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Evoluzione Biologica
nel pensiero di Ken Wilber
Dott.ssa Giovanna Visini A.R.A.T.- Associazione Rebirthing Transpersonale
Cell. 338/2124389 E-mail: giovannavisini@tiscali.it HTTP://www.rebirthing-milano.it
| Dalla
materia alla vita Linizio
del sistema solare e la formazione della Terra si fa
risalire a circa 4,5-5 miliardi di anni fa. Durante il
primo miliardo di anni che seguì, si costituirono
progressivamente le condizioni per la comparsa della
vita. La sfera infuocata di lava fusa era grande
abbastanza per trattenere unatmosfera e conteneva
gli elementi chimici fondamentali per lapparizione
della vita. Inoltre la Terra si trovava alla distanza
conveniente dal Sole, abbastanza lontana perché potesse
iniziare il processo di raffreddamento e condensazione e
tuttavia abbastanza vicina perché i gas non rimanessero
congelati. Dopo 500.000 anni di raffreddamento graduale,
il vapore che riempiva latmosfera condensò, così
che per migliaia di anni caddero piogge torrenziali sulla
Terra, piogge che formarono oceani poco profondi. Durante
il periodo di raffreddamento, il carbonio, lelemento
chimico fondamentale della vita, si combinò rapidamente
con idrogeno, ossigeno, azoto, zolfo
e fosforo per generare una immensa varietà di
composti chimici. Questi sei elementi sono oggi i
costituenti chimici principali di tutti gli organismi
viventi.
Le
ipotesi più recenti sullorigine della vita non
postulano più eventi improvvisi particolari, come un
fulmine di una potenza indescrivibile, o linseminazione
da parte di macromolecole portate da meteoriti. La
ricerca recente sui sistemi auto-organizzantesi considera
che lambiente che si era costituito sulla Terra in
quei tempi lontani abbia favorito la formazione di
molecole complesse, alcune delle quali divennero i
catalizzatori di una serie di reazioni chimiche che
portarono progressivamente alla formazione di strutture
dissipative. Si tratta di concetti complessi che non ci
interessa esplorare qui, anche se conoscerli è
importante per rendersi conti degli sviluppi sorprendenti
delle nuove scienze a cui ci siamo riferiti in generale
come Teoria Evoluzionistica dei Sistemi. In questo caso
si tratta dei sistemi viventi. La nozione di strutture
dissipative si deve al chimico e fisico russo Ilya
Prigogine, premio Nobel. Si tratta della più autorevole
descrizione approfondita sui sistemi auto-organizzantesi,
e lauto-organizzazione è il concetto centrale
della visione sistemica della vita. Il fenomeno dellauto-organizzazione
nei sistemi viventi fu studiato da molti ricercatori di
diversi paesi, oltre a Prigogine: James Lovelock. Lynn
Margulis, Humberto Maturana e Francisco Varela, per
citarne alcuni. Prigogine sviluppò la termodinamica non
lineare per descrivere il fenomeno dellauto-organizzazione
in sistemi aperti lontani dallequilibrio, dove,
come indica la nozione di struttura dissipativa
esistono contemporaneamente sia la struttura e lordine
da una parte, sia la dissipazione dellenergia,
sprechi e perdite, dallaltra. Nella termodinamica
classica, come abbiamo visto (cf. brano La grande
Catena dellessere), la dissipazione dellenergia
sotto forma di trasmissione di calore, attrito, ecc. era
sempre associata a una perdita.
Prigogine
con il concetto di strutture dissipative mostrò che nei
sistemi aperti (in cui cioè cè un flusso costante
di materia ed energia che attraversa il sistema; gli
organismi viventi sono sistemi aperti lontani dallequilibrio)
la dissipazione diventa una fonte di ordine. Le strutture
dissipative possono evolversi: quando cresce il flusso di
energia e di materia che le attraversa esse possono
passare per nuove fasi di instabilità e trasformarsi in
nuove strutture di maggior complessità.
Le
prime cellule, strutture dissipative auto-organizzantesi
con membrana, apparvero circa 3,5 miliardi di anni fa.
Erano i batteri (procarioti) Malgrado la
precarietà delle condizioni di vita in un ambiente
primordiale che cambiava continuamente, soggetto a
catastrofi di tutti i tipi, tuttavia i batteri
resistettero e si moltiplicarono prima nellacqua e
poi sul terreno. Una delle prime attività dei batteri fu
la fermentazione, cioè la decomposizione di zuccheri per
creare lenergia necessaria a tutti i processi
cellulari. Questo procedimento permise ai batteri di
vivere delle sostanze chimiche presenti nella terra e
nellacqua. Alcuni di questi batteri svilupparono unaltra
capacità di grandissima importanza: assorbire azoto dallaria
e trasformarlo in vari composti organici. Lazoto è
un componente delle proteine presenti in ogni cellula e
tutti gli organismi viventi anche oggi dipendono per
sopravvivere dai batteri che fissano lazoto.
I
batteri inventarono anche la fotosintesi che divenne
allora la fonte primaria di energia a per la vita. La
fotosintesi praticata dai batteri era molto diversa da
quella dei vegetali attuali. Tutte queste strategie di
sopravvivenza permisero ai batteri, non solo di vivere ed
evolversi, ma anche di iniziare a modificare lambiente,
mantenendo, attraverso i loro processi di regolazione, le
condizioni adatte allo sviluppo della vita. I batteri si
riproducono in modo asessuale, scambiandosi continuamente
geni con i loro vicini. Come affermano Margulis e Sagan,
nel loro libro Microcosmo, mentre gli esseri umani
si trasmettono i geni in modo verticale da
una generazione allaltra, le cellule batteriche lo
fanno orizzontalmente tra vicini di una
stessa generazione. Essi sono praticamente immortali da
un punto di vista funzionale. Mentre per noi il sesso si
coniuga inevitabilmente alla morte. Insomma i batteri
furono veramente gli indispensabili pilastri e custodi
della vita nascente.
