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Mentre per molti l’essere un cristiano comporta generose porzioni di intolleranza, di proselitismo zelante e di atteggiamenti patriarcali, alcuni hanno scavato più in profondità nel pozzo della tradizione mistica occidentale e si sono dissetati con acque più dolci. Invece di abbracciare le religioni orientali, stanno scoprendo filosofie parallele e guru ugualmente illuminati in mezzo ai rifiuti scartati dalla chiesa cristiana.
Matthew Fox, un prete domenicano, teologo, scrittore e insegnante, è una di queste persone. È stato definito "un profeta verde" dall’arcivescovo di Canterbury, e, dal Vaticano, un pericoloso radicale, un eretico, un blasfemo. Autore di più di una dozzina di libri, il suo lavoro più conosciuto, Original Blessing, rifiuta il concetto del peccato originale dell’umanità e dell’inevitabile punizione, e propone invece una spiritualità centrata sulla creazione — una filosofia di arte mistica, di compassione universale e di celebrazione del divino che è in ogni anima umana.
Nel 1960 Fox è entrato nell’ordine domenicano. È stato ordinato sacerdote sette anni dopo e, dopo essersi laureato in filosofia e in teologia, ha continuato i suoi studi a Parigi, dove ha conseguito un dottorato in spiritualità. Nel 1977 ha fondato l’Institute of Culture and Creation Spirituality presso l’Holy Names College di Oakland, in California, e ha cominciato a sviluppare programmi educativi, attirando partecipanti di tutte le razze, di tutti i credi e di tutte le culture.
Nel 1988, il Vaticano, spaventato dalla popolarità di Fox, gli ha imposto il silenzio per un anno. Lui ha impiegato questo tempo per visitare i teologi della liberazione dell’America centrale e dell’America del Sud e discutere con loro, ed è ritornato negli Stati Uniti più determinato che mai a diffondere il suo messaggio. Quando l’anno di silenzio è scaduto, le sue prime parole sono state: "Come stavo dicendo...". Nel 1993, dopo numerosi tentativi falliti da parte del Vaticano di dimostrare la sua eresia, il che avrebbe portato alla sua scomunica, Matthew Fox è stato espulso dall’ordine domenicano.
Mentre i banchi delle chiese raccolgono polvere alla luce del crepuscolo, alle lezioni di Matthew Fox ci sono solo posti in piedi. Il clero del Vaticano si starà mangiando le mani mentre Fox parla liberamente della maternità di Dio, dell’importanza spirituale della coscienza ambientale e dell’amore per gli animali, dell’interconnessione di tutte le religioni e
dell’accettazione dell’omosessualità come un valido stile di vita.
Che il messaggio di Gesù possa avere effettivamente qualcosa a che fare con una azione sociale progressista è un’idea che la Chiesa ha tradizionalmente evitato con abilità, ma sentendo parlare Matthew Fox è facile credere che il vero spirito del Cristo stia risorgendo per sconvolgere tutto ancora una volta. Questa intervista si è svolta l’8 agosto 1993 nella casa di Matthew Fox a Oakland.
RMN, DJB: Com’eri da bambino e quali esperienze dell’infanzia hanno contribuito a formare la tua spiritualità?
MATTHEW: Sono cresciuto nel Wisconsin, e sono stato certamente influenzato dalla bellezza di quella terra. Sono stato anche influenzato dalla presenza dello spirito degli indiani americani, e fin da quando ero molto piccolo ho fatto sogni indiani. Essendo una città universitaria, l’intera questione intellettuale è diventata molto importante per me. Io ero cattolico e i miei migliori amici erano ebrei o agnostici ed eravamo sempre immersi in queste discussioni filosofiche che erano molto divertenti. C’era un prete che conoscevo, e lui mi ha spinto a leggere Tommaso d’Aquino, G.. K. Chesterton, e così via. Perciò l’aspetto intellettuale della fede è diventato molto importante per me.
RMN: La tua educazione è stata rigidamente cattolica?
MATTHEW: Mio padre era un cattolico irlandese, mia madre era per metà ebrea e per metà anglicana e, anche se si è convertita al cattolicesimo, ha sempre mantenuto la sua libertà. Quindi era una famiglia molto ecumenica. Quando ero un adolescente, vivevamo in una grande casa vicino all’università con altri sei tra fratelli e sorelle. Quando se ne andavano per frequentare l’università, i miei genitori affittavano le loro stanze a studenti stranieri.
