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Sulla Spiritualità Post-Metafisica
di Ken Wilber
Libera traduzione dal sito : WILBER.SHAMBALA.COM a cura di
Dott.ssa Giovanna Visini A.R.A.T.- Associazione Rebirthing Transpersonale Cell. 338/2124389E-mail: giovannavisini@tiscali.it HTTP://www.rebirthing-milano.it
| La
pubblicazione del libro di Jurgen Habermas,
Nachmethaphysisches Denken (Il pensiero Post-Metafisico)
e dellarticolo di Hans-Willi Weis sul mio lavoro
hanno sollecitato molte persone, in Germania, a chiedere
quale fosse la mia reazione a questi due scritti. Quanto
segue è una breve risposta ad entrambi. Le domande sono state poste
da Edith Zundel, Frank Visser e da altri. Ho riportato le
loro domande e le mie brevi risposte. La Parte I tratta
le questioni sollevate da Jurgen Habermas e la Parte II
quelle riguardanti Hans-Willi Weis. (Ho tradotto solo la Parte
I: Risposta a Habermas e le Appendici I
e II
che ho trovato di maggiore interesse.Per la Parte II,
visitare il sito di Wilber ) Parte
I: Habermas e la Spiritualità Post-Metafisica
Mr.
Wilber, la sua visione è evoluzionistica
dallinizio alla fine.
Attenzione su questo. La mia
visione è stata sintetizzata come quadranti, onde,
correnti, stati, tipi, Io. Di questi, soltanto le
onde e le correnti (o livelli e linee) si sviluppano in
modo evolutivo. Le altre variabili e dimensioni non lo
fanno. Per esempio, gli stati di coscienza generalmente
non si evolvono. Inoltre, quando siamo a un certo stadio
o livello, anche i tipi a quel livello non mostrano
alcuno sviluppo. E, ancora più importante,
lUrgrund senza-tempo non si evolve (sebbene i suoi
aspetti manifesti spesso lo facciano). Il mio approccio
include aspetti di sviluppo ed evolutivi come parte di un
modello integrale, perché questo è ciò che la realtà
ci chiede oggi.
La dottrina scientifica
dellevoluzione è una ricostruzione del passato;
ogni teoria dellevoluzione futura è per
definizione speculativa. Su quali basi lei fonda le sue
idee di unevoluzione futura?
Le
mie idee circa unevoluzione futura sono basate
largamente su una scienza ricostruttiva. E sono
predittive solo allinterno di questo contesto.
Cioè, osserviamo individui che oggi si evolvono verso
livelli che sono oltre la media o tipici, e
basandoci sulla ricostruzione dello sviluppo di questi
individui (cioè i livelli più elevati da loro
raggiunti), suggeriamo che lo sviluppo futuro dei
livelli più elevati potrebbe, nellinsieme, essere
simile al precedente per quanto riguarda certi schemi
interni profondi.
Ecco
un esempio preso dalle scienze naturali: facciamo finta
di essere uno scienziato di Marte che osserva
la vita che si evolve sulla Terra. Vediamo emergere i
quark, poi gli atomi, poi le molecole. Quindi vediamo
che, in pochi e rari casi, le molecole si riuniscono in
cellule. Basandoci su questosservazione empirica,
concludiamo che, se altre molecole continuano la loro
evoluzione, anchesse probabilmente formeranno delle
cellule. NON è una speculazione metafisica, ma una
conclusione empirica basata sulla scienza ricostruttiva.
Così,
nel mondo attuale, osserviamo quegli individui (le
molecole) che si evolvono a livelli più elevati (le
cellule) e prediciamo, basandoci sulla ricerca empirica,
che lo sviluppo futuro seguirà probabilmente quelle
tendenze generali. Ma quelle tendenze, in quanto tali,
sono sistemi aperti basati sulla realtà dei Quattro
Quadranti (intenzionale, comportamentale, sociale e
culturale), e non possiamo predire con certezza le forme
effettive e le caratteristiche di superficie delle
realtà future; questa è la ragione per cui il sistema
rimane, per molti aspetti, aperto.
Al
contrario della filosofia perenne, della quale io
respingo molti presupposti, credo che i livelli di
coscienza siano largamente plastici, e che il Grande
Campo dellEssere (Great Nest, la Grande Catena
dellEssere non è tanto una catena quanto una serie
di dimensioni annidate una nellaltra, nested
appunto, in forma olarchica secondo il principio
trascendi e includi; adottiamo la traduzione
di nest con campo utilizzata da
Filippo Falzoni Gallerani. N.d.T.) sia, di fatto, un
vasto campo morfogenetico di potenzialità (vedi Integral
Psychology per la discussione di questo concetto),
non una serie predeterminata di livelli attraverso cui
lumanità deve marciare rigidamente sulla via della
sua realizzazione. Tuttavia, dopo che un livello
di coscienza è emerso in un numero sufficiente di
persone, diventa allora un modello kosmico per lo
sviluppo futuro, quindi diventa qualcosa di simile a un
livello stabile, non in senso platonico, ma nel senso
evidenziato da Charles Peirce, cioè un insieme di
abitudini kosmiche, abitudini che sono, di conseguenza,
ripetute negli stadi seguenti di sviluppo (proprio come
gli atomi e le molecole sono parte di tutta
levoluzione posteriore). Questapproccio
supera e respinge il punto di vista metafisico e lo
sostituisce con un approccio empirico, fenomenologico,
fondato sullesperienza e sulla sperimentazione.
Tenendo
presenti queste condizioni, una scienza ricostruttiva
basata sul passato può predire le caratteristiche
generali di alcune forme future. Mi lasci fare un
esempio, utilizzando gli stadi evolutivi di Spiral
Dynamics (segui il link per vedere Spiral Dynamics):
quando lumanità iniziò a evolversi si trovava, in
generale, al livello beige (o arcaico). Ma alcuni
pionieri dellevoluzione si spinsero al livello
successivo, il porpora (o magico). Quando lo
fecero, questo stadio di sviluppo non era predeterminato
in nessuna maniera sostanziale. Anzi, la sola cosa
dispensata dal Grande Campo dellEssere era la potenzialità
per un funzionamento più elevato e più complesso. Un
principio di creatività (Whitehead), o un principio di
Eros (Plotino), o semplicemente la possibilità di
auto-organizzazione dei sistemi (come sostengono oggi la
teoria della complessità e la teoria del caos il
lavoro di Stuart Kaufman, per esempio). Inoltre, e questo
è davvero importante nel mio modello, la forma
attualizzata del livello porpora fu creata e
plasmata dai Quattro Quadranti (intenzionale,
comportamentale, culturale e sociale) che erano operanti
in quellepoca. Assolutamente nessuno di quei
fattori era predeterminato.
Adesso
facciamo un salto in avanti di centomila anni al tempo,
diciamo, dellImpero Romano: lumanità si era
evoluta dal beige (arcaico) al porpora
(magico) al rosso (mitico) al blu (mitico
razionale).Ogni volta che emergeva un livello evolutivo,
gli stessi principi erano al lavoro: cioè il principio
di creatività o di auto-organizzazione verso un livello
di maggiore complessità, le cui caratteristiche concrete
non erano predeterminate, ma erano configurate dal
concorso dei quattro quadranti. Ripetiamolo, nessuna
delle caratteristiche particolari era determinata in
senso platonico, e la forma attualizzata di ognuno degli
stadi principali porpora, rosso, blu, ecc.
avrebbe potuto dispiegarsi in un infinito numero di modi.
Ma, dopo che quegli stadi emersero assumendo la loro
forma manifesta, quella forma divenne unabitudine
kosmica che fu, poi, ripetuta ogni qual volta essi si
manifestavano. Tutto questo è molto simile, per esempio,
alla teoria dei campi morfogenetici di Rupert Sheldrake.
Questo
significa che una persona nata in una cultura del livello
blu, nasce comunque al livello 1, nasce, cioè,
sempre al livello beige e quindi si evolve ai
livelli porpora, rosso, blu
Come lo sappiamo? Soltanto attraverso unampia
ricerca empirica e fenomenologica sugli stadi di sviluppo
(vedi Integral Psychology), che è appunto scienza
ricostruttiva. Quindi, se vediamo qualcuno oggi
che è al livello porpora, possiamo predire
che se continua nella sua evoluzione, svilupperà le
capacità del livello rosso e poi del blu,
e questa predizione è basata soltanto su una scienza
ricostruttiva del passato che osserva coloro che si
sono evoluti oltre il livello porpora. Non
cè niente di metafisico e gli psicologi
evolutivi non fanno altro che questo.
Non
possiamo dire, tuttavia, quale forma attualizzata
assumerà il futuro sviluppo di una persona. E neppure
possiamo dire quale forma prenderà il livello più
elevato di sviluppo, lavanguardia evolutiva. Tutto
questo è ancora aperto e fluido ed è plasmato
dallinsieme dei quattro quadranti che cambiano
continuamente sotto molti aspetti. Quindi, ogni futuro
sviluppo sarà la miscela di almeno questi cinque
fattori: la potenzialità verso uno sviluppo più elevato
offerta dallo Spirito (o il Grande Campo
dellEssere, Eros, auto-organizzazione); i desideri
e le intenzioni personali e autonomi dellindividuo;
i sistemi e le istituzioni sociali; i valori culturali e
i significati condivisi e tutte queste dimensioni
hanno aspetti che sono sempre aperti e liberi (insieme a
molti altri aspetti che sono condizionati, determinati, o
karmici e abituali).
Allo
stesso modo, la dimensione sottile non è un livello
predeterminato e fissato, ma un gran serbatoio di futuri
livelli di coscienza che si dispiegano. Questa è la
ragione che mi ha spinto ad affermare in Sex, Ecology
and Spirituality, che questa evoluzione creatrice
può continuare verso, letteralmente, miliardi di mondi.
