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PLATONE-PLOTINO-NAGARJUNA  IN WILBER


La via verso l’alto è la via verso il basso

LE DUE EREDITA’ DI PLATONE
PLOTINO
LA VIA IN SU’ E’ LA VIA IN GIU’
UN KOSMO DI EROS E AGAPE
PHOBOS E THANATOS
PLOTINO E GLI GNOSTICI
Di Questo-Mondo, Dell’Altro Mondo
Nagarjuna

 
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Vedi anche le altre voci su Ken Wilber -sempre in questa sezione su Wilber - in particolare Oloni (venti principi), Wilber_libro, Pratica Trasformativa Integrale, Quattro quadranti - e alle altre sezioni dalla hompage

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KEN WILBER  una sintesi del pensiero; la nuova visione del mondo, la visione integrale, la pratica integrale

Autore Eaco Cogliani

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(vedi in biografia in questa sezione il sommario con descrizione delle opere di Wilber)



                     PLATONE-PLOTINO-NAGARJUNA  IN WILBER
La via verso l’alto è la via verso il basso


Introducendo il libro due di SES, Wilber dichiara: "Una cosa che mi ha sempre colpito così tanto della nostra tradizione occidentale è che è considerata come una serie di note a piè di pagina a Platone, e tuttora il libro cruciale di cui noi siamo tutti note…non è stato mai scritto.

Si considera Platone come il referente della conoscenza mistica dell’Uno, il Bene ‘oltre l’Essere’ (come Platone stesso lo chiamò). Qui starebbe apparentemente il cuore del messaggio Platonico, ed anche quello che egli non ha mai cercato di fare (quantunque egli non avesse problemi a scrivere volumi sull’etica, sulle Forme archetipiche, sull’epistemologia, politica, e così via).

Ma sul punto centrale Platone fu silenzioso, come solo silenzioso poteva essere. La ‘Conoscenza’ o ‘la divina ignoranza’ è nonverbale ma transverbale; essa non è la mente ma la non-mente; essa non è parte di una ‘filosofia discorsiva’ o semplicemente ‘religione parlante’ ma un ‘flash contemplativo di verità nell’anima’. E mentre questa verità o improvvisa illuminazione può essere direttamente o ingiuntivamente mostrata, essa non può essere pienamente detta o verbalmente trasmessa. Le vere note su quella conoscenza sarebbero semplicemente una serie di vuoti cerchi e dita che puntano alla luna.

Mi piacerebbe seguire questa eredità di Platone per varie ragioni. Una è che, se la civiltà Occidentale è una serie di note a Platone, le note sono fratturate.

Un’altra ragione è che noi vediamo in Platone una delle prime chiare descrizioni dei due ‘movimenti’ in relazione all’Uno non-detto, o due ‘movimenti’ relativi allo Spirito stesso.

Il primo movimento è una discesa dell’Uno nel mondo dei Molti, un movimento effettivamente crea il mondo dei Molti, benedice i Molti e conferisce Bene a tutto
di esso: lo Spirito immanente nel mondo.

L’altro è il movimento di ritorno o ascesa dai Molti all’Uno, un processo di rimembranza o ricollegamento (riunione) al Bene: Spirito trascendente il mondo.

Poiché, come ci sembra, Platone mise in evidenza entrambi i movimenti, la civiltà Occidentale è stata una battaglia reale tra questi due movimenti, tra quelli che vogliono soltanto vivere ‘in questo mondo’ dei Molti e quelli che vogliono vivere soltanto nell’‘altro mondo’della trascendente Unità – entrambi egualmente e catastroficamente dimenticando il Cuore unificante, il non-detto-Mondo, che integra entrambi - Ascendente e Discendente - e trova lo Spirito sia trascendendo i Molti che abbracciando i Molti.

In Platone i due movimenti sono considerati con eguale enfasi ed eguale importanza, perché entrambi fondati nell’Uno nondetto della improvvisa illuminazione. Ma quando quell’unificante Uno è dimenticato, allora i due movimenti cadono in una guerra degli opposti, in ascetici e repressivi Ascendere da una parte e, dall’altra parte, le grandi ombre Discendenti, che si agitano nel mondo del tempo guardando i Tempi, e che, cercando il reame finito in un valore infinito, finisce per distorcere ‘questo mondo’ come orribile per gli Ascendenti, precisamente perché essi vogliono da ‘questo mondo’ qualcosa che esso non potrebbe mai dare: la salvezza.

Queste due strategie – negare la creazione, vedere solo la creazione – gli Ascendenti e i Discendenti – sono state le due principali forme delle ‘note fratturate’ a Platone che hanno caratterizzato la civiltà Occidentale (e non solo questa) per duemila anni, ed hanno profondamente e crudelmente scolpito i suoi inizi sulla faccia innocente del Paradiso e della Terra.

E finalmente, io voglio esaminare l’eredità di Platone perché è in questi due movimenti – l’Uno che discende nei Molti, i Molti che ascendono all’uno – che troveremo qualcuno degli ultimi indizi di cui abbiamo bisogno per capire le facce mascile e femminile di Dio, se tale davvero esiste."[SES, pp.329-330]

LE DUE EREDITA’ DI PLATONE

Arthur Lovejoy, nel suo libro La Grande Catena dell’Essere, ha tracciato brillantemente queste due eredità opposte e conflittuali di Platone – il Discendente e l’Ascendente.

