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Alba Magica é la Rivista di approfondimento spirituale e scientifico su cui potrai trovare altro su Sheldrake - in particolare sul n.4 della Rivista Energia e Vita l'Universo Vivente vedi in INDICE RIVISTA - per maggiori informazioni contatta la Redazione di Alba Magica e l'autore, E.Cogliani - degli articoli su Sheldrake

Indice della pagina

1] IL PENSIERO DI RUPERT SHELDRAKE SULL’EVOLUZIONE; di E. Cogliani

2] Alla presenza del passato   Intervista con Rupert Sheldrake  [una storica intervista di Rebecca McClen Novick e David Jay Brown, con in cui l'Autore espone in forma semplice e di dialogo i fondamenti della sua teoria e dei suoi esperimenti] in:

LA NUOVAVISIONE DEL MONDO <--vedi indice del volume clikkando - di E. Cogliani e Autori Vari

3] Breve biografia di R. Sheldrake

4] Esperimenti

contatta Sheldrake >>>> http://www.sheldrake.org

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IL PENSIERO DI

RUPERT SHELDRAKE SULL’EVOLUZIONE

[Tratto da: E. Cogliani Un balzo avanti nell’Evoluzione? in La Nuova Visione del Mondo, pag.63-66. Nell’Appendice II p. 300 - 317 del volume è riportata anche l’intervista-saggio a Sheldrake cui si fa qui riferimento- Contenuto anche nel saggio Energia, Vita e Coscienza -in Rivista Alba Magica n.4/2002]

Informazioni e materiali [riviste, pubblicazioni. interviste, ecc.] possono essere richiesti in versione integrale alla Redazione di Alba Magica  347/4418930  049/8648301 celestinian@iol.it  ALBAMAGICA@iol.it  o alla email dell'Autore eacus@iol.it vedi anche i siti: PRATICA E CULTURA INTEGRALE ; WILBER

- Introduzione:presentazione di Rupert Sheldrake - massa critica

- La ‘causalità formativa’ e i ‘CAMPI MORFICI’

- LA RISONANZA

- Campi ricordi

- I Campi Morfici [Proprietà]

- I Campi Morfogenetici [Proprietà]

- Connessioni con la fisica quantistica

- Bibliografia essenziale

-Cenni biografici sull'Autore del saggio

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Introduzione:presentazione di Rupert Sheldrake - massa critica

_________breve nota di comunicazione di R. Sheldrake_____

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----------------------------------------------Testo-----------------------------------------------------

Secondo la teoria di Sheldrake se un certo numero di persone sviluppa alcune proprietà comportamentali o psicologiche od organiche, queste vengono automaticamente acquisite da altri membri della stessa specie. Così se una buona parte dell’umanità raggiunge un certo livello di consapevolezza spirituale, questa stessa consapevolezza si estenderebbe per risonanza morfica ad altri gruppi coinvolgendo quindi l’intero sistema (questo numero di persone o comunque di individui appartenenti ad ogni altra specie in cui si verificherebbe un analogo fenomeno é chiamato massa critica). Ogni trasformazione individuale comporta una modificazione del sistema e chi si trova all’interno di questo sistema viene inevitabilmente coinvolto. Cominciamo quindi a trasformare noi stessi. Questo è il massimo che possiamo fare. La trasformazione personale è l’arma più potente che si possa usare per modificare l’umanità e l’intero pianeta. Questa esemplificazione discende dalla controversa teoria della ‘causalità formativa’ di Sheldrake che ovviamente implica un universo non meccanicistico, e governato da leggi che sono esse stesse soggette a cambiamenti. Sheldrake dopo avere studiato scienze naturali a Cambridge e filosofia ad Harvard conseguì il dottorato di ricerca in biochimica a Cambridge nel 1967 diventando poi direttore del dipartimento di biochimica e biologia cellulare della stessa Università, e passando ad altri incarichi presso altri centri di ricerca. Tra le opere di riferimento di S. vi sono A New Science of Life e The Presence of the Past, nei quali espone la sua teoria della morfogenesi. Altre opere significative di S. sono The Rebirth of Nature in cui esamina le implicazioni filosofiche della morfogenesi, e i Trialogues at the Edge of the West che ha scritto con Terence McKenna e Ralph Abraham, in cui analizza e dibatte molte idee sulla natura della realtà.

La ‘causalità formativa’ e i ‘CAMPI MORFICI’

Con ‘causalità formativa’ l’autore intende il meccanismo grazie al quale le cose assumono la loro forma, o la loro organizzazione. Quindi riguarda la formazione delle galassie, degli atomi, dei cristalli, delle molecole, delle piante, degli animali, delle cellule, delle società. Copre tutte le cose che hanno forme, strutture o proprietà di autoorganizzazione. In sintesi, dice lo stesso Sheldrake "Quello di cui si occupa la mia teoria sono i sistemi naturali che si organizzano da soli, e riguarda la causa della forma. E la causa di tutte queste forme per me sono campi che organizzano, campi che definiscono, che io chiamo ‘CAMPI MORFICI’ (vedi nota 1 per le proprietà), dalla parola greca che significa forma". ‘L’aspetto originale di quello che sto dicendo, afferma S. in un’intervista, è che la forma delle società, delle idee, dei cristalli e delle molecole dipende dal modo con cui i precedenti dello stesso tipo sono stati organizzati. C’è una specie di memoria innata nei campi morfici di ogni tipo di cosa. Perciò io penso che le regolarità della natura siano più simili ad abitudini che a cose governate da leggi matematiche eterne che esistono in qualche modo al di fuori della natura’ .

LA RISONANZA

L’idea che ogni specie, ogni membro di ogni specie, attinge alla memoria collettiva della specie, e si sintonizza con i membri passati della specie e a sua volta contribuisce all’ulteriore sviluppo della specie comporta una specie di RISONANZA fra gli individui e i gruppi della specie (ad esempio i sottogruppi, razze, etnie, gens, famiglie, ecc., nel caso umano).

Le implicazioni di questa teoria sono di portata immensa, per esempio in campo sociale, artistico, scientifico, ecc. Sheldrake ci offre nuovi aspetti degli istinti e dei comportamenti, ci dà nuove prospettive delle strutture sociali, in termini di campi morfici, e delle forme culturali e delle idee. In campo umanistico tutto questo porta all’idea di una memoria collettiva umana alla quale tutti attingiamo e spiega la teoria dell’inconscio collettivo di C.G.Jung. In termini di gruppi sociali, dà origine all’idea che l’intero gruppo sociale è organizzato da un campo. E che questo campo non è solo una struttura organizzatrice nel presente, ma contiene anche una memoria di quello che era quel gruppo sociale nel passato, una memoria di gruppo – e anche, mediante la risonanza morfica - una memoria di altri gruppi sociali simili che sono esistiti nel passato. Da questo punto di vista, una squadra di football, per es., si sintonizzerà con il proprio campo del passato. I singoli giocatori della squadra saranno coordinati non solo dall’osservarsi a vicenda, ma anche da una sorta di mente di gruppo che sarà al lavoro mentre il gioco si sviluppa. E questa a sua volta avrà una specie di risonanza di fondo con i campi morfici di altre squadre di football simili.