Un
nuovo tipo di batteri inventò a un certo punto una nuova
fotosintesi che era capace di estrarre lidrogeno
dallacqua (estrarlo dallaria, come facevano i
batteri che avevano introdotto la fotosintesi usata
ancora oggi dai vegetali, non era sufficiente),
rilasciando ossigeno nellaria. Questo ossigeno
però divenne a un certo punto eccessivo. Linquinamento
da ossigeno produsse, circa 2 miliardi di anni fa, una
catastrofe senza precedente e lintera trama
batterica dovette riorganizzarsi per poter sopravvivere.
La
crisi dellossigeno innestò un processo evolutivo
che portò allapparizione dei cianobatteri
che utilizzavano proprio lossigeno, la sostanza
dannosa. Ma come? Attraverso la respirazione aerobica,
che utilizza lossigeno. La vita fu per sempre
modificata e così lambiente in cui evolversi. La
quantità di ossigeno libero nellatmosfera si
stabilizzò al 21 per cento. Se questo valore scendesse
sotto il 15 per cento niente brucerebbe e gli organismi
non potrebbero respirare e morirebbero. Sopra il 25 per
cento tutto brucerebbe. La combustione sarebbe spontanea
e le fiamme divorerebbero la Terra. Da milioni di anni
Gaia, lambiente dei procarioti, mantiene lossigeno
nellatmosfera alla quantità ideale per la vita
delle piante e degli animali.
Per
passare a forme superiori di vita fu necessaria la
comparsa di un nuovo procedimento: la simbiosi. Questo
avvenne circa 2,2 miliardi di anni or sono e portò allevoluzione
di cellule nucleate (eucarioti) , che sono i
componenti di tutte le piante e di tutti gli animali.
Queste cellule sono più grandi e più complesse rispetto
ai batteri: la quantità di DNA che si trova nelle
cellule nucleate è centinaia di volte superiore a quella
che si trova nei batteri. Lipotesi che viene fatta
per spiegare la comparsa degli eucarioti, è che
essa sia dovuta appunto al fenomeno della simbiosi:
organismi separati si sarebbero amalgamati creando nuovi
insiemi, con la caratteristica di tutti gli oloni: che il
nuovo olone era qualcosa di più della somma delle parti.
Nella
cellula nucleata ci sono i mitocondri e altri organuli
che sono organismi distinti. Secondo lipotesi
citata, essi avrebbero potuto essere allorigine dei
batteri che avrebbero progressivamente imparato a
cooperare con le cellule ospitanti. Grazie alle relazioni
simbiotiche con i batteri, le cellule nucleate
ricevettero la possibilità di muoversi: il fluido
cellulare scorre in modo coerente e lintera cellula
può espandersi, contrarsi e muoversi rapidamente come un
tutto.
Lipotesi
della simbiogenesi ( cioè lipotesi della creazione
di nuove forme di vita attraverso la fusione di specie
diverse) ha solo trentanni. Essa spiega in modo
convincente limportanza dei vantaggi combinati
delle relazioni simbiotiche che permettevano alle nuove
forme di vita di utilizzare più volte diverse
combinazioni di biotecnologie specializzate e già
collaudate dai batteri, come luso efficiente della
luce solare e dellossigeno nonché il movimento
Questo rese possibile la migrazione in molti ambienti
diversi e levoluzione nelle piante e negli animali
prima nellacqua e poi sulla terraferma.
Piante
ed animali
I
primi animali si evolvettero circa 700 milioni di anni or
sono, mentre troviamo i primi vegetali intorno ai 500
milioni di anni fa. Entrambi iniziarono la loro
evoluzione nellacqua e raggiunsero la terraferma
circa 400-450 milioni di anni fa, prima i vegetali e dopo
milioni di anni gli animali. Sia i vegetali che gli
animali sono organismi pluricellulari di enormi
dimensioni, ma rispetto a quelle vegetali, le cellule
animali sono fortemente specializzate e strettamente
connesse tra di loro da un gran numero di legami
complessi. La coordinazione e linterconnessione
delle cellule furono intensificate notevolmente dalla
comparsa precoce di sistemi nervosi. Levoluzione di
piccoli cervelli animali viene fatta risalire a 620
milioni di anni fa.
I
progenitori delle piante assomigliavano alle alghe che
vivevano in acque poco profonde e illuminate dal sole. Il
loro habitat però a volte si prosciugava e alla fine
alcune alghe trovarono il modo di sopravvivere
trasformandosi in piante. Allinizio quelle piante
erano simili a muschi, non avevano né fusti né foglie,
ma con la produzione di un nuovo materiale nelle pareti
delle cellule, la lignina, fu possibile sviluppare fusti
e rami, oltre che i sistemi vascolari per assorbire acqua
dalle radici. Per resistere alla siccità che era una
minaccia costante nel nuovo ambiente terrestre, le piante
racchiusero i propri embrioni in semi che li
proteggessero mentre aspettavano di trovare le
appropriate condizioni di umidità per svilupparsi.
Durante
un periodo che va dai 350 ai 250 milioni di anni fa,
mentre i primi animali terrestri, cioè gli anfibi, si
evolvevano in rettili e dinosauri, lussureggianti foreste
tropicali di felci con semi ricoprirono
estese regioni del pianeta. Quando, circa 200 milioni di
anni fa si formarono i ghiacciai su molti continenti, le
felci con semi furono soppiantate da conifere sempreverdi
che potevano resistere al freddo. Circa 125 milioni di
anni fa apparvero le prima piante con fiori, i cui semi
erano racchiusi in frutti. Fin dallinizio queste
piante coevolvettero con animali che si cibavano dei loro
frutti e disseminavano in cambio i semi non digeriti.
