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                                   LA NUOVA ERA INTEGRALE
                                              di Ken Wilber 
Parte 5 e note


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LA NUOVA ERA INTEGRALE   -  Parte 5-note

Vedi anche le altre voci su Ken Wilber sempre in questa sezione su Wilber in particolare Oloni (venti principi), Wilber_libro, Pratica Trasformativa Integrale, Quattro quadranti
 
Parte V. Pluralismo Metodologico Integrale
  
Introduzione
 
Credo che ora abbiamo acquisito un bagaglio sufficiente di informazioni per dare una rapida occhiata a quelle metodologie, più comunemente utilizzate, che illuminano, attivano, e rivelano le varie dimensioni degli oloni. Per ciascuna di esse – dall’empirismo, alla fenomenologia, all’ermeneutica, alla teoria dei sistemi – possiamo porre la domanda: che cosa viene svelato o illuminato dall’ingiunzione di quella particolare indagine? Vale a dire, che cosa troviamo quando intraprendiamo quella particolare indagine? Che cosa ci viene mostrato? E perché questo è importante?
 
Molti aspetti sono attivati e illuminati nello spiraglio aperto da una particolare indagine, incluse le attualità passate, le occasioni attuali e le potenzialità future.
 
1) Abbiamo appena discusso uno di questi aspetti fondamentali – cioè, il fatto che alcune di queste indagini (come la fisica, la biologia, la psicologia evoluzionistica, la teoria dei sistemi, l’ecologia) possono svelare molte delle caratteristiche durature delle attualità passate che sono ancora attive nel presente come dati, come fatti preesistenti alle interpretazioni che questo momento dà di essi (anche se inevitabilmente sono colorati dalle interpretazioni di questo momento, e anche se, quando essi emersero originariamente come fatti, avevano anch’essi un intrinseco momento di libertà creativa).
 
2) Alcune di queste indagini (come l’ermeneutica, l’indagine collaborativa, la meditazione, la creatività artistica) possono anche evidenziare le occasioni attuali (o i fatti-e-interpretazioni) che emergono in questo momento.
 
3) E – molto importante – alcune di esse possono svelare molte potenzialità future che stanno appena emergendo tra tumultuosi sussulti. Questi emergenti non sono fatti – certamente non ancora – poiché stanno venendo in essere appena adesso, in questo momento di giocosità indeterminata. Se qualcuno di questi emergenti creativi sopravvive alle pressioni della selezione in tutti i quadranti e se vengono, di conseguenza, ripetuti da un numero sempre maggiore di oloni di quella classe, potranno infine stabilizzarsi come modelli profondi e abitudini kosmiche radicate trasmessi in futuro a tutti i membri di quella classe.
 
Queste sono alcune delle occasioni disponibili alle nostre forme attuali di indagine. In un’importante nota discuteremo altri aspetti che possono essere scoperti attraverso l’investigazione umana (come i dati involutivi, o quei modelli genuinamente archetipici che si può ragionevolmente supporre che esistessero prima dell’inizio dell’evoluzione stessa). E ricordate che quello che esploreremo adesso sono varie forme di indagine, o modi con cui cerchiamo verità, significato, informazioni, sentimenti, intuizioni, condivisione collaborativa, e così via. Con ogni forma di indagine, in ogni quadrante, stiamo cercando qualcosa. Quindi, chiediamo: nei vari quadranti, quali forme di ricerca o investigazione ci sono? E che cosa svelano? Non c’è bisogno di dire che l’indagine non è l’unica forma dell’essere, del sentire, del conoscere e del desiderare umani – è semplicemente la forma che più si adatta a una metodologia riproducibile.
 
Vediamo adesso le caratteristiche di alcune di queste metodologie più comunemente utilizzate. Le presenteremo in modo molto rapido, generale e semplificato, includendo anche un po’ della loro storia.
 
 
Indagine Alto/Destra
 
Forse il tipo di inchiesta più semplice in assoluto è l’empirismo (e sulla sua scia il comportamentismo e il positivismo – che io tendo in generale a unificare nelle mie trattazioni). L’empirismo è forse la metodologia più ingenuamente attraente, basata su una serie di facili assunti: vedo gli oggetti delle sensazioni là fuori; quegli oggetti (e probabilmente quegli oggetti soltanto) sono reali; quindi la vera conoscenza consiste nel seguire il comportamento di quegli oggetti il più accuratamente possibile: cioè, la vera conoscenza consiste nel tracciare una mappa accurata del territorio oggettivo preesistente.
Non è che questi assunti siano completamente sbagliati. Ma, anche se ammettiamo che ci siano aspetti corretti, si tratta sempre di una fetta veramente molto piccola della torta kosmica. Gli aspetti corretti di quest’approccio (su cui ci concentriamo ora) ruotano intorno a quanto segue.
 
Quando cerco di assumere la posizione di un osservatore imparziale e scientifico degli oggetti, illumino le dimensioni in terza-persona dell’essere-nel-mondo. Queste dimensioni sono lì, sono reali, sono relativamente oggettive (per esempio, molte aspetti delle occasioni presenti sono attualità passate whiteheadiane ereditate o “afferrate” come fatti da questo momento. Questa è la ragione per cui un diamante taglia un pezzo di vetro, e lo fa in qualsiasi cultura, premoderna, moderna o postmoderna, con buona pace del relativismo culturale). Quei fatti esistono, ma non esistono da soli, e non costituiscono una realtà separata, o che non sia modellata, dagli altri quadranti e dimensioni dell’essere-nel-mondo. Il disastro, non c’è bisogno di dirlo, avviene quando l’investigazione su questo quadrante (Alto/Destra) – cioè, l’indagine sul comportamento oggettivo delle occasioni sensoriali – è considerata l’unico tipo di indagine che genera la vera conoscenza (un presupposto immaturo che si dà soltanto se presumo, scontrandomi con l’evidenza dell’insieme delle prove disponibili, che le sole occasioni reali siano quelle sensoriali – e questo porta all’assolutizzazione della posizione ingenua della consapevolezza non riflessiva. “Se neghiamo la riflessione è positivismo” - Jòrgen Habermas). La cecità e semplicemente un altro esempio dell’assolutismo di un quadrante.
 
Tuttavia, l’indagine in terza-persona sul comportamento della dimensione sensoriale degli oloni è uno strumento importante in ogni modello integrale. Questo modo empirico di investigare illumina le dimensioni in terza-persona dell’essere-nel-mondo. E’ quindi utile per svelare alcuni aspetti fattuali di questo momento (cioè, le forme ereditate del passato quadratico ancora attive in questo momento, E i correlati oggettivi, o dei quadranti di Destra, della coscienza e delle interpretazioni dei quadranti di Sinistra che emergono in questo momento). L’esistenza di questo importante quadrante, naturalmente, è negato dai postmodernisti, ma soltanto perché, come vedremo, sono coinvolti essi stessi nel loro proprio assolutismo di un quadrante.
 
Le importanti indagini di questo quadrante includono la maggior parte delle scienze naturali che si concentrano sui comportamenti individuali, come fisica, chimica, biologia molecolare, biochimica, comportamentismo e psicologia evoluzionistici, neurofisiologia, neuroscienze e scienza cognitiva. Per quanto siano limitate nel coprire la totalità del Kosmo, esse sono un’importante pietra angolare di ogni pluralismo metodologico veramente integrale.
 
 
 
 
Indagine Alto/Sinistra
 
 
L’indagine Alto/Sinistra, o indagine nei modi in prima-persona dell’essere-nel-mondo, è l’indagine che più di ogni altra è immediatamente disponibile per chiunque e in ogni momento. Basta che rivolgo lo sguardo all’interno della mia mente, della mia consapevolezza. Naturalmente, le cose si complicano notevolmente fin da subito – quella che chiamo “la mia mente” è in parte il prodotto della cultura, del sistema sociale… insomma un affare intricato (e questo significa, ancora una volta, che nessun quadrante è separato dagli altri). Tuttavia, “l’introspezione” in una qualsiasi delle sue numerose forme non è un gioco completamente illusorio; come l’empirismo e le indagini degli altri quadranti, può svelare molte occasioni importanti - attualità passate, occasioni presenti e potenzialità future – che non sono attivate o scoperte da nessun altro tipo di investigazione.
 
Quando assumo la posizione di sentire me stesso, illumino le dimensioni in prima-persona dell’essere-nel-mondo. Naturalmente, quello che trovo dipende da un insieme di variabili, incluse – ed è fondamentale – l’onda di coscienza e la corrente (o linea) di coscienza che sto sentendo/investigando. Ma la generica indagine in prima-persona sta dietro a una miriade di importanti metodologie – come i vari tipi di meditazione e contemplazione, la psicologia introspettiva, la psicoanalisi, il viaggio sciamanico, la fenomenologia della consapevolezza, l’analisi dei sogni, il lavoro sul corpo.
 
La maggior parte dei conflitti tra i vari approcci a questo quadrante  riguarda la controversia circa quale dei molti livelli di consapevolezza sia l’unico vero e reale – un caso questo, come vedremo, non di assolutismo di un quadrante ma di assolutismo di un livello/onda. E vedremo anche un’accesa controversia tra i teorici che credono che soltanto una corrente/linea in questo quadrante sia realmente reale – per esempio, quelli che credono che la linea cognitiva di Piaget, o la linea dei valori di Graves, o la linea della meditazione vipassana siano le sole realmente profonde, mentre le altre sarebbero soltanto linee/correnti di superficie – un esempio di assolutismo della corrente/linea.
 
Tuttavia, la fenomenologia in prima-persona, nelle sue molte forme - spirituale, mentale, corporea – ripulita da qualsiasi assolutismo di un onda, corrente, stato o tipo, è naturalmente un’importante risorsa in ogni pluralismo metodologico integrale. Approfondiremo i suoi fondamentali contributi in uno Stralcio successivo.
 
 Indagine Basso/Destra
 
Naturalmente, le indagini Alto/Sinistra e Alto/Destra sono entrambe, in un certo senso, ingenue. Infatti, entrambe tendono a presupporre che gli individui esistano da soli. Guardo all’interno della mia mente (Alto/Sinistra) e non vedo niente che suggerisca che i contenuti che vi trovo siano profondamente plasmati, talvolta persino creati, dalla mia cultura. E guardo gli oggetti là fuori (Alto/Destra) e mi sembrano oggetti reali che esistono per se stessi – niente nei miei sensi suggerisce che essi siano parti intrinseche di totalità più vaste.
 
Il primo passo che porta a superare la posizione dell’individualismo ingenuo avviene generalmente (ed è avvenuto storicamente) quando si comprende che l’organismo visibile (A/D) è intrinsecamente connesso con l’ambiente visibile (B/D) in sistemi di interazione reciproca. In altri termini, l’investigazione sofisticata del comportamento degli oggetti singoli svela  molto presto (alla cognizione del secondo-ordine) che gli oggetti individuali seguono modelli di comportamento sistemici che non possono essere trovati in nessun modo negli oggetti individuali stessi. Gli oggetti individuali mostrano di appartenere a sistemi più ampi che governano, in una certa misura, il comportamento di quegli stessi oggetti che sono componenti del sistema. L’evoluzione di un organismo individuale, per esempio, non può essere compresa separatamente dal sistema ecologico in cui è immersa. In un certo senso, gli organismi individuali non esistono per se stessi; quello che esiste, in realtà, è un sistema organismo-ambiente, una rete ecologica – anch’essa immersa in reti più ampie – ed è la comprensione di questi sistemi e reti che costituisce una conoscenza significativa. Quindi, non è il comportamento degli oggetti, ma il comportamento dei sistemi che diventa il fulcro di questo tipo di indagine.
 
Storicamente, questa prospettiva ha prodotto varie metodologie: lo strutturalismo evoluzionistico, l’antropologia genealogica, la teoria evoluzionistica dei sistemi, le scienze ecologiche, le teorie della Rete della Vita, e la grande varietà di teorie dei sistemi dinamici (dalla cibernetica alla teoria generale dei sistemi, al funzionalismo, alle teorie del caos e della complessità). Tutte queste indagini sono sempre e comunque indagini in terza-persona, ma portate avanti adesso con un occhio sul plurale e sul collettivo, non sul singolare e atomistico. Nella teoria dei sistemi, non trovate spiegazioni dei desideri, sentimenti, impulsi, visioni, poesia, sogni, satori, e cose di questo genere (almeno non nei loro termini propri non riduzionisti); e non trovate spiegazioni autentiche (non riduzioniste) in seconda-persona della comprensione reciproca, dell’ermeneutica, degli orizzonti mutuamente condivisi; e neppure degli stati interiori di coscienza, stadi di coscienza, linee di coscienza, e così via. Questi aspetti sono talvolta riconosciuti, ma sono tutti ridotti alle loro forme esteriori che appaiono in sistemi dinamici di interrelati “ciò”. Malgrado i tentativi di introdurre una “teoria dei sistemi più blanda”, la grande maggioranza degli approcci sistemici più importanti – iniziando da von Bertalanffy e passando per Parsons e Merton, Maturana, Varela, Luhmann, Prigogine, Goertzel, Warfield, Laszlo, Wolfram – sono tutti primariamente forme di indagine in terza-persona plurale che, alleggerite da ogni assolutismo di un quadrante, sono risorse fondamentali di ogni pluralismo metodologico integrale.
 