Così ho passato gli anni del liceo a stretto contatto con un sikh dell’India che portava un turbante e che cuoceva germe di grano alle tre del mattino, un tale del Venezuela che si sollevava la camicia per mostrare le cicatrici delle ferite riportate durante le corride, un comunista della Jugoslavia e un artista norvegese. Era una educazione molto aperta.
Quando ero all’università, ho invitato a casa un amico per il fine settimana e lui, scuotendo la testa, ha detto: "Dio, è come essere alle Nazioni Unite!" (risata). Non sono mai stato particolarmente interessato verso la religione,
ma sono sempre stato molto interessato verso la spiritualità, e questo è quello che mi ha fatto interessare alla teologia.
DJB: Secondo te, qual’è la differenza fra spiritualità e religione?
MATTHEW: Mi piacerebbe che non ci fosse una così grande differenza fra religione e spiritualità, ma la gente deve avere ben chiara la differenza e non accontentarsi semplicemente della religione. La spiritualità riguarda l’esperienza, e la religione, sfortunatamente, finisce per ridursi alla sociologia delle strutture, alle notizie sui viaggi del papa e alla compravendita immobiliare. Naturalmente, si influenzano a vicenda. Per esempio, l’altra settimana, qui nell’area della Baia, la notizia di prima pagina del Chronicle era che la Chiesa cattolica stava cercando di vendere dodici delle sue chiese. Perché? Perché c’erano trentacinque persone che andavano in chiesa la domenica.
Quindi questa è la religione. La religione deve vendere i suoi edifici. Spiritualità vuol dire entrare in contatto con la fonte delle cose, con la fonte della meraviglia e dello stupore e della paura e della sofferenze e della creatività e della giustizia e della compassione. La religione dovrebbe riguardare tutto questo, ma sfortunatamente tende a uscire dal suo cammino.
* La religione deve vendere i suoi edifici. Spiritualità vuol dire entrare in contatto con la fonte delle cose...
DJB: Si potrebbe dire che la spiritualità si basa sulla propria esperienza, mentre la religione si basa sull’esperienza di qualcun altro?
MATTHEW: (risata) Questa è buona, ma non enfatizzerei il "proprio" in quanto distinto dal comune. Nel profondo di te stesso, tu sei in contatto con la gioia e con la tristezza degli altri — quindi non è solo un viaggio privato, è un viaggio nell’oceano dell’esperienza. Gesù era spirituale — ma lo definiresti religioso? Lui si opponeva alle istituzioni religiose del suo tempo. Stava cercando di portare alla luce l’essenza della sua tradizione, e questo gli ha provocato un sacco di guai. Questo succede sempre. Sta succedendo anche oggi, con la teologia della liberazione.
Bede Griffiths era un monaco che è morto di recente. Ha gestito un ashram in India per induisti e per cristiani per cinquant’anni. Lui diceva che se il cristianesimo non recupera la sua tradizione mistica e se non la diffonde, allora può anche raccogliere le sue cose e chiudere bottega, dato che non ha più niente da offrire. Sono d’accordo al 100%. La spiritualità riguarda il misticismo, che riguarda la meraviglia e lo stupore e la dimensione profetica
dell’opporsi all’ingiustizia perché interferisce con il nostro senso del meraviglioso.
* Gesù era spirituale — ma lo definiresti religioso?
DJB: Come si è sviluppato il tuo interesse per la teologia?
MATTHEW: Ho avuto molte esperienze mistiche da bambino, e anche di più da adolescente. Mi ricordo che quando facevo la terza media sono entrato nel soggiorno mentre qualcuno stava suonando la settima Sinfonia di Beethoven, e la mia anima voleva mettersi a ballare. Quando ero matricola, ho letto Guerra e pace di Tolstoi, ed è a causa di Tolstoi che sono entrato in seminario, perché volevo esaminare le esperienze spirituali che mi avevano fatto provare la letteratura e la musica.
Io penso che tutti siamo mistici. Siamo tutti mistici da bambini, ma questo aspetto ci viene tolto quando cresciamo. Ci viene tolto in maniera subdola con l’educazione, che si occupa dell’emisfero sinistro e ignora l’emisfero destro del cervello. Ti portano via i tuoi pennarelli proprio quando ne hai più bisogno — durante la pubertà. Quando dovresti avvicinarti alla tua anima cosmica, ti danno il football e i centri commerciali. Io sono stato fortunato. Ho avuto la polio quando avevo tredici anni, così ho dovuto rinunciare al mio sogno di essere un campione di football come i miei fratelli. Quando ero all’ospedale — non sapevano dire se avrei camminato di nuovo — ho incontrato una persona molto spirituale che era stato un monaco prima di sposarsi e di avere cinque figli. È diventato una specie di maestro per me e mi ha mostrato che c’era un altro sentiero nella vita, altre a quello ovvio.