I
primi animali si svilupparono nellacqua da masse
globulari e vermiformi di cellule. Il passaggio sulla
terraferma fu un processo di adattamento molto complesso
e di grandissima portata. Cera il problema della
disidratazione, la quantità molto superiore di ossigeno
gassoso nellatmosfera che richiedeva organi di
respirazione diversi, la luce solare non filtrata che
rendeva necessari vari rivestimenti esterni, e poi per
sopportare la forza di gravità in assenza della spinta
idrostatica cera bisogno di ossa e muscoli più
forti.
Per
facilitare questo passaggio dagli oceani alle nuove
condizioni ambientali, gli animali ricorsero a un
espediente molto ingegnoso: mantennero lo stesso ambiente
acquoso per la loro prole. Lutero animale riproduce
ancora oggi lacquosità, la spinta idrostatica e la
salinità dellacqua originaria. Anche le
concentrazioni saline nel sangue e in altri fluidi
corporei dei mammiferi, come il sudore e le lacrime, sono
assai simili a quelle delloceano. Di quelloceano
che è stato la nostra prima culla e che abbiamo
abbandonato circa 400 milioni di anni fa, continuando a
portarlo dentro di noi.
Un
altro problema per il mantenimento della vita sulla
terraferma era quello relativo alla regolazione del
calcio, che ha un ruolo molto importante nel metabolismo
delle cellule nucleate (eucarioti), i componenti
fondamentali di tutte le piante e di tutti gli animali.
Si richiedevano delle innovazioni creative. Infatti per
mantenere efficiente il metabolismo delle cellule le
quantità di calcio devono essere mantenute a dei valori
precisi, molto inferiori a quelli presenti nellacqua
di mare. Così gli animali cominciarono ad accumulare il
calcio in eccesso attorno e dentro i propri corpi,
trasformandolo in gusci, conchiglie e scheletri.
Gli
anfibi - rane, rospi, salamandre e tritoni -
costituiscono lanello di congiunzione evolutiva tra
gli animali acquatici e terrestri. Anche i primi insetti
raggiunsero la terraferma nello stesso periodo degli
anfibi, cioè circa 400 milioni di anni or sono. Dopo il
loro arrivo sulla terra, per un periodo di 150 milioni di
anni, gli anfibi si evolvettero in rettili. I rettili,
come avrebbero fatto anche i mammiferi, conservarono
nelle loro grandi uova lambiente marino da cui
provenivano, garantendo alla prole un luogo confortevole
in cui formarsi e crescere. A quellepoca, quando
apparvero i rettili (250 milioni di anni fa) la terra era
ricoperta di lussureggianti foreste tropicali.
Oltre
alle piante e agli animali, anche un altro tipo di
organismo pluricellulare aveva raggiunto la riva, i
funghi che, pur somigliando alle piante, sono invece
completamente diversi e costituiscono un regno
a parte. Essi comparvero più o meno 300 milioni di anni
fa e coevolvettero con le piante, poiché queste ultime
dipendono per lassorbimento dellazoto da un
minuscolo fungo che sta nelle loro radici. Che i funghi
siano visibili o nascosti, essi sono assolutamente
essenziali per lesistenza delle foreste.
Dopo
trenta milioni di anni dalla comparsa dei rettili, da una
loro linea di discendenza si svilupparono i dinosauri.
Come tutti i rettili, essi deponevano uova, molti di essi
si dotarono di ali finché, 150 milioni di anni fa, si
evolvettero in uccelli. Circa 70 milioni di anni fa i
dinosauri e molte altre specie si estinsero di colpo. Si
pensa che la causa possa essere stata una catastrofe
provocata dallimpatto di un meteorite gigantesco di
circa undici chilometri di diametro. Lesplosione
generò unenorme nuvola di polvere che fece da
schermo alla luce e al calore solare per un lungo
periodo, la meteorologia del pianeta cambiò e i
dinosauri non sopravvissero.
Dai
rettili si evolvette, circa 200 milioni di anni fa, un
vertebrato a sangue caldo, le cui femmine non
racchiudevano più gli embrioni nelle uova, ma li
nutrivano allinterno del loro corpo. I piccoli
nascevano inermi e bisognosi di cure e di nutrimento ed
erano le madri a occuparsene finché non diventavano
autosufficienti. Queste caratteristiche che includevano
anche lallattamento, sono allorigine del nome
dato agli animali di questa classe: i mammiferi. I primi
mammiferi erano piccole creature notturne. A differenza
dei rettili, svilupparono la capacità di mantenere il
calore dei propri corpi a un livello abbastanza costante
indipendentemente dalle condizioni ambientali, inoltre
una parte delle loro cellule epidermiche si trasformò in
pelo, fornendo un ulteriore isolamento termico che
permise loro di migrare nelle zone con clima freddo.
Le
proscimmie, che sono i primati più antichi, si
evolvettero circa 65 milioni di anni fa da mammiferi
notturni che vivevano sugli alberi, si cibavano di
insetti e assomigliavano agli scoiattoli. I primati erano
in gran parte insettivori o vegetariani e si cibavano di
noci, frutti e piante. A volte quando non trovavano più
cibi sufficiente sugli alberi, essi scendevano a terra e
assumevano una posizione eretta per qualche momento, per
poi tornare alla posizione iniziale, come fanno ancora
oggi i babbuini. Ma questa capacità di poter rimanere in
posizione eretta anche per poco tempo rappresentò un
forte vantaggio selettivo, poiché quella posizione
liberava le mani per raccogliere cibo, gettare pietre o
afferrare bastoni per difendersi.
A
poco a poco i piedi si appiattirono, labilità
manuale si accrebbe e lutilizzo di strumenti
primitivi e di armi stimolò la crescita del cervello. Da
alcune proscimmie si evolvettero le scimmie e le scimmie
antropomorfe. La linea evolutiva delle scimmie si
biforcò da quella delle proscimmie circa 35 milioni di
anni fa. E circa 20 milioni di anni fa la linea delle
scimmie antropomorfe (o pongidi) si distaccò da quella
delle scimmie. E solo dopo altri 10 milioni di anni
comparvero i nostri antenati più prossimi, le grandi
scimmie antropomorfe, come orangutan, scimpanzé e
gorilla. Il
cervello delle grandi scimmie antropomorfe è molto più
complesso di quello delle altre scimmie ed essi
possiedono perciò unintelligenza molto superiore.
