|
Verso una Teoria comprensiva delle energie sottili
di Ken Wilber
seconda parte
Involuzione ed Evoluzione La Dottrina delle Due Verità Il problema Soluzione proposta
Riassunto delle Realtà Quantistiche
Parte III. Aspetti Specifici di una Teoria delle Energie Sottili - Approfondimenti
Una Tassonomia più Raffinata delle Energie Sottili:1.La famiglia energia grossolana; 2. La famiglia energie sottili; 3. La famiglia energie causali
Reincarnazione I Chakra
Parte IV. Confronto fra Teorie
Involuzione ed Evoluzione Prima di procedere a raffinare lo schema proposto, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione a una questione che, credo abbia causato, in assoluto, i più gravi problemi teoretici non solo nell’ambito delle energie sottili, ma nel campo complessivo della spiritualità e del misticismo e della loro relazione con la scienza moderna.
Più precisamente, questo è il problema: in quello schema dove si trova il vuoto quantistico?
Secondo la moderna fisica dei quanta e della relatività, la quantità di densità energetica del vuoto quantistico contenuta in un singolo atomo di idrogeno è più grande della quantità di tutta l’altra energia immagazzinata nella totalità delle stelle conosciute. In altre parole, tutto il resto. Alcuni fatti intriganti che riguardano la realtà quantistica, come quello menzionato, hanno spinto un gran numero di scienziati – LeShan, Capra, Zukav, Wolf (e dozzine di altri di cui non faccio il nome) – a fare un’equazione tra il vuoto quantistico e qualcosa di simile allo spirito, la supermente, il Tao, Brahman, il Vuoto del Buddhismo, ecc. Il risultato è stato, secondo la mia personale opinione, catastrofico. Per cominciare, esaminiamo le tradizioni e vediamo dove esse potrebbero situare le realtà quantistiche. Nella fisica quantistica, la potenzialità di onda è una vasta sorgente di energia creativa che dà origine a particelle materiali più dense, incluse particelle come quark, elettroni, protoni.
E’ questa natura “creatrice” della potenzialità quantistica che ha spinto molti scienziati a equipararla con la potenzialità spirituale, una specie di vasto campo di potenzialità infinite che è lo spirito incondizionato stesso o la coscienza illimitata. Se questo fosse il caso, allora la sequenza dell’evoluzione sarebbe simile a questo: dalla potenzialità spirituale/quantistica emergono le particelle subatomiche, che poi si riuniscono in atomi, che si riuniscono in molecole, che poi formano le cellule, che poi formano gli organismi… In altri termini, in questo schema, più elevato è il livello di evoluzione più lontano siamo da Dio. Qualcosa evidentemente non quadra. Ma, una volta che (sbagliando) lo spirito sia stato identificato con la potenzialità quantistica, quella conclusione diventa obbligata. Proprio perché la potenzialità quantistica non è, in realtà, una dimensione radicalmente senza forma e nonduale, non può essere in nessun caso assimilata con la realtà genuinamente spirituale: essa è, semplicemente, un aspetto del mondo manifesto che ha qualità e quantità e, dunque, non è il radicalmente Non-Qualificabile. Le tradizioni di saggezza sono essenzialmente unanimi in modo fermo e deciso su questo punto. Abbiamo visto la visione generale delle tradizioni concernente l’emanazione (o involuzione).
Anche se usiamo la versione più semplice di 5 livelli, appare più che evidente cosa sia in realtà la potenzialità quantistica. Nell’involuzione o creazione, lo Spirito radicalmente non-qualificabile decide di giocare a nascondino e, quindi, dimentica se stesso e si effonde fuori da se stesso per creare il mondo manifesto della molteplicità e dell’alterità. Come abbiamo visto, la prima cosa che lo Spirito crea è l’anima, che poi si riversa all’esterno per creare la mente, che poi si riversa all’esterno per creare la vita (o prana) che poi si riversa all’esterno per creare la materia insensibile (quark, atomi).
Alla fine della sequenza ontologica, la materia emerge all’esistenza come la cristallizzazione e la condensazione del prana. In altri termini, la potenzialità quantistica non è spirito, ma prana.
Più tecnicamente, la potenzialità quantistica non è lo spirito-come-spirito, non è lo spirito-come-anima, non è lo spirito-come-mente, ma è spirito-come-prana, che dà origine allo spirito-come-materia. Quello di cui i formalismi della fisica quantistica stanno afferrando una lieve traccia – in una forma puramente terza-persona, oggettiva, astratta, matematica – è il potere impressionante dell’energia eterica-astrale, da cui è emerso, come sedimentazione e cristallizzazione, l’intero mondo materiale grossolano. Una versione di questo è: quando la funzione d’onda di Schroedinger crolla, il prana dà origine alla materia. Comunque concepiamo questo, si tratta sempre dell’attivazione di questa particolare interfaccia.
La Dottrina delle Due Verità Il problema
Questo sembra, in ogni caso, il modo più semplice e facile per integrare il meglio delle tradizioni di saggezza con la scienza moderna in questo ambito specifico. D’altra parte, la nozione semplicistica e dualistica che vi sia, per esempio, un ordine implicito (che sarebbe spirituale e quantistico) e un ordine esplicito (che sarebbe materiale e newtoniano) ha causato e causa ancora enorme confusione. Ma persino David Bohm, che ha introdotto questa nozione, finì poi per introdurre così tanti altri “ordini” da rendere la teoria irriconoscibile.
Abbiamo appena visto che, per le tradizioni, la parte energetica della Grande Catena dell’Essere significa che il prana è implicito nella materia-energia grossolana (che si esplicita nel prana). A sua volta, l’energia psichica è implicita nel prana (che si esplicita nello psichico). E, naturalmente, l'energia causale è implicita nella dimensione psichica (e in tutte le altre più basse)- il livello “causale” è chiamato causale perché è la causa, l’inizio, il creatore di tutta la sequenza manifesta dell’evoluzione. Quindi, ogni dimensione nella Grande Catena è implicita nei sublivelli che la precedono nella sequenza, ed è esplicita in quelli successivi- una nozione espressa in modo chiaro da teorici come Fa-Tsang, Plotino, Schelling.
Ma se assolutizziamo la fisica (cioè, se confondiamo le due verità, vedi sotto), allora facciamo crollare l’intera Grande Catena riducendola a un solo ordine implicito e un solo ordine esplicito. Uno dei molti problemi causati da questo rozzo modello è che se, come abbiamo visto, equipariamo le realtà quantistiche a una specie di Creatore spirituale ultimo, allora, poiché questo “spirito” dà origine agli atomi, che danno origine alle molecole, che danno origine alle cellule, che danno origine agli organismi, ecc., più elevata e complessa è l’evoluzione più lontani siamo da Dio.
Bohm si rese vagamente conto di questo – e capì che questo “ordine implicito” proprio perché era separato dall’ordine esplicito, non poteva di fatto rappresentare nessun tipo di realtà spirituale genuina o nonduale. Allora inventò una terza dimensione, o “ordine super-implicito”, che si supponeva fosse la dimensione spirituale nonduale. Così aveva tre livelli di realtà: esplicito, implicito e super-implicito. Ma, poiché non aveva familiarità con le sottigliezze del Shunyata (vedi sotto), cadde di nuovo nella trappola delle nozioni dualistiche (cercando ancora di qualificare ciò che non può essere qualificato). Quindi aggiunse un altra dimensione: “oltre il super-implicito”, che gli diede quattro livelli di realtà. Progressivamente, Bohm intraprese il ritorno a una rozza versione della tradizionale Grande Catena, che sostiene che ogni dimensione successiva è implicita nelle precedenti (meno complesse). Ma poiché egli supponeva che tutte queste dimensioni fossero basate sulla fisica, fu, di fatto, coinvolto in un colossale gioco riduzionistico che distruggeva i livelli intermedi concreti della Grande Catena (per esempio, il livello 2, di cui si occupa la biologia, e il livello 3, di cui si occupa la psicologia, sono ridotti nei formalismi della fisica quantistica a variabili nascoste della materia-energia grossolana). Questa non è integrazione di scienza e spiritualità, ma unione di cattiva fisica con cattivo misticismo.
