Per documentazioni su Ken Wilber, le sue opere ecc. é stato pubblicato il volume KEN WILBER una sintesi del pensiero di Ken Wilber-La Visione integrale, la Pratica integrale
- p.528 -vedi WILBER_LIBRO per indice dettagli, ecc.. Si può ordinare direttamente alla redazione di Alba Magica v.le F.Testi 216 20126 Milano Telef. redazione ed email 347/4418930-049/8648301 (centr. nazionale)
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DESCRIZIONE DELL'OPERA
L'opera: una sintesi del pensiero di Ken WILBER
LA NUOVA VISIONE DEL MONDO: LA VISIONE INTEGRALE E LA PRATICA INTEGRALE una profonda unità di spiritualità, scienza, arte e delle tradizioni di Oriente e Occidente in una visione globale nell’opera del più grande filosofo dei nostri tempi; per agire e costruire la nuova civiltà planetaria nella Nuova Era - si può ordinare alla redazione di Alba Magica -
volume di 528 pagine - I edizione: febbraio 2005 costo del volume euro 32,00 - Per ordinarlo: versamento di 32,00 euro sul ccp 41275207 (+ 3 euro spese di spedizione) intestato ad Alba Magica v.le F.Testi 216 - 20126 Milano e/o richiederlo direttamente alla redazione di Alba Magica per email telef. o sms (la spedizione in contrassegno, dati i costi postali di questa formula, comporta un supplemento di 6 euro)
347/4418930 - 049/8648301 Brani tratti dal libro KEN WILBER una sintesi del pensiero di Ken Wilber
Il problema centrale della postmodernità
"Ciò che si richiede, senza dubbio, non è una regressione a uno stato predifferenziato (che non è addirittura possibile, per quanto i retro-Romantici spesso lo raccomandano); ciò che è richiesto è l’integrazione del Grande Tre. E’ quello che può essere chiamato il problema centrale della postmodernità: ora che scienza, arte, e morale sono stati irreversibilmente differenziati, come si può integrarli?
Nella Terza Critica, Kant cerca di integrare verità proposizionale e pragmatica via telos/organismi e via dimensioni estetiche (mediante la quale egli esprime, in questo caso, l’apprensione sensorio-estetica). Questo tentativo fu immensamente ricco e suggestivo, e i teorici da Schiller a Schelling avrebbero guardato la dimensione estetica, direttamente sotto l’influenza di Kant, per il loro tentativo di integrazione; e invero, la modernità e postmodernità dovrebbero trovare d’ora in poi qualcosa di immensamente ‘salutare’ nella dimensione estetica/artistica. E tuttora alla fine, questo tentativo fallirebbe. La dimensione sensorio-estetica è invero un tipo di ‘anello di connessione’ tra i fenomeni empirici della cognizione sensoriomotore (‘scienza’) e le pratiche etiche (‘moralità’); nello spettro di sviluppo, in realtà, questa estetica o cognizione ‘endocettuale’ sta tra la cognizione sonsoriomotore e le strutture morali convenzionali. Ciò è in effetti il loro ‘anello mancante’ o ‘anello di connessione’; ma un anello di connessione non è una integrazione. E’ come dire che il quarto grado è tra il terzo grado e il quinto grado e li connette, e lo fa; ma l’integrazione della conoscenza di quei tre gradi si deve trovare al sesto grado, non al terzo. La posizione intermedia o anello di connessione semplicemente non può essere un anello di integrazione, dal momento che l’anello di connessione è un anello tra il più alto e il più basso, e non è esso stesso il super-più alto che dovrebbe integrarli tutti. In altre parole, l’integrazione del Grande Tre dovrà aspettare (e sta già aspettando) l’emergere del vision-logic. Ciò che la razionalità ha diviso la vision-logic dovrebbe unire. Questo è, comunque, il potenziale e la promessa e la lotta della postmodernità. Ciò che la modernità ha differenziato, la postmodernità deve integrare. Questa è la visione integrativa postmoderna che abbiamo menzionato spesso prima, in connessione con Gebser (integrale-aprospettico), Habermas (la cui teoria dell’azione comunicativa è specificamente designata a integrare i Grandi Tre) e il centaurico essere-nel-mondo di Heidegger (anche un tentativo di riordinare i frammenti); vediamo ciò nell’uso sistematico della vision-logic in Foucault di mappare gli esteriori delle epistemi*(includendovi gli interiori anche in dispositivi, guardando alle dimensioni della verità, del potere, dell’etica, e del sé; anche Foucault, un ‘nietzchiano’, tornato a Kant di nuovo e di nuovo, e, in un film sorprendente, alla fine identifica se stesso largamente con il lignaggio di Kant). Noi abbiamo menzionato questa integrazione in termini di ‘mente e corpo sono entrambi esperienze di un sé integrato’; e abbiamo menzionato questo in termini di integrazione della noosfera, biosfera, e fisiosfera. Ed ora vediamo ciò come una integrazione di scienza, morale, ed arte.