W. prende le mosse da Lovejoy - ma non confinandosi alle sue interpretazioni - e traccia la storia di questo dualismo di cui tutti gli altri dualismi dell’Occidente sono semplicemente dei sottoinsiemi. Molta gente tende a ricordare ‘Platone l’Ascendente’ lottando per l’‘altro mondo’ di eterna unità, e ‘ignorando’ il mondo temporale dei molti creati, le mere ombre nella Caverna. Ed invero, Platone traccia chiaramente il sentiero Ascendente dai Molti all’Uno. Nei trattati come La Repubblica e Il Simposio, Platone traccia il viaggio dell’anima dalla sua infatuazione per il reame materiale dei sensi immediati, attraverso il reame mentale delle Forme più alte, verso una immersione spirituale nell’eterno e nondetto Uno.

In questa Ascesa appare che Platone descrive – ed è quello che hanno descritto i suoi successori Neoplatonici - il movimento generale che abbiamo chiamato l’evoluzione o il movimento dalla materia al corpo alla mente allo spirito, culminante nel Bene ‘oltre l’Essere’, svelato in ‘immediata illuminazione’, che è entrambe le cose, vertice e scopo del viaggio dell’anima nel tempo. L’aspetto Ascendente di Platone può essere ben indicato nella realizzazione del livello causale della consapevolezza laddove si trova: ‘Il mondo è illusorio (ombre), Brahman soltanto è reale’. Detto altrimenti: abbandona i Molti, trova l’Uno.

E così fu stabilito lo Scopo Ascendente della civiltà Occidentale. Esso sarebbe divenuto il Dio di Aristotele e di Agostino, e virtualmente di conseguenza di tutta la cristianità, in entrambe le forme, popolare ed esoterica (Orientale, Romana, e Protestante). Sarebbe divenuto lo Scopo degli Gnostici e dei Manichei, tanto che ogni traccia del finito e del mondo delle ombre fu equiparata completamente con il diavolo.

Ma il punto assolutamente cruciale è che quello era solo metà di ciò che Platone aveva messo in moto. ‘Ora se Platone si è fermato qui’ afferma Lovejoy, ‘la storia seguente dell’Occidente dovrebbe essere stata profondamente differente da ciò che è stato’. Wilber riferisce queste critiche di alcuni ecologisti (come Lovejoy) per spiegare come invece Platone sia andato ben oltre.

Dopo aver stabilito un ascendente ‘ritorno all’Uno’, Platone porta avanti una spiritualità genuinamente centrata sulla creazione, un fulgore ed un abbraccio dello splendore radioso dei Molti…. Il puramente ascendente Uno, lontano dall’essere una completa perfezione in sé stesso, è visto come decisamente inferiore all’Uno che anche fluisce da sé ed in tutte le manifestazioni, in tutta la creazione. Invero, per Platone, un Assoluto che non può creare non è Assoluto del tutto, e perciò la vera Perfezione significa una Perfezione la cui superabbondanza si riversa fuori e in tutti gli esseri senza eccezione.

Nel Timeo – il libro che avrebbe avuto una tale singolare influenza sulle susseguenti cosmologie dell’occidente – Platone fa emergere la creativa superabbondanza e il riversarsi dell’Uno attraverso un Dio creatore ed un mondo di Forme archetipiche negli umani (mente), e quindi altre creature viventi (corpo) e il mondo della esistenza fisica (materia).

Così, come i Neoplatonici si esprimerebbero: dallo spirito all’anima alla mente al corpo alla materia – ciascun livello è considerato essere un riversarsi delle sue più antiche dimensioni, così che l’Uno-Sorgente e Fondamento di tutto, è riflesso in ciascuno, al suo stesso grado. Platone descrive l’intero universo come un gigantesco ‘superorganismo’, con tutte le parti intessute l’un l’altra e con il loro eterno Fondamento (Platone è un articolato portavoce di Gaia). L’intero manifesto mondo – questo mondo – Platone lo chiama ‘visibile, sensibile Dio’.

Per Platone la Sé-Sufficiente Perfezione è anche, e allo stesso tempo, una Sé – Vuota Fecondità. Essa non è solo il vertice e lo scopo dell’ascesa, essa è la sorgente e l’origine e la fondamentale realtà di tutto il discendente, di tutta la manifestazione, di tutta la creazione. Dice Lavejoy ‘Un Uno senza tempo e incorporeo

diviene il suolo della terra così come la dinamica sorgente dell’esistenza di un universo materiale estremamente molteplice e variegato. Platone non lascia alcun dubbio in proposito, questo Spirito-in-Creazione (o Uno-in-Molti) è molto più completo e pieno e perfetto che un nonmanifesto Spirito soltanto (da solo). Ciò implica che quel semplicemente nonmanifesto Spirito (causale) è in un tipo di tensione con la manifestazione, e che questa tensione è superata solo se è vista come quella di tutta la manifestazione, di ogni possibile tipo e grado in ogni possibile mondo – tutto di esso è Irraggiamento dello Spirito.

Così lì è la posizione finale di Platone, ed egli la dispiega in una via molto forte: lo Spirito è più perfetto nel mondo che fuori di esso. Così il completamento, la tutto-necessaria terza linea della realizzazione Nonduale: ‘Brahman è il mondo’ (o di nuovo, ‘Nirvana e Samsara non sono due’).