Soluzione proposta Come ho già sottolineato, l’equiparazione delle realtà quantistiche (subquanta, stringhe, simmetrie), con un qualche tipo di Spirito nonduale è forse la più colossale confusione teoretica che si possa fare nell’abbordare quest’argomento. In primo luogo, perché si confonde la natura dell’involuzione e dell’evoluzione e, quindi, si confonde l’inizio della sequenza involutiva - cioè, lo spirito causale - con l’inizio della sequenza evolutiva - cioè, la potenzialità del vuoto quantistico, o qualcosa di simile, che rappresenta, invece, lo spirito-come-prana. Nella terminologia dei chakra, questa visione confonde l’enorme potenzialità creativa di Kundalini avvolta alla base della colonna vertebrale (muladhara) con Kundalini alla sommità della testa (sahasrara). Sappiamo già che sono entrambe Kundalini; ma, molto semplicemente, muladhara non è la stessa cosa di sahasrara. In secondo luogo, e ancora più importante, questa confusione teoretica viola la dottrina delle due verità. In ultima analisi, le tradizioni dicono molto chiaramente che il “primo passo” nella manifestazione involutiva è un Mistero nonduale e non può in nessun modo essere colto adeguatamente (non può essere neppure avvicinato) dalla verità tradizionale, cioè da nessun tipo di scienza, che sia d’avanguardia o meno. La ragione è che le grandi tradizioni, da Parmenide a Padmasambhava, erano unanimi su ciò che il Vedanta chiama dottrina delle “due verità”: esistono una verità assoluta o nonduale e una verità relativa o convenzionale, ed esse appartengono a due ordini completamente differenti. La verità relativa si occupa delle faccende che riguardano la dimensione finita, del tipo “le molecole d’acqua contengono un atomo di ossigeno e due atomi di idrogeno”, o “ la Terra dista 93 milioni di miglia dal Sole”, o “la potenzialità del campo quantistico in un angstrom di spazio è 10 alla 2300000 erg”, ecc. Secondo Nagarjuna, Shankara e Plotino, si possono fare precise affermazioni vere o false su questi eventi finiti, e la verità nella dimensione relativa è, appunto, la ricerca di quelle condizioni nelle quali le affermazioni relative sono vere. Questa è la verità relativa, limitata, assertoria. Le cose sono differenti con la verità assoluta, sulla quale letteralmente e radicalmente NIENTE può essere detto adeguatamente in modo non contraddittorio (incluso questo; se quest’asserzione è vera, è falsa). I grandi dialettici trascendentali – da Nagarjuna a Kant – hanno demolito ogni impresa di questo genere, mostrando che ogni singolo tentativo di categorizzare la realtà ultima (dicendo, per esempio, che è la potenzialità dell’energia quantistica) si rivolta contro se stesso e si dissolve in una regressione ad absurdum o ad infinitum. Essi non stanno dicendo che lo Spirito non esiste, ma semplicemente che è assolutamente certo che tutte le affermazioni finite sull'infinito non funzioneranno – mentre avviene diversamente per le affermazioni sulla verità relativa e convenzionale.
Lo Spirito può essere conosciuto, ma di esso non si può dire nulla; può essere visto, ma non se ne può parlare; può essere additato, ma non descritto; realizzato, ma non riprodotto. Le verità convenzionali sono conosciute dalla scienza; la verità assoluta è conosciuta dal satori. Essi, semplicemente, non sono la stessa cosa. Per Nagarjuna, il Reale è Shunia (vuoto) di tutte le categorizzazioni. Per Shankara, dopo che il mondo di maya è stato creato, non è assolutamente possibile fare nessuna affermazione su maya; quando siamo immersi nel velo di maya, qualunque cosa diciamo è falsa; quando ci risvegliamo, non c’è più maya – in entrambi i casi, non possiamo fare affermazioni circa maya (e neppure, di conseguenza, sul “creatore” di maya). Per Plotino, “l’Uno” non è “un Uno numerico” – in altri termini, “l’Uno” è soltanto una metafora poetica per Talità (Suchness), non un modello letterale di Talità. (La potenzialità del vuoto quantistico, invece, è un modello non una metafora.)
In breve, esiste una verità nonduale o assoluta, e una verità relativa o convenzionale, e non è possibile prendere un’asserzione di quest’ultima e applicarla alla prima. Quando usiamo le parole finite per rappresentare la Totalità ultima, al massimo possiamo produrre una metafora poetica (o un’affermazione metaforica), ma l’assoluto è conosciuto solo attraverso una realizzazione diretta che implica una trasformazione della coscienza (satori, sahaj, metanoia), e “ciò” che è visto nel satori non può essere espresso in parole ordinarie o dualistiche, se non ricorrendo a metafore, poesia, allusioni (se vuoi conoscere Dio, devi risvegliarti, non semplicemente teorizzare).
Le verità convenzionali e scientifiche, d’altra parte, sono assertorie e non metaforiche; utilizzano modelli, non poesie; sono finite, dualistiche e convenzionali – e tutto questo va bene finché si riferisce al mondo finito, dualistico e convenzionale.
Le Upanishad sono d’accordo: Brahman nirguna è “uno senza secondo”, non “uno tra molti”. Il vuoto quantistico ha un secondo (o un “altro”, cioè la materia grossolana); ma Brahman non ha questo secondo, e quindi Brahman non può certamente essere identificato con un campo quantistico. Non può essere conosciuto da una conoscenza assertoria o metaforica, soltanto attraverso il risveglio. Anche definire Brahman “infinito” è sbagliare completamente il bersaglio, perché la parola “infinito” ha senso soltanto grazie al suo opposto “finito”, e quindi anche affermazioni come “senza forma, vuoto, infinito, non qualificabile, nonduale” sono, di fatto, interamente dualistiche. Lo Zen cerca di approssimarsi a questo paradosso affermando che l’assoluto è “non due, non uno”.
Sfortunatamente, i fisici che hanno cominciato ad equiparare le realtà quantistiche con il Tao, erano cattivi conoscitori delle sottigliezze filosofiche delle grandi tradizioni. Stranamente, i primi fisici che furono i pionieri originali – Schroedinger, Planck, Einstein – rifiutarono di operare questa confusione – rifiutarono, cioè, di identificare le scoperte della fisica quantistica o della relatività con qualsiasi tipo di realtà spirituale (come io stesso ho scoperto quando ho pubblicato i loro scritti sul tema della spiritualità: vedi, Quantum Questions: The Mystical Writings of the World’s Great Physicists). Ripeto, essi non negavano lo Spirito – anzi l’opposto – ma riconoscevano che le asserzioni circa la dimensione relativa non erano dello stesso ordine di quelle concernenti la dimensione assoluta e, quindi, confonderle danneggiava la causa di entrambe. Il campo quantistico, dunque, è parte della dimensione finita, relativa e manifesta. Proprio per questa ragione, può essere studiato dalla scienza. E’ una realtà che, per lo meno sotto certi aspetti, è distinta da altre realtà; ha qualità, quantità e dimensioni. Nessuna di queste affermazioni può essere predicata circa la Talità (Suchness), tranne che attraverso metafore poetiche. Tuttavia, precisamente perché i campi eterico, astrale e psichico sono parte del mondo manifesto, essi sono adeguati a essere oggetti di studio da parte della scienza. Non vi è contraddizione nell'affermare che il campo quantistico è la protrusione nella dimensione grossolana del livello dell’ordine implicito immediatamente precedente, cioè il prana. Credo che fare questo ci aiuti ad avanzare verso la costruzione di una teoria veramente integrale delle energie sottili.
