KEN WILBER FLATLAND(O APPIATTIMENTO DEL MONDO) E IL RIDUZIONISMO
DAL LIBRO: KEN WILBER UNA SINTESI DEL PENSIERO,LA VISIONE E LA PRATICA INTEGRALE AUTORE EACO COGLIANI
Testi:
FLATLAND Riduzionismo sottile e grossolano Il Collasso del Kosmo IL GRANDE ORDINE INTRECCIATO (INTERCONNESSO) L'EGO e l’ECO LA NATURA La dominanza dei discendenti IL PARADOSSO DEL DANNO
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Per documentazione approfondita su Ken Wilber, le sue opere ecc. é stato pubblicato il volume
KEN WILBER una sintesi del pensiero; la nuova visione del mondo, la visione integrale, la pratica integrale
Autore Eaco Cogliani pag. 528 formato 17 x 24 cm copertina in quadricromia sezione introduttiva- 50 figure, tabelle e legende, indice analitico dettagliato per rendere accessibile a tutti la materia costo del volume euro 32,00 + 3 euro spese spedizione se ordinato con ccpostale, 6 se in contrassegno
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(vedi in biografia in questa sezione il sommario con descrizione delle opere di Wilber)
FLATLAND
La confusione determinata da queste metodiche e visioni riduttive e riduzioniste – che Wilber esamina con attenzione e che denomina nel complesso ‘flatland’, cioè ‘terra piatta’, appiattimento, riduzione delle dimensioni solo ad alcune di esse, sostituzione del tutto con la parte, ecc. è stata ed è distruttiva in tutti gli àmbiti di vita e su tutte le problematiche, poiché si tratta di una ‘falsificazione’ di fondo.
-Riportiamo in dettaglio la Nota 1 pag.161 TOE sull’uso di questo termine -
Flatland (pattume, terra piatta alla lettera, indica l’appiattimento alle dimensioni minime di ciò che è più complesso e con livelli, gradi e dimensioni più elevati e numerosi).
Flatland è spiegato in The Marriage of Sense and Soul, e con maggiori dettagli in SES (vedi in questo volume parte prima) e A Brief History of Everything/Una Breve Storia del Tutto.
Dice W.: "Io uso il termine in due sensi: (1) Tecnicamente, essa è la credenza che solo le realtà del Lato-Destro sono irriducibilmente reali; è la riduzione di tutti gli eventi del Lato-Sinistro ai loro correlati del Lato-Destro. (2) Ho anche usato il termine ‘flatland’ per significare qualche credenza che o viene da, o crede solo in, un particolare livello della coscienza. Perciò, i comportamentisti sono flatland nel primo senso (essi credono soltanto in comportamenti oggettivamante osservabili), ed i relativisti pluralistici sono flatland nel secondo (essi conoscono soltanto i valori del meme verde).
Dentro il riduzionismo flatland (nel primo senso), vi sono due gradi: il riduzionismo sottile, che riduce ogni cosa al quadrante Inferiore-Destro (ovvero, sistemi di processi dinamici, teorie del caos e della complessità, teorie dei sistemi tradizionali, autopoiesi sociale, il Web della Vita, ecc.), e il riduzionismo volgare, rozzo, che va anche oltre e riduce quesi sistemi oggettivi ad atomi oggettivi (riduce tutti i fenomeni alle unità atomistiche nel Superiore-Destro).
Il riduzionismo sottile è anche conosciuto come olismo esteriore o olismo flatland (in contrasto con l’olismo integrale, che unisce entrambi l’olismo esteriore e l’olismo interiore). Entrambi i riduzionismi, sottile e rozzo, credono che il mondo intero possa essere descritto nel linguaggio-esso della terza persona (ovvero, essi sono entrambi monologici, non dialogici o translogici). Il ‘crimine dell’ Illuminismo’, incidentalmente, fu il riduzionismo sottile, non il riduzionismo rozzo. I filosofi dell’Illuminismo erano spesso grandi sistemisti (creatori di sistemi); essi furono i grandi propositori del Sistema della Natura e del ‘grande ordine interconnesso’ (Charles Taylor, Sources of the Self)."
Flatland (o quest’appiattimento del mondo) è semplicemente la credenza che solo il mondo del Lato Sinistro è reale, il mondo di materia/energia studiato empiricamente attraverso i sensi umani e le loro estensioni (telescopi, microscopi, strumenti fotografici ecc.).
Tutti i mondi interiori sono ridotti o spiegati attraverso termini obiettivi/esterni.