Così Platone a questo punto ha unito e integrato la via dell’Ascesa con la via della Discesa, dando eguale rilievo all’Uno e ai Molti, al nirvana e al samsara. O, come dice Lovejoy ‘le due tensioni originalmente distinte in Platone sono qui fuse.’

Questa integrazione può essere pensata come un Grande Cerchio. Il discendente o manifestantesi o via creativa muove dall’inizio del circolo alla fine, e l’ascendente o tornante muove dalla fine all’inizio – entrambi gli archi attraversano le stesse dimensioni – questo perché, come possiamo vedere, ‘La via in su è la via in giù’.

Il punto è, afferma Wilber, che il circolo delle energie Ascendenti e Discendenti deve sempre essere ininterrotto/intero: ‘questo mondo’ e l’‘altro mondo’ uniti in un solo abbraccio in sviluppo, incessante, esuberante.

PLOTINO

Da Platone la fiaccola della nondualità, la visione integrativa, ancora intatta, passò particolarmente a Plotino (205 circa-270 d.C.), che le diede una delle più complete, maggiormente avvincenti, delle più potenti asserzioni che si possano trovare ovunque, in qualsiasi tempo, in qualsiasi forma, ad Oriente o ad Occidente. Nato in Egitto all’inizio del terzo secolo, Plotino, oltre ad essere un filosofo e saggio contemplativo, fu un genio della sintesi senza paragoni ed in ciò sta molta della sua importanza. Plotino si dedicò per molti anni, ad Alessandria, agli studi sotto la guida del suo maestro Ammonius Saccas. In seguito andò a Roma, dove l’imperatore Gallieno e sua moglie, Salonina, gli mostrarono il loro grande apprezzamento, e lì egli trascorse il resto della sua vita, avendo discepoli come Amelo e Porfirio. Senza alcun rigido ascetismo, dice Porfirio, egli conquistò tutti i cuori con la sua gentile e amorevole (affettuosa) natura.

Plotino, secondo quanto narra egli stesso, ebbe numerose profonde esperienze di ‘tutto-trascendente, tutto pervadente Divinità, e ciò fu il cuore del suo insegna

mento, insieme ad una specifica pratica contemplativa (ingiunzioni) perché ciascuno potesse realizzarlo in sé stesso. Clemente e Origene furono suoi concittadini (i due più importanti dei primi Padri della Chiesa). Alessandria era a quel tempo il centro di molte scuole e insegnamenti: le scuole e insegnamenti di Iside, Mitra, Plutarco (platonismo eclettico), Neopitagorici, misteri Orfici-Dionisiaci, Apollonio di Tyana, lo straordinario mistico ebreo Filo, il Manicheismo, gli Stoici, Numenius, il grande novelliere africano Apuleio, molti degli scrittori Ermetici, i Magi, l’Induismo brahmanico, il primo Buddismo, e virtualmente ogni varietà di Gnosticismo, per non menzionare due dei più importanti fondatori della Cristianità. Con Plotino la Grande Olarchia dell’Essere riceve la sua prima presentazione globale (di vasta portata) come illustrato nella figura 12. Una migliore rappresentazone può essere data con una serie di sfere concentriche, che si espandono e si sviluppano, e quello sviluppo attraverso ‘sfere in espansione’ non è uno sviluppo lineare o unidirezionale, ma può meglio rappresentare la Grande Olarchia come una scala a spirale con ogni sorta di su e giù, ma con una direzione complessiva e indubbia: trascendi e abbraccia. Tutte queste idee sono fortemente espresse in Plotino. Wilber fa un confronto con lo sviluppo olarchico di Sri Aurobindo, generalmente considerato come il più grande sintetizzatore dei filosofi e psicologi dell’India. Che i più grandi sintetizzatori dell’Oriente e dell’Occidente sono in tale fondamentale accordo non costituisce sorpresa, rileva.

Gli stadi più alti (psichico, sottile, e causale ultimativo) in entrambi, Plotino e Aurobindo, sono essenzialmente come descritti nel precedente capitolo. E’ da notare semplicemente, per Plotino, che nel livello sottile (Nous o Dio) ‘Nel conoscere Dio, lo spirito conosce sé stesso’ e noi troviamo ‘noi stessi e l’intera unità con Dio’. Ma quella unione soltanto trova il suo fondamento nella Divinità causale ‘oltre l’esistenza e oltre la conoscenza.’ Per raggiungere questo stato senza forma, dice Plotino ‘Spogliati di tutto’. Noi non dobbiamo essere sorpresi che ciò che stimola il più appassionato dei bramosi è senza alcuna forma, anche spirituale.’