Riassunto delle Realtà Quantistiche
Rifacendoci ai grandi filosofi-saggi (come Nagarjuna, Plotino, Shankara), possiamo riassumere come segue le ragioni per cui nessun tipo di evento quantistico o subquantistico è Spirito.
1. Ogni realtà quantistica ha qualche tipo di caratteristica, qualità, dimensione che la distingue dall’altra materia manifesta; ma lo Spirito è radicalmente shunya o drsti (vuoto di assolutamente tutte le qualità, includendo questa stessa definizione) – per esempio, il campo quantistico ha una potente energia, lo spirito non è qualificabile.
2. Ogni realtà quantistica è diversa sotto molti importanti aspetti dalla materia grossolana; ma lo Spirito non è differente da ogni altra manifestazione, ma è invece la Talità (Suchness) o l’E’-ità (Isness) di tutto ciò che emerge.
3. La realtà quantistica ha un opposto (per es. la realtà non-quantistica), ma lo Spirito è radicalmente nonduale.
4. Lo Spirito non ha dimensioni; la realtà quantistica è semplicemente in una dimensione differente.
5. E, ancora più importante, l’energia materiale quantistica emerge direttamente dal prana, non dallo Spirito (cioè, la materia è una cristallizzazione dello spirito-come-prana, non dello spirito-come-spirito). D’altra parte, comprendere che gli eventi quantistici-relativistici-grossolani sono gli eventi superficiali o la manifestazione di un campo di energia eterica, ci permette di dare conto adeguatamente di questi eventi in un modo che è in accordo con: le grandi tradizioni di saggezza, la scienza d’avanguardia, il corpo di conoscenze sulle energie sottili, e la loro reinterpretazione secondo il modello AQAL. La massa-energia grossolana è la manifestazione esteriore, superficiale, dei campi eterici, che sono la manifestazione superficiali dei campi astrali-psichici, che sono la manifestazione del causale, che è il primo misterioso fotogramma sulla Faccia Originale dello Spirito quando inizia a manifestare il mondo, momento dopo momento dopo momento…
Parte III. Aspetti Specifici di una Teoria delle Energie Sottili - Approfondimenti
Come annunciato, ci occuperemo adesso delle correlazioni tra energie e coscienza sulla base di tradizioni come il Vedanta e il Vajrayana; esamineremo anche l’intricata questione della reincarnazione o trasmigrazione e metteremo a punto una tassonomia più raffinata delle energie sottili (che implicano nozioni come famiglia, genere e specie). Iniziamo con le correlazioni. Sia il Vedanta che il Vajrayana hanno elaborato una mappa molto semplice, ma vigorosa delle relazioni esistenti tra stati di coscienza, livelli di coscienza, e dimensioni di corpi/energie. Credo che questo schema sia essenzialmente corretto, anche quando viene retroadattato nei termini del modello AQAL.
Brevemente: in base al Vedanta/Vajrayana, ci sono tre stati di coscienza principali, correlati con tre corpi principali (o dimensioni massa-energia) e cinque livelli/strutture di coscienza principali. I tre stati sono: veglia, sogno e sonno profondo. I tre corpi sono: grossolano, sottile e causale. I cinque livelli/rivestimenti sono: i cinque kosha menzionati prima (materiale grossolano, emozionale-pranico, mentale, mentale elevato, sopramentale). Le relazioni, in una persona media, sono le seguenti: lo stato di veglia, che possiede una coscienza materiale, è correlato con (e sostenuto da) un corpo/energia grossolano. Lo stato di sogno, che contiene (o può contenere) i tre livelli di coscienza emozionale, mentale e mentale elevato, è sostenuto da un corpo/energia sottile. Lo stato di sonno profondo, che contiene la coscienza sopramentale, è sostenuto da un corpo/energia causale. Vedi la Tavola 2. (Da notare: gli stati e gli stadi di coscienza sono A/S; i corpi/energia sono A/D.).
La grandezza di questo schema consiste nel fatto che riesce a correlare strutture della coscienza, stati di coscienza ed energie in una maniera semplice ed elegante, una maniera che, negli aspetti essenziali, deve, tuttavia, essere ancora migliorata. Ho scritto lungamente su queste correlazioni e sul perché siano importanti per ogni psicologia integrale (vedi, per esempio, Sidebar G, “States and Stages”, sul sito wilber.shambala.com). Qui cerco di darne un breve riassunto.
Stati di Coscienza
| Livelli/Stadi/Rivestimenti della Coscienza
| CorpoEnergia
| Sonno Profondo(Senza Forma) (sushupti) (Senza Forma) (sushupti) | 5.Anandamayakosha (spirito-beatitudine)
| CorpoCausale (karanasarira) (karana-sarira) | Sogno (svapna-sthana) (svapna-sthana) | 4. Vijnanamayakosha (buddhi; mente elevata)
| Corpo Sottile (suksma-sarira) (suksma-sarira) |
| 3. Manomayakosha (manas; mente)
|
|
| 2. Pranamayakosha (emozionale-sessuale)
|
| Veglia (jagarita-sthana) (jagarita-sthana) | 1.Annamayakosha (sensoriomotore)
| Corpo Grossolano (sthula-sarira) (sthula-sarira) |
Tavola 2. Correlazione tra Stati di Coscienza, Stadi di Coscienza e Corpi (o Energie)
Per cominciare, chiediamoci perché le due tradizioni, Vedanta e Vajrayana, sostengono che lo stato di veglia contiene un livello di coscienza, mentre lo stato di sogno contiene tre livelli. Secondo il Vedanta e il Vajrayana, l’aspetto che definisce meglio lo stato di veglia è che siamo consapevoli dei corpi grossolani sensoriomotori: possiamo vedere rocce, alberi, fiumi, città, automobili, pianeti, ecc., tutti oggetti o corpi grossolani sensoriomotori (quindi, la dimensione grossolana).
Ci sono altre cose di cui possiamo essere consapevoli nello stato di veglia, ma se possiamo vedere le rocce, allora siamo consapevoli della dimensione grossolana. Quando sogniamo, tuttavia, non siamo consapevoli delle rocce, alberi, città, o qualsiasi altro oggetto grossolano. Possiamo, però, essere consapevoli di emozioni, immagini, idee, visioni, archetipi, ecc. – in altri termini, i tre livelli intermedi della coscienza possono apparire tutti nello stato di sogno, e questo vuol dire che i tre livelli intermedi della coscienza possono essere tutti sostenuti dallo stesso corpo sottile. (Questo non significa che il corpo-energia sottile non possa essere suddiviso, infatti può esserlo, e sia il Vedanta che il Vajrayana lo suddividono; ma quello che vogliamo dire qui è che tutte le forme dell’energia sottile sono generi di questa famiglia, come spiegheremo più avanti.) Quando entriamo nello stato di sonno profondo senza sogni, tuttavia, anche quei livelli di coscienza ed energia scompaiono, e vi è soltanto una vasta, quasi infinita coscienza sopramentale – una coscienza di radiosa beatitudine quasi senza-forma (anandamayakosha) – che è sostenuta da un corpo-energia causale (il Vedanta lo chiama “causale, mentre il Vajrayana lo chiama “molto sottile”; cioè, i corpi/energie nel Vedanta sono chiamati grossolano, sottile e causale; nel Vajrayana sono chiamati grossolano, sottile e molto sottile; seguirò la terminologia del Vedanta, anche se è evidente che entrambi si riferiscono essenzialmente agli stessi fenomeni, infatti identificano esplicitamente questi stati/corpi con veglia, sogno e sonno). Una delle molte ragioni per cui un tale modello è così importante è che ci permette di cogliere alcune relazioni molto intricate, e altrimenti confuse, tra stati e stadi. E’ difficile dare l’idea della profondità delle realizzazioni del Vedanta e del Vajrayana in un breve riassunto. Ma permettetemi di fare almeno un esempio che ci aiuterà a capire meglio. Secondo il Vedanta e il Vajrayana, gli stati e i loro corpi/dimensioni sono dati all’essere umano dalla nascita (e sono completamente presenti), ma i livelli o stadi di coscienza subiscono uno sviluppo (e non sono tutti presenti alla nascita). Alcuni fatti incontestabili sono: l’infante veglia, sogna e dorme – in altri termini, ha accesso ai 3 grandi stati di coscienza. Ma un infante non ha accesso ai principali livelli di coscienza (per esempio, egli non ha accesso alla cognizione operativa formale, che emerge o si sviluppa nell’adolescenza, non ha accesso neppure alla moralità postconvenzionale, né alla capacità di ragionamento ipotetico, né al meme arancione, né al meme verde, ecc. I livelli più alti, come manas e vijnana non sono ancora emersi). Se osservassimo i contenuti dello stato di sogno di un infante, cosa troveremmo? Qualsiasi cosa troviamo, non si tratterà dei contenuti degli stadi più elevati di sviluppo: come la ricerca ha reso chiaro in modo incontrovertibile, i sogni di infanti e bambini non contengono cognizioni operative formali, né impulsi postconvenzionali, né visioni del meme turchese, ecc. Infatti, i contenuti dei vari stati sono forniti dallo stadio (o dagli stadi) di sviluppo in cui la persona si trova.
