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LA NUOVA ERA INTEGRALE di Ken Wilber
Parte 3-4
Parte III. La Natura della Trasformazione Sociale Rivoluzionaria (sezione B) Il Quinto Fattore Un altro aspetto che viene spesso trascurato quando si cerca di comprendere la natura delle trasformazioni sociali è quello che riguarda la parte “tutti i livelli” della matrice AQAL. Un aumento della profondità nel quadrante di Destra, o sviluppo sociale, può essere sostenuto soltanto se c’è un aumento corrispondente dello sviluppo interiore, cioè della coscienza e della cultura. Cercare semplicemente di instaurare una nuova forma di governo, un nuovo sistema politico o una nuova rete di distribuzione sociale senza un corrispondente sviluppo nei livelli delle dimensioni interiori della coscienza, si è sempre tradotto, storicamente, nel fallimento della trasformazione sociale.
Per esempio, l’essenza della nozione di contratto sociale (che è alla base di quasi tutte le forme più complesse di legittimazione, incluse le democrazie rappresentative attuali) è il prodotto dello stadio-5 dello sviluppo morale (arancione e oltre). Tuttavia, l’onda di probabilità arancione è emersa in forma abbastanza diffusa soltanto tre secoli fa. Per questo, non è un caso se i sistemi di governo democratico (basati sul contratto sociale) rappresentino sviluppi molto recenti nell’evoluzione umana, e siano emersi su larga scala soltanto dopo l’avvento dell’Illuminismo occidentale.
Infatti, è stato l’emergere dell’onda di probabilità arancione nei quadranti della Parte Sinistra (il passaggio dal mitico al mentale di Gebser), insieme all’enorme progresso nella capacità tecno-cognitiva rappresentata, per esempio, dalla macchina a vapore rispetto ai mulini a vento (nei quadranti di Destra), che ha innestato l’Eros nella sequenza del dispiegamento storico-evolutivo, e che , quindi, ha profondamente aumentato la probabilità che perlomeno alcune delle rivoluzioni che avvenivano in quel momento sarebbero state significative, verticali e generatrici di autentiche trasformazioni.
L’esistenza di un quinto fattore, cioè l’aumento della profondità in uno qualsiasi dei quadranti di una particolare configurazione AQAL della società, quando si aggiunge agli altri quattro fattori (descritti prima), aumenta sostanzialmente la probabilità che una rivoluzione puramente orizzontale possa dare origine a una rivoluzione verticale.
Detto in altro modo, quando la configurazione AQAL di una società possiede i fattori di rischio standard di una rivoluzione orizzontale più un quinto fattore (cioè, l’aumento di profondità in uno qualsiasi dei quadranti), allora le pressioni della selezione AQAL includeranno un elemento di Eros (o la spinta morfogenetica verso una maggiore profondità, complessità, coscienza e cura), e quindi le pressioni della selezione AQAL si mobiliteranno verso un aumento dell’autenticità in tutti i quadranti, ovvero un aumento del livello evolutivo della coscienza, della cultura, e della complessità, perché soltanto un aumento della profondità (o un aumento dell’autenticità) in tutti i quadranti può far sì che le tensioni e le turbolenze create dal crollo dei processi di traslazione, segnalati da una crisi di legittimazione, potranno trovare una risoluzione. In breve, l’aumento effettivo della profondità in uno qualsiasi dei quadranti crea una tensione che può essere risolta soltanto da un aumento corrispondente della profondità negli altri quadranti.
La natura esatta di questa risoluzione e la natura esatta delle configurazioni della struttura di superficie che daranno soddisfazione alle pressioni della selezione che si sono mobilitate nello spazio AQAL, non possono essere determinate o specificate prima del tempo o prima che accadano (a causa dell’aspetto intrinsecamente creativo e nuovo di tutte le trasformazioni verticali e di tutto ciò che è autenticamente emergente: se potessimo presagirlo, non sarebbe una novità emergente); ma, come con ogni complessa trasformazione verticale, il suo percorso può essere compreso ex post facto da una ricerca ricostruttiva che ci dice che cosa è successo, e da un’interpretazione AQAL che può aiutarci a comprendere meglio perché e come è successo.
Le trasformazioni sociali verticali davvero importanti sono relativamente poche, e questo è certamente vero se consideriamo l’ampiezza e la rilevanza della loro diffusione. Gli storici attenti alla verticalità (nella coscienza, nella cultura e nella complessità, cioè in tutti i quadranti) hanno scoperto soltanto mezza dozzina di trasformazioni veramente profonde (foraggiamento-magico, orticoltura-mitico-iniziale, agrario-tardo-mitico, industriale-razionale, informatico-pluralistico) 13 Marx si è concentrato sui passaggi verticali nei modi tecno-economici (cioè, il quadrante Basso/Destra), che è certamente una delle dimensioni fondamentali dei mutamenti delle società, poiché le materialità tecno-economiche riguardano tutti i membri di una società (e sono probabilmente, come accennato in una nota alla fine del testo, il più potente fattore che determina il livello di coscienza medio in una cultura). 14 Il lavoro di Gerhard Lenski sugli stadi di sviluppo tecno-economico è quello che, forse nel modo più elaborato, utilizza questa linea di approccio, e oggi i suoi stadi tecno-economici sono, di fatto, pienamente accettati dagli studiosi: foraggiamento (cacciatori-raccoglitori), orticoltura, agrario, industriale, informatico (con due rami collaterali, il marittimo e il pastorale, che si collocano più o meno entrambi vicino ai livelli orticolturale e agrario). Questi stadi sono inclusi nella mia versione del quadrante Basso/Destra nella matrice AQAL.
Dobbiamo invece a Jean Gebser la prima convincente descrizione delle corrispondenti trasformazioni culturali nel quadrante Basso/Sinistra (sebbene ci siano state intuizioni pionieristiche in questo senso da parte di teorici come Shelling, Hegel, James Mark Baldwin). Anche se Gebser non ha una chiara comprensione della relazione intrinseca tra trasformazioni culturali e modi di produzione (Gebser ha, infatti, un approccio pre-quadratico), i suoi stadi di trasformazione delle visioni del mondo sono anch’essi completamente accettati da importanti studiosi (anche se l’interpretazione del loro significato è a volte differente): arcaico (beige), magico (porpora), mitico iniziale (rosso), tardo mitico (blu), mentale-razionale (arancione), integrale-aprospettico (verde e livelli più elevati, in particolare giallo). Questi stadi generali (concepiti come onde di probabilità) rappresentano un importante modo di interpretare il quadrante Basso/Sinistra nella matrice AQAL.
Quando queste visioni del mondo sono emerse per la prima volta, il livello di complessità cognitiva in esse implicato, quando si rivolse al mondo esterno, poté produrre modi di produzione tecno-economica correlativi (che a loro volta tendevano a imprimere lo stesso livello di profondità negli utilizzatori della base produttiva). Quindi, quando la dimensione interoggettiva di un’occasione attuale appare come modo il tecno-economico del foraggiamento, la dimensione intersoggettiva appare come visione del mondo arcaico-magica; quando la dimensione interoggettiva appare come orticoltura, la dimensione intersoggettiva tende al mitico iniziale; l’agrario tende al tardo mitico, l’industriale al mentale-razionale, l’informatico all’integrale-aprospettico.
Ho detto prima che queste correlazioni si producono “quando queste visioni del mondo sono emerse per la prima volta”, perché il punto cruciale, quando si tratta dei modi tecno-economici di produzione, è proprio questo: una volta che essi sono prodotti da un particolare livello di coscienza, possono poi essere usati da praticamente qualsiasi livello di coscienza (sia esso capace o meno di produrre quei modi). Infatti, uno degli orrori del mondo moderno è che tribù etnocentriche, che da sole saprebbero produrre soltanto archi e frecce, possono oggi appropriarsi di una tecnologia arancione, incluse le armi nucleari, e quindi uniscono un livello di sviluppo morale molto basso con un livello molto alto di sviluppo tecno-cognitivo. Gran parte degli incubi del XX secolo – da Auschwitz fino ai Gulag – la colpa dei quali è stata erroneamente attribuita alla modernità, sono in realtà il prodotto del fatto che una coscienza premoderna si sia impadronita di armi moderne. E’ la possibilità di una profonda sconnessione tra il B/S e il B/D che portò Marx ad alcune delle sue intuizioni più originali (per esempio, un nuovo e più avanzato paradigma tecno-economico getta il vecchio paradigma e la visione del mondo che sosteneva in una crisi di legittimazione; questa crisi può essere risolta soltanto da una corrispondente trasformazione verticale della visione del mondo culturale per potersi adattare all’aumento di profondità del nuovo paradigma).
Quello che voglio sottolineare per il momento è soltanto questo: un manufatto materiale (inclusa una forza di produzione), dopo essere stato creato dal correlativo livello di coscienza e di cognizione, può assumere una vita autonoma. Sebbene il manufatto (e la forza di produzione), proprio perché incorpora in se stesso un particolare livello di cognizione, tenda a evocare un livello di coscienza equivalente nell’utilizzatore del manufatto, questo non avviene assolutamente in modo causale o deterministico (in ogni caso, non dopo che è emerso per la prima volta). Tribù etnocentriche possono utilizzare le camere a gas, anche se non hanno esse stesse la capacità cognitiva di produrle: l'orrore della mancanza di correlazione nello sviluppo dei quadranti può accadere precisamente perché i manufatti materiali e la coscienza che li ha prodotti possono prendere vita in modo separato, così che la questione “livelli e linee” diventa un incubo di proporzioni globali nel mondo di oggi: elevato sviluppo tecnologico, basso livello morale, una miscela che porta dritto a Wounded Knee, Dachau, Treblinka, Sorbibor e all’11 Settembre.
Eros e Autenticità
Abbiamo visto che, quando è presente uno qualsiasi dei quattro fattori socioculturali principali, la probabilità di una rivoluzione sociale aumenta. Abbiamo visto anche che, se si aggiunge un quinto fattore (in particolare, un aumento verticale della profondità in uno dei quadranti della configurazione AQAL di una data società), vi è allora una pressione della selezione addizionale che spinge non per un mero cambiamento circolare di traslazione nelle strutture superficiali (la parola latina “revolvere”, come abbiamo visto nella Sezione A, ha il significato originario di “movimento ciclico”), ma per un cambiamento verticale di trasformazione (o autenticamente “rivoluzionario”) nelle strutture profonde (seguendo il gradiente morfogenetico dell’aumento di complessità e coscienza, o, con altro nome, Eros).
Quando ciò avviene, queste (estremamente rare) trasformazioni sociali verticali (quelle davvero profonde non sono state più di mezza dozzina) non sono necessariamente drammaticamente rivoluzionarie; alcune appartengono al genere delle riforme più tranquille. Avvengono e sono avvenute storicamente entrambe. Per esempio, se consideriamo il passaggio verticale dal blu (tardo-mitico-agrario) all’arancione (industriale-razionale), e il corrispondente cambiamento da feudalesimo-aristocrazia-monarchia a contratti sociali impliciti, troviamo che le rivoluzioni che cercarono di cavalcare quest’onda evolutiva includevano la Rivoluzione Americana (che ebbe un notevole successo a causa di forti fattori nei quattro quadranti), la Rivoluzione Francese (che abortì in malo modo e regredì al blu napoleonico), la Rivoluzione Russa (che non aveva nessuna probabilità di successo a causa della configurazione preindustriale AQAL) e la Rivoluzione Cinese (che alla fine portò alla sostituzione del blu confuciano con il blu marxista, con una punta estrema industriale).