Riduzionismo sottile e grossolano
Ci sono due modi diversi di questo, in Flatland: riduzionismo sottile e grossolano. Il riduzionismo sottile riduce tutti gli interiori al quadrante destro inferiore; cioè riduce tutti gli ‘io’ e tutti i ‘noi’ a sistemi interconnessi (la teoria sistemica è un’esempio classico). Il riduzionismo grossolano va un passo più avanti e riduce tutti i sistemi materiali in atomi materiali. Contrariamente a quanto hanno preteso molti scrittori Romantici popolari, i pensatori dell’Illuminismo, appartenevano al riduzionismo sottile, non al grossolano. Credevano, come hanno dimostrato studiosi come Arthur Lovejoy e Charles Taylor, nel ‘Grande Sistema Universale’ della natura, una visione sistemica della realtà (se mai ne è esistita una) che tuttavia permetteva l’osservazione solo di realtà del Lato Destro. Il ‘crimine dell’Illuminismo’ non è stato il riduzionismo grossolano, (benché ce ne sia stato molto sin dai tempi di Democrito), ma piuttosto il persuasivo riduzionismo sottile, che incanalò le dimensioni interiori e le portò ad asciugare all’aperto sotto il sole accecante del materialismo scientifico e l’olismo esteriore: gli ‘io’ e i ‘noi’ ridotti a sistemi di ‘ciò’. Così Foucault riassunse l’incubo: gli uomini e le donne furono visti ‘come oggetti d’informazione, mai soggetti della comunicazione’. Questo riduzionismo sottile venne applicato alle dimensioni interiori della realtà (come anima e spirito) facendole prontamente scomparire dalla vista. Molti scrittori popolari affermano che il più grande crimine dell’Illuminismo sia stato il riduzionismo grossolano e l’atomismo, e quindi predicano che la teoria sistemica è la cura per la Flatland dell’occidente, non vedendo che quella stessa teoria sistemica è proprio parte della malattia che cerchiamo di superare. La teoria sistemica offre semplicemente dei ‘ciò’ olistici anziché dei ‘ciò’ atomistici, ed entrambi devono essere con le dimensioni interiori dell’io e del noi, le dimensioni della coscienza e della cultura, dell’estetica e della morale, che vanno compresi nei loro termini. La Teoria Sistemica Dinamica, in tutte le sue numerose versioni, rappresenta solo il quadrante destro inferiore, mentre noi abbiamo bisogno di tutti i quattro quadranti senza privilegiarne nessuno.
Perciò è ancora abbastanza comune sentire argomenti come questo: ‘Recentemente l’ecologo C. S. Holling ha discusso del conflitto tra ‘due correnti della scienza’, e della confusione che ne deriva per i politici e per il pubblico. Una corrente è sperimentale, riduzionista e ristretta alla sua disciplina. Ci è familiare come ideale scientifico. La corrente meno familiare è interdisciplinare, integrativa, storica, analitica, comparativa e sperimentale in scala appropriata. Esempi della prima sono la biologia molecolare e l’ingegneria genetica. La seconda la
troviamo nella biologia evolutiva, e nell’approccio sistemico ai popoli, agli ecosistemi ed ai sistemi globali. L’una è la scienza delle parti, l’altra la scienza dell’integrazione delle parti.’
Ed entrambe sono scienze di Flatland. Questo non significa, precisa W., che la teoria sistemica non sia importante, ma che è vera ma parziale, ed essendo parziale non può essere un olismo autentico, ma solo un olismo esteriore/oggettivistico, che ha disperatamente bisogno dell’anima per essere completo, ha bisogno, a dire il vero, di tutte le dimensioni interiori come si mostrano secondo i loro termini, e secondo i loro metodi e le loro verità nel loro modo. Così, nella nostra ricerca di un olismo integrale (che include sia l’olismo interiore dell’io e del noi che l’olismo esteriore dei ‘ciò’), vogliamo onorare tutti e quattro i quadranti, e non limitarci a privilegiarne uno in un riduzionismo assoluto o sottile.
Così nella nostra ricerca di un olismo integrale (che include tanto l’olismo interiore dell’io e dei noi, quanto l’olismo esteriore del ciò e dei ciò) vogliamo riconoscere tutti i quattro i quadranti, senza privilegiarne nessuno in un riduzionismo sottile o grossolano. In breve, la modernità eroicamente è riuscita a differenziare le sfere dei valori (nei quattro quadranti) cosicché nei suoi aspetti migliori la modernità è stata davvero ‘quattro quadranti’, e questo durevole contributo lo possiamo onorare certamente. Ma poi, invece di avanzare ad integrarli, la modernità troppo spesso ha permesso che importanti e necessarie differenziazioni cadessero in dissociazioni non necessarie e patologiche: arte, morale, e scienza furono frammentate, e ciò permise ad una scienza aggressiva di colonizzare e dominare le altre sfere, così nella ‘realtà ufficiale’ nulla era assolutamente vero se non le verità della scienza, e le verità della scienza riguardavano tutte fango in agitazione. Tutte le dimensioni interiori e soggettive, incluso l’intero Grande Campo dell’Essere e tutti i suoi livelli dal corpo alla mente, all’anima e allo spirito, furono tutti ridotti nelle loro correlazioni sensomotorie, e ciò vuol dire che furono uccise. Scelte attraverso il setaccio dell’osservazione monologica, fatte a brandelli per soddisfare il delirio monologico, tutte le dimensioni interiori e gli stati soggettivi, dai sentimenti all’intuizione, dagli stati di coscienza, all’illuminazione superconscia, furono definiti epifenomeni nel migliore dei casi, allucinazione nel peggiore, e il mondo moderno si impose trionfante nelle sua posizione di conquista, per imporre un’immagine della vita di polvere, fango, ombre e superfici, fatti scientifici e apparenze senza valore.