Quindi, se usiamo lo schema semplice a 5 stadi, un infante ha accesso ai 3 grandi stati (veglia, sogno e sonno) e ai 3 corpi-energie a essi associati (grossolano, sottile e causale); ma l’infante ha sviluppato soltanto i primi due dei 5 livelli di coscienza: più precisamente il livello alimentare-materiale e quello emozionale-pranico. I livelli/stadi più elevati (mentale, mentale elevato e sopramentale) non sono ancora emersi. Di conseguenza, i contenuti concreti degli stati di veglia e di sogno del neonato sono forniti da quei due livelli di coscienza. Man mano che il bambino cresce, matura e si sviluppa, e i livelli/stadi più elevati cominciano a emergere, allora i contenuti di quei livelli forniranno la maggior parte dei contenuti ai vari stati. Quando la persona raggiunge la prima età adulta - e ha sviluppato, per esempio, la cognizione operativa formale, la moralità postconvenzionale, i valori del meme giallo, ecc. – allora questi contenuti possono essere trovati tanto nello stato di veglia quanto nello stato di sogno, come le ricerche hanno ripetutamente dimostrato. Quello che il Vedanta e il Vajrayana vogliono mettere in evidenza con questo schema è questo: quando una persona è altamente evoluta – o illuminata – allora si è coscientemente e completamente sviluppata attraverso tutti i 5 livelli/stadi di coscienza, quindi può avere accesso permanentemente o Testimoniare gli stati di veglia, di sogno e di sonno profondo; questa Testimonianza è chiamata turiya (o il “quarto”, cioè il quarto grande stato oltre veglia, sogno e sonno). Successivamente, il Testimone vuoto di forma e non qualificabile si riunifica con l’intero mondo della Forma (la realizzazione nonduale chiamata turiyatita o sahaja: “spontaneo” o “innato”). Questo modello ci permette di comprendere come un infante possa avere accesso ai 3 grandi stati e corpi della realtà grossolana, della realtà sottile e della realtà causale – ma non come risultato dell’evoluzione che, essa sola, permetterebbe di consolidare in modo permanente quelle dimensioni. La realizzazione e l’accesso permanente a quelle dimensioni richiede sviluppo ed evoluzione attraverso i livelli/stadi concreti, uno sviluppo che trasforma gli “stati temporanei” in “tratti permanenti”. Nondimeno, secondo il Vedanta e il Vajrayana, tutte le strutture/stadi/livelli della coscienza – sia che ne consideriamo 5, 7, 12 o più – sono tutte variazioni dei 3 grandi stati della coscienza e dei 3 corpi/energie che li sostengono. Questo modello è, inoltre, particolarmente importante per quanto riguarda le energie sottili perché ci permette di capire perché un infante può possedere un campo di energia grossolana, un campo di energia sottile e un campo di energia causale (in quanto ha accesso alla veglia, al sogno e al sonno profondo), ma NON può possedere i campi di energia delle specie e sottospecie che sono associati con gli specifici stadi/livelli di coscienza, a meno che non abbia effettivamente sviluppato quei livelli. Per esempio, un infante, come un adulto, può possedere i campi delle famiglie dell’energia grossolana, sottile e causale, ma non i sotto-campi dei generi, per esempio i campi mentali T-1, T-2, ecc. – esattamente come l’infante possiede lo stesso stato generale di sogno di un adulto, ma questo stato di sogno non contiene ancora nessun pensiero proveniente dagli stadi blu, arancione, giallo, ecc. Perdonatemi se mi ripeto, ma l’impressionante magnificenza di questo schema continua a lasciarmi senza parole. Non ci sono altri modelli che siano paragonabili anche lontanamente a questo per quanto concerne le sue capacità esplicative. Infatti, io l’ho incorporato, praticamente senza modificazioni, nel mio modello di Psicologia Integrale. Naturalmente, la ricerca moderna ci permette di rendere molto più complesso questo schema di base – adesso riconosciamo almeno 12 (o più) livelli/stadi principali di coscienza che esistono in almeno due dozzine di differenti linee evolutive, nessuna delle quali era presa in considerazione dal modello Vedanta/Vajrayana . Ma le intuizioni straordinarie che hanno aperto la strada a questi ulteriori sviluppi erano già tutte presenti nelle scoperte dei grandi pionieri delle tradizioni.
Una Tassonomia più Raffinata delle Energie Sottili Utilizziamo ora lo schema molto comune di “famiglia, generi e specie” combinato con la terminologia della Tavola 1, al fine di sintetizzare le nostre conclusioni (si tratta comunque soltanto di proposte). Le tre grandi famiglie dell’energia sono la grossolana, la sottile e la causale. (Se necessario, possiamo aggiungere la famiglia turiya e turiyatita.)
1.La famiglia energia grossolana contiene i seguenti generi: gravitazionale, elettromagnetico, nucleare forte e debole.
A. Il genere elettromagnetico contiene: le specie (1) raggi cosmici, (2) raggi gamma, (3) raggi X, (4) luce visibile, (5) infrarossi, (6) microonde, ecc. B. Il genere nucleare forte contiene: le specie di energie di (1) barioni, (2) adroni, (3) mesoni, ecc. C. eD.(Nello stesso modo per ogni possibile specie nei generi gravitazionale e nucleare debole.) 2. La famiglia energie sottili contiene i seguenti generi: eterico (L-1, Biocampo-1), astrale (L-2, Biocampo-2), psichico-1 (T-1), e psichico-2 (T-2). A. Il genere eterico (L-1 o Biocampo-1) contiene: le specie di energie (1) virali, (2) procariotiche, (3) neuronali, (4) corda neurale, ecc. B. Il genere astrale (L-2 o Biocampo-2) contiene: le specie di energie di (1) tronco encefalico rettiliano, (2) sistema limbico, ecc. C. Il genere psichico-1 (o T-1) contiene: le specie di energie di (1) meme rosso, (2) blu, (3) arancione, (4) verde, ecc. D. Il genere psichico-2 (o T-2) contiene: le specie di energie di (1) giallo, (2) turchese, (3) corallo, ecc. 3. La famiglia energie causali contiene il genere Campo-C, ecc. A. Il genere Campo-C contiene: le specie nirvikalpa, jnana, ecc.