Mentre sono alquanto scarse le rivoluzioni di cui possa essere documentato il successo, è andata un po’ meglio con i movimenti di riforma che hanno cercato di ottenere essenzialmente lo stesso tipo di trasformazione verticale. La Prussia (1806-1812) e l’Inghilterra (1828-1832) sono riuscite, attraverso una riforma relativamente tranquilla e non attraverso una rivoluzione, a sviluppare molte delle potenzialità dell’onda di probabilità arancione, incluse una riduzione dei privilegi dell’aristocrazia, un’estensione dei diritti di cittadinanza e una progressiva ristrutturazione economica e politica. Quelle riforme furono “rivoluzionarie” nel senso che erano autentiche trasformazioni profonde e verticali, ma non furono “rivoluzionarie”, nel senso di un cambiamento accompagnato da insurrezione politica, guerra, conflitti fisici violenti.
Tuttavia, che la trasformazione verticale sia avvenuta attraverso rivoluzioni o riforme, il punto essenziale è che in entrambi i casi la maggioranza dell’élite che guidava la trasformazione si trovava al livello dell’onda di probabilità arancione. Come sempre avviene, ogni profonda trasformazione sociale deve essere iniziata e canalizzata da un’élite, e la élite in ogni genuina trasformazione verticale deve essere l’avanguardia e cavalcare la cresta della nuova onda di probabilità che sta emergendo (in questo caso l’arancione). Se non è questo il caso, allora la rivoluzione/riforma fa parte di quei movimenti puramente “circolari” o “ciclici”, che portano a un cambiamento soltanto nelle strutture superficiali nella configurazione AQAL della società. Ma se la maggioranza dell’élite rappresenta l’avanguardia della nuova onda di probabilità emergente, allora il quinto fattore è presente e si introduce nelle translazioni sempre più caotiche del panorama AQAL; di conseguenza le pressioni della selezione cominciano a spingere verso una trasformazione verticale che porti a una nuova e più elevata configurazione dello spaziotempo, una nuova e più alta onda di probabilità nell’oceano spumeggiante AQAL. La crisi di legittimazione può essere alla fine risolta soltanto da un aumento dell’autenticità.
Inoltre, nel caso delle rivoluzioni/riforme moderne che hanno avuto successo, una porzione significativa della popolazione era anch’essa al livello dell’onda di probabilità arancione (almeno per quanto riguarda la linea cognitiva). Come la storia ha dimostrato sempre, non serve introdurre una nuova forma di governo (che, per esempio, sia espressione dell’onda di probabilità arancione) se anche la coscienza della popolazione non è in alcun modo vicina a quell’onda. La democrazia rappresentativa repubblicana è un sistema di governo in cui la sovranità risiede in sistemi di oloni che si trovano al livello dell’onda di probabilità arancione. Una tale democrazia non si è mai verificata ai livelli blu, rosso o porpora. Le democrazie rappresentative e le riforme a cui esse danno origine hanno assunto una qualche forma stabile e duratura soltanto da 300 anni; esse portano la stessa data dell’Illuminismo occidentale e dell’epoca in cui è emersa l’onda di probabilità arancione su larga scala.
Infatti, lungo tutto il XX secolo vediamo che, ogni qual volta le democrazie industriali occidentali hanno tentato di introdurre la democrazia arancione basata sul contratto sociale nelle società di livello rosso, il risultato è stato sempre “l’elezione” di regimi militari del livello rosso. Anche le insurrezioni comuniste hanno cercato di introdurre il socialismo in società rosse, e il risultato è stato, appunto, l’insediamento di dittature militari rosse. Gli sviluppi esterni (nelle strutture e istituzioni sociali) richiedono correlativi sviluppi interni (nella coscienza e nella cultura) per poter essere sostenuti; cercare semplicemente di “forzare” comportamenti “democratici” in una popolazione è del tutto inutile se non vi è una crescita interiore (una questione questa che può essere adeguatamente investigata soltanto utilizzando un’analisi vicina in qualche modo all’approccio AQAL).
Riassunto: Eros e Rivoluzione
Questo è un altro modo per mettere l’accento sul fatto che la maggior parte delle “rivoluzioni”, “trasformazioni”, o “nuovi paradigmi” di solito ha un esito letale (o, nelle migliori delle ipotesi, irrilevante); come avviene per le mutazioni, gli effetti non sono benefici – e questa è la ragione per cui, originariamente, il termine “rivoluzione” significava “un movimento circolare o ciclico che non portava da nessuna parte”. Ma la genialità di Marx (e anche degli Idealisti) fu di riuscire a evidenziare che, sul lungo percorso, c’è un Eros nella sequenza evolutiva: un lento, incostante, ma inequivocabile aumento della profondità nello sviluppo e nel dispiegamento evolutivo. E, quindi, la possibilità di nuovi e più autentici modi di espressione dell’essere, della coscienza, della cultura e della politica emerge continuamente al livello dell’avanguardia caotica e appena definita della configurazione di probabilità della matrice AQAL di qualsiasi società. Questa nuova emergenza (in uno qualsiasi dei quadranti) getta le vecchie forme dell’essere in una destabilizzante crisi di legittimazione, che se è sufficientemente profonda, può essere risolta soltanto da un aumento dell’autenticità.
Abbiamo visto che nella versione marxiana originale, una crisi di legittimazione avviene quando la sovrastruttura (o le relazioni di produzione) non si accorda più con i progressi realizzati nella base (o forze di produzione), e di conseguenza le strutture di significato di quella cultura non sono più sostenute in modo credibile. In altri termini, la visione del mondo dominante – e le strutture di governo – subiscono una perdita di legittimità, una perdita di credibilità. Il significato intersoggettivo (B/S) non si accorda più con le realtà sociali interoggettive (B/D), e quindi una profonda crisi di legittimazione scuote l’intera cultura. 15 Il significato non si accorda con i fatti; la verità non si accorda più con la veracità; semantica e sintassi sono sconnesse; la base e la sovrastruttura non si sostengono più a vicenda – e qualcosa deve accadere, dal momento che le quattro pressioni della selezione iniziano ad animarsi nella violenta turbolenza dell’agitata matrice AQAL.
Abbiamo visto anche che nel mondo scientifico questo significa che le vecchie teorie (le vecchie sovrastrutture) che erano adattate alle vecchie pratiche sociali o paradigmi (la vecchia base), ed erano state da essi generate, non si accordano più ai dati recenti e anomali. Un nuovo paradigma (cioè, una serie di nuovi esperimenti scientifici e ingiunzioni comportamentali) ha generato nuovi dati, nuove prove empiriche, e nuove esperienze che non possono accordarsi né essere spiegati dalle vecchie teorie. Le vecchie teorie, quindi, subiscono una crisi di legittimazione: le strutture di significato (B/S) non hanno più un adattamento funzionale con le nuove prove materiali (B/D). La vecchia semantica e la nuova sintassi si scontrano e soltanto una nuova serie di teorie e di strutture di significato potranno adattarsi ai dati generati dai nuovi modi di produzione scientifica (cioè, il nuovo paradigma che genera, attiva, produce nuovi tipi di dati e di prove empiriche). Avviene, allora, una rivoluzione scientifica (o, almeno, una profonda riforma) che inaugura una nuova serie di teorie o di strutture di significato (B/S) che si accordano e si tetra-adattano ai nuovi modi di produzione scientifica di dati (B/D); in questo modo la nuova cultura scientifica (B/S) può di nuovo armonizzarsi con il nuovo sistema sociale (B/D).
Una crisi di legittimazione analoga avviene anche nel mondo accademico delle discipline umanistiche, non soltanto nella scienza. Per fare un esempio, negli ultimi trent’anni abbiamo visto un tipo di “macchina” di produzione di dati (o ingiunzione tecno-economica) particolarmente influente, ma che presentava essa stessa un notevole grado di deformazione. Mi riferisco all’ingiunzione comportamentale e all’insieme di regole sociali dirette a decostruire i testi (o decostruire i sistemi dei significanti senza proporre un modo alternativo, ugualmente ampio e diffuso, per rimpiazzarli con qualcosa di positivo: si trattava di mera decostruzione senza ricostruzione). Questo modo deformato di produzione di dati e ingiunzioni comportamentali (o paradigmi) sosteneva la visione del mondo del falso postmodernismo egualitario (cioè, un modo deformato dell’onda verde, noto come “the mean green meme”, il cattivo meme verde). Questo modo di produzione o pratica di comportamento sociale contribuì a determinare la coscienza dei professori delle discipline umanistiche e dei loro inconsapevoli studenti. Tuttavia, a mano a mano che nuove forme di pratica sociale, e nuove teorie basate su di esse, cominciarono a generare modi di coscienza e cultura più integrati e più autentici, la visione del mondo del postmodernismo estremo è stata gettata in una profonda crisi di legittimazione, che può essere superata soltanto da una rivoluzione o da una riforma verso modi di coscienza, cultura e complessità più autentici e integrati nel panorama accademico. Questa particolare rivoluzione – un’era integrale come avanguardia evolutiva – sta cominciando soltanto ora a delinearsi (ed è uno dei temi principali di questo saggio).
Nella politica in senso lato, una crisi di legittimazione significa che c’è una nuova cultura emergente che non crede alle vecchie entità di governo. La nuova cultura emergente possiede una grado di profondità e complessità che sorpassa la capacità dei vecchi governanti, quindi l’intera struttura di governo subisce una crisi di legittimazione agli occhi della nuova cultura (nelle mani di Eros). Sarà necessaria, allora, una rivoluzione politica – forse violenta (rivoluzione), o forse no (riforma) – per permettere che nuovi sistemi di governo possano farsi carico del nuovo aumento di profondità nella linea cognitiva e nella tecnologia. (Come abbiamo detto più volte, l’unica cura per una profonda crisi di legittimazione – in ogni campo, scientifico, accademico, politico – è un aumento di autenticità.) Se quelle rivoluzioni/riforme hanno successo, il nuovo, e più autentico, sistema di governo potrà godere di una forte legittimità agli occhi della nuova, e più autentica, cultura. In caso di fallimento, non restano che le guerre tra culture, in quanto varie culture e sottoculture gareggiano per la legittimità.
E’ grande la varietà di soluzioni più o meno piacevoli che, nel corso dei secoli, sono state escogitate per affrontare le guerre interne tra culture. Tra esse, una alquanto divertente, messa in atto dai credenti mitici, fu quella dell’uccisione in massa delle streghe magiche (probabilmente centinaia di migliaia nella storia dell’Europa). Ma molte soluzioni furono, invece, positive: per esempio, la Costituzione degli Stati Uniti, originata in gran parte dall’onda di probabilità razionale (arancione) esigeva che, sebbene fosse permesso agli individui di avere qualsiasi tipo di credenza privata – primitiva, arcaica, magica egocentrica, mitica etnocentrica – tuttavia, nello spazio pubblico essi dovevano comportarsi nel rispetto delle leggi razionali, mondocentriche. La Costituzione democratica era più autentica dell’aristocrazia precedente, e quindi la freccia del tempo stava dalla sua parte. Naturalmente, come abbiamo detto, per sostenere questo dispositivo, una percentuale significativa della popolazione (non soltanto l’élite rivoluzionaria) doveva trovarsi a un livello di coscienza sufficientemente evoluto (in questo caso il livello arancione o uno più elevato), altrimenti il contratto sociale sarebbe semplicemente degenerato in regimi rossi e dittature blu di questo o quel tipo...