Così quando, dopo uno o due anni, ho riacquistato l’uso delle gambe, sono stato sopraffatto dalla gratitudine e ho detto: "Non sprecherò le mie gambe. Non darò tutto per scontato". Non avevo intenzione di sprecare la mia vita. Volevo fare qualcosa di interessante.
* Ti portano via i tuoi pennarelli proprio quando ne hai più bisogno — durante la pubertà.
RMN: La gratitudine sembra essere un aspetto molto importante della tua spiritualità. Di solito la preghiera è stata usata per chiedere favori.
MATTHEW: Sicuro! C’è Babbo Natale su nel cielo! Meister Eckhart ha detto che anche se l’unica preghiera che dirai nella tua vita è solo grazie, questo sarà sufficiente.
* Meister Eckhart ha detto che anche se l’unica preghiera che dirai nella tua vita è solo grazie, questo sarà sufficiente.
DJB: Non credi che sia quasi necessario perdere un qualcosa per poter essere in grado di apprezzarlo?
MATTHEW: (risata) Sfortunatamente sì. E questo è quello che la religione non ti dirà mai — che stiamo perdendo il pianeta. Noi abbiamo tutto da perdere. Questo è fondamentale. E questo è il motivo per cui la sola soluzione sta in un risveglio della gratitudine e della reverenza verso il pianeta, e nell’innamorarsi in un modo che sia qualcosa di più di un atteggiamento antropocentrico. In quell’esperienza c’è un eccesso di energia di gratitudine, e questo è quello di cui abbiamo bisogno per cambiare il nostro destino
RMN: Puoi spiegarci alcuni dei valori fondamentali della spiritualità della creazione, e in che modo differiscono dalla filosofia della caduta e della redenzione?
MATTHEW: Be’, naturalmente, è uno dei motivi per cui ho chiamato il mio libro Original Blessing, inteso come il contrario di peccato originale. Il mio problema con il peccato originale è, prima di tutto, che è così antropocentrico. Il peccare è quello che fanno gli esseri umani; tutte le altre creature non peccano. Thomas Merton dice che ogni creatura non con due zampe è un santo. Questo è il motivo per cui il mio direttore spirituale è stato quel tipo là [indica il ritratto di un volpino bianco appeso al muro], che è morto un anno fa — il mio cane, Tristan. Gli animali e gli altri esseri, loro si limitano a vivere la loro vita; non si aggirano in preda alla disperazione o contando i loro peccati.
* Gli animali... non si aggirano in preda alla disperazione o contando i loro peccati.
RMN: Il mio cane lo fa.
MATTHEW: (risata) Be’, si fanno influenzare dall’ambiente. Quindi benedizione originale è un concetto molto più accurato. Noi sappiamo dalla fisica che per 15 miliardi di anni l’universo ci ha preparato la strada — aggiustando la temperatura, costruendo lo strato di ozono, portando l’ossigeno al livello perfetto — e si dà per scontato di non riconoscere questo
fatto. La religione che comincia con il peccato sta ignorando 15 miliardi di anni di incredibile preparazione.
Un’altra differenza è l’enfasi che noi mettiamo in tutte le immagini di Dio. Mi piace la frase rabbinica che dice che ogni volta che gli esseri umani camminano per la strada, noi siamo preceduti da schiere di angeli che cantano: "Fate strada, fate strada, fate strada per l’immagine di Dio". Che cosa significa essere un’immagine di Dio? Significa che noi siamo creativi.
La creatività è molto importante in tutta questa tradizione. Infatti, la forma di preghiera basilare è quella che noi chiamiamo l’arte come meditazione. Questo è quello che facciamo nei nostri insegnamenti. Io chiamo molti artisti e facciamo pittura, scultura e musica come meditazione.
L’arte è lo yoga dell’occidente. L’arte è stata cooptata dal capitalismo, e quindi è diventata un prodotto e oggetto di commercio. L’essenza dell’arte è la relazione fra la propria creatività e la materia, che si tratti dei muscoli nella danza, o dei colori o delle corde di uno strumento. L’arte come meditazione risveglia l’artista in ciascuno di noi, e quando questo succede l’energia spirituale scorre liberamente.
RMN: E nella filosofia della caduta e della redenzione la creazione viene vista come un evento una volta per tutte.