In altri termini, quando mi impegno in un’indagine/teoria dei sistemi, illumino le dimensioni in terza-persona plurale dell’essere-nel-mondo. Queste dimensioni sono reali, sono lì, e – proprio come pretendono i teorici dei sistemi – sono fatti relativamente oggettivi circa i sistemi che esistono nel mondo. Queste indagini svelano il quadrante Basso/Destra, o le dimensioni oggettive degli oloni collettivi.
 
Le scuole più all’avanguardia che propongono la teoria dei sistemi dinamici riconoscono che gli organismi Alto/Destra non si limitano semplicemente a riflettere il loro ambiente Basso/Destra preesistente, ma, al contrario, lo attivano e concreano (il paradigma attivante). Questo è certamente vero; ma è ancora un approccio in terza-persona di quelle realtà (come vedremo in dettaglio in.…..). Questo non invalida le teorie dell’autopoiesi, ma le situa semplicemente nello schema più ampio di un pluralismo metodologico integrale.
 
Tutti questi approcci interoggettivi – ve ne sono letteralmente a dozzine – insistono sul fatto che tutti gli oloni hanno un quadrante Basso/Destra, una rete olistica di schemi che si compenetrano reciprocamente attraverso lo spazio e il tempo e che può essere descritta in una prospettiva in terza-persona plurale. Sebbene non colgano l’intera storia, essi costituiscono un aspetto fondamentale di una visione più integrale.
 
 
Indagine Basso/Sinistra.
 
Storicamente, sulla scia della scoperta che gli organismi individuali esistono soltanto come aspetti inseparabili di reti di interazione ecologica, si scoprì che quelle reti interoggettive, in realtà, avevano interiorità che non potevano essere ridotte a quelle reti,  o essere da esse spiegate. Vale a dire, i sistemi sociali (i ciò in terza-persona), di fatto, possiedono realtà interiori in prima e seconda-persona che sfuggono alla ricerca da parte delle scienze ecologiche e sistemiche. Ma si scoprì ancora di più, e cioè che le scienze oggettive e interoggettive emergono soltanto come un aspetto inseparabile di vasti campi di interpretazioni culturali: l’intersoggettività riguarda tutte le altre dimensioni. Quindi, la moderna teoria dei sistemi aprì la strada al contestualismo postmoderno – entrambi sono ora destinati a essere trascesi e inclusi nelle teorie integrali all’avanguardia.
 
Concentriamoci sulla scoperta postmoderna: ogni olone ha una dimensione intersoggettiva, ogni olone ha un quadrante Basso/Sinistra. Inoltre, questo campo intersoggettivo è davvero irriducibile; non è una sorta di prodotto dell’interazione di soggetti precedentemente separati che, in qualche modo, si riuniscono, interagiscono, e formano un orizzonte condiviso reciprocamente. Al contrario, l’intersoggettività è lì, fin dall’inizio, come un aspetto intrinseco della tetra-emergenza di questo e di ogni momento.
 
Persino la scienza evoluzionistica sostiene questa conclusione, dal momento che tutti sono d’accordo sul fatto (anche se non possono spiegarlo) che non c’è un prima  nell’evoluzione. Quando il primo elemento di una nuova specie emerge, per esempio il primo mammifero, non emerge mai da solo; quando emerge per la prima volta è già un’intera popolazione di mammiferi. Ha un senso se ci pensate. Perché una nuova specie possa emergere, sono necessarie dozzine di mutazioni benefiche. Naturalmente il tasso di probabilità che ciò accada è astronomicamente minimo; per di più le stesse dozzine di mutazioni devono avvenire in un altro animale del sesso opposto; e poi,  si devono incontrare vagando sull’immensa superficie dell’intero pianeta; devono accoppiarsi e la loro prole deve sopravvivere e accoppiarsi a sua volta – e le probabilità che tutto ciò possa accadere sono, ovviamente, fuori dall’ordine di ciò che è credibile e persino possibile. No, in qualche modo misterioso, l’intera popolazione semplicemente appare – e questo significa, l’interno e l’esterno degli oloni individuali e collettivi arrivano sulla scena insieme: i quattro quadranti emergono simultaneamente e tetra-evolvono insieme, come abbiamo continuamente ripetuto.
 
(Come può l’intera popolazione semplicemente apparire? Quale “meccanismo” può dare una spiegazione di questo? La risposta è: Eros. Vedi la nota sui dati involutivi. Ma, qualunque cosa decidiamo circa il “come” questo accada, il “cosa” fattuale è che l’interno e l’esterno degli oloni individuali e collettivi entrano sulla scena simultaneamente: i quadranti tetra-evolvono.)
 
Mentre il quadrante Basso/Sinistra, o la dimensioni intersoggettiva, fiorisce negli esseri umani auto-riflessivi, si evolvono anche intere categorie di indagine che contribuiscono ad attivare, svelare e illuminare questa dimensione intrinseca dell’essere-nel-mondo. Tra i vari modi di indagine intersoggettiva, il principale è  l’ermeneutica – l’arte e la scienza dell’interpretazione – nelle sue varie forme. Naturalmente, l’ermeneutica nelle sue varie forme preriflessive esiste in tutti gli oloni  “verso il basso” -  persino nel livello subatomico gli oloni sono impegnati a interpretare il loro ambiente. Sistemi di segnali e scambi di particelle/energie/forze esistono nel più fondamentale dei livelli. Sfortunatamente, poiché la novità creativa degli oloni più elementari si avvicina allo zero (ma non lo raggiunge mai), sembra erroneamente che la libertà interpretativa sia completamente assente ai livelli di base, mentre, come sapeva Whitehead, si trova soltanto al suo nadir. Possiamo seguire la dimensione intersoggettiva dell’evoluzione dai suoi umili esordi negli oloni più elementari (come sistemi di proto-prensione), e poi attraverso le sue forme più elaborate nei sistemi di segnali (chimici, biologici, ormonali) di piante e animali – ma tutto questo non implica soltanto uno scambio di significanti in un sistema di sintassi, ma l’evocazione e l’attivazione di significanti in una semantica condivisa:  i quattro quadranti arrivano sulla scena simultaneamente e tetra-evolvono. (Per sintassi e semantica, vedi ….., sezione “Integral Semiotics”.)
 
Negli esseri umani, questa semantica condivisa appare come un vasto schema di retroterra culturali, prensioni preriflessive condivise, comprensione reciproca, e orizzonti di intersoggettività che si sovrappongono. Questi momenti interpretativi condivisi costituiscono un ingrediente essenziale non solo della comprensione reciproca tra soggetti, ma dell’emergenza della soggettività stessa: questa è l’essenza della grande scoperta postmoderna. Agency è sempre agency-in communion, sia nelle forme esteriori o ecologiche, sia nelle forme interiori o culturali. (Agency significa identità, azione, forza: l’aspetto “tutto” dell’olone; comunione si riferisce all’aspetto “parte” dell’olone. N.D.T.)
 
L’investigazione esplicita di molte sfumature dell’intersoggettività culturale è l’ingrediente chiave delle metodologie del quadrante Basso/Sinistra. Ermeneutica, indagine collaborativa, pluralismo partecipativo, e indagine-attiva sono alcuni dei molti modi della scoperta e dell’attivazione di quel quadrante. Il punto importante è che quando utilizzo l’ermeneutica e l’indagine collaborativa, illumino le dimensioni dell’essere-nel-mondo in seconda-persona (e in prima-persona plurale). Queste dimensioni sono reali, sono lì, e costituiscono un ingrediente fondamentale di ogni pluralismo metodologico integrale.
 
Tutti questi approcci intersoggettivi – ce ne sono letteralmente dozzine – insistono sul fatto che tutti gli oloni hanno un quadrante Basso/Sinistra, una rete olistica di prensioni che si compenetrano reciprocamente attraverso spazio e tempo e che possono essere sentite e descritte da una prospettiva in seconda-persona (e in prima-persona plurale) – e che, sebbene non costituiscano l’intera storia, sono aspetti fondamentali di una visione più integrale.
 
 
Sistema Operativo Integrale (IOS)
 
Queste sono soltanto alcune delle principali, storicamente testate e ampiamente accettate indagini nei quattro quadranti. In un altro stralcio ci dedicheremo alle indagini su onde/livelli, correnti/linee, stati e tipi (ce ne sono abbondanti esempi).
 
Ma nella nostra presentazione, non abbiamo trattato questi importanti tipi di indagine come una semplice questione accademica di interesse storico. Infatti, quello che vogliamo è muoverci verso un pratico ed efficiente pluralismo metodologico integrale, o quello che chiamiamo un Sistema Operativo Integrale (IOS), che combina precisamente i modi di indagine migliori e storicamente testati (dall’empirismo, alla fenomenologia, all’ermeneutica, alla teoria dei sistemi) così da generare un approccio al Kosmo che sia il più equilibrato e comprensivo possibile.
 
Il Sistema Operativo Integrale, una volta padroneggiato, combina l’efficacia di tutti i principali tipi di indagine umana, così da generare un approccio a ogni occasione che “non lascia fuori niente”, che rifiuta di trascurare o ignorare certe dimensioni, che onora tutti gli aspetti importanti degli oloni in tutta la loro completezza e pienezza. IOS, come abbiamo detto, non è altro che un sistema di significanti in terza-persona (non è altro che un sistema di idee astratte, di simboli e concetti, che sono tutti soltanto simboli in terza-persona, non realtà in prima o seconda-persona).
 
Tuttavia, per usare il “computerese”, se lo IOS è correttamente scaricato e installato, attiva essenzialmente le dimensioni in prima, seconda e terza-persona, semplicemente perché essi sono i significati attivi dei significanti IOS. Il risultato è che l’hardware di ogni sistema cerebrale che opera con IOS fa automaticamente la scansione di tutti i fenomeni – interni ed esterni – per ogni quadrante, onda, corrente, stato che non sono inclusi nella consapevolezza. IOS, allora, corregge questo disequilibrio e contribuisce a spingere il sistema verso una posizione più integrale e inclusiva. IOS, per così dire, mette in atto un olismo autopoietico.
 
Ripetiamo: IOS in se stesso non ci dà le realtà in prima e seconda-persona, né è previsto che lo faccia; al contrario, avvisa semplicemente il sistema che quelle realtà esistono, e lo spinge a tenerne conto direttamente. Ma questo significa che la persona, allora, deve impegnarsi realmente in quegli altri modi di indagine, come la fenomenologia contemplativa, il lavoro sul corpo, il lavoro di gruppo intersoggettivo, l’organizzazione istituzionale interoggettiva, la meditazione, l’indagine collaborativa, ecc.
 
Continueremo a discutere di IOS nelle sezioni seguenti. Non lasciatevi fuorviare dai significanti in terza-persona. Quello di cui stiamo parlando sono i contenuti della consapevolezza vissuta, sentita, respirata. Stiamo parlando di quali aspetti del Kosmo ci permettiamo di sentire. Possiamo permettere a noi stessi di sentire profondamente tutte le dimensioni del Kosmo che svela se stesso, o, invece, ci ritraiamo, ci distogliamo, ci allontaniamo dal Kosmo e dal nostro Sé, e  ci rifugiamo in questo o in quell’aspetto parziale, in questo o in quell’assolutismo, in questo o in quel frammento spezzato? IOS, sebbene sia un sistema operativo in terza-persona, agisce come un allarme di auto-scansione, serve a farci ricordare che ci possono essere molti più sentimenti di quelli che affiorano oggi in superficie, e ci orienta verso un abbraccio più integrale.   

VEDI ANCHE LE ALTRE VOCI IN QUESTA SEZIONE SU KEN WILBER IN PARTICOLARE QUATTRO QUADRANTI, OLONI, WILBER LIBRO, e naturalmente la pubblicazione fondamentale della sintesi su Wilber (vedi Wilber_libro in questa stessa sezione su Wilber).

 Note ( da 1 a 19)

1) Alexander and Colomy, “Neostructuralism today”, in G. Ritzer (ed.), Frontiers of Social

2) Strettamente parlando, un olone plurale o collettivo (culturale o sociale, non possiede agency, volontà, coscienza al singolare, e quindi gli oloni collettivi non “afferrano”, o sentono, direttamente i loro antenati, gli oloni collettivi precedenti, nello stesso modo in cui lo fanno gli oloni individuali. E’ la soggettività che afferra la soggettività precedente, ma tutti i soggetti emergono con un contesto o un retroterra di intersoggettività – e interoggettività – che in parte modella e influenza la natura stessa della soggettività. Più precisamente, ogni olone ha una dimensione soggettiva che afferra direttamente il suo passato, ma ha anche una dimensione intersoggettiva in cui la soggettività è da sempre già tetra-integrata e che quindi vincola in una certa misura la forma dei sentimenti che quella soggettività può avere in ogni circostanza. Questo vincolo abituale è la memoria culturale. Similmente, le dimensioni oggettive di ogni olone sono tetra-integrate con le realtà interoggettive che vincolano la forma del comportamento oggettivo, vincolo che appare come la memoria dei sistemi sociali.
 