Nessuno di quei futuri livelli è
predeterminato o fissato. Ma, quando un particolare
livello/stadio emerge nellevoluzione, il suo
modello interno profondo diventa unabitudine del
Kosmos, quindi viene ripetuta dovunque si manifesti quel
livello proprio come i livelli porpora, rosso
e blu sono modelli che ora gli esseri umani
ripetono nel loro sviluppo (come un gran numero di
ricerche multiculturali hanno dimostrato in modo
incontrovertibile). Ancora una volta diciamo che non
cè niente di metafisico, tutto è perfettamente
empirico, fenomenologico, sperimentale, e rientra
nellambito della scienza ricostruttiva. La
metafisica è un approccio che io ripudio in modo molto
netto.
Questa domanda è forse
un po fuori luogo, dal momento che nessuno può
occuparsi di tutto contemporaneamente. Ma, secondo lei,
come può il suo sistema aiutare la pratica meditativa?
Mi sembra, a volte, che il viaggiatore spirituale non
abbia bisogno soltanto di una buona mappa (come quella da
lei elaborata), ma anche di una specie di guida del
Pianeta Solitario, capace di addentrarsi nei dettagli
descrittivi del territorio, Il suo modello basato sui
livelli evolutivi è in grado di rispondere anche a
domande come: cosa succede al meditatore principiante e
quali prove deve fronteggiare il meditatore avanzato?
La domanda non è affatto
inopportuna, è appropriata, invece. Potrei rispondere
dicendo che quello che cerco di fare nel mio lavoro è
fornire la mappa più generale possibile, poiché i
dettagli specifici possono essere trovati solo attraverso
la pratica concreta, normalmente con una guida esperta in
una particolare tradizione. La stessa cosa è valida sia
che si studi lo Zen, la cucina, il giardinaggio, la
matematica o che simpari a pilotare una macchina da
corsa. Sarebbe sciocco da parte mia cercare di dare tutti
i dettagli, quando la maggior parte di essi è
esperenziale, non teorica.
Invece,
quello che cerco di fare è questo: se prendiamo tutte le
verità che sono state proclamate in Occidente e in
Oriente, nelle epoche premoderne, moderne e postmoderne,
e se le mettiamo insieme, quale sistema di pensiero può
onorare, riconoscere e integrare il maggior numero di
verità proveniente dal maggior numero di tradizioni?
Credo
che il sistema integrale che ho suggerito sia quello che
può riconoscere e includere il maggior numero di verità
provenienti dal maggior numero di tradizioni, quindi è
un sistema che può offrire alle persone una via migliore
per aprire le loro menti e il loro cuore al
sovrabbondante dispiegarsi del Kosmos, alla sua bontà,
bellezza, e alle sue molte verità. Ma per i dettagli,
come sempre, dobbiamo immergerci noi stessi nella realtà
e nelle peculiarità concrete di questo momento. Riguardo
alla pratica spirituale, questo significa studiare con un
maestro in cui si abbia fiducia e operare per la propria
salvezza con dedizione.
Quale
posizione dobbiamo assumere circa i diversi retroterra
culturali della meditazione, quando, per esempio, si
tratta di interpretare le esperienze meditative (penso al
dibattito tra yogi e buddhisti sullesistenza o la
non esistenza dellio)?
E proprio in relazione a
questo tipo di problematiche che abbiamo bisogno dei
quattro quadranti (o della comprensione che ogni evento
reale possiede le dimensioni intenzionale,
comportamentale, sociale e culturale come intrinseci
aspetti del loro essere-nel-mondo). I livelli
di coscienza che sono ora disponibili per gli esseri
umani non sono dati in qualche modo predeterminato di
tipo platonico (o hegeliano o aurobindiano): sono invece
dati come forme e modelli potenziali (che riflettono il
gradiente della tensione evolutiva, cioè il Grande Campo
dellEssere) e queste forme emergenti prendono
sostanza e contenuti dai modelli intenzionali,
comportamentali, culturali e sociali operativi in quel
dato momento. Scopriamo che alcuni di quegli aspetti sono
universali (basandoci su unaccurata scienza
ricostruttiva), ma quegli universali sono
soltanto abitudini del Kosmos e non modelli rigidi e
predeterminati (e possiamo ragionevolmente immaginare che
essi avrebbero potuto essere molto diversi, in un
Universo diverso creato dallo stesso Spirito, poiché il
gioco dello Spirito coinvolge i quattro
quadranti).
Questo
suggerisce che un significato particolare (in ogni
contesto storico-culturale dato) è una combinazione di
aspetti universali (o che trascendono il contesto) e di
aspetti condizionati dal contesto (una visione simile a
quella di Habermas, sebbene la sua mappa evolutiva non
includa gli stadi e gli stati della coscienza più
elevati, transrazionali, e questo limiti il suo
altrimenti eccellente contributo). Dal mio punto di
vista, gli aspetti universali che troviamo negli sforzi
evolutivi degli esseri umani derivano da almeno due
fonti: la potenzialità dello Spirito come capacità di
creare e di auto-trascendersi (che permette, di fatto, a
ognuno di trascendere se stesso verso stadi più elevati;
questa potenzialità universale alla trascendenza è il
gradiente del potenziale o il campo morfogenetico noto
come Grande Campo dellEssere, sebbene nessuna delle
sue forme di superficie sia predeterminata); laltra
fonte è costituita dai modelli interni profondi delle
abitudine kosmiche che sono già stati consolidati dallo
sviluppo passato (come abbiamo visto con Spiral
Dynamics).
Vorrei
dare un altro importante esempio: diciamo che una persona
ha una potente esperienza della coscienza cosmica, o il
sentimento di essere uno con lintero mondo
manifesto. Ora, lo schema profondo di
quellesperienza è molto simile, qualunque sia la
cultura in cui avviene possiamo avere
quellesperienza di unità sia che siamo Cinesi,
Indiani, Tedeschi o Messicani, sia che viviamo oggi, sia
che siamo vissuti mille anni fa (e questo riflette la
capacità universale di auto-trascendenza). Ma i contorni
concreti, i contesti, gli aspetti di superficie e i
significati specifici di quellesperienza
generalmente variano da una cultura allaltra e,
persino, da una persona allaltra. Nel mio modello
integrale, gli aspetti universali (che riflettono un
universale capacità di auto-trascendenza che non è
prefissata e determinata, ma è aperta e fluida) e
gli aspetti relativi o dipendenti-dal-contesto
(determinati dai quattro quadranti in quanto si
tetra-evolvono) sono inclusi entrambi.
Questapproccio offre quella che credo sia la
visione più comprensiva di questi intricati problemi.
Allo
stesso modo, le differenti onde (o stadi) della coscienza
che si dispiegano nei meditatori mostrano somiglianze che
trascendono i contesti (certe esperienze in meditazione
sono universali e riflettono il gradiente universale del
potenziale di trascendenza, cioè il Grande Campo
dellEssere); ma i dettagli specifici, il cammino
effettivo, i tipi di stati di coscienza sperimentati
lungo il percorso e il significato concreto a essi
attribuito, variano da cultura a cultura, da una
tradizione allaltra e, spesso, da un maestro
allaltro. Questo è parte della meravigliosa
diversità della manifestazione che deve essere inclusa
insieme agli aspetti universali e alle somiglianze
dimostrabili.
Questo
mi porta a porre una domanda circa lo status di
scienze spirituali come la meditazione. Quale
ruolo gioca il condizionamento (buddhista, induista,
sufi) in questo, e fino a che punto colora le nostre
esperienze in meditazione? Non si tratta di puro
condizionamento? Dovè lobiettività? Dove è
la scoperta di una realtà interiore e dove il
condizionamento culturale e religioso?
E
proprio su questo punto che la scienza ricostruttiva ha
più da offrire. Se consideriamo gli studi sugli stadi
della meditazione fatti da Daniel P. Brown (vedi Wilber e
altri, Le Trasformazioni della Coscienza,
Ubaldini; e Wilber, Integral Psychology), troviamo
che le stesse onde (livelli) generali di sviluppo più
elevato della coscienza sono riconosciuti dalle
principali tradizioni spirituali, per lo meno nei loro
modelli interni profondi (sebbene le loro configurazioni
superficiali varino considerevolmente). Allo stesso modo,
i meditatori di oggi che si evolvono fino a una
permanente coscienza nonduale hanno mostrato che
attraversano gli stessi livelli generali (vedi Wilber, Waves,
Streams, States and Self in Journal of
Consciousness Studies,n.11-12, 2000) anche se,
ripetiamo, gli aspetti superficiali cambiano (perché i
quattro quadranti sono differenti). La domanda allora
diventa: è possibile che questi stadi di sviluppo della
coscienza siano solo dei condizionamenti?
Non
sembra essere il caso. La stessa accusa potrebbe essere
mossa contro qualsiasi concezione evolutiva, inclusa
quella, per esempio, di Lawrence Kohlberg riguardante lo
sviluppo morale. Come possiamo decidere se quegli stadi
siano dei semplici condizionamenti? Portiamo avanti una
scienza ricostruttiva al massimo delle nostre capacità.