MATTHEW: La creatività non viene mai enfatizzata. Puoi leggere quei teologi fino all’esaurimento, ma loro non parleranno mai di arte o di creatività; parlano solo di peccato e di redenzione e di Gesù, dimenticando che Gesù stesso era un cantastorie, un artista. Un’altra differenza è il modo in cui loro affrontano la via negativa, l’oscurità e la sofferenza. Senti questi fondamentalisti — e l’istituzione della caduta e della redenzione è un fondamentalismo — dire cose come "L’AIDS è un castigo di Dio" e "In California ci sono così tanti terremoti perché ci sono i gay". Ma naturalmente, tutta quella brava gente del Midwest è stata maltrattata da Madre Natura quando si sono ritrovati sotto l’alluvione, non ti sembra? (risata).
Quindi l’oscurità non ha a che fare con la colpa. Riguarda il fare qualcosa per affrontarla, non il negarla o il condannarla. L’ascetismo del cristianesimo della caduta e della redenzione ha visto gente che si flagellava di fronte a una croce nelle cantine. Io penso che se vivi una vita piena non c’è bisogno di tutto questo. Non hai bisogno di inventarti dei nemici dentro o fuori di te — sono già lì!
C’è una meravigliosa danza degli indiani americani che ha a che fare con l’affrontare il nemico e che insegna che il nemico è fuori di te e che è dentro di te. Ma il punto è il fare attenzione e il modo di affrontarlo, e non macerarsi
nella colpa. La religione a buon mercato si basa sulla paura e sulla colpa, e non penso proprio che questo sia quello che voleva dire Gesù. Lui voleva liberarci delle paure.
* Non hai bisogno di inventarti dei nemici dentro o fuori di te — sono già lì!
RMN: Mi sto chiedendo perché hai scelto di rimanere cattolico quando la tua filosofia sembra molto più vicina alle religioni orientali.
MATTHEW: Gran parte del mio lavoro riguarda i mistici medievali, che sono stati ignorati e condannati. Meister Eckhart è stato condannato dalla chiesa nel quattordicesimo secolo ed è ancora nella lista dei condannati, e lo stesso è successo per Galileo, per trecento anni. Poi c’era Hildegard di Bingen, una donna del rinascimento del dodicesimo secolo, una musicista, poetessa, pittrice, guaritrice, scienziata e mistica. Il medio evo è stato un periodo incredibile. Tommaso d’Aquino, l’argomento del mio ultimo libro, è stato l’ultimo teologo a preoccuparsi veramente di unire la scienza e la religione. È stato condannato per tre volte prima di essere canonizzato come santo.
Io sono un occidentale. Non riusciremo a cambiare l’occidente guardando a oriente. L’oriente ha molto da insegnarci, ma essenzialmente è come uno specchio, che ci dice: "Ehi, non riuscite a vedere quello che c’è nella vostra religione? Cosa siete, stupidi?". Carl Jung ha detto che noi occidentali non possiamo comportarci come pirati, rubando la saggezza delle terre straniere come se la nostra stessa cultura fosse una distesa desolata.
I nostri antenati religiosi non erano tutti stupidi, e di certo non erano stupidi come alcuni di quelli che comandano oggi nella Chiesa. Persone come Tommaso d’Aquino, Eckhart, Francesco d’Assisi, Giuliano di Norwich, Nicola di Cusa appartenevano tutti allo stesso movimento. David Bohm, il fisico inglese, dice che lui deve più a Cusa che a Einstein.
C’è stato un periodo di circa duecento anni, a cominciare dall’undicesimo secolo, nel quale la Dea Madre ha fatto irruzione nel cristianesimo. Hai mai visto la Cattedrale di Chartres? È un’esperienza incredibile. È un tempio alla Dea Madre. E ne hanno costruito cinquecento come quella in tutta Europa — templi dedicati a Maria, la Dea Madre.
Quindi io cerco di attingere alla tradizione occidentale, per prima cosa perché sono interessato alle trasformazioni sociali — alcuni andranno a oriente, ma è un fenomeno elitario. Noi abbiamo un DNA culturale; dobbiamo mescolare le cose e ricavarne dei risultati.
* Noi abbiamo un DNA culturale; dobbiamo mescolare le cose e ricavarne dei risultati.
RMN: Posso capire che tu sia rimasto un cristiano, con le nuove intuizioni che hai sviluppato, ma perché sei rimasto un cattolico? Il cattolicesimo non sembra aver molto a che fare con l’esperienza spirituale personale.