Fu
nellAfrica tropicale, allincirca 4 milioni di
anni fa, che da una scimmia appartenente al genere degli
scimpanzé si evolvette una scimmia antropomorfa dotata
di stazione eretta. Questa specie, estintasi un milione
di anni dopo, era assai simile agli altri grandi pongidi,
ma poiché si reggeva eretta sugli arti posteriori fu
classificata come ominide.
Gli
esseri umani
Le
scimmie antropomorfe dotate di stazione eretta e andatura
bipede, chiamate Australopithecus, fecero la loro
comparsa 4 milioni di anni fa. Il nome che significa
scimmia australe allude alle prime scoperte
di resti fossili avvenute nellAfrica del Sud.
La
specie più antica è l Australopithecus
Afarensis, dal nome della regione etiopica di Afar,
dove sono stati trovati degli importanti fossili,
compreso il famoso scheletro di una femmina che i
paleontologi denominarono Lucy, risalente a
3,2 milioni di anni fa. Si trattava di primati di
corporatura esile, alti forse 140 centimetri e con unintelligenza
pari a quella degli attuali scimpanzé. Dai 4 ai 3
milioni di anni fa si ebbe una stabilità genetica degli
australopitecini.
In
seguito questa prima specie si evolvette in specie più
robuste. Esse comprendevano due specie primitive del
genere Homo (Homo habilis e Homo erectus)
che coesistettero in Africa con gli australopitecini per
molte migliaia di anni finché questi non si estinsero,
circa 1,4 milioni di anni fa.
Una
differenza fondamentale tra i primati e gli esseri umani
consiste nel fatto che i neonati umani hanno bisogno di
un tempo molto più lungo per raggiungere la fanciullezza
(e poi la pubertà e la maturità) di quanto non sia
necessario a qualsiasi scimmia antropomorfa. I neonati
sono del tutto inermi e non formati completamente, hanno
bisogno di anni di cure, protezione, sostentamento e
attenzione. I neonati umani, se confrontati con i piccoli
di altri mammiferi, sembrano nati prematuramente. E
questa osservazione è alla base di una ipotesi
ampiamente accettata (Margulis e Sagan) secondo cui
sarebbero stati i parti prematuri di alcune scimmie a
innestare levoluzione umana.
A
causa di mutamente genetici nei tempi dello sviluppo, le
scimmie antropomorfe nate prematuramente avrebbero potuto
conservare i loro tratti infantili più a lungo delle
altre. Coppie di individui con quelle caratteristiche
avrebbero potuto generare neonati ancora più prematuri,
che avrebbero conservato a loro volta tratti ancora più
infantili. Avrebbe avuto inizio allora un andamento
evolutivo da cui, alla fine, è emersa una specie
completamente priva di peli. Questa ipotesi attribuisce
una grande importanza alla fragilità dei piccoli nati
prematuramente nella transizione dalle scimmie
antropomorfe agli esseri umani. Questi neonati bisognosi
di cure hanno richiesto la formazione di famiglie che
potessero proteggerli, e queste famiglie hanno
probabilmente formato comunità, tribù nomadi, villaggi
che costituirono le basi per lo svilupparsi della
civiltà umana (si tratta sempre di olarchie che nei
Quadranti di Wilber costituiscono il Basso/Destra, cioè
laspetto collettivo oggettivo, esterno dellolone).
Secondo
lantropologa Helen Fisher (citata da Elisabeth
Badinter nel suo libro Luno e lAltra)
la posizione eretta provocò la ristrutturazione del
bacino con conseguente accorciamento del diametro del
canale genitale che rese i parti difficili e mortali per
molte femmine. Attraverso la selezione naturale fecero la
loro comparsa nuovi caratteri genetici. Le femmine
partorivano prematuramente i figli, il cui cranio era
più piccolo e quindi poteva più facilmente passare nel
canale genitale. Ma questa prematurità implicava un
impegno maggiore delle madri per mesi e anni. Dovevano
portarsi appresso il bambino e così facevano più fatica
a catturare piccoli animali e a raccogliere frutti e
bacche. Era necessario concludere un contratto con i
maschi, ci si avvia progressivamente verso le prime
famiglie.
La
selezione naturale favorì le specie che copulavano
durante la maggior parte del loro ciclo mensile. Le
femmine cominciarono a perdere il loro estro. La
ricettività sessuale permanente e la copula frontale,
poiché con la ristrutturazione dello scheletro avvenuta
dopo lassunzione della posizione eretta, anche la
vagina aveva ruotato verso il davanti, permisero, sempre
secondo la Fisher, il progressivo instaurarsi della
relazione tra maschio e femmina e dellamore.
Ma
riprendiamo il filo che ci porta dagli australopiticini
ai loro primi discendenti umani che apparvero in Africa
Orientale circa 2 milioni di anni fa. Presentavano un
grande aumento del volume encefalico, grazie al quale
svilupparono una capacità di costruire utensili che
nessun antenato pongide aveva avuto. Si tratta dellHomo
habilis, che si era evoluto verso 1,6 milioni di anni
fa nellHomo erectus, una specie più grande
e robusta e il cui cervello si era accresciuto
ulteriormente. Si pensa che questi antichi nostri
progenitori fossero riusciti a controllare il fuoco 1,4
milioni di anni fa circa.
LHomo
erectus fu la prima specie a lasciare i tropici
africani e a migrare in Asia, Indonesia ed Europa,
insediandosi in Asia circa 1 milione di anni fa e in
Europa 700.000 anni fa. Questi primi esseri umani
dovettero sopportare lontano dallAfrica natia,
delle condizioni climatiche avverse che avrebbero avuto
un impatto sullevoluzione successiva. Infatti tutto
il periodo dellevoluzione propriamente umana, dalla
comparsa dellHomo habilis alla rivoluzione
agricola del Neolitico di circa 1,5 milioni di anni dopo,
avviene durante lepoca delle glaciazioni.