Qualsiasi tecnologia più avanzata e qualsiasi cognizione più profonda presentano rispetto ai loro predecessori numerosi vantaggi (oltre, naturalmente, alle nuove forme di patologia introdotte dai nuovi modi: la dialettica del progresso). Stavamo esaminando prima l’esempio dell’orticoltura-mitica rispetto al foraggiamento-magico nelle loro forme positive: un vantaggio fondamentale era che la visione del mondo mitica possedeva una profondità relativamente più grande (che includeva e abbracciava un numero maggiore di individui e quindi poteva unire molte tribù in una comunione sociale molto più vasta rispetto ai legami di consanguineità che dominavano i modi del foraggiamento-magico). Quest’aumento relativo della profondità cognitiva era accompagnata da un aumento della profondità tecnologica dell’orticoltura rispetto alla caccia e raccolta (evidenziata da un più alto grado di complessità e integrazione nel sistema sociale) – e questa è la ragione per cui i cacciatori/raccoglitori adottarono i modi di produzione dell’orticoltura dovunque essi fossero introdotti. 16E, una volta che la nuova visione del mondo emerse per armonizzarsi con la nuova base (per esempio, quando il mitico prese il posto del magico), allora la visione del mondo mitica più elevata e il modo dell’orticoltura più profondo (e più complesso) furono in sintonia; essi riflettevano dimensioni differenti della stessa onda di probabilità, e dunque potevano tetra-evolvere più armoniosamente…(finché emersero i modi industriali per rimpiazzare quelli dell’orticoltura e agrari, e le vecchie visioni del mondo dell’appartenenza mitica furono sfidate dal sorgere delle visioni del mondo razionali-egoiche. Fu la volta, allora, di un altro capitolo di guerre culturali e sociali di trasformazione e di sofferenze per l’umanità (sia attraverso rivoluzioni vere e proprie, sia attraverso riforme meno violente…).
Il vantaggio di ogni visione del mondo più elevata non si trova dalla parte del termine “includere”, ma del termine “trascendere” dell’equazione: vi è Eros nella sequenza, così che la visione del mondo nuova e più elevata con il suo valore trascendente si sposta in un nuovo spazio di probabilità (o in una nuova nicchia) dove può fiorire al di fuori delle vecchie abitudini kosmiche (mentre dà inizio, in quella nuova nicchia, alle nuove forme di abitudini kosmiche che le sono proprie) – proprio come, per esempio, i mammiferi trovarono un nuovo spazio al di fuori delle onde di probabilità rettiliane (sebbene il cervello dei mammiferi, naturalmente, trascenda e includa il tronco cerebrale rettiliano, che trascende e include le funzioni della vita vegetativa, che trascendono e includono le molecole inorganiche, che trascendono e includono gli atomi, che…). La visione del mondo nuova e più profonda/elevata è allora selezionata e portata in un nuovo spazio di probabilità, anche se lì c’è un numero di oloni inferiore rispetto allo spazio precedente (le abitudine kosmiche dello spazio precedente sono diventate ora sottocomponenti dei nuovi oloni).
I modi di governo propri del foraggiamento-magico fecero posto ai modi di governo dell’agrario-mitico, che, a sua volta, fecero posto a quelli razionali-industriali, che si trovano ora nel punto cuspidale dell’informatico-pluralistico. Tuttavia, anche se l’avanguardia evolutiva prende il controllo delle forme principali del sistema di governo, tutte le onde precedenti rimangono nella cultura come sacche marginali, anche se la cultura stessa, nel suo insieme, è soggetta al nuovo sistema di governo. I livelli evolutivi degli individui e delle sottoculture coprono l’intero spettro delle onde della coscienza (fino al livello che rappresenta il centro di gravità medio di una cultura con pochi oloni che si spingono oltre). E questo rappresenta la fonte principale delle guerre culturali interne.
In questo riassunto è, allora, importante ripetere quanto segue: ciò che Marx non è riuscito a comprendere è quello che praticamente tutti gli altri teorici non sono stati in grado di cogliere. Vale a dire: non è vero che ogni società ha un unico, monolitico modo tecnologico e una singola, monolitica visione del mondo, e che le due devono in qualche modo armonizzarsi. Al contrario, ogni società è uno spettro di attualità AQAL: ci sono individui a ogni livello dello spettro della coscienza, almeno fino al livello medio dell’evoluzione di quella cultura (con pochi che si spingono oltre). E ci sono sacche di ogni modo di produzione tecno-economica fino a quello che si trova all’avanguardia: persino nelle società industriali ci sono bande di strada rosse che si procacciano i mezzi di sussistenza come al tempo dei cacciatori/raccoglitori, e i contadini del Kansas sono ancora lì a piantare sementi. Quindi non c’è un’unica base né un’unica sovrastruttura e, quindi, non è vero che una contraddizione interna tra esse potrebbe innescare la maggiore trasformazione che si sia mai registrata nella storia. L’idea generale di Marx – cioè quella di una discrepanza tra B/S e B/D che genera contraddizioni e tensioni collettive – è ancora vera, ma la discrepanza si estende all’intero spettro della coscienza fino all’onda più alta che costituisce la media generale in quella data società, e riguarda i quattro quadranti con le loro numerose onde e correnti (e tutti devono tetra-adattarsi nella configurazione AQAL, o qualcosa deve succedere).
L’Idea di Progresso
Soltanto una tale interpretazione AQAL può permetterci di trattare l’idea di progresso in un modo che abbia senso alla luce delle realtà storiche attuali. Il problema con praticamente tutte le precedenti nozioni di progresso – dall’Illuminismo a Marx e fino alle odierne versioni liberali e democratiche – è che esse presupposero in modo totalmente infondato che una data società avesse semplicemente un’unica visione del mondo fondamentale e un unico modo tecno-economico fondamentale, e che, quindi, la storia dovesse rappresentare un aumento progressivo, passo dopo passo, dei valori liberali lungo la grandiosa scala del progresso lineare. Quindi, se l’Illuminismo rappresentava l’emergenza della razionalità-industriale che soppiantava la mitologia-feudale, allora la modernità non poteva incarnare nient’altro che non fosse il progresso puro e semplice.
Naturalmente, una società il cui sistema di governo incorpora i modi razionali- industriali (arancione) ha ancora sacche di sottoculture magiche e mitiche (porpora, rosse e blu). Inoltre, i prodotti dell’onda arancione possono ora essere utilizzati dalle onde pre-arancione. La coscienza morale arancione, per esempio, esige che tutte le persone siano trattate con giustizia, indipendentemente da razza, colore, sesso e credo. La cognizione arancione è sufficientemente avanzata da poter produrre migliaia di camere a gas, tuttavia la coscienza morale arancione non le userebbe mai. Ma la coscienza tribale rossa può facilmente impadronirsi dei prodotti arancione per usarli con piacere – da qui Auschwitz.
In altri termini, “livelli e linee” diventano un importante ingrediente dell’analisi AQAL di ogni idea di “progresso”, poiché più elevato è il livello di sviluppo di una linea qualsiasi in una data società, più grande è la possibilità che di quei prodotti più elevati possano impadronirsi livelli evolutivi più bassi presenti in altre linee. Quindi, più grande è la genuina profondità in una società – cioè, più il progresso è genuino, reale, autentico – più grande è la varietà di patologie che possono sorgere sulla sua scia, a causa dei livelli e delle linee. Questo ci permette di individuare le “notizie buone e cattive” di tutte le trasformazioni sociali, senza cadere nelle due sole opzioni generalmente accettate, quella che vede soltanto progresso, e quella che nega qualsiasi progresso.
In breve, per quanto “elevata” sia una società in termini di profondità evolutiva, ogni essere umano deve iniziare, comunque, dal livello uno; quindi, più grande è la profondità, più numerosi sono i problemi che possono insorgere. Persino in una società il cui sistema di governo fosse al livello turchese, gli individui dovrebbero ancora cominciare dal beige, e poi porpora, rosso, blu, arancione, verde, giallo, e turchese – se si sviluppano completamente. Ma molti individui rimarranno a onde di sviluppo meno elevate, cosa che è certamente un loro diritto in tutte le società post-arancione. Questo fatto da solo spiega le difficoltà delle culture avanzate: quanto più evoluta è la cultura, quanto più numerosi sono gli stadi di sviluppo trascesi e inclusi, tanto più numerosi, dal momento che ogni stadio ha le sue patologie, saranno i modi in cui si può essere malati. Quindi, notizie buone e cattive allo stesso tempo.
Conseguentemente entrambe le posizioni sono accettabili, quella che sostiene il progresso in ogni linea, e quella che riconosce che le culture più elevate, pur mostrando un genuino progresso, possono essere soggette a barbarie tali da essere inimmaginabili per le culture precedenti.
Questo fatto, inoltre, fa sì che tutte le società siano esposte alle guerre di cultura interne, poiché sacche di sottoculture che si trovano a diverse onde di coscienza sono in lizza per la loro legittimazione. Come abbiamo visto, nell’Occidente industrializzato di oggi ci sono tre sottoculture principali ancora in guerra tra loro: l’onda tradizionalista blu (che si adattava meglio ai modi agrari-feudali), l’onda moderna arancione (che era più adeguata per i modi industriali di produzione di massa) e l’onda postmoderna verde (meglio adeguata ai modi di produzione informatici pluralistici). I sistemi di governo delle società occidentali si trovano nella lenta e difficile transizione dall’industriale arancione all’informatico verde. E il rischio maggiore nel mondo odierno è costituito dal fatto che l’onda verde sta emergendo in molti casi nella sua modalità deformata, con la sua matrice AQAL profondamente fratturata dal pluralismo “flatland” che cancella la profondità dal Kosmo dovunque la incontra. Ma questa è un’altra storia, quella dei “boomeritis”, non è vero? 17
Sommario
Abbiamo percorso molta strada nelle prime tre parti di questo saggio. Segue un breve sommario dei punti principali che abbiamo trattato.