MATTHEW: Il cattolicesimo, fin dalla sua tradizione mistica medievale, ha una ricca eredità spirituale, della quale dobbiamo riappropriarci. Ma io sono interessato al più profondo ecumenismo. Io penso che più scendiamo in profondità nelle nostre tradizioni in termini di spiritualità, più ci avviciniamo alle acque viventi della saggezza. In questa immagine, Dio è un fiume sotterraneo. Ci sono molti pozzi che attingono da questo fiume: il buddismo, il taoismo, l’ebraismo, il sufismo, la Dea Madre, le tradizioni primitive e il cristianesimo.
Per collegarci al grande fiume, abbiamo tutti bisogno di un sentiero. Ma quando arrivi laggiù, c’è un solo fiume. Quello che io sto facendo è collegato all’oriente. Nel mio programma c’è un indù dell’India che insegna lo shakti yoga. Noi insegniamo il tai chi e l’aikido. Abbiamo sufi, buddisti, ebrei, cattolici e protestanti. Quindi il futuro della religione sta nell’interconnessione.
DJB: Ma tu sembri provare una specie di lealtà verso il cristianesimo.
MATTHEW: Perché dovrei? Mi hanno appena preso a calci! (risata).
DJB: Mi sembra che tu stia cercando di ricostruire un ponte verso i seguaci della tradizione cristiana.
MATTHEW: Mi interessano i ponti. Mi interessa la verità.
RMN: Questa è stata una delle ragioni che ti hanno fatto rimanere nell’ambito della tradizione, invece di distaccarti da essa, in modo da poter da poter raggiungere un numero maggiore di persone?
MATTHEW: Be’, io parlo l’inglese meglio del giapponese. Leggo il latino meglio del sanscrito (risata).
RMN: Non c’è bisogno di parlare il giapponese per essere un buddista zen.
Sei stato effettivamente scomunicato dalla Chiesa cattolica?
MATTHEW: No. Sono stato solo espulso dall’ordine domenicano. Tecnicamente sono ancora un prete. Questo non me lo possono togliere. Ma possono impedirmi di celebrare. Non mi è consentito celebrare una pubblica messa, ecc.
RMN: esattamente quali sono le tue opinioni che vengono condannate?
MATTHEW: Io penso che il punto centrale sia lo stesso problema che hanno con la teologia della liberazione dell’America latina, e cioè che questo ha dato origine a un movimento, e la Chiesa cattolica non ama i movimenti. La nostra spiritualità della creazione comprende le donne e i gay, le lesbiche e gli artisti e i popoli indigeni, quindi coinvolge quel tipo di persone che non riesce a farsi ascoltare un gran che dal Vaticano. Si tratta di paura. Se io avessi la loro visione del mondo, anch’io mi sentirei minacciato dalle cose che predico.
*...la Chiesa cattolica non ama i movimenti.
DJB: Perché?
MATTHEW: Perché loro hanno già un bel meccanismo che funziona benissimo. Potresti cominciare dal fatto che sono tutti maschi.
RMN: Ti hanno comunicato che cos’è esattamente che non approvano nei tuoi insegnamenti?
MATTHEW: Si, mi hanno dato una lista (risata). La prima cosa è che sono un teologo femminista, anche se non sapevo che fosse un’eresia essere femminista. In secondo luogo, io chiamo Dio "Madre" — bene, ho dimostrato che i mistici medievali fanno la stessa cosa, e anche la Bibbia. Terzo, io chiamo Dio "bambino". Bene, anche i mistici lo fanno. Quarto, io non condanno gli omosessuali. Quinto, io credo nella benedizione originale più che nel peccato originale. Sesto, non sono così depresso come loro (risata).
RMN: Hai avuto l’opportunità di rispondere?
MATTHEW: Vedi, loro hanno secoli di esperienza sul come gestire le
persone, quindi il loro modo di agire è stato molto subdolo. Hanno fatto in modo che l’ordine domenicano mi ordinasse di lasciare la California e di tornare a Chicago, il che avrebbe voluto dire la fine di tutto quello che ho costruito qui, il programma, la rivista e la comunità. Quindi io mi sono rifiutato di farlo, e loro mi hanno cacciato via con l’accusa di disobbedienza. Ovviamente la vera ragione era che volevano che io ponessi fine al mio lavoro.
RMN: Loro ti hanno costretto al silenzio per un anno, dal 1988 al 1989. Cosa hai fatto in quel periodo?
MATTHEW: Mi sono adattato. Non avevo mai avuto un anno sabbatico prima, e così sono andato in Brasile, in Nicaragua e a Creta. Durante questo periodo ho preso alcune decisioni, una delle quali era che non avrei accettato un secondo periodo di silenzio, perché era contro la dignità umana.