Vorrei sottolineare ancora una volta che questa sistematizzazione si basa in gran parte su convenzioni e pura semantica (incluso il numero dei livelli che noi possiamo ragionevolmente postulare). Questa tassonomia vuole semplicemente essere una serie di suggerimenti circa cosa, secondo me, debba costituire il requisito minimo per portare avanti una teoria integrale. Qualsiasi buon modello apre nuovi filoni di ricerche future, e il modello integrale AQAL non fa eccezione. Io ho sviluppato molti programmi di ricerca insieme a Bob Richards, cofondatore di Clarus Inc. e vicepresidente di Integral Institute. Saremmo lieti di discutere questi temi con gli interessati.
Reincarnazione Arriviamo ora alla questione relativa alle energie sottili che è in assoluto la più controversa, cioè, la reincarnazione o trasmigrazione. Sono riluttante anche solo a fare qualche commento su questa questione, perché quando su questo tema ci si schiera con una parte, ci si aliena sicuramente l’altra. Quello che io personalmente credo è che la reincarnazione avviene; ma, per il momento, sono più interessato a suggerire un meccanismo possibile per una tale evenienza, invece di discutere se essa esista o non esista. Assumiamo che essa avvenga, e poi chiediamoci: come può questo evento essere compatibile con l’ipotesi # 3, cioè, con l’affermazione che le energie sottili sono associate alla complessificazione delle forme grossolane? Dopo la morte le forme grossolane si dissolvono. Cosa succede alle energie sottili se esse sono legate a quelle forme grossolane? A questo punto, scegliamo semplicemente da che parte stiamo, se, cioè, secondo noi la reincarnazione esiste o non esiste. Se crediamo che la reincarnazione non esista, allora la teoria integrale delle energie sottili che ho presentato non ha bisogno di nessun aggiustamento ulteriore (intendo: non in relazione alla reincarnazione). Se, invece crediamo nella reincarnazione, allora una teoria integrale deve essere capace di includere questa evenienza. E può farlo se aggiungiamo un’altra ipotesi, come segue: # 4. La complessità della forma grossolana è necessaria per l’espressione o la manifestazione della coscienza più elevata e dell’energia più sottile. L’ipotesi # 4 introduce la possibilità che le forme più elevate di coscienza ed energia (cioè, più elevate della dimensione famiglia-grossolana) non siano legate alla complessificazione della forma grossolana ontologicamente, ma che le forme grossolane siano veicoli dell’espressione delle forme ed energie più sottili nella dimensione grossolana. In altri termini, il fatto è questo: la coscienza e le energie più elevate non sono vincolate alla complessità della forma materiale grossolana per necessità ontologica, ma esse hanno bisogno di forme complesse di materia grossolana per esprimere o manifestare se stesse nella, e attraverso, la dimensione materiale. Se questo sia vero o meno, è una questione a parte; ma se è vero, allora è necessario avanzare un’ipotesi simile all’ipotesi # 4. Evitare quell’ipotesi significherebbe ignorare l’intera questione. Per esempio, Francisco Varela e altri, nel libro The Embodied Mind, cercano di ottenere una teoria della coscienza in accordo con la spiritualità che, però, radica strettamente la coscienza nel corpo sensoriomotore – così che con questa teoria la reincarnazione diventa impossibile. Dicono che la loro è una teoria coerente con un Buddhismo attualizzato, ma, chiaramente, evitano di affrontare la spinosa questione. Non c’è alternativa all’introduzione di qualcosa che somigli all’ipotesi # 4, se vogliamo prendere in considerazione la trasmigrazione. Con l’ipotesi # 4, la teoria integrale, per lo meno sotto quest’aspetto particolare, tornerebbe a essere molto vicina alle concezioni tradizionali del Vedanta e del Vajrayana, ma con alcune importanti eccezioni (che eliminano la maggior parte dei postulati metafisici richiesti dallo schema, mentre permettono di mantenere i dati rilevanti che possono essere spiegati). Quello che dobbiamo notare qui è soltanto questo: sono proprio gli aspetti più essenziali del modello Vedanta/Vajrayana, già incorporati nella mia Psicologia Integrale, che possono essere adattati all’ipotesi # 4 e usati per ricavare una possibile spiegazione della reincarnazione. Senza dubbio quest’operazione aumenta il bagaglio metafisico di qualsiasi approccio, ma può essere portata avanti in modi che rendono l’aumento relativamente modesto, e che, in seguito, permettono di realizzare un numero considerevole di concreti esperimenti empirici e fenomenologici (l’antidoto per eccellenza della metafisica). I punti assolutamente più essenziali del Vedanta/Vajrayana riguardo alla reincarnazione sono i seguenti: è vero che non c’è mente senza il suo corpo di sostegno, e non c’è corpo senza la sua mente-guida (dove “mente” significa “coscienza”, e “corpo” significa “massa-energia”; in altri termini, utilizzando la terminologia AQAL, ogni stato/ stadio di coscienza nell’A/S ha un corpo-massa-energia correlato nell’A/D). In parole semplici, per il Vedanta e il Vajrayana, la mente grossolana ha un corpo grossolano, la mente sottile ha un corpo sottile e la mente causale ha un corpo causale. Possiamo, infatti, riferirci a essi semplicemente come corpomente grossolano, corpomente sottile e corpomente causale. Secondo il Vedanta/Vajrayana, sebbene non ci sia mai una mente senza un corpo, il corpomente sottile può esistere senza il corpomente grossolano, e il corpomente causale può esistere senza i due precedenti. Quindi, sebbene non ci sia mai una mente senza un corpo, la trasmigrazione può avvenire. Ci sono diversi modi in cui, secondo le tradizioni, quest’affermazione è vera. Primo, ontologicamente, durante l’involuzione – che è essenzialmente il cammino che, si dice, viene percorso nella dimensione del bardo da parte dell’entità che si reincarna o trasmigra (vedi sotto) – quando lo Spirito si riversa fuori da se stesso, crea un corpomente causale. Il corpomente causale esiste chiaramente senza un corpomente sottile o un corpomente grossolano, dal momento che nessuno dei due è stato ancora creato.
Secondo, fenomenologicamente, quando andiamo a dormire ogni notte e cominciamo a sognare, il corpomente grossolano non c’è più, e noi esistiamo primariamente come corpomente sottile; allo stesso modo, quando passiamo allo stato di sonno-senza-sogni-senza-forma, non ci sono i corpomente grossolano e sottile, soltanto il corpomente causale; quindi, fenomenologicamente i corpomente successivi possono esistere senza i corpomente precedenti.
Terzo, in certi stati di veglia non ordinari – come le esperienze fuori dal corpo (o “viaggi astrali”) – la persona esiste in un corpomente sottile, non in un corpomente grossolano. E negli stati meditativi senza forma, la persona esiste in un corpomente causale, non in un corpomente sottile o in un corpomente grossolano.
Di conseguenza, le tradizioni sostengono che dopo la morte fisica, quando il corpomente grossolano si dissolve, l’anima che esiste adesso in uno stato sottile ed è concretamente sostenuta o trasportata da una molto reale ma sottile energia (o corpo sottile), trasmigra attraverso una serie di dimensioni o condizioni del bardo, finché vari fattori karmici la sospingono ad assumere un nuovo corpomente grossolano, dopodiché avviene la rinascita in un corpo fisico.
Quindi, dicono le tradizioni, l’insieme del corpo-energia sottile (cioè la famiglia energia-sottile) sostiene varie menti o stati e stadi di coscienza, inclusi: 1) lo stato di sogno di tutti gli esseri umani; 2) gli stati meditativi con forma (per esempio, savikalpa samadhi); 3) vari stati non ordinari (per esempio, le esperienze fuori dal corpo, le NDE o esperienze di quasi morte); 4) e le dimensioni del bardo nella trasmigrazione.
Questa è la ragione per cui se, ad esempio, durante la sua vita una persona che pratica la meditazione impara a entrare nello stato di sogno con consapevolezza (sogno lucido), viene detto che quella persona potrà in seguito controllare, in certa misura, nel bardo, il corso della sua rinascita, poiché controllore una dimensione è controllare anche l’altra: esse sono essenzialmente la stessa dimensione. L’ipotesi # 4 suggerisce, inoltre, che una coscienza sottile, sostenuta da una molto reale ma sottile massa-energia, non dipende per la sua esistenza essenziale dalla dimensione grossolana, sebbene richieda uno specifico grado di complessificazione della materia-energia grossolana per manifestarsi nel mondo grossolano. Se l’ipotesi # 4 è vera, saremo autorizzati, allora, ad affermare che questa è la ragione per cui queste dimensioni più sottili, anche se create ed esistenti in potenza durante l’involuzione, non possono in realtà manifestarsi finché l’evoluzione nella dimensione grossolana non raggiunge il grado richiesto di complessificazione.
Veicoli di complessità crescente sono necessari per dimensioni sempre più elevate e, quando dimensioni più elevate si manifestano, esse non sono separate dalla complessificazione della forme, ma risplendono attraverso quelle forme e grazie a esse. Ripeto, anche con l’ipotesi # 4 diremmo che le dimensioni più elevate non sono, in realtà, sopra la materia, ma sono l’interiorità della materia. La differenza con l’ipotesi # 4 è che essa aggiunge questo: le dimensioni più elevate, quando si manifestano, si manifestano all’interno della materia, ma in se stesse e per se stesse possono esistere senza la materia della famiglia-grossolana.
Le energie eteriche non possono manifestarsi finché la materia grossolana non assume la forma complessa di una cellula vivente (un quark non è sufficientemente complesso per “contenere” o veicolare le energie eteriche, psichiche e causali). Man mano che le forme grossolane continuano a diventare più complesse – sollecitate dal fatto che anche le pietre piangono e si protendono verso Dio – allora le dimensioni sempre più sottili di energia e coscienza possono brillare attraverso di esse, finché l’intero Kosmos risplende della luminosità dello Spirito che è la sua Sorgente e la sua Talità (Suchness). In accordo con questo, un corpomente sottile può trasmigrare dalla manifestazione di un corpomente grossolano alla manifestazione di un altro corpomente grossolano, proprio così come il calore può passare da un oggetto materiale a un altro; ma questo richiede che un corpomente grossolano si manifesti – e, inoltre, qualsiasi realizzazione spirituale veramente integrale richiede l’illuminazione del corpomente grossolano, del corpomente sottile e del corpomente causale – e questa è certamente la ragione per cui le tradizioni sostengono che soltanto gli esseri umani (non gli angeli, né gli dei o i semidei) possono realizzare l’illuminazione. Solo gli esseri umani hanno quei tre corpi. Il fatto che il corpomente sottile (e il causale) possa trasmigrare da un corpomente grossolano a un altro è, invero, metafisico; ma il fatto che si postuli che queste energie siano reali, concrete, verificabili, spesso misurabili – anche le più sottili – impedisce all’intera concezione di cadere nelle fumosità della pura metafisica. Se leggiamo l’ipotesi # 4 insieme alle prime tre ipotesi, penso che possiamo osservare che esse sono per lo meno coerenti una con l’altra; quindi, credo che una teoria integrale delle energie sottili possa adattarsi all’esistenza della trasmigrazione, se decidiamo, su altre basi, che ci siano sufficienti prove per concludere che essa esista.
I Chakra E’ mia opinione che il vero test di validità per qualsiasi teoria delle energie sottili è se essa possa spiegare adeguatamente i chakra. Il sistema dei chakra è allo stesso tempo meravigliosamente semplice e terribilmente complesso, ma è necessario che una teoria delle energie sottile sia in grado di spiegare in modo esauriente i suoi elementi di base.
Cominciamo con una delucidazione che si riferisce alla figura 10. In questa figura possiamo osservare la relazione delle tre principali famiglie di energie in un individuo composto umano. Anche nella prima infanzia, come abbiamo visto, un essere umano possiede lo stato di veglia, di sogno e di sonno profondo, quindi anche un infante ha accesso alle dimensioni grossolana, sottile e causale (sebbene i contenuti specifici di quelle dimensioni saranno fornite dagli stadi di sviluppo della coscienza).
Figura 10. Le Tre Principali Famiglie di Energie Presenti nell’Essere Umano Dall’Inizio
Questo è indicato dalla figura. Sebbene queste tre famiglie di energia apparvero o si manifestarono solo nel corso dell’evoluzione, quando emerge l’essere umano possiede tutt’e tre queste famiglie. Cioè, la famiglia di energie grossolane emerse con il Big Bang; la famiglia delle energie sottili emerse con le cellule viventi; la famiglia di energie causali emerse con il cervello “trino”. Poiché ogni stadio trascende-e-include i precedenti, le tre famiglie di energia sono presenti quando emerge il corpo umano (che è infatti un’unione dei tre corpi). Quindi, anche un infante umano possiede gli stati di veglia, sogno e sonno profondo e possiede le corrispondenti famiglie di energie grossolana, sottile e causale – anche se, ripetiamolo, i contenuti di quegli stati di coscienza saranno forniti dagli stadi evolutivi, e il genere e le specie delle energie sottile e causale saranno forniti, ugualmente, dagli specifici corrispondenti stadi di sviluppo (per es., soltanto quando l’essere umano sviluppa il pensiero operativo concreto e operativo formale cominceranno a emergere i campi T-1, ecc.). Questo significa che, se le grandi tradizioni fossero davvero consapevoli di queste realtà, dovrebbero sostenere che i chakra rappresentano o contengono SIA i tre corpomente principali (poiché i tre stati/corpi sono presenti fin dall’infanzia) SIA i vari stadi dello sviluppo della coscienza. In altri termini, ogni chakra contiene le energie grossolane/sottili/causali. E ogni chakra è uno stadio di sviluppo o evoluzione della coscienza, Inutile dire che è esattamente questo quello che troviamo nelle tradizioni. Ci sono dozzine, forse centinaia, di variazioni del sistema dei chakra. Ancora una volta mi limiterò a un’esposizione molto succinta, facendo riferimento alla sintesi delle teorie dei chakra di Hiroshi Motoyama (nelle citazioni che seguono ho sostituito il termine “astrale” con “sottile”, una modificazione puramente semantica necessaria per mantenere la coerenza con la terminologia che abbiamo utilizzato finora; il significato rimane inalterato). Da un lato, i chakra sono davvero stadi del dispiegarsi evolutivo: “Durante la crescita spirituale, una persona può ascendere la scala evolutiva attraverso queste dimensioni passo dopo passo, aumentando gradualmente la sua consapevolezza delle dimensioni più elevate.” 5 Veniamo ora alla parte più difficile. Ogni chakra deve anche contenere le energie grossolana, sottile e causale e i loro stati di coscienza correlativi (poiché anche nel più basso stadio di sviluppo – il primo chakra – un infante ha accesso alla veglia, al sogno e al sonno profondo e possiede un corpo grossolano, uno sottile e uno causale). In altri termini, oltre a essere uno specifico stadio di sviluppo, ognuno dei 7 chakra deve contenere i tre corpi/energie e i tre mente/stati. Motoyama: “I chakra sono i centri dei sistemi di energia del corpo che esistono in ognuna delle tre diverse dimensioni: grossolana, sottile e causale.” Cioè, ogni chakra ha queste tre dimensioni, e questo spiega perché ogni chakra funziona da mediatore tra le energie grossolana, sottile e causale che circolano in quel determinato chakra: “I chakra funzionano da mediatori fra le tre dimensioni [grossolana, sottile e causale], e possono convertire l’energia di una dimensione in quella di un’altra.” Ognuna di quelle tre dimensioni di energia/corpo, in ogni chakra, ha anche la sua mente corrispondente (cioè, una versione degli stati di veglia, sogno e sonno profondo, correlati con le energie grossolana, sottile e causale, così che ognuno dei 7 chakra contiene un corpomente grossolano, un corpomente sottile e un corpomente causale). Quindi, ogni chakra funziona come mediatore non solo tra i 3 differenti tipi (o famiglie) di corpi/energie presenti in ogni chakra, ma anche tra le 3 menti (o 3 grandi stati di coscienza) e i loro 3 corpi/energie corrispondenti in ogni chakra. Dunque, ogni “chakra è anche mediatore tra il corpo fisico [grossolano] e la coscienza [grossolana], tra il corpo sottile e il manas [sottile]e tra il corpo causale e il karana [causale], cioè, tra il corpo e la mente di ogni dimensione” (cioè, tra la coscienza e il corpo/energia delle 3 grandi dimensioni presenti in ogni chakra). Allo stesso tempo, man mano che avviene lo sviluppo o evoluzione, ognuno dei 7 chakra può essere risvegliato e penetrato dalla coscienza, e a questo punto essi funzionano come stadi concreti (o “tappe” come li definisce Motoyama) dell’evoluzione. Il quadro generale dei chakra è, come abbiamo visto, molto complesso e, esattamente, come il modello “degli elementi più essenziali” del Vedanta/Vajrayana (cioè, 3 stati, 3 corpi, 5 livelli), il sistema dei chakra copre, di fatto, tutti gli aspetti più importanti. Si tratta di una versione un po’ più ampia del modello, con 7 livelli invece di 5. Il quadro generale è sempre coerente: i 7 chakra sono 7 livelli/stadi dello sviluppo o evoluzione. Ognuno di questi livelli esiste nelle tre dimensioni principali: grossolana, sottile e causale. Nella dimensione grossolana i chakra sono associati con gli organi e i sistemi corporei, come il genitale, il plesso solare, il cuore, la laringe e la ghiandola pituitaria. Nella dimensione sottile, i chakra appaiono come spesso sono rappresentati, cioè centri sottili di energia e coscienza allineati lungo la colonna vertebrale (con meridiani secondari, come scoperto, per esempio, dall’agopuntura). Nella dimensione causale, i 7 stadi sono così sottili ed eterici che cominciano a non essere più ben definiti, ma sono ancora presenti come fondamento e sostegno causale di tutte le dimensioni e livelli meno elevati – il Vajrayana li chiama “i chakra molto sottili”. Ognuno dei 7 chakra ha, quindi, una dimensione energetica grossolana, sottile e causale. Come Motoyama sottolinea, ogni chakra funziona come un trasformatore di quelle tre energie quando esse appaiono in quel chakra (per esempio, il chakra della gola può trasformare l’energia grossolana del cibo in energia sottile, o convertire l’energia causale in energia sottile, ecc.). Inoltre, ogni chakra media il corpo/energia con la mente/coscienza in quel determinato chakra (per esempio, il chakra della gola media le energie grossolana, sottile e causale con gli stati di veglia, sogno, sonno a quel livello). In altri termini, ogni chakra contiene, al suo livello, il corpomente grossolano, il corpomente sottile e il corpomente causale; ed esso fa da mediatore sia tra queste tre energie SIA tra le varie energie e le loro menti corrispondenti. Per ultimo ne consegue che ogni chakra rappresenta anche uno stadio di sviluppo o evoluzione (i chakra sono una variante della Grande Catena di materia, corpo, mente, anima e spirito) e, quindi, ogni chakra è un trasformatore che media tra i grandi stati di coscienza (veglia, sogno e sonno profondo che sono tutti presenti fin dalla prima infanzia e presenti in tutti i chakra) e i concreti contenuti, caratteristiche, genere e specie di energia e coscienza, man mano che lo sviluppo o evoluzione avviene attraverso questi 7 principali stadi o livelli. I generi e le specie di energia e coscienza non sono completamente presenti o manifesti nella prima infanzia, e, di conseguenza, lo sviluppo è l’emergere e la maturazione dei 7 livelli di coscienza e delle impronte energetiche o corpi a essi correlati (o impronte energetiche dei generi e delle specie in ognuno dei 7 chakra).
Altri dettagli si possono trovare nella nota 6 per chi fosse interessato. Come ho detto, il sistema dei chakra è allo stesso tempo magnificamente semplice e terribilmente complesso, ma, in ultima analisi, è il modello più semplice che sia capace di dare conto in modo adeguato delle tre cose che, come sappiamo, esistono: gli stati di coscienza, i livelli di coscienza e le energie a essi associate: in questo modello tutt’e tre le cose possono essere correlate e, per così dire, intessute insieme senza cuciture. A questo punto aggiungere qualcosa sarebbe probabilmente superfluo; togliere qualcosa sarebbe sicuramente inappropriato. Per ultimo ne consegue che ogni chakra rappresenta anche uno stadio di sviluppo o evoluzione (i chakra sono una variante della Grande Catena di materia, corpo, mente, anima e spirito) e, quindi, ogni chakra è un trasformatore che media tra i grandi stati di coscienza (veglia, sogno e sonno profondo che sono tutti presenti fin dalla prima infanzia e presenti in tutti i chakra) e i concreti contenuti, caratteristiche, genere e specie di energia e coscienza, man mano che lo sviluppo o evoluzione avviene attraverso questi 7 principali stadi o livelli. I generi e le specie di energia e coscienza non sono completamente presenti o manifesti nella prima infanzia, e, di conseguenza, lo sviluppo è l’emergere e la maturazione dei 7 livelli di coscienza e delle impronte energetiche o corpi a essi correlati (o impronte energetiche dei generi e delle specie in ognuno dei 7 chakra). Altri dettagli si possono trovare nella nota per chi fosse interessato. Come ho detto, il sistema dei chakra è allo stesso tempo magnificamente semplice e terribilmente complesso, ma, in ultima analisi, è il modello più semplice che sia capace di dare conto in modo adeguato delle tre cose che, come sappiamo, esistono: gli stati di coscienza, i livelli di coscienza e le energie a essi associate: in questo modello tutt’e tre le cose possono essere correlate e, per così dire, intessute insieme senza cuciture. A questo punto aggiungere qualcosa sarebbe probabilmente superfluo; togliere qualcosa sarebbe sicuramente inappropriato.
Parte IV. Confronto fra Teorie Questa sezione utilizzerà uno schema AQAL associato alla tassonomia delle energie sottili che abbiamo proposto, per mostrare come la maggior parte dei teorici e ricercatori, pionieri nello studio delle energie sottili, abbiano fornito contributi di inestimabile valore per la ricostruzione dell’intero puzzle. Credo che oggi sia possibile mettere insieme questi vari apporti in una teoria integrale delle energie sottili, proprio nel modo e secondo le linee che ho suggerito nelle sezioni introduttive. Spero di aver presentato nelle pagine precedenti una visione sufficientemente chiara degli “aspetti essenziali” di una teoria integrale, capace di dare un’idea generale di come una tale sintesi possa essere realizzata, e anche di mostrare le confusioni principali che, secondo me, bisogna eliminare prima che una tale teoria possa essere costruita con successo. I principali teorici le cui ricerche saranno prese in considerazione sono: Rupert Sheldrake, Michael Murphy, William Tiller, Allan Combs, Robert Becker, Deepak Chopra, Hiroshi Motoyama, Marilyn Schlitz, Larry Dossey, Gary Schwartz, e altri. Sono un grande ammiratore di questi studiosi, e gran parte di questa teoria integrale è stata sviluppata negli anni grazie alle discussioni avute con molti di loro. Questa sezione tratta di dettagli tecnici, ma poiché non prevede l’introduzione di nuovi importanti concetti che non siano già stati presentati in precedenza, termino qui la presentazione. Probabilmente all’inizio di Aprile, il nostro Integral Institute aprirà le porte a chi è interessato a questi temi o ad altri simili. E’ prevista un’area dedicata alle energie sottili di cui si occuperà Bob Richards. Vedi il sito integralinstitute.org per maggiori informazioni. Note da 1 a 6 1. In breve, ogni onda di probabilità nella matrice AQAL ha una coscienza interiore e una forma esteriore di massa-energia, e queste forme esteriori percorrono lo spettro dalla materia-energia grossolana alla materia-energia sottile fino alla causale (con generi e specie come gravitazionale, nucleare, eterico, astrale, psichico, ecc. (vedi sotto). Naturalmente, ogni olone ha anche le dimensioni culturale e sociale, e la dimensione sociale – o dimensione interoggettiva, la dimensione delle forme collettive – ha anche i suoi campi di energia collettiva, ma noi ci concentriamo sugli oloni individuali. 2. Questi aspetti “massa-energia” dell’olone fanno sì che le tradizioni si riferiscano a essi come corpi con energie concrete – cioè, come forme o tipi di “materia” (grossolana, sottile, causale) con la loro energia corrispondente (o “corpo grossolano, corpo sottile e corpo causale”) e questi corpi sono il supporto materia-energia dei vari stati di coscienza. Quindi, queste tradizioni (per es., il Vedanta e il Vajrayana) includono specificamente ENTRAMBE, cioè la componente mente o coscienza e la componente materia-energia, e affermano esplicitamente che non si può avere l’una senza l’altra. Noi diremmo, ogni coscienza interiore o “mente” (A/S) è sempre inseparabile dalla sua energia o “corpo” (A/D): quindi, corpomente grossolano, corpomente sottile e corpomente causale. 3. In uno schema AQAL abbiamo questo: c’è un dato evento concreto, o un dato olone individuale. Visto dall’esterno, quest’olone ha una forma o un contorno identificabile; è un’unità morfica. Queste forme non sono esclusive della materia-energia grossolana. Anche nello stato di sogno, per esempio, possiamo vedere un certo tipo di entità, cose, eventi, luci, immagini di persone, ecc. Queste non sono forme grossolane, ma forme sottili – tuttavia, sempre di forme si tratta; sono il quadrante A/D nello stato di sogno. Nell’evoluzione, le forme a un livello specifico di complessità grossolana assumono un corrispondente modello complesso di energia: più grande è il livello di complessità, più sottile è l’energia corrispondente. Lo spettro di materia-energia è il quadrante A/D, che va dalla massa-energia grossolana, alla massa-energia sottile, alla massa-energia causale (con ogni sorta di sottospecie: elettromagnetica, eterica, astrale). Ma materia, forma ed energia sono come l’olone individuale appare dall’esterno. Tutte le energie sono una qualche versione della frequenza per intervallo di tempo (o spazio per tempo) – cioè, l’energia stessa appartiene assolutamente alla dimensione del “ciò”. L’interiorità dell’olone, invece, non è sperimentata come cicli per secondo, o come qualcosa che ha una lunghezza d’onda di 6 micron, o che si ripete 2000 volte al secondo. Questi sono tutti termini in terza-persona della dimensione del “ciò” – una dimensione molto reale (cioè, il quadrante A/D). Ma l’interiorità non consiste in cicli per secondo o spazio/estensione, ma di sentimenti con intenzionalità, esperienze con vivide emozioni, consapevolezza vissuta, coscienza percepita (il quadrante A/S). Quando una persona dice “Mi sento senza energia” vuol dire che si sente senza volontà o desideri, non che si sente senza spazio o estensione. Naturalmente, gli stati energetici del corpo (grossolano, sottile o causale) possono essere percepiti, ma quelle percezioni sono apprensioni interiori, non forme esteriori. Entrambe esistono – apprensioni e forme – in tutti gli oloni; ma è importante non confonderli. Quello che potremmo chiamare materialismo sottile (o la riduzione di tutta la coscienza interiore alle energie sottili esteriori) è comune tanto quanto il materialismo grossolano (la riduzione di tutta la coscienza interiore alle energie grossolane esteriori). Per questa ragione, la nostra sintesi è: più grande è il grado di complessità grossolana (in A/D), più sottile è l’energia corrispondente (in A/D), e più elevato è il livello interiore di coscienza (in A/S) – e nessuno di essi può essere ridotto agli altri. Questo significa che il mentale o gli stati e/o stadi A/S – come il meme rosso, il meme blu, lo stadio morale 4, la cognizione operativa concreta, ecc. – avrebbero le loro impronte micro-energetiche o schemi energetici specifici. Rosso, blu, arancione, ecc. sono oloni A/S: le impronte delle specie energetiche sono i correlati A/D a cui mi riferisco in questa tassonomia, ma non ho ancora attribuito loro dei nome. Lo stesso vale per le specie di energia nel genere T-2, e per molte delle impronte energetiche individuali e collettive nella matrice AQAL. Di nuovo, come nella nota precedente, questo significa le impronte energetiche di quegli stati di coscienza. Nirvikalpa e jnana sono i correlati A/S di quelle specie di energia. 4 Quelli che chiamiamo ‘dati preesistenti involutivi’ sono accettati dalla Post-Metafisica Integrale, poiché è teoreticamente impossibile farne a meno del tutto; (vedi Excerpt A sul sito wilber.shambala.com). Il punto è questo: bisogna cercare di postulare un numero minimo di questi presupposti metafisici in modo che il Kosmos possa funzionare, poiché la metafisica rifugge dalle pretese di validità richieste dalla scienza. 5 Le citazioni che seguono sono tratte da Theories of the Chakra, pag. 21, 281, 282. 6. Diamo maggiori dettagli: il bambino alla nascita possiede tutti i 7 chakra, specialmente nella loro forma grossolana, ma i chakra più elevati sono in larga parte addormentati (soprattutto nella loro forma sottile). Ogni chakra contiene o converte gli stati di veglia, sogno e sonno profondo; ogni chakra ha la corrispondente famiglia-energia grossolana, sottile e causale che emerge attraverso di esso (anche se, ripetiamolo, i chakra più elevati sono relativamente addormentati, e i generi e specie di energia sono relativamente addormentati). Man mano che avvengono crescita e sviluppo, i chakra più elevati si risvegliano successivamente, anche se, poiché ogni chakra esiste nelle dimensioni grossolana, sottile e causale, queste dimensioni possono svilupparsi a volte in modo disuguale. In molti adulti, per esempio, i chakra grossolani sono attivi mentre si registra soltanto un minimo risveglio dei chakra sottili (Leadbeater, per citare solo un nome, ha scritto ampiamente su questo tema). Vedi Integral Psychology per una trattazione dello sviluppo delle “tre-dimensioni”. Quando un chakra si sveglia, assume il suo contenuto dallo stato di coscienza corrispondente; esso media tra i grandi stati di coscienza, veglia, sogno e sonno (e le loro energie), il cui contenuto è fornito dallo stadio concreto di sviluppo raggiunto (come abbiamo visto con l’esempio dei contenuti dello stato di sogno). Di nuovo, è essenzialmente il modello Vedanta/Vajrayana, solo un pò più sofisticato e arricchito. Vedi Sidebar G, States and Stages, sul sito wilber.shambala.com, per una trattazione esaustiva di questo tema.
Celestinian Center - Alba Magica Centro per la diffusione della Nuova Visione del Mondo e lo sviluppo del potenziale umano.
|