                 Confronto tra le olarchie di Plotino e di Aurobindo

Uno Assoluto (divinità)                         Satchitananda/Supermente (Divinità)

Nous (o Dio) [Mente Intuitiva-sottile]      Mente Intuitiva/Supermente

Anima/Anima-Mondo [psichico]              Mente-Mondo Illuminata

Ragione Creativa [Vision-Logic]             Mente più alta/Rete di menti

Facoltà Logica [Formop]                        Mente logica

Concetti ed opinioni                        Mente concreta [concreto operazionale]

Immagini                                            Mente più bassa [preoperazionale]

Piacere/pena (emozioni)                   Vitale-emozionale; impulso

Percezione                                                         Percezione

Sensazione                                                        Sensazione

Funzione vitale vegetativa                                 Vegetativo

Materia                                                            Materia (fisico)

PLOTINO                                                              AUROBINDO

Figura 12. La Grande Olarchia secondo Plotino e Aurobindo


Entrambi questi sistemi, di Plotino e di Aurobindo, sono stati considerati abitualmente come primariamente forme di filosofia o di ‘metafisica’: i vari livelli, particolarmente i più alti, sono immaginati come una qualche sorta di costruzioni teoretiche dedotte, logicamente, o postulate, speculativamente, per dare una giustificazione dell’esistenza e della manifestazione.

Ma di fatto questi sistemi sono, dall’inizio alla fine, i risultati di percezioni contemplative effettive e di diretto sviluppo fenomenologico. I più alti livelli di questi sistemi non possono essere sperimentati o dedotti razionalmente, e nessuno da Plotino ad Aurobindo pensa che essi lo siano.

Comunque, dopo il fatto di esperienza di rivelazioni dirette e ripetute, esse possono essere ricostruite e presentate come un ‘sistema’. Ma il ‘sistema’, così chiamato, è stato scoperto, non dedotto, e verificato a contatto con la diretta esperienza in una comunità di simili mentalmente e spiritualmente. Non è casuale che Inge [William Inge, The philosophy of Plotinus] si riferisce alla spiritualità di Plotino come basata su ‘verifiche sperimentali’ - ‘la fede comincia come un esperimento e finisce come un’esperienza’. Non un solo componente di questi sistemi é nascosto all’esperienza o innestato in un dominio ‘metafisico’ che non possa essere testato cognitivamente con gli strumenti appropriati. Non vi è assolutamente niente di ‘metafisico’ in questi sistemi: essi sono uno sviluppo psicologico empirico-fenomenologico al loro maggior rigore e maggiormente esaurienti, portato direttamente e apertamente nei domini transpersonali per mezzo dello strumento esperenziale della contemplazione. In breve, essi seguono tutti le tre componenti di valido accumulo conoscitivo – ingiunzione, percezione, ratifica/confutazione. Ed uno può ‘dismettere’ questi più alti livelli di sviluppo solo sulla stessa base su cui l’uomo di chiesa rifiutò di guardare attraverso il telescopio di Galileo: l’ostinazione dommatica ci dice che lì non vi è niente da vedere.

LA VIA IN SU’ E’ LA VIA IN GIU’

Per Plotino (e Aurobindo), noi troviamo che sulla Via dell’Ascesa – o quello che Plotino chiama Riflusso (ritorno) – ciascun successivo livello va oltre ed anche include o ‘inviluppa’, come dice Plotino, il livello che lo precede – il concetto familiare di sviluppo come i successivi oloni. Tutto il più basso è nel più alto, dice Aurobindo, ma non tutto il più alto è nel più basso (perciò essenzialmente esso trascende il più basso). Ma tutto il più alto ‘permea’ o ‘pervade’ il più basso (‘non vi è niente trascendente che non sia anche immanente’).

Così, una tipica affermazione di Plotino è (per usare una frase di Inge), ‘Il Mondo-Anima non è nel mondo; piuttosto, il Mondo é in esso, abbracciato da esso e modellato da esso’. O, ancora, ‘L’Anima non è nel Corpo, ma il Corpo è [nell’Anima], avviluppato e penetrato dall’Anima che lo ha creato.’

Plotino afferma ciò per ogni livello, e questa è l’asimmetria standard dell’emergenza che abbiamo visto ad ogni stadio di sviluppo.

La via dell’Ascesa o Riflusso (ritorno) traccia così, in ordine inverso, la Via della Creazone o Discendente o Efflusso, poiché, come affermò Eraclito, ‘La via in su è la via in giù, la via in giù è la via in su.’

Entrambe le vie attraversano le stesse dimensioni. Ma se è così, allora quando sopravviene la via della Discesa?

Plotino risponderebbe, essa sopravviene proprio ora. In questo momento senza tempo, tutte le cose scaturiscono dall’Uno Assoluto, incessantemente. Ciascun grado o dimensione dell’essere è una versione un passo-in-sù della sua più vecchia dimensione; ciascun grado ha il suo fondamento, la sua realtà, e la sua spiegazione nel livello oltre (più elevato). Così, nell’Efflusso, se si distrugge qualche dimensione più alta tutte le dimensioni più basse perderebbero il loro fondamento, ma non viceversa; la più alta è ‘nella’ più bassa come suo fondamento, non come sua componente.

E anche se uomini e donne sono, in accordo con Plotino, inconsapevoli di alcuni dei livelli o potenziali, quelli sono proprio ora disponibili al disopra dei loro stessi livelli di sviluppo [ndr Tutte le parole stampate in corsivo sono messe in risalto in Plotino]. Gli storici hanno spesso attribuito la prima chiara concezione dell’inconscio a Plotino. Sebbene noi abbiamo un più basso inconscio che contiene principalmente immagini e fantasie, dice Plotino, tutti i più alti livelli dell’essere sono per la maggior parte della gente semplicemente potenziali che attendono di essere realizzati nella loro stessa struttura e manifestati nel loro stesso essere.