CONCLUSIONE
Ciò che è necessario allora, se possiamo parlare con generalizzazioni estremamente audaci, è prendere le durevoli verità delle tradizioni perenni (cioè il Grande Campo dell’Essere) e combinarle con gli aspetti migliori della modernità (cioè la differenziazione delle sfere dei valori), che significa che ogni livello della Grande Catena è differenziato in almeno quattro dimensioni: soggettiva o intenzionale, oggettiva e comportamentale, intersoggettiva o culturale, e interoggettiva o socia
le. Ognuno di questi aspetti con specifici e indipendenti rivendicazioni di validità, e forme ugualmente rispettate di verità, dalla scienza all’estetica alla morale, come suggerito nella fig.14 pag.242 (e semplificato nella fig.15 pag.243). Ciò prenderebbe il meglio della saggezza antica integrandola con il meglio della modernità, ed evitando le lacune dell’approccio antico (la mancanza di differenziazione, il pluralismo e contestualismo) la lacuna della modernità (il catastrofico collasso nella Flatland). E quel matrimonio dovrebbe permetterci di avanzare verso la luminosa promessa di una postmodernità costruttiva: l’integrazione di arte, morale e scienza, ad ogni livello dello straordinario spettro della coscienza, corpo, mente, anima e spirito. Questa integrazione, suggerisce W., unirà il meglio della premodernità (tutti i livelli) e il meglio della modernità (tutti i quadranti), ed il meglio della postmodernità (che implica la loro integrazione) ‘tutti i livelli tutti i quadranti.’
Il Collasso del Kosmo
In Occidente dal tempo di Agostino a Copernico, la struttura mitico-razionale, enfatizzò del tutto celestialmente la corrente Ascendente, e teoricamente ottenne lo scopo della perfetta Ascesa in Cristo (mentre allo stesso tempo ufficialmente la impediva). Questa combinazione costrinse l’Occidente in un ideale quasi esclusivamente Ascendente per circa un migliaio di anni. Con rare eccezioni individuali, il grande punto omega fu sempre promesso, ma mai consegnato: Ascesa interrotta al cuore di esso, lasciando l’Occidente con una fame di spiritualità veramente peculiare, una fame che non si trova in nessun altro posto, in effetti con la stessa sorte di un volto piuttosto disperato….
Con l’emergere a largo raggio della Ragione come centro di gravità delle forze socialmente organizzate, la struttura mitico-razionale fu trascesa essa stessa, il che portò un passo in su nell’Ascesa (Eros), con un correlativo incremento nella capacità di Abbraccio (Agape; evidenziato, per esempio, nella universale benevolenza, prospettivismo mondocentrico, e i molti movimenti di liberazione).
"La struttura razionale poté quindi essa stessa, in dipendenza da fattori culturali contingenti, esaltare come un ideale la corrente Ascendente, la corrente Discendente, o entrambi (preferibilmente). Ed io ho ritenuto che – largamente come una reazione a un millennio di (frustrata) Ascensione ideale – l’Età della Ragione, piuttosto a parte dal fatto che era essa stessa un nuovo passo dell’Ascesa, quasi di tutto cuore lanciò se stessa sopra il sentiero dell’Ascesa e le glorie della Creazione e dell’Efflusso, tornò sui propri passi verso la sua stessa Sorgente e Origine, e si impegnò alla fedeltà ad un Dio visibile, sensibile. A differenza dal Dio Ascendente, quel Dio poteva essere messo a letto. Invece di un infinito oltre, l’Occidente puntò la sua attenzione verso un infinito andare avanti. La dimensione verticale di profondità/altezza fu abbandonata a favore di una espansione orizzontale, un’enfasi non sulla profondità ma sulla misura - e il Dio standard del moderno Occidente fu stabilito. Esso divenne il Dio dei borghesi come anche degli scienziati; il Dio dei materialisti come anche dei riformatori sociali; il Dio dei Verdi e del movimento ‘ritorno alla natura’ dovunque esso apparve; il Dio della democrazia e pure il Dio dei marxisti e maoisti – ciò che essi avevano in comune era il Dio di tutto ciò che è visibile, e tutto ciò che può essere visto, e tutto ciò che può essere afferrato con le mani (afferrato, cioè, con la Mano Destra).