DJB: Oltre all’enfasi eccessiva sul peccato originale del cristianesimo, quando esamini le attuali religioni mondiali, quali pensi che siano i loro problemi più importanti e cosa si può fare per alleviarli?
MATTHEW: Io penso che il problema principale sia l’antropocentrismo. Quando mettiamo la religione nel contesto della creazione, impariamo a essere un po’ più umili. Vediamo che non esiste un oceano buddista, o una foresta tropicale cattolica romana, o un fiume anglicano, o una campo di granturco luterano, o una luna battista.
Il secondo problema della religione è che si occupa di religione e non di spiritualità. È la vecchia storia dell’indicare la luna con il dito e del confondere la luna con il dito. E così dovrebbero indicare la spiritualità. Dovremmo insegnare a ogni ragazzo di tredici anni la meditazione, comprese le pratiche sessuali che sono strumenti per arrivare al misticismo oltre che strumenti per un sesso sicuro.
La specie umana non sa affrontare i propri umori e i propri risentimenti. Guardiamo la Bosnia — è tutto un fatto di risentimento. Noi abbiamo tenuto un programma estivo a New York, e si è presentato una tale dalla Croazia che aveva appena ricevuto un riconoscimento dalle Nazioni Unite per il suo lavoro non violento. Ha detto: "Io non ho niente contro i Serbi o i mussulmani. Il problema sono i nostri politici, che stanno sfruttando i risentimenti. È la loro guerra, non la nostra guerra".
Io penso che molte cose negli anni di Reagan fossero basate sul risen
timento, su una reazione contro le donne e contro i neri. La religione dovrebbe aiutare il cuore degli uomini a liberarsi dai risentimenti e dall’odio. Sfortunatamente, spesso viene usata per peggiorare le cose.
* Vediamo che non esiste un oceano buddista, o una foresta tropicale cattolica romana...
* Dovremmo insegnare a ogni ragazzo di tredici anni la meditazione...
RMN: Perché la Chiesa cristiana ha storicamente avuto sempre paura delle religioni della natura, e quindi della natura stessa?
MATTHEW: Io penso che la migliore risposta l’ha data Frederick Turner nel suo libro Beyond Geography, dove dice che quando i cristiani europei sono arrivati qui, loro hanno represso quello di selvaggio che c’era in loro, la sessualità e la sensualità. Quando l’hanno visto espresso nelle popolazioni indigene, per loro è diventato un qualcosa di inconscio e di violento.
Il problema è la natura. La Chiesa in Europa ha ordinato la distruzione delle foreste irlandesi per cercare di liberarsi degli spiriti celtici. Tutto ha a che fare con l’addomesticamento della natura, ma ovviamente ha anche a che fare con l’animale selvaggio che è in noi — l’ira, la rabbia, il desiderio e la lussuria. L’idea era che queste cose dovevano essere spazzate via. Meister Eckhart dice: "Metti alle tue passioni le briglie dell’amore". Questo è un punto di vista non dualistico. Tu abbracci le tue passioni e abbracci il selvaggio che c’è in te e lo dirigi dove vuoi andare. Ma questo non vuol dire calpestare la natura.
RMN: Questa paura della natura è il motivo per cui la Chiesa non si è pronunciata sui crimini contro gli altri esseri viventi e contro la terra?
MATTHEW: Questa è la terza obiezione che io faccia alla religione così com’è normalmente praticata. E non affronta questi problemi perché la religione si occupa degli esseri umani.
DJB: Perché pensi che la Chiesa ha condannato la sessualità e l’erotismo?
MATTHEW: Tutto risale a quando il patriarcato si è impadronito della Chiesa nel quarto secolo, quando ha ereditato l’impero. C’è un’affermazione di uno di questi filosofi ascetici, Filone: "Dobbiamo tenere a bada le nostre passioni così come teniamo a bada le classi inferiori". Questo
ti fa capire qualcosa della storia, non è vero? La passione e la compassione sono collegate. Una risposta appassionata all’ingiustizia è quella che ti dà l’energia per fare qualcosa. Se tu riesci a controllare quell’energia, allora quelli che comandano sono al sicuro.
Nella nostra cultura, la televisione e il consumismo sono l’oppio dei popoli. Impediscono alla gente di entrare in contatto con le loro profonde passioni. Alla gente viene data sempre più televisione, e sempre più cose da comprare, in modo che non faccia domande più profonde e imbarazzanti.
DJB: E la spiritualità della creazione in che modo affronta la sessualità e l’erotismo?