Utilizzando Kohlberg come esempio, il suo modello di
sviluppo morale è stato ora testato in diverse dozzine
di paesi del Primo, Secondo e Terzo Mondo, e finora non
sono state trovate rilevanti eccezioni allesistenza
dei suoi livelli. La mentalità meme verde (o
pluralistica) si ribella violentemente a questa
conclusione, ma la ricerca è molto chiara:
Risultati simili [circa gli stadi di evoluzione
morale di Kohlberg] sono emersi dagli studi fatti in
Messico, Bahamas, Taiwan, Indonesia, Turchia, Honduras,
India, Nigeria e Kenya
Quindi sembra che i livelli
e gli stadi di Kohlberg circa il ragionamento morale
siano strutture universali
[e] i
livelli morali di Kohlberg sembrano rappresentare una
sequenza invariante. (Shaffer, D., Social and
Personality Development, 1994). Un altro ricercatore
sintetizza le prove empiriche della validità delle
teorie di Kohlberg: Lanalisi esaustiva degli
studi multiculturali suggerisce che la teoria e il metodo
di Kohlberg sono ragionevolmente rispettosi delle culture
e riflettono questioni, norme e valori morali rilevanti
in altri contesti culturali. Inoltre, questi dati
supportano i criteri evolutivi implicati dal suo modello
di sviluppo e danno anche un notevole sostegno alla sua
teoria evolutiva e alla sua posizione non
relativistica
(Vasudev J. Ahimsa, Justice
and the Unity of Life in M. Miller e S. Cook-Greuter,
Trascendence and Mature Thought, 1994). Questo non
significa che il modello di Kohlberg copra tutte le
questioni morali rilevanti nelle varie culture, significa
solo che esso ha provato di essere universale in quegli
stadi che ha preso in considerazione (non perché si
tratti di archetipi in senso
plotiniano/hegeliano/aurobindiano, ma perché quei
livelli sono diventati ora abitudini kosmiche di
sviluppo). Gli stadi evolutivi di Kohlberg sono
non-relativistici e non sono dovuti al condizionamento,
per quanto possa essere stabilito dalle prove di una
scienza ricostruttiva.
Lo
stesso avviene per gli stadi che possiamo incontrare
nella meditazione. Ricerchiamo molto accuratamente nel
maggior numero possibile di contesti multiculturali e
vediamo se emerge qualche tipo di affinità o
somiglianza. Se è così, siamo autorizzati a sospettare
che si tratti di livelli quasi-universali.
Ripeto che non cè nulla di metafisico e di
meramente teorico in tutto questo, ma di ricerche basate
su prove empiriche e fenomenologiche soggette
allanalisi razionale post factum, anche se alcuni
di questi stadi sono transrazionali (stadi conosciuti
direttamente, non attraverso lanalisi razionale o
la scienza ricostruttiva, ma attraverso la diretta
pratica meditativa o scienza spirituale vedi
sotto). La scienza razionale ricostruttiva e la
pratica spirituale diretta sono aspetti
dellapproccio più integrale che propongo.
Questo
non significa che tutte le esperienze dei meditatori di
oggi siano già consolidate come abitudine kosmiche
perché: 1) gli stadi più elevati sono sempre aperti e
liberi in ogni circostanza; 2) la realtà dei livelli
più elevati è data dallo Spirito come potenzialità, e
non ancora come abitudine del Kosmos (il gradiente del
potenziale di trascendenza, cioè il Grande Campo
dellEssere, è universale, anche se le
caratteristiche di superficie non lo sono); 3) ogni
esperienza specifica è il prodotto dei quattro
quadranti, quindi lesperienza individuale degli
stadi più elevati (o di qualunque stadio) sarà sempre
unica sotto molti aspetti.
Uno
dei suo libri The Marriage of Sense and Soul ha
come sottotitolo: Integrating Science and
Religion. Questo potrebbe essere considerato il
filo conduttore della sua intera opera. Molti scienziati
che ho incontrato si sono mostrati molto scettici circa
questa possibilità. Sospettano che invece di integrare
scienza e religione, lei introduca surrettiziamente la
religione nella scienza, con il risultato di produrre una
cattiva scienza. Scienza e religione sono due dimensioni
che non si sono mai incontrate lacqua è H2O
oppure acqua santa, nel mezzo non cè niente. Qual
è la sua posizione sullargomento?
I suoi amici scienziati avrebbero
completamente ragione se dessimo al termine
religione il significato che comunemente
viene a esso attribuito, cioè la religione come
fondamentalmente il livello o onda evolutiva mitica (dal
meme rosso al blu). La maggior parte delle
integrazioni di scienza e religione implicano
atteggiamenti come quelli assunti dai teologi cristiani
che cercano di contrabbandare la loro teologia
allinterno dei principi della scienza naturale, e
quindi pensano di poter provare che il Big
Bang fu creato dal Dio in cui credono Jehovah. E
questa sarebbe integrazione di scienza e
religione!
Io
respingo completamente questoperazione. E
ancora un esempio ulteriore dellapproccio
metafisico al problema dei livelli e stati di coscienza
più elevati. Una scienza postmetafisica e ricostruttiva
procede con metodi molto diversi: si basa su prove
dirette raccolte attraverso linvestigazione
condotta sulle persone che hanno dimostrato ripetutamente
di essere competenti circa i livelli postrazionali di
sviluppo. Questo implica sia una ricostruzione razionale
degli elementi essenziali o aspetti profondi degli stadi
più elevati, sia limpegno a sviluppare questi
livelli in se stessi, attraverso la pratica di quei
metodi trasformativi che, come è stato dimostrato
empiricamente, sono efficaci nellaccelerare il
dispiegarsi di questi livelli più elevati. Queste
dirette esperienze spirituali sono del tutto compatibili
con un atteggiamento generale di tipo scientifico che
richiede prove empiriche, ottenute attraverso la ricerca
e radicate in ogni momento nella sperimentazione e
nellesperienza concreta. Questo è lapproccio
post-kantiano e post-metafisico che io propongo di
utilizzare negli studi spirituali, come parte di studi
integrali più ampi. La religione alla quale
lei si riferisce è pre-kantiana, dogmatica e mitica, un
approccio adeguato solo ai livelli di coscienza
premoderni.
Lei
ha identificato procedimenti comuni sia nelle scienze
naturali sia in quelle sociali. Al di sopra di queste
due, lei ha postulato un terzo tipo di scienza di cui
nessuno aveva mai parlato prima, una scienza
spirituale, come lo yoga e la meditazione, che,
nellambito della spiritualità, conseguirebbe
risultati ripetibili. Sta davvero suggerendo che oggi
possiamo provare lesistenza di Dio, così
semplicemente come possiamo provare lesistenza
della luna? No.
In realtà, è molto più semplice, ma questa è
unaltra storia!
Mi
lasci cominciare sottolineando che, come per la parola
religione, ci sono molti significati anche
per la parola scienza. In molti dei miei
lavori ho fatto notare che illustri studiosi hanno
utilizzato almeno due significati principali di
scienza e almeno tre livelli di
scienza. Vediamoli nellordine.
I
due significati principali sono scienza
ristretta e scienza estesa. La scienza
ristretta è quella scienza che accetta come reale
soltanto eventi sensoriomotori, o che cerca,
secondariamente, di collegare la sua analisi razionale e
teoretica soltanto agli eventi sesoriomotori. La maggior
parte delle scienze dure come chimica e
biologia sono esempi di scienza ristretta. Così, per le
scienza ristrette, empirismo significa
esperienze che hanno origine nei cinque sensi e
nelle loro estensioni (microscopi, telescopi,
ecc.).
Ma
molti filosofi della scienza hanno sottolineato che ci
sono altri tipi di scienza che non dipendono strettamente
dai sensi: per esempio, la matematica e la logica. Lo
stesso vale per le scienze sociali e le scienze del geist
che si basano, sotto molti aspetti, sui dati simbolici e
non soltanto su quelli sensoriali. Sono chiamate
scienze estese o scienze
profonde, e persino le scienze ristrette come la
fisica dipendono in parte dalle scienze profonde (come
matematica e logica).
Le
scienze profonde trattano spesso realtà che possono
essere viste soltanto "dallocchio
interno (come lalgebra booleana e i numeri
immaginari). Lempirismo è usato da tutte le
scienze estese o profonde in un modo molto più vasto e
ricco: in particolare, un evento è considerato empiricamente
reale se può essere direttamente sperimentato
da individui in un gruppo di pari che siano competenti
nei metodi che permettono laccesso allevento.
Quindi, matematici competenti possono fare
lesperienza mentale dei nastri di equazioni
simboliche che costituiscono il Teorema di Pitagora, e
concludere che il Teorema di Pitagora è vero
(rappresenta, cioè, realtà effettive). In altri
termini, molte forme di scienza profonda respingono il
dualismo radicale tra pensiero ed esperienza, poiché i pensieri
stessi possono essere sperimentati dalla
coscienza. Questa è la base generale della scienza del geist,
comprese le scienze interpretative dellermeneutica
e le scienze introspettive della varietà fenomenologica.
Cioè, le scienze del geist possono investigare
gli oggetti o i fenomeni o le esperienze che si
presentano in qualsiasi soggetto o coscienza, sia nel
caso di oggetti/esperienze sensoriali, sia nel caso di
oggetti/esperienze mentali o spirituali.
Ho
fatto notare che questi due principali tipi di scienza
(ristretta e profonda) condividono almeno tre aspetti,
cioè, entrambe operano attraverso ingiunzioni/modelli,
esperienze/prove empiriche e convalidazione/confutazione
i cosiddetti tre criteri di ogni buona
scienza. Questo significa che ogni buona
scienza, non importa se ristretta o profonda, cerca
di seguire questi tre criteri, ed è questo che fonda le
loro pretese di verità e le rende
scientifiche. Questi tre criteri furono
suggeriti al fine di incorporare in modo esplicito gli
aspetti validi della teoria della scienza proposta da
Thomas Kuhn (la necessità di
modelli/ingiunzioni/paradigmi), lempirismo (la
necessità di fondamenti esperenziali), e Karl Popper
(limportanza della potenziale confutazione). Io, in
aggiunta, sostengo che questi tre criteri sono, in
generale, rispettati dalla scienza sensoriale, dalla
scienza mentale e da quella spirituale.