Così, ‘peccato’, per Plotino, non è un ’no’ ma un ‘non ancora’ – noi abbiamo ‘non ancora’ realizzato i nostri veri potenziali, e così e così ci siamo dati al ‘peccato’. Il peccato è così superato non da una nuova credenza, ma da una nuova crescita. Una ghianda non é un peccato; è semplicemente non ancora una quercia. E questa crescita o attualizzazione avviene precisamente attraverso un processo di sviluppo, il sentiero dell’Ascesa, perché ‘il sé è non dato all’inizio’.

UN KOSMO DI EROS E AGAPE

A ciascuno stadio dell’Ascesa, in accordo con Plotino, il più basso è ‘abbracciato’ e ‘permeato’, così che il Discendere e l’abbraccio dovrebbe, se tutto va bene, avvenire con ciascuno stadio dell’Ascesa e dello sviluppo. In termini Cristiani, Eros o la visione trascendente (il più basso che si sviluppa verso il più alto) ha da essere bilanciato con compassione o Agape (il più alto che raggiunge e abbraccia il più basso – a ciascuno ed ogni stadio. In questa generale concezione Eros è l’Amore del più basso che va verso l’alto (Ascesa); Agape è l’amore del più alto che va verso il più basso (Discesa).

Nello sviluppo individuale, uno ascende via Eros (o espandendo ad una più alta e vasta identità), e quindi integra via Agape (o verso il basso per abbracciare con affetto tutti gli oloni più bassi), così che lo sviluppo bilanciato trascende ma include – esso è negazione e preservazione, ascesa e discesa. Eros e Agape.

Similmente, l’amore del Kosmo che viene a noi dal livello più alto dello stadio
presente è anche Agape (compassione), aiutandoci a rispondere con Eros finchè la sorgente di quell’Agape è il nostro stesso livello di sviluppo, il nostro stesso sé. L’Agape di una più alta dimensione è l’omega creato dal nostro stesso Eros, che ci invita ad ascendere, per mezzo della saggezza, e così espande il cerchio della nostra stessa compassione per più e più esseri.

PHOBOS E THANATOS

Quando Eros ed Agape non sono integrati, allora Eros appare come Phobos e Agape appare come Thanatos. Poiché un Eros non integrato non può proprio adire ai livelli più alti e trascendere il più basso, esso aliena il più basso, reprime il più basso. Phobos è Eros in volo dal più basso invece di abbracciare il più basso. Phobos è l’Ascesa divisa dalla Discesa. E Phobos, è l’estrema forza della repressione (una rancida trascendenza). O che è la stessa cosa, Phobos è Eros senza Agape (trascendenza senza abbraccio, negazione senza preservazione).

E Phobos guida i meri Ascendenti.

Nel loro frenetico desiderio per un ‘altro mondo’, le loro contese di Eros ascendente, sono proiettate attraverso Phobos, con ascetica repressione, con un rifiuto ed una paura ed una inimicizia per ogni ‘questo mondo’, un rifiuto della vitalità della vita, della sessualità, della sensualità, della natura, del corpo (e sempre della donna).

Questi Ascendenti sono gente pericolosa, poichè la mano violenta di Phobos si nasconde sempre dietro l’‘amore’ del più alto, quello che essi professano a tutti quanti.

Thanatos, d’altra parte, è Discendente diviso da Ascendente. Esso è il più basso in volo dal più alto, compassione fatta pazzia: non proprio abbracciando il più basso ma regredendo al più basso, non proprio carezzandolo, ma rimanendo fisso in esso – il riduzionismo cosmico corre qua e là. E il gioco di quei riduzionisti è la morte e la materia, senza alcuna connessione con la Sorgente. Thanatos è Agape in volo dal più alto invece di esprimere il più alto. Esso preserva il più basso ma rifiuta di negarlo (e così rimane fisso in esso). E come Phobos è la sorgente della repressione e della dissociazione, Thanatos è la sorgente della regressione e della riduzione, fissazione e arresto. Esso cerca di salvare il più basso uccidendo il più alto. In altre parole, Thanatos è Agape senza Eros. E Thanatos guida i meri Discendenti.

Il più alto non abbraccia il più basso; il più alto è ucciso in nome del più basso: non Agape, ma Thanatos, e la mano della morte tocca ogni amore che i Discendenti professano a tutti quanti, anche con lacrime che scorrono dal volto con ‘compassione’ scritto dappertutto.

Questi Discendenti sono gente dannosa, poichè in nome di Agape e compassione essi erratamente distruggono tutto il più alto in un frenetico tentativo di abbracciare il più basso. E più dannoso ancora: nei loro tentativi di fare di questo povero mondo finito un mondo di infinito valore – e tutti i Discendenti fanno esattamente

questo in migliaia di differenti modi – essi lentamente, dolorosamente, inevitabilmente, distruggono questo mondo autentico ponendo su di esso un fardello che la povera bestia non sarà mai in grado di portare.

I Discendenti stanno distruggendo questo mondo, perché questo mondo è il solo mondo che essi hanno.

PLOTINO E GLI GNOSTICI

"La necessità di equilibrare e unire Ascesa e Discesa, Eros ed Agape, visione e compassione, trascendenza e immanenza – questa integrazione Nonduale - è il grande e durevole contributo di Plotino, ed esso sarà sempre, io credo, come un luminoso segnale a tutti coloro che sono stanchi della violenza e della brutalità dei sentieri del meramente Ascendente e del meramente Discendente.