I filosofi hanno dibattuto per secoli sulle somiglianza e sulle differenze tra individuale e sociale. Alcuni negano che vi siano differenze; altri negano le somiglianze. Hanno ragione entrambi: ci sono importanti somiglianze e differenze fondamentali tra gli oloni individuali e gli oloni collettivi – vedi “On Critics, Integral Institute, My Recent Writing, and Other Matters of Little Consequence” (sul sito www.wilber.shambala.com).
 
(Qual è il modo più semplice per descrivere la differenza tra oloni individuali e collettivi? I primi hanno un confine fisico visibile. Una formica è un olone individuale, una colonia di formiche è un olone sociale; un organismo umano è un olone individuale, mentre una famiglia, un club, una nazione sono oloni umani sociali. Confonderli è un errore drammatico che, tra le altre cose, è la definizione stessa del fascismo, che si tratti di fascismo politico, di ecofascismo o di fascismo dei valori, poiché il collettivo è trattato come un individuo con una singola volontà, valore e intenzionalità, e questo assoggetta tutti gli individui reali a quel sistema e alla sua monade dominante; e questo avviene in tutto, dalle semplici teorie, come l’autopoiesi di Maturana e Varela, alla politica vera e propria, come la famosa affermazione di Luigi XIV: L’état c’est moi, “Lo stato sono io”, e quindi tutto il popolo nello Stato deve fare quello che io, loro monade dominante, comando. Herbert Spencer fu uno dei primi a mettere l’accento sulle distinzioni, sottolineando che il sociale e l’individuale sono opposti nei seguenti termini rispettivamente: asimmetrico versus simmetrico, astratto versus concreto, e sensibile in tutte le sue unità versus esistenza di un unico centro sensibile. Whitehead era d’accordo e chiamò questo centro sensibile – posseduto da un olone individuale e non da un olone sociale – “nesso predominante” o “monade dominante”, ed è questo centro di soggettività che è il soggetto di tutte le prensioni; questa la ragione per cui gli oloni sociali non afferrano/sentono il loro passato nello stesso modo degli oloni individuali. Questo tema è trattato più diffusamente in Excerpt B, in particolare per quanto riguarda la confusione di Maturana e Varela circa sociale e individuale, corretta poi dall’autorevole riformulazione di  Niklas Luhmann con la teoria dell’autopoiesi sociale, che tratteremo anch’essa nell’Excerpt B; vedi anche la Nota 3 sotto.)
 
Per quanto riguarda la memoria collettiva  (e particolarmente in questo caso la memoria culturale): da notare che il fatto che il retroterra intersoggettivo plasmi la soggettività non significa, a voler essere precisi, che i modelli culturali intersoggettivi siano le strutture profonde all’interno delle quali emergono i modelli soggettivi – anche se noi talvolta utilizziamo questo linguaggio approssimativo – ma che ogni olone deve aggiustarsi/integrarsi con le occasioni preesistenti nei quattro quadranti o estinguersi; chiamiamo questo: tetra-integrarsi). Quindi, gli oloni soggettivi che non si tetra-integrano alle dimensioni intersoggettive non potranno manifestarsi.
 
Più particolarmente, le onde, correnti, tipi (ecc.) generali in tutti i quadranti rappresentano le abitudini kosmiche che si sono evolute in quei quadranti fino al livello di avanguardia attuale del dispiegamento evolutivo. I modelli profondi degli oloni già consolidati in ogni quadrante contribuiscono a determinare le strutture di superficie trovate in ognuno di quegli oloni in ognuno dei quadranti. La relazione “profondità/superficie” sta per: relazione tra le caratteristiche profonde di ogni olone in ogni quadrante e i contenuti o azioni di quell’olone; non sta per: relazione tra un quadrante e un altro. Quindi, quando diciamo che “soggetto e oggetto emergono in uno spazio intersoggettivo”, è semplicemente un modo abbreviato per dire che tutti i quattro quadranti emergono insieme e devono previamente essere integrati (tetra-adattati) per potersi manifestare. Noi diamo talvolta una specie di priorità ontologica alle dimensioni intersoggettive e interoggettive perché il peso collettivo di quelle strutture è enorme; inoltre, le caratteristiche profonde delle onde ereditate nei quadranti soggettivo e oggettivo originariamente emersero sempre in interazione con altri soggetti e oggetti – cioè, emersero sempre in un tetra-adattamento intersoggettivo e interoggettivo – agency è sempre agency-in-communion – ma questo non significa che uno di quei quadranti esista precedentemente agli altri (come se uno potesse in realtà emergere “all’interno” di un altro), ma che essi emergono simultaneamente e tetra-evolvono adattandosi mutuamente. Quindi, la relazione “precedente/attuale” non si riferisce alla relazione tra quadranti individuali e quadranti collettivi, ma tra caratteristiche profonde e superficiali in tutti i quadranti. Alla Sheldrake: le caratteristiche profonde degli oloni già consolidati (inclusi onde, correnti/linee, tipi di olone) nei vari quadranti sono “ontologicamente precedenti” a ogni caratteristica di superficie di quegli oloni, cosa che significa semplicemente che quelle caratteristiche profonde sono abitudini kosmiche ereditate dal passato e che attuano come onde di probabilità per le occasioni attuali in quegli spazi. (La natura di quest’eredità è presentata nel testo con maggiori dettagli.)
 
Vari modelli intersoggettivi o culturali, quindi, ereditati dal momento precedente, sono, di fatto, ontologicamente anteriori al soggetto di questo momento e, di conseguenza, vincolano in modo evidente la forma del soggetto di questo momento. Ma il soggetto di questo momento eredita anche il suo proprio passato individuale come prensione, e quindi ENTRAMBI i modelli precedenti, soggettivi e intersoggettivi, sono ontologicamente anteriori al soggetto di questo momento. Infatti, i quattro quadranti trasmettono al presente una matrice AQAL ereditata che è ontologicamente anteriore all’emergenza del momento presente (come passato anteriore o ereditato), un passato che deve essere abbracciato (come unificazione tetra-prensiva) se il momento presente vuole esistere armoniosamente e non affrontare patologie o estinzione. (E, naturalmente, ogni momento, in tutti i quadranti, ha, nondimeno, una scintilla di creatività che trascende ontologicamente ogni dato ereditato dal passato. Cioè, ogni soggettività può in una certa misura andare oltre il suo passato e la sua cultura e questa è un’altra ragione per cui ogni soggettività non si trova in realtà “all’interno” del campo intersoggettivo.)
 
Conformemente a questo, quando diciamo che il campo intersoggettivo è anteriore al soggetto e all’oggetto” , utilizziamo un modo abbreviato per mettere l’accento sull’importanza dei quattro quadranti: il quadrante Basso/Sinistra, o intersoggettivo, è un quadrante che è quasi sempre ignorato o frainteso o distorto, e quindi spesso accentuiamo il fatto che soggetto e oggetto emergono sempre in congiunzione con la rete intersoggettiva. Ma, ripetiamo, accentuare l’importanza del quadrante Basso/Sinistra non significa negare l’uguale importanza degli altri quadranti. Come vedremo, privilegiare in modo estremo il quadrante Basso/Sinistra è la principale patologia del postmodernismo (un pluralismo partecipativo che impietosamente non rispetta e non onora gli altri quadranti). D’altra parte, la tetra-emergenza e la tetra-causalità simultanea dei quattro quadranti e la loro necessariamente mutua evoluzione spiega l’influenza della dimensione intersoggettiva passata sulla soggettività presente, ma spiega anche l’influenza delle dimensioni passate soggettive, oggettive e interoggettive sulla soggettività presente. Nessuna di queste dimensioni dovrebbe essere trascurata o assolutizzata. (Tutti questi punti sono elaborati nel testo con più dettagli; vedi anche la Nota 3.)

3) Prensioni e memoria culturali e sociali. Come indicato nella nota 2, un olone  collettivo non ha agency individuale che possa afferrare direttamente i sentimenti del suo passato (perché gli oloni collettivi non hanno agency individuale), succede invece che un olone individuale diventa membro dell’olone collettivo quando il suo comportamento individuale segue le regole organizzative del collettivo e i suoi sentimenti individuali si adattano attraverso la comprensione reciproca.
 
Più tecnicamente, questo significa che un olone individuale diventa membro di un olone collettivo quando
1) il suo comportamento organismico (A/D) si adatta alle regole del sistema sociale interoggettivo (B/D), e
2) le sue prensioni e sentimenti individuali (A/S) si adattano al retroterra culturale intersoggettivo (B/S) (Nell’Excerpt B, vedremo che il significato culturale (B/S) implica la semantica nel senso più lato, e le regole sociali (B/D) implicano la sintassi nel senso più lato, così che un olone individuale diventa membro di un olone collettivo quando si adatta alla sua semantica e alla sua sintassi collettive, o ai suoi modelli culturali e sociali.)
 
L’olone collettivo non è qualcosa che esista come un superorganismo al di sopra e al di là degli organismi individuali, ma esiste, al contrario, come il modello che i membri individuali devono seguire in quanto appartenenti a quella collettività (o i modelli di agency-in-communion). I modelli comportamentali condivisi (e i loro artefatti) sono il “materiale” della memoria sociale (questi modelli comportamentali possono essere latenti o manifesti); e valori comuni, orizzonti condivisi, prensioni reciproche sono il materiale della memoria culturale (le prensioni mutue possono essere consce, inconsce, o preconsce).
 
Quando un olone individuale condivide la sintassi (B/D) e la semantica (B/S) del gruppo, è membro del gruppo, e questa appartenenza come membro si trova nei modelli e sentimenti condivisi, non in qualche superorganismo con la sua agency che si imponga al di sopra e al di là dell’individuo. (Per sintassi e semantica, vedi Excerpt B.)

Questo è un altro modo di dire che i quattro quadranti emergono insieme in tetra-evoluzione. Trattare l’olone sociale come un organismo individuale – cioè, come un superorganismo con una singola agency o un nesso predominante – è, come indicato nella nota 2, la filosofia centrale del fascismo, sia che appaia come Marxismo, ecoteorie, paradigma di Gaia, mitologia della Dea, o teoria dei sistemi. Questa confusione tra oloni individuali e sociali si trova in molti teorici, da Francisco Varela a David Bohm, ma è stata corretta in modo chiaro da teorici come Niklas Luhmann, Jòrgen Habermas, Erich Jantsch. Torneremo su questo tema fondamentale nell’Excerpt B.

4) Sheldrake, The Presence of the Past.
 
5) Cioè, i quadranti A/D e B/D hanno entrambi forme e campi morfici. I quadranti A/S (sentimenti soggettivi) e B/S (prensioni reciproche) non hanno campi morfici in se stessi, in quanto i “campi morfici” sono una descrizione in terza-persona di varie realtà, ma A/S e B/S sono realtà in prima e seconda-persona, conosciuti soltanto nel linguaggio dell’io o del tu/noi, e attraverso l’esperienza diretta. Ma quando le realtà A/S e B/S sono viste in termini oggettivi, in terza-persona, allora avrete i quadranti A/D e B/D, che appaiono come varie forme esteriori (forme individuali o unità morfiche, nell’A/D, e forme collettive o sistemi sociali, nel B/D) e campi correlati di quelle forme individuali e collettive (inclusi i campi morfogenetici individuali, A/D, e collettivi, B/D). Da notare che, nella mia visione, questi vari campi includono non solo campi morfici e morfogenetici, come descritti da Sheldrake, ma anche vari campi di energia (energia grossolana, energia sottile ed energia causale, come vedremo nello Stralcio D, “Energie Sottili” (tradotto su questo sito) – dove suggerisco, inoltre, che i vari campi morfici sono in realtà campi di energia sottile; ma qualunque cosa decidiamo su questo argomento, il punto è che i campi morfici e i campi di energia sono entrambi fenomeni dei quadranti di Destra, che appaiono sia in A/D che in B/D, o forme e campi esteriori di entrambi gli oloni individuali e sociali).
 
Per quanto riguarda Sheldrake, il punto è che sia gli oloni individuali (A/D) che gli oloni collettivi (B/D) hanno campi morfici (o morfogenetici). Ogni unità morfica ha campi morfogenetici individuali che mettono in relazione il suo stato individuale presente con i suoi precedenti stati individuali. Le dimensioni collettive della causazione formativa o eredità strutturale sono i campi e sistemi morfogenetici che troviamo nel Basso/Destra, ma sia i campi morfici individuali che i campi morfici collettivi influenzano il dispiegarsi presente dell’unità morfica.
 
Ancora una volta, quello che avviene è che l’individuo è plasmato non soltanto dai campi collettivi, ma anche dai campi passati di quell’individuo (che può, a sua volta, plasmare il collettivo) – un altro modo per dire, come sempre, che i quadranti tetra-evolvono.
 