MATTHEW: Come un dono dell’universo. C’è una storia della sessualità. Ci è stato detto che è cominciata circa 1,3 miliardi di anni fa. Ha aumentato le possibilità dell’evoluzione e della creatività. Io penso che se vuoi capire la sessualità, devi risalire fino alla sua fonte. È veramente un invito a essere anche più creativi di quello che siamo.
Il Cantico dei Cantici, un libro della Bibbia, celebra il fare l’amore come una teofania, una esperienza del divino. Questo è un qualcosa che dovremmo riportare nei nostri riti, nelle nostre chiese e nelle nostre sinagoghe, e che dovremmo onorare. La prima lezione sulla sessualità è di onorare il potere che hai dentro te stesso e di rispettarlo. E poi scoprire quante sue espressioni differenti esistono, a parte quella genitale, che è del tutto ovvia.
Come si pone nei riguardi della nostra relazione con la terra? Possiamo essere erotici verso la terra? Noi possiamo essere erotici cuocendo il pane, facendo l’amore o passando l’aspirapolvere in soggiorno. L’eros è l’amore e la passione per la vita che noi mettiamo in tutto quello che facciamo. Quindi io parlo di riappropriarci dell’eros, strappandolo ai pornografi. Io penso che la religione e altri elementi della nostra cultura si sono coalizzati per reprimere l’eros, che in realtà è una esperienza sacra.
* Io penso che la religione e altri elementi della nostra cultura si sono coalizzati per reprimere l’eros...
RMN: Secondo te, la repressione della sessualità riguarda il larga parte la paura di perdere il controllo?
MATTHEW: Sant’Agostino, nel quarto secolo, è quello che ha creato tutto questo. Lui stesso ha detto che non voleva "perdere il controllo". E ancora una volta, possiamo notare come la politica sessuale sia legata alla politica imperiale. La sua intera visione del mondo fu acquisita dalla Chiesa e dall’impero che l’ha sposata. Ma fin da quel tempo c’è stato qualcuno che si è opposto.
Agostino ha detto: "Lo spirito riguarda tutto quello non è materia". Ora, prova a pensarci un attimo. Questa è l’affermazione più dualistica che si possa immaginare. Questo significa che non c’è spirito nei cespugli o negli alberi o nei cani o nell’acqua, quindi puoi farne quello che vuoi. Lo spirito divino di Tommaso d’Aquino è presente in ogni cosa, in tutta la materia.
DJB: Timothy Leary ha detto che tutto quello che possiamo definire come spirituale è un qualcosa per cui non abbiamo ancora sviluppato la tecnologia per misurarlo.
MATTHEW: (risata) Non sono d’accordo. Io mi sono dedicato molto ai misteri, e un mistero è qualcosa che non saremo mai in grado di risolvere. È un qualcosa che vivi! La parola ebraica per spirito significa "vivere". C’è quel versetto del Libro della Saggezza nella Bibbia ebraica che dice: "Questa è la saggezza, amare la vita". Questo è l’eros.
* ...un mistero è qualcosa che non saremo mai in grado di risolvere. È un qualcosa che vivi!
DJB: E per quanto riguarda il paganesimo e lo sciamanismo? Che ruolo giocano nella spiritualità della creazione?
MATTHEW: Questi rappresentano il lato dimenticato, il lato oscuro delle nostre stesse tradizioni. Quando il cristianesimo non era ancora malato, non calpestava il paganesimo, lo abbracciava. Un buon esempio è la Cattedrale di Chartres, che è stata costruita proprio sopra al tempio dedicato alla dea del grano. In quell’epoca la Chiesa non calpestava le altre religioni; le abbracciava e le accoglieva come una madre affettuosa. Pagano deriva dalla parola paganis, che significa "una persona che vive in campagna".
La Chiesa ha messo così tanto veleno nel distruggere il paganesimo, e tutto a causa dell’odio per noi stessi, per il nostro essere terreni. La parola umiltà deriva dal latino humus, che significa "terra". La vera
umiltà consiste nel riconoscere la nostra relazione con la terra e che abbiamo molto da imparare dai popoli indigeni. Naturalmente, anche loro hanno molte cose da imparare da noi. Ma la loro forma di preghiera — case del sudore e danze del sole e così via — sono tipi di preghiera molto potenti. E sono potenti perché non sono antropocentrici; sono cosmologici.
