LA NUOVA VISIONE DEL MONDO-IL NUOVO STADIO EVOLUTIVO-LA PRATICA INTEGRALE LA LIBERAZIONE NELLA NOOSFERA E LA VISION-LOGIC PLANETARIA Segni primari dell’emergere della vision-logic-documentazioni, riferimenti
Celestinian Center - Alba Magica
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Per documentazione approfondita su Ken Wilber, le sue opere ecc. é stato pubblicato il volume
KEN WILBER una sintesi del pensiero di Ken Wilber-La Visione integrale, la Pratica integrale - p.528 -vedi WILBER_LIBRO per indice, dettagli, ecc..
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L'opera: una sintesi del pensiero di Ken WILBER
LA NUOVA VISIONE DEL MONDO: LA VISIONE INTEGRALE E LA PRATICA INTEGRALE una profonda unità di spiritualità, scienza, arte e delle tradizioni di Oriente e Occidente in una visione globale nell’opera del più grande filosofo dei nostri tempi; per agire e costruire la nuova civiltà planetaria nella Nuova Era .
- si può ordinare alla redazione di Alba Magica -
volume di 528 pagine - I edizione: febbraio 2005 costo del volume euro 32,00- + 3 euro spese spedizione se ordinato con ccpostale - Per ordinarlo: versamento di 32,00 euro + 3 eurospese spedizione sul ccp 41275207 (spese di spedizione incluse) intestato ad Alba Magica v.le F.Testi 216 - 20126 Milano e/o richiederlo direttamente alla redazione di Alba Magica per email telef. o sms (la spedizione in contrassegno, dati i costi postali di questa formula, comporta un supplemento di 6 euro) 347/4418930 - 049/8648301
Il testo che segue é preso dalla sintesi di cui sopra - Autore Eaco Cogliani
Dalla Parte I - LA GRANDE SINTESI Da SEX, ECOLOGY, SPIRITUALITY [SES] a A THEORY OF EVERYTHING [T.O.E.] /Da SESSO, ECOLOGIA, SPIRITUALITA’ a UNA TEORIA DEL TUTTO
LA LIBERAZIONE NELLA NOOSFERA E LA VISION-LOGIC PLANETARIA
vedi anche PRATICA_TRASFORMATIVA_INTEGRALE
‘Non siamo più oltre interessati alle alterazioni culturali, ma ad un passaggio da uno stadio culturale ad un altro. In tutte le età precedenti, soltanto porzioni ristrette della superficie della Terra erano conosciute. L’uomo guardò fuori dai ristretti limiti, verso il grande ignoto. Essi erano tutti, così per dire, ristretti, limitati. Dovunque la nostra visione è confinata non é in posticino dello spazio sulla faccia della Terra. Essa viaggia per tutto il pianeta. E questo fatto, questo abbandono dell’orizzonte, è qualcosa di nuovo’ [in Leo Frobenius, Monumenta Terrarum, 1929]
Quella che Frobenius nel 1929 chiamava Età Monumentale, era l’era precedente, quel primario emergere del razionale e delle sue prime straordinarie scoperte, e l’aprirsi della nuova via, ora avviata, che egli chiamò Cultura Globale o Cultura Mondiale (Planetaria).
Come la razionalità persegue una visione veramente planetaria o universale o globale, non coercitiva, nella natura, ciò eventualmente dà la via ad un tipo di cognizione che W. ha chiamato Vision-Logic o network-logic. Dove la razionalità dà tutte le possibili prospettive, la vision-logic aggiunge quelle in una totalità, che è semplicemente un olone interiore nuovo e più alto. Aurobindo diede la classica descrizione della vision-logic, che ‘può liberamente esprimere se stessa in singole idee, ma il suo movimento caratteristico è una massicia ideazione (quantità, insieme di idee), un sistema o totalità di verità che si vede con una singola visione; le relazioni tra idea e idea, di verità con verità, si vedono in un tutto integrale’.