Quelli sono semplicemente aspetti differenti dei tentativi globali di integrare le differenziazioni ora irreversibili del Grande Tre.
Ma sono nuovamente spinto nelle ‘notizie cattive’. Tutto ciò che metterei in rilievo, a questo punto, è che io personalmente credo che le nuove integrazioni richieste dalla modernità (e postmodernità) – particolarmente le integrazioni di Io, noi, ed esso; del sé, cultura, e natura; di arte, morale, e scienza; della coscienza, valori, e fatti - stanno già effettuandosi lentamente attraverso la vision-logic. Scienza, valori, e soggettività sono affrontati come molti aspetti del centaurico essere-nel-mondo."[SES, pp.402-403]
[Nota:*episteme. Da Platone (427-347 a.C.): il sapere certo, obiettivo, contrapposto alla credenza e all’opinione. Per estensione: scienza esatta. In greco: conoscenza scientifica.
*epistemologia. Nell’ambito della teoria generale della conoscenza indica lo studio critico dei fondamenti, della natura, delle condizioni di validità del sapere scientifico; filosofia della scienza; epistemologia genetica: disciplina introdotta dallo psicologo svizzero Jean Piaget (1896-1980) che mira a spiegare i processi cognitivi umani ricostruendo le fasi dello sviluppo nell’individuo].
Dalla Modernità alla Postmodernità
"Nessun’epoca è priva dei suoi geni, della sua saggezza, delle sue durevoli verità. Inoltre, ignorare le verità del passato sembra essere la definizione stessa di patologia. Quindi, un approccio integrale, un approccio sano, dovrebbe certamente cercare di onorare e riconoscere e incorporare queste verità durevoli nel percorso in avanti dell’evoluzione della coscienza. Dall’eredità premoderna, abbiamo conosciuto il Grande Campo dell’Essere e del Conoscere, e abbiamo trovato che si tratta di una mappa dei sentieri verso lo Spirito, ma non in una maniera data, ma come un campo morfogenetico di tenera persuasione. Dall’eredità moderna abbiamo imparato il bisogno di riconoscere e onorare l’arte, la morale e la scienza, e permettere che ognuna persegua le proprie verità senza subir violenza dalle altre (un rispetto che ha permesso il sorgere delle democrazie moderne, del femminismo, dell’ecologia, e agli ideali postconvenzionali di libertà, e uguaglianza).
Abbiamo anche preso atto delle scoperte moderne dell’evoluzione nei quadranti, (una nozione che è almeno compatibile con la Grande Catena appoggiata sul suo lato e distesa lungo il tempo geologico, biologico e culturale). E abbiamo menzionato la ‘luminosa promessa’ di una postmodernità costruttiva, che implica l’integrazione del meglio della premodernità (il Grande Campo) e della modernità (la differenziazione dei Grandi Tre), che si risolve in un approccio più integrale a ‘tutti i livelli tutti i quadranti’.
E’ tempo ora di terminare questo riassunto integrale guardando, molto brevemente, la postmodernità stessa, che è dopo tutto, la vetta emergente dell’evoluzione culturale d’oggi - e suggerire esattamente come si adatta ad una prospettiva a ‘tutti i livelli, tutti i quadranti’. Molti mormorano quando si nomina qualunque cosa che sia postmoderna perché il postmodernese è diventato contorto ed indecifrabile. Ma questi sono punti importanti e chiedo al lettore di stare con me in questo capitolo, che renderò il meno doloroso possibile. Potremo allora ritornare a un riassunto di tutto ciò che abbiamo esaminato e alle implicazioni per la psicologia, la terapia, la spiritualità e gli studi sulla coscienza.
LA PROMESSA SPLENDENTE
BUONE NUOVE
L’avvento della postmodernità ha avuto inizio con la comprensione del ruolo intrinseco che l’interpretazione gioca nella consapevolezza umana. Al postmodernismo, infatti, va accreditato l’aver messo l’interpretazione al centro, sia dell’epistemologia e dell’ontologia, sia del conoscere e dell’essere. L’interpretazione, hanno sostenuto nei loro modi i postmoderni, non è solo cruciale per comprendere il cosmo, è un aspetto della sua stessa natura. L’interpretazione è una caratteristica intrinseca del tessuto dell’universo: ecco l’intuizione fondamentale al centro dei grandi movimenti postmoderni.