Durante
i periodi più freddi, gran parte dellEuropa, dellAmerica
e dellAsia erano coperte di ghiaccio. Nelle epoche
in cui il clima era più mite, si verificavano tremende
inondazioni, provocate dallo scioglimento dei ghiacciai.
Molte specie tropicali si estinsero e furono sostituite
da altre più robuste e coperte da folti mantelli di
pelo, come il bue muschiato, il mammut, il bisonte. I
primi uomini davano la caccia a questi animali con punte
di lancia e asce di pietra, mangiavano le loro carni
attorno al fuoco nelle loro caverne e si proteggevano dal
freddo con le loro pellicce. Cacciavano insieme e si
spartivano il cibo. E la spartizione del cibo contribuì
anchessa a promuovere lo sviluppo della cultura e
della civiltà, fino a portare allespressione della
dimensione spirituale e artistica proprie dellessere
umano.
LHomo
sapiens si evolve dallHomo erectus
tra 400.000 e 250.000 anni fa. LHomo sapiens è
la specie a cui noi apparteniamo. Levoluzione fu
graduale e durante 150.000 anni diede vita a molte
specie di transizione, cui viene dato il nome generico di
Homo sapiens arcaico. Lhomo erectus 250.000
anni fa era ormai estinto. La transizione a Homo
sapiens si completò circa 100.000 anni fa in
Africa e in Asia e 35.000 anni fa in Europa.
Mentre
avveniva la graduale evoluzione dellHomo erectus
in Homo Sapiens, in Europa avvenne il distacco
di un ceppo distinto da cui si evolvette, circa 125.000
anni fa, luomo di Neandertal, così chiamato dalla
località in Germania dove furono trovati i primi
esemplari. Si estinse 35.000 anni fa. Aveva una
corporatura tozza e massiccia, con ossa grosse, mascelle
possenti, denti anteriori lunghi e sporgenti. Si stabilì
in Europa e nel Vicino Oriente lasciando tracce di
sepolture rituali in caverne decorate con veri simboli
legati agli animali cui dava la caccia.
Dopo
lestinzione delluomo di Neandertal, rimane
soltanto lHomo Sapiens come specie umana
vivente. Questa specie si evolvette in Europa in una
sottospecie nota con il nome di Cro-Magnon, che è il
nome di una caverna al Sud della Francia. Ad essa
appartengono tutti gli esseri umani attuali. I Cro-Magnon
erano identici a noi, avevano un linguaggio sviluppato e
produssero una incredibile quantità di innovazioni
tecnologiche e di creazioni artistiche. Di essi ci sono
rimasti utensili di pietra e di osso finemente lavorati,
gioielli fatti di conchiglie e di avorio, magnifiche
pitture sulle pareti delle caverne, a testimoniare la
cultura raffinata di questi nostri diretti antenati
paleolitici.
Nel
1994 fu scoperta la caverna di Chauvet nel distretto di
Ardèche, nel sud della Francia. I paleontologi rimasero
a bocca aperta: la grotta è formata da un labirinto di
camere sotterranee ricoperte da più di trecento dipinti
di magnifica fattura ed essi risalgono a 30.000 anni fa.
Dunque di molto anteriori ai famosi dipinti di Lascaux,
datati 16.000 anni fa, considerati fino ad allora dagli
studiosi come lespressione più alta raggiunta dallarte
Cro-Magnon. Gli scienziati hanno dovuto rivedere le loro
teorie.
Per
dipingere le figure, che rappresentano immagini
simboliche di leoni, mammut e altri animali feroci, sono
stati utilizzati ocra, carbone ed ematite. Vi erano anche
molti oggetti rituali, fra cui spicca una specie di
altare su cui era posato un teschio dorso. E
inoltre una raffigurazione riproduce una figura
sciamanica, mezzo uomo e mezzo bisonte, disegnata nella
parte più oscura e inaccessibile della caverna. Questi
dipinti così antichi, risalenti a unepoca
preistorica, indicano che la spiritualità e la
creatività artistica furono fin dallinizio parte
integrante dellevoluzione dellessere umano.
Ci
siamo dilungati su questo affascinante viaggio evolutivo
che dalle prime cellule batteriche apparse circa 3,5
miliardi di anni fa, alle prime cellule nucleate (2,2
miliardi di anni fa), ai primi animali (700 milioni di
anni fa), ai primi vegetali (450 milioni di anni fa) fino
alle proscimmie (65 milioni di anni fa), allHomo
habilis (2 milioni di anni fa), allHomo
sapiens (a partire da 400.000 anni fa) e al
Cro-Magnon in Europa perché è importante, a nostro
avviso, tenere presente o ricordarsi di tutta la storia
che ci precede. Ci rendiamo allora conto facilmente della
coevoluzione del micro e del macrocosmo, ci è anche più
facile intendere questa immediata e sempre presente
coesistenza dei quattro aspetti dellolone di cui ci
parla Wilber: interiorità (livello di coscienza individuale
e visioni del mondo collettive) ed esteriorità
(condizioni ambientali, sociali, economiche a livello
collettivo, e caratteristiche delle strutture fisiche e
biologiche, dei sistemi nervosi e del cervello a
livello individuale).
Il
cervello uno e trino
La
sequenza olarchica presentata nel Quadrante Alto/Destra
(vedi brano La grande Catena dellEssere) mostra
levoluzione dagli oloni individuali dagli atomi
alle cellule, agli organismi multicellulari, agli animali
complessi. Ma anche il cervello si è evoluto: dal
rettile, al mammifero, al primate e allessere umano
e si tratta di oloni ordinati gerarchicamente, dal meno
complesso al più complesso. A a ogni tappa evolutiva dei
vari strati cerebrali (Alto/Destra) corrisponde un
diverso livello di coscienza (Alto/Sinistra), il
dispiegamento di una diversa visione del mondo e
comprensione del mondo (Basso/Sinistra) nonché lo
sviluppo delle strutture per la sopravvivenza e il sostentamento
a livello produttivo, sociale, economico, tecnologico
(Basso/Destra).