Campi ricordi

Nel libro The Presence of the Past Sheldrake avanza l’ipotesi che i 'campi ricordi' non siano effettivamente memorizzati nel cervello, ma piuttosto che possano essere memorizzati in un campo di informazioni al quale si può accedere mediante il cervello. Se questo fosse dimostrato, ciò avvalorerebbe la tesi che la coscienza umana, i nostri ricordi personali e il nostro senso dell’io possono sopravvivere alla morte biologica. Di particolare importanza nella teoria di S. è il concetto di risonanza morfica. Ogni struttura organizzata di attività, che comprende anche sogni, esperienze mistiche, stati alterati della coscienza, ha una sua struttura, e dato che questi stati mentali e queste attività hanno una struttura, allora queste strutture possono spostarsi da una persona all’altra grazie alla risonanza morfica. In molte tradizioni mistiche si crede che, con l’iniziazione, le persone siano trasportate all’interno di quella tradizione o entrino in comunione in qualche modo con le altre persone che in precedenza hanno seguito la stessa tradizione. Per esempio nella tradizione buddista e induista, si afferma spesso che, mediante l’iniziazione o la trasmissione dei mantra giusti, e altri rituali, l’iniziato entri in contatto con il guru, il maestro, e con tutti quelli che lo hanno preceduto. Un’idea simile c’è anche nella comunione dei santi, caratteristica della cristianità. Coloro che partecipano ai sacramenti cristiani, in particolare all’Eucaristia, sono in contatto non solo con le altre persone che lo stanno facendo in quel momento, o con le altre persone che casualmente li circondano, ma sono in qualche modo in un specie di risonanza con tutti quelli che hanno fatto la stessa cosa in precedenza. Sheldrake sviluppa la sua teoria secondo i sistemi gerarchici: ‘Penso che tutti questi campi siano organizzati gerarchicamente. Le celle costituiscono i tessuti e i tessuti costituiscono gli organi e gli organi costituiscono il corpo….La nostra terra, Gaia, è contenuta nel sistema solare, il sistema solare nella galassia, la galassia in un ammasso di galassie, e in definitiva ogni cosa è contenuta nel cosmo. Quindi possiamo dire che il campo più primario e fondamentale della natura è il campo cosmico e giù giù i campi galattici, campi come il sole, i campi planetari, continentali, e così via dicendo scendendo lungo questa gerarchia a più livelli. A ogni livello il tutto organizza le parti che contiene e le parti influenzano il tutto; è un’influenza bidirezionale’. Nella sua visione, in particolare nel The Rebirth of Nature, S. sviluppa l’idea della natura come un qualcosa di vivo, non di inanimato, e sulle enormi conseguenze che ne derivano: da un punto di vista personale, per tutte le persone nella loro relazione con il mondo che le circonda; da un punto di vista collettivo, attraverso la nostra relazione collettiva con la natura; da un punto di vista spirituale, il modo in cui tutto questo porta a una riconsiderazione delle tradizioni spirituali, e infine da un punto di vista politico attraverso il movimento ecologista e altri movimenti culturali, economici, ecc. come i movimenti olistici. L’idea che la natura è una cosa viva è diventata negli ultimi 20 anni una forza molto importante nell’umanità ed è presente variamente anche nella Profezia di Celestino e in tutto il movimento spirituale della New Age.

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(1) I Campi Morfici [Proprietà]

I campi morfici sono regioni d’influenza all’interno dello spazio-tempo, localizzati dentro e intorno ai sistemi che organizzano. Essi limitano ovvero impongono un ordine all’indeterminismo intrinseco dei sistemi che presiedono. I campi che presiedono allo sviluppo e al mantenimento della forma corporea si chiamano morfogenetici. Quelli che si occupano della percezione, del comportamento e dell’attività mentale si chiamano campi percettivi, comportamentali e mentali. In mineralogia sono definiti cristallini e molecolari. In sociologia sono detti sociali e culturali. Comprendono in sé, e connettono, le varie parti del sistema che sono preposti ad organizzare. Così un campo cristallino organizza i modi secondo cui le molecole e atomi si ordinano all’interno di un cristallo. Il campo di un animale plasma le cellule e i tessuti all’interno di un embrione, ne guida lo sviluppo fino a che esso assuma la caratteristica forma della sua specie. Un campo sociale organizza e coordina il comportamento degli individui che lo compongono, per esempio il modo in cui ciascun uccello vola all’interno del suo stormo. Il campo morfico conduce i sistemi a esso sottoposti verso mete o obiettivi specifici (Attrattori). Per Sheldrake il campo stesso si evolve. Esso non è fissato una volta per tutte.

La sua struttura dipende da ciò che è accaduto in precedenza. Contiene una sorta di memoria. Attraverso la ripetizione, i modelli che organizza divengono sempre più probabili, sempre più abituali. Secondo Sheldrake, il primo campo di un dato tipo, per esempio il campo del primo cristallo d’insulina, o quello di una nuova idea, diciamo la teoria di Darwin sull’evoluzione, comincia a esistere grazie a un salto creativo la cui fonte evolutiva ci è sconosciuta. Forse si tratta del caso. Forse si tratta dell’espressione di una creatività intrinseca alla mente e alla natura. Una volta che questo nuovo campo, questo nuovo modello di organizzazione, ha cominciato a esistere, esso si rafforza attraverso la ripetizione. E’ sempre più probabile che il modello si riproponga. I campi divengono una sorta di memoria cumulativa, evolvendosi nel tempo, e sono alla base della formazione delle abitudini. Il veicolo attraverso il quale le informazioni vengono trasmesse da un sistema ad un altro viene definito risonanza morfica. Essa contiene in sé la possibilità che un’entità influisca su di un’altra simile, che modelli di attività influiscano su altri modelli di attività successivi e analoghi. Questi influssi passano attraverso, e dentro, lo spazio tempo. Quanto maggiore è la somiglianza tanto più potente è la risonanza morfica. La risonanza morfica è il fondamento di tutta la memoria intrinseca ai campi, a tutti i livelli di complessità. Qualsiasi sistema morfico, poniamo l’embrione della giraffa, si sintonizza sui sistemi precedenti e simili, in questo caso le giraffe precedentemente sviluppate. Parlando dell’uomo, questo tipo di memoria collettiva è strettamente affine a quello che lo psicologo C.G. Jung chiamava ‘l’inconscio collettivo’. La teoria di Sheldrake sostiene che la risonanza morfica si manifesta nella fisica, nella chimica, nella biologia, nella psicologia, e nelle scienze sociali. Sistemi di antica formazione come gli atomi di idrogeno, i cristalli salini e le molecole di emoglobina sono governati da campi morfici talmente potenti, da abitudini talmente radicate, che è difficile osservarvi il più piccolo cambiamento.

Le ipotesi sui campi morfici formulate da Sheldrake:

1.Sono un tutt’uno autoadattante.

2.Hanno una posizione sia spaziale che temporale e organizzano la trama spazio-temporale dell’attività ritmica o vibratoria.

3.Hanno il potere di attirare i sistemi ai quali presiedono verso forme e attività determinate, alla cui nascita soprintendono e di cui custodiscono l’integrità. Gli obiettivi verso i quali i campi morfici attirano i sistemi ad essi sottoposti sono chiamati attrattori.

4.Mettono in relazione e coordinano le unità morfiche (oloni) al loro interno, le quali a loro volta sono organizzate dai campi morfici. I campi morfici a loro volta contengono in sé altri campi morfici secondo una gerarchia di insiemi a catena, detta olarchia.

5.Sono strutture probabilistiche e la loro attività di organizzazione è probabilistica.

6. Contengono una memoria intrinseca fornita dall’autorisonanza con il passato dell’unità morfica medesima e dalla risonanza morfica con tutti i sistemi precedenti e analoghi. Questa memoria è cumulativa. Quanto più frequentemente un determinato modello di attività viene ripetuto tanto più abituale diviene.

I Campi Morfogenetici [Proprietà]

Sono i campi morfici che presiedono allo sviluppo e al mantenimento della forma corporea. Essi sono quindi un particolare tipo di campi morfici. L’idea di campo morfogenetico è emersa soprattutto in biologia.Fin dagli anni ’20 del secolo scorso diversi biologi hanno ipotizzato che un organismo in via di sviluppo venga modellato da un campo, detto appunto morfogenetico (perché genera la forma). L’idea di campo è quella di una regione di influenza autoadattante, analoga ai campi magnetici e ad altri campi esistenti in natura.

Nei suoi libri L’ipotesi della causalità formativa e In The Presence of the Past Sheldrake ha proposto e sviluppato la sua idea di campo morfogenetico.

Si tratta di una teoria con tre punti chiave

(Principi base della causalità formativa):

  • 1. I campi morfogenetici sono un nuovo tipo di campo che fin qui non è stato riconosciuto dalla fisica.

    2.Così come gli organismi alla cui formazione presiedono, essi stessi si evolvono. Hanno una storia e, grazie a un processo – la risonanza morfica – contengono in sé una memoria.

    3. Fanno parte di una famiglia più vasta di campi, detti campi morfici.

  • Sheldrake suppone che gli organismi autoadattanti, a tuti i livelli di complessità, sono un tutto dipendente da uno specifico campo organizzatore di quel sistema, che è il suo campo morfico. Questo tutto è composto di parti, le quali sono a loro volta un tutto a livello più basso (causalità verso il basso). A ciascun livello, il campo morfico dà a ciascun tutto le proprie caratteristiche e fa sì che esso ammonti a più della somma delle proprie parti.

    Connessioni con la fisica quantistica

    Sheldrake formula l’ipotesi che la non localizzazione – uno dei principi fondamentali della fisica quantistica – sia essenziale ai campi morfici, in quanto come le parti di un sistema quantico mantengono la loro connessione se sono stati collegati in passato e rimangono sempre unite - con una connessione immediata -da un campo quantico; analogamente avviene per un campo morfico.L’autore ritiene che quando le parti di un sistema sociale vengono separate queste mantengono un collegamento analogo alla non localizzazione riscontrata nella fisica quantistica. Sheldrake ritiene possibile una reinterpretazione dei campi morfici alla luce della fisica quantistica, la cui applicazione si estenderebbe fino a coprire l’organizzazione biologica e sociale.

    Come sostiene lo stesso Sheldrake, riferendo di una discussione con David Bohm, egli ritiene che la sua teoria è molto simile a quella di Bohm. "C’è una grande similitudine tra l’idea di campo morfico e la teoria dell’‘ordine implicato’ di Bohm, l’ordine ‘avviluppato’ dentro quello ‘esplicato’ cioè svelato, di cui facciamo esperienza. La teoria di Bohm che si fonda sulla non separabilità dei sistemi quantistici, si rivelò straordinariamente affine alle mie proposte".

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    NOTA BIOGRAFICA

    Eaco Cogliani è nato nel 1943. Fisico matematico, dai primi anni ’60 studia l’inquinamento radioattivo in relazione alla protezione delle popolazioni umane e di tutti i viventi. Negli anni ’70 ha sviluppato il Movimento Scuola-Lavoro sulla base di una pratica integrale, olistica, nella formazione e sviluppo delle capacità e dei valori umani. Nel 1986, dopo Chernobyl, ha costituito nel centro di Milano Corsi pratici di protezione dalle radiazioni nucleari per la popolazione. Da una visione planetaria ha sviluppato l’interesse per le culture alternative o disconosciute. Nel 1978 ha trascorso un periodo in Cina. Ha diffuso in Italia la prima traduzione del Manuale di Agopuntura dell’Accademia di scienze tradizionali di Pechino e pubblicato uno dei primi testi di Shiatsu. Nel 1997 ha costituito il Celestinian Center come sistema di relazioni per sviluppare potenziali, individuali e collettivi, sull’ispirazione de ‘La Profezia di Celestino’ di J.Redfield. Ha fondato la rivista di approfondimento spirituale e scientifico della New Age, Alba Magica, seguìta dal giornale mensile con lo stesso titolo. E’ membro dell’Istituto di Scienze Noetiche (IONS) della California (USA) che conduce ricerche sulla Coscienza. E’ fondatore del Forum per la Pace e per la Vita. Conduce seminari e corsi sullo sviluppo del potenziale umano, lo scopo della Vita e l’uso delle risorse interiori ed i Corsi biennali sulla Pratica Trasformativa Interiore. Tra le sue opere: Manuale di protezione dalle radiazioni nucleari per la popolazione, 1989; La Scuola inesistente, 1996; Coincidenze Significative e Sincronicità nell’Universo psicofisico, 1998 e 2003; La Nuova Visione del Mondo 2000; Energia, Vita e Coscienza, 2002. vedi anche in--> http://www.celestinian-center.com/LANUOVAVISIONEDELMONDO.html Sul volume La Nuova Visione del Mondo é contenuta una lunga intervista -saggio a Rupert Sheldrake.

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    - Per informazioni, documentazioni, per avere le Riviste Alba Magica, le interviste e pubblicazioni citate e altre ancora sugli argomenti -Si può contattare l’A. al celestinian@iol.it --- eacus@iol.it http://www.celestinian-center.com e ai Telefoni 347/4418930 - 049/8648301 (redazione Alba Magica)

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    Alla presenza del passato  

    Intervista con Rupert Sheldrake  

    [Nell’intervista RMN sta per  Rebecca McClen Novick e DJB sta per David Jay Brown, i due intervistatori].    

    Rupert Sheldrake è noto soprattutto per la sua controversa teoria della “causalità formativa” che implica un universo non meccanicistico, governato da leggi che sono esse stesse soggette a cambiamenti. Nato a Newark-on-Trent, in Inghilterra, Rupert ha studiato scienze naturali a Cambridge e filosofia a Harvard. Ha conseguito un dottorato di ricerca in biochimica a Cambridge nel 1967 e nello stesso anno è entrato a far parte del Clare College di Cambridge. È stato direttore del dipartimento di biochimica e di biologia cellulare in questo college fino al 1973.
    Ha fatto parte della Royal Society e a Cambridge ha studiato lo sviluppo delle piante e l’invecchiamento delle cellule. Dal 1974 al 1978 è stato responsabile del dipartimento di fisiologia delle piante presso l’International Crops Research Institute for the Semi-Arid Tropics (ICRISAT) di Hyderabad, in India, e ha continuato a lavorare in questo centro di ricerca come consulente fisiologo fino al 1985.
    Rupert è l’autore di A New Science of Life e di The Presence of the Past, nei quali espone la sua teoria per spiegare il misterioso processo della morfogenesi. Nel 1981 la rivista scientifica britannica Nature ha definito A New Science of Life come “il miglior candidato per essere dato alle fiamme da molti anni a questa parte”, mentre il New Scientist l’ha chiamato “una importante ricerca scientifica sulla natura della realtà biologica e fisica”.
    In The Rebirth of Nature Rupert esamina le implicazioni filosofiche della morfogenesi, e nei Trialogues at the Edge of the West, che ha scritto con Terence McKenna e con Ralph Abraham, dibatte e analizza molte idee sulla natura della realtà.
    Abbiamo incontrato Rupert, sua moglie Jill Pearce e il loro bambino Merlin presso l’Istituto Esalen, dove Jill stava tenendo un seminario sull’arte del cantare in ipertono. Rupert ci ha parlato dei sottili processi coinvolti nell’evoluzione della natura attraverso il tempo, dipingendo un quadro allo stesso tempo semplice e intricato di un universo dinamico dove funzioni dello spazio-tempo prima sconosciute interagiscono continuamente con ogni aspetto della vita sulla terra.

    RMN   DJB: Rupert, che cosa ha fatto nascere in te l’interesse verso la biochimica e la morfogenesi?  

    RUPERT: Mi sono iscritto a biologia perché mi interessavano gli animali e le piante e anche perché mio padre era un biologo. Lui era un esperto di storia naturale della vecchia scuola, con un laboratorio in casa e armadi pieni di diapositive e così via. E così mi ha insegnato tante cose sulle piante, e io ho imparato a conoscere gli animali grazie ai cani e ai gatti che tenevo in casa. Ero proprio molto appassionato alla biologia. Una delle ragioni per le quali mi sono dedicato alla biochimica è che era una delle poche scienze che potevi scegliere che copriva tutti gli aspetti della biologia. La biochimica comprendeva le piante, gli animali e i microrganismi. Era una specie di scienza biologica universale. Mi sono accorto molto presto, naturalmente, che la biochimica non era affatto un modo per capire le forme degli animali e delle piante e ho passato molto tempo a pensare come gettare un ponte fra l’embriologia, lo sviluppo delle piante e quello che succedeva a livello biologico. E questo era il soggetto della ricerca che ho portato avanti per quasi dieci anni a Cambridge.   DJB: Solo per far sì che tutti siano capiscano il tuo lavoro teorico, puoi descriverci brevemente gli elementi fondamentali della teoria della causalità formativa?  

    RUPERT: La teoria della causalità formativa riguarda il meccanismo grazie al quale le cose assumono la loro forma, o la loro organizzazione. Quindi riguarda la formazione delle galassie, degli atomi, dei cristalli, delle molecole, delle piante, degli animali, delle cellule, delle società. Copre tutte quelle cose che hanno forme, strutture o proprietà di autorganizzazione.
    Vedi, tutte queste cose organizzano se stesse. Un atomo non ha bisogno di essere messo insieme da una qualche entità esterna. Si organizza da solo. Una molecola o un cristallo non sono assemblati pezzo per pezzo dagli esseri umani, cristallizzano spontaneamente. Gli animali crescono spontaneamente. Tutte queste cose sono diverse dalle macchine, che vengono costruite artificialmente dagli esseri umani.
    Quindi, quello di cui si occupa la mia teoria sono i sistemi naturali che si organizzano da soli, e riguarda la causa della forma. E la causa di tutte queste forme per me sono campi che organizzano, campi che definiscono la forma, che io chiamo campi morfici, dalla parola greca che vuol dire for
        ma. L’aspetto originale di quello che sto dicendo è che la forma delle società, delle idee, dei cristalli e delle molecole dipende dal modo con cui i precedenti dello stesso tipo sono stati organizzati. C’è una specie di memoria innata nei campi morfici di ogni tipo di cosa. Perciò io penso che le regolarità della natura siano più simili ad abitudini che a cose governate da leggi matematiche eterne che esistono in qualche modo al di fuori della natura.   * Un atomo non ha bisogno di essere messo insieme da una qualche entità esterna. Si organizza da solo.
    *...la forma delle società, delle idee, dei cristalli e delle molecole dipende dal modo con cui i precedenti dello stesso tipo sono stati organizzati.
     

    RMN: Puoi darci un esempio specifico di sviluppo di una specie ben conosciuta, come una patata, per esempio, e descriverci il suo processo morfogenetico?  