Ogni olone possiede almeno quattro dimensioni dell’essere-nel-mondo: soggettiva, oggettiva, intersoggettiva e interoggettiva. Nella dimensione soggettiva (A/S), la natura momento-dopo-momento del fluire dell’esistenza implica la prensione – o il sentimento che questo momento ha del momento precedente – cioè un trascendere-e-includere olarchico del momento precedente. Questo è un esempio del fatto che ogni dimensione dell’essere-nel-mondo eredita un tipo di influenza (o karma kosmico) dai suoi predecessori. Nella dimensione oggettiva (A/D), la natura momento-dopo-momento del fluire dell’esistenza implica, tra altre cose, la risonanza morfica e la causazione formativa, dove la forma oggettiva di un olone risuona in accordo con forme similari attraverso lo spaziotempo, influenzandole in una certa misura (così come una corda che vibra causa la vibrazione alla stessa frequenza di una corde similare. Le due corde che vibrano insieme rappresentano la risonanza morfica, la prima corda che causa la vibrazione della seconda è analoga alla causazione formativa). Nella dimensione A/D, questa eredità appare essenzialmente come le forme passate dell’olone individuale che influenzano la forma presente. Quest’influenza A/D, come vedremo, sembra coinvolgere anche vari tipi di energia sottile. [Vedi la traduzione del Saggio di K. Wilber “Per una Teoria Comprensiva delle Energie Sottili” su questo sito. N.d.T.] Un’altra forma ugualmente importante dell’eredità A/D è l’autopoiesi, attraverso cui gli oloni viventi si auto-organizzano e si auto-riproducono (Tratteremo approfonditamente l’autopoiesi in Exerpt B). Nella dimensione intersoggettiva (B/S), la natura momento-dopo-momento del fluire dell’esistenza implica l’eredità di un retroterra culturale di significati condivisi e di prensioni reciproche. In sostanza, questa è la base della memoria culturale. Nella dimensione interoggettiva (B/D), la natura momento-dopo-momento del fluire dell’esistenza implica la risonanza morfica collettiva e la causazione formativa collettiva, che forniscono varie impronte morfogenetiche che influenzano fortemente, e a volte guidano direttamente, il dispiegarsi evolutivo degli oloni individuali che emergono “ingranati” con queste impronte: questa è semplicemente una sottocategoria del fenomeno generale della memoria dei sistemi. Quindi, le quattro dimensioni dell’essere-nel-mondo sono influenzate, in una certa misura, dai loro predecessori. Detto differentemente, ogni olone eredita, come una base data o a priori, la matrice AQAL del momento precedente. Quest’eredità implica modelli profondi dell’essere-nel-mondo che non sono archetipi preesistenti, ma abitudini kosmiche. Le abitudini kosmiche non sono rigide strutture concrete, ma onde di probabilità di trovare un particolare tipo di olone in un punto particolare dello spaziotempo nella matrice AQAL che si dispiega creativamente. Per sopravvivere, ogni olone deve tetra-adattarsi alla sua eredità AQAL, altrimenti rischia l’estinzione. Questa tetra-evoluzione implica le pressioni della selezione nelle quattro dimensioni dell’essere-nel-mondo (verità, veracità, significato, adattamento funzionale). Anche se la matrice AQAL di questo momento eredita la matrice AQAL del momento precedente, aggiunge, tuttavia, la sua scintilla di novità creativa e trascendenza. Ogni occasione attuale è un “trascendere e includere”, che dà origine alla whiteheadiana natura olorchica di ogni momento. Per questa ragione l’evoluzione è caratterizzata non solo dall’eredità delle forme passate e dal tetra-adattamento, ma anche dall’emergenza di nuove forme in salti trascendenti di creatività. Come è stato sintetizzato da Jantsch, l’evoluzione è “auto-organizzazione attraverso auto-trascendenza”. Questi salti di trascendenza creano nuove nicchie nella matrice AQAL caratterizzate da onde di probabilità di maggiore profondità, coscienza e capacità di abbracciare un numero maggiore di livelli. Queste nicchie assumono forme specifiche come abitudini kosmiche quando lo spazio è attivato quadraticamente da un numero sufficientemente vasto di oloni (che poi trasmettono quest’eredità agli oloni seguenti che le includeranno e trascenderanno). Le potenzialità più elevate diventano attualità concrete – e gli stati più elevati diventano stadi attuali – attraverso questo processo di attivazione creativa nei quattro quadranti. Non c’è bisogno in nessun momento di livelli, strutture o stadi preesistenti. Ogniqualvolta una nuova nicchia è in processo di tetra-emergere, la vecchia nicchia è gettata in una crisi di legittimazione che può essere risolta soltanto da una aumento dell’autenticità – o da una trasformazione verso la nuova nicchia che possiede profondità, coscienza, cultura e complessità più ampie. Tuttavia, genuine trasformazioni verticali verso livelli più grandi di profondità non significano automaticamente progresso, perché uno sviluppo più elevato in certe linee può essere accompagnato da uno sviluppo più basso in altre linee (un fenomeno chiamato livelli e linee, sia negli individui che nelle società). Per questo motivo, lo sviluppo storico si presenta sempre come una sofferta miscela di “buone e cattive notizie”, dal momento che gli individui e le sottoculture di una società coprono l’intero spettro della coscienza in tutte le sue onde disponibili, e tanto nelle loro forme sane che in quelle patologiche. Conseguentemente, maggiore è la profondità di qualsiasi individuo o cultura, maggiori sono le potenzialità e le patologie disponibili. Un’analisi AQAL, o integrale, di tutti questi fattori rappresenta molto probabilmente la migliore opportunità di aumentare le buone notizie e diminuire quelle cattive in ogni configurazione AQAL (per quanto riguarda l’individuo, la famiglia, la società, la specie, il pianeta e il Kosmo), perché soltanto un’analisi integrale prende in considerazione la più ampia varietà di dati provenienti dal maggior numero possibile di fonti, ed è quindi l’approccio alla comprensione di se stessi e degli altri meno violento e più inclusivo.
Parte IV. Fatti e Interpretazioni (Sezione A) Due sono i contributi fondamentali delle epistemologie postmoderne (Nietzsche, Heidegger, Gadamer, Foucault, Derrida, Lyotard): da una parte, esse hanno introdotto verità straordinariamente importanti nell’ambito dell’epistemologia umana e, dall’altra, hanno creato in questo campo una confusione quasi insanabile. Qualsiasi approccio metodologico integrale e pluralista deve allora trovare il modo per onorare le intuizioni sempre valide del postmodernismo, evitando le dannose confusioni che lo hanno inevitabilmente accompagnato.
La controversia più importante tra le epistemologie postmoderne e quelle moderne/premoderne ruota intorno al seguente dilemma: se si debba assegnare la palma della verità al relativismo o all’universalismo – oppure, ma è la stessa cosa, se siano più importanti i fatti o le interpretazioni. L’impostazione stessa della controversia dimostra che essa si colloca pressoché interamente all’interno del paradigma del primo-ordine (cioè, la “macchina” di produzione di dati del primo-ordine) – la disputa coinvolgeva, infatti, le essenze blu, gli universali arancioni e i pluralismi verdi, dove ciascuno considerava vero se stesso e falsi gli altri. Un paradigma turchese del secondo-ordine permette, invece, un modo molto più proficuo di procedere, illuminando le verità parziali contenute in ciascuna di quelle posizioni e, poi, ricollocandole in un modello più integrale e compassionevole; questo modello esprime l’auto-riflessione del momento turchese come parte della comprensione che la matrice AQAL ha di se stessa. In questo modo vedremo che la controversia non è tra fatti e interpretazioni, ma coinvolge, invece, la comprensione di come fatti e interpretazioni siano entrambi dimensioni integrali di questo e di ogni momento.
Personalmente, non conosco altri approcci che, si avvicinino all’elaborazione di un modello che integri le verità delle visioni premoderne, moderne e postmoderne. Al contrario, gli approcci oggi esistenti tendono a scegliere uno di questi momenti (premoderno, moderno e postmoderno) e a condannare violentemente gli altri – un esempio vivente, purtroppo, di una mentalità del primo-ordine ancora in guerra con i vicini. Vediamo se noi riusciamo a introdurre un momento integrale del secondo-ordine che onori i precedenti, ricollocandoli in uno schema più ampio, uno schema che recuperi le loro pretese di verità, limitandone però la portata. Liberando, infatti, ciascuno di essi dal loro assolutismo, le loro verità parziali sempre valide potranno essere registrate, incluse e abbracciate nel dispiegamento di questo momento che avanza rapidamente verso la sua realizzazione.
Una visione d’insieme: Il Pluralismo Integrale Rivoluzionario
Abbandoniamo, ora, la disamina della natura del karma kosmico nei quattro quadranti e analizziamo, un po’ più da vicino, quelle metodologie che appaiono più adeguate a svelare/attivare i quadranti. I quadranti, ricordiamolo, non sono altro che variazioni delle prospettive che sono radicate in tutte le principali lingue naturali: la prima persona (singolare: io, plurale, noi); la seconda persona (singolare: tu; plurale: voi, noi); e la terza persona (singolare: lui, lei, ciò; plurale: essi, esse, loro). Noi spesso li sintetizziamo con io, noi, ciò, essi (o più semplicemente io, noi e ciò).
Il punto è che ognuna di queste prospettive incorpora una dimensione particolare dell’essere-nel-mondo. Inoltre, ognuna di queste dimensioni dell’essere-nel-mondo (o ognuno di questi quadranti) può essere avvicinata attraverso differenti forme di indagine. Queste indagini differenti – dalla fenomenologia, all’ermeneutica, all’indagine collaborativa, alla teoria dei sistemi – svelano aspetti differenti del kosmo, ma ogni approccio tende a scambiare il suo angolino per la totalità, ignorando e negando, così, le importanti realtà degli altri quadranti (senza menzionare che il fatto stesso di credere all’esistenza di altri quadranti viene visto di solito come la manifestazione di qualche terribile patologia).
In altri termini, per quanto importanti, tutte queste metodologie tendono a essere cieche di fronte alle realtà degli altri quadranti. Noi vogliamo rivolgere la nostra attenzione proprio a questa storica cecità che opera ancora come una diffusa abitudine kosmica, perché questa cecità ha bisogno di un movimento sostenuto di trascendenza e di novità creativa per poter sfuggire ai pregiudizi ereditati. Chiamiamo questo pregiudizio assolutismo di un quadrante, sia che esso appaia nel positivismo, nella fenomenologia o nel postmodernismo.
Se mai entreremo in quell’era integrale che rappresenta l’avanguardia evolutiva, allora sarà di grandissimo aiuto riuscire a prendere in considerazione e superare questo diffuso assolutismo di un quadrante. Un passo significativo in questa direzione può essere fatto riconoscendo semplicemente le importanti verità offerte da ciascuna delle principali forme di indagine (invece che condannarle tutte tranne la propria).
In breve, ecco quello che suggeriamo: empirismo e comportamentismo riguardano primariamente le modalità dell’essere-nel-mondo della terza-persona singolare (A/D); introspezione e fenomenologia riguardano primariamente le modalità dell’essere-nel-mondo della prima-persona singolare (A/S); ermeneutica e indagine collaborativa riguardano primariamente le modalità dell’essere-nel-mondo della seconda-persona plurale e della prima-persona plurale (B/S); e le scienza ecologiche, il funzionalismo strutturale e la teoria dei sistemi riguardano primariamente i modi dell’essere-nel-mondo della terza-persona plurale (B/D). Naturalmente, sono disponibili moltissimi altri tipi di indagine, ma quelli che abbiamo menzionato sono tra quelli storicamente più significativi e saranno, quindi, l’oggetto di una nostra breve analisi.
Se mettiamo insieme questi modi di indagine in un modello, svelato e attivato dalla cognizione turchese, otteniamo quello che chiamiamo pluralismo metodologico integrale che incarna il lato pratico della Post-Metafisica Integrale.
Se mai entreremo in quell’era integrale che rappresenta l’avanguardia evolutiva, sarà probabilmente sotto la bandiera del pluralismo metodologico integrale. Clare Graves definisce la trasformazione dal primo al secondo ordine, “un memorabile salto di significato”, poiché, mentre i meme del primo-ordine sono convinti che la loro visione del mondo sia l’unica valida, la coscienza del secondo-ordine riconosce totalmente e onora le verità parziali di tutte le visioni del mondo. In altri termini, il salto dal primo al secondo ordine è un salto dalla parzialità al pluralismo integrale e all’olismo.
Concretamente, questo vuol dire che tutti i modi parziali dell’indagine umana improvvisamente assumono una profonda rilevanza in quanto tessere importanti delle più vasto puzzle kosmico, ognuna delle quali ha qualcosa di straordinariamente significativo da comunicarci. Il pluralismo metodologico integrale diventa, allora, la bandiera di questo memorabile salto di significato.
Naturalmente, vi sono molte altre vie attraverso cui la coscienza del secondo-ordine comincerà a raggiungere un numero sempre più vasto di membri di ogni società data, ma qui stiamo discutendo della punta culminante dello sviluppo, ovvero di un’era integrale che rappresenta l’avanguardia evolutiva. Come ha sottolineato Goldstone, è stato verificato empiricamente che la leadership dell’élite è un prerequisito delle rivoluzioni. Affinché queste rivoluzioni (o anche riforme) siano di natura autenticamente verticale e portatrici di trasformazione, un quinto fattore è necessario – si tratta, in particolare, di un aumento di Eros o profondità in uno dei quadranti – e, poiché l’élite all’avanguardia oggi è verde (e lo è stato per 20 anni), ne consegue che il quinto fattore in questo caso significa un paradigma giallo, o una ingiunzione e una pratica sociale integrali, e la pratica attuale del pluralismo metodologico integrale è organicamente adatta a quella funzione.
In breve, maggiore è il numero degli esseri umani che si impegnano in un pluralismo metodologico integrale – la cui natura essenziale è di riconoscere, onorare e includere tutte le genuine modalità dell’indagine umana - più grande sarà la probabilità che l’avanguardia della configurazione AQAL in quella cultura subisca una crisi di legittimazione, seguita da “un memorabile salto di significato” dalla coscienza del primo-ordine alla coscienza del secondo-ordine, con la possibilità che la coscienza e la cultura di questa avanguardia si diffonda in seguito a più ampi segmenti della società in generale.