Afferma W. in SES: "Quello che io sto cercando di fare in questo libro, e che tu stai cercando di fare mentre lo leggi (o altri libri simili), è di usare la vision-logic: non proprio per decidere ragionevolmente le questioni individuali, ma per portarle insieme allo stesso tempo alla mente, e valutare come esse aderiscono, si adattano insieme, come una visione vera. In altre parole, vision-logic è un olone più alto che opera su (e perciò trascende) i suoi oloni inferiori, come semplice razionalità in sè stessa. Come tale, vision-logic può portare nella mente contraddizioni, può unificare gli opposti, essa è dialettica e non lineare, e intreccia insieme nozioni che altrimenti appaiono incompatibili, così lontano che esse si relazionano insieme nel nuovo e più alto olone, negate nella loro parzialità ma preservate nei loro contributi positivi.
Questa vision-logic guida e sottende la possibilità di una cultura veramente planetaria (o, piuttosto, le prime vere forme dell’organizzazione planetaria, che esse stesse evolveranno più felicemente in accordo anche alle categorie più alte, come si vedrà).
Ricordiamo che Habermas ha messo in evidenza come con l’emergere (cominciando su scala collettiva nell’Europa del sedicesimo secolo) di una ego-identità (dapprima assicurata dagli uomini, poi relativamente seguita dolcemente dalle donne), quando tutto il popolo fu considerato (1) soggetti liberi ed eguali di diritto civile; (2) soggetti moralmente liberi; e (3) soggetti liberi politicamente e cittadini dello stato democratico (che anche, naturalmente, per la prima volta nella storia, pose fine alla schiavitù e decise l’emancipazione per legge).
Ma, Habermas continua, ‘queste astratte determinazioni sono meglio associate alla identità del cittadino del mondo, non a quella del cittadino di un particolare stato che deve mantenere [e difendere] se stesso dagli altri stati’[Habermas, Communication, p.114]. In altre parole soggetti liberi, politicamente, legalmente, moralmente: questo è uno stato di cose che attualmente si applica a cittadini del mondo, non proprio a cittadini di questo o quello stato. Il soggetto libero, creato dalla razionalità, non poteva essere facilmente o per lungo tempo confinato allo stato, ma apparteneva piuttosto a quello che Habermas chiama ‘forme di relazione globali’ e ‘variazioni permanenti di tutti i sistemi di riferimento’- che è vision-logic.
Perciò, il libero mondo dei cittadini appartiene non alle organizzazioni nazionali ma alle organizzazioni planetarie (come Habermas dice, ‘La necessaria coordinazione ad un livello sopranazionale non può facilmente essere soddisfatta fintantoché i governi devono essere legittimati esclusivamente in termini di decisioni nazionali’). La moderna nazione-stato, fondata sulla razionalità, ha sviluppato le sue contraddizioni o limiti interni, e può soltanto essere sostituita da una trasformazione vision-logic/planetaria."[SES, pp.190-192]
LA VISION-LOGIC DEL CENTAURO
La visione del mondo dello spazio della vision-logic si riporta anche come ‘esistenziale’ e ‘centaurica’. ‘Centauro’ è la mitica bestia metà uomo e metà cavallo, che W. (ed altri, come Hubert Benoit e Erik Erikson) hanno preso come simbolo di una integrazione di corpo e mente, o biosfera e noosfera. Poiché è certo che, poche centinaia di anni fa, alla fine siamo arrivati alla chiara differenziazione di questi due grandi domini, è egualmente certo che non abbiamo ancora trovato una via per integrarli. Al contrario: la necessaria differenziazione della biosfera e della noosfera si è ora mossa chiaramente verso l’inizio di stadi di dissociazione, e, in effetti, alcuni ecologi sentono che la dissociazione sta velocemente diventando irreversibile. Sia come sia, che qualche sorta di dissociazione stia avvenendo è tutto tranne che negabile.