Quindi, non privilegiamo il campo morfogenetico interoggettivo, in quanto  ontologicamente anteriore all’oggetto presente, perché ci sono anche campi morfogenetici individuali che sono ugualmente anteriori all’oggetto presente: le dimensioni oggettive di ogni olone devono aggiustarsi sia con l’eredità oggettiva sia con l’eredità interoggettiva – di fatto, un’eredità AQAL. Ma proprio perché sono le dimensioni interoggettive di quest’eredità a essere quasi sempre trascurate – dalla scienza oggettiva, dal postmodernismo intersoggettivo, dal pluralismo B/S, e dalla fenomenologia A/S – noi mettiamo un forte accento sulla straordinariamente potente influenza di campi, strutture e sistemi interoggettivi sulle forme dello sviluppo individuale. Come vedremo nel corpo del testo, il grande contributo delle indagini che vanno dallo strutturalismo evoluzionistico, alle scienze ecologiche, alle teorie del caos e della complessità, consiste nel fatto che esse si concentrano su questa incredibilmente importante dimensione interoggettiva.
 
Infine, come abbiamo già menzionato, il quadrante Alto/Destra è la casa non soltanto delle forme ed energie grossolane, ma anche delle forme ed energie sottili e delle forme ed energie causali. Vedi Excerpt D: “Energie Sottili”.
 
6) Il fatto che molte caratteristiche profonde in tutti i quattro quadranti siano ereditate collettivamente confonde alcune persone, perché si suppone che i quadranti superiori siano soltanto individuali, non collettivi, quindi come fanno i quadranti superiori ad avere forme collettive? Detto in altri termini, quando trovo una forma ereditata collettivamente, non si tratta di un’entità che appartiene ai quadranti inferiori?
 
Assolutamente no. I quadranti superiori rappresentano semplicemente quello che esiste in ogni olone individuale (per esempio, sentimenti prensivi nell’A/S e forme morfiche, massa ed energia nell’A/D); non esclude il fatto che le caratteristiche profonde di quelle occasioni individuali siano spesso ereditate collettivamente.
 
Per esempio, prendiamo le Matrici Perinatali di Base (BPM) di Stan Grof. Secondo Grof, tutti gli esseri umani passano universalmente nel processo della nascita attraverso quattro stadi (i cui dettagli qui non ci interessano). Significa allora che le quattro BPM appartengono ai quadranti inferiori o collettivi, dal momento che tutti le hanno? No. Quando un bambino inizia il processo della nascita, molti di quegli eventi riguardano ciò che sta succedendo solo a un individuo specifico – il bambino ha varie sensazioni, percezioni, sentimenti e impulsi man mano che attraversa gli stadi organici del processo della nascita. Questi processi non implicano comprensione reciproca, valori condivisi, percezioni in seconda-persona, ecc. Al contrario, le quattro BPM sono descrizioni esteriori (o in terza-persona) di ciò che sta accadendo da un punto di vista comportamentistico a un bambino individuale (A/D) e dei suoi sentimenti, sensazioni, percezioni soggettivi, ecc. (A/S). Il fatto che le caratteristiche o stadi profondi di quei processi siano ereditati collettivamente non significa che stia accadendo un’esperienza collettiva (anche se a volte è così, nel qual caso vengono implicati gli altri quadranti: la madre e il neonato si scambiano sentimenti intimi, per esempio, un fenomeno questo B/S). Noi tutti ereditiamo collettivamente dieci dita dei piedi, ma quando tocco le mie dita, non significa necessariamente che ho un’esperienza collettiva o condivisa con voi (a meno che voi stiate toccando le vostre dita e per una qualche strana ragione ci mettiamo a parlare di come ci si senta a toccarsi i piedi).
 
In breve, molte di queste caratteristiche profonde nei quattro quadranti sono ereditate collettivamente; quando queste forme sono esperite individualmente abbiamo i quadranti superiori; quando sono condivise, i quadranti inferiori. (Per un’ulteriore trattazione di questo tema, vedi note 9 e 10.

7) Negli esseri umani, chiamiamo la somma totale di queste abitudini, ereditate come potenzialità pronte a emergere e a diventare attualità, inconscio originario (vedi Il Progetto Atman, CW 2, Le Trasformazioni della Coscienza, CW 4). L’inconscio originario include anche i dati involutivi (vedi nota 26, sotto). L’inconscio originario può essere spiegato senza ricorrere a dati platonici o archetipi preesistenti. Vedi in particolare le note di Integral Psychology che riguardano l’approccio post-metafisico a questi temi, note raccolte in “On the Nature of a Post-Metaphysical Spirituality” (tradotto su questo sito).
 
Tra parentesi, una di quelle note, poi raccolte insieme, fu pubblicata per soddisfare necessità contestuali: un critico si era infuriato e pretendeva che io avessi alterato il significato originale di questa nota, una posizione che appare assurda se si considera il contesto originale in cui è inserita. Ah, i critici! (:-)
 
Lo stesso critico sosteneva che, dal momento che avevo autorizzato la pubblicazione del saggio di Scott Warren e altri su “Wilber Watch” – e dal momento che questo saggio si mostrava d’accordo con la concezione della filosofia perenne per quanto riguarda i livelli di coscienza – allora anch’io appoggiavo la visione di una filosofia perenne universale. Ma il saggio di Warren concorda con la filosofia perenne soltanto per quanto riguarda i “livelli” grossolano, sottile, causale e non duale, che sono, di fatto, i quattro ampi stati/dimensioni universali. E io ho sempre affermato che la sola cosa di qualsiasi filosofia perenne che appoggio è l’esistenza di 3 o 4 stati di coscienza principali (cioè il grossolano, il sottile, il causale e il non duale, identificati con gli stati di veglia, sogno, sonno profondo, e il non duale sempre presente; tutti gli esseri umani possiedono universalmente questi quattro stati principali, ed è la ragione per cui questa parte di ogni “filosofia perenne” è perenne o universale per tutti gli esseri umani, non si va oltre a questo) – vedi, per esempio, la nota 16 al capitolo 4 di A Theory of Everything, dove ripeto di nuovo questo punto. Quindi, gli editori di “Wilber Watch” hanno accettato il saggio di Warren come un sommario molto generale di uno spettro della coscienza, senza necessariamente appoggiare una particolare versione della Grande Catena dell’Essere con livelli o strutture preesistenti, cosa che io rifiuto e ho rifiutato per vent’anni categoricamente. Ed è per questo che per vent’anni mi sono dissociato dalla filosofia perenne.
 
Ma infine, è da tempo che ho rinunciato ad avere critici che riflettano accuratamente la mia posizione prima di criticarla; quello che importa nell’università postmoderna non è  la posizione a cui la critica si riferisce: nell’università il criticismo è diventato espressione soprattutto di ciò che è vero per i critici (non per la posizione che viene sottoposta a critica). Nel criticismo di oggi, il critico utilizza un libro o un saggio per esprimere quello che quel libro gli suscita; la risposta del critico è quindi in primo luogo una lista delle sue sensazioni, sentimenti e pensieri egoici mentre legge un dato libro – non ha quasi niente a che vedere con l’opera stessa o i suoi contenuti reali, che sono del tutto irrilevanti per l’espressione della risposta del critico. C’è voluto quasi un decennio perché capissi questo e smettessi di impegnarmi in un dialogo con i critici basato sui fatti e sull’evidenza, invece di rispondere ai loro sentimenti, con la sola risposta accettabile in questo caso che  è quella di ringraziarli per aver condiviso con noi i loro magnifici sentimenti (:-).       Se ’altra parte, riesci a correggere i loro travisamenti della posizione originale,   allora questo viene interpretato come se tu stessi biasimando i loro sentimenti, e quindi vieni considerato una persona terribilmente insensibile, che segue “la grande catena dell’essere violento”, il solo peccato riconosciuto dal “mean green meme” (il meme verde deviato). Per questo, la grande arena in cui opera oggi il criticismo è una specie di gioco interpretativo, in cui si riconoscono e onorano i sentimenti e i desideri egoici del critico, e questo richiede, diciamo pure, una certa abitudine a …
 
8) Vedi, per esempio, Bausch, The Emerging Consensus in Social Systems Theory, e Introduzione a CW 3. Vi è, tuttavia, una confusione semantica che va corretta. Talvolta si opera una distinzione tra “organizzazione” e “struttura”, dove “organizzazione” significa “modello” e “struttura” è utilizzata nel significato più limitativo di componente materiale del modello organizzato. Quindi, Maturana e Varela, per esempio, dicono che una cellula ha “un’organizzazione chiusa e una struttura aperta”. L’organizzazione o il modello dinamico della cellula è chiuso perché è mantenuto autopoieticamente e resiste a ogni cambiamento; ma la struttura è aperta perché i componenti materiali effettivi della cellula cambiano continuamente. Questo è abbastanza corretto; ma molti teorici (e praticamente tutti gli strutturalisti) usano il termine “struttura” per significare “l’organizzazione” o il modello stesso, e non i componenti materiali. I seguo questo uso più comune. Quindi, “struttura” significa il modello dinamico organizzato che è mantenuto autopoieticamente e resiste al cambiamento, e “componenti” si riferiscono ai componenti materiali.
 
9) Come abbiamo visto nella nota 6, molte onde di probabilità dello sviluppo sono ereditate collettivamente, ma se si riferiscano ai quadranti superiori o inferiori dipende dalle caratteristiche specifiche che si stanno considerando. “Il meme rosso”, per esempio, si riferisce all’insieme generale di valori che sono disponibili per un individuo all’interno dello spazio di probabilità di una particolare onda di coscienza (un’onda che, in questo caso, chiamiamo “rossa” o “egocentrica”). Quando un individuo fa esperienza di un valore soggettivo personale che ricade in quello spazio di probabilità, questo è un esempio del quadrante Alto/Sinistra (cioè, il meme rosso si riferisce ad aspetti della dimensione soggettiva del valore, così come esso vibra in un olone umano individuale in una particolare matrice AQAL). La mole delle prove empiriche raccolte da un’indagine ricostruttiva, mostra che le caratteristiche generali di quest’onda di probabilità sono ereditate dagli esseri umani ogni qual volta essi si evolvono oltre il meme porpora, da cui deriviamo l’indicazione che quest’onda è diventata un’abitudine kosmica abbastanza consolidata, “sentita” da praticamente qualsiasi olone che si muova attraverso quello spazio ormai stabilizzato.
 
Quando queste prensioni rosse sono condivise mutuamente con altri oloni al livello rosso; quando vi è una risonanza intima e non mediata di sentimenti rossi con sentimenti rossi tra due o più oloni; quando i valori rossi (cioè, valori le cui caratteristiche hanno una probabilità molto alta di ricadere all’interno dello spazio di probabilità chiamato rosso) costituiscono il retroterra di comprensione reciproca; quando le onde dei valori rossi sono parte del tessuto dei sentimenti preriflessivi dei membri di un olone collettivo; quando gli orizzonti degli oloni individuali vibrano sul livello rosso in una prensione che sia reciproca in misura sufficiente: allora parliamo genericamente di “visione del mondo rossa” e qui rosso significa ovviamente il quadrante Basso/Sinistra, non solo l’aspetto individuale ma quello collettivo.
 
Infine, quando un’onda di valori rossi si accende e vibra nel A/S o B/S, ci sono (necessariamente) vibrazioni corrispondenti nel A/D e B/D. Negli esseri umani un valore rosso sentito soggettivamente (A/S) va di pari passo con un’aumentata attività del sistema limbico (A/D). E quando gli oloni che vibrano al livello rosso si riuniscono in un gruppo, e si comportano come se il centro di gravità del gruppo fosse rosso (cioè, le caratteristiche generali del comportamento del gruppo ricadono in quelle che sarebbero generate dalle occasioni tipiche dell’onda di probabilità rossa), allora il gruppo ha una sintassi, o sistema sociale, che rappresenta la dimensione esteriore collettiva (B/D) dell’onda di probabilità rossa, e ha un insieme di prensioni reciproche, semantica, e retroterra preriflessivi (B/S) che rappresentano le sue dimensioni intersoggettive.
 
Non è, quindi, che vi sia una cosa chiamata valore individuale rosso, e che poi molti oloni si riuniscano e si scambino questa cosa chiamata valore rosso (sebbene possa anche succedere), ma, ed è più fondamentale, vi è un’onda di probabilità generale o abitudine kosmica (che rappresenta la probabilità ripetitiva o karmica di trovare una particolare classe di eventi in un particolare punto dello spaziotempo) – e quell’onda di probabilità può essere vista ed esperita da per lo meno quattro importanti prospettive: soggettiva, oggettiva, intersoggettiva e interoggettiva. Queste dimensioni non sono quattro cose differenti ma quattro dimensioni differenti di ogni occasione attuale (verso il basso e verso l’alto).
 
(In generale, il termine “rosso” è usato soltanto per le dimensioni soggettive e intersoggettive di questo spazio di probabilità, e questo va bene; ma il punto è che c’è semplicemente uno spazio generale di probabilità con almeno quattro dimensioni, e possiamo usare termini tratti da qualsiasi di queste quattro dimensioni per riferirci alle altre – è solo una questione di semantica. Possiamo anche usare “limbico” per riferirci ai correlati nei quattro quadranti o “tribale”, ecc. Ma in generale, molti termini sono specificamente utilizzati per riferirsi a un solo quadrante – termini come prensione, valori, molecole, ecosistema – e quei termini riflettono meglio le realtà di quel quadrante o dimensione, e noi, di conseguenza, seguiamo di solito questa consuetudine; ma il fatto che esse sono soltanto quattro dimensioni di una singola occasione dovrebbe essere sempre tenuto a mente.)
 