Loro fanno le cose in cerchio — riguarda il microcosmo e il macrocosmo. E non il leggere libri. Non è noioso trovarsi in una casa del sudore — ti può portare vicino alla morte! È un’avventura, e ti dà la sveglia! Quindi abbiamo molto da imparare sui rituali dai popoli indigeni, e abbiamo molto da imparare sugli aspetti dimenticati delle nostre stesse capacità spirituali. Nella nostra cultura, se vai in trance ti rinchiudono. In quelle culture, ogni membro della tribù viene visto come mistico. Loro pensano che in te c’è qualcosa che non va se non sai andare in trance (risata).
* Quando il cristianesimo non era ancora malato, non calpestava il paganesimo, lo abbracciava.
DJB: Gran parte delle religioni del mondo, se non tutte, sono molto sessiste. Cosa pensi della rinascita delle tradizioni della Dea Madre?
MATTHEW: Io penso che il ritorno della Dea Madre sia uno dei più importanti movimenti e che ci fa ben sperare. L’ultima volta che la Dea è ritornata è stata nel dodicesimo secolo, e qualcosa è successo davvero. Questo è quando hanno inventato le università, che non erano come quelle di oggi. Erano luoghi nei quali andavi per trovare il tuo posto nell’universo — non avevano niente a che fare con il mercato del lavoro e la burocrazia. E non erano nemmeno costose. Lo studente pagava direttamente il suo professore, e se non ti piaceva quello che stavi imparando, non pagavi!
La Dea Madre rappresenta la creatività divina che c’è in ognuno di noi, e per questo motivo spesso è rappresentata come una donna incinta. Quello che sappiamo su quel periodo di 25.000 anni nel quale la Dea ha regnato in Europa è che da nessuna parte c’erano strumenti di guerra. Io penso che da questo fatto puoi capire moltissime cose. Se ti concentri sulla creatività stessa, potresti fare qualcosa a proposito dell’istinto di guerra. Se tu sei impegnato a sufficienza nel donare la vita, sei troppo occupato per fare la guerra. Come dice Eckhart: "Tutte le immagini che noi abbiamo di Dio derivano da immagini di noi stessi".
Se noi abbiamo solo un’immagine maschile di Dio, questo legittima gli
altri privilegi patriarcali e le forme di oppressione — comprese quelle degli uomini contro altri uomini — che si tramandano nella cultura. Quindi abbiamo ovviamente bisogno di una giustizia di genere nelle nostre divinità.
In occidente, noi usiamo un paio di nomi per la Dea a parte Dea Madre. Uno è il Cristo cosmico, che io penso che sia un eufemismo della Dea Madre, perché riguarda la saggezza cosmica, e la saggezza è sofia. Il primo nome che viene dato a Gesù nel Nuovo Testamento è Sofia, "signora saggezza". Questo ha spaventato così tanto il potere maschile che è arrivata la seconda generazione e ha introdotto Logos per mettere un freno a tutta questa roba sulle donne.
L’altro nome del lato femminile di Dio è la Divinità. Non è facile incontrare questo termine nella teologia occidentale, ma tutti i mistici ne hanno scritto. Divinità non è un termine molto adeguato — in realtà vuol dire "essenza di Dio". Quello a cui si riferisce è il mistero che è la divinità. Si fa un gran parlare del Dio che crea e redime e così via, mentre la Divinità non fa niente. Si riferisce alla non azione. È come una grande mamma cosmica, e noi siamo tutti fra le braccia della Divinità. Quindi quello che dovremmo fare in occidente è equilibrare il nostro verbo di Dio con l’immagine della Divinità, e allora avremo una dialettica fra il femminile e il maschile e fra l’azione e il misticismo.
* Il primo nome che viene dato a Gesù nel Nuovo Testamento è Sofia, "signora saggezza".
RMN: La Chiesa ha affermato esplicitamente che Dio è maschio?
MATTHEW: (risata) Be’, visto che mi proibiscono di dire che Dio è madre, puoi arrivare a quella conclusione.
DJB: Tu hai detto in Original Blessing che l’intero concetto di caduta e redenzione è stato creato dalla classe dominante per motivi politici.
MATTHEW: Io ho detto questo?
DJB: Sicuro.
MATTHEW: Molto bene.
DJB: (risata) Puoi spiegarci che cosa vuoi dire con questo e perché pensi che sia così?
MATTHEW: Se riesci a insegnare alla gente che il problema religioso numero uno sono i loro peccati e che quando sono venuti al mondo hanno fatto una macchia sull’esistenza — e se riesci a convincerli veramente di questo — loro non riusciranno mai a superarlo. La specie umana è molto vulnerabile. Parliamo tanto di abusi sessuali sui bambini, ma questo è un abuso religioso. Se inculchi tutto questo nella mente dei bambini, rinforