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Spiritualità ed Evoluzione della Coscienza
nel pensiero di Ken Wilber
Dott.ssa Giovanna Visini A.R.A.T.- Associazione Rebirthing Transpersonale
Cell. 338/2124389 E-mail: giovannavisini@tiscali.it HTTP://www.rebirthing-milano.it
| Levoluzione
delle linee o correnti che si trasformano seguendo i
livelli o strutture basiche della coscienza pone non
pochi problemi teorici e anche pratici. Quello che sembra
centrale alla nostra comprensione è se bisogna
considerare levoluzione spirituale come una linea a
parte o come invece il livello più elevato raggiunto
dalle altre linee, almeno dalle principali e fondamentali
come lautoidentità, la morale, i bisogni, laffettività,
le relazioni interpersonali, i processi cognitivi, le
visioni del mondo.
Si
tratta di una questione molto complessa che non credo sia
mai stata posta in termini così chiari. Eppure essa è
fondamentale per addentrarsi con passo più sicuro nei
misteri della psiche e dello spirito e per definire la
relazione tra psicologia e dimensioni transpersonali.
Wilber
affronta la questione in The Eye of
the Spirit a cui ci riferiamo. Se levoluzione
spirituale è un linea di sviluppo separata (in aggiunta
alle altre linee che abbiamo menzionato, si dovrebbe
poter definire la linea spirituale in termini che non
includono comprensione cognitiva, esigenze morali,
bisogni, impegno etico, amore e compassione verso gli
altri esseri, perché tutti questi aspetti hanno la loro
linea di sviluppo.
Probabilmente
le cose stanno in questo modo: alcuni aspetti dellevoluzione
spirituale si riferiscono ai livelli più alti di varie
altre linee. Per esempio per la linea affettiva: dal
sentimento possessivo di tipo narcisistico, al sentimento
dappartenenza, allamore universale, fino ad ananda
o amore trascendentale; oppure per la linea cognitiva:
dalla cognizione sensorio-motrice preoperazionale, alla
operazionale concreta, alla razionale formale e alla
visione logica postformale fino a prajina, gnosi,
savikalpa, nirvikalpa, ecc.
E
però anche possibile pensare che la spiritualità sia
una linea separata, ma è più complicato definirla
perché si tende a descrivere ciò che è spirituale
usando i termine della altre linee di sviluppo nelle loro
più alte realizzazioni , usando suffissi come trans
e post: transegoico, transpersonale,
transverbale, postformale, ecc. Allora la spiritualità
esiste solo in queste livelli più alti?
Sarebbe come dire che non cè spiritualità nei
livelli più bassi. Ma questo è impossibile perché
tutti i livelli sono livelli dello Sprito!
Cè
sicuramente una spiritualità magica, una spiritualità
mitica, razionale, psichica (sciamani/yogi), sottile
(santi), causale (saggi) e non duale (siddha). Tutti
livelli che vedremo andando avanti. Cè poi anche
un altro aspetto, anche se Wilber non è esplicito a
questo proposito: non si può considerare, a mio avviso,
questi livelli come separati in modo rigido. Per esempio
la spiritualità magica può accedere ai livelli
psichici, quella mitica ai sottili, quella razionale i
livelli più alti. Succede anche che alcuni individui,
malgrado vivano in unepoca in cui il centro di
gravità medio dellumanità è attestato su un
livello evolutivo inferiore, raggiungono i livelli più
alti di realizzazione (vedi Cristo o Buddha che vivono in
epoca mitica ma la cui religione è transrazionale).
Bisogna
considerare entrambe le possibilità. Infatti noi
possiamo avere e abbiamo una esperienza della vette, un
contatto ravvicinato con la dimensione transpersonale
senza che ci sia stata necessariamente unevoluzione
delle linee fondamentali della personalità. Le nostre
caratteristiche cognitive, morali, affettive etc. non
raggiungono immediatamente i livelli transpersonali
anche se la nostra coscienza in qualche modo ha sfondato
dallaltra parte. Possiamo avere uno stato di
espansione della coscienza psichico o sottile, e persino
una esperienza diretta nonduale, ma poi torniamo alla
nostra realtà.