‘E’ il potere integrativo della vision-logic, dice W., e non la indissociazione del tribale magico o l’imperialismo del mitico che necessita disperatamente su scala globale. Perciò é la vision-logic con la sua visione del mondo centaurico/planetaria che, a mio giudizio, porta la sola speranza per l’integrazione di biosfera e noosfera, l’organizzazione sopranazionale della coscienza planetaria, il genuino riconoscimento dell’equilibrio ecologico, le libere e spontanee forme del discorso globale, le forme non dominanti e non coercitive di stati federati, il libero flusso dello scambio nella comunicazione, la formazione di genuini cittadini del mondo, e la integrazione dell’identità femminile (cioè, l’integrazione di maschio e femmina in entrambi gli ambiti della biosfera e della noosfera) – tutto questo, ritengo, è semplicemente la piattaforma per le forme veramente interessanti degli stadi più alti e transpersonali della coscienza che giacciono già nel nostro futuro collettivo – se ce n’è uno.’[Wilber, SES, idem]
Jean Gebser si riferisce alla emergente vision-logic come mente ‘integrale aprospettica’ che è un’espressione particolarmente adeguata. Gebser considera la precedente struttura (egoico-razionale) come ‘razionale-prospettica’, perchè la razionalità può invero prendere diverse prospettive, come abbiamo visto.
Ma vision-logic, o la mente integrale-aprospettica, aggiunge a tutto le prospettive del tout-ensemble, e quindi privilegia la non prospettiva come finale: essa è aprospettica.
La mente aprospettica, in altre parole, è olonica attraverso e attraverso: contesti dentro contesti dentro contesti per sempre. Naturalmente, ogni struttura della coscienza è effettivamente olonica (vi sono solo oloni), ma la vision-logic coscientemente afferra questo fatto per la prima volta, e così trova la sua stessa operazione di crescita trasparente a se stessa (questa ‘trasparenza’ in accordo con Gebser, è una caratteristica primaria della mente integrale-aprospettica). ‘L’aprospettività esprime se stessa in una struttura della coscienza che sta emergendo ed è, quindi, nuova’, dice Gebser. ‘Noi potremmo designare questa nuova struttura la ‘struttura integrale’ della coscienza, e la modalità del mondo nel processo di emersione il ‘mondo aprospettico’.
Il capolavoro di Gebser, The Ever-Present Origin, fu completato nel 1953, al culmine di diversi decenni di ricerche e di riflessioni. Egli morì nel 1973 e così non visse per vedere il pieno estendersi esplosivo dell’aprospettivismo nel mondo di oggi postmoderno. Non soltanto la aprospettica vision-logic ha definito la postmodernità (nei suoi migliori aspetti), essa ha anche definito molti dei problemi dell’autocoscienza della postmodernità: gli individui non sono soltanto consapevoli dello spazio olonico e aprospettico, ma sono spesso totalmente smarriti in esso. Il poststrutturalismo postmoderno, per esempio, è andato dicendo che non il contesto, non la prospettiva, è finale (conclusivo), per dire che nessuna prospettiva ha qualche vantaggio sopra qualche altra, a questo punto essi avanzano sbandando incontrollabilmente nel loro stesso labirinto di oloni sempre-sfuggenti, smarriti in spazi aprospettici.
Nonostante tutto, afferma W. ‘Credo, e penso che Gebser sarebbe d’accordo con me, che gli eventi recenti hanno dato forza a questa tesi: per il meglio o per il peggio, il mondo è nel mezzo delle doglie della nascita tortuosa di una emersione collettiva di una interamente nuova struttura della coscienza, il centauro in vision-logic, la mente integrale-aprospettica.’
Gebser si riferisce a tali trasformazioni come a ‘mutazioni nella coscienza’, mettendone in evidenza la loro natura radicalmente emergente. Ciononostante, ciascuna struttura si dispiega olarchicamente, trascendendo ed includendo i suoi predecessori. ‘Nessuna di queste mutazioni della coscienza è responsabile dell’abbandono delle precedenti proprietà e possibilità, ma improvvisamente le incorpora in una nuova struttura. Dentro la mutazione della coscienza prende posto un processo di risistemazione oltre la portata degli eventi del semplice spazio-tempo-connesso. Con ogni nuova mutazione di consapevolezza, la coscienza si dispiega più potentemente…’[Gebser, The Ever-Present Origin, ed anche in George Feuerstein, Structures of consciousness; per i precisi dettagli della vivion-logic e i suoi sottostadi postformali vedi Wilber, Integral Psychology, anche nella breve sintesi nella seconda parte di questo volume].