E
questo ci porta al concetto di livelli della scienza.
Dal momento che la scienza estesa o profonda investiga
qualsiasi esperienza diretta che si presenti alla
coscienza e che possa essere condivisa e comunicata in un
gruppo di pari formato da persone competenti, e poiché
abbiamo visto che ci sono livelli di coscienza, ne
consegue che ci sono tanti livelli di scienza
fenomenologica quanti sono i livelli di coscienza.
Poiché possiamo dimostrare che ci sono tre principali
livelli/stati di coscienza (grossolano, sottile e causale
correlati, per esempio, con la veglia, il sogno e il
sonno profondo), ne consegue che ci sono (almeno) tre
livelli principali di scienza grossolano, sottile
e causale o, come sono più comunemente chiamate,
scienza sensoriale, scienza mentale e scienza spirituale.
Quindi,
un approccio più integrale, suggerisce che ci sono
scienze sensoriali, mentali e spirituali (basate
rispettivamente sullinvestigazione di
oggetti/fenomeni della coscienza grossolani, sottili e
causali). La scienza ristretta si riferisce generalmente
al primo livello: si occupa di investigare primariamente
oggetti della coscienza materiali, sensoriali o
grossolani. Le scienze estese o profonde vanno oltre e si
occupano di investigare il secondo e il terzo livello di
esperienze fenomenologiche, in particolare gli oggetti o
fenomeni della coscienza mentali, simbolici, ermeneutici
e interpretativi (secondo livello), come anche
andando ancora oltre i fenomeni della coscienza
spirituali, causali, transrazionali, sopramentali (terzo
livello).
Questi
tre livelli della scienza, se si riferiscono a una buona
scienza, implicano i tre criteri di ogni buona scienza:
ingiunzione, esperienza, convalidazione/confutazione. Ho
dato un gran numero di esempi di questo, tratti da varie
discipline mentali e spirituali (vedi Eye to Eye, The
Marriage of Sense and Soul, A Theory of Everything).
Ho
avanzato anche un altro suggerimento: usando i quadranti,
possiamo correlare i dati della scienza estesa (per
esempio le esperienze meditative) con i dati della
scienza ristretta (per esempio, le configurazioni delle
onde cerebrali durante la meditazione registrate con
lapparecchio EEG). Questapproccio
tutti-i-quadranti, tutti-i-livelli ci
permette di fare qualcosa che né le tradizioni
spirituali premoderne né la scienza moderna possono fare
con i loro metodi: cioè, seguire le tracce delle quattro
dimensioni di un evento concreto (intenzionale,
comportamentale, sociale e culturale) e quindi offrire
per la prima volta un approccio integrale alla scienza,
alla coscienza e alla spiritualità.
Nella
sua visione della patologia umana, lei non ha solo
ristrutturato il campo della psichiatria convenzionale,
ma ha anche aggiunto nuovi ambiti alla
terapia: le dimensioni personali e
transpersonali. Non è che sta imponendo a queste
dimensioni le categorie proprie della terapia e della
patologia? Non dovremmo vedere la spiritualità con occhi
completamente nuovi?
Non dovremmo vedere la
spiritualità con occhi completamente nuovi? Certamente,
se lo potessimo, ma questo è, naturalmente, impossibile,
dal momento che ogni percezione è sempre condizionata
dal contesto. Quello che vogliono dire coloro che
sostengono il contrario non è, forse, che dovremmo
vedere la spiritualità come la vedono loro?
Il
mio punto di vista è molto semplicemente che, basandoci
su una scienza ricostruttiva, troviamo che certi modelli
dello sviluppo, secondo lopinione di quanti
intraprendono questo cammino evolutivo, sono più
appropriati, autentici o sani, e altri
modelli sono più disequilibrati, malsani o patologici.
Tutte le tradizioni anche lo Zen
riconoscono la malattia sul loro cammino. Per
esempio, la malattia dello Zen, come Hakuin
la chiamava, si riferisce a unerronea
concentrazione che può provocare problemi di
debilitazione fisica, emozionale o mentale.
Un
approccio più integrale non fa altro che prendere tutte
queste patologie ed elencarle, come segnali di allarme
che, durante la pratica, devono essere presi in
considerazione da terapeuti, maestri e studenti. Non sto
certamente cercando di patologizzare i livelli di
coscienza più elevati o di trasformarli in un percorso
di tipo terapeutico. Ma per coloro che desiderano
beneficiare di questapproccio più integrale, sono
disponibili diversi interventi terapeutici rivolti alla
cura di disturbi nei livelli o stati transpersonali del
loro essere e divenire.
Il
suo sistema sembra molto normativo. Come ha scritto in A
Sociable God, esso descrive quello che può andare
male (aspetto critico) e come le cose dovrebbe essere
(aspetto normativo). In che modo si possono coniugare
scienza e norme.
Come sempre dipende da quale sia
la scienza a cui si riferisce. La scienza
ristretta non ha norme, la scienza profonda, invece, si
occupa continuamente di norme.
Generalmente,
lobiezione che la scienza tratti solo di fatti
(cosa è) e non di valori o norme (cosa dovrebbe
essere) è unobiezione sollevata unicamente da
coloro che credono soltanto nella scienza
ristretta (anche se la scienza ristretta dipende
anchessa dalla scienza estesa, come abbiamo visto
prima, e la scienza estesa include inevitabilmente
norme). Inoltre, la stessa scienza estesa fornisce una
guida per identificare norme più o meno autentiche,
basandosi (in parte) su una scienza ricostruttiva.
Per
esempio, la scienza estesa indaga sul dispiegarsi degli
stadi della coscienza (come abbiamo visto con Kohlberg e Spiral
Dynamics). In quello sviluppo, il cosè
di uno stadio diventa il cosa dovrebbe essere
dello stadio precedente, e, quindi, la fattualità è
trasformata in tendenze normative a ogni dispiegamento
evolutivo. Il cosè apre la strada al cosa
dovrebbe essere, indagato e dimostrato
scientificamente. Il gradiente del potenziale dato dallo
Spirito risulta essere un gradiente normativo dispiegato
nellevoluzione così come viene scoperto
da una scienza ricostruttiva estesa.
Farò
un esempio specifico tratto da Spiral Dynamics.
Uno psicologo evolutivo che utilizzi una buona scienza
ricostruttiva (cioè una scienza che onora i tre criteri
questa è la parte buona quando
indaga le realtà interiori/fenomenologiche questa
è la parte estesa- in un gruppo di pari che
hanno già dimostrato la loro competenza in uno specifico
compito evolutivo questa è la parte
ricostruttiva), trova che, in generale, lo
sviluppo della coscienza procede dal livello beige
al livello rosso, al blu, allarancione
(fino a, forse, livelli ancora più elevati). Questa è
la conclusione basata su una scienza ricostruttiva
che trova questi stadi di evoluzione post factum,
non li impone assolutamente attraverso un approccio a
priori.
Ma,
dopo che la scienza ricostruttiva ha dimostrato il cosè
di ogni stadio cioè, dopo che ha semplicemente
descritto, in modo del tutto fenomenologico, le
caratteristiche di ogni stadio di sviluppo in una
popolazione competente allora, lintelletto
riflessivo può riconoscere lesistenza di modelli
nello sviluppo successivo. Uno
di questi modelli è: ogni stadio successivo implica un
aumento di prospettivismo e quindi un aumento
della capacità di cura e compassione reciproca (per
esempio, è scientificamente dimostrato che il livello arancione
ha una maggiore capacità di essere compassionevole del
livello rosso). Il cosè di ogni
livello di sviluppo della coscienza apre la strada a un
modello di variabili che mostrano un aumento, e quindi il
cosè fattuale di ogni stadio si dispiega in
una serie di tendenze normative, in modo tale che
è fattualmente vero che la compassione normativa aumenta
con lo sviluppo della coscienza (cosa questa stabilita da
una scienza ricostruttiva). Quindi, per esempio, SE diamo
valore alla compassione, una scienza ricostruttiva può
dire: che cosa dovrebbe fare il livello rosso?
Dovrebbe continuare il suo sviluppo fino al
livello arancione
(E una scienza
ricostruttiva più integrale, che spingesse la sua
investigazione nelle dimensioni transpersonali, potrebbe
dire: SE diamo valore alla compassione, allora il livello
arancione dovrebbe continuare il suo sviluppo fino
agli stadi causali e nonduali, e questo è un fatto
scientifico.)
Può
il valore normativo essere ricavato semplicemente e
direttamente dalla direzione dellevoluzione?
Soltanto in unottica metafisica, pre-kantiana. Un
approccio post-metafisico ed esperenziale nega la natura
ontologica dei livelli di realtà separati
dalla coscienza conoscitiva e afferma, invece, che
le tendenze normative non possono essere semplicemente
ricavate dallevoluzione, ma solo riconosciute
nellevoluzione, con laiuto della concreta
realizzazione delle onde/livelli più elevati di
sviluppo. Questo significa che, la realizzazione delle
onde causali e nonduali dello sviluppo della coscienza
garantita da una buona scienza estesa delle
dimensioni transpersonali contiene il fondamento
normativo dellintera sequenza evolutiva. Per questo
il Buddha rispose a chi gli chiedeva perché una persona
avrebbe dovuto essere morale: A causa del
nirvana. Il nirvana non è, ovviamente,
un paradiso mitico o un eterno Aldilà, ma è uno stato
di coscienza. Buddha sta dicendo che le azioni morali
contribuiscono al dispiegamento del livello più elevato
di coscienza conosciuto come nirvana, e, quindi, in
aggiunta a qualsiasi valore relativo da esse perseguito
di diritto (come, per esempio, accrescere il karma
positivo per lio egoico), il loro valore ultimo si
trova nel fatto che esse contribuiscono alla diretta
realizzazione dello Spirito. Quindi, il fondamento
normativo ultimo dellintero dispiegarsi evolutivo
non può essere dedotto da nessuno stadio o serie di
stadi, ma soltanto dalla diretta realizzazione
dellUrgrund stesso, realizzazione garantita da una buona
scienza estesa delle onde di sviluppo postrazionali e
confermata da una scienza ricostruttiva di coloro
che hanno dimostrato competenza in questambito.