Ogni Metodologia Attiva una Dimensione dell’Essere-nel-Mondo
Ognuna delle metodologie (empirismo, indagine collaborativa, teoria dei sistemi) sono, di fatto, tipi di pratiche o ingiunzioni – in tutti i casi, non riguardano soltanto ciò che gli esseri umani pensano, ma ciò che fanno – e, di conseguenza, quelle pratiche producono, attivano e illuminano una particolare dimensione del loro essere – comportamentale, intenzionale, culturale e sociale. Per esempio, la forma genuina dell’indagine partecipativa e collaborativa – nella quale due o più soggetti di consapevolezza entrano in un circuito di orizzonti condivisi e, quindi, producono uno spazio di intenzionalità, significati e comprensione reciproca che si sovrappongono – la forma genuina di questa pratica di ingiunzione permette, attiva, produce la dimensione intersoggettiva degli individui stessi. (Per questa ragione, forme diverse di praxis generano theoria diverse.)
Sotto il potenziale di attivazione delle varie forme di pratica (fenomenologia, empirismo, ermeneutica, investigazioni ecologiche, pratiche contemplative), sono energizzate varie dimensioni di un olone: esse “si accendono” in una risonanza vibratoria, attivando lo spazio concreato anche dal soggetto che investiga (spazio che però non è creato unicamente dal soggetto), e si manifestano nell’apertura creata, in parte, dalla forma di indagine.
Di conseguenza, quando assumo la posizione in prima-persona nei confronti di questo momento, io accendo la dimensione soggettiva dell’essere-nel-mondo, molti aspetti della quale sono svelati dalla fenomenologia introspettiva. Quando assumo la posizioni in seconda-persona, accendo le dimensioni intersoggettive dell’essere-nel-mondo, di cui molti aspetti sono svelati dall’ermeneutica e dalle indagini collaborative. Quando assumo la prospettiva in terza-persona nei riguardi di questo momento, accendo le dimensioni oggettive (interoggettive) dell’essere-nel-mondo. (Discuteremo molti esempi di questo tra breve.)
Questa è la ragione per cui nessuna di queste dimensioni (ovvero, nessuna di queste occasioni in uno qualsiasi dei quadranti) è semplicemente preesistente o predeterminata, non se ne sta là fuori in attesa di essere scoperta – ma queste dimensioni non sono neppure totalmente create dal soggetto o dall’intersoggettività che investiga (questa non è altro che la patologia del postmodernismo). Come abbiamo visto, alcuni aspetti di queste dimensioni (o realtà, in generale) sono dati – cioè, essi preesistono rispetto alla coscienza del soggetto che investiga. Questi dati o a priori kosmici includono le varie abitudini kosmiche e l’eredità quadratica che abbiamo già discusso. Lo abbiamo espresso in questi termini: l’a priori o il dato preesistente in cui si radica questo momento è la matrice AQAL del momento precedente, che arriva sulla scena come un dato (un’eredità proveniente dal momento precedente), ma che non esiste mai semplicemente come un dato preesistente, poiché è assunto, trasceso e incluso, trasformato e rielaborato dalla matrice AQAL di questo momento, visto che l’auto-organizzazione attraverso l’auto-trascendenza si dispiega creativamente momento-dopo-momento.
Indagine Ricostruttiva Questa è una prospettiva tipicamente whiteheadiana (ma che diventa non solo whiteheadiana, se la trasformiamo da una formulazione incompleta in una completa o quadratica – vedi sotto); vale a dire che l’intero momento precedente dello spazio AQAL è trasmesso allo spazio AQAL di questo momento come un a priori, sebbene questo spazio, quando era emerso originariamente nel momento precedente, era emerso in parte come libertà creativa (non determinata né preesistente), ma una libertà che, quando è trasmessa al momento successivo, lo è come determinismo (che il momento successivo deve includere, sotto pena di patologia, e, in seguito, deve trascendere aggiungendo la sua propria libertà creativa che non è determinata dal momento precedente).
Questi dati kosmici preesistenti includono (oltre ad altri elementi che discuteremo) l’intero mondo delle attualità passate – cioè, tutte le occasioni attuali che sono già emerse (un’emergenza plasmata dall’intero spazio AQAL in cui sorge), un’emergenza creativa che è trasmessa, poi, ai momenti successivi come influenza causale, risonanza morfica, causazione formativa, unificazione prensiva, contesto culturale, memoria sociale, impronte morfogenetiche, modelli profondi, onde di sviluppo, ecc. Questi tipi di eredità sono dati: sono trasmessi dal passato al presente, e preesistono a qualsiasi consapevolezza di essi da parte del soggetto (sebbene quando emersero originariamente, erano essi stessi concreati dalla soggettività che è parte, in ogni momento, della matrice AQAL. Vale a dire che questi dati non sono preesistenti alla soggettività e alla sua interpretazione, poiché la soggettività è una delle quattro dimensioni di ogni occasione attuale; invece, questi dati sono preesistenti alla soggettività di questo momento, non alla soggettività del momento precedente, che ha contribuito a crearli. Ma il punto è questo: una volta depositato, l’intero spazio AQAL del momento precedente è trasmesso allo spazio AQAL di questo momento come un dato che è preesistente a ogni tipo di registrazione da parte di questo momento; è, cioè, preesistente alla soggettività, all’oggettività, all’intersoggettività e all’interoggettività di questo momento – ma non del momento precedente, sebbene il momento precedente abbia ricevuto a sua volta i suoi dati a priori, e così via).
Di conseguenza, il solo modo in cui i soggetti di questo momento possono illuminare riflessivamente la loro storia di attualità passate è attraverso l’indagine ricostruttiva (in ogni quadrante). Indagine ricostruttiva significa che un soggetto o vari soggetti cercano di esaminare le attualità dello loro esistenza investigando queste realtà dopo che esse sono già emerse. Un’indagine ricostruttiva (in ogni quadrante) è, quindi, essenzialmente un’investigazione a posteriori sulle realtà precedentemente emerse. Non è un’investigazione a priori su strutture predeterminate (è la ragione per cui ci distacchiamo da Platone, Hegel, Plotino, Husserl e Aurobindo – e questo, ripetiamo, fa parte del passaggio a una posizione post-metafisica), anche se le attualità passate che investighiamo ora, appaiono come a priori, perché sono abitudine kosmiche ora preesistenti (per questo la metafisica le ha scambiate erroneamente per strutture ontologicamente preesistenti, invece di riconoscerle come abitudini kosmiche organiche, che non sono trasmesse dal senzatempo al tempo, come pensò la metafisica, ma dal passato temporale al presente temporale).
L’indagine ricostruttiva non è in alcun modo l’unico tipo di indagine possibile. E’ semplicemente una versione dell’investigazione di ciò che è stato in quanto influisce su ciò che è. Non copre indagini che implicano ciò che dovrebbe essere (indagini morali, etiche, normative); o indagini estetiche (arte, espressione artistica, auto-espressione); o pratiche più apertamente interpretative (letterarie, espressive); e neppure indagini esplorative su realtà non ancora emerse su larga scala, che si stanno appena formando all’estremo, leggero, creativo margine dell’evoluzione, solo per menzionare alcuni degli altri tipi di investigazione possibile. Quindi, per il fatto che mettiamo l’accento sull’importanza dell’indagine ricostruttiva, non pensiamo che essa sia l’unico approccio alla realtà: è soltanto uno dei molti strumenti a disposizione del pluralismo metodologico integrale. Ma è uno strumento fondamentale, perché ci aiuta a determinare quale onda di coscienza (per esempio, rossa, blu, arancione) sia stata depositata come abitudine kosmica, e quali onde si stiano ancora formando – e quindi ci permette di procedere con un approccio post-metafisico ai livelli di coscienza, un approccio che può indicare l’esistenza di queste onde di coscienza senza ricorrere a postulati ontologici e metafisici, ma semplicemente a modelli morfogenetici e abitudini dell’evoluzione (senza negare, comunque, l’esistenza di potenzialità più elevate disponibili attraverso l’auto-trascendenza, sebbene queste potenzialità più elevate non siano ancora diventate forme consolidate su larga scala, e, dunque, la loro esplorazione rimanga personale e individuale, anche se assolutamente reale).
In breve, l’indagine ricostruttiva è un tipo di indagine che esamina la natura del momento presente osservando i momenti passati che hanno portato alla sua forma e al suo contenuto presenti. I vari tipi di indagine ricostruttiva nei quattro quadranti includono per esempio: la scienza ricostruttiva o scienza evoluzionistica (nel B/D), l’antropologia (B/D), l’ermeneutica genealogica (B/S), lo strutturalismo dello sviluppo (B/D), l’indagine psicoanalitica (A/S), l’archeologia (B/D) e la genealogia (BS/BD) foucaultiane, la storia culturale interpretativa (B/S), l’evoluzione dei sistemi ecologici (B/D), l’evoluzione stellare (B/D), la speciazione biologica (B/D), la psicologia evoluzionistica (A/D), i punti di biforcazione nei sistemi dinamici caotici e complessi (B/D), e così via. Queste indagini ricostruttive essenzialmente “dissotterrano” e “scoprono” vari aspetti delle attualità passate degli oloni investigati, e possono farlo perché queste attualità passate sono dati preesistenti a questo momento. Non sono strutture ontologiche platoniche, ma abitudini kosmiche: tuttavia, sono preesistenti a questo momento. Sono dati in senso Whiteheadiano – occasioni attuali fossilizzate, ora “afferrate” dai loro discendenti, per i quali sono interne in quanto unificazione prensiva, ed esterne nella riflessione interpretativa (per questo saltano lo spartiacque kantiano della cosa-in-sé e non presentano nessun dilemma epistemologico fondamentale, vedi sotto). 18
Il punto centrale della questione, però, è questo: sebbene queste attualità passate siano dati preesistenti a questo momento, la loro scoperta non lo è. Vale a dire che – proprio come avviene per qualsiasi altro momento nello spaziotempo (passato, presente, futuro) – il venire-in-essere di questo momento è un affare AQAL: è plasmato da fattori che appartengono ai quattro quadranti (e le loro onde, correnti e stati preesistenti). Questo significa che la scoperta delle attualità passate, che sono dati fossilizzati, avviene inevitabilmente in unione con la libertà creativa e l’interpretazione di questo momento. Non vi è nessun modo riflessivo di cogliere le attualità passate se non attraverso un’indagine che includa le interpretazioni delle attualità passate. Le attualità passate, come dati, sono ripiegati totalmente all’interno delle unificazioni prensive preriflessive di questo momento; ma possono essere portati alla luce soltanto da una indagine ricostruttiva riflessiva che inevitabilmente aggiunge le sue dimensioni interpretative (soggettive e intersoggettive). Quindi, le attualità passate, come dati, non vengono mai scoperti nella loro forma originaria; sono spazi AQAL precedenti che, se sono “dissotterrati” riflessivamente, lo sono, di fatto, soltanto dallo spazio AQAL di questo momento, una scoperta questa che colora lo spazio precedente con le aggiunte e le interpretazioni di questo momento (che è esattamente ciò che ha fatto lo spazio AQAL precedente prima di essere trasmesso a questo momento come un dato). Sebbene l’intero kosmo del momento precedente ci venga trasmesso come un dato e, nella sua totalità, sia “sentito” dall’interno nella mia prensione presente (cioè, nella mia unificazione prensiva presente, pre-riflessiva), in nessun momento scopriamo riflessivamente un mondo esclusivamente preesistente.
Questo significa, allora, che non entriamo mai in contatto con la cosa-in-sé? Che noi non entriamo mai in contatto con nessun dato preesistente? No, al contrario: l’a priori passato è ora interno al momento presente come un costituente attuale del sentimento (prensione, percezione) di questo momento, e quindi ciò che state sentendo in questo momento è, in parte, la cosa-in-sé del momento precedente, ora ripiegata totalmente nel vostro essere. Dire che non è possibile separare completamente i dati passati dalle elaborazioni presenti non significa che la cosa-in-sé sia epistemologicamente e ontologicamente dissociata e per sempre inaccessibile (questa comprensione whiteheadiana sfugge, quindi, all’incubo kantiano).