Il retroterra intersoggettivo rosso, quindi, non arriva all’esistenza attraverso uno scambio individuale di valori rossi; e non succede neppure che il soggetto emerga in uno spazio intersoggettivo; invece, essi emergono simultanenamente e tetra-evolvono. Ogni soggetto che non si adatta inizialmente con lo spazio AQAL a priori o preesistente sarà eliminato dalla selezione (un fatto che appare alla comprensione pre-quadratica come una credenza che le relazioni, o il retroterra intersoggettivo, sia ontologicamente anteriore alla soggettività, una comprensione frammentate che è sostituita dalla simultaneità della tetra-evoluzione). Ogni quadrante deve ingranarsi con tutti gli altri quadranti o è eliminato dalla selezione.
 
Il fatto che le dimensioni collettive abbiano spesso un peso maggiore (per la semplice forza dei numeri) non deve essere erroneamente interpretato nel senso che le dimensioni collettive siano in qualche modo ontologicamente anteriori. Un quadrante non è mai anteriore a un altro. Quello che, invece, è anteriore allo spazio AQAL di questo momento è lo spazio AQAL del momento precedente. Ci deve essere inizialmente un tetra-adattamento della matrice AQAL di questo momento con quella dei suoi predecessori, o l’unificazione prensiva si rompe, la causazione formativa fallisce, non vi è nessun momento di continuità tra adesso e allora, e conseguentemente il nuovo olone che sta emergendo è cancellato proprio nella sua emergenza. (Diciamo che deve tetra-adattarsi inizialmente perché, naturalmente, l’olone aggiunge anche il suo momento di novità creativa nelle quattro dimensioni, e quindi la matrice AQAL di questo momento trascenderà in una certa misura la matrice del momento precedente: quindi il Kosmo si evolve.
 
Se l’intersoggettività (B/S) fosse ontologicamente anteriore alla soggettività (A/S), allora i retroterra culturali non potrebbero essere mai cambiati in modo fondamentale dai soggetti individuali (cioè, i soggetti, che arrivano dopo il fatto, dopo il retroterra ontologico profondamente anteriore, non potrebbero mai raggiungere quel retroterra per cambiarlo), mentre invece i soggetti individuali hanno sempre una certa influenza, talvolta notevole, sul retroterra culturale. Similmente, il retroterra culturale stesso deve integrarsi con altre dimensioni: se, per esempio, il retroterra intersoggettivo (B/S) non si adatta con la base tecno-economica (B/D), vi è un profondo conflitto e dissonanza interiore tra gli aspetti sociali e culturali dell’essere-nel-mondo dell’olone (la semantica e la sintassi si scontrano). (Per un’ampia discussione su questo tema, vedi la sezione “La Natura della Trasformazione Sociale Rivoluzionaria”, nel corpo del testo.) Il punto, come sempre, è che i quadranti emergono simultaneamente e tetra-evolvono.

10) “Profondo” e “superficiale” sono termini il cui significato non è stabile, per questo è necessario fare riferimento al contesto per poter determinare il loro significato. Per esempio, le caratteristiche “profonde” di un olone sono definite come ciò che è comune a quella classe di oloni, e “superficiale” si riferisce soltanto ai membri individuali di quella classe. Ma “profodo” e “superficiale” sono termini relativi, perché cambiano significato a seconda del livello della classe stessa. Ci possono essere caratteristiche profonde comuni ai membri di una famiglia particolare, di una particolare sottocultura, di una particolare cultura, di un particolare blocco di civiltà, o a tutti gli esseri umani, o a tutti gli esseri senzienti, ecc. In questo caso, ciò che è “profondo” per uno è “superficiale” per la successiva classe più elevata e inclusiva: per esempio, le caratteristiche profonde di una famiglia particolare (cioè, le caratteristiche condivise da tutti i membri della famiglia) sono caratteristiche superficiali di una particolare cultura (cioè, non sono condivisi da tutti i membri della cultura). Similmente, le caratteristiche profonde di una cultura sono caratteristiche superficiali per un blocco di civiltà, e ciò che è profondo per questo blocco è superficiale per tutti gli esseri umani, ecc. Tutte queste utilizzazioni sono accettabili, purché siano basate su prove empiriche valide provenienti dalle indagini ricostruttive.
 
Inoltre, a quanto sembra, tutti questi oloni collettivi (come gli individuali) generano campi morfici – che è la tesi fondamentale di Sheldrake. Quindi, queste classi non sono mere astrazioni – un altro punto essenziale. Cioè, questi campi morfici (di una famiglia, gruppo, sottocultura, cultura, tutti gli esseri umani) esercitano una causazione formativa sulla forma di tutti gli oloni in quella classe, che è parte della loro eredità profonda (o influenza del karma kosmico sugli oloni susseguenti). Sheldrake fornisce un esempio dopo l’altro su come classi differenti di oloni esercitino un’influenza morfica sugli altri membri in quella classe – che si tratti di famiglia, gruppo, nazione, umanità, l’insieme delle specie, ecc. Un blocco di civiltà, per esempio, è unito nel fatto che tutti i suoi membri parlano una lingua specifica, come l’inglese, e questo campo linguistico collettivo ha profondi effetti morfici su i suoi membri. Lo stesso avviene con l’influenza che una famiglia esercita su i suoi membri, un gruppo di pari, una nazione, ecc. Ognuna di queste classi, purché esista realmente, ha caratteristiche profonde e superficiali; e le caratteristiche profonde sono ereditate da tutti i membri di quella classe come parte del loro karma kosmico.
 
Nel corpo del testo, quando affermo che “le caratteristiche profonde sono ereditate, mentre le caratteristiche superficiali non lo sono”, lo affermo a partire dalla classe degli universali (a meno che non sia specificato diversamente). Da questo punto di vista vantaggioso, le caratteristiche profonde ereditate universalmente, diciamo, del meme beige (come il bisogno di cibo, acqua, riparo che è ereditato universalmente da tutti gli esseri umani senza eccezione) non determinano, nondimeno, i modi specifici che una cultura particolare o gli individui utilizzano per procurarsi cibo, acqua e riparo, quindi diciamo che questa specifiche caratteristiche di superficie non sono ereditate universalmente – sono caratteristiche di superficie che differiscono da una cultura all’altra, e queste differenze devono essere riconosciute e onorate.
 
Ma una cultura particolare svilupperà invariabilmente un insieme di pratiche (per esempio, una particolare struttura di linguaggio, varie norme etiche, un particolare modo di produzione tecno-economica, stili di abbigliamento e costumi accettati, ecc.) – pratiche che, sebbene siano la superficie delle strutture universali (cioè, quelle forme specifiche non sono ereditate da tutti gli esseri umani) sono comuni tuttavia a tutti i membri di quella cultura, e quindi sono le caratteristiche profonde di quella particolare cultura, ereditate come retroterra da tutti i membri normali di quella società (ma non dappertutto da tutti gli esseri umani).
 
Il punto è: ciò che è “superficiale” per un livello può essere “profondo” per un altro livello (e, tra le altre cose, le caratteristiche profonde a qualsiasi livello esercitano risonanza morfica e causazione formativa sugli oloni della stessa classe-livello). Inoltre, per riconoscere le caratteristiche “profonde”, è necessario l’apparato cognitivo corrispondente. Per esempio, la teoria dei sistemi del meme giallo scopre schemi universali che non possono essere individuati dalla cognizione blu o verde. (Vedi Excerpt C, la sottosezione “A Brief History of Conceptions”.) Per questo il meme verde che non ha accesso cognitivo agli universali olarchici del secondo-ordine e alle loro caratteristiche profonde interculturali, immagina che essi siano dovunque soltanto caratteristiche superficiali – sono convinti che esistano soltanto caratteristiche relativistiche e pluralistiche. Ma se aggiungi le cognizioni integrali del secondo-ordine, le caratteristiche profonde che sottostanno alla relatività culturale vengono alla luce – così come gli schemi profondi dei quadranti, con le prospettive in prima, seconda e terza-persona, e tutta la spirale dello sviluppo. Con questo non si vuole negare la relatività di molte produzioni culturali – che sono infatti universalmente “superficiali” e non universalmente “profonde” – ma si vuole completare la relatività dilagante con le molte caratteristiche, scoperte dai meme giallo e turchese, che per gli esseri umani sono interculturali, includendo molte delle pretese avanzate dagli stessi postmoderni, come la componente interpretativa di tutta la conoscenza umana, che è, infatti, una componente universalmente profonda. 
 
L’affermazione generale che “le caratteristiche profonde sono ereditate, mentre le caratteristiche superficiali non lo sono” ha bisogno sempre di essere meglio definita, perché il significato profondo dipende da quale classe-livello è implicato. L’affermazione, in realtà, significa “ereditate da tutti i membri di quella classe”.
 
In sintesi: generalmente, nel corpo del testo, mi riferisco alle caratteristiche interculturali o universali, e quando dico “le caratteristiche profonde sono ereditate, mentre le caratteristiche superficiali non lo sono”, intendo dire che quelle onde generali di probabilità sono ereditate come potenzialità/abitudini kosmiche da tutti gli esseri umani in modo interculturale. Niente di quello che è una caratteristica relativa e superficiale di quelle caratteristiche profonde è universalmente ereditato. Questo non impedisce a particolari culture, sottoculture e famiglie di avere le loro caratteristiche “profonde” che sono ereditate collettivamente dai loro membri (come determinato da una scienza ricostruttiva). A una particolare classe-livello – diciamo, quello delle culture – è vero ancora una volta che “le caratteristiche profonde sono ereditate, mentre le caratteristiche superficiali non lo sono” – e, in questo caso, significa che tutti i membri di quella cultura ereditano certe caratteristiche profonde, come il retroterra culturale intersoggettivo (che è generalmente profondo per tutti i membri normali), ma non tutti i membri ereditano le caratteristiche particolari di questo retroterra (che sono superficiali). Tuttavia, alcune caratteristiche che sono superficiali per quella cultura possono essere comuni a tutti i membri di una particolare famiglia, nel qual caso sono caratteristiche profonde di quella famiglia e sono ereditate da tutti i membri di quella famiglia (ciò è particolarmente vero, come quasi tutti capiscono intuitivamente, per i tratti patologici esistenti in una famiglia, dove i peccati dei padri e delle madri ricadono sui  figli fino alla settima generazione…) Qui abbiamo un modello profondo di karma familiare che, nondimeno, è un tratto superficiale della cultura in se stessa (e certamente superficiale per tutti gli esseri umani).
 
In ogni caso, per favore, tenete presente la natura mutevole dei termini “profondo” e “superficiale” nel seguire la trattazione di temi come la causazione formativa, la risonanza morfica e il karma kosmico in generale. Come ho detto, nel testo, di solito parlo di caratteristiche interculturali e universali (profonde per tutte gli esseri umani normali), quindi tutto il resto è trattato come “superficiale”, che significa che tutto il resto è culturalmente relativo (e questo è corretto). Ma all’interno di quelle culture, vi sono molte caratteristiche profonde ereditate da quella cultura, da varie sottoculture, dalle famiglie e dagli individui (dove la risonanza morfica e la causazione formativa  presumibilmente contribuiscono ai meccanismi di quell’eredità, insieme ai fattori degli altri quadranti, come unificazione prensiva, genetica, autopoiesi, habitus, ecc.).
Il punto importante, che sarà trattato nel corpo del testo, è che nessuna di queste caratteristiche profonde a nessun livello – inclusi gli universali – è predeterminata in nessun modo platonico, hegeliano, aurobindiano o archetipico preesistente. Esse emergono in parte come novità creativa durante l’evoluzione, e solo dopo essere state depositate come abitudini kosmiche diventano potenzialità che possono essere ereditate dagli oloni che seguiranno. Questo è un aspetto essenziale dello spostamento dalla metafisica alla post-metafisica.

11 L’idea generale implica quello che è tecnicamente chiamato “stati e stadi”: sebbene gli stadi più elevati non si siano ancora cristallizzati collettivamente come abitudini cosmiche, gli stati più elevati – inclusi gli stati sottile, causale e non duale – sono di fatto disponibili a chiunque. La ragione è che i quattro grandi stati di coscienza naturali, a disposizione di tutti gli esseri umani – veglia, sogno, sonno profondo e non duale – danno un tipo di accesso alle quattro grandi potenzialità che occupano l’intero spettro morfogenetico – grossolano, sottile, causale e non duale. Ognuno, di fatto a qualsiasi stadio di sviluppo, può avere uno stato alterato di coscienza o un’esperienza di vetta di questi stati più elevati (semplicemente perché ognuno è sveglio, sogna e dorme profondamente). Questi stati più elevati sono reali, esistono, sono autentici e possono svelare realtà più elevate e più profonde che percorrono l’intero spettro e il grande campo morfogenetico (grossolano, sottile e causale), sebbene nessuno di questi stati più elevati si sia consolidato in stadi morfogenetici, concreti, specifici, ereditati che siano disponibili su vasta scala. (Come abbiamo visto, gli stadi che si stanno formando collettivamente all’avanguardia dell’evoluzione vanno più o meno dal turchese al corallo.)
 