Il
fondamento normativo ultimo, dunque o cosa
dovrebbe essere viene trovato nel cosè
delle dimensioni transpersonali, dimostrato da una
buona scienza estesa e confermato da unattenta
scienza ricostruttiva. Nel dispiegarsi stesso
dellevoluzione, le tendenze normative di alcune
variabili mostrano un aumento nel loro sviluppo
posteriore, quindi SE diamo valore a queste variabili,
possiamo estrarre modelli normativi da quei livelli più
elevati. Questi due fattori laumento
relativo di certe variabili normative durante lo sviluppo
e il loro fondamento ultimo nelle dimensioni
transpersonali (o nello Spirito) - possono essere
entrambi investigati da una buona scienza estesa e da una
scienza ricostruttiva.
Ovviamente,
coloro che si basano soltanto sulla scienza ristretta non
crederanno a niente di tutto questo. Ma essi non credono
neppure nella scienza del geist, che dire allora?
(Naturalmente, chiedete a uno scienziato
ristretto perché difende la sua scienza in
modo così aggressivo come lunico approccio
corretto alla verità chiedetegli, cioè, perché
dà così tanto valore alle scienze ristrette mentre
pretende che la scienza ristretta manchi completamente di
valori, e, tuttavia, è la sola verità e a questo
punto la conversazione diventerebbe davvero interessante.
Poiché, secondo lui, non ci sono valori nella realtà,
da dove esattamente salta fuori il suo?)
Qual
è lo status della scienza critica in
relazione alle scienze più oggettive?
Una
teoria critica può essere sviluppata in
qualsiasi disciplina nellarte, nella morale,
nella scienza. Dipende semplicemente dal fatto che
cè qualcuno che pretende che il suo
approccio sia di maggior valore, più autentico, più
comprensivo, più accurato, insomma più
qualcosa. La Scuola di Francoforte, per esempio, ha
sviluppato una teoria sociale critica, la cui pretesa era
di offrire una maggiore libertà politica e personale.
Possiamo avere una teoria critica dellarte, della
morale, della spiritualità, ecc. ma tutte le teorie critiche
sono limitate internamente da una serie di pretese
normative che devono essere giustificate come
imprescindibili e, in un certo senso, vincolanti per gli
altri. Ovviamente, questa è la parte complicata della
faccenda.
Poiché
io ho proposto una teoria integrale che pretendo
sia capace di includere un maggior numero di tipi di
verità rispetto alle teorie alternative, devo offrire
una serie di giustificazioni per questa pretesa, ed è
quello che cerco di fare nei miei libri. Poiché credo
che in molti casi posso giustificare la mia pretesa di
essere più integrale degli altri, ho spesso criticato le
visioni alternative come parziali e meno
integrali o meno comprensive (e quindi,
presumibilmente meno vere). Quindi sì, la
mia è una teoria integrale critica. (Vedi
lIntroduzione di Jack Crittenden a The Eye of
Spirit, dove sintetizza la mia teoria critica.)
Devo
dire, tuttavia, che considero questa teoria integrale
critica ancora molto approssimativa. Parte della
difficoltà consiste nel fatto che, a questo stadio
preliminare, i miei sforzi per elaborare una teoria
integrale sono ancora davvero incompleti e del tutto agli
inizi. Ci vorranno decine di anni di lavoro da parte di
centinaia di studiosi per dare sostanza e contenuti a una
teoria integrale che abbia qualche tipo di veridicità
vincolante. Fino ad allora, quello che cerco di proporre
sono suggerimenti per rendere le teorie e le pratiche
esistenti almeno un po più integrali di quanto non
lo siano ora
Come
si colloca rispetto a Habermas che difende una scienza
critica?
Come
molti sanno, considero Habermas il più grande filosofo
vivente del mondo. Questo non significa, tuttavia, che io
sia daccordo con tutto quello che sostiene. Ma, in
termini generali, mi trovo molto daccordo con il
suo approccio quasi-universalistico; la sua prospettiva
evolutiva; i suoi metodi dialogici; le sue tre dimensioni
e le sue tre pretese di validità (arte, morale, scienza
- una versione dei quattro quadranti); con la nozione di
mondo vitale (lebenswelt), da lui propugnata, in
aggiunta a quella di sistema; il suo tentativo di
ricostruzione di una storia pragmatica della coscienza
incarnata; il suo coraggio normativo; la sua integrazione
delle pretese trascendentali e delle pretese condizionate
dal contesto; la sua posizione critica.
Sono,
tuttavia, rispettosamente in disaccordo con molti aspetti
specifici di queste questioni più ampie; e mi allontano
decisamente da Habermas per quanto riguarda le dimensioni
pre-linguistiche e trans-linguistiche. Considero del
tutto scorretti i modi in cui Habermas mette in relazione
gli esseri umani con la Natura preverbale e con lo
Spirito transverbale. Un approccio più integrale (o
tutti-i-quadranti, tutti-i-livelli, tutte-le-linee,
tutti-gli-stati) consente di disporre di una
visione del Kosmos molto più ampia di quanto non ci
permetta Habermas.
Molte persone pensano che la spiritualità dovrebbe
essere avvicinata attraverso immagini e metafore e non
utilizzando trattazioni razionali e accademiche Ancora una volta dipende da cosa intende per
spiritualità. Alcuni livelli di coscienza
hanno aspetti spirituali che è meglio avvicinare
attraverso immagini e metafore; alcuni attraverso
trattazioni razionali e accademiche; e alcuni attraverso
la pratica e la realizzazione dirette. Il mio approccio
cerca di rispettarli e includerli tutti. Allo stesso tempo, una teoria
integrale critica suggerisce quali di questi approcci sia
più autentico di altri; e la conclusione è che tipi
differenti di spiritualità corrispondono in modo
adeguato a livelli differenti di sviluppo della
coscienza. Ci sono tipi differenti di spiritualità che
possiamo trovare, di fatto, a ogni livello dello spettro
della coscienza. Utilizziamo, in questo contesto, i
termini spiritualità e religione
in modo intercambiabile, volendo significare con essi
quello che costituisce linteresse ultimo di un
individuo e quello in cui egli pone la sua fede ultima.
Per
esempio, negli stadi magico e mitico, la religione
dogmatica e mitologica non è soltanto il tipo di
spiritualità prevalente, è di fatto il solo tipo di
spiritualità che può essere sostenuta a quei livelli.
Questa spiritualità è metafisica e pre-kantiana in
pressoché tutti i sensi, perché confonde strutture
della coscienza con livelli ontologici della realtà
separati dalla coscienza ma è completamente
adeguata a quei livelli e, in ogni caso, noi non possiamo
cambiare adesso il profilo di quelle abitudine kosmiche.
Possiamo, però, continuare la
nostra evoluzione oltre i livelli mitici fino ai livelli
razionali. Agli stadi razionali la spiritualità (o il
nostro interesse ultimo e la nostra fede ultima) implica
un tipo di approccio razionale-scientifico verso
luniverso (dove scienza significa sia
la scienza del primo livello sia quella del secondo
livello). A questi stadi intermedi di coscienza, un
individuo crede nei fenomeni razionali ed empirici con
una sorta di cieca fede religiosa, anche se non vi è
nessuna prova razionale-empirica per farlo: non cè
nessuna prova scientifica che soltanto la prova
scientifica sia vera, e tuttavia il livello
egoico-razionale crede con tutto il cuore e tutta
lanima che soltanto la razionalità apra i segreti
delluniverso. Proprio come nello stadio precedente,
quando ci si identificava con la mitologia e,
conseguentemente si trovava la propria religione nei
dogmi mitici, negli stadi razionali ci si identifica con
la ragione e, conseguentemente, si trova la propria
religione nei proclami razionali e nella fede
scientifica. La religione o linteresse ultimo di
Habermas, per esempio, è la ragione comunicativa ed essa
è del tutto appropriata a questi stadi di sviluppo della
coscienza.
Un
credente del livello razionale colloca la sua fede nella
ragione, proprio come nello stadio precedente poneva la
sua fede nei miti. Fede, in tutti i casi
citati, non è intesa in senso peggiorativo, ma in senso
positivo. Una persona ha fede in ciò che
conosce come reale e, a ogni livello dello
sviluppo della coscienza, una persona entra in contatto
direttamente con vari fenomeni della coscienza: ai
livelli magici vede fenomeni magici (che in quanto
fenomeni sono reali); ai livelli mitici vede fenomeni
mitici (che in quanto fenomeni sono reali); ai livelli
razionali vede fenomeni razionali (che in quanto fenomeni
sono reali); e ai livelli spirituali vede fenomeni
spirituali (si pretende ulteriormente che essi sfumino
nel noumeno stesso, non in senso metafisico, ma in senso
esperenziale, dimostrato da una buona scienza profonda
nellesperienza diretta del satori, per esempio).
Quando
lo sviluppo continua dalla mente alle dimensioni
sopramentali o transpersonali o postrazionali (uno
sviluppo che può essere ricostruito razionalmente, ma
non ottenuto razionalmente), la spiritualità passa da un
interesse ultimo concernente i contenuti della mente a un
interesse ultimo concernente i contenuti della coscienza
trascendentale in quanto tale (che, poiché trascende e
include i livelli precedenti, si rivela idealmente come
un approccio integrale alla spiritualità, alla scienza
e, in generale, alluniverso intero) passa,
cioè, dalla fede nella mente alla fede nello spirito.