Anche se possiamo, in un certo senso profondo, sentire la cosa-in-sé, non possiamo conoscerla cognitivamente; possiamo sentirla, non pensarla. Sebbene la cosa-in-sé sia ripiegata completamente nell’unificazione prensiva di questo momento o significato-sentito, se cerchiamo, ex post facto, di riflettere su quel dato passato e di ricostruirlo, inevitabilmente aggiungiamo l’interpretazione di questo momento ai dati di quel momento. La riflessività in quanto tale si autoesclude dalla cosa-in-sé. Quando la cosa-in-sé emerse creativamente, non era un dato preesistente. Quando è “dissotterrata” non è un dato preesistente. Non c’è modo di trovare da qualche parte un mondo che sia meramente preesistente.
Questo non significa che, allora, la nostra ermeneutica ricostruttiva, la fenomenologia ricostruttiva, e le scienza ricostruttive non servano a niente – esse sono, al contrario, straordinariamente importanti in quanto sono un aspetto di una più trasparente auto-comprensione. C’è da dire, però, che le indagini ricostruttive non svelano mai la cosa-in sé (sebbene, se condotte correttamente, siano guidate dalla cosa-in-sé, siano guidate, cioè, dai dati o eredità fattuali o abitudini kosmiche del passato che influiscono causalmente sul presente attraverso la risonanza morfica, la causazione formativa, l’unificazione prensiva, la memoria culturale, ecc.). Quando scopriamo un mondo, siamo immersi in una miscela di dati preesistenti e di interpretazioni presenti.
Fatti e Interpretazioni Sono Connaturali al Kosmo Dire che il momento presente è una miscela di dati passati e interpretazioni presenti non significa negare l’esistenza di nessuno dei due. Il grande genio di Whitehead comprese che “fatti e interpretazioni” “sono la stessa cosa in quanto sono un “includere e trascendere”. Il momento precedente è trasmesso come fatto, dato, a priori al momento presente che aggiunge la sua creatività, interpretazione, e trascendenza – una matrice AQAL che è poi passata, come fatto, alla matrice del momento seguente. Le interpretazioni di oggi diventano i fatti di domani in quanto eredità kosmica. 19 Questo è vero in tutte le direzioni, verso l’alto e verso il basso della scala evolutiva. Come abbiamo spesso sottolineato, persino gli elettroni devono interpretare il loro ambiente, e persino i quark possiedono un’intersoggettività. La faccenda non è semplicemente che gli atomi “sentono” i loro predecessori (alla Whitehead), ma che ogni momento AQAL comprende i suoi predecessori: i quattro quadranti comprendono i loro predecessori in tutta la scala evolutiva verso il basso (ritorneremo su questo importante punto tra breve e considereremo i modi in cui è possibile andare considerevolmente oltre la nozione di prensione di Whitehead, pur includendola molto volentieri).
Anche quando si tratta degli esseri umani, ci sono i dati a priori e ci sono la nostre interpretazioni presenti di quei dati. La grande (e in un certo senso unica) controversia tra la modernità e la postmodernità è stata sempre questa: quanto peso dobbiamo dare a ognuno di questi momenti, ai fatti e alle interpretazioni? La modernità (e l’Illuminismo) sostenne strenuamente che vi è soltanto un mondo preesistente di fatti. Il paradigma fondamentale dell’Illuminismo era il paradigma della riflessione (o “lo Specchio della Natura”) – cioè, la realtà è data oggettivamente (il mondo della natura che vediamo là fuori è una realtà preesistente riflessa o rappresentata nelle leggi universali della natura) – e quindi la corretta epistemologia consiste nel tracciare una mappa accurata o rappresentazione del territorio preesistente. Solo i dati sono reali: solo i fatti esistono.
La postmodernità, come per una violenta reazione a quella sciocchezza, si spostò all’estremo opposto e tirò fuori un’altra assurdità: non ci sono fatti, solo interpretazioni: la postmodernità non si è limitata a dire “ci sono i dati, ma la loro scoperta è per molti versi interpretativa” Disse semplicemente: “Non ci sono dati da nessuna parte, ci sono solo interpretazioni e costruzioni sociali”. In altri termini, al posto del processo di rottura-con-continuità di Whitehead (o trascendi e includi), il postmodernismo sostenne una visione del tipo nient’altro-che-rotture: nient’altro che fratture, disgiunzioni sproporzionate, frammenti, frantumi, come se il Kosmo fatto a pezzi procedesse momento per momento ad alienare e negare il suo passato.
Quindi, la modernità pretese “non ci sono interpretazioni, solo fatti”; e la postmodernità pretese “non ci sono fatti, solo interpretazioni”. Non è necessario dirvi che, secondo la mia opinione, sono entrambi pezzi importanti, anche se parziali, del puzzle. C’è bisogno, naturalmente, di una posizione integrale-aprospettica che incorpori e onori gli importanti momenti di verità dei due approcci alle attualità passate, evitando i loro rispettivi assolutismi di un quadrante (il modernismo illuminista ha privilegiato il quadrante A/D; e il postmodernismo il quadrante B/S). 20 Entrambi scelsero il loro modo preferito di essere-nel-mondo e pretesero che quello fosse l’unico modo valido di essere-nel-mondo.
Parte IV. Fatti e Interpretazioni (Sezione B)
Interpretazioni nei Due Sensi
Ci siamo concentrati finora sull’indagine che riguarda le attualità passate (o quegli aspetti di cui possiamo ragionevolmente dire che preesistono nei quattro quadranti); non abbiamo ancora parlato dell’indagine relativa alle potenzialità future, che include l’investigazione sull’estrema e appena accennata propaggine del dispiegamento evolutivo che sta avvenendo oggi; cioè, l’investigazione sugli eventi che stanno appena emergendo; l’investigazione sul numero infinito di forme differenti di interpretazione che emergono momento dopo momento; l’investigazione sulle componenti trascendenti di ogni prensione; l’investigazione sulle realtà che sono concreate dal modo stesso con cui si investiga; l’investigazione sugli stati più elevati che sono già presenti come dimensioni generali – per esempio la veglia, il sogno e il sonno profondo – ma non sono ancora emerse su larga scala e non hanno ancora assunto forme specifiche come abitudini kosmiche e stadi specifici; e l’investigazione su tutto quello che concerne ciò che chiamiamo dati involutivi, o realtà che sembrano essere presenti fin dai primordi dell’evoluzione (come la matematica, certe leggi fisiche, ogni forma genuinamente archetipica, il gradiente morfogenetico dell’Eros, e così via. Se qualcuna di queste realtà esista, o non ne esista nessuna, sarà discusso più avanti).
Ora parleremo, appunto, dell’indagine che riguarda quelle occasioni che, in un certo senso, sono preesistenti all’indagine come occasioni attuali: cioè, l’universo AQAL del momento precedente e qualsiasi sua abitudine kosmica duratura che si ripeta in questo momento. Questa è la ragione per cui chiamiamo questi tipi di indagine indagini ricostruttive, che si tratti di scienza ricostruttiva (per esempio, fisica, biologia evoluzionistica); o di fenomenologia e introspezione ricostruttive (per esempio, l’indagine della psicologia del profondo sui sentimenti passati repressi); o di ermeneutica ricostruttiva (l’investigazione circa la storia del significato in una cultura); o di antropologia ricostruttiva (investigazione sulle tracce materiali storiche e preistoriche del divenire umano), ecc.
E la domanda è: quale parte della nostra conoscenza è basata su questi fatti e dati preesistenti (trasmessi a questo momento attraverso l’eredità kosmica), e quale parte è basata sull’interpretazione presente di quei fatti (che trascende qualsiasi dato passato e non può essere trovata nel mondo dei fatti)?
In altri termini, la difficoltà è come determinare quale parte delle nostre indagini ricostruttive sia più vicina ai fatti che cerchiamo di ricostruire al meglio delle nostre possibilità, e quali parti rappresentino principalmente le interpretazioni o le cattive interpretazioni che noi aggiungiamo a quei fatti. Questo è un tema difficile, ma è uno di quei temi che un approccio AQAL può contribuire a illuminare più correttamente. (Vedi: Sidebar A: “Who Ate Captain Cook? Integral Historiography in a Postmodern Age” pubblicato sul sito wilber.shambala.com.)
Vorrei fare alcune osservazioni su questa delicata questione basandomi sulla nostra discussione circa il karma kosmico. L’idea generale è, in realtà, molto semplice, per lo meno teoricamente: più le attualità passate si ripetono, più diventano abitudini kosmiche fissate e radicate - e più continuano, quindi, a esistere come dati, come fatti, trasmessi al futuro; inoltre, più a lungo le attualità passate esistono, più diventano ostinate, resistendo strenuamente alle cattive interpretazioni.
Per esempio, quando gli atomi emersero originariamente, la loro emergenza fu in parte determinata dai loro dati passati (quark, elettroni, protoni, ecc. che già esistevano – cioè, la matrice AQAL che esisteva precedentemente), ma la loro emergenza fu anche, in parte, un fenomenale salto di novità creativa (cioè, questa emergenza creativa fu un nuovo momento interpretativo che non poteva essere ridotto a nessuno dei dati preesistenti). Quanto più cresceva il numero di elettroni, protoni e neutroni che seguivano quelle impronte morfogenetiche e si riunivano in atomi, tanto più le forme stesse degli atomi diventavano abitudini kosmiche radicate. A un certo punto, gli aspetti creativamente interpretativi delle formazioni atomiche cominciarono a declinare, e le dimensioni formali degli atomi si stabilizzarono come abitudini kosmiche trasmesse a tutti i momenti successivi.
Oggi questi elementi atomici sono più di 100 e sono componenti stabili di tutti gli oloni successivi della dimensione materiale. In altri termini, nel mondo odierno, gli atomi sono diventati un’abitudine kosmica così profondamente radicata che nessun emergente creativo nella dimensione manifesta può fare a meno di includerli. Questo significa che gi atomi sono diventati una profonda caratteristica del Kosmo trasmessa a tutte le occasioni future, che devono trascendere-e-includere le forme atomiche (o cessare di esistere). Di conseguenza, queste configurazioni atomiche profonde o formali resistono strenuamente alle re-interpretazioni dello spazio AQAL (nei due sensi: gli atomi stessi hanno smesso di aggiungere nuovi emergenti interpretativi alle loro forme basiche – come direbbe Whitehead, rispetto a questo la loro novità creativa è adesso vicina allo zero – e anche noi, esseri umani, abbiamo uno spazio di manovra molto limitato nelle nostre interpretazioni degli aspetti formali degli atomi).
E’ un punto molto importante dire nei due sensi, perché mette in luce due tipi fondamentali di interpretazione presenti nel Kosmo. Il primo e più importante è che l’interpretazione è un aspetto intrinseco dei quadranti di Sinistra di tutti gli oloni, verso l’alto e verso il basso. Cioè, la prensione di ogni momento dato contiene un elemento di novità creativa e di libertà interpretativa, che non può essere ridotto ai dati e fatti a priori del momento precedente, o essere da essi spiegato (e “libertà interpretativa” significa che il modo in cui un olone sente il suo passato non è contenuto completamente nel suo passato). Come abbiamo detto, persino gli elettroni devono interpretare il loro ambiente – per non menzionare i batteri, i vermi e i lupi.
Le interpretazioni, quindi, sono intrinseche alle dimensione soggettiva e alla dimensione intersoggettiva dell’essere-nel-mondo (tanto verso l’alto quanto verso il basso nella scala evolutiva). Noi spesso mettiamo l’accento sull’importanza dell’intersoggettività nell’interpretazione (e quindi, per abbreviare, spesso consideriamo l’interpretazione come la quintessenza del quadrante B/S, e continueremo a farlo), ma tutte le dimensioni interiori hanno un momento di libertà interpretativa (sebbene mai in modo dissociato dagli altri quadranti).