    RUPERT: L’idea è che ogni specie, ogni membro di ogni specie, attinge dalla memoria collettiva della specie, e si sintonizza con i membri passati della specie e a sua volta contribuisce all’ulteriore sviluppo della specie. Quindi, nel caso della patata, avremmo una risonanza di fondo delle specie di patate ormai estinte, gran parte delle quali crescevano spontaneamente nelle Ande. E in questo caso particolare, dato che si tratta di una pianta coltivata, sono state sviluppate tantissime varietà di patate, che sono coltivate, e quindi succede che le patate si propagano per via vegetativa, quindi sono dei cloni.
    Quindi ogni clone di patata, ogni varietà, ogni membro del clone entrerà in risonanza con tutti i membri precedenti del clone, e questa risonanza si sovrappone con una risonanza di fondo dovuta agli altri membri della specie patata, e poi questo è in relazione con le specie selvatiche di patate che crescono ancora sulle Ande. Quindi c’è tutta una grande risonanza di fondo, ma quello che è più importante è la risonanza con quelle più simili, che sono i membri passati di quella varietà. E questo è quello che fa sì che le patate di quella varietà si sviluppino in quel certo modo, seguendo le abitudini delle loro simili.
    Normalmente queste cose sono attribuite ai geni. L’opinione comune è che l’ereditarietà dipende dai geni chimici o dal DNA, e quindi non c’è problema, è tutto programmato nel DNA. Quello che voglio dire è che questa visione dello sviluppo biologico è inadeguata. Il DNA è lo stesso in tutte le cellule della patata, nelle radici, nei germogli, nelle foglie e nei fiori. Il DNA è esattamente lo stesso, e tuttavia questi organi si sviluppano in modo
        diverso. Quindi deve esserci qualcosa di più del DNA che determina la forma della patata, e questo è quello che io chiamo il campo morfico, il campo organizzatore.
    Un esempio di come sarebbe possibile controllare la teoria potrebbe consistere nell’osservare un qualche cambiamento nella specie che non si è mai verificato in precedenza, un fenomeno nuovo e nel vedere come si diffonde attraverso la specie. Per esempio, se addestriamo dei ratti a eseguire un certo esercizio in un certo posto, allora i ratti di quella razza, i loro discendenti, dovrebbero imparare a fare più velocemente la stessa cosa ovunque nel mondo, proprio perché i primi hanno imparato a farlo. E più lo imparano e più facile dovrebbe diventare.
     

    RMN: Nel caso di un nuovo sistema, come una sostanza chimica appena sintetizzata, o una nuova droga, come si svilupperebbe il campo morfico?  

    RUPERT: La prima volta che la sostanza chimica viene cristallizzata, i cristalli non avrebbero un campo morfico, perché non sono mai esistiti in precedenza. Col passare del tempo, dovrebbe essere più facile cristallizzarli, a causa della risonanza morfica con i cristalli precedenti. Quindi, qualunque sia il modo in cui questo sia avvenuto la prima volta — questo è un problema di creatività, ma supponiamo, per esempio, che sia stato casuale — quando il primo gruppo di cristalli cristallizza in quel certo modo, su tutti i modi di cristallizzazione possibili, allora il processo verrà stabilizzato mediante la risonanza morfica, e più spesso questo succede, più sarà probabile che avvenga di nuovo, attraverso questa specie di memoria invisibile che unisce i cristalli di tutto il mondo. Ci sono già delle prove che mostrano come i nuovi cristalli, i nuovi composti, diventano più facili da cristallizzare con il passare del tempo.   DJB: Da cosa sono fatti i campi morfici, e com’è possibile che possano esistere ovunque nello stesso tempo? Funzionano in base a un principio simile al teorema di Bell?   RUPERT: Be’, puoi anche fare la domanda, da che cosa è costituito un qualsiasi tipo di campo? Da che cosa è fatto il campo elettromagnetico? Oppure da che cosa è fatto il campo gravitazionale? Nessuno lo sa, anche se parliamo di discipline fisiche conosciute. Nel diciannovesimo secolo si pensava che fossero fatti di etere. Ma poi Einstein ha dimostrato che il concetto di etere era superfluo; ha affermato che il campo elettromagnetico non è fatto di etere, è fatto di se stesso. Semplicemente c’è. Il campo magne     tico che circonda un magnete, per esempio, non è fatto di aria e non è fatto di materia. Se usiamo della polvere di ferro, possiamo visualizzare questo campo, ma non è fatto di nient’altro tranne che del campo stesso. E se mi chiedi, forse tutti i campi hanno in comune una certa sostanza, o una certa proprietà, allora questa è la ricerca di una teoria dei campi unificata.
    Quindi se mi chiedi: “Di che cosa sono fatti tutti i campi?”, la sola risposta che si può dare è lo spazio-tempo, o lo spazio e il tempo. La sostanza dei campi è lo spazio; i campi sono modificazioni dello spazio o del vuoto. E secondo la teoria generale della relatività di Einstein, il campo gravitazionale, la struttura dello spazio-tempo nell’intero universo, non è nello spazio o nel tempo, è lo spazio-tempo. Non c’è spazio né tempo al di fuori della struttura dei campi. Quindi i campi sono percorsi di spazio-tempo. E quindi i campi morfici, come gli altri campi, saranno strutture nello spazio e nel tempo. Hanno il proprio tipo di stato ontologico, lo stesso tipo di stato dei campi elettromagnetici e gravitazionali.
     

    DJB: Un momento. Ma questi sono localizzati, non è vero? Voglio dire, se spargi della polvere di ferro intorno a un magnete, puoi vedere il campo magnetico intorno a esso. Come è possibile che un campo morfico possa esistere ovunque nello stesso momento?  

    RUPERT: Non è così. I campi morfici sono localizzati. Sono dentro e intorno al sistema che organizzano. Quindi il tuo campo morfico è dentro e intorno al tuo corpo. Il campo morfico di una pianta di pomodoro è dentro e intorno a quella pianta. Quello che sto dicendo è che i campi morfici di piante di pomodoro differenti risuonano uno con l’altro attraverso il tempo e lo spazio. Non sto dicendo che il campo stesso sia delocalizzato, comprenda tutto lo spazio e tutto e il tempo. Dico che un campo ne influenza un altro attraverso lo spazio e il tempo. Ora, il mezzo di trasmissione non è chiaro. Io lo chiamo risonanza morfica, il processo di entrare in risonanza. Questo concetto sostituisce quelle che nella fisica convenzionale sono chiamate “leggi di natura”, che si suppone siano presenti in tutti i luoghi, e in ogni momento.
    Allora, qual’è la sostanza di una legge di natura? E come fanno le leggi di natura a essere presenti in tutti i luoghi e in ogni momento? Queste sono le domande alternative all’idea della risonanza morfica. Non è che la normale fisica ci proponga un qualcosa di più vicino al “senso comune” della risonanza morfica; anzi è un qualcosa di più lontano dal senso comune. Si basa sull’idea di leggi matematiche invisibili, che non sono materiali o energetiche, e tuttavia sono presenti sempre e dovunque, completamente misteriose. La
      risonanza morfica è misteriosa, ma non implica un qualcosa di imposto dallo spazio e dal tempo esterno dappertutto, ma piuttosto un percorso che si può diffondere attraverso lo spazio e il tempo, mediante il processo che io chiamo risonanza morfica.  

    * La natura non è una macchina.  

    RMN: Secondo te l’ipotesi della causalità formativa non contraddice la teoria ortodossa ma in effetti la incorpora e la completa. Come è possibile?  

    RUPERT: La teoria ortodossa nella biologia e nella chimica, e nella scienza in generale, è la teoria meccanicistica della natura che afferma che tutti i sistemi naturali sono come macchine, e sono costituiti da processi fisici e chimici. Quello che io dico è che si può, se volete, paragonare certi aspetti della natura a delle macchine, ma questo non basta per spiegarli. La natura non è una macchina. Io e voi non siamo macchine. Possiamo essere simili a macchine sotto certi aspetti. Il nostro cuore può essere simile a una pompa e il nostro cervello, in un certo senso, simile a un computer.
    La teoria meccanicistica ci fornisce delle analogie meccaniche della natura, ed è vero che si può guardare a certi aspetti degli organismi in questo modo. Ma per altri importanti aspetti, la natura in generale, e gli organismi in particolare, non sono macchine o simili a macchine. Quindi, quello che voglio dire è che la teoria meccanicistica va bene per quello che vale. Il suo contenuto positivo va bene quando ci descrive la fisica degli impulsi nervosi, o la chimica degli enzimi; questo va bene, queste sono informazioni utili, e sono una parte del quadro.
    Ma se afferma che la vita non è altro che cose che possono essere spiegate in termini di normale fisica, che esistono già nei libri di fisica, se afferma che la vita non è nient’altro che questo — e questo è quello che dice la maggior parte dei biologi meccanicistici — allora penso che sia sbagliata, perché è troppo limitata. È come guardare a una parte del quadro e pensare che sia il tutto. È una mezza verità.
     