Plotino fu intransigente con quelli che volevano glorificare o l’uno o l’altro di questo mondo o dell’altro mondo - essi avevano smarrito entrambi lo scopo completamente.

Ciascuna espansione del sé, dice Plotino, prende sempre più del ‘mondo esterno’ dentro se stessi; il mondo esterno rifiutato – la negazione di ogni esistente perché è materiale – è per Plotino il perfetto segno della malattia.

Questo non si trova in nessun posto più fortemente che nello straordinario attacco di Plotino agli Gnostici, che erano archétipi Ascendenti, che vedono tutto come nient’altro che ombre, ed il male che le oscura. Gli Gnostici hanno invero portato a termine l’intuizione del livello causale (‘Il mondo è illusione, Brahman soltanto è reale’), ma essi non sono passati attraverso il nonduale (‘Brahaman é il mondo’). Essi così affermarono che il mondo è il male, il corpo una tomba, i sensi vanno disprezzati. Ciò evidentemente faceva infuriare Plotino, abitualmente sempre moderato, ed egli rispose eloquentemente in un brano che divenne famoso in tutto il mondo:
‘Non ritenere che un uomo divenga buono disprezzando il mondo e tutte le bellezze che sono in esso. Essi [gli Gnostici]non sono nel giusto quando professano rispetto per gli dei dell’altro mondo. Quando noi amiamo una persona, noi amiamo tutto ciò che proviene da essa; estendiamo ai fanciulli l’affetto che abbiamo per i genitori. Ora ogni Anima è una figlia della Divinità. Come può questo mondo essere separato dal mondo spirituale? Coloro che disprezzano ciò che è cosi vicino al mondo spirituale dimostrano che non sanno niente del mondo spirituale..’

Plotino precisa che coloro che ritengono di trovare un ‘altro mondo’ distinto (separato) da ‘questo mondo’ hanno trascurato l’intero scopo. Non vi è ‘questo mondo’ o ‘altro mondo’ – esso è tutto oggetto della percezione dell’uno. Non vi è mai alcun ‘andare sù’ o ‘venire giù’. Non vi è alcun movimento che vi ha luogo. ‘Spirito e Anima sono dovunque e ora.’ Noi siamo in ’Cielo’ quando ‘ricordiamo Dio nel cuore e nella mente’; noi siamo ‘immersi nella Materia’ quando dimentichiamo Dio. Plotino esplicitamente e spesso afferma che noi ‘arriveremo al Tutto mediante cambiamenti di luogo.’ Quelli che parlano di ‘questo mondo’ o di ‘altro
mondo’ hanno entrambi perduto l’orientamento – essi sono Discendenti o Ascendenti, non il Tutto Cuore."[SES, pp.352-353]

Della visione di Plotino Inge ha descritto in breve i punti di vista:
‘Plotino concepisce l’universo come una catena dell’essere, una ininterrotta serie di valori ed esistenze ascendenti e discendenti. L’intero costituisce una armonia; ciascun grado è ‘nel’ successivo superiore; ciascuna esistenza è vitalmente connessa con tutte le altre. Ma quei gradi che sono inferiori in valore sono anche imperfettamente reali, così lontano come noi li vediamo in disconnessione [l’‘imperfezione’ e il ‘valore inferiore’ appaiono soltanto quando noi li disconnettiamo dallo Spirito e così non riusciamo a vedere che quella è una perfezione del divino – di nuovo, in una visione nonantropocentrica o ‘decentrata’]. Essi sono caratterizzati da impermanenza e discordia interiore, finchè li vediamo nelle loro vere relazioni. Essi li percepiscono come parti integrali di una eterna sistole e diastole[efflusso e riflusso] nei quali consiste la vita dell’universo, una vita in cui non vi é regolare o irregolare, vedendo che tutto è in accordo con la propria stessa natura.’[Inge, op. cit. ibidem]

La necessaria evoluzione collettiva dal mitico al razionale fu la grande conclusione dell’illuminismo; il non necessario collasso del Kosmo alla olistica flatland fu il suo grande e durevole crimine.

Perciò fu precisamente il Kosmo nonduale che si divise in due, nell’iniziale notte della spiritualità, della filosofia e della scienza occidentale. Le postille (note) frammentate a Platone cominciarono a ricoprire il paesaggio con le loro parzialità ed i preferiti dualismi; ed è ora, proprio ora, solo ora, che noi abbiamo cominciato a raccogliere i pezzi.

Di Questo-Mondo
Dell’Altro Mondo

IL GRANDE DUALISMO di tutti i dualismi è tra ‘questo mondo’ ed un ‘altro mondo.’ Esso ha infettato la nostra spiritualità, la nostra filosofia, la nostra scienza; esso passa ugualmente attraverso i repressivi Ascendenti che desiderano solo l’’altro mondo’ di eterna liberazione, così come attraverso i Discendenti che abbracciano ombre, i quali vogliono una salvezza solamente nel passare nel superamento delle glorie di ‘questo mondo.’ Esso divide ogni età di illuminazione con la sua Ragione bramosa in salita e ogni Romantica reazione che cerca invece di esplorare ogni oscurità e profondità verso il basso.