Ci
può essere stata unaccellerazione del nostro
sviluppo, anzi di fatto cè (secondo Wilber,
tuttavia, questa accelerazione si traduce al massimo nel
passaggio al livello immediatamente superiore a quello in
cui ci troviamo, non si saltano due, tre o cinque
livelli), ma non vengono risolti i nostri problemi, le
nostre nevrosi permangono, così i nostri desideri, i
nostri impulsi inconsci, le nostre identificazioni e
paure.
LIlluminazione
permanente di cui parlano le tradizioni implica la
purificazione, per così dire, (Wilber direbbe
differenziazione, trascendenza e inclusione) del livello
pre-personale e personale di tutte le linee e la loro
trascendenza nella dimensione transpersonale. Ma
per arrivare a questo cè tutto un percorso, sadhana,
dicono le tradizioni, svuotare i depositi inconsci,
trascendere la mente e le sue identificazioni, consumare
i desideri (chitta shuddhi,
manonasha,
vasanakshaya). I cammini spirituali
sono molto più radicali delle psicoterapie perché non
vedono il lavoro sul mentale/psichico come fine a se
stesso, per eliminare i blocchi patologici che non ci
permettono di vivere con una certa efficienza e
tranquillità o di avere relazioni interpersonali
soddisfacenti.
Il
lavoro sul mentale e lo psichico è una tappa
fondamentale per realizzare la nostra vera natura, per
distruggere il velo dellillusione che causa della
nostra sofferenza. Quindi si lavora sugli impulsi, gli
istinti, i desideri, le paure, tutte le impressioni
emotive e le credenze mentali, i condizionamenti
limitanti, ma quello che si persegue è la pura
Coscienza, lo Spirito o il Vuoto, la Realtà da cui tutte
le forme si manifestano; si tratta di trasformare il
livello di coscienza e perché questo avvenga e sia
duraturo bisogna che i livelli inferiori siano inclusi ma
trascesi.
Quando
si hanno esperienze transpersonali spesso si prova,
immediatamente dopo, uno stato di inadeguatezza,
di indegnità. Molti mistici ne hanno
scritto, il contatto con lo Spirito rende consapevoli in
modo doloroso delle proprie impurità e di come, malgrado
la grazia di cui siamo stati beneficiati,
siamo peccatori (così si esprimono i santi
cristiani). Questo appunto perché, anche se lesperienza
spirituale è sempre possibile ed è indipendente dal
livello raggiunto dalle varie linee che compongono il
nostra sistema psichico e possiamo realizzare in ogni
momento Quello, la nostra Vera Natura, siamo anche
immersi nel tempo-spazio, nellevoluzione, nel
dipanarsi della nostra storia personale e del nostro
destino.
Unaltra
considerazione che porta acqua al mulino della necessità
di considerare la spiritualità come evoluzione ai più
alti livelli di tutte le linee, concerne la
preoccupazione mostrata da tutti i Maestri spirituali
verso la necessità dellevoluzione morale di quanti
si dedicano alla ricerca spirituale. La possibilità di
raggiungere livelli di coscienza più elevati, di
raggiungere per esempio le dimensioni psichiche e
sottili, con un basso livello di sviluppo etico (per
esempio di tipo tribale o di appartenenza etnocentrica o
egoico) era ritenuto possibile e pericoloso.
Molti
psicologi transpersonali sostengono, dunque, che gli
stadi o livelli più elevati delle linee di sviluppo sono
spirituali e i livelli più bassi sono personali
o psicologici. Tuttavia le varie linee, come
abbiamo detto, si sviluppano in modo relativamente
indipendente, quindi una linea (per esempio quella della
cognizione) può raggiungere un livello spirituale mentre
contemporaneamente unaltra linea (per esempio
quella della morale) può presentare un livello personale
o psicologico. Lo sviluppo spirituale o
psicologico nelle varie linee, avviene in
modo indipendente in ogni linea, in modo non sovrapposto
ma parallelo.