Come nei livelli precedenti, questa fede non
è mal riposta; essa è il risultato di una diretta
realizzazione della realtà spirituale come si dischiude
ai livelli postrazionali dello sviluppo della coscienza.
Naturalmente, alcuni individui vedono la realtà
spirituale più chiaramente di altri, così come alcuni
usano la ragione in modo più brillante di altri. Ma per
tutti coloro che continuano lo sviluppo negli stadi
transpersonali, una scienza ricostruttiva di quello
sviluppo mostra in modo inequivocabile la sua natura
sopramentale e spirituale ma questa è ora una
spiritualità basata sulla testimonianza esperenziale
diretta (satori) che può essere comunicata
allinterno di un gruppo di pari formato da persone
che hanno dimostrato competenza in quello sviluppo
(sangha).
Questa
è quindi una spiritualità genuinamente post-metafisica
e post-kantiana. Essa abbandona i livelli ontologici
della realtà per i livelli postmoderni di coscienza (che
sono reali come eventi fenomenologici che si rivelano,
alla fine, come potenzialità dello Spirito verso la
trascendenza e sono conosciuti direttamente da una buona
scienza estesa).
Questo
genere di spiritualità post-metafisica è stata
sviluppata molto chiaramente in Oriente dal genio
buddhista Nagarjuna, che utilizzò una dialettica
trascendentale simile a quella di Kant (ma Nagarjuna la
scoprì 1500 anni prima) per demolire le strutture delle
credenze e decostruire radicalmente i miti, così da
aprire la strada alle prove empiriche
dellesperienza diretta (o scienza nel senso esteso
del termine).
Mentre miti e dogmi sono il materiale della
spiritualità metafisica, pre-kantiana, lesperienza
diretta e la scienza profonda sono il materiale della
spiritualità post-metafisica. Come ho scritto
nellintroduzione di Sex, Ecology and Spirituality:
Se metafisica significa pensiero senza prove
empiriche, non cè una sola frase metafisica in
tutto questo libro.
Perciò Habermas afferma che
non cè alternativa al pensiero
post-metafisico, e io sono completamente
daccordo. Ma quello che Habermas non sembra
realizzare ancora è che proprio su questo poggiano le
fondamenta senza fondamenta della costruzione di una
spiritualità post-metafisica dellesperienza
spirituale diretta che si dispiega nei livelli di
sviluppo postrazionali della coscienza, investigati da
una buona scienza profonda da parte di coloro che hanno
dimostrato competenza evolutiva in queste dimensioni, e
confermati da una scienza ricostruttiva dellintero
spettro dello sviluppo nellarco della vita umana.
Habermas
ha scritto circa i movimenti New Age: Quei
movimenti che esprimono un pensiero più serio oscillano
allinterno di un ventaglio surreale di visioni del
mondo chiuse, costituite da pezzi di teoria scientifica
mal concepita. La New Age soddisfa in modo ironico
lintenso desiderio dellUno e del Tutto
perduti con lautorità astratta di un sistema
scientifico che diventa sempre più incomprensibile. Ma
le visioni del mondo chiuse possono stabilizzare se
stesse nel mare della comprensione decentralizzata del
mondo, soltanto rifugiandosi su isole di
subcultura. Qual è la sua posizione su questo?
Sono
daccordo con Habermas. Ma credo che possiamo essere
più specifici nellanalizzare il fenomeno. Innanzi
tutto, è vero che gran parte del pensiero New Age
soddisfa il desiderio intenso dellUno e del Tutto,
non soltanto in modo ironico, ma attraverso una
regressione vera e propria a stadi anteriori di
unità e di totalità, che non
sono, in realtà, totali in nessun senso evolutivo, ma
sono semplicemente stadi infantili di fusione e di
indifferenziazione, impregnati di visioni magiche e
mitiche (cioè i livelli porpora e rosso).
Inoltre, è vero che gli approcci New Age più
sofisticati fanno ricorso, in qualche modo, alla scienza,
ma la scienza è quasi sempre distorta (in particolare la
nuova fisica e la rete della
vita) Habermas ha ragione, questa
pseudo-scienza è davvero incomprensibile (e questo vuol
dire che non produce prove empiriche, dunque non è vera
scienza è semplicemente una nuova mitologia, da
cui la sua natura spesso regressiva). Queste visioni del
mondo New Age sono chiuse, sia in termini di sviluppo sia
in termini di falsificabilità (e quindi, di nuovo, non
sono vere scienze, perché non rispettano i tre criteri
di una buona scienza). E, infine, Habermas è nel giusto
quando afferma che questi movimenti possono sopravvivere
soltanto in isole di subcultura. In America una di queste
isole subculturali si trova a San Francisco, per questo
io chiamo la versione più diffusa dellapproccio
New Age più sofisticato: il Paradigma 415
(415 è il codice telefonico dellarea di San
Francisco). Unaltra isola di queste credenze è
Boulder, Colorado, la città dove vivo. Ahimè!
Per
questo è così importante che la psicologia integrale e
tutti i movimenti post-metafisici seri prendano le
distanze, ogni qual volta sia possibile, dai movimenti
New Age (per questa ragione io stesso non sono più
membro del movimento transpersonale americano che ha,
purtroppo, tutte le caratteristiche del movimento New Age
che Habermas ha descritto).
Sempre
in questo contesto, è importante anche differenziare la
spiritualità post-metafisica dalla filosofia perenne, ed
è per questo che non mi sono identificato con essa ormai
da più di quindici anni. Alcune delle sue concezioni
sono, naturalmente, importanti e meritano estremo
rispetto ma solo quando possono essere ricostruite
utilizzando una buona scienza estesa e una scienza
ricostruttiva. Ho reiterato la necessità di
questapproccio critico post-metafisico in molti
libri recenti, come Sex, Ecology and
Spirituality e Integral Psychology. Per coloro
che non hanno letto questi libri, nellAppendice I
(vedi sotto) ho incluso molte note tratta da Integral
Psychology.
Infine,
con riferimento a quanto affermato da Habermas, vorrei
sottolineare che un certo tipo molto diffuso di credenze
New Age è molto affascinante, non soltanto per i livelli
prerazionali porpora e rosso (magico e
mitico), ma anche per il livello verde (lo stadio
di sviluppo pluralistico, multiculturale), e questo
perché, molto semplicemente questo stadio pluralistico
è caratterizzato da un forte soggettivismo. Il livello
(meme) verde riguarda circa il 25% della
popolazione dellAmerica e dellEuropa, quindi,
questa porzione dellisola subculturale più che
unisola è un enorme continente, che Habermas e io
facciamo del nostro meglio per trascendere.
Appendice I: Sul bisogno di una Spiritualità Post-Metafisica
e Critica Le
note che seguono sono tratte da Integral Psychology.
Esse sottolineano, ancora una volta, la mia convinzione
che abbiamo bisogno di superare un approccio metafisico
(che assume che molti piani o livelli di realtà esistano
in un modo radicalmente indipendente dalla coscienza che
li conosce) per andare verso un approccio molto più
critico (che indaga le strutture del soggetto che conosce
loggetto o, in questo caso, che conosce i livelli
della realtà). Nelle note che seguono, cerco di
evidenziare due questioni essenziali: 1) non possiamo
più concepire piani o livelli di realtà come strutture
ontologiche interamente preesistenti e predeterminate; 2)
dobbiamo, tuttavia, continuare a riferirci a livelli
ontologicamente reali della realtà, ma soltanto
se essi sono concepiti come fondamentalmente
co-dipendenti dalla coscienza che li percepisce e li
co-crea. Questo ci permette di mantenere piani, livelli e
dimensioni della realtà come variabili separate e
quasi-indipendenti, ma solo comprendendo che quei livelli
di realtà sono correlati internamente con i
livelli di coscienza, e se una particolare coscienza
umana non percepisce una dimensione, quella dimensione
esiste soltanto perché è una dimensione della coscienza
contenuta nello Spirito (uno Spirito che la coscienza
umana può realizzare direttamente nel satori o
nellilluminazione). Questo implica un definitivo
passaggio da livelli indipendenti di realtà conosciuti a
priori dalla speculazione metafisica, a livelli di
realtà conosciuti dallesperienza diretta (e
quindi continuamente aperti al criticismo e al
perfezionamento attraverso la scienza profonda, la
ricerca e l'investigazione) - il passaggio, cioè, da una
spiritualità metafisica a una spiritualità
post-metafisica. Alcune
delle note potrebbero non essere comprese completamente,
senza aver letto il libro da cui sono tratte (Integral
Psychology), ma, nellinsieme, credo che siano
abbastanza chiare e che possano dare unidea
generale.
1.3.
(che significa Nota 3 al Cap.1) Come Huston Smith
sottolinea nel suo libro Forgotten Truth, nelle
grandi tradizioni i livelli di coscienza (o livelli
dellio, del soggetto) sono, a volte, distinti dai
livelli di realtà (o piani di realtà) e anchio
seguo questa distinzione. Tuttavia, nella maggior parte
dei casi, devono essere trattati insieme, come aspetti di
essere e conoscenza di ognuno dei livelli del
Grande Campo dellEssere. In altri termini, le strutture
basiche della conoscenza (i livelli della
coscienza/io) e le strutture basiche dellessere (i
piani/dimensioni della realtà) sono intimamente e
internamente connesse, e, a meno che non sia indicato
diversamente, sono entrambe designate dai termini strutture
basiche o livelli basici del Grande Campo.