Un ‘altro mondo’ di qualche tipo fu lanciato; e gli occhi di uomini e donne fissati insensibilmente sugli orizzonti non oltre ma di fronte a loro, fissati freddamente su questo mondo, e questo mondo, e questo mondo di nuovo. Se la salvezza non potesse essere trovata su questa piccola Terra, non potrebbe esserlo del tutto."[SES, p.420]
W. afferma testualmente, sintetizzando le vie della mente illuminista: "La mente illuminista seguì, come ho indicato, due vie molto differenti ma strettamente connesse. Una fu ‘non più miti,’ che era abbastanza appropriata alla fase. Da allora i miti furono quasi esclusivamente un guardare oltre (sebbene frustrati). La seconda via, piuttosto non necessaria, fu ‘Non più Ascesa!’ Le capacità più alte della Grande Catena furono così convertite in meri postulati metafisici – e conseguentemente vennero a cadere del tutto.
Il risultato fu che l’Ascesa-trascendenza - di ogni più alto genere fu guardata con il più grave sospetto (‘non più Ascesa’ venne a significare ‘Ascendere alla Ragione, ma non oltre’). Incredibilmente, i più alti stadi della Grande Catena divennero esattamente quelle virtù e poteri che uno poteva non raggiungere e dovrebbe non cercare mai. Cercare di raggiungerli veramente, infatti, era messo sullo stesso piano del coraggio che era il peccato temuto del secolo.
La Grande Catena, che era sempre stata considerata una mappa dei propri più alti potenziali – una mappa senza dubbio che Eros seguirebbe nello sviluppare l’amore che dovrebbe abbracciare il Kosmo con Agape e carità - quella straordinaria mappa di liberazione divenne invece una gabbia nella quale gli esseri umani si chiusero senza nessuna possibilità di un più alto/più profondo sviluppo. Rousseau esortava (nell’Emilio) un’intera generazione: ‘O Uomo! Confina la tua esistenza dentro te stesso, e non sarai più oltre avvilito. Rimani nel posto che la Natura ti ha assegnato nella catena degli esseri e niente può costringerti ad allontanarti da esso…’
Il coraggio divenne così ogni tentativo di ‘alzarsi oltre la propria posizione’, di ‘fortificare la Causa Universale’, di ‘disturbare l’autentico sistema dell’universo.’ La via in sù, in ogni forma, in ogni varietà, in ogni modo, fu il peccato primo, il peccato dell’orrido coraggio. Ogni cenno di ‘distacco dal mondo terreno (spiritualità)’ fu apertamente disprezzato, severamente deriso – per non parlare completamente della distorsione e della incomprensione.
Così la via in su - ogni forma di Ascesa al di là della Ragione - fu vista non proprio come una cattiva idea, ma letteralmente un crimine contro natura, un crimine contro la Grande Catena e il loro posto predestinato per uomini e donne.
E così, dopo più di due millenni, alla fine si era arrivati a questo: il sentiero della liberazione si concluse con la colpa del coraggio. La Grande Catena fu usata per negare la Grande Catena. La via per uscire dalla Caverna fu usata per imprigionare uomini e donne in essa. La Grande Catena non fu più a lungo la mappa per evadere, ma il piano della cella in prigione con condanna a vita."[SES, p.424-425]
IL GRANDE ORDINE INTRECCIATO (INTERCONNESSO)
Con il collasso del Kosmo nel mero e puramente mondo Disceso, tutto quello che fu lasciato della Grande Olarchia si mostrò come un empirico, interconnesso ordine piatto delle superfici, o esteriore, o dei componenti del lato Destro (dei quadranti di W.). Al posto del Kosmo prese il posto il sistema teorico di flatland (terrapiatta).
Questo ‘grande ordine interconnesso’ (come John Locke avrebbe detto) come e perché sorse, cosa esso realizzò, e cosa esso aggressivamente violò? Perché, su una via o un’altra, in un modo o un altro, il solo Dio che il mondo moderno avrebbe conosciuto da allora in poi, sarebbe stato il Dio del grande ordine interconnesso. Per Plotino o Aurobindo o Eckhart o Shankara, il grande ordine interconnesso era vero ma parziale; esso era solo metà della storia (la metà ‘non vuoti nella Pienezza’, l’aspetto Discendente o Effluente). Esso rappresentò la mutua interpenetrazione di Ciascuno e del Tutto. Ma il fondamento di entrambi fu l’Uno nonduale, trovato non semplicemente nella Discesa della Divinità ma nell’Ascesa al Bene. Ma quando questa mezza-storia divenne l’‘intera’ storia vi fu precisamente la nascita dell’incubo conosciuto come modernità.
E il collasso del Kosmo avvenne proprio insieme alle sue genuine realizzazioni, che, io credo, non vanno negate (la natura di buone nuove/cattive nuove della modernità). Abbiamo visto che uno dei grandi segni della modernità – che è stata chiamata la sua genuina dignità - fu la chiara differenziazione del Grande Tre, la differenziazione di scienza (esso), morale (noi), e arte (io), così che ciascuno potesse seguire il proprio corso e stabilire le proprie verità senza il dominio di altri.