Quando un pioniere dell’avanguardia si spinge per primo in una delle potenzialità più elevate (che lo abbia fatto ieri, o lo faccia oggi o domani), può farlo soltanto in due modi: come una temporanea esperienza di vetta (o stato alterato), o come una acquisizione permanente (o tratto duraturo). Nel primo caso, fa esperienza semplicemente di alcune di queste potenzialità più elevate in quanto esperienza spirituale temporanea o stato alterato, che può avere un profondo impatto su di lui (e i suoi seguaci, se diventa un maestro). Tuttavia, queste potenzialità non diventano un tratto o un’acquisizione accessibili permanentemente nella coscienza.
 
Perché ciò accada, cioè perché gli stati temporanei diventino tratti permanenti, il pioniere deve intraprendere qualche tipo di apprendimento, crescita e sviluppo permanente nell’ambito di quelle potenzialità più elevate. Come per ogni apprendimento – dall’imparare una lingua, all’imparare il karate o ad andare in bicicletta – ci sono degli stadi da superare, o una specie di dispiegamento progressivo di queste acquisizioni. Come per tutti i nuovi emergenti, molte di queste acquisizioni in sequenza emergono inizialmente come novità e libertà creativa all’estremo, caotico e appena definito margine dello sviluppo e dell’evoluzione. Ma se questi emergenti sono ripetuti da un numero crescente di oloni, cominciano a consolidarsi lentamente come abitudini kosmiche che sono in seguito disponibili per gli oloni seguenti che  ottemperino all’ingiunzione particolare che per prima generò e tetra-attivò quel particolare cammino e il suo stadio. A Gautama il Buddha, per esempio, viene attribuita la creazione di una nuova serie di ingiunzioni meditative (modelli, paradigmi, pratiche) che dovrebbero portare un praticante serio dagli stati grossolani (veglia) agli stati sottili (savikalpa) agli stati causali (nirvikalpa, nirodh, nirvana). Queste pratiche specifiche implicavano una serie di stadi meditativi che egli insegnava ai suoi seguaci (come tutti gli stadi, non erano passi lineari rigidi e distinti, ma onde di coscienza fluide, che si mescolavano e si sovrapponevano, ma che generalmente avevano una progressione che partendo da sila, o un radicamento strenuo nei precetti morali, e passando attraverso le pratiche meditative di assorbimento e intuizione,  arrivava fino al nirvikalpa, nirodh e nirvana; come tutti gli stadi, non è mai stato provato che essi si dispieghino nell’ordine inverso). Quanto maggiore è il numero dei praticanti che seguono questi stadi generali (in una maniera AQAL – cioè, in collettività o sangha inserite in istituzioni sociali), tanto più questi stadi diventano stabili come abitudini kosmiche che rendono quel particolare sentiero meditativo un’affidabile serie di stadi attraverso il grande campo morfogenetico di potenzialità più alte sottili, e causali. Oggi, gli stadi generali della meditazione vipassana sono disponibili come acquisizioni permanenti nella linea di sviluppo meditativa, sebbene, naturalmente, le varie caratteristiche superficiali cambino da cultura a cultura e spesso da individuo a individuo. Ma non c’è niente in quegli stadi che somigli a strutture, piani o livelli di realtà ontologici, preesistenti, fissati, assoluti, esistenti in modo indipendente. Si tratta, invece, di questo: quanto più numerosi erano coloro che si spingevano in quegli stati più elevati su una base sempre più permanente, tanto più quei pionieri all’avanguardia davano forma a quelle dimensioni; quelle forme, una volta adottate da un numero crescente di individui col tempo si consolidarono in abitudini kosmiche, come stadi disponibili di sviluppo che possono essere attivati da una serie specifica di paradigmi e ingiunzioni. (Ma anche allora, naturalmente, soltanto la loro forma profonda o modello morfico sarà ereditato; le loro forme e i loro contenuti superficiali varieranno da cultura a cultura e da persona a persona, proprio come avviene oggi per le forme superficiali del rosso, blu, arancione, ecc. E, va senza dire, che sono disponibili altri cammini differenti attraverso il grande spettro della coscienza.)
 
Oggi, per esempio, Hameed  Almaas sta forgiando una nuova serie di onde e stadi attraverso il grande campo morfogenetico delle potenzialità più alte; quanto più cresce il numero di seguaci che percorre la specifica impronta morfogenetica di cui egli è il pioniere, tanto più le sue caratteristiche diventeranno consolidate come un’abitudine kosmica, attraverso quella particolare linea evolutiva nella matrice AQAL. In altri termini, si sta incidendo oggi nel corpo kosmico il cammino di un nuovo lignaggio, e, come per tutti i lignaggi, esso porterà il marchio del suo fondatore, nel bene e nel male. Questo è inevitabile per ogni tipo di nuovo cammino pionieristico verso dimensioni più elevate, ed è la ragione per cui si spera sempre che il fondatore o i fondatori di un sentiero particolare, in una linea evolutiva particolare, creino un sangha sufficientemente autocritico in modo che ogni modello troppo deviante possa essere individuato internamente e autocorretto. (L’umanità, inutile ricordarlo, ha alle spalle una storia molto controversa sotto quest’aspetto...)
 
Per un’ulteriore discussione sui quattro grandi stati (veglia, sogno, sonno profondo, non duale) e le loro potenzialità corrispondenti (grossolana, sottile, causale e non duale) vedi Sidebar G “States e Stages” (sul sito www.wilber.shambala.com). Il punto è che in ogni epoca data, gli stati più elevati sono disponibili collettivamente anche se gli stadi non lo sono (sebbene gli stadi più elevati possano essere forgiati unicamente da individui o da sangha); ma quanto maggiore è il numero di individui che si spingono negli stati più elevati, tanto più questi ultimi diventano disponibili come stadi collettivi (o abitudini kosmiche), stadi che appaiono come a priori, ma sono in realtà a posteriori – questa è l’essenza di un approccio post-metafisico alle potenzialità più elevate senza dati preesistenti platonici o aurobindiani.

12) Una crisi di legittimazione può avvenire, naturalmente, ndipendentemente dal livello della visione del mondo. Persino le altamente autentiche visioni del mondo devono cercare e trovare legittimazione. L’autenticità non è garanzia di legittimità, e neppure viceversa. Vedi A Sociable God, CW 3.

13) Non si vuole qui trascurare le centinaia e le migliaia di micro-trasformazioni e micro-aumenti in profondità che possono avvenire e spesso avvengono negli affari individuali e sociali. Il fatto è semplicemente che le macro- trasformazioni profonde (per esempio, dai cacciatori/raccoglitori all’orticoltura, all’agrario) sono relativamente rare.

14) Vedi nota 17.

15) Questofa parte della ricostruzione AQAL di Marx e del suo contributo:
  l’importanza della componente del materialismo storico marxista consiste nel fatto che essa include la dimensione Basso/Destra dei sistemi sociali e del potere istituzionale che essi incorporano. Questo manca completamente nel nuovo paradigma e nelle versioni postmoderne della “trasformazione”, infatti essi si affidano ai fattori soggettivi e intersoggettivi, trascurando completamente le realtà oggettive e interoggettive. Inoltre, come vedremo nella nostra analisi storica del Basso/Sinistra  (Excerpt B), il Marxismo è una forma di strutturalismo evoluzionistico nel senso più ampio (forze interoggettive di produzione e relazioni di produzioni: cioè, relazioni di significanti e sistemi di sintassi). Questo può essere analizzato adeguatamente soltanto utilizzando IOS.

16) Una delle più insormontabili difficoltà con la visione degli eco-primitivisti -  che vedono le tribù dei cacciatori/raccoglitori come un paradiso ecologico, sociale e politico – è che questa visione è in affanno quando deve spiegare come mai i cacciatori/raccoglitori abbandonarono di propria iniziativa quel modo di produzione e adottarono l’orticoltura praticamente ogni qual volta è stato loro possibile. Perché le culture avrebbero abbandonato in massa questo presunto paradiso? Per sbarazzarsi volontariamente del paradiso, le tribù dei cacciatori/raccoglitori dovevano essere o incredibilmente stupide, o non dovevano vivere in nessun vero paradiso (ma più probabilmente in un  relativo inferno che essi erano tutti davvero entusiasti di trascendere, e, infatti, lo hanno trasceso).

17) I capitolo che concerne la natura della trasformazione sociale è un sommario sintetico di una delle maggiori sezioni dell’originale Volume 2 della Kosmos Trilogy (che sarà ora il Volume 3). Quella sezione è un’analisi approfondita della trasformazione individuale, culturale e sociale da una prospettiva AQAL. Arriva a quelle che io reputo siano molte nuove e interessanti conclusioni circa la trasformazione sociale, come il fatto che il più grande (ma non unico) determinante del modo di coscienza medio è la forma della base tecno-economica che fa funzionare il sistema di governo di una società. In quella sezione si trova anche un’ampia discussione dei fattori specifici che sono richiesti per iniziare una trasformazione in ogni quadrante, e le prove empiriche dei tipi di trasformazione che stanno - e non stanno – avvenendo nel mondo di oggi.


18) Io userei il termine “prensione dei quattro-quadranti” o “prensione quadratica”, ma questa formulazione forza il termine di Whitehead in un modo che lo snatura. L’idea, tuttavia, è proprio che tutti i quattro quadranti “toccano” i loro predecessori, e questo toccarsi è parte dell’eredità quadratica. Ma la “prensione” di Whitehead copre in realtà soltanto il quadrante A/S, per le ragioni spiegate nel testo (per esempio, gran parte della causazione formativa non è afferrata soggettivamente, ma esercita, nondimeno, la sua influenza). Vedi sotto nel corpo del testo “Eredità Dialogica Parziale e Completa”. Se occasionalmente utilizzo il termine “prensione quadratica” (poiché è abbastanza semplice da capire), per favore ricordatevi cosa significa in realtà.

19) Le interpretazioni di oggi diventano i fatti di domani come eredità kosmica – ma se, e soltanto se, esse sopravvivono alle pressioni della selezione nei quattro quadranti. Naturalmente, in senso più tecnico, è la totalità dello spazio AQAL di questo momento che è trasmesso allo spazio AQAL del momento successivo, così che i fatti (quadranti di Destra) e le interpretazioni (quadranti di Sinistra) di questo momento sono trasmessi ai fatti e interpretazioni del momento successivo: il punto è che i fatti e interpretazioni, o oggettività e soggettività, o materia e coscienza, sono dimensioni inseparabili degli oloni.
Tra parentesi, le caratteristiche superficiali (in ogni quadrante) hanno la loro propria storia individuale, che è ereditata soggettivamente come unificazione prensiva e oggettivamente come campi morfogenetici individuali. Per manifestarsi, devono aggiustarsi ai campi dati di intersoggettività e interoggettività – ancora una volta, i quadranti tetra-evolvono.

Tra parentesi, le caratteristiche superficiali (in ogni quadrante) hanno la loro propria storia individuale, che è ereditata soggettivamente come unificazione prensiva e oggettivamente come campi morfogenetici individuali. Per manifestarsi, devono aggiustarsi ai campi dati di intersoggettività e interoggettività – ancora una volta, i quadranti tetra-evolvono.

Note ( da 20 a 30)

20) Implicati anche nell’assolutismo di un’onda/livello. Infatti, la modernità assolutizza il meme arancione, la postmodernità il meme verde.

21)Vedi nota10.

22) E, naturalmente, gli oloni   pre-umani sono incisi in modo ancora più profondo – sono incisi nel Kosmo con una profondità non di pochi piedi, ma di centinaia e migliaia e milioni di piedi. Gli oloni più fondamentali – come stringhe, quark particelle subatomiche – risalgono praticamente fino al Big Bang, e quindi le loro impronte morfogenetiche sono state incise nel Kosmo quasi fin dal suo inizio. Gli oloni successivi – atomi, molecole, cellule, organismi fino al cervello trino – sono incisi sempre meno profondamente, e quindi sono meno fondamentali (ma sono più significativi, perché trascendono e includono i loro predecessori – vedi A Brief History of Everything), Quando arriviamo agli oloni umani, sebbene essi combinino e includano gli oloni precedenti, la loro impronta incisa nel Kosmo è molto sottile, quindi essi sono ancor meno fondamentali, ma molto più significativi, poiché trascendono e includono tutta la storia delle impronte del Kosmo, un’unificazione prensiva di cui i sotto-sentimenti risalgono all’indietro fino a sentire il Big Bang stesso.

23) Naturalmente, se aggiungiamo le diverse dimensioni del tempo – arriviamo ad averne almeno cinque in ciascuna di queste quattro dimensioni “spaziali” – quindi il totale delle dimensioni degli oloni arriva a 25 dimensioni o più. Vedi la nota 9 del Cap. 1 di A Theory of Everything, dove descrivo queste 25 dimensioni degli oloni avanzati. Ma le semplici quattro dimensioni/quadranti sono più che sufficienti per questa discussione.

24) Vedi Appendix A di “Do Critics Misrepresent My position” sul sito www.wilber.shambala.com.