La prensione quadratica di questo momento è, quindi, un amalgama, una miscela inseparabile di fatti intrinseci e di intrinseche interpretazioni. La prensione quadratica di questo momento, cioè, include i dati fattuali di questo momento più l’interpretazione di questo momento sui dati di questo momento. La somma totale o amalgama di questi fatti-e-interpretazioni (cioè, la matrice AQAL di questo momento) è trasmessa poi come FATTO, alla prensione quadratica del momento successivo, che poi aggiunge i suoi propri fatti e interpretazioni, che poi insieme, in quanto amalgama, è trasmessa come FATTO al momento successivo, che poi INTERPRETERA’ questo e tutti gli altri FATTI in modi che non sono contenuti in quei FATTI (e questa è la ragione per cui questo momento trascende e include i precedenti).
In breve, il/i FATTO/I del momento precedente più i fatti-e-interpretazioni di questo momento sono trasmessi, in un amalgama prensivo, al momento successivo come nuovo FATTO (cioè come nuova somma totale delle attualità passate divenute dati), che ora è disponibile per nuove interpretazioni, che possono diventare nuovi fatti… Come abbiamo detto, le interpretazioni di oggi diventano parte dei fatti di domani come eredità kosmica.
Il secondo tipo di interpretazione intrinseca al Kosmo segue dalla prima: gli oloni si “afferrano” (nel senso whiteheadiano di sentirsi, percepirsi) reciprocamente, e, quindi, devono interpretare mutuamente le loro interpretazioni. Il primo tipo di interpretazione è parte semplicemente della libertà creativa intrinseca a ogni olone (cioè, ogni olone deve interpretare, in una certa misura, il momento presente); il secondo tipo è ciò che accade quando un olone cerca in modo specifico di interpretare un altro olone. Potremmo dire che qui è dove il gioco interpretativo diventa rischioso.
Questo è un argomento molto complesso. Dirò soltanto che, proprio perché l’interpretazione del primo tipo è intrinseca al Kosmo, anche l’interpretazione del secondo tipo lo è. Ogni volta che un olone ne incontra un altro, si tratta di un affare quattro-quadranti-verso-quattro-quadranti: ogni olone incontra l’altro non solo come un fatto dato o un oggetto in terza-persona, ma come una questione interpretativa in prima-e-seconda-persona. Il cervo che guarda il cacciatore deve interpretare le azioni del cacciatore, e non semplicemente reagire a ognuna di esse come, diciamo, un masso che cade. Proprio perché tutti gli oloni (in tutte le direzioni, verso l’alto e verso il basso) contengono un momento di sensibilità, devono interpretare i loro ambienti e quindi interpretare mutuamente le loro interpretazioni.
Non c’è bisogno di dire che interpretazioni adeguate richiedono, di conseguenza, traduzioni della stessa profondità. Se un olone cerca di interpretare un altro olone di maggiore profondità, qualcosa certamente andrò perduto nella traduzione. Anche questo è un argomento molto complesso, quindi, per i momento, notiamo semplicemente il punto e andiamo avanti.
Quando arriviamo agli oloni umani, le loro capacità linguistiche ampliano e complicano enormemente le interpretazioni (nei due sensi). Il postmodernismo, naturalmente e comprensibilmente, era ossessionato dall’esorbitante mistero dell’interpretazione dell’Altro: come possiamo, noi umani, persino iniziare un simile compito? Il postmodernismo rispose generalmente: non possiamo – è basicamente impossibile interpretare adeguatamente un Altro culturale; e ci siamo ritrovati con culture incommensurabili, con pratiche linguistiche incompatibili, stili di vita incomunicabili, e frammenti pluralistici in ogni dove. A conti fatti, il postmodernismo semplicemente ha esagerato, e quando Derrida ammise (in Positions) che “il significante trascendente esiste” il gioco del postmodernismo estremo aveva ormai finito la sua corsa, sebbene lasciasse l’ambiente accademico nel mezzo di una crisi di legittimazione che deve ancora essere superata.
Non è necessario seguire il postmodernismo fin nelle sue posizioni estremistiche per poter essere d’accordo con le sue straordinariamente importanti, anche se molto parziali, verità di cui la principale è: l’interpretazione è intrinseca al Kosmo (è questo il vero significato dell’affermazione “non esiste nulla all’infuori del testo”). Il postmodernismo, naturalmente, si riferisce soltanto al secondo tipo di interpretazione che abbiamo discusso sopra, e particolarmente nella sua forma umana – cioè, gli esseri umani sono creature linguistiche e quindi devono interpretare qualsiasi cosa entri nel loro mondo, poiché i “limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Ma questa visione, presa in e per se stessa, non ha finalmente alcun senso (ed è infatti auto-contraddittoria), a meno che non sia inserita direttamente nel primo tipo di interpretazione, vale a dire che tutti gli oloni, dall’alto verso il basso, hanno una componente interpretativa intrinseca alla loro costituzione propria. Una volta che l’interpretazione è adeguatamente situata in una configurazione AQAL, le verità parziali del postmodernismo assumono il loro giusto e importante posto in un approccio più integrale.
Quindi abbiamo due tipi di interpretazioni intrinseche al Kosmo. Possiamo chiamarle interpretazione primaria (inerente ai quadranti di Sinistra di tutti gli oloni) e una interpretazione incrociata (quando un olone cerca di interpretarne un altro).
Torniamo adesso alla questione che stavamo trattando, cioè che più ciascun momento interpretativo è antico, minore è lo spazio di manovra lasciato nella sua costituzione. Come dicevamo, quando noi esseri umani odierni investighiamo gli atomi aggiungiamo le nostre interpretazioni; ma le nostre interpretazioni hanno un impatto relativamente piccolo su queste abitudini kosmiche profondamente radicate, e per questa ragione le cattive interpretazioni incrociate sono decisamente respinte dalle azioni degli stessi atomi (per questo la falsificabilità è spesso - ma non sempre – uno dei principali criteri usati dalla scienza ricostruttiva: la falsificabilità è il rifiuto di una cattiva interpretazione incrociata da parte dell’Altro che è coinvolto nell’interpretazione).
Parte di quello che la nostra indagine ricostruttiva disseppellisce o svela riguarda alcuni schemi di base, caratteristiche profonde, o abitudini kosmiche radicate (come appaiono in qualsiasi quadrante). Questi schemi profondi sono quelle attualità passate così continuamente ripetute da rendere le onde di probabilità strettamente localizzate, per cui la nostra scienza ricostruttiva può aggiungere soltanto poche variazioni interpretative a questi fatti ora stabilizzati (e più antica è l’abitudine, minore è il margine di manovra lasciato nella sua onda di probabilità: i fatti diventano più ostinati – quindi, meno aperti alle interpretazioni – sebbene nella loro formazione originaria includessero intrinsecamente momenti interpretativi di soggettività e di intersoggettività nella loro costituzione propria; non avviene mai che i fatti siano meramente fattuali). Ma più l’olone è stabilizzato, minore è lo spazio di manovra lasciato nelle sue caratteristiche essenziali.
Questa è la ragione per cui abbiamo affermato che soltanto gli schemi profondi o le caratteristiche profonde sono ereditati dagli oloni collettivi. Gli schemi profondi sono ciò che tutti gli oloni di quella classe avevano in comune quando emersero originariamente, e quindi quegli schemi formarono un forte campo morfico collettivo; mentre le caratteristiche superficiali – o ciò che solo pochi oloni hanno fatto – non erano abbastanza forti per essere trasmesse collettivamente (sebbene esse siano assunte dagli individui stessi nelle loro prensioni e nei campi morfici individuali).
Naturalmente c’è un tipo di spettro, un’olarchia, degli oloni collettivi – individui, famiglia, gruppo, cultura, nazione, pianeta, ecc. Il punto è che c’è un karma individuale, un karma familiare, culturale, nazionale, ecc.; e quegli schemi profondi, non le caratteristiche superficiali, sono ereditati dai membri di quelle famiglie, gruppi, nazioni, ecc. Da notare che la maggior parte degli schemi ereditati collettivamente non sono universali, ma sono invece circoscritti a un piccolo gruppo, sottocultura o cultura. Soltanto poche caratteristiche profonde sono universali o planetarie, ma la scoperta di questi schemi universali può essere realizzata soltanto attraverso un’indagine ricostruttiva condotta dall’onda gialla o da una più elevata, poiché implica schemi universali che sono invisibili ai meme del primo-ordine. Ritorneremo su questi importanti punti tra breve.
Un’Analogia Semplice: Il Grand Canyon
Come abbiamo detto, più le attualità passate sono antiche, minore è lo spazio per le interpretazioni di oggi, nei due sensi (degli oloni e le nostre – cioè, minori sono i momenti interpretativi aggiunti internamente dall’olone stesso, e minore è lo spazio di manovra nelle nostre interpretazioni incrociate delle loro caratteristiche). Viceversa, più le attualità passate sono recenti, maggiore è lo spazio per le interpretazioni (nei due sensi).
Nello sviluppo psicologico, per esempio, questo significa che le onde di sviluppo più antiche – in particolare, beige, rossa, blu e, fino a un certo punto, arancione – sono ora abbastanza consolidate e sono dati profondi trasmessi al presente come campi morfogenetici e abitudini interpretative, mentre le onde più recenti sono ancora nella loro fase di formazione.
Lasciatemi fare una semplice analogia. Un’abitudine kosmica molto antica e profondamente radicata – per esempio, il meme o struttura beige – è come il Grand Canyon: è un’impronta morfogenetica così profondamente incisa nel Kosmo che è praticamente impossibile sfuggirvi. Se volete attraversare il Grand Canyon, potete discendere lungo la corrente del fiume Colorado arrivando fino in fondo - un rapido percorso che dura poche ore – oppure potete salire in cima alle pareti del Canyon e poi scendere giù, salire e scendere di nuovo, e continuare così per miglia e miglia: un gran dispendio di energia che richiederebbe mesi di cammino per coprire lo stesso percorso. Quindi, se un olone umano vuole percorrere il fiume nel modo più efficiente, è sicuro quasi al 100 per cento che seguirà la corrente fino in fondo, e non andrà su e giù per le pareti. Quindi, dire che un olone umano sta navigando il fiume Colorado in un modo efficiente dal punto di vista dello sviluppo, significa che è sicuro quasi al 100 per cento che troveremo quell’olone mentre sta scendendo lungo il fiume fino alla fine del Grand Canyon in ogni momento dato.
Analogamente questo vale anche per il meme beige: è sicuro quasi al 100 per cento che gli oloni umani che stanno cercando di attraversare il suo spaziotempo seguiranno i solchi tracciati – e quindi mostreranno le caratteristiche – associate all’onda beige della matrice AQAL ( questa è la ragione per cui tutti gli esseri umani universalmente hanno bisogno di riparo, cibo, acqua: il meme beige). Inoltre, queste caratteristiche beige possono essere determinate (o scoperte e delineate riflessivamente) soltanto da un’indagine ricostruttiva che investiga il Grand Canyon dopo il fatto della sua emergenza e del radicamento dell’abitudine-impronta – vale a dire, come un a priori dell’eredità passata, non una struttura archetipica predeterminata.
Più l’olone è antico, più diventa simile al Grand Canyon. Nel punto più profondo, il Canyon raggiunge i 1600 m. (circa 5000 piedi) – negli oloni umani questo corrisponde al beige. Il meme porpora è un solco meno profondo (diciamo che è profondo 4000 piedi), il rosso è ancora meno profondo (2000 piedi), il blu ancora meno (1000 piedi). L’arancione ha solo 300 anni – l’equivalente forse di un solco di 300 piedi inciso nel Kosmo. Il meme verde – che, su larga scala, è presente sulla scena da sole tre decenni – è un’impronta morfogenetica che è stata incisa sulla superficie del Kosmo con una profondità di appena 30 piedi. E il povero secondo-ordine somiglia, invece, a un piccolo gruppo di persone che faticosamente e lentamente sta iniziando a incidere un’impronta morfogenetica integrale sulla superficie kosmica.