    RMN: Tu hai inglobato tutto questo nella tua teoria e lo hai semplicemente portato a un altro livello...?  

    RUPERT: Sì. Nel mondo di cui sto parlando ci sono sempre gli impulsi nervosi e gli enzimi; la biofisica e la biochimica classiche sono sempre lì. Quello che non c’è più è l’ipotesi che tutti questi aspetti del processo siano tutto quello che c’è. Per fare un’analogia, è come cercare di capire un edificio.     Se vuoi capire come è fatto un edificio, un modo di considerarlo è dire, bene è fatto di legno e di altre cose, di metallo e così via. E poi possiamo dire di poter misurare, di poter analizzare il legno e gli altri componenti.
    Si può determinare esattamente quali sostanze sono contenute nel legno, l’esatta composizione molecolare, gli esatti componenti dell’edificio. Ma quando lo scomponete per analizzare le parti, la forma dell’edificio, la struttura delle stanze, il piano generale scompare quando analizzate i componenti, specialmente se dovete distruggerlo per fare questo. E di solito per analizzare i componenti chimici di un organismo, per prima cosa dovete ucciderlo e distruggerlo. Quindi il piano dell’edificio fa anch’esso parte dell’edificio, è l’aspetto formativo dell’edificio, la forma. E non riuscirete mai a capire il progetto dell’edificio, la sua forma o la sua funzione, semplicemente analizzando i suoi componenti. Anche se senza i componenti, il legno e tutto il resto, non esiste nessun edificio.
     

    DJB: Quali sono le implicazioni della teoria della casualità formativa? Gli ipotetici campi morfici come influenzano cose come le scienze, le arti, le tecnologie e le strutture sociali?  

    RUPERT: Ho scritto un intero libro su questo argomento — The Presence of the Past — quindi mi risulta difficile rispondere brevemente. Ma, prima di tutto, la teoria ci dà una prospettiva completamente differente dei processi formativi in biologia e in chimica. Ci svela nuovi aspetti degli istinti e dei comportamenti, in quanto esseri organizzati dai campi morfici. Ci dà una nuova prospettiva delle strutture sociali, in termini di campi morfici, e delle forme culturali e delle idee. Tutte queste cose io le vedo come organizzate da questi campi con una memoria innata.
    Nel campo umanistico, naturalmente, tutto questo porta all’idea di una memoria collettiva umana alla quale tutti attingiamo, che è molto simile all’idea dell’inconscio collettivo di Jung. In termini di gruppi sociali, dà origine all’idea che l’intero gruppo sociale è organizzato da un campo. E che questo campo non è solo una struttura organizzatrice nel presente, ma contiene anche una memoria di quello che era quel gruppo sociale nel passato, una memoria di gruppo — e anche, mediante la risonanza morfica, una memoria di altri gruppi sociali simili che sono esistiti nel passato.
    Perciò una squadra di football, per esempio, si sintonizzerà con il proprio campo del passato. I singoli giocatori della squadra saranno coordinati non solo dall’osservarsi a vicenda, ma anche da una sorta di mente di gruppo che sarà al lavoro mentre il gioco si sviluppa. E questa a sua volta avrà una specie di risonanza di fondo con i campi morfici di altre squadre di football simili.
       
    RMN: Da una parte è rassicurante che venga mantenuto un certo ordine, e tuttavia deve essere possibile scegliere un cambiamento se quell’andamento non funziona più efficacemente. In che modo la natura fornisce le condizioni necessarie per questo equilibrio fra ripetibilità e novità?
     

    RUPERT: L’universo non è in uno stato stazionario; nella natura c’è una forza creativa di base, che fa progredire le cose. Da un punto di vista cosmologico, questa è l’espansione dell’universo. Se l’universo fosse stato in stato stazionario al momento del Big Bang, la sua temperatura sarebbe ancora di miliardi di gradi. Noi non esisteremmo. La ragione per la quale siamo qui è perché il Big Bang ha prodotto un’esplosione colossale, un movimento di espansione verso l’esterno dell’intero universo, che quindi si è raffreddato e ha virtualmente creato nuovo spazio nel quale sono potute accadere altre cose. E nel continuo processo evolutivo c’è una costante destabilizzazione di quello che c’è in un certo momento grazie al fatto che l’universo non è in equilibrio.
    Questo continuo processo all’opera in tutta la natura tende a rompere i vecchi comportamenti e fa sì che le cose non rimangano così come sono. Lo si può vedere nella storia della terra, l’incessante processo evolutivo, nei cambiamenti catastrofici che si sono verificati sulla terra in seguito all’impatto di asteroidi e così via.
    La natura cumulativa del processo evolutivo, il fatto che la memoria venga conservata, significa che la vita cresce non solo attraverso una proliferazione casuale di nuove forme, ma c’è una specie di aspetto cumulativo. Si comincia con organismi unicellulari e si finisce con organismi multicellulari complessi, come quelli di oggi. Di solito le nuove specie nascono quando si aprono nuove opportunità, e le più grandi speciazioni conosciute nella storia della terra si sono verificate subito dopo grandi cataclismi, come l’estinzione dei dinosauri, che creano nuove opportunità, e nascono nuove forme di tutti i generi. Dopo di che tendono a essere piuttosto stabili. Quindi, abbastanza spesso, le ragioni della creatività dipendono da incidenti o disastri che impediscono di continuare a seguire le vecchie abitudini.
     

    RMN: Quando un sistema imbocca un vicolo cieco evolutivo, un organismo si estingue oppure un oggetto diventa obsoleto. Che cosa succede al suo campo? Forse che, per così dire, si spacca e si fonde con altri campi simili?  

    RUPERT: Io penso che gli spettri delle specie estinte si aggirerebbero ancora per il mondo, che i campi dei dinosauri sarebbero ancora potenzial     mente presenti... se fosse possibile entrare in sintonia con loro. Se fosse possibile ricostruire un uovo di dinosauro, si potrebbe farli rinascere. Io penso che nel corso dell’evoluzione queste specie passate ricompaiano davvero. Nella letteratura biologica sono noti come atavismi, il processo mediante il quale le forme o i comportamenti di specie estinte ricompaiono in quelle viventi. Come dei bambini che nascessero con la coda.  

    DJB: O un’evoluzione parallela?  

    RUPERT: Un’evoluzione parallela comporterebbe un processo simile, ma quello di cui sto parlando è l’influenza delle specie estinte che viaggia attraverso il tempo e le loro caratteristiche che ricompaiono. Si avrebbe una evoluzione parallela se le caratteristiche di certe specie viaggiassero attraverso lo spazio, se comportamenti simili si evolvessero in posti diversi, come, per esempio, l’evoluzione di forme fra i marsupiali australiani e di forme simili fra i mammiferi placentati di un altro posto.  

    DJB: Hai detto prima che potrebbe esserci una specie di memoria collettiva e che questa sarebbe analoga al concetto di inconscio collettivo di Jung. Pensi allora che i campi morfici siano, o potrebbero essere, coscienti?  

    RUPERT: Non credo che i campi morfici siano coscienti. Penso che certi aspetti dei campi morfici possano diventare coscienti negli esseri umani. Penso che i costituenti fondamentali dell’attività mentale che sono le idee, i pensieri, ecc., dipendano dai campi morfici. Penso che diventino coscienti in noi. Ma gran parte dell’inconscio collettivo, gran parte delle nostre abitudini, e gran parte delle abitudini della natura, a mio parere, sono inconsce e gran parte della natura, sempre secondo me, funziona più come la nostra mente inconscia che non come la nostra mente conscia. E d’altra parte, il 90%, forse il 99%, della nostra attività è inconscia. Non dobbiamo pensare che il tipo di ricordi inconsci che noi stessi abbiamo siano in qualche modo differenti dal resto della natura.
    Non dobbiamo pensare che, solo perché noi abbiamo dei ricordi coscienti, allora tutta la memoria della natura deve essere cosciente. Infatti gran parte dei nostri ricordi sono inconsci, così come gran parte delle nostre abitudini, come l’abitudine di parlare inglese, per esempio, il modo in cui parliamo, il nostro modo di comportarci, il nostro accento o l’abitudine di guidare la macchina. Quando guidiamo, non è necessario essere coscienti di ogni movimento muscolare, o di tutto quello che facciamo. Queste abitudini si manifestano spontaneamente. E le abitudini biologiche più profonde, come il fun
        zionamento del nostro corpo, il battito del cuore, il modo di funzionare dell’intestino, sono completamente inconsce per gran parte di noi.   *...l’idea che i ricordi non siano memorizzati nel cervello apre la strada a un nuovo dibattito... sulla questione della sopravvivenza alla morte.  

    DJB: Nel tuo libro The Presence of the Past tu avanzi l’ipotesi che i ricordi non siano effettivamente memorizzati nel cervello, ma piuttosto che possano essere memorizzati in un campo di informazioni al quale si può accedere mediante il cervello. Se questo fosse dimostrato, pensi allora che la coscienza umana, i nostri ricordi personali e il nostro senso dell’io, possano sopravvivere in qualche modo alla morte biologica?  

    RUPERT: Certamente, l’idea che i ricordi non siano memorizzati nel cervello apre la strada a un nuovo dibattito o a nuove prospettive sulla questione della sopravvivenza alla morte. La maggioranza delle persone pensa che i ricordi siano memorizzati nel cervello semplicemente perché questo è il paradigma meccanicistico che molto raramente viene messo in dubbio. Non c’è quasi nessuna prova che dimostri che i ricordi siano memorizzati nel cervello, come ho mostrato nel mio libro, e le prove che ci sono possono essere meglio interpretate se il cervello viene visto come un sistema per sintonizzarsi, sintonizzarsi con il suo stesso passato. In modo che possiamo accedere ai nostri ricordi sintonizzandoci con i nostri stati passati. Il cervello è più simile a un ricevitore televisivo che a un registratore a cassette o a un videoregistratore.
    Se i ricordi sono memorizzati nel cervello allora non è possibile alcuna sopravvivenza conscia, e neppure inconscia, alla morte del corpo, perché se i ricordi sono nel cervello e il cervello si decompone dopo la morte, i tuoi ricordi verranno spazzati via con la decomposizione del cervello. Nessuna forma o tipo di sopravvivenza, nemmeno tramite la reincarnazione, sarebbe possibile in un simile scenario. Questo è uno dei motivi per cui i materialisti sono così attaccati all’idea dei ricordi memorizzati nel cervello, perché è un modo per rifiutare tutte le religioni con un argomento di solo due righe. Ma, in effetti, ci sono pochissime prove a favore di questa ipotesi.
    Quindi se non sono memorizzati nel cervello allora i ricordi non spariscono con la morte, ma deve ancora esserci un qualcosa che può sintonizzarsi o avere accesso ad essi. È possibile allora che un qualche sistema di sintonia, un qualche aspetto non fisico dell’io sopravviva alla morte e possa ancora avere accesso ai ricordi? Questo è il grande problema. Io lo considero un problema ancora aperto. Io personalmente credo che noi sopravviviamo in
        qualche modo alla morte del corpo, e che qualche aspetto dell’io sopravvive e continua ad avere accesso ai ricordi. Ma questa è un’opinione personale. La teoria di per sé non è in grado di rispondere a questa domanda.  

    DJB: Pensi che esista un campo morfico dei sogni, delle esperienze mistiche e degli altri stati della coscienza?  

    RUPERT: Io penso che ogni struttura organizzata di attività — che comprende i sogni e alcune esperienze mistiche e gli stati alterati di coscienza — ogni tipo di attività ha una struttura, e dato che queste attività o questi stati mentali hanno una struttura, allora queste strutture possono spostarsi da una persona all’altra grazie alla risonanza morfica. E infatti, in molte tradizioni mistiche, si crede che, con l’iniziazione, le persone siano trasportate all’interno di quella tradizione ed entrino in risonanza, o entrino in qualche modo in comunione, con le altre persone che in precedenza hanno seguito la stessa tradizione.
    Per esempio, nella tradizione induista o buddista, si afferma spesso che, mediante l’iniziazione e la trasmissione dei mantra giusti, e così via, l’iniziato entri in contatto con il guru, il maestro, e con tutti quelli che lo hanno preceduto. C’è un’idea simile anche nella cristianità, l’idea della comunione dei santi. Coloro che partecipano ai sacramenti cristiani, in particolare all’Eucarestia, sono in contatto non solo con le altre persone che lo stanno facendo in quel momento, o con le altre persone che casualmente li circondano, ma sono in qualche modo in una specie di risonanza con tutti quelli che hanno fatto la stessa cosa in precedenza.

    RMN: Qual’è la tua opinione sui sistemi gerarchici di campi morfici, dei campi fondamentali della natura o della vita, e i campi morfici che li hanno influenzati, vale a dire i campi morfici dei campi morfici?  

    RUPERT: Penso che tutti questi campi siano organizzati gerarchicamente. Nel senso di tante gerarchie una dentro l’altra. Le celle costituiscono i tessuti e i tessuti costituiscono gli organi e gli organi costituiscono il corpo. Siamo portati a dire che il tutto, il corpo e la mente, l’intero nostro essere, è più grande degli organi del corpo e questi a loro volta sono più grandi dei tessuti, che a loro volta sono più grandi delle cellule, che a loro volta sono più grandi delle molecole. Più grande è un certo contesto spaziale, più cose abbraccia il campo corrispondente.
    Se pensiamo al modo in cui è organizzata la natura, possiamo vedere lo stesso andamento che si ripete a ogni livello. La nostra terra, Gaia, è contenuta nel sistema solare, il sistema solare nella galassia, la galassia in un ammasso di
    galassie, e in definitiva ogni cosa è contenuta nel cosmo. Quindi possiamo dire che il campo più primario e fondamentale della natura è il campo cosmico, poi vengono i campi galattici, poi i campi del sole, i campi planetari, i campi continentali, e così via scendendo lungo questa gerarchia a più livelli. A ogni livello il tutto organizza le parti che contiene e le parti influenzano il tutto; è un’influenza bidirezionale.  

    * A ogni livello il tutto organizza le parti che contiene e le parti influenzano il tutto...  

    DJB: Pensi che sia possibile che i campi morfici del futuro ci stiano influenzando, come pure quelli del passato? E se no, perché?  

    RUPERT: Penso che questo sia legato al problema della creatività; come nascono nuovi andamenti? Forse ci può essere qualche influenza del futuro. Ma i campi abituali, che sono quelli di cui stiamo parlando in prevalenza, non sono influenzati dal futuro, almeno per quel che riguarda questa teoria. Sarebbe possibile costruire una teoria che affermi che il passato e il futuro esercitano un’uguale influenza, ma questa teoria sarebbe diversa da quella che sto suggerendo, la quale dice che il passato influenza il presente mediante la risonanza morfica. Se il futuro e il passato lo influenzassero nella stessa misura, la teoria sarebbe virtualmente incontrollabile, dato che noi non sappiamo quello che succederà nel futuro e quindi non sapremmo quali influenze verificare.
    Se l’influenza del futuro fosse uguale a quella del passato, allora gli esperimenti che io propongo, come quello dei ratti che imparano sempre più in fretta a fare una certa cosa in tutto il mondo, non potrebbero funzionare. I ratti all’inizio sarebbero altrettanto efficienti che in seguito, dato che nel futuro ne esisterebbero in numero illimitato, che li potrebbero influenzare.
    Io penso che le abitudini e i ricordi vengano dal passato. Questo è solo senso comune. Noi abbiamo ricordi del passato, ma non abbiamo ricordi del futuro. A volte delle persone hanno dei lampi di precognizione. Ma non abbiamo ricordi del futuro. Possiamo avere speranze, piani, desideri, ispirazioni, intuizioni, ecc., ma non sono ricordi nello stesso modo in cui i ricordi del passato sono ricordi. Noi non prendiamo le nostre abitudini dal futuro, noi le prendiamo dal passato.
     

    RMN: La presenza del futuro potrebbe essere descritta come lo stato potenziale del sistema, lo stato virtuale, mentre si muove lungo i sentieri o le vie di accesso verso di esso?
       
    RUPERT: Sì, penso di sì. Penso che ci sono due modi di considerare questo problema. Uno è credere che ci sia una specie di aura che circonda il presente e che si estende fino al futuro, che sarebbe il regno delle speranze, delle paure, delle possibilità, dei sogni, dell’immaginazione. Ma c’è un altro problema, un problema più fondamentale, ed è se l’intero processo evolutivo sia trascinato dal futuro o se sia invece spinto in avanti dal passato. E l’idea che tutto sia trascinato dal futuro è un punto di vista molto tradizionale, come pure l’idea che sia spinto dal passato.
    La visione tradizionale giudaico-cristiana della storia è che la storia viene trascinata dal futuro, c’è un qualcosa nel futuro — che Terence McKenna chiama l’oggetto trascendente, Teilhard de Chardin chiama il punto omega, quello che l’Apocalisse chiama la nuova creazione, quello che i meta-ariani hanno pensato fosse il Millennio. Che un qualche futuro stato di perfezione stia attirando l’intero processo evolutivo verso se stesso in un qualche modo misterioso. E che, perciò, l’intero processo evolutivo cosmico ha un qualche tipo di scopo o di obiettivo. Bene, questo è un modo di vedere accettato da molte persone e che sta alla base della dottrina del progresso che domina l’intera nostra società.
    Quindi questo modo di vedere non è solo una visione filosofica; nella sua forma secolare, domina sia le società capitaliste che quelle comuniste — il sogno di un futuro migliore. Gran parte delle società tradizionali non hanno mai avuto questo sogno, non sono state motivate da questo concetto, esse guardavano al passato per trovare un modello di come le cose avrebbero dovuto essere, quella che si era soliti chiamare l’età dell’oro. Non hanno cercato di creare un specie di età dell’oro del futuro. E la nostra società rappresenta un ambizioso tentativo globale di fare proprio questo attraverso la conquista della natura per mezzo della scienza e della tecnologia. L’ispirazione di base che sta portando alla distruzione dell’ambiente, allo sfruttamento delle foreste tropicali, ecc., è il sogno di uno stato futuro della terra verso il quale il progresso ci condurrà, dove ci sarà pace, prosperità e abbondanza grazie alla conquista della natura da parte dell’uomo.
    Molti di noi oggi pensano che quel sogno sia una specie di chimera, una visione dalle conseguenze drammaticamente distruttive. Ma il fatto è che deriva comunque dallo stesso sogno di un futuro che trascina in avanti le cose. Io penso che tutte le forme di pensiero occidentale siano sotto l’influenza di questo particolare attrattore, come potremmo chiamarlo. L’idea di uno scopo futuro che attira le cose verso di sé è completamente dominante in tutto il pensiero occidentale che conosco. I comunisti della New Age con la loro visione millenaristica — non sono altro che una parte della nostra
     cultura.  

    RMN: Questo ci porta alla mia prossima domanda, su come usare il concetto di attrattore, così come viene espresso dalla ricerca corrente sui sistemi dinamici, nella teoria della causalità formativa.  

    RUPERT: L’idea di attrattore, che è stata sviluppata dalla moderna dinamica matematica, è un modo per creare un modello del modo in cui i sistemi si sviluppano, creando un modello degli stati finali verso i quali tendono. Questo è un tentativo di capire i sistemi studiano quello verso cui sono diretti nel futuro, invece di esaminare quello da cui sono stati spinti via nel passato. Quindi l’attrattore, come dice il nome, attira il sistema verso di sé. Un esempio molto semplice, facile da capire, è il far cadere delle palline di vetro in una bacinella. Le palline cadranno ruotando su se stesse e si fermeranno sul fondo della bacinella. Il fondo della bacinella è l’attrattore, in quello che i matematici chiamano il bacino di attrazione.
    La bacinella è, in effetti, la loro metafora principale. Quindi le palline rotoleranno fino al fondo. Non importa in che punto le lanciate, o con che velocità, o quale traiettoria percorrono — quello che fa questo modello è dirvi dove andranno a finire. Questo tipo di modello matematico è molto adatto, secondo me, per la comprensione della morfogenesi biologica, o della formazione dei cristalli e delle molecole, o della formazione delle galassie, o della formazione delle idee, o del comportamento umano, o del comportamento di intere società. Dato che tutti sembrano avere questo tipo di tendenza a muoversi verso degli attrattori, che noi, nella nostra mente, vediamo come scopi od obiettivi. Ma in tutto il mondo naturale questi attrattori esistono, io credo, in maniera largamente inconscia. La quercia è l’attrattore della ghianda. E quindi il germoglio di quercia è attirato verso il suo precedente attrattore, il suo attrattore morfico, che è l’albero già sviluppato.
     

    RMN: Quindi, in un certo senso, è come il futuro.  

    RUPERT: È come se fosse il futuro a tirare, ma non è il futuro. È un concetto difficile da afferrare, perché quello che crediamo essere il futuro che sta tirando non è necessariamente quello che accadrà nel futuro. Puoi strappare il germoglio di quercia prima che diventi un albero. Quindi, non è come se il suo futuro di albero sviluppato lo stia attirando. C’è una specie di potenzialità di raggiungere uno stato finale, che è innato nella sua natura. L’attrattore nel linguaggio tradizionale, nel linguaggio di Aristotele, è l’entelechia, e anche nel linguaggio degli scolastici medievali. L’entelechia     è l’aspetto dell’anima, che è lo scopo che attira tutto verso di sé. Quindi ogni persona ha la sua entelechia, che sarebbe una specie di loro destino o di scopo finale. Ogni organismo avrebbe la sua entelechia, che per la ghianda sarebbe la quercia, che significa che questo stato finale — entelechia significa essere compiuto — ha il suo proprio fine, scopo od obiettivo. E questo è quello che lo attira. Ma questo fine, scopo od obiettivo non è necessariamente nel futuro. In un certo senso è nel futuro. In un altro senso non è l’effettivo futuro di quel sistema, anche se lo diventa.  

    RMN: Forse la conseguenza più importante delle tua ipotesi è che la natura non è più governata da leggi fisse e immutabili ma da abitudini che sono in grado di evolvere con il cambiare delle condizioni. In che modo, secondo te, l’esperienza umana della realtà sarà influenzata da questa nuova consapevolezza?  

    RUPERT: Prima di tutto, secondo me, l’idea delle abitudini che si sviluppano insieme con la natura ci fornisce una visione molto più evolutiva della natura stessa. Io penso che la natura — l’intero cosmo, il mondo naturale in cui viviamo — sia in un certo senso viva, e che è più simile a un organismo che si sviluppa, con abitudini che a loro volta si sviluppano, che non a una macchina sempre uguale governata da leggi immutabili, che è la vecchia immagine del cosmo, la vecchia visione del mondo.
    In secondo luogo, penso che il concetto di abitudini naturali ci consente di prendere coscienza della presenza del passato nel mondo che ci circonda. Il passato non è semplicemente qualcosa che è stato e ormai non c’è più. È un qualcosa che continua a influenzare il presente, e in un certo senso è presente nel presente.
    In terzo luogo, ci fa vedere sotto una luce completamente diversa noi stessi, i nostri ricordi, la nostra memoria collettiva, l’influsso dei nostri antenati e il passato della nostra società. Inoltre con questa teoria cambia del tutto la nostra visione dell’importanza dei rituali e delle forme attraverso le quali entriamo in contatto con il passato, forme con le quali i membri passati della nostra società diventano presenti mediante l’attività rituale. Penso anche che ci metta in grado di capire come i nuovi comportamenti e le nuove attività possano diffondersi molto più velocemente di quanto sarebbe stato possibile con le normali teorie meccanicistiche, o anche con le normali teorie psicologiche. Perché se molte persone cominciano a fare, a pensare o a praticare un qualcosa, questo farà sì che per gli altri sarà più facile fare la stessa cosa.
         

    *....l’idea delle abitudini che si sviluppano insieme con la natura ci fornisce una visione molto più evolutiva della natura stessa.
    * Il passato continua a influenzare il presente.
     

    RMN: E sarà più facile fare contemporaneamente scoperte differenti.  

    RUPERT: Sì. Voglio dire, questo è un altro aspetto. Significherà anche che le cose che fanno certe persone entreranno in risonanza con altre, come nelle scoperte indipendenti, negli sviluppi culturali paralleli, ecc.  

    RMN: Prima stavi parlando del destino degli individui che viene governato da una specie di loro campo morfico personale. L’individualità — questa non entra in risonanza attraverso la loro eredità ancestrale e il loro ambiente?  

    RUPERT: Be’, stavo usando quel termine in un senso molto limitato. Quando sei un embrione c’è un qualcosa nel quale è scritto che il destino di quell’embrione è di diventare un essere umano adulto. Che la crescita e lo sviluppo di un embrione e di un bambino hanno come meta finale lo stato adulto. Questa è una relazione con il tempo, il muoversi verso uno stato adulto o maturo che condividiamo con gli animali e con le piante. È una caratteristica biologica fondamentale della nostra vita.
    Poi esiste una specie di destino biologico che è comune a tutti gli animali — cose come l’avere figli e il riprodursi. Non tutti lo fanno, ma è ovviamente un fatto fondamentale. La maggioranza lo fa. Se non lo facesse non avremmo un problema di sovrappopolazione, e questo è un qualcosa di veramente fondamentale per la specie umana al giorno d’oggi. Poi c’è il tipo di destino più psichico, personale, spirituale. A questo proposito le opinioni sono le più diverse.
     

    RMN: Puoi approfondire questo argomento?  