L’interpretazione: il Cuore del Postmodernismo.
‘Molti sono confusi, inizialmente, nel capire come e perché l’interpretazione sia intrinseca all’universo. L’interpretazione è per le cose, come il linguaggio è per la letteratura, giusto? Sì, ma il linguaggio e la letteratura sono solo la punta dell’iceberg, un iceberg che si estende sino alle stesse profondità del Kosmo stesso. Possiamo spiegarlo così: Come abbiamo visto, tutti gli eventi del Lato Destro, tutti gli oggetti sensomotori i processi empirici e i ‘ciò’, possono essere visti con i sensi o le loro estensioni. Tutti hanno una localizzazione semplice; puoi indicare la maggior parte di loro (rocce, città, laghi, stelle, strade, fiumi…).’
Gli eventi interiori del Lato Sinistro invece, non possono essere visti allo stesso modo. Non si può vedere l’amore, l’invidia, la meraviglia, la compassione, le intuizioni, l’intenzionalità, l’illuminazione spirituale, gli stati di coscienza, i valori, o i significati che vanno in giro all’intorno nel mondo empirico. Gli eventi interiori non possono essere visti in modo esteriore od oggettivo, sono visti attraverso l’introspezione e l’interpretazione. Così, se vuoi studiare empiricamente il Macbeth, puoi prendere una copia dell’opera e sottoporla a numerosi test scientifici: pesa un certo numero di grammi, ha un certo numero di molecole d’inchiostro e di pagine composte da certe sostanze organiche e così via. Ciò è tutto ciò che puoi sapere empiricamente di Macbeth. Questi sono gli aspetti esteriori obiettivi del Lato Destro. Ma, se vuoi conoscere il significato dell’opera, devi leggerla ed entrare nella sua interiorità, nel suo significato, nelle sue intenzioni e profondità. E, l’unico modo in cui poi farlo, è attraverso l’interpretazione: che cosa significa questa frase? Qui la scienza empirica é certamente inutile, perché stiamo entrando in campi interiori e in profondità simboliche e intersoggettive. Non solo monologiche, ma dialogiche. Oppure, puoi vedermi arrivare dalla strada con il volto accigliato. Lo puoi vedere. Ma, quell’espressione accigliata che cosa significa veramente? Come lo scoprirai? Chiedendomelo. Parlerai con me. Puoi vedere le mie superfici, ma per comprendere la mia interiorità, le mie profondità, dovrai entrare nell’ambito interpretativo, (l’ambito ermeneutico). Come soggetto, non mi guarderai solo come oggetto, ma piuttosto, come un soggetto, tenterai di comprendermi come soggetto, come persona, come un’io, come un portatore d’intenzioni e significati. Mi parlerai e interpreterai quanto dico; e io farò altrettanto con te. Non siamo soggetti che guardano oggetti; siamo soggetti che cercano di comprendere soggetti, siamo nel campo intersoggettivo, nella danza dialogica. Questo è vero non solo per gli esseri umani, ma per tutti gli esseri senzienti, come tali. Se vuoi comprendere il tuo cane, se è felice, o se forse ha fame o vuol andare a fare una passeggiata, tu devi interpretare i segnali che ti da. E il tuo cane, fin dove comprende, fa lo stesso con te. In altre parole l’interno di un olone può essere accessibile solo attraverso l’interpretazione. Per dirla in breve, le superfici esteriori possono esser viste, ma le profondità interiori devono essere interpretate. E proprio perché la profondità interiore di un olone è una parte intrinseca del Kosmo - il Lato Sinistro di ciascun olone, l’interpretazione stessa quindi è una caratteristica intrinseca al Kosmo.
L’interpretazione non è qualcosa di aggiunto al Kosmo come un pensiero successivo, ma è l’aprirsi dell’interiorità stessa. Sin dove giungono le profondità del Kosmo che ‘vanno giù sino al fondo’ così, come notoriamente disse Heidegger, ‘l’interpretazione va fino al fondo’.