Ma se la dignità della modernità fu la differenziazione del Grande Tre, il disastro della modernità sarebbe che essa non trovasse ancora la via per integrarli. Invero, senza unificarli, il Grande Tre ha già cominciato a muoversi verso la dissociazione – ad esistere come reami radicalmente separati, reami ‘iperautonomi’, con niente da dirsi l’uno con l’altro, uniti soltanto da un completo e spesso mutuo disprezzo.
In assenza della ancora-non-dischiusa integrazione, le tre sfere vennero virtualmente separate e marciarono su vie solitarie. In particolare la sfera morale e soggettiva – la via dal Lato-Sinistro, la via interiore – seguì la propria logica rigorosamente, e la Parte-Destra, quella dello studio degli esteriori empirici e oggettivi, perseguì il proprio corso pur essa in isolamento. Entrambe le vie andarono facendo scoperte che hanno scioccato il mondo, ma scoperte che parlano virtualmente l’uno all’altro - ma non al tutto.
Fu questa dissociazione del Grande Tre che, più di qualsiasi altra, permise gli avanzamenti a tutto spiano delle scienze naturali, (il dominio ‘esso’) per distruggere i domini interiore, soggettivo, morale e culturale - e questo è quello che W. intende quando afferma che il Grande Tre fu ridotto al Grande Uno, o ridotto alla sola via della Parte Destra, la via dell’oggettivo esso-linguaggio (il paradigma riflessione/rappresentazione, ed il suo contrario, il paradigma produzione, e la validità soprattutto soltanto di verità proposizionale e/o di idoneità funzionale). Il vero potere della ragione monologica (sempre così importante e sempre così par
ziale), che fu liberata dal sincretismo mitico precisamente grazie alla differenziazione del Grande Tre, fu consentito da una distruttiva dominanza a causa della dissociazione del Grande Tre, e così la loro susseguente riduzione all’Univoco Uno, il piatto mondo del monologico empirico-analitico, positivista ‘esso’, dove sono ‘reali’ soltanto le entità studiate dalle scienze empirico-naturali. W. ha tracciato sia qui che in diverse altre opere una larga parte di questa dissociazione e dell’enfasi che ne viene per flatland (‘la terra piatta’) – [vedasi anche in Integral Psychology, The Marriage of Sense and Soul, One Taste, con i vari riferimenti presenti in questo volume ]- alla forte influenza della base tecno-economica della industrializzazione e la mentalità-macchina (che è simile a, ma non del tutto, alla stessa della più comune analisi che lo porta al capitalismo). La base tecno-economica supportò attività strumentali utili, ed in una via del tutto fuori dalle proporzioni, alla razionalità strumentale-utilitarista che la costruì: un cappio positivo retroattivo che spedì la razionalità calcolatrice in un moto senza controllo precisamente nel tentativo manifesto di ottenere il controllo.
Le olarchie verticali e orizzontali – le dimensioni interiore ed esteriore – che, si può dire, uniscono in una ricca rete di valori, gradi della coscienza, e distinzioni qualitative, nessuna delle quali può essere misurata in termini di grandezza fisica o empirici pollici o spanne materiali: queste olarchie, furono ridotte ai loro correlati sensori/empirici e fisici, alle forme fisiche ed esteriori positiviste che potevano essere viste (la Sinistra ridotta ai suoi correlati di Destra) e questi invero potevano essere misurati primariamente da grandezze fisiche o altri attributi estensionali (massa, velocità, momento, numero, spanne).
E laddove le qualità e i valori sono misurati in termini di meglio e peggio (la compassione è abitualmente migliore dell’asassinio) le dimensioni empiriche non sono migliori o peggiori, soltanto più grandi o più piccole (una stella non è migliore di un pianeta, ma solo più grande). E così il grande ordine interconnesso delle superfici sensoriali e delle forme esteriori – il risultato finale di spingere l’universo attraverso il filtro della oggettività - fu inesorabilmente l’universo interdetto, dequalificato.
Il Kosmo, letteralmente, fu un’ombra della sua stessa forma. Le olarchie verticale e interiore (dell’ ‘io’ e ‘noi’) furono abbandonate in favore delle olarchie semplicemente orizzontale e verticale (del grande ordine interconnesso senza valori). Le distinzioni qualitative furono sostituite semplicemente con distinzioni quantitative e misure tecniche. ‘Che cosa significa?’ fu rimpiazzato con ‘che cosa fa? Valori intrinseci scomparvero in termini di azioni empiriche. ‘Che cosa oltre?’ fu rimpiazzato con ‘quanto?’ Più Grande fu rimpiazzato con più grosso. Il significato culturale si formulò in adattamento funzionale e interazione di superfici. La morale si sciolse in sistemi teorici. Eros fu mutato in strumentale-funzionale efficacia, e Agape si sciolse in una affermazione di ordinaria vita Discesa.