Il
neurobiologo Paul MacLean è lo studioso che ha disegnato
la mappa del cervello conosciuto come uno e trino.
La parte più antiche che somiglia al gambo di un fungo e
sulla quale poggia il resto del cervello è responsabile
delle reazioni istintive. MacLean lo chiama rettiliano
perché è molto simile strutturalmente al cervello di un
rettile. E un cervello molto primitivo che ha
fede in ciò che dice lantenato, ma non sa
affrontare le situazioni nuove perché il suo
comportamento è un riflesso con pochissima autonomia.
Contiene lapparato essenziale per la regolazione
interna, viscerale e ghiandolare, e anche i centri per
mantenersi svegli o dormire.
Sopra
questo cervello ancestrale è collocato il cervello che
abbiamo in comune con gatti e topi, cioè il
paleomammifero. La parte principale di questo secondo
strato è il sistema limbico, un insieme di strutture che
generano le emozioni del dolore e del piacere, essenziali
per la sopravvivenza. Se i bisogni di sopravvivenza
vengono frustrati, emergerà la rabbia, la paura, il
dolore, se invece vengono soddisfatti si proverà
piacere. Il sistema limbico umano è strutturato in modo
molto più complesso rispetto a quello dei
paleomammiferi, ma lorganizzazione basica, la
chimica ecc., sono molto simili. Il sistema limbico è
collegato grazie a canali di comunicazione a doppio
senso con lipotalamo e altri centri nel gambo
cerebrale, implicati nelle sensazioni viscerali e nelle
reazioni emotive, includendo il sesso, la fame, la paura
e laggressività.
Lultimo
strato, il terzo cervello, è la neocorteccia, dallaspetto
di gheriglio di noce, che conferisce significato agli
eventi della vita. Il fisico austriaco E. Jantsch parla
della sorprendente crescita della neocorteccia come
un evento tra i più drammatici della storia della vita
sulla Terra. Con la neocorteccia appaiono le immagini
simboliche, la logica e anche la matematica. Essa è la
sede della mente auto-riflessiva. MacLean stesso
riconosce che ognuno di questi cervelli è un olone che
trascende e include i precedenti, quindi organizzato
gerarchicamente dal meno complesso al più complesso.
Questi cervelli interagiscono secondo il principio dellinfluenza
verso il basso e verso lalto (vedi il principio 5
nel brano citato).
Questo
cervello ha almeno 35.000 anni, cioè durante questo
periodo non si è più modificato, non vi è stata alcuna
evoluzione a livello biologico. LUomo del
Paleolitico, l Homo sapiens, somiglia
terribilmente a noi. E allora cosa è avvenuto durante
questo periodo di millenni, che a noi sembra lunghissimo
e che non è altro che un breve attimo per levoluzione?
Niente più e niente meno che tutta la Preistoria e tutta
la storia dellumanità. In effetti quello che è
successo è il passaggio dallevoluzione biologica
alla evoluzione della noosfera, che si fonda sulla
biosfera, ma non può essere ridotta ad essa. La
noosfera, la mente che pensa, che è consapevole di se
stessa contiene la biosfera e la trascende.
Lolone
inferiore ha preparato le possibilità per levoluzione
nellolone superiore. Queste possibilità (niente
infatti è determinato) si dispiegano ora nella noosfera,
regno del pensiero, dei simboli, della cultura.
Mente
e repressione
Con
la comparsa dellHomo Sapiens e della
neocorteccia cerebrale inizia lo sviluppo della storia
psicologica e socioculturale dellessere umano. E
come la fisiosfera e la biosfera anche la noosfera si è
evoluta. Vari stadi di sviluppo linguistico, politico,
economico, sociale, artistico, culturale emersero
progressivamente, incorporando e trascendendo i
predecessori. Come abbiamo visto, però, maggiore
differenziazione e trascendenza implicano la possibilità
che la differenziazione si trasformi in dissociazione e
la trascendenza in repressione. E la storia gravida
di problemi e sofferenze di cui si è occupata la
psicoanalisi. Quando, per esempio mi differenzio dallistinto
sessuale biologico, non ne sono più dominato come gli
animali. Sono più libero, ma anche più libero di
dissociarlo e reprimerlo se interviene un Super-Io che
giudica e condanna il sesso. Quando levoluzione
produce una nuova differenziazione e quella
differenziazione non è integrata, ne risulta una
situazione patologica.
Ci
sono due modi per affrontare la dissociazione e la
repressione. Il modo utilizzato nelle psicoterapie è
la regressione al servizio dellio come
è stata definita da Freud. Cioè la struttura più
elevata regredisce al livello precedente dove lintegrazione
non è avvenuta, rivive lepisodio e, in un contesto
protetto e benevolo, scioglie il blocco o il trauma,
quindi integra quel livello più o meno inconscio nellolone
più elevato dellego. Si tratta dunque di una
regressione a favore di una più alta integrazione.
Laltro
modo è quello dei Romantici che auspicano un ritorno al
passato tout-court. Poiché confondono
differenziazione e dissociazione, trascendenza e
repressione i Romantici quando incontrano qualche
problema di dissociazione, invece di proporre una
soluzione per quel problema, vogliono un ritorno allindietro
della Storia. Pensiamo alle critiche dei Romantici, per
esempio Rousseau o Goethe, alla società prodotta dalla
Rivoluzione Industriale e dal Razionalismo Illuminista.
Analizzando giustamente le repressioni e le alienazione
prodotte dalle macchine, fanno lelogio del tempo
passato dove si trova il paradiso perduto, del
buon selvaggio e delle società primitive.
I
Romantici di oggi sono quelli che propongono un ritorno
alla tribù dei cacciatori-raccoglitori e ladorazione
del fallo, oppure il ritorno al Neolitico e ai miti
dei Iside e Demetra, la Dea Madre. Insomma regressione.
In realtà ogni trasformazione evolutiva sia nella storia
dellessere umano individuale che nella storia dellumanità
collettiva implica la possibilità del sorgere di
patologie. Più complessa è il livello evolutivo più
numerose possono essere le patologie. Nellessere
umano che contiene molte livelli di profondità (la
materia, la vita e la mente) qualcosa può andare storto
a ogni livello sia esso fisico, emotivo, mentale/psichico
e anche spirituale, poiché ci sono anche le patologie
spirituali.
Interno
e esterno
Questo
sintetico excursus sullevoluzione della vita
ci ha fornito informazioni sufficiente per comprendere il
senso generale dei vari livelli verticali presenti nei
vari Quadranti. Ci permette inoltre di riconquistare
quella visione dinsieme e sistemica
della storia dellUniverso, dellUmanità e
nostra personale che è andata smarrita da almeno tre
secoli. Ci permette di reintrodurre il senso, i valori, lintenzionalità,
la profondità, la qualità nella nostra vita e nel mondo
che ne sono privi, a causa della frammentazione del
sapere specialistico, del riduzionismo scientifico che ha
negato linteriorità, la profondità, la coscienza
e ha appiattito il mondo considerando valido oggetto di
indagine solo il dato empirico, il Ciò,
tralasciando completamente l Io e il
Noi. Il mondo del Ciò e quella
che Wilber chiama flatland, il mondo senza
spessore, senza coscienza, senza Spirito.
Torniamo
adesso ai Quattro Quadranti. Abbiamo visto lo
sviluppo delle forme esteriori dell olone
individuale che va dalle particelle subatomiche, allatomo,
alle molecole, alle cellule, agli organismi, agli
organismi neuronali, fino agli organismi neuronali con il
cervello trino. Abbiamo anche visto che cè lo
sviluppo interiore dellolone individuale dalla
prensione, alla sensazione, allimpulso, allimmagine,
al simbolo, al concetto, fino a livelli superiori che,
utilizzando i termini della psicologia cognitiva
evolutiva, vengono definiti operazionale concreto
e operazionale formale più lultimo livello
che Wilber definisce visione logica o pensiero
sintetico.
Gli
ultimi due sono i livelli cognitivi cui in generale è
giunta lumanità attuale, ma esistono altri livelli
che vanno oltre il personale e diventano
transpersonali. Lo sviluppo interiore di
fatto equivale allo sviluppo della coscienza, come
riconoscono grandi pensatori e maestri quali Leibniz,
Aurobindo Schelling, Whitehead, Teilhard de Chardin. La
coscienza è parte integrante dellUniverso a ogni
livello.
Wilber,
come Tailhard de Chardin, intende in questo caso il
termine coscienza nella sua accezione più
generale, come ogni tipo di psichismo, dalle forma più
rudimentali possibili di percezione interiore fino alla
consapevolezza riflessa del fenomeno umano.
Quello che qui interessa è mettere in luce che la
disputa tra materialisti e spiritualisti non ha ragione
di essere perché bisogna considerare sempre sia laspetto
esterno del mondo, sia laspetto interno. Le
cose hanno il loro interno, il loro sé. Non esiste
olone che non abbia contemporaneamente i quattro aspetti
interno/esterno e individuale/collettivo.
Linterno
delle cose è la profondità o coscienza, lesterno
la superficie o la forma, come si esprime Wilber. Alla
luce di quanto presentato sopra sullevoluzione, è
facile ora cominciare a comprendere le tappe evolutive
delle forme esteriori degli oloni individuali e le
corrispondenti tappe evolutive delle forme di coscienza.
Come
abbiamo visto i Quadranti inferiori Basso/Sinistra e
Basso/Destra si riferiscono alla dimensione collettiva
degli oloni. Già qualche chiarificazione sullo sviluppo
culturale e ambientale/sociale è emersa nella
descrizione dellevoluzione dalle cellule, alle
piante, agli animali, fino agli esseri umani presentata
più sopra, cioè levoluzione della fisiosfera,
della biosfera e poi della noosfera con lapparizione
del cervello trino.
Gli
oloni individuali esistono solo in comunità di oloni che
hanno un livello simile di profondità/coscienza.
Gli oloni collettivi che si presentano nei quadranti
inferiori sono sempre associati agli oloni individuali.
Come abbiamo già detto coevolvono insieme. Il Quadrante
Basso/Sinistra si riferisce alla cultura, cioè il
significato interno, la visione del mondo, i valori e le
identità che sono condivisi da comunità simili. Il
Basso/Destra si riferisce al sociale, inteso come
tutte le forme esteriori, materiali, istituzionali della
comunità: dalla base economica e tecnologica, allarchitettura,
ai codici scritti, alla taglia della popolazione, quando
si tratta di oloni sociali umani. Da una parte le visioni
del mondo condivise, dallaltra le basi materiali di
queste visioni del mondo.
E
necessario precisare cosa si intende per visione del
mondo comune quando si tratta di oloni non umani. In
realtà cultura deve qui essere intesa come spazio
condiviso, quello a cui un olone può rispondere. Per
esempio gli atomi non rispondono a tutti gli stimoli dellambiente,
perché registrano un ventaglio molto ristretto di eventi
che hanno senso per loro, che li coinvolgono. Gli
oloni reagiscono solo a quello che si adatta al loro
mondo comune, che si tratti di atomi, di cellule, di
animali. Ogni altra cosa non esiste per loro.