Forse possiamo ora vedere perché una delle grandi aspirazioni del postmodernismo fu il presentare l’interpretazione come l’aspetto intrinseco del Kosmo. Possiamo metterla così: ogni olone ha la sua dimensione del Lato Sinistro e Destro (come si vede nella fig.11 p. 152 ), e quindi ciascun olone ha una componete obiettiva (Destro) e una interpretativa (Sinistra). (Sin dove vuoi spingere l’interiore o la consapevolezza nella profondità, è certamente a tua discrezione. Qualcuno si spinge giù sino ai mammiferi, altri sino ai rettili, altri sino alle piante, altri sino in fondo agli atomi. Trovo questo un problema molto relativo: comunque, qualunque quantità di coscienza abbia un olone, diciamo un’ameba, un olone di grado più elevato ne ha un pò di più, diciamo un gorilla. Più è in basso nel Grande Campo, minore è la consapevolezza dell’olone, fino a che non si dissolve in ombre che non possiamo distinguere.[P.I., pp.159-160]
Momenti di Verità nel postmodernismo
Proprio perché la postmodernità cerca in molti modi di liberarsi della flatland e del suo lascito che nega i significati, la filosofia postmoderna è un grappolo complesso di nozioni, che sono spesso definite quasi completamente, da ciò che i loro proponenti rifiutano. Rifiutano il fondamentalismo, l’essenzialismo e il trascendentalismo. Rifiutano la razionalità, la verità come corrispondenza, e la conoscenza rappresentativa. Rifiutano le grandi narrative e metanarrative e le grandi visioni d’ogni tipo. Rifiutano il realismo, il vocabolario irrevocabile e la descrizione canonica. Incoerenti, come spesso paiono le teorie postmoderne (e come spesso sono), tuttavia la maggior parte degli approcci postmoderni condivide tre essenziali assunti centrali:
1. La realtà non è del tutto data, ma in modi significativi è una costruzione, un’interpretazione (questa visione è spesso definita strutturalismo - constructivism); la credenza che la realtà sia semplicemente data e non anche parzialmente costruita, viene detta ‘il mito del dato/given’.
2. Il significato dipende dal contesto, e i contesti sono infiniti (questo è spesso chiamato contestualismo).
3. La conoscenza non deve privilegiare quindi eccessivamente alcuna prospettiva - questo è chiamato aprospettivismo-integrale.
W. ritiene che tutte e tre queste ipotesi postmoderne siano abbastanza accurate, e debbano essere rispettate e incorporate in qualunque prospettiva integrale.
Il fatto che tutti gli oloni abbiano sia una parte interpretativa che una obiettiva, non nega l’aspetto oggettivo, piuttosto lo situa. Così, l’esteriore del Lato Destro, anche se vi sovrapponiamo concetti, tuttavia continua ad avere varie caratteristiche intrinseche, che sono registrate dai sensi o dalle loro estensioni, e che in quel senso generale, tutti gli oloni del Lato Destro hanno un qualche tipo di realtà oggettiva. Anche Wilfrid Sellars, conosciuto generalmente come il più convinto oppositore del ‘mito della realtà data’, il mito del realismo diretto e dell’empiricismo naif, il mito che la realtà ci viene semplicemente data - sostiene che, anche se l’immagine manifesta di un oggetto è parte di una costruzione mentale, è guidata in modi significativi da caratteristiche intrinseche di esperienza sensoriale, ed è esattamente per questo che, come disse Thomas Kuhn, la scienza può fare progressi reali. Un diamante taglierà un pezzo di vetro, non importa quali parole usiamo per ‘diamante’, ‘tagliare’ e ‘vetro’, e nessuna quantità di strutturalismo culturale cambierà questo semplice fatto.
Ma queste sono le cattive notizie. Il punto per ora è che la postmodernità, nel tentativo di dare spazio a quegli aspetti dei Grandi Tre che erano stati esclusi o marginalizzati dalla flatland, indicarono l’importanza essenziale dell’interpretazione, del contestualismo e dell’integralismo, e, a questo riguardo, avevano certamente ragione.
Dal Moderno al Postmoderno
L’importanza del costruttivismo, del contestualismo e dell’aprospettivismo-integrale, si manifestò storicamente con ciò che venne chiamata la svolta linguistica in filosofia, la scoperta generale che il linguaggio non è una semplice interpretazione di un mondo dato, ma che dà una mano alla creazione e costruzione del mondo. Con la svolta dei linguisti, che iniziò circa nel diciannovesimo secolo, i filosofi smisero di usare il linguaggio per descrivere il mondo e iniziarono invece a guardare il linguaggio stesso.
Il Significato dipende dal Contesto
Allo stesso modo, - e qui cominciamo a vedere l’importanza del contesto culturale di fondo, così enfatizzato dai postmodernisti, (specialmente a partire da Heidegger), il significato è costruito per me da una vasta rete di contesti di fondo dei quali io coscientemente so molto poco. Non modello questo significato; questo significato modella me. Sono parte di questo vasto sfondo culturale, e in molti casi non ho un indizio da dove tutto ciò venga. In altre parole, come abbiamo spesso visto, ogni intenzionalità soggettiva (quadrante Superiore Destro) è situata in reti di contesti intersoggettivi e culturali (Inferiore Sinistro) che sono strumentali alla creazione del significato interpersonale stesso. Ed è proprio per questo che il significato è certamente dipendente dal contesto, e perché l’abbaiare (bark) del cane é differente dalla corteccia (bark) dell’albero. Ed è anche per questo che gli stati di coscienza individuali devono in un certo grado essere interpretati all’interno del contesto culturale, e perché una prospettiva davvero postculturale dovrebbe tentare di andare verso una sensibilità a tutti i contesti (sottolineando ad esempio, la natura costantemente olonica della coscienza).
Non solo il significato dipende in molti modi importanti dal contesto nel quale si trova, questi contesti sono di principio senza fine e illimitati. Quindi non c’é modo alla fine per padroneggiare e controllare il significato una volta per tutte (perché posso sempre immaginare un contesto successivo che potrebbe alterare il significato presente). Jonathan Culler ha, infatti, riassunto tutto il decostruttivismo (uno dei movimenti postmoderni più influenti) in questo modo: ‘Uno potrebbe allora identificare il decostruttivismo con i princìpi gemelli della determinazione contestuale del significato, e dell’infinita estendibilità del contesto’. I contesti sono davvero senza fine proprio perché la realtà è composta di oloni all’interno di oloni, all’interno di oloni infinitamente, senza un visibile inizio o una visibile fine. Anche lo stesso universo ora è solo una parte del momento successivo dell’universo. Ogni intero è sempre una parte, senza fine. E quindi ogni contesto concepibile è illimitato. Dire che il Kosmo è olonico è dire che è contestuale, sino all’alto e sino al basso.
Aprospettico-Integrale
Il fatto che il significato dipende dal contesto, la seconda importante verità della postmodernità chiamata anche contestualismo, significa che è necessario un approccio con prospettive multiple alla realtà. Ogni singola prospettiva é probabile sia parziale, limitata, forse anche distorta, e solo rispettando prospettive multiple e multipli contesti la conoscenza cercata può fare fruttuosi avanzamenti. E questa ‘diversità’ è la terza importante verità della postmodernità.
Jean Gebser, che abbiamo visto in relazione alle visoni del mondo, ha coniato il termine aprospettico- integrale per riferirsi a questa prospettiva multi prospettica e pluralistica, a cui io mi riferisco come Vision Logic o network logic logica della rete (pensiero sintetico integrato). ‘Aprospettico’ significa che nessuna singolare prospettiva viene privilegiata, e così, per conseguire una prospettiva più olistica ed integrale, dobbiamo avere un approccio aprospettico, ed è esattamente ciò che Gebser sottolineava come: aprospettico integrale. Gebser contrappose la conoscenza aprospettica integrale alla razionalità formale (formale operativa) o quella che chiamiamo ‘ragione prospettica’, che tende a prendere una singola prospettiva monologica e di vedere tutta la realtà attraverso le sue lenti ristrette. Dove la ragione prospettica privilegia la prospettiva esclusiva di un particolare soggetto, il Vision Logic o network logic logica della rete (pensiero sintetico integrato) aggiunge tutte le prospettive senza privilegi per nessuna, cercando così di cogliere l’integrale, il totale, i contesti multipli all’interno di contesti che illimitatamente dischiudono il Kosmo, non in modo rigido e assolutistico, ma in un disegno fluido, olonico e multidimensionale.
Ciò é parallelo quasi esattamente alla grande enfasi degli Idealisti sulla differenza tra la ragione meramente formale, rappresentativa o empirico-analitica, e la ragione dialogica, dialettica e orientata alla rete (o network logic). Chiamarono la prima Verstand e la seconda Vernunft. E abbiamo visto la Vernunft essere una più alta evoluzione rispetto alla semplice Verstand o alla razionalità formale. Anche
Gebser credeva che il Vision Logic fosse uno sviluppo evolutivo oltre la razionalità formale. Gebser e gli Idealisti non sono soli: molti importanti teorici, da Jurgen Habermas a Carol Gilligan, videro la conoscenza postformale dialettica come una modalità della ragione più alta e comprensiva della conoscenza formale operativa (come indicato su molti schemi). Dire che lo sviluppo cognitivo si evolve dal formale al postformale vuol dire che l’evoluzione culturale si muove dal moderno al postmoderno. Questo è certamente un fatto molto complesso dei quattro quadranti che coinvolge sviluppi importanti come quello industriale o informatico; ma la modalità di conoscenza è un elemento cruciale e il mondo postmoderno nei suoi aspetti migliori è un mondo postformale.
Questo Vision Logic non solo può osservare massicce interrelazioni, ma è in se stesso una parte intrinseca di un Kosmo interrelato, ed è per questo che il Vision Logic non solo rappresenta il Kosmo, ma è un prodotto del Kosmo. Tutti i modi di autentica conoscenza certamente, sono tali espressioni, ma il Vision Logic è il primo a poter autocoscientemente realizzarlo e articolarlo. Lo fece Hegel in una delle prime pionieristiche elaborazioni, l’evolutività del Vision Logic divenne conscia di sé in Hegel, e Saussure fece esattamente la stessa cosa con la linguistica. Saussure prese il Vision Logic e lo applicò al linguaggio, scoprendo così per la prima volta nella storia la sua struttura interrelata. La svolta linguistica è, in fondo, il Vision Logic che si applica al linguaggio stesso.
Lo stesso Vision Logic avrebbe fatto sorgere le versioni ampiamente elaborate della teoria dei sistemi nelle scienze naturali e anche questo sarebbe stato dietro la convinzione dei postmoderni che il significato dipende dal contesto e tutti i contesti sono sconfinati. In tutti questi movimenti e in altri, vediamo la mano radiosa del Vision Logic che annuncia l’infinita rete di interconnessione olonica che costituisce il tessuto stesso del Kosmo.
E’ per questo, afferma W., che il riconoscimento dell’importanza della consapevolezza aprospettico-integrale è il terzo grande (e valido) messaggio della postmodernità in genere.
CATTIVE NOTIZIE
Tutto ciò é bello e buono. Abbiamo visto che non è abbastanza essere ‘olistico’ anziché atomistico, o orientato alla rete invece di essere analitico e divisivo. Poiché il fatto allarmante è che tutti i modi di conoscere possono crollare ed essere confinati in mere superfici, in esteriori, in occasioni del Lato Destro. E infatti, appena il Vision Logic emerse eroicamente nell’evoluzione, fu schiacciato dalla follia della flatland che spazzava il mondo moderno.
Il Linguaggio collassa
Certamente, come abbiamo visto ripetutamente, le stesse scienze sistemiche fecero proprio questo. Le scienze dei sistemi negarono ogni sostanziale realtà ai campi dell’io e del noi (nei loro propri termini) e ridussero tutto a null’altro che dei ‘ciò’ interconnessi e in sistemi dinamici di elaborazioni in rete.
Questo era Vision Logic al lavoro ma un Vision Logic mutilato, zoppicante e incatenato al letto di processi esteriori e oggetti empirici. Questo era un olismo, ma solo un olismo esteriore che cancellò perfettamente l’interiore e nego ogni validità agli ampi reami dell’olismo del Lato Sinistro (dell’ ‘io’ e del ‘noi’). I ceppi della terza persona non erano più atomistici, le catene della terza persona erano ora intessute olisticamente.
Lo stesso fato attendeva gran parte dell’agenda postmoderna. A partire dalla strabiliante affidabilità del Vision Logic e della consapevolezza aprospettica integrale, ma ancora incapaci di sfuggire l’intensa gravità della flatland questi movimenti postmoderni spesso finirono sottilmente a incarnare e anche estendere il progetto riduzionista. Erano una nuova più alta forma di ragione, si, ma una ragione ancora intrappolata nella flatland. Diventarono semplicemente un’altra svolta sull’olismo della flatland, del monismo materialista, della follia monologica. Subiscono ancora il disastro della modernità anche se annunciano a gran voce di averlo superato, sovvertito, decostruito e fatto esplodere.
L’estrema postmodernità così si spinse dalla nobile intuizione che bisogna offrire un attento ascolto ad ogni prospettiva, alla credenza autocontraddittoria che nessuna prospettiva è migliore di qualunque altra (autocontraddittoria perché la loro stessa credenza è considerata migliore delle alternative). Così sotto il grande peso della Flatland, la consapevolezza dell’aprospetticità integrale divenne solo follia aprospettica, la contraddittoria credenza che nessuna credenza è migliore di altre, una totale paralisi del pensiero, della volontà e dell’azione di fronte a milioni di prospettive e dando a tutte data la stessa profondità, cioè zero. Ad un punto del The Tunnel, Gass stesso, autore di questo capolavoro postmoderno, descrive la perfetta forma postmoderna, che serve a degradare il suburbio (sic), a inquinare gli inquinanti, far scoppiare l’esploso, far spazzatura della spazzatura… è tutto superficie… non c’è un interno per lontano che tu possa andare sopra, dentro non c’è profondità. Non c’è interno, non c’è profondità. Questo può servire da perfetto credo per alcuni estremisti postmoderni. Proprio come la modernità scivolò nella dissociazione, la postmodernità spesso è scivolata nelle superfici.