Quando
leggiamo le biografie di santi , illuminati e mistici
potremmo a volte pensare che alcuni di essi sembrano aver
evitato il passaggio attraverso tutti i livelli di
sviluppo, avendo raggiunto per esempio, come Ramana
Maharshi, lo stato di realizzazione non duale a 17 anni,
senza attraversare apparentemente i livelli psichici e
sottili. Potremmo rimanere confusi. Ma in realtà essi
stessi spesso raccontano la loro sadhana,
che può essere, questo è vero, molto concentrata. Per
Ramana tre giorni di intense esperienze in cui era
passato dal livello psichico e sottile (savikalpa
samadhi) al livello causale privo di
forma (nirvikalpa samadhi
e jnana samadhi)
per emergere nello stato non duale di sahaja.
Spesso lelemento scatenante è una grave malattia o
comunque la prossimità alla morte.
Ma
queste spiegazioni che anche Wilber propone, certo non
eliminano il mistero e la permanenza di un nostro difetto
di comprensione intellettuale di come opera lo Spirito e
levoluzione spirituale. Perché comunque le vite
degli esseri realizzati spesso non seguono in modo
lineare i normali percorsi di sviluppo sia dei livelli
che delle linee. La insondabilità del processo viene
riconosciuta quando viene postulato come spiegazione
possibile lalto livello evolutivo raggiunto
attraverso le vite precedenti quella in cui avviene la
realizzazione o anche, con il concetto di avatar,
la discesa e la manifestazione nel mondo delle forme del
Divino.
In
ogni caso, anche Aurobindo sosteneva che non è possibile
saltare dei livelli nellevoluzione. Dice ne La
Vita Divina: Levoluzione
spirituale obbedisce alla logica del dispiegamento
progressivo; si può raggiungere un livello fondamentale
successivo solo quando si sia riusciti a conquistare
sufficientemente il precedente: anche se certi stadi
minori possono essere sorvolati rapidamente o saltati da
una brusca e rapida ascensione, la coscienza deve tornare
indietro per assicurarsi che il gradino oltrepassato sia
stato incluso in modo sicuro nella nuova condizione; una
velocità maggiore o più concentrata non elimina i
passaggi stessi o la necessità che essi siano
oltrepassati in successione.
Per
cercare di dirimere questa difficile questione, Wilber
adotta la definizione che Paul Tillich dà della linea
della spiritualità: quella linea di sviluppo in cui il
soggetto esprime la sua
preoccupazione o il suo interesse definitivo,
senza tener conto del suo contenuto. Questa linea. come
tutte le altre linee, si dispiega seguendo gli stadi o
livelli evolutivi della Grande Catena, dallinteresse
preconvenzionale (egocentrico), allinteresse
convenzionale (sociocentrico), allinteresse
postconvenzionale (mondocentrico, universale), al
post-postconvenzionale (la compassione dei bodhisattva).
O ancora usando i termini delle visioni del mondo
culturali collettive: dallinteresse arcaico, al
magico, al mitico, al mentale, allo psichico, al sottile,
al causale.
Usando
la linea della spiritualità come separata si deve poi
definirla in modo corretto, non usando le caratteristiche
delle altre linee, perché altrimenti non si tratta più
di una linea separata. E importante sottolineare
con Wilber che, anche quando consideriamo la linea
spirituale come separata, uno stabile sviluppo spirituale
postconvenzionale dipende dal passaggio dallo stadio
preconvenzionale, al convenzionale, al postconvenzionale.
Quindi, , se vogliamo che ci sia uno stato di adattamento
stabile a quel livello e non solo una esperienza delle
vette o uno stato temporaneo di espansione della
coscienza, la linea spirituale deve necessariamente
passare attraverso gli stessi livelli evolutivi delle
altre linee.
Unaltra
questione intricata a cui abbiamo già accennato, ma che
in questo contesto si ripropone naturalmente è la
seguente: la razionalità e la visione logica (ultimi
stadi dellevoluzione della mente) sono prerequisiti
necessari per lo sviluppo transpersonale? Cosa succede
allora alle società non tecnologiche che non sembrano
avere accesso alla razionalità. Viene loro negata la
spiritualità? Ma il termine razionalità
viene inteso da Habermas e da Wilber in un senso molto
ampio, come spiegheremo più avanti quando affronteremo
gli stadi di sviluppo della coscienza (il quadrante
Alto/Sinistra).