(Huston Smith indica questo quando usa la stessa figura
di cerchi concentrici per riferirsi sia ai livelli di
realtà sia ai livelli di coscienza.) Ma la ragione per
cui è necessario distinguerli è che un dato livello di
coscienza può incontrare un differente livello di
realtà, come vedremo in seguito; è quindi necessario
salvaguardarli come variabili indipendenti. Nondimeno, ci
sono vantaggi, per la trattazione moderna di questo tema,
a mettere laccento sulla componente epistemologica
rispetto a quella ontologica, come mostrerò nella
trattazione che segue. 1.5.
Questo è simile alla nozione del Buddhismo Mahayana di alaya-vijnana,
il serbatoio collettivo della coscienza che
è presente in ogni persona, e che, si afferma, è il
deposito delle tracce della memoria (vasana) di
tutte le esperienze passate di se stessi e degli altri
(non è solo collettivo, ma anche transpersonale,
abbraccia tutti gli esseri senzienti; nel mio sistema si
estende dal sottile-superiore fino al causale inferiore).
Viene detto che, nei livelli elevati di meditazione, si
può contattare questa coscienza transpersonale e questo
aiuta a liberarsi dallidentificazione ristretta e
limitata allio individuale. Quindi, secondo il
Buddhismo Mahayana, alaya-vijnana è: 1) una
dimensione transpersonale reale, una realtà fattuale
che esiste in tutti gli individui; 2) tuttavia, raramente
si entra in contatto con essa in modo cosciente, quindi
per la maggior parte delle persone quel contatto
cosciente è solo una potenzialità; 3) come
deposito collettivo, esso si evolve e cambia man
mano che una quantità crescente di vasana è
accumulata collettivamente; 4) quindi i suoi contorni
effettivi co-evolvono continuamente con le esperienze
delle persone non è assolutamente un modello
predeterminato e immutabile, o un archetipo eterno; 5) anche
se si evolve continuamente, ogni persona, in
qualsiasi epoca, avendo esperienza diretta di quella
dimensione, può essere liberato dalla costrizione
dellindividualità; 6) il fatto che questa
dimensione sottile si evolva e cambi non significa che
non possa, in qualsiasi epoca, dare accesso alla
liberazione transpersonale.
Naturalmente, la liberazione
finale, afferma il Mahayana, si colloca al di là delle
forme sottili o vasana, nel senza-forma o causale (e poi
nel nonduale). Il causale è il solo livello
basico che non cambia e non si evolve, perché è
puramente senza forma. Ma anche il nonduale in parte si
evolve, perché è lunione del vuoto causale (che
non si evolve) con lintero mondo manifesto (che si
evolve). Secondo me, questa concezione (che
è una ricostruzione della visione buddhista) è più
adeguata di quella che sostiene modelli archetipici
eternamente immutabili (cfr. lIntroduzione al Vol.
2 dei Collected Works per una trattazione completa
di questo tema, ristampata come Appendice II di questo
scritto con il titolo The Nature of Involution;
vedi sotto la traduzione); alcuni aspetti del Kosmos
devono ancora essere considerati come archetipici, ma il
numero è molto minore di quanto abbia generalmente
creduto la filosofia perenne. Secondo me, tutti gli oloni
dellesistenza (incluse le strutture basiche) sono,
in parte, questi tipi di memorie o abitudini evolutive.
E, per la presente discussione, bisogna ricordare che i
livelli più elevati si stanno ancora evolvendo essi
stessi, e sono, dunque, grandi potenzialità, non
assoluti predeterminati, ma questo non impedisce loro di
poter liberare dalle costrizioni delle dimensioni meno
evolute.
8.1. Come indicato nel testo, gli
stati di coscienza sono molto importanti, ma affinché
possano contribuire allo sviluppo devono diventare
strutture o tratti. Piani e dimensioni sono importanti,
ma non devono essere concepite pre-criticamente come
realtà ontologicamente indipendenti, ma come
coproduzioni degli io che li percepiscono
(vedi nota 8.2 sotto). Quindi, la generalizzazione
più semplice è che lo sviluppo individuale implica le
onde/livelli, le correnti/linee e lio, senza negare
in nessun modo limportanza di tutti quegli altri
fattori, gli stati, i piani, i numerosi processi e
modelli eterarchici. 8.2. E mia opinione che le
strutture basiche nel Grande Campo dellEssere siano
simultaneamente livelli si conoscenza e di essere,
epistemologia e ontologia. Per le ragioni presentate nel
testo (cioè, la modernità rifiuta lontologia e
accetta solo lepistemologia), mi riferisco di
solito alle strutture di base come le strutture di
base della coscienza (o i livelli di base
della coscienza), ma il loro status ontologico non
dovrebbe essere trascurato, purché venga considerata la
loro interna connessione con la coscienza. Generalmente,
la filosofia perenne si riferisce ai livelli di
conoscenza come livelli di coscienza (o livelli
dellio) e ai livelli di essere come piani o
dimensioni di esistenza (o livelli di realtà),
che devono essere intesi come inestricabilmente
interconnessi (vedi nota 1.3). Quindi, come ha
sottolineato Huston Smith (Forgotten Truth), il
livello corporeo di coscienza corrisponde alla dimensione
o piano di realtà terrestre dellesistenza; il
livello mentale di coscienza corrisponde alla dimensione
o piano intermedio dellesistenza; il livello di
coscienza dellanima corrisponde al piano celestiale
dellesistenza; il livello spirituale di coscienza
corrisponde al piano infinito dellesistenza.
Poiché sono strutture correlative (i livelli di
coscienza e i piani di esistenza), io li includo entrambi
nellidea di strutture di base o livelli di base del
Grande Campo. Tuttavia, in certi casi è utile
distinguerli, poiché un dato livello di coscienza
può fare esperienza di un diverso livello o piano di
realtà. Ho fatto spesso questa distinzione quando ho
analizzato le modalità della conoscenza (vedi Eye to
Eye, Cap. 2 e 6; A Sociable God, Cap. 8) e
farò lo stesso in questo libro, quando parlerò delle
modalità dellarte. Inoltre, nellontogenesi,
le strutture si sviluppano ma i piani no (cioè lio
si evolve attraverso piani o livelli potenziali di
realtà preesistenti [che preesistono soltanto come
gradiente del potenziale di trascendenza]; tuttavia,
tanto nellinvoluzione del Kosmos quanto
nellevoluzione/filogenesi, anche i piani/dimensioni
si sviluppano, infatti si dispiegano dalla Sorgente o si
ripiegano in Essa (quindi non possiamo dire che i piani
non mostrano nessuno sviluppo: essi si involvono e si
evolvono dallo e verso lo Spirito; vedi la nota 1.5,
sopra, per i modi in cui i piani stessi co-evolvono). Ma
un dato livello dellio, generalmente, può
interagire, in varia misura, con differenti livelli di
realtà, per cui è necessario mantenere strutture della
coscienza e piani/livelli della realtà come variabili
indipendenti. Per esempio, come ho mostrato in Eye
to Eye, la coscienza può rivolgere la sua attenzione
al piano materiale (utilizzando locchio
epistemologico della carne), al piano intermedio
(utilizzando locchio epistemologico della mente), o
al piano celestiale (utilizzando locchio
epistemologico della contemplazione). I piani
materiale, intermedio e celestiale sono i livelli ontologici,
in Eye to Eye mi riferisco a essi utilizzando i
termini sensibilia, intelligibilia e transcendelia (cioè
gli oggetti di quei piani o dimensioni). Gli occhi della
carne, della mente e della contemplazione sono i livelli epistemologici
correlati ai piani ontologici di sensibilia,
intelligibilia e transcendelia (e che li dischiudono). (Naturalmente, qui usiamo soltanto
la versione semplificata di tre livelli del Grande Campo;
se usiamo 5 livelli, ci saranno 5 piani di esistenza e 5
livelli di coscienza correlati, ecc. Nel mio schema,
poiché uso spesso da 7 a 9 livelli generali di
coscienza, ci sono 7 o 9 dimensioni o piani generali di
realtà.) Da notare: si può arrivare allo
stesso risultato utilizzando soltanto i livelli di
coscienza (poiché essere e conoscenza sono i due lati
dello stesso livello). Possiamo dire che la mente può
investigare la dimensione intermedia, o possiamo dire
semplicemente che la mente può investigare altre menti.
Possiamo dire che la mente può investigare la dimensione
celestiale, o possiamo dire che la mente può investigare
il livello sottile. Si tratta della stessa cosa, purché
siamo consapevoli che ogni livello dato di soggettività
(o di coscienza) può rivolgere la sua attenzione a
qualsiasi livello di esistenza (o piano di realtà). A
queste due scale indipendenti, in altri termini, ci si
può riferire come un livello di coscienza
investiga altri piani di esistenza; ma anche come
un livello di coscienza investiga altri livelli di
coscienza, purché siamo consapevoli delle
correlazioni implicate. Io utilizzo spesso
questultima formulazione perché, come ho detto,
questo elimina le speculazioni ontologiche e metafisiche
che la modernità, giustamente, trova molto discutibili.