25) Quando diciamo che il soggetto di questo momento diventa l’oggetto del successivo, significa all’interno del flusso soggettivo stesso. Quindi, “l’oggetto interiore” del nuovo soggetto è abbastanza diverso dalle “dimensioni oggettive” (che sono i quadranti di Destra) del soggetto. Per mostrare che cosa significhi, usiamo le parole “interiore” e “esteriore” per riferirci ai flussi soggettivo e oggettivo (o le dimensioni di Sinistra e di Destra) e usiamo i termini “soggetto” e “oggetto” nel senso whitheadiano di colui che sente e ciò che è sentito. Quello che abbiamo, allora, è questo: il momento presente ha dimensioni interne ed esterne (Sinistra e Destra; per quest’esempio ci concentriamo sui quadranti individuali, quindi, l’Alto/Sinistra è “interiore” l’Alto/Destra è “esteriore”). L’intera matrice AQAL è trasmessa al momento successivo, così che il presente soggetto/interiore di questo momento diventa un oggetto/interiore del soggetto/interiore del momento successivo (cioè, il soggetto sentito in A/S diventa l’oggetto sentito in A/S del nuovo soggetto in A/S; detto in modo diverso, il soggetto sentito diventa l’oggetto sentito, sottocomponente o subolone del nuovo soggetto sentito). E contemporaneamente l’esteriore presente (o il correlato A/D) del soggetto/interiore (A/S) di questo momento diventa un esteriore ripiegato (o sottocomponente) del soggetto/interiore del momento successivo (cioè, la forma esteriore di questo momento diventa una forma che è un sottocomponente del nuovo esteriore del momento successivo, il cui interiore correlato è il nuovo soggetto che sente il vecchio soggetto in A/S. Il vecchio soggetto interiore in A/S è diventato oggetto interiore del nuovo soggetto in A/S, e il vecchio esteriore in A/D – inclusi i suoi campi morfici e di energia sottile – è diventato un sottocomponente del nuovo esteriore in A/D, di cui la somma totale, insieme ai quadranti inferiori, è la totalità dell’eredità AQAL). Vedi Excerpt B per altre riflessioni sul tema, in cui viene discusso perché “dentro” e “fuori” non sono la stessa cosa di “interiore” ed “esteriore”, e perché questo è importante in un pluralismo metodologico più integrale.
 
Il punto è che, se ogni tanto scivoliamo nel linguaggio puramente whiteheadiano (dal momento che una visione più completa e quadratica richiede tempo per essere spiegata), per favore inserite questo nel suo corretto contesto interpretativo AQAL. Per esempio, quando diciamo che i fatti-e-interpretazioni di questo momento sono trasmessi come fatti al momento successivo, o che questo momento diventa un oggetto del soggetto del momento successivo, la realtà vera è: gli interiori di questo momento sono trasmessi agli interiori del momento successivo, mentre gli esteriori di questo momento sono trasmessi agli esteriori del successivo, non dualisticamente ma in una tetra-azione non duale. La matrice AQAL di questo momento non diventa un oggetto sentito del momento successivo, poiché soltanto la dimensione soggettiva nelle sue caratteristiche superficiali è, di fatto, sentita; tutti gli altri aspetti sono trasmessi come eredità attraverso la matrice AQAL, non attraverso l’unificazione prensiva (per esempio, i soggetti individuali non sentono mai i loro modelli profondi, né i loro stadi di sviluppo, né le loro onde di probabilità, né il loro retroterra intersoggettivo, ecc. – a meno che non siano intraprese specifiche indagine in seconda e terza-persona). Di nuovo, la prensione/sentimento di Whitehead è nella sua essenza un fenomeno Alto/Sinistra.

26) Sulla Natura dei Dati Involutivi

Vi sono altri dati (diversi dalle eredità passate) che determinano la natura del venire in essere di questo momento? Detto differentemente, ci sono dati che sembrano essere esistiti prima del Big Bang? Tra i pochi teorici che hanno riflettuto in modo chiaro su questo tema, la risposta sembra essere: sì.  
C’è un mito che talvolta può essere utile per il fatto che propone idee che non possono essere colte in nessun caso dualisticamente o concettualmente. Il mito è questo: quando lo Spirito si effonde all’esterno (questo è chiamato involuzione) per creare questo particolare universo con questo particolare Big Bang, lascia tracce o echi della sua esalazione kosmica. Queste tracce costituiscono poca cosa nel senso di contenuti, forme, entità o livelli concreti, ma compongono, invece, un vasto campo morfogenetico che esercita una dolce attrazione (o Agape) verso occasioni più elevate, più ampie e più profonde, un’attrazione che si mostra nelle occasioni manifeste o attuali come Eros nell’agency di tutti gli oloni. (Possiamo pensare a questa “attrazione” come a un’attrazione di tutte le cose a tornare allo Spirito, Whitehead la chiama “amore” che è “la dolce persuasione di Dio” verso l’unità; quest’amore che scende dal più alto al più basso è chiamato Agape, e quando sale dal più basso al più alto è chiamato Eros: due lati della stessa attrazione). Questa vasta attrazione morfogenetica collega le potenzialità degli oloni meno elevati (materialmente dormienti) con le potenzialità degli oloni più elevati (spiritualmente risvegliati). Il dato involutivo di questo campo morfogenetico è un gradiente di potenzialità, non di attualità, così che Agape lavora attraverso l’universo come amore che opera una dolce persuasione, tirando le forme manifeste meno elevate dello spirito verso forme manifeste più elevate dello spirito – un gradiente di potenziale che gli esseri umani, dopo essere emersi, avrebbero espresso concettualmente spesso come corpo, mente, anima e spirito. “Spirito” (con la S maiuscola), naturalmente, era (ed è) il fondamento sempre presente di tutte quelle onde manifeste, ugualmente e totalmente presente in ciascuna, ma “spirito” (con la s minuscola) è anche un’onda o uno stadio generale di evoluzione: spirito è lo/gli stadio/stadi transpersonale/i dove lo Spirito come fondamento può essere realizzato in modo permanente.

Il residuo di questa effusione involutiva sono i vari dati involutivi (o elementi che sono consegnati o depositati dall’involuzione, elementi che, quindi, preesistono al Big Bang e, quindi, sono già operanti dal momento del Big Bang in avanti), il più generale dei quali è il grande campo morfico del potenziale evolutivo, un dolce gradiente di persuasione che attrae tutti gli oloni manifesti sulla via del ritorno verso il loro Fondamento sempre presente, lo Spirito – un campo kosmico di Agape, che attrae gentilmente l’evoluzione verso una coscienza, un abbraccio, un’inclusività sempre più vasti. L’universo è, per così dire, inclinato, e la totalità dei suoi contenuti scorre lentamente verso la Sorgente e Quiddità dell’intera manifestazione. Questa pendenza, questa inclinazione, questa Agape, questo vasto potenziale morfogenetico, esercita una dolce attrazione sull’evoluzione perché si dispieghi in onde di sempre crescente complessità, inclusività, profondità, finché l’intero Kosmo è abbracciato in un’unificazione prensiva che può ingoiare l’intero Oceano Pacifico in un sorso, tenere il Monte Everest sul palmo della mano, chiudere gli occhi e  avvolgere nella notte l’intero universo, sorridere e far sorgere il sole perché splenda su tutte le creature grandi e piccole.

I dati involutivi sono diversi dal grande campo morfogenetico kosmico di Agape (che appare in tutti gli oloni come Eros)? In altri termini, ci sono forme a priori, non solo nella sequenza evolutiva, ma anche nella sequenza involutiva? Abbiamo già visto che l’evoluzione eredita il suo momento precedente come un dato a priori. Ma queste non sono forme archetipiche preesistenti o eterne, sono semplicemente le forme creative passate del dispiegarsi evolutivo. Poniamo adesso la domanda: ci sono forme che sono state depositate come “memoria” nella sequenza involutiva e che quindi si mostrano come forme date, eterne, che sono presenti fin dall’inizio dell’evoluzione stessa e che sono operative in ogni momento del dispiegamento evolutivo? Abbiamo già postulato che Eros/Agape e l’inclinazione morfogenetica della manifestazione siano dati involutivi. Ce ne sono altri? (Cioè, ci sono forme a priori che sono a priori rispetto alle forme a priori dell’evoluzione?) 
  
Whitehead lo credeva: oggetti eterni, per esempio (queste sono cose che dovete avere prima di poter avere qualsiasi altra cosa, come la forma, il colore, ecc.).

Sheldrake utilizza implicitamente una serie di dati involutivi. Per Sheldrake non ci sono costanti archetipiche o forme preesistenti, ma nei fatti introduce molte costanti universali preesistenti per spiegare la risonanza morfica e la sua causazione formativa. Sulla base della stessa teoria di Sheldrake, ci sono certe categorie che devono esserci da sempre  perché questa teoria della risonanza morfica e della causazione formativa sia vera, e queste categorie a priori sono infatti eterne (o archetipiche). Per esempio, Sheldrake pensa il mondo come composto da forme ed energia; pensa che l’energia causi energia e la forma causi forma; pensa che lo sviluppo avvenga; e pensa che la creatività sia essenziale. Tutte queste cose – energia, forma, causazione, sviluppo, creatività – sono concepite come presenti dovunque, eternamente, fin dal principio – esse non si sviluppano e non si evolvono. Sono, quindi, archetipiche per i suoi stessi standard, per lo meno per quanto riguarda questo universo.

La maggior parte dei fisici crede oggi che il Big Bang, quando si produsse,  sembrò seguire certe leggi fisiche descritte dai matematici. Queste matrici matematiche, di conseguenza, dovevano essere presenti in quel momento o prima del Big Bang (cioè, come dati involutivi), non erano qualcosa che cominciò a esistere dopo il Big Bang e che fu poi ereditato dal futuro (qualcosa che sarebbe un a priori evolutivo per i momenti seguenti; ma queste forme matematiche sembrano essere un  a priori involutivo – niente che fosse creato nel passato, ma qualcosa presente da sempre).

Questi dati involutivi possono essere visti come gli schemi e i vincoli che sono il residuo di quel particolare ciclo della creazione involutiva: ciò che è rimasto dell’esalazione dello Spirito che risultò nel Big Bang, che, quindi, seguiva già questi schemi (o dati involutivi) quando arrivò sulla scena.
Quindi appare evidente che ci sono almeno alcune forme di dati involutivi. Io li chiamerei “archetipi” ma questo termine è stato così abusato che non significa più niente. Chiamiamoli allori “prototipi” o semplicemente dati involutivi.

D’altra parte, molti teorici, come Plotino, Hegel e Aurobindo, andarono un po’ troppo lontano nel cercare di specificare e definire la forma e talvolta il contenuto di questi dati involutivi. Tendevano a vederli come se consistessero di livelli attuali, a volte con contenuti attuati, per cui l'evoluzione non era altro che un riavvolgimento della cassetta video dell’involuzione.

Credo che questa visione non possa più essere sostenuta alla luce delle conoscenze attuali. Infatti, tutti quei grandi pionieri presentavano concezioni metafisiche, premoderne (e certamente pre-postmoderne). Come tali, non coglievano adeguatamente la natura AQAL dello spaziotempo manifesto; in particolare non coglievano il potere formativo del quadrante Basso-Sinistra: il potere inesorabilmente costitutivo dei contesti e retroterra culturali in cui tutti i soggetti e gli oggetti sono indelebilmente immersi, ai quali inizialmente essi devono adattarsi, e all’interno dei quali necessariamente emergono alcune delle loro prensioni. Detto più chiaramente, persino il genio straordinario di questi grandi pionieri non poteva sfuggire al loro stesso contesto culturale in modo da accorgersi che gran parte di quelli che chiamavano “ livelli dell’essere universali preesistenti” erano di fatto caratteristiche superficiali particolari, socialmente costruite. Vale a dire, gran parte di ciò che essi attribuirono ai dati involutivi erano in realtà eredità evolutive. Non forme date eternamente dallo Spirito nel suo cammino verso la manifestazione materiale, ma forme ereditate della manifestazione passata nel suo percorso di ritorno allo Spirito. Questa è la ragione per cui cerchiamo di costruire una spiritualità post-metafisica, postmoderna che onori gli insegnamenti essenziale di questi maestri, pur inquadrandoli in un contesto più adeguato all’autocomprensione di oggi (cioè, la forma di auto-prensione dello Spirito che si trova a questo particolare livello del suo giocoso dispiegarsi).

Tuttavia, questi brillanti filosofi, avatara di Eros, hanno visto qualcosa du sconvolgente e che genera un riverenziale timore: lo Spirito è il vostro Volto Originario. Non è qualcosa di socialmente costruito, o creato per la prima volta quando vi capita per caso di imbattervi in esso, o che spunta fuori alla fine di una sequenza temporale, o una specie di Omega che può essere realizzato solo alla fine dell’universo. Lo Spirito è la vostra realtà sempre presente, che abbraccia tutto,  sempre-e-già esistente. Per questa ragione una qualche nozione di involuzione, o ritorno allo Spirito che non era mai stato smarrito, entra a far parte inevitabilmente della teoria di ogni filosofo/saggio, nessuno escluso. Vi è uno straordinario dato involutivo che è assolutamente innegabile: il Fondamento sempre presente di tutti i fondamenti, la Natura di tutte le nature, la Condizione di tutte le condizioni.