CONCLUSIONE
I contributi durevoli dell’era postmoderna; il mondo è in parte una costruzione e un’interpretazione; tutti i significati dipendono dal contesto, i contesti sono olonici all’infinito, sono verità che ogni prospettiva ampia sicuramente desidera includere. Tutti questi possono essere riassunti in modo più generale, dicendo che dove la modernità ha differenziato i Grandi Tre, la postmodernità li avrebbe integrati, arrivando così a un abbraccio inclusivo, integrale, non esclusivo. Questo programma integrale è il cuore della postmodernità costruttiva, e il cuore di qualunque psicologia e spiritualità davvero integrali.
Ma come le differenziazioni della modernità scivolarono spesso nella dissociazione, così l’abbraccio integrale della postmodernità scivolò nella follia aprospettica,
nella negazione di distinzioni qualitative di ogni sorta, la negazione di tutte le olarchie. E poiché l’unico modo di raggiungere l’olismo è attraverso le olarchie, negando queste ultime, la postmodernità effettivamente negò il primo, e così offrì al mondo non l’olismo ma ‘l’ammucchiamento’: la diversità impazzì, senza modo di integrare e armonizzare le voci pluralistiche. Nessuna affermazione è essenzialmente migliore di un’altra; tutte le gerarchie sono marginalizzanti e dovrebbero essere rifiutate; tutte le voci dovrebbero essere trattate allo stesso modo, senza discriminazioni e giudizi.
La contraddizione inerente nel programma è semplicemente questa: la posizione del pluralismo postmoderno, basata com’è sul Vision Logic postformale e sulla conoscenza integrale aprospettica, è essa stessa il prodotto di almeno cinque livelli di sviluppo gerarchico (dal sensomotorio, al preconvenzionale operativo, operativo convenzionale, formale e postconvenzionale formale). Dalla posizione evolutiva molto alta della consapevolezza postconvenzionale, postformale, pluralistica, - che nobilmente desidera trattare tutti i popoli in modo giusto e buono, la postmodernità ha poi negato l’importanza dello sviluppo nel suo insieme, negato che ogni posizione è più alta o più profonda di un’altra, negato, in effetti, la pretesa che mondocentrico è meglio di etnocentrico, in pratica ha negato completamente la propria posizione. E tuttavia, è solo dall’alto del livello evolutivo della consapevolezza postconvenzionale, postformale che il pluralismo può essere colto in primo luogo! Negare lo sviluppo e l’evoluzione vuol dire negare il pluralismo e scivolare in un mondo con null’altro che superfici equivalenti, dove tutte le distinzioni qualitative e le olarchie sono scomparse. Ed è per questo che i pluralisti postmoderni hanno sempre avuto difficoltà a spiegare perché dovremmo rifiutare i Nazisti o il KKK; se tutte le posizioni sono uguali, perché non abbracciarli? Follia aprospettica.
Così sotto le importanti verità del relativismo, del pluralismo e della diversità culturale, il postmoderno aprì al mondo le ricchezze di voci diverse, ma poi si fece indietro per vedere le diverse voci degenerare in una Torre di Babele, con ogni voce che pretendeva la propria validità, e tuttavia, con poche di loro che davvero rispettassero i valori delle altre. Ognuno era libero di andare per la sua strada e quindi tutti andarono per strade fortemente diverse. Ciò non liberò infine le molte voci pluraliste, come pretendeva, ma piuttosto le scacciò, le alienò e isolò negli angoli lontani di un mondo frammentato, a nutrirsi in solitudine, perse nella mescolanza di superfici equivalenti. Cercando di sfuggire la flatland, il decostruttivismo postmoderno divenne il suo principale sostenitore.
Il postmodernismo costruttivo, d’altra parte, prende i contesti multipli liberati dal pluralismo, e qui fa un passo avanti e li tesse insieme in reti interrelate mutualmente. (Puoi vederlo su quasi tutti gli schemi. Con qualunque nome, il relativismo pluralistico, apre la strada all’olismo integrale. Vedi specialmente Deirdre Kramer, Gisela Labouvie-Vief, Jan Sinnott, Don Beck, Clare Graves, Susanne Cook-Greuter, Kitchener e King, Blanchard-Fields, William Perry e Cheryl Armon, tra gli altri.)