Include,
infatti, tra altre cose, la capacità di assumere la
prospettiva o il punto di vista di unaltra persona
(prospettivismo), la capacità di una sostenuta e
profonda introspezione, la capacità di immaginare
situazioni come-se e che cosa-se.
La razionalità in parole semplici è la capacità di
pluralismo e prospettivismo cognitivo. Alcuni critici
hanno affermato che la nozione di razionalità, nel senso
usato da Piaget e Habermas, potrebbe essere eurocentrica
e il fatto di affermare che manca in altre culture
sarebbe un pregiudizio dellOccidente. Ma molti
psicologi e filosofi e ricercatori affermano che le
capacità cognitive operazionali formali sono evidenti
anche nelle società non tecnologiche, quando si prenda
in considerazione lo svolgimento di compiti che siano
però adatti alla cultura in questione.
Anche
il grande filosofo J. Habermas sostiene che persino nelle
tribù dei cacciatori-raccoglitori le capacità
operazionali formali erano usate da un numero
significativo di uomini e donne. Non si tratta di saper
calcolare o di usare la logica aristotelica o la
matematica. Razionalità e visione logica sono strutture
di base. La prima significa assumere la prospettiva di
altri, la seconda integrare e coordinare differenti
prospettive. Le forme che possono assumere, i modi in cui
si esprimono variano da cultura a cultura , le forme
occidentali moderne non erano presenti nel paleolitico,
ma le strutture erano presenti.
Certamente
razionalità e visione logica non rappresentavano il
centro di gravità di quelle società, ma alcuni
individui potevano averle sviluppate. Penso che bisogna
vedere levoluzione per stadi dei livelli e delle
linee con molta flessibilità (anche Wilber insiste molto
su questo), niente di rigido, lineare, predeterminato. E
innegabile che lepoca della ragione, del
razionalismo, dello sviluppo della scienza si collochi
nel XVIII secolo e non nel Medioevo o nel I secolo d.C.
Ma è anche innegabile che una spiritualità
transrazionale come quella del Buddha sia apparsa nel VI
sec. a.C. e che il Cristianesimo che predica lamore
universale e luguaglianza di tutti gli esseri umani
emerga in unepoca in cui il livello di coscienza,
la visione del mondo e la morale sono a livello mitico,
sociocentrico e convenzionale.
Così
quello che si vuole affermare è che se esiste una
spiritualità transpersonale, cioè postconvenzionale e
post-postconvenzionale, essa si fonda sulla capacità di
avere prospettive e di integrare prospettive, che a sua
volta si fondano sulla capacità di assumere il ruolo e
il punto di vista dellaltro. Insomma uno sviluppo
per stadi, che non è necessariamente cronologico. Cioè
in ogni epoca, anche se la media culturale non raggiunge
un determinato livello per esempio la visione logica, gli
individui possono raggiungerlo. Infatti, in ogni epoca
individui di questo genere ci sono stati.
Se
consideriamo la linea della spiritualità come
quasi-indipendente si può dunque affermare che ci sono
tipi di spiritualità che non hanno integrato
il livello razionale o la visione logica: si tratta dei
primi stadi quando la linea passa dal livello arcaico,
sensoriale-motorio, in cui linteresse definitivo è
il cibo, al livello pre-razionale (magico, egocentrico).
In
seguito, con la capacità di assumere il ruolo dellaltro,
la linea spirituale comincia a estendere il suo interesse
definitivo dallego al gruppo e alle sue credenze
(appartenenza mitica). Poi impara ad assumere una
prospettiva più universale (mitico-razionale e
razionale) dove il suo interesse definitivo inizia a
riguardare il benessere dellintera umanità senza
differenze di credo, razza, genere . Quindi passa alla
visione logica che si interessa di tutti gli esseri
viventi come tali e che è la piattaforma per gli stadi
transpersonali. La spiritualità di questi stadi, psichico,
sottile, causale, nonduale deve necessariamente aver
integrato le capacità della ragione e di visione logica.
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