Questa nuova struttura aprospettica è, naturalmente, integrativa. Ma la integrale vision-logic non è semplicemente una somma di parti precedenti – che sarebbe una mera espansione orizzontale, non una verticale e creativa emergenza (e trascendenza). Come dice Gebser ‘La parte è ad un certo grado sempre un tradimento del tutto, per tale ragione la somma delle parti fornisce anche solo un tutto fittizio ma non efficace’. Similmente la natura dialettica vision-logic – cioè, l’unità degli opposti concepita mentalmente (come ‘mutua interpenetrazione’) – è un marchio della struttura integrale, è ‘intrinseco all’emergere della coscienza aprospettica’’.
Ma l’enfasi, invero, è sulla integrazione. Come dice George Feuerstein, l’interprete più capace di Gebser, della struttura integrale-aprospettica: ‘Questa struttura nascente della coscienza per la prima volta nella storia umana, permette
l’integrazione cosciente di tutte le precedenti (ma co-presenti) strutture. E attraverso questo atto di integrazione la personalità umana diviene, come se fosse, trasparente a se stessa….’ [citazioni da: Feuerstein, Structures of consciousness].
Similmente, la consapevolezza centaurico-integrale integra il corpo e la mente con una nuova trasparenza: la biosfera e la noosfera, una volta definitivamente differenziate, possono ora essere integrate in un nuovo abbraccio. Feuerstein quindi si riferisce a questa struttura originale emergente come ‘psicosomatica’, che implica la ‘resurrezione del corpo’, evidenziata in tali movimenti come medicina olistica e sensitività ecologica. ‘E’ un evento tutto-corporeo’, egli dice, ‘sentito attraverso il corpo vivente. Esso non prende il volo dall’esistenza corporea in alcun modo. Piuttosto esso è fondato in una accettazione non mitigata di, o fede primaria in, corporealtà. Essa è mente-corpo trasparente’.
Precisamente, poiché la consapevolezza centaurica trascende (ma include) così tanto della dimensione verbale-mentale-egoico, l’intera dimensione stessa diventa oggettivamente crescente, crescendo trasparente, alla coscienza centaurica. Dove anteriormente il se verbale-mentale-egoico usò quelle strutture come qualcosa con cui vedere (e co-creare) il mondo, ora quelle stesse strutture crescenti divengono un oggetto di consapevolezza e di indagine per la coscienza centaurica (non è proprio la mente che guarda obiettivamente ‘rappresentazionalmente’ all’oggetto esterno – il ‘paradigma riflessione’ – ma la mente che guarda alla mente intersoggettivamente).
Questo é oltre l’aspettativa di Gebser, che quella coscienza integrale-aprospettica è specialmente una coscienza di linguaggio. Come egli dice, ‘il linguaggio stesso è trattato come fenomeno primordiale attraverso il riconoscimento della sua natura che-promuove-creazione. Strutturalmente, una nuova considerazione degli aspetti grammaticali e un uso originale della libertà sintattica sono evidenti’ (e qui siamo sul sentiero di Foucault e di Derrida, e l’intero ‘cambiamento linguistico’ dovuto specialmente a Saussure).
Similmente, Gebser mette in relazione la struttura integrale-aprospettica con l’emergere della maggior parte delle forme della fenomenologia, con la loro enfasi su un ‘paradigma postrazionale’ che è anche ‘involuto’. Egli si focalizza particolarmente su Bergson, Husserl, e Heidegger, sebbene egli avesse delle acute critiche anche nei loro confronti (l’ultimo nominato è anche un ‘pioniere’ del poststrutturalismo, e la sua nozione di Destruktion della ontologia razionalista appare in Derrida come decostruzione).
Il grande genio di Gebser venne alla ribalta nella sue brillanti descrizioni, attraverso tutte le discipline, della mutazione, ora globalmente in atto, dal prospettivismo-razionale all’aprospettivismo-integrale. (I lettori sono stimolati a consultare The Ever-Present origin – è lontano dal libro pionieristico sulle ‘emergenti visioni del mondo’ – e l’eccellente introduzione di Georg Feuerstein a Structures of Consciousness).