Essa è la causa di amare, amare acrimonie fra i due campi, con ciascuno che accusa formalmente l’altro di essere l’epitome e l’essenza del male (alla lettera); gli Ascendenti accusano i Discendenti di essere smarriti nella Caverna delle Ombre, di essere materialisti, edonisti, panteisti, riduzionisti, e ‘niente di più’ (essi credono in ‘niente di più’ che di potere afferrare con i sensi). Per gli Ascendenti
‘questo mondo’ è, in forma e funzione, illusorio al massimo, male al massimo – e i Discendenti sono i rappresentanti primari di quel male.

I Discendenti accusano gli Ascendenti di essere repressivi puritani, negatori della vita, negatori del sesso, distruttori della terra, che ignorano il corpo. Nei loro tentativi di erigersi oltre ‘questo mondo’, gli Ascendenti hanno infatti fatto di più per distruggere questo mondo e introdurre il male in questo mondo di ogni altra forza, così esso è precisamente la posizione ‘altro mondo’ in accordo con i Discendenti, che vomita male dentro questo mondo, e gli Ascendenti sono i rappresentanti primari di quel male.

Ed essi sono entrambi nel giusto. O, potremmo dire, essi sono entrambi per metà nel giusto e per metà nell’errato – le frammentate postille a Platone. Possiamo rendere questo più chiaramente enunciando le conclusioni dell’ultimo capitolo e introducendo i nostri nuovi argomenti: in accordo con le scuole Nonduali (Platone/Plotino, Eckhart, Vedanta, Buddhismo Mahayana, Tantra, ecc.), la realtà – il ‘mondo reale’ – è né questo mondo né l’altro mondo; sebbene essa non possa essere descritta facilmente o accuratamente, essa può essere direttamente mostrata, o direttamente appresa in immediata consapevolezza attraverso la pratica contemplativa in comunità. E se dobbiamo parlarne, allora dobbiamo includere al minimo i seguenti tre punti, non perché questi punti attualmente descrivono la Realtà, ma perché essi agiscono come un freno e controllo alle nostre sempre inadeguate teorizzazioni.

1.L’Uno è il Bene al quale tutte aspirano tutte le cose. L’Assoluto è il Summit e lo Scopo di tutta l’evoluzione. Esso dà il motivo, l’azione, la ‘spinta’ di tutte le cose per realizzare il loro stesso più alto potenziale. In accordo con Whitehead, questo è il Dio che agisce ‘attraverso la dolce persuasione’per tutte le emergenze creative. Come direbbe Aristotele, il Bene è la causa finale attraverso cui tutti gli esseri, sebbene imperfetti, sono attirati. L’Uno è il punto omega finale di tutti gli ascendenti e di tutte le saggezze. Esso è il ritorno dei Molti all’Uno.

2.L’Uno è la Bontà dalla quale fluiscono tutte le cose. Esso è l’Origine e la Sorgente di tutte le manifestazioni, di tutte le manifestazioni, in tutti i luoghi.Vi è una creatività senza tempo e un riversarsi dell’Uno nei Molti. Tutte le cose, alte o basse, sacre o profane, ieri o oggi, escono dalla divina Fontana, la Sorgente di tutto, l’Origine di tutto. L’Uno come Bontà è la prima causa di tutte le cause; esso è il punto alfa di tutti i mondi; e come tale, tutti i mondi esprimono la Bontà, la compassione, l’amore e la superabbondanza del Divino. Questo mondo è esso stesso un ‘visibile Dio’, che esprime compassione e Bontà attraverso se stesso; e questo mondo è pienamente abbracciato come tale. Esso è Dio come i Molti.

3.L’Assoluto è il fondamento Nonduale di entrambi l’Uno e i Molti. Esso è egualmente ed entrambi il Bene e la Bontà, Uno e Molti, Ascendente e Discendente, Alfa e Omega, Saggezza e Compassione. Entrambi l’Ascendente e il Discendente esprimono profonde verità – nessuna delle loro verità può essere negata. Ma nessuna via da sola esprime l’intera Verità, e nessuna via da sola è impregnata pienamente della Realtà.

Nagarjuna

Le grandi tradizioni Nondualiste iniziarono circa nel 200 d. C. specialmente con le figure di Nagarjuna e Plotino; ma queste tradizioni, specialmente nelle forme avanzate come il Tantra, iniziarono a fiorire in India tra l’ottavo e il quattordicesimo secolo (coincidenti con i primi barlumi di ‘Vision Logic’ (pensiero sintetico integrato) nel modo collettivo medio, esemplificati in Occidente con Firenze e la nascita dell’Umanesimo, circa nel quattordicesimo secolo). E’ durante questo periodo che il Buddismo Zen vide il suo straordinario risveglio nella Cina Tang e Song (dal settimo al tredicesimo secolo), e Padmasambhava portò il Tantra in Tibet, e diede inizio ad un’incomparabile fioritura in questo periodo (specialmente dall’ottavo al diciottesimo secolo). Anche queste sono le più generali delle generalizzazioni, ma non sono inutili. Tra le altre cose, distinguere tra la media e il più avanzato ci permette di evitare di considerare che i prodotti di un’era sono stati generati dalla stessa onda di coscienza. Gli studiosi troppo spesso guardano un periodo della storia e ritengono semplicemente che ognuno in quella società si trovava allo stesso livello di coscienza (é come se guardassimo indietro alla nostra era moderna e concludessimo che Reagan e Krishnamurti erano allo stesso livello), e poi procedendo sulla base di queste assunzioni raggiungono le conclusioni più dubbie. Gli ecologisti profondi, spesso credono che nelle culture di raccoglitori tutti condividessero una consapevolezza sciamanica, mentre il vero sciamano era un fiore molto raro - uno sciamano per tribù, generalmente, e solo uno su dieci un vero maestro (se mai). I Romantici, guardano indietro all’antico Egitto, notano che certi adepti erano certamente vivificati del potere del serpente (Kundalini) e quindi ritengono che tutta la cultura era piena di esseri illuminati, mentre il numero degli adepti a Kundalini in ogni città poteva essere probabilmente contato su una sola mano (al massimo).