In breve, le profondità che richiedevano interpretazione furono largamente igno
rate a favore di superfici interconnesse che possono semplicemente essere viste (empirico-analitico) – superfici senza valore che potevano essere pazientemente, persistentemente, accuratamente descritte: nell’altro lato del filtro dell’oggettivo, il mondo appariva soltanto come un grande ordine interconnesso di superfici sensoriali, forme empiriche, loro processi.
W. afferma decisamente: "Il massivo gioco empirico della mappatura empirica – il gioco epistemologico della modernità – era in marcia. Taylor ha sintetizzato questo intero cambiamento come: ‘L’universo come un ordine significativo di livelli qualitativamente differenziati [olarchia verticale] diede vita prima ad una visione di ordine matematico, e infine alla ‘moderna’ visione di un mondo di correlazioni in ultima analisi contingenti, che possono essere pazientemente mappate dalla osservazione empirica.’[Taylor, Hegel]
L’effetto fu che la Grande Catena dell’Essere fu coperta su un suo lato - per così dire: un infinito interiore e oltre fu buttato in un fosso a favore di un infinito ‘di fronte’ e di un ‘andare avanti’, e l’Occidente cominciò a grattare quel prurito con perfetta convinzione."
"Con il postmoderno emergere dell’Univoco Uno – cioè, con il ritorno di una investigazione delle dimensioni del Lato-Sinistro, che include interpretazione multiculturale e profonda ermeneutica, introspezione e rivelazioni interiori, l’esistenza di formazioni discorsive intersoggettive e paradigmi cognitivi, catene di significazione e profondità di comunicazione, la richiesta di distinzioni qualitative e la ricerca di valore e significato – con, in breve, l’iniziale ritorno del Grande Tre come opposto al monolitico flatland (terra piatta alla lettera, indica l’appiattimento alle dimensioni minime di ciò che è più complesso e con livelli, gradi e dimensioni più elevati e numerosi), l’interesse può ritornare di nuovo (ed è tornato) alle profondità del soggettivo ‘Io’ e dell’intersoggettivo ‘Noi’: profondità che spaziano dalla chiarificazione e apertura di Heidegger (i puri trascendenti), alla ricerca incessante degli ermeneutici per le profondità, alle mistiche aperture trovate anche in Nietzsche e Bataille e Derrida e, si, nell’intensa ricerca di Foucault per le esperienze limite e i poeti ‘mistici matti.’ Profondità che hanno generato una esplosione di interesse in ogni cosa, dalla psicologia umanistica e transpersonale al misticismo Orientale e yoga. Profondità che chiamano e richiamano anche i poststrutturalisti moderni, che, se non altro, sono abbastanza certi che la verità non è semplicemente un gioco pulito (puro, chiaro, netto) di mappature empiriche e positivistiche.
Poiché tutte le correnti postmoderne hanno al minimo una cosa in comune: il mero empiricismo è morto.Le superfici sono a pezzi. Il piatto e sbiadito sistema è anemico nel suo cuore. La zuppa leggera causa malnutrizione: epistemologica, ontologica, motivazionale.
Così, come abbiamo visto brevemente, quando gli Idealisti cominciarono a distruggere flatland, il rovesciamento dell’universo collassato e dequalificato, essi avevano fatto ricorso precisamente a queste mappe primarie dei Mondi interiori.
L'EGO e l’ECO
Questo è precisamente ciò che accadde. E dentro flatland sorsero due campi: l’EGO e l’ECO. Entrambi furono fondamentalmente orientati verso flatland, al mondo dei Lati-Destro della Natura empirica, sensoria, oggettiva, che era il mondo ‘realmente reale’. Entrambi, cioè, furono coinvolti in un sottile riduzionismo a qualche grado o un’altro. Ma lì con una differenza: i campi dell’Ego tengono l’Ego razionale e il suo effetto sul Lato-Sinistro, e i campi dell’Eco volevano tutta la gamma e inserire l’Ego interamente nella grande rete della Natura e delle sue comunanze. Questo stato di cose può essere rappresentato nelle figure 17 e 18.
LA NATURA
La parola ‘Natura’ ha al minimo tre significati (prallelamente a quelli di mente/corpo). Essa può significare l’intero Kosmo, o la Grande Olarchia dell’Essere, che include entrambe le dimensioni, Lato-Destro e Lato-Sinistro. Questo è chiamato ‘NATURA’. Essa può significare l’intero mondo sensorio ed empirico, il mondo percepito dai sensi – in altre parole, l’intero Lato-Destro del mondo, che viene chiamato ‘Natura’; è classificato così nel Lato-Destro in figura 17. E infine può significare ‘natura’ come opposto a cultura, o natura come opposto a storia, o la biosfera come opposto alla noosfera (un significato che è simile al corpo sensoriale in opposizione alla mente razionale). Ciò viene chiamato natura, ed indicato come livello 1 nella figura 17.