Questa
è la cultura condivisa: il mondo comune a cui tutti gli
oloni di profondità simile risponderenno. I cani per
esempio condividono un mondo emozionale, hanno un sistema
limbico, mentre i rettili non ce lhanno, quindi il
cane orienta se stesso nel mondo anche con luso di
queste cognizioni affettive. Per noi è molto più facile
voler bene a un cane che non a una iguana. Però il cane
non può rispondere a stimoli che non corrispondono al
suo mondo, al suo spazio culturale: per sempio non
apprezza Beethoven. Per poter fare questo cè
bisogno della neocorteccia e del complesso cervello trino
con la corrispondente interiorità di immagini,
simboli, concetti, pensiero razionale/logico, e post
razionale/sintetico.
Questo
spazio culturale, questo mondo, include i componenti
basici dei precedenti livelli, come lirritabilità
cellulare, gli istinti dei rettili, le emozioni dei
paleomammiferi per aggiungere nuovi modelli e dispiegare
nuove visioni del mondo. A ogni livello lUniverso
guarda se stesso con occhi diversi e crea nuovi mondi che
prima non cerano. Il mondo del lupo non è il mondo
dellumano e neppure quello della lucertola.
Levoluzione
di queste visioni del mondo, spazi culturali, passa dal
fisico e vegetativo al rettiliano, che è il mondo dellimpulso
alla sopravvivenza (che Wilber chiama uroborico, da uroboros,
il serpente che si mangia la coda della mitologia greca.
E. Neumann spiega che luroboros, come lUovo
Cosmico, il cerchio, il rotundum è il simbolo
dellunione insconscia primordiale, indifferenziato,
indistinto, autorappresentazione di uno stato primitivo
che corrisponde alla condizione infantile dellumanità
e del bambino). Dopo il rettiliano troviamo il tifonico
(dalla figura mitologica di Tifone, mezzo uomo e mezzo
serpente, che corrisponde al limbico-emozionale
elementare. Seguono le forme specifiche degli ominidi e
poi degli umani (arcaico, magico, mitico, razionale,
centaurico o esistenziale con possibili livelli più
elevati, transpersonali.
Queste
visioni del mondo sono correlate con le forme esteriori
delle strutture sociali che sostengono e permettono
questi spazi comuni culturali degli oloni individuali.
Così i procarioti, cioè i batteri, coevolvono con il
sistema sociale Gaia e il loro spazio culturale è
protoplasmatico. In seguito troviamo le società con una
divisione del lavoro (gli organismi neuronali, gli
insetti per esempio) con una interiorità collettiva
vegetativa/locomotoria, poi i gruppo/famiglie dei
paleomammiferi (con interiorità uroborica). Infine gli
umani con le tribù dei cacciatori/raccoglitori
(arcaico), i villaggi ortoculturali (magico), gli
stati/imperi agrari (mitico), le nazioni/stato
industriali (razionale), le federazioni planetarie
informatiche (centauro/pensiero integrativo) e ... fin
qui è arrivata levoluzione media dellumanità.
In realtà, i livelli di sviluppo culturale e sociale
sono molto diversificati, con grosse percentuali di
popolazione al di sotto dei livelli medi più
elevati (razionale e centauro) e percentuali bassissime
al di sopra (livelli transpersonali) .
I
quattro quadranti non possono essere ridotti uno allaltro,
sono invece interconnessi, ineragiscono reciprocamente,
si influenzano a vicenda. Non è come pensava Marx che la
struttura determina la sovrastruttura (cioè leconomia
determina la cultura), ma non è neppure come pensavano
gli idealisti che è il pensiero, la coscienza, linteriorità
a determinare le strutture socio-economiche,
istituzionali, tecnologiche. Ogni olone ha sempre
tutte e quattro gli aspetti: intenzionale,
comportamentale, culturale e sociale. I quadranti formano
un circolo in cui ogni parte influenza laltra in
ogni direzione, non cè un prima o un dopo, un uovo
o una gallina, sono insieme causa e causati ognuno da
tutti gli altri. Il sistema sociale influenza la cultura,
la quale determina il contesto entro il quale io posso
avere un pensiero individuale che modifica la fisiologia
del mio cervello.
Wilber
spiega che se ho il pensiero Andare al supermercato,
lo sperimento interiormente come simbolo, immagine o
concetto. Ne sperimento internamente il senso
(Alto/Sinistra). Questo modifica in qualche modo il mio
cervello, cambiano le onde elettriche, si attivano
sinapsi, ecc. Alto/Destra). Questo può essere visto
sperimentalmente con apparecchi appositi che possono
registrare i cambiamenti chimici o elettrici del cervello
(Alto/Destra).
Ma
il pensiero interno ha senso solo nel contesto del mio
retroterra culturale. Se fossi vissuto in una tribù di
cacciatori-raccoglitori non avrei potuto pensare vado
al supermercato, forse avrei pensato tempo di
andare a caccia. Il ragazzo che è stato allevato
dai lupi ci mostra che senza un retroterra culturale
comune, stimoli adatti, interrelazioni il cervello umano
non produca da solo pensieri linguistici
(Basso/Sinistra). Tuttavia la cultura non è
disincarnata, come non lo è la coscienza individuale, ha
una necessaria componente materiale. La tecnologia, le
forze produttive, le istituzioni, i codici scritti, la
collocazione geopolitica, sono sistemi sociali che sono
connessi alle visioni del mondo e sono empiricamente
osservabili (Basso/Destra).
Lo
Spirito si manifesta come tutti e quattro i quadranti.
Non solo come interiorità, come Sè più elevato,
neppure come somma totale di tutti i fenomeni oggettivi,
o come vita, o come coscienza trascendente, o come
slancio vitale immanente. Tutta la storia del pensiero
umano è stata la storia della contrapposizione tra chi
negava metà della storia e chi ne negava laltra
metà. Ascetismo ed edonismo, materialismo e idealismo,
spirito contro materia, corpo contro mente. Ma in realtà
tutto ciò non ha senso. Lo Spirito esiste nei quattro
quadranti e come i quattro quadranti. |
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