    RUPERT: Il fatto è che molti di noi non sono per niente originali. Ci limitiamo a scegliere le nostre opinioni fra quelle disponibili sul mercato e, per quanto riguarda il problema del destino individuale, sapete, ci sono diverse teorie tradizionali. Una è che quando moriamo, tutto finisce, lo schermo diventa nero, e quindi il solo scopo della vita è quello di godersela finché è possibile. Non c’è un al di là. Questa è la classica visione materialista o epicurea della vita.
    Poi ci sono quelli che pensano che dopo la morte andiamo in una specie di mondo dell’oltretomba e che il nostro destino è quello di riunirci agli antenati, e che fondamentalmente non facciamo altro che riunirci a una specie di eterno serbatoio della vita. Questo concetto si trova nelle società tradizionali, che credono che le cose non cambino granché nel tempo, così che gli antenati vengono continuamente riciclati fra i viventi, sono una forza vitale. Ma le persone non hanno nessun destino individuale, tranne quello di riunirsi con gli antenati. E questa è un’altra alternativa.
    Poi ci sono le teorie della reincarnazione, che affermano che ci reincarniamo continuamente e che il destino definitivo è quello di liberarsi dal ciclo della reincarnazione. L’ideale del bodhisattva nel buddismo è quello di diventare liberi e quindi di aiutare gli altri  a diventare liberi. Ma se non tendi verso quel fine, che è il fine ultimo dell’uomo, vale a dire la liberazione, allora attraverso le attività karmiche e il coinvolgimento con questa vita non farai altro che rinascere e continuare a rinascere finché non riesci ad avvicinarti a questo fine o scopo, per la qual cosa possono essere necessarie molte vite.
    Poi c’è la visione dei cristiani e dei mussulmani, che afferma che c’è un altro regno dopo questa vita nel quale puoi continuare a svilupparti e tendere verso un ulteriore destino, o differenti destini, in funzione di come ti sei comportato e di quali sono state le tue azioni in questa vita. Quindi come vedi ci sono molte scelte possibili, e questo è uno di quei campi nei quali entra in gioco la scelta o la libertà. Noi scegliamo con quale di questi destini ci vogliamo allineare. Oppure se non ci pensiamo o non scegliamo, ricadremo semplicemente nel minimo comun denominatore.
     

    DJB: Quale tipo di ricerca sperimentale pensi che debba essere portata avanti per dimostrare o smentire l’esistenza dei campi morfici?  

    RUPERT: Be’, ne ho descritto un certo numero nei miei libri. C’è una serie di esperimenti che possono essere fatti nel campo chimico sui cristalli, in biochimica sulle proteine, nella biologia dello sviluppo sullo sviluppo dei moscerini della frutta, nel comportamento animale sui ratti, nel comportamento umano, studiando la velocità di apprendimento di certe azioni che altre persone hanno appreso in precedenza. Quindi ci sono molti esperimenti, i cui dettagli ho descritto nei miei libri, che si possono fare per verificare la teoria in molti campi differenti: chimica, biologia, scienza del comportamento, psicologia. Alcuni di questi esperimenti vengono attualmente svolti in certe università della Gran Bretagna. Alcuni di questi esperimenti sono finanziati dall’Istituto di Scienze Noetiche, affidati a studenti. La data limite per la conclusione è il 1990. E questi sono solo alcuni degli esperi     menti che mi piacerebbe venissero fatti per verificare la mia teoria.  

    DJB: Ci puoi parlare dei progetti ai quali stai attualmente lavorando?  

    RUPERT: Al momento mi sto dedicando principalmente a due cose. Per prima cosa sto aiutando a coordinare la ricerca sulla risonanza morfica, organizzando esperimenti in ambito chimico e biologico. E poi sto scrivendo un libro chiamato The Rebirth of Nature. È un libro sul fatto che siamo ormai arrivati a vedere la natura come un qualcosa di vivo, e non di inanimato, e sulle enormi conseguenze che ne derivano: da un punto di vista personale, per tutte le persone nella loro relazione con il mondo che le circonda; da un punto di vista collettivo, attraverso la nostra relazione collettiva con la natura; da un punto di vista spirituale, il modo in cui tutto questo porta a una riconsiderazione delle tradizioni spirituali, e infine da un punto di vista politico attraverso il movimento ecologista, che sta diventando una importante forza politica, specialmente in Europa.
    Passando da un atteggiamento meccanicistico di sfruttamento a un atteggiamento simbiotico, ci rendiamo conto che non siamo i padroni della natura, che non siamo separati dalla natura e che questa non è ai nostri ordini. Noi siamo invece parte di un ecosistema, e parte del mondo, e la nostra esistenza futura dipende dal vivere in armonia con il pianeta del quale facciamo parte. È una cosa ovvia, questa prospettiva di Gaia, ma finora la politica non l’ha considerata seriamente. Ma ora viene presa in seria considerazione, e quindi direi che l’idea che vede la natura come una cosa viva è diventata una forza molto importante nella nostra società, grazie alle sue manifestazioni politiche e anche scientifiche.
      *... ci rendiamo conto che non siamo i padroni della natura...  

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    Breve biografia di R.Sheldrake

    Rupert Sheldrake, Ph.D.

    http://www.sheldrake.org/intro/

    Rupert Sheldrake is a biologist and author of Dogs that Know When Their Owners are Coming Home, and Other Unexplained Powers of Animals (1999), a sequel to his best-selling Seven Experiments that Could Change the World (1994). His latest book is The Sense of Being Stared At, And Other Aspects of the Extended Mind (2003).

    He studied natural sciences at Cambridge and philosophy at Harvard, where he was a Frank Knox Fellow. He took a Ph.D. in biochemistry at Cambridge in 1967 and was a Fellow of Clare College, Cambridge, where he was Director of Studies in biochemistry and cell biology until 1973. As a Research Fellow of the Royal Society, he carried out research at Cambridge on the development of plants and the ageing of cells. From 1974 to 1978 he was Principal Plant Physiologist at the International Crops Research Institute for the Semi-Arid Tropics (ICRISAT) in Hyderabad, India, where he worked on the physiology of tropical legume crops, and remained Consultant Physiologist until 1985. He is the author of more than fifty papers in scientific journals.

    He lived for a year and a half at the ashram of Fr Bede Griffiths in South India, where he wrote A New Science of Life (Blond and Briggs, 1981). He is also the author of The Presence of the Past (Collins 1988), The Rebirth of Nature (Century, 1990), Trialogues at the Edge of the West with Ralph Abraham and Terence McKenna, (Bear and Co., 1992) and The Evolutionary Mind (Trialogue Press, 1998). His book Seven Experiments that Could Change the World (Fourth Estate, 1994) was voted Book of the Year by the British Institute for Social Inventions.

    With Matthew Fox, he is the author of Natural Grace: Dialogues on Science and Spirituality (Bloomsbury, 1996) and The Physics of Angels (Harper Collins, 1996). His book Dogs that Know When Their Owners are Coming Home, and Other Unexplained Powers of Animals (Hutchinson) was published in September 1999, and won the British Scientific and Medical Network Book of the Year Award. In July 2000 he was the H. Burr Steinbach visiting scholar at the Woods Hole Oceanographic Institution, in Massachusetts.

    He is currently a Fellow of the Institute of Noetic Sciences, San Francisco. He is married to Jill Purce, has two sons, and lives in London. If you would like to learn more about Rupert Sheldrake, click here.

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    Esperimenti

    Home : Experiments

    Experiments http://www.sheldrake.org/experiments/

    Seven Experiments
    In the spirit of Darwin, who recorded many of his observations in the simplicity of his garden and never held an institutional post, Dr. Sheldrake encourages enthusiasts of the paranormal to explore seven of the world's most enigmatic common occurrences by using simple resources of their own.

    Staring Experiment
    The feeling of being looked at from behind is remarkably common. So is the experience of looking at someone from behind and finding that they turn round. Surveys show that about 90% of the population have personally experienced these phenomena.

    Photo Experiment
    In this experiment, instead of looking at the subject directly, the looker looks at his or her photograph instead, while the subject is seated in another room. The procedure is otherwise similar to that of the "sense of being stared at" experiment.

    Telephone Experiment
    Many people have found that they think about someone they haven't thought of for a while, and then that person calls. Also, many people say that sometimes when the telephone starts ringing they sometimes know who is calling them, even when they had no reason to expect this person to call.

    The Email Telepathy Experiment
    Some people say they know who is about to email them just before they receive an email from that person, or else that they think about someone they haven¹t thought of for a while, who then emails. Many people have had similar experiences with telephone calls. We want to find out if this is just a matter of coincidence, or whether telepathy is involved.

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     Celestinian Center Centro per lo sviluppo del potenziale umano

    Milano V.le F.Testi, 216 20126 ---- 347/4418930--- 049/8648301

    Alba Magica é la Rivista di approfondimento spirituale e scientifico su cui potrai trovare altro su Sheldrake -in particolare sul n.4 della Rivista Energia e Vita l'Universo Vivente vedi in INDICE RIVISTA - per maggiori informazioni contatta la Redazione di Alba Magica e l'autore, E.Cogliani- degli articoli su Sheldrake

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