Dasyu o Yadu, genti dal colorito scuro e senza naso (anasi); I Danava, personaggi dalle sembianze quasi umane ma dai poteri incredibili, che a volte rapivano gli uomini e li portavano in altri mondi; Infine i Punja Yana (non sono sicuro che si scriva così), esseri minuti e benevoli che erano soliti aiutare chi era in difficoltà. Sulla fortezza irlandese in cui sono state trovate le mura di granito fuso non mi pronuncio perché non ne so abbastanza, é certo però che le usanze guerresche di quei popoli prevedevano la messa a ferro e fuoco delle città sconfitte, lo fece anche la regina Boadicea a Londra quando sconfisse i Romani: il rogo della città durò così a lungo che nel relativo strato archeologico (osservabile al British Museum di Londra) é rimasto un segno nero di oltre un centimetro e mezzo. Diverso é il caso di Hattus, lo stesso Needham disse che si trattava di un fatto inspiegabile. Se qualcuno ha qualche altra informazione simile é pregato di riferirne, grazie e saluti a tutti
Stefano
Stefano Delendati
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