Come abbiamo detto più volte, le caratteristiche profonde ereditate in ogni quadrante come abitudini kosmiche sono semplicemente onde di probabilità di trovare un tipo di occasione in un particolare spaziotempo. Più la caratteristica ereditata è antica, più è alta la probabilità (così le forme morfiche molto antiche sembrano molto deterministiche, sebbene originariamente fossero emerse come libertà creativa). Tutte le altre caratteristiche dell’olone – permutazioni, combinazioni, caratteristiche superficiali, azioni – emergono come un nuovo gioco nello spazio AQAL di questo momento, trascendendo e includendo il passato nell’impeto dell’ardore creativo, con i fatti e le interpretazioni che scivolano gli uni sulle altre in un tumulto di indeterminazione. Ma le caratteristiche generali stesse lentamente si stabilizzano come abitudini kosmiche, e, come sempre, più le abitudini sono antiche più è difficile spezzarle.
Eredità Dialogica Parziale e Completa
Continueremo ad analizzare molti di questi importanti temi, come la relazione tra fatti e interpretazioni, nelle sezioni seguenti, dove daremo esempi specifici di cosa questo significhi in ciascun caso. Il punto che per ora ci interessa ritenere è che ogni occasione attuale – ogni olone esistente – possiede almeno quattro dimensioni dell’essere-nel-mondo, così che ogni momento esiste come uno spazio AQAL con un’eredità quadridimensionale.
Ogni momento quadridimensionale, quindi, possiede intrinsecamente aspetti o dimensioni oggettivi/fattuali (A/D e B/D) e aspetti o dimensioni di coscienza/interpretativi (A/S e B/S). Adesso non stiamo parlando di come gli esseri umani interpretano gli altri oloni (o interpretazione incrociata); stiamo parlando degli oloni stessi, verso il basso e verso l’altro della scala evolutiva (interpretazione primaria). Quando questo momento viene in essere (a ogni livello) possiede una scintilla di trascendenza creativa, libertà interpretativa e azione non determinata; ma quando passa nel momento successivo diventa “andato” o “passato”, un’attualità passata che non cambia più, cessa di interpretare se stessa e passa nell’archivio fossile degli a priori. I fatti-e-interpretazioni di questo momento, nella loro totalità, sono trasmessi, come dimensioni date a priori, al momento successivo, che in seguito incontrerà quei dati a priori con i suoi propri fatti-e-interpretazioni.
Per essere più precisi potremmo dire: passiamo dalla formulazione dialogica parziale di Whitehead alla formulazione quadratica. Cioè, la matrice AQAL di questo momento è assunta e inclusa nella matrice AQAL del momento successivo. Non è solo questione di prensione e di unificazione prensiva, come credeva Whitehead. Whitehead, in realtà, ci ha dato un’analisi dell’esistenza momento-dopo-momento prendendo in considerazione il quadrante Alto/Sinistra, e quindi trascurò ampiamente l’eredità proveniente dagli altri quadranti. Per esempio, mentre la dimensione soggettiva di questo momento sta “afferrando” la dimensione soggettiva del momento precedente (e quindi è plasmata in una certa misura dalla causalità prensiva dei sentimenti passati), la dimensione oggettiva di questo momento sta esercitando una causazione formativa sulla dimensione oggettiva del momento successivo, e quindi non sta esercitando semplicemente una causalità di sentimento, ma una causalità morfica. Questo tipo di eredità oggettiva o esteriore non è afferrata (sentita) direttamente dall’olone, a meno che non assuma una posizione in terza-persona verso la sua esistenza propria, e quindi non può essere spiegata dalla prensione o dall’unificazione prensiva di Whitehead (ma può essere spiegata dai campi morfici di Sheldrake e da altre eredità A/D e B/D, includendo le risonanze delle energie sottili (Vedi Stralcio D, tradotto e pubblicato su questo sito).
Ogni momento non è soltanto un soggetto che diventa l’oggetto del soggetto successivo: infatti, le forme oggettive di ogni momento influenzano causalmente le forme oggettive seguenti in un modo che non è afferrato o sentito soggettivamente dall’olone. Vale a dire, le dimensioni oggettive trasmettono la loro influenza alle dimensioni oggettive seguenti, le dimensioni soggettive influenzano le dimensioni soggettive seguenti – e similmente le intersoggettive e le interoggettive – tutte insieme contribuiscono a plasmare l’aspetto del momento presente (di cui soltanto una parte diventa oggetto della prensione o dell’auto-consapevolezza dell’olone).
Similmente, come ha mostrato lo scambio di opinioni con David Ray Griffin, vari campi intersoggettivi influenzano la forma del soggetto in modi che non sono mai afferrati come oggetto dal soggetto (cioè, quei campi entrano e plasmano il soggetto direttamente non appena il soggetto emerge, e non sono afferrati come oggetto dal soggetto).
In breve, molti aspetti di tutti i quadranti sono ereditati non soltanto come unificazioni prensive (alla Whitehead), e non soltanto come causazione formativa (alla Sheldrake), e non soltanto come memoria culturale (alla Bourdieu), e non soltanto come sistemi sociali (alla von Bertalanffy), ma attraverso un’eredità AQAL che include i quattro quadranti in tutta la scala evolutiva verso il basso (in una maniera dialogica completa e non parziale).
Ciò di cui abbiamo bisogno è una parola che indichi questa “prensione dei quattro-quadranti”. Io, a volte, la chiamo “prensione quadratica”, ma questo uso forza il significato del termine whiteheadiano snaturandolo, e, poi, il nodo cruciale della formulazione quadratica è che, per quanto riguarda questo aspetto, essa rifiuta categoricamente di considerare adeguata la versione di Whitehead. Quindi, generalmente, chiamo questa “prensione quadratica” utilizzando i termini tetra-ensione o com-prensione, con la chiara consapevolezza che essa si estende oltre la prensione/sentimento, la causalità-formale, i contesti-intersoggettivi, e i sistemi-interoggettivi per indicare un’eredità dei quattro-quadranti in tutta la scala evolutiva, verso l’alto e verso il basso. ( E, per “eredità dei quattro quadranti” o “tetra-ensione” ci riferiamo a qualunque cosa succeda in ognuno dei quadranti, includendo onde, correnti, stati e tipi – che poi non sono altro che parole che indicano realtà attuali trasmesse da un momento al momento successivo nel dispiegarsi creativo della matrice AQAL.)
Il punto è che tutte le teorie che esistono sull’eredità – dalla prensione alla causalità, all’autopoiesi, alla memoria sistemica – sembrano intercettare uno o due dimensioni dell’essere-nel-momdo, ma nessuna sembra coprire tutte le dimensioni conosciute. Quindi, da adesso quando parliamo di karma kosmico, vogliamo significare un affare AQAL di tetra-ensione, verso l’alto e verso il basso.
L’eredità momento-dopo-momento è un affare AQAL: le dimensioni soggettive risuonano con (e influenzano) le dimensioni soggettive attraverso la prensione; la dimensioni oggettive (esteriori) risuonano con, e influenzano, le dimensioni oggettive attraverso la causazione formativa; e lo stesso avviene con le dimensioni intersoggettive e e interoggettive. La forma della memoria kosmica è la risonanza-tra-dimensioni-simili in ogni quadrante. E molte forme di questa eredità nei quadranti di Destra non sono mai afferrate dalla prensione diretta degli oloni che le ereditano, e questo non succede neppure con la maggior parte degli schemi profondi negli stessi quadranti di Sinistra, che, come abbiamo visto, sono tutti scoperti soltanto da indagini in seconda e terza- persona (mai dalla prensione in prima-persona).Vi sono, similmente, campi di energia sottile di Destra che si aggiungono ai campi morfici (vedi sotto), i quali eludono tutti la prensione in quanto tale.
Il punto fondamentale di questa discussione è che la matrice AQAL di un momento è trasmessa come un dato, un a priori, alla matrice AQAL del momento successivo. Questi dati sono fattuali, non nel senso che sono tutti oggetti della prensione dei nuovi soggetti (perché alcuni aspetti dell’eredità kosmica non sono sentiti direttamente dall’olone). Infatti, la matrice AQAL del momento precedente è ora un dato fattuale o un a priori nel senso che la sua novità creativa è terminata ed esso si è stabilizzato in un passato immodificabile, parte dell’archivio fossile dell’evoluzione kosmica. La sua libertà creativa è cessata perché il momento di trascendenza creativa è assunto ora dal momento successivo, cosa che rende questo momento “morto”, per così dire, o passato alla memoria kosmica. E’ ora un’attualità passata fissa, un a priori, nel senso che non può più interpretare se stesso e, quindi, cambiare la forma della sua esistenza, come aveva fatto nel momento della sua creatività presente, può essere, tuttavia, interpretato dai suoi successori. Come attualità passata, le sue onde di probabilità nel loro insieme hanno collassato in una forma specifica e inalterabile, è una realtà creativa che ora è diventata un fossile che non vive e non può più cambiare; quest’attualità passata può essere conosciuta soltanto riflessivamente dalle interpretazioni presenti.
In breve, la forma della memoria kosmica è la tetra-ensione momento-dopo-momento della matrice AQAL, non soltanto prensione, non soltanto causazione formativa, non soltanto memoria sistemica e neppure habitus culturale, ecc. L’eredità kosmica è tetra-ensione momento-dopo-momento verso l’alto e verso il basso.
Conclusione
Le sezioni che precedono suggeriscono un modello teorico – una matrice AQAL o un Sistema Operativo Integrale (IOS) – che ci permette di fare diverse cose.
Primo, possiamo dare una spiegazione delle strutture stabili esistenti (batteri, ecosistemi, livelli di coscienza) senza ricorrere ad archetipi preesistenti, a strutture o livelli ontologici esistenti in modo indipendente – vale a dire, possiamo cominciare a sostituire la speculazione metafisica con l’indagine ricostruttiva.
Secondo, anche le strutture esistenti non sono viste come entità concrete che esistono in modo indipendente, ma come onde di probabilità di trovare specifiche occasioni in certe zone della matrice AQAL in un dato tempo.
Terzo, la natura propria di ogni occasione attuale contiene intrinsecamente per lo meno tre o quattro dimensioni principali (i quattro quadranti), ognuno dei quali incorpora un modo specifico di essere-nel-mondo (la prima, la seconda e la terza persona).
Quarto, un Sistema Operativo Integrale/IOS (o un modello teorico che includa e onori esplicitamente tutti i quadranti, livelli, linee, stati e tipi) e molto probabilmente il solo modello che possa contribuire a inaugurare quell’era integrale che è l’avanguardia evolutiva. Sebbene qualsiasi IOS sia una costruzione in terza-persona puramente astratta, teorica, espressa nel linguaggio-del-ciò, ogni autentico IOS, tuttavia, presta attenzione non solo ai “ciò” in terza-persona, ma anche alle altre importanti realtà in prima e seconda-persona, inclusi i sentimenti personali, le esperienze, la fenomenologia, l’ermeneutica e le indagini collaborative. Di conseguenza, ogni genuino IOS contribuisce a ricordare continuamente agli individui che devono tenere conto di tutte queste realtà – di tutti i quadranti, di tutti i livelli, linee, stati e tipi – anche se la semplice mappa IOS non potrà mai sostituire il territorio reale di nessuna di essa, (e non lo pretende). Inoltre, al contrario della maggior parte delle altre mappe (dalla Rete della Vita al paradigma postmoderno), che credono di essere esse stesse il territorio e il solo modo corretto di vederlo, un IOS è profondamente consapevole di essere solo una mappa, e quindi può indicare i territori e le realtà più elevate che non sono direttamente contenute nella mappa stessa. Infine, un aspetto particolarmente utili di ogni IOS autentico è che presta attenzione esplicitamente a molte metodologie che possono attivare e illuminare direttamente le varie realtà e potenzialità del dispiegarsi creativo del Kosmo. E’ a una sintesi di questo pluralismo metodologico integrale – che annunzia l’arrivo di quell’era integrale che è l’avanguardia evolutiva – che possiamo rivolgere ora l’attenzione.
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