Tutte queste tre definizioni rappresentano realtà effettive, e così tutte e tre sono accettabili. Ma i problemi cominciano quando non si specifica ciò che ognuno di esse significa. (Da ora in poi sarà indicato generalmente quale degli usi nel significato ma il contesto dovrebbe anche fare da guida).
Cio che abbiamo visto accadere è questo: dalle dimensioni interiori – e specialmente le più alte, le dimensioni trascendenti - furono negate realtà fondamentali in flatland, la NATURA fu condotta del tutto fuori dal quadro (da entrambi i campi dell’Ego e dell’Eco). Invece, la realtà venne ad essere la ‘Natura’, o l’intero mondo sensorio ed empirico – questo fu il grande ordine interconnesso e il sistema della Natura. E da qui tutti gli interiori sono correlati in esteriori, e da qui la somma totale degli esteriori fu chiamata Natura; quindi riducendo gli interiori agli esteriori sembra che la Natura include ogni cosa (laddove essa include semplicemente il mondo del Lato-Destro).
Una volta focalizzati sulla Natura (o l’intero mondo sensorio ed empirico), diviene molto difficile comprendere come la noosfera trascende la biosfera, che trascende la biosfera. Poiché queste distinzioni rimangono in parte nei domini interiori (vedi figura 16). Nel mondo del monismo materiale o del materialismo scientifico, non vi é ragione di fare alcuna di quelle distinzioni. Esse sono tutte proprio variazioni sul complesso sistema materia/energia. Noosfera, biosfera, e fisiosfera sono tutte viste come semplici forme della fisiosfera stessa. Cosa noi chiamiamo noosfera, per esempio, è semplicemente ridotto dal materialismo scientifico alle funzioni della neocorteccia, ad un complesso sistema di materia/energia e fluttuare di informazioni. E da allora in poi il cervello è parte dell’organismo, che è parte della Natura, quindi ovviamente la noosfera è proprio una parte della Natura (o proprio una parte della ‘biosfera’ nel senso ampio di ’Natura’). E così ovviamente la noosfera non trascende e include la biosfera, la noosfera viene ad essere considerata parte della biosfera, o di flatland. Quando tutti gli interiori sono ridotti agli esteriori, non è possibile riconoscere gradi di profondità interiore, e così ogni cosa diviene egualmente una spiaggia nel grande web interconnesso senza valori.. Ogni cosa è parte della Natura…
Sulle dimensioni interiori, dall’altra parte, le distinzioni tra biosfera, noosfera, e teosfera furono mostrate, ad esempio, come distinzioni tra sentimenti corporei e desideri (prerazionale), la mente razionale, e l’anima e spirito (transrazionale) – tutto ciò può essere conosciuto direttamente ed immediatamente nella coscienza, e tutto ciò ha obiettivi correlati nel mondo della Natura (come mostrato in fig.15), ma nessuno dei quali può essere ridotto a Natura senza finire precisamente con il flatland mostrato in fig.18. Che è, del resto, ciò che è accaduto.
Là, nel mondo di flatland, ‘trascendi e includi’ è ancora il ruolo generale (i venti tenets sono veri in tutti i quadranti), e così la neocorteccia trascende ancora il sistema limbico, che trascende e include il tronco encefalico rettiliano, proprio come le sue cellule trascendono e includono le molecole, che trascendono e includono gli atomi, e così via. Distruggi il più basso ed è distrutto anche il più alto (ma non viceversa; tenet 9). Il che è anche sufficiente per mostrare che il più alto trascende e include il più basso. Ma come abbiamo visto ripetutamente, in quello schema Lato-Destro non vi sono posizioni qualitative, ma solo qualitative: non vi è né meglio né peggio, solo più grande o più piccolo, e così ridurre la NATURA a Natura è arrivare direttamente a flatland. Che è esattamente ciò che entrambi i campi fecero.
Così, entrambi i campi, l’Eco e l’Ego, finirono per abbracciare la realtà generale descritta nella figura 18.
La dominanza dei discendenti
Entrambi i campi dell’Ego e dell’Eco, sebbene abbiano iniziato con le migliori ed anche più nobili intenzioni, avevano portato paradossalmente ciò che con precisione avevano stabilito di sradicare. La ragione fu abbastanza semplice: da quando entrambi i campi furono attivi nello stesso campo di flatland (e ancora lo sono); più un polo aveva successo, più il polo escluso ritornava in forme paradossali – più ‘ritorno del represso (o regresso)’ viene a frequentare la casa del suo originatore. Mancando una oligarchica Ascesa all’Uno nonduale (e Discesa da) – che nega e preserva entrambi Ego ed Eco in una Trascendenza ed abbraccio non duale - vi era soltanto una mutua negazione, e mutua ripugnanza, di un campo nei confronti dell’altro.