Questo integrale-aprospettivismo, questa unità nella diversità, questo integralismo universale - scopre interconnessioni globali, nidi dentro nidi dentro nidi, e vaste olarchie di reciproca arricchente inclusione, trasformando così l’ammucchiamento pluralistico in olismo integrale. (Nei termini di Spiral Dynamics, la grande forza della postmodernità è che si è sviluppata dal materialismo scientifico arancione, al pluralismo verde, in un nobile tentativo di essere più inclusivo e sensibile verso i marginalizzati dalla razionalità. Ma l’aspetto negativo del pluralismo verde, é il suo soggettivismo e relativismo, che lascia il mondo frammentato e spezzettato. Come dice lo stesso Clare Graves, ‘questo sistema vede il mondo relativisticamente. Il pensiero mostra una quasi radicale e quasi compulsiva enfasi sul vedere ogni cosa secondo uno schema di riferimento relativistico e soggettivo.’ E per quanto importanti, questi contesti multipli devono muoversi oltre il materialismo scientifico, se diventano un fine in se stessi, impediscono semplicemente l’emergere di costruzioni di un secondo livello di pensiero, che cioè ritessono assieme i frammenti in un abbraccio globale olistico. E l’apparizione di un secondo livello di pensiero dal quale dipende un modello veramente integrale - e questo e il sentiero del postmodernismo costruttivo).
Per una psicologia integrale, la postmodernità significa molte cose. Prima e principale è la riaffermazione di che cosa sia la psicologia stessa: la capacità costruttiva e creativa della coscienza stessa: il mondo non è semplicemente riflesso dalla coscienza, è co-creato dalla coscienza, il mondo non è solo una percezione ma un’interpretazione. L’interpretazione è un aspetto intrinseco del Kosmo, ‘per tutto il percorso verso il basso’ poiché la coscienza e l’interiore sono intrinseci aspetti del Kosmo, ‘per tutto il percorso verso il basso’ é l’unico modo per raggiungere l’interiore è attraverso l’introspezione e l’interpretazione.
Che la coscienza sia infinitamente olonica è il messaggio finale della postmodernità.
Quindi ogni teoria integrale dovrebbe avere la saggezza di includere dimensioni costruttive, contestuali e aprospettico integrali nella sua struttura. E’ a questa conclusione integrale che possiamo ora volgerci.
universale - scopre interconnessioni globali, nidi dentro nidi dentro nidi, e vaste olarchie di reciproca arricchente inclusione, trasformando così l’ammucchiamento pluralistico in olismo integrale. (Nei termini di Spiral Dynamics, la grande forza della postmodernità è che si è sviluppata dal materialismo scientifico arancione, al pluralismo verde, in un nobile tentativo di essere più inclusivo e sensibile verso i marginalizzati dalla razionalità. Ma l’aspetto negativo del pluralismo verde, é il suo soggettivismo e relativismo, che lascia il mondo frammentato e spezzettato. Come dice lo stesso Clare Graves, ‘questo sistema vede il mondo relativisticamente. Il pensiero mostra una quasi radicale e quasi compulsiva enfasi sul vedere ogni cosa secondo uno schema di riferimento relativistico e soggettivo.’ E per quanto importanti, questi contesti multipli devono muoversi oltre il materialismo scientifico, se diventano un fine in se stessi, impediscono semplicemente l’emergere di costruzioni di un secondo livello di pensiero, che cioè ritessono assieme i frammenti in un abbraccio globale olistico. E l’apparizione di un secondo livello di pensiero dal quale dipende un modello veramente integrale - e questo e il sentiero del postmodernismo costruttivo).
Per una psicologia integrale, la postmodernità significa molte cose. Prima e principale è la riaffermazione di che cosa sia la psicologia stessa: la capacità costruttiva e creativa della coscienza stessa: il mondo non è semplicemente riflesso dalla coscienza, è co-creato dalla coscienza, il mondo non è solo una percezione ma un’interpretazione. L’interpretazione è un aspetto intrinseco del Kosmo, ‘per tutto il percorso verso il basso’ poiché la coscienza e l’interiore sono intrinseci aspetti del Kosmo, ‘per tutto il percorso verso il basso’ é l’unico modo per raggiungere l’interiore è attraverso l’introspezione e l’interpretazione.
Che la coscienza sia infinitamente olonica è il messaggio finale della postmodernità.
Quindi ogni teoria integrale dovrebbe avere la saggezza di includere dimensioni costruttive, contestuali e aprospettico integrali nella sua struttura. E’ a questa conclusione integrale che possiamo ora volgerci.