La filosofia premoderna era sfrontatamente metafisica
(cioè assumeva senza problemi lesistenza
ontologica dei vari piani, livelli, dimensioni della
realtà trascendente); mentre la filosofia moderna è
stata soprattutto critica (indaga sulle strutture
del soggetto del pensare, e mette in dubbio lo status
ontologico degli oggetti di pensiero), quindi la
modernità ha introdotto unattitudine critica molto
necessaria in questo ambito (anche se ha esagerato nel
suo zelo critico e a volte ha cancellato tutti gli
oggetti della conoscenza tranne quelli empirici e
sensoriomotori). Un problema paralizzante che
troviamo nelle tradizioni della filosofia perenne (e in
generale negli approcci puramente metafisici) si
riferisce al fatto che esse tendono a trattare i livelli
ontologici (piani o assi) come se essi fossero
preesistenti, indipendenti dal percettore di quelle
dimensioni, trascurando così lenorme quantità di
ricerche moderne e postmoderne che dimostrano che i
retroterra culturali e le strutture sociali plasmano
profondamente le percezioni di tutte le dimensioni
(cioè, la filosofia perenne non differenzia
sufficientemente i quattro quadranti). Per tutte queste
ragioni, parlare semplicemente di piani come
realtà ontologiche completamente indipendenti è
estremamente problematico ancora una ragione
questa per cui io ho cercato di mettere laccento
sugli aspetti epistemologici rispetto a quelli puramente
ontologici. Appendice
II: La Natura dellInvoluzione Il Progetto Atman e Up
from Eden contengono entrambi una lunga trattazione
dellevoluzione e una breve, ma importante disamina
dellinvoluzione. Secondo la filosofia perenne
o il nucleo comune di tutte le grandi tradizioni
di saggezza del mondo - lo Spirito manifesta
luniverso riversandosi fuori da se
stesso o svuotando se stesso per creare
lanima, che si condensa a sua volta nella mente,
che si condensa nel corpo, che si condensa nella materia,
la forma più densa di tutte. (Nellanalogia della
montagna che ho utilizzato, lanima non
è una sostanza o una struttura preesistente ma il
potenziale di discesa a 8000 metri; la mente il
potenziale di discesa a 5000 metri; il corpo, a 2000
metri; e la materia è lestremità della montagna
con 0 metri di discesa, il punto di partenza per il
ritorno allo spirito con 10.000 metri di risalita. Il
punto è che questi livelli sono
semplicemente livelli del gradiente del potenziale
esercitato dalla gravità o Eros spirituale, e non
strutture preesistenti o realtà completamente
indipendenti.) Ognuno di quei livelli è ancora
un livello dello Spirito, ma una versione ridotta o
diminuita dello Spirito. Alla fine del
processo di involuzione, tutte le dimensioni più
elevate sono ripiegate, come potenziali, nella dimensione
materiale che è la più bassa. Quando il mondo materiale
viene allesistenza (con, diciamo, il Big Bang),
allora il processo inverso o evoluzione
può prodursi, passando dalla materia ai corpi
viventi, alle menti simboliche fino allanima
radiosa e al puro Spirito. In questo dispiegarsi
evolutivo o dello sviluppo, ogni livello successivo non
elimina e non rinnega il livello precedente, ma lo
include e lo abbraccia, proprio come gli atomi sono
inclusi nelle molecole, che sono incluse nelle cellule,
che sono incluse negli organismi. Ogni livello è un
tutto che è anche parte di un tutto più vasto (ogni
livello o struttura è un tutto/parte o olone). In altri
termini, ogni dispiegamento evolutivo trascende e include
il suo precedente (o i suoi precedenti), con lo Spirito
che trascende e include assolutamente tutto il resto. Questa sequenza con le sue
modalità cioè lo Spirito che trascende ma
include lanima, che trascende ma include la mente,
che trascende ma include il corpo, che trascende ma
include la materia viene chiamata spesso la Grande
Catena dellEssere, ma si tratta chiaramente di una
definizione davvero infelice. Infatti, ogni successivo
livello non è un anello ma un campo (nest),
che include, abbraccia e avvolge i suoi predecessori (o
il suo predecessore). La Grande Catena dellEssere
è, in realtà, il Grande Campo (Nest)
dellEssere non una scala, una catena, una
gerarchia a senso unico, ma una serie di sfere
concentriche di inclusione olistica crescente. Il Grande
Campo dellEssere è unolarchia, composta di
oloni, uno sviluppo che è un avviluppo. E
le tradizioni affermavano che i modelli profondi di
questo sviluppo, almeno in un certo qual modo, erano
depositati nellinvoluzione. Naturalmente, questo solleva la
spinosa domanda: poiché le principali dimensioni
dellesistenza sono sedimentate
nellinvoluzione, allora levoluzione non è
altro che un percorso completamente determinato? I
livelli (o strutture, oloni, stadi) più elevati sono
preesistenti come le Forme Platoniche, pronte a cadere
dal cielo al segnale stabilito? La maggior parte dei
tradizionalisti come Huston Smith, Fritjof Schuon
e Ananda Coomaraswamy risponderebbero con un
deciso Sì. Ma io non ho mai potuto essere
veramente daccordo con questa parte della
filosofia perenne (è una delle ragioni per
cui ho scritto La Neo Filosofia Perenne,
sostituendo il principio centrale delle Forme Platoniche
statiche con un panenteismo evolutivo). Come
la maggior parte degli strutturalisti, i tradizionalisti
credevano in Forme astoriche, completamente preesistenti,
non toccate dal tempo, dalla storia o
dallevoluzione. Io, invece, sostengo che ci sia
davvero un arco involutivo, ma che lunico aspetto
predeterminato sia la presenza di alcune potenzialità
molto generali per il dispiegamento evolutivo (cioè la
spinta della gravità spirituale). Dire che materia, corpo, mente,
anima e Spirito sono potenzialità evolutive è dire allo
stesso tempo molto e molto poco. Sono daccordo con
i tradizionalisti che queste dimensioni più elevate
dellessere (o stati più elevati di coscienza) sono
potenzialità che sono disponibili per noi in ogni
momento, se siamo capaci di aprire sufficientemente gli
occhi: la ragione per cui sono disponibili, in una certa
misura, è linvoluzione: tutte queste
potenzialità furono rese disponibili durante
lefflusso o involuzione, quando lo Spirito si è
riversato fuori da se stesso per creare le dimensioni di
anima, mente, corpo e materia, dimensioni che aspettano
di essere riscoperte da tutti coloro che riescono a
trascendere i livelli più superficiali per trovare
quelli più profondi. Quegli individui, per esempio, che
hanno unintensa esperienza religiosa, il satori, o
lilluminazione, quasi sempre riferiscono che stanno
semplicemente riscoprendo qualcosa che una volta sapevano
(nelleternità) e che hanno dimenticato (nel
tempo). Le esperienze mistiche profonde portano sempre
con sé il sentimento del ritorno a casa e
mai il sentimento di imbattersi in qualcosa di
completamente sconosciuto. Platone, su questo punto,
aveva ragione: questo tipo di conoscenza spirituale è un
ricordare non un inventare. E ci ricordiamo dei nostri
stati più elevati perché sono già dentro di noi come
potenzialità, aspettando di essere riscoperti (la
riscoperta di qualcosa che abbiamo posseduto, non
nellinfanzia, ma nelle profondità del presente
senza tempo). In questo specifico senso, abbiamo
assolutamente bisogno di un concetto di involuzione per
non tradire levidenza fenomenologica
dellesperienza spirituale. Ma questo non significa che
ogni aspetto dellevoluzione sia contenuto come
deposito nellinvoluzione, come se levoluzione
non fosse altro che il riavvolgimento della
videocassetta, per usare questa immagine. Al più, certi
tratti profondi delle dimensioni principali sono dati
dallinvoluzione come potenzialità, ma tutti i
tratti di superficie sono creati, plasmati, modellati e
formati dalle correnti storiche e dalle forze evolutive.
In questo senso, certi tratti profondi sono ricordati, ma
i tratti superficiali sono appresi. E, come ho già
spiegato sopra, io penso che perfino i tratti profondi
degli oloni siano parzialmente modellati dalle forze
formative del tempo. Dico parzialmente
perché se fossero plasmati totalmente dalle pressioni
evolutive, dovremmo allora spiegare la formazione delle
pressioni evolutive stesse, cosa che richiederebbe almeno
alcune forze che non provengono dallevoluzione. Lo
Spirito, in altri termini, non è una macchina
deterministica, ma al contrario una Spirito organicamente
vivace, il cui svago (lila) preferito include il
meraviglioso gioco della sorpresa in ogni
occasione, scalzando qualsiasi determinismo come fa
sempre limpulso creativo. Penso allinvoluzione
utilizzando lanalogia dellelastico: se lo
allunghiamo abbiamo linvoluzione che produce una
forza (cioè lEros) che , in seguito, attira di
nuovo allindietro i due capi dellelastico
(materia e spirito) e li fa tornare insieme in
altri termini, si tratta di una forza involutiva che tira
a ritroso levoluzione facendola dispiegare. Ma il
cammino concreto intrapreso in questo ritorno, e la sua
meravigliosa diversità, è una co-creazione di ogni
olone e della corrente di Eros in cui lolone
galleggia in modo libero e fluido. Naturalmente, siete totalmente liberi di credere nellevoluzione e di respingere la nozione di involuzione. Io penso che questa sarebbe una posizione incoerente, ma voi potete concordare con tutto quello che, nelle pagine seguenti riguarda levoluzione della cultura e della coscienza, e rifiutare o rimanere agnostici circa linvoluzione. Ma la nozione di una forza involutiva precedente aiuta moltissimo a risolvere il puzzle, altrimenti impenetrabile, dellevoluzione darwiniana che ha cercato di spiegare, non ottenendo mai il benché minimo successo, perché a un certo punto sulla terra un mucchietto di fango si sia alzato in piedi e alla fine abbia cominciato a scrivere poesie. Questa nozione di evoluzione come Eros, o Spirito-in-azione, che agisce attraverso il mondo con una, per usare le parole di Whitehaed, gentile persuasione verso lunità, contribuisce a fare luce sullinesorabile cammino evolutivo dalla materia, al corpo, alla mente, allanima fino allAuto-riconoscimento di Se Stesso da parte dello Spirito. LEros, o lo Spirito-in-azione, è quellelastico intorno al vostro collo e al mio che ci tira, ci tira tutti indietro, verso casa. |
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