Un tema generale che attraversa gli scrittori Idealisti – ed invero un tema che si trova sostanzialmente in tutti i saggi-filosofi orientati al misticismo e alla contemplazione in tutto il mondo – è che le cose finite, gli oloni finiti, sono in qualche modo profondamente carenti, o anche profondamente contraddittori, in e di se stesse. ‘Tutte le cose finite sono contraddittorie’ come disse Hegel. E Nagarjuna sosterrebbe la stessa affermazione per tutti i fenomeni finiti (entrambi, pensiero e cose, sono auto-contraddittorie). Da Eckhart a Bradley, da Shankhara a Ramana, da Abhinavagupta a Gaudapada – la nozione generale è quella ‘Tutte le cose in sé sono contraddittorie.’

E’ questa instabilità, questa incompletezza, che guida il movimento dell’intero finito e manifesto universo.

Dice W. specificamente a questo proposito: "Io ritengo che virtualmente ogni

filosofo orientato misticamente finisce col fare qualche tipo di queste affermazioni – nessuno, forse, con più esuberanza di Francis Bradley: ‘Relazione, causa, tempo, pensiero, spazio, ed il sé, essi sono auto-contraddittori’. E la potente dialettica di Nagarjuna è un’intenso e implacabile superamento (dare addosso a) di ogni singola categoria di pensiero immaginabile, tutti con lo stesso risultato: essi sono totalmente auto-contraddittori e, se consistentemente pressati, essi si auto-distruggono totalmente (lasciando il vuoto, lasciando l’infinito senza forma; la decostruzione del fenomenico lascia il prajna).

Ma bisogna ammettere, che le spiegazioni dei saggi filosofi del perché tutti gli oloni siano contraddittori in sé non sono molto chiare, ed hanno causato una grande confusione. W. ritiene che la situazione può essere spiegata più semplicemente e un pò più chiaramente.

Il punto è che ogni olone è tutto/parte. Non vi sono interi e non vi sono parti dovunque nell’universo manifesto; vi sono solo tutto/parti. Se i tutti attuali o le parti attuali realmente esistevano in qualche luogo, allora essi potevano rimanere; essi sarebbero semplicemente ciò che erano; non vi sarebbe nessuna forte instabilità, nessuna ‘auto-contraddizione’ interna. Come un tutto/parte, vi è perciò una tensione costante tra coerenza o consistenza da una parte, e completezza, dall’altra.

Ma ogni olone è simultaneamente un tutto/parte. Esso ha una tensione duale inerente alla sua propria costituzione. Come una totalità, esso può avere un grado di coerenza e consistenza in ordine al (allo scopo del) perdurare della sua entità come se stessa attraverso il tempo (questo è il suo regime, codice, agente, relativa autonomia, e così via). Ma come parte, come una parte di qualche altro olone, esso deve abbracciare la sua parzialità, la sua incompletezza, o anche esso non si adatterà, non sarà una parte ma andrà alla deriva nella sua isolata totalità.

Per essere completo, o per completare se stesso, esso deve unirsi con forze più larghe di se stesso. Come un tutto/parte, vi è così una costante tensione tra coerenza o consistenza, da una parte, e completezza, dall’altra.

E più vi é dell’una, meno vi è dell’altra – nessuna delle due forze può vincere senza distruggere l’olone, e così l’olone rimane in costante instabilità. Più è consistente (auto-contenuto), meno è completo (meno in comunione).

Per cui la seconda Aggiunta: Tutti gli oloni emettono un IOU verso il Kosmo, dove IOU significa Incompleto O Incerto), e che specificatamente significa, più completo o compiuto è un olone, meno è consistente o certo, e viceversa. Dire che un olone può essere completo o consistente, ma non entrambi, è anche dire che ogni olone è perciò incompleto o inconsistente (incerto), e così: ogni olone emette un IOU verso il Kosmo.

Considera più semplicemente, dal momento che ogni olone è incompleto o inconsistente, ogni olone emette una nota promettente all’universo, che dice, in effetti: io non posso pagarti ora, io posso realizzami certamente e stabilmente e completamente e consistentemente oggi, ma ti pagherò volentieri domani. E nessun olone mai manca, o può mancare, a questa promessa.

[Tratto dal libro KEN WILBER, UNA SINTESI DEL PENSIERO, PARTE I, DA SEX ECOLOGY SPIRITUALITY (SES) A UNA TEORIA DEL TUTTO]


Last Updated ( Saturday, 19 March 2005 )
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