L’integrazione del Grande Tre (persona, cultura, natura), ora che essi erano stati finalmente differenziati: questo era (ed è) il singolo più grande compito che sta di fronte alla modernità (e postmodernità). In forma semplificata, quel che era richiesto era l’integrazione dei mondi interiore o soggettivo (Io e noi) con l’esteriore o oggettivo (Natura); o ancora, l’integrazione dell’Ego e dell’Eco.
La grande differenziazione era già in corso, irreversibilmente, irrevocabilmente. Quel che il mondo aspettava, ansiosamente, era una voce che segnalasse l’integrazione.
IL PARADOSSO DEL DANNO
Entrambi i campi dell’Ego e dell’Eco furono i loro stessi peggiori nemici, ed entrambi i campi contribuirono ad una violenta frattura del mondo che essi avevano sostenuto di guarire.
I valori – in particolare, il pluralismo universale, altruismo, e libertà – sono quelli che Taylor chiama i tre ‘hypergoods’ (superbeni, beni che sono sentiti come migliori degli altri) che hanno più profondamente caratterizzato la modernità (e postmodernità), ed essi sono i valori che senza dubbio costituiscono molta della vera dignità della modernità. Ma non appena l’Ego razionale aveva assicurato qualche nozione di questi superbeni si cominciò non proprio a differenziare dagli altri beni, ma ad alienarli, dissociarli, reprimerli, bloccarli (isolarli).
E in tutte le direzioni:
1.L’Ego razionale rifiutò totalmente le occasioni transrazionali e transpersonali – ‘Non più Ascesa!’ Nella comprensibile volontà di preservare l’autonomia esso ha lottato così duramente per salvaguardarsi, si attaccò (agganciò) all’autonomia con una stretta mortale, e compresse la sua stessa autonoma individualità in una forma estrema ed esorbitante – che noi chiameremo ‘iperagente’ – e ciò significa, al di sopra di tutto il resto, senza consegnare la sua libertà conquistata recentemente a qualsiasi cosa che sembrasse seppur remotamente un Dio o Spirito.
2.Esso ignorò completamente, quasi totalmente dimenticò, la sua dimensione interpersonale, la dimensione della comunicazione dialogica e intersoggettiva, a favore di una maniera meramente monologica e oggettivante, che è anche una vera modalità iperagente, in quello che i comuni della intersoggettività sono tirati fuori in favore dei monologhi del potere e dell’azione individuale. L’Età dell’Uomo: il libero (iperagente) soggetto che sta agli altri esseri umani come ‘oggetto di informazione’ e non come ‘soggetto di comunicazione’ o comunione.
3. Quanto esso poteva avere trasceso e incluso - la dimensione prepersonale dello spirito vitale, radici biotiche, ricchezza organica - l’Ego razionale, troppo spesso, anche semplicemente li dissociò e represse (in un modo iperagente: niente dovrebbe toccare la sua ‘libertà’). Da cui la delusione del mondo naturale su entrambi i versanti, sia dentro che all’esterno. (vedi fig.18)
Ciascuna di quelle dissociazioni e alienazioni – del transpersonale, interpersonale, e prepersonale- avrebbe limitato fortemente la sua amata libertà. E così il paradosso del danno: nel perseguire aggressivamente una intensa libertà, esso costruì una massiccia illibertà.
Nel cercare la libertà – l’autonomia non unita ad ogni sorta di eteronomia - finì tagliata via dallo spirito, dalla natura, dal suo stesso corpo, dai suoi simili. E peggio sentì, quanto più intensificò il suo iperagente ritiro e disillusione: non interiore e oltre, ma interiore, e tirarsi indietro (rinunciare).
In breve, in tutti questi domini (spirito, natura, corpo, educazione civica), i cadaveri giacciono sparsi dovunque sulla strada di una sprezzante indipendenza.
L’Ego razionale, agente, iperagente, e iperindipendente, prese la sua stessa relativa autonomia (che era invero cresciuta significativamente), e la gonfiò fino a proporzioni illimitate. Nel comprensibile desiderio di incrementare libertà e licenza, esso paradossalmente si lasciò dietro la via piena di morti dovunque sulla via del paradiso razionale.
Ma lo stesso paradosso del danno riguarda i campi dell’Eco. Iniziando con l’esprimere l’intenzione di decentrare l’Ego, di inserirlo nelle più ampie vie della Vita e dell’Amore, i campi dell’Eco finirono col sostenere – inavvertitamente, paradossalmente – i modi del conoscere e sentire che erano stesso egocentrici e narcisistici.
Nel desiderio di demolire l’Ego - ed essendo ancora bloccati, con i loro opponenti, nel monografico flatland - i campi dell’Eco introdussero nel mondo moderno la glorificazione del divino egoismo: l’oltraggioso ritorno ed esaltazione di quello che esso espressamente riteneva di aver superato.
Esso iniziò piuttosto innocentemente. Iniziò, come fanno tutte le correnti moderne e postmoderne, con una posizione mondocentrica salvaguardata nello spazio razionale – una posizione di pluralismo universale.
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