Al di là di questo, i grandi filosofi/saggi (premoderni, moderni e postmoderni) sono spesso in disaccordo sulle caratteristiche degli altri dati involutivi. Si tratta di uomini e donne degni di rispetto. Io ho affermato quello che penso su questo punto (e lo riassumo sotto). Ma la nozione di dati involutivi è una cornice necessaria che la mente umana, essa stessa un prodotto dell’evoluzione, deve usare per costruire l’evoluzione in modo non contraddittorio. Come abbiamo visto, persino i postmoderni, che negano qualsiasi dato preesistente, di fatto presentano la loro serie di dati impliciti per spiegare perché non ce ne sono altri.
Bene, tutti questi teorici, sembra, intuiscono quelle deboli tracce e residui profumati della calma esalazione dello Spirito – la vostra originale espirazione – che ha creato questo particolare mondo manifesto e che si mostra sotto forma di dati involutivi, che sono interpretati dalla matrice AQAL di questo e di ogni momento.
Come ho detto, si tratta di un mito molto utile.
***
Considerando quel mito, facciamo un sintesi. La lista dei dati involutivi postulati potrebbe includere:
(1)   Eros. Eros deriva essenzialmente da un fatto: lo Spirito crea l’intero mondo manifesto e in esso ogni olone: infatti, ogni olone è Spirito-in se-stesso che gioca a essere Altro (cioè, il grande campo della potenzialità morfogenetica spesso sintetizzata come materia, corpo, mente, anima e spirito è in realtà Spirito-come-materia, Spirito-come-corpo, Spirito-come-mente, Spirito-come-anima e Spirito-come-spirito). Poiché la realtà, la quiddità ed è-ità di ogni olone è di fatto Spirito, ma poiché molti oloni non realizzano che sono spirito, allora ogni olone ha un desiderio inesauribile di infinito: ogni olone ha un impulso, un anelito, una spinta, un telos, una brama di e verso Dio – che significa un impulso a realizzare lo Spirito-stesso, un impulso che vuole in definitiva abbracciare l’intero Kosmo. E’ la spinta verso unioni più alte, identità più larghe, inclusioni più ampie – che culminano nella realizzazione di Dio, o la realizzazione da parte di ogni olone dello Spirito, attraverso lo Spirito, nello Spirito, come Spirito. La realizzazione definitiva, tuttavia, non è la somma alla fine della linea, o il culmine di aggregazioni temporali, o l’addizione finita di parti finite che si aggiungono una all’altra fino a formare Una Veramente Grande Cosa Finita; è, invece, la realizzazione della sempre presente, senza spazio e quindi infinita, senza tempo e quindi eterna, senza forma e quindi onnipresente Condizione di tutte le condizioni, Natura di tutte le nature e Fondamento radicalmente senza fondamento di tutti i fondamenti. Nondimeno, nella dimensione manifesta, il risultato paradossale è l’impulso verso una più grande unità tra le cose finite, che si struggono dal desiderio di essere Totalità Libere. Questa spinta verso una più grande unità e verso la totalità, nella dimensione finita si chiama Eros: l’impulso di tutte le cose finite a trovare l’infinito, il cui risultato è l’aumento dell’unificazione e della differenziazione-integrazione delle occasioni finite. Nella dimensione temporale, la sequenza delle unificazioni sempre crescenti è infinita, estendendosi dal sottile in milioni, miliardi, fantastiliardi di realtà manifeste nel futuro, poiché ogni momento trascende-e-include i precedenti, portando all’esistenza sempre nuove verità, nuove esperienze, nuove realtà, e nuove integrazioni, senza poter discernere alcun limite visibile verso l’alto (poiché lo Spirito non è il limite superiore delle cose finite ma è il loro Fondamento sempre presente, e quindi non c’è una destinazione finale verso l’alto). A un certo punto di questa spirale di sviluppo ed evoluzione, un olone diventa abbastanza complesso, abbastanza differenziato e integrato, abbastanza cosciente da iniziare a risvegliarsi al suo Fondamento sempre presente, anche se la manifestazione finita continua nel suo agitato ciclo di unificazioni. In quell’olone, lo Spirito continua il suo gioco di manifestazione, ma ora come una Presenza intensamente presente, cosciente, sentita, un raggio di infinito che si sporge da quell’olone sul mondo che ha creato.

Quest’impulso – l’impulso di Eros – appare, dalla prospettiva in terza-persona degli esseri umani al livello giallo e oltre, come un impulso verso l’auto-organizzazione in tutti gli oloni complessi, un impulso a creare ordine dal caos, una serie di strutture dissipative che consumano energia e creano forme unificate: contro tutte le sensibilità scientifiche (che vedono soltanto oggetti, “ciò”, senza intenzionalità), e contro ogni legge fisica conosciuta (che immagina che gli oggetti, i “ciò”, possano andare soltanto verso il disordine), l’universo materiale sembra organizzare se stesso in sistemi sempre più elevati e complessi. Gli scienziati scuotono la testa. Come è possibile? L’universo si muove verso totalità sempre più inclusive. L’universo va alla ricerca di unità più profonde. L’universo ha un impulso verso l’auto-organizzazione. L’universo… bene, diciamo chiaramente che cosa la prospettiva in terza-persona non riesce a cogliere: l’universo arde internamente e ha una sete inestinguibile di Dio. Ma qualunque sia il modo in cui preferite concepire questo Eros, quest’impulso di ordine dal caos, questa sorprendente auotopoiesi nel cuore stesso della materia, è uno schema evolutivo incontestabile, uno schema che non può essere spiegato dall’evoluzione in quanto tale.

Si postula, quindi,  che Eros sia uno dei dati involutivi: cioè, uno dei fattori presenti fin dall’inizio dell’evoluzione, un deposito nella dimensione manifesta dell’involuzione dello Spirito in e come questa dimensione – deboli echi dell’esalazione dello spirito che mette in moto questo particolare ciclo del Gioco Kosmico.         
 
(2) Se tutti gli oloni si protendono verso lo Spirito, lo Spirito si volge verso tutti gli oloni. Il primo è chiamato Eros, il secondo Agape. Due aspetti della stessa attrazione.    

(3) Un gradiente morfogenetico nella dimensione manifesta. Questo si riferisce alla curvatura dello spaziotempo che riguarda tutte le possibili forme del manifesto o della matrice AQAL: Eros opera attraverso un gradiente di inclusività crescente. Questo gradiente (maldestramente espresso dalle tradizioni premoderne come una serie preesistente e fissa di livelli e piani che vanno dalla materia, al corpo, alla mente, all’anima e allo spirito – la cosiddetta “grande catena dell’essere”) rappresenta, di fatto, l’inclinazione dell’universo alla ricerca di Dio. L’involuzione non crea una serie di piani fissi e di livelli preesistenti (non c’è una grande catena preesistente), ma un vasto campo morfogenetico di potenzialità, definite non dai loro contenuti e forme fissi, ma dalla loro collocazione relativa in un campo mobile. (Vedi “Sulla Natura di una Spiritualità Post-Metafisica”, tradotto su questo sito.)
 
(4) Certi modelli o Forme-Prototipo. Se l’involuzione non crea una serie di livelli preesistenti fissi, ma un campo morfogenetico fluido, rimane la domanda: c’è qualche forma fissa che sia un dato involutivo? Ne abbiamo viste molte: gli oggetti eterni di Whitehead, le leggi fondamentali matematiche e fisiche, gli archetipi impliciti postulati da Sheldrake, ecc. Una lista che propone 20 dati involutivi può essere trovata nel capitolo 2 di “Sex, Ecology, Spirituality”. Questi 20 principi sono semplicemente le forme residuali del Grande Sonno, echi del Grande Oblio che ha messo in moto questo ciclo, forme involutive che sono state tatuate sulla pelle traslucida del Kosmo radioso nel suo venire in essere. 
Ma a parte questi relativamente pochi dati involutivi, ricordate che quello che molti teorici postulano essere i dati involutivi o archetipi eterni (cioè, a priori involutivi, dati per sempre) sono in realtà a priori evolutivi, o forme create caoticamente nel dispiegarsi temporale e poi trasmesse al futuro, non come forme che erano predeterminate persino prima che si manifestassero, ma semplicemente come abitudini kosmiche che varie forme hanno assunto nel corso della loro evoluzione, forme che sono state poi trasmesse come a priori al momento successivo, un a priori determinato non da archetipi eterni ma dalla storia temporale.
Tuttavia, il punto è che per lo meno alcuni schemi sembrano non essere puramente storici – e qui è dove è necessario postulare i dati involutivi. Naturalmente, i teorici che riconoscono i dati involutivi, come Whitehead, devono in seguito postulare che l’emergenza attuale di una occasione data è in qualche modo una miscela di dati involutivi, o a priori senza tempo, e a priori creati evoluzionisticamente o storici, che non sono determinati anteriormente alla loro emergenza. Per esempio, le particelle subatomiche all’inizio del Big Bang obbedivano a varie leggi della fisica, quindi la loro esistenza attuale era una misteriosa mescolanza di dati archetipici e contingenze storiche. Alcune versioni di questa miscela o concrescenza di oggetti eterni e occasioni attuali è postulata dalla maggior parte dei filosofi che hanno riflettuto approfonditamente sulla questione di involuzione ed evoluzione, e io accetto l’impostazione generale delle loro conclusioni.
Due punti ancora da sottolineare: state il più attenti che potete a non fare confusione tra dati evolutivi – che non sono dati eternamente ma sono creati dalla storia temporale, caotica ed evoluzionistica e trasmessi al futuro come abitudini che sono poi preesistenti o a priori in senso temporale – e dati involutivi, che è ciò che dovete avere prima di avere qualsiasi altra cosa, e che, quindi, sembrano esistere al momento o prima del Big Bang.

27) Questi modi di indagini vengono alla luce con l’emergenza dell’onda di    probabilità arancione (che è la prima onda non a possedere la terza-dimensionalità, ma a cogliere riflessivamente la posizione in terza-persona, e quindi il primo modo che si impegna riflessivamente nella consapevolezza ipotetico-deduttiva che attiva e illumina questa dimensione).

28) Infatti, fu l’assolutismo della corrente/linea di Piaget – o il fatto che Piaget credesse che la linea cognitiva fosse la sola linea profonda rispetto alla quale tutte le altre linee di sviluppo erano superficiali – che alla fine sviò gli studi sull’evoluzione psicologica per una decade o due. Piaget fece alla psicologia evolutiva quello che Hegel fece alla filosofia evolutiva – presentò un sistema brillante, così strettamente intrecciato che quando una parte di esso crollò, l’intero edificio andò in pezzi, portando con sé tutta la disciplina. Gran parte di quello che Piaget scoprì sula linea cognitiva è ancora esatto e valido, ma soltanto se la linea cognitiva è vista come una delle almeno altre due dozzine di linea evolutive relativamente indipendenti. E’ abbastanza corretto dire che la linea cognitiva è necessaria ma non sufficiente per la maggior parte delle altre linee, ma questo non significa che le altre linee si sviluppino all’interno della linea cognitiva – infatti, la maggior parte di esse si sviluppa dopo la linea cognitiva, generando uno psicografico molto disuguale (vedi Integral Psychology). Ma se la linea cognitiva è vista come una delle due dozzine di linee, moduli o intelligenze (vedi Howard Gardner) evolutive relativamente indipendenti, allora gran parte delle intuizioni pionieristiche di Piaget possono essere trascese e incluse.
 Oggi, l’assolutismo della linea più diffuso è probabilmente quello di Graves. Cioè, molte persone che utilizzano il sistema di Graves non vedono che la linea dei valori, di cui Graves è il pioniere, è soltanto una delle circa due dozzine di linee relativamente indipendenti. Invece, le strutture/livelli di Graves sono considerate come le uniche profonde rispetto alle quali le altre sono linee superficiali, un assolutismo di una linea nettamente contraddetto da importanti ricerche empiriche. Tuttavia, la linea dei valori di Graves è fondamentale (su di essa si basano i value meme o vMEME di Spiral Dynamics), come tale è un ingrediente importante, ma parziale, di qualsiasi psicologia integrale.

29) Questa è la ragione per cui la teoria dei sistemi e le scienza ecologiche sono ancora inserite ne paradigma fondamentale dell’Illuminismo (il paradigma della rappresentazione o della riflessione): quello che ora è rappresentato è il comportamento dei sistemi, e non il comportamento degli individui, ma lo “specchio della natura” è ancora al suo posto, anche se la natura è concepita come sistemica e non atomistica. Il paradigma dell’Illuminismo stesso era, di fatto, un paradigma riflessivo sistemico (quello rappresentato era “il grande sistema della natura”) al contrario delle storie raccontate dai teorici della rete-della-vita che insistono sul fatto che il paradigma dell’Illuminismo fosse atomistico nella sua essenza. Ma il punto è, sia l’atomismo che la teoria dei sistemi sono mappe del territorio o paradigmi riflessivi (riduzionismo grossolano l’uno, riduzionismo sottile l’altro, ma entrambi riduzionismi), perché nessuno dei due riesce a cogliere la natura costitutiva delle dimensioni in prima e seconda-persona.

30) Per i dati involutivi, incluso Eros, vedi nota 26


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Last Updated ( Saturday, 02 April 2005 )
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