Gebser conosce questa struttura aprospettica/vision-logic così intimamente che può riconoscere anche i più deboli segnali del suo emergere virtualmente in ogni tentativo. Ecco qui proprio alcune, poche, delle aree che egli copre con enormi dettagli (si ricordi che The Even-Present Origin fu pubblicato nel 1953).
Segni primari dell’emergere della vision-logic
La lista che segue include soltanto alcuni dei segni primari dell’emergere della vision-logic; di tali movimenti, che essi fossero ‘postrazionali’ o ‘poststrutturali’ o ‘postmoderni’ nel senso migliore, quei movimenti tentavano di superare ‘il soggetto che si autodefinisce’ e l’‘Età dell’Uomo’, quei movimenti che avrebbero puntato non proprio ad una differenziazione del Grande Tre, ma anche alla loro integrazione): biologia (Hans Driesch, Hugo de Vries), matematica (assiomatica di Hilbert), psicologia (entrambi Freud e Jung nelle loro vie con un’enfasi sulla psicologia del profondo), filosofia (linguistica, fenomenologia), giurisprudenza (dove "cura e responsabilità sono entrate nel linguaggio legale in giustapposizione a giustizia e diritti…questo porta alla ‘giustizia aperta’, una flessibilità impossibile in passato" – osserva l’integrazione di diritti-individuali e responsabilità-comunitaria, che abbiamo postulato come una delle caratteristiche del centauro), economia (Feuerstein considera E.F.Schumacher come il più recentemente rappresentativo), storia (Arnold Toynbee e lo storico svizzero J.R.von Salis), musica (Schoenberg, Stravinsky – ‘la nuova musica è aprospettica dal momento che essa cerca di superare le originarie rigidità del metro e della tonalità come aspetti dell’estetica’), architettura (Frank Lloyd Wright, Le Corbusier, Alvar Aalto), pittura (Delacroix ‘rivolta contro la tirannia della linea dritta, e Cézanne che per primo cambiò profondamente il regno della prospettiva’), e, naturalmente, la nuova fisica, associata specialmente ad Einstein e Planck (sebbene questo non è, come divulgatori quali Fred Alan Wolf avrebbero voluto, una ‘prova di misticismo’; come Feuerstein commenta ‘sarebbe imprudente ignorare la tendenza mitologizzante con la nuova fisica, che Gebser avrebbe considerato prontamente come regressiva anziché integrativa’).
Poichè la dimensione integrale-centaurica è una visione pienamente mondocentrica, Gebser si riferisce ad essa come ‘universale-integrale’ e ‘mondo aperta’, ‘mondo trasparente - che Feuerstein, correttamente paragona al sorgere di una Cultura Globale Planetaria. Nelle parole di Gebser, le prospettive del mondo egoico-razionale sono ‘sostituite dalla aperta espansione del mondo aperto’, il ‘mondo aprospettico’ – il culmine della visone mondocentrica iniziata con la razionalità e completata con la vision-logic.
Né Gebser né W. (né Murphy né Habermas, né alcuno dei teorici evolutivi) vedono l’emergere di una struttura ‘mondocentrico aprospettica’ come una cosa sicura, come fosse cosa garantita. Non soltanto l’evoluzione, come afferma Michael Murphy, è un meandro piuttosto che un progresso; non soltanto, quando essa è progresso, vi è sempre la ‘dialettica del progresso’; vi è anche la mai-celata possibilità che tutto possa saltare in aria, che l’evoluzione prenda una strada sbagliata (in breve), ma una strada sbagliata che include noi; quello che le spinte inducevano per la differenziazione di noosfera e biosfera renderà il sistema insostenibile. L’evoluzione, abbiamo sempre visto, non è predicibile, soltanto ricostruibile.
Né il fatto che la struttura integrale è integrale garantisce quella necessaria integrazione che avverrà di fatto. L’aspettativa è semplicemente, se vista nei termini che stiamo usando, che la struttura integrale può integrare la fisiosfera, la biosfera, e la noosfera – essa ha il potenziale per l’integrazione. Che quel potenziale divenga attuale spetta a te e a me; ciò dipende dalle concrete azioni che ciascuno di noi attua.
Come sempre, abbiamo da costruire il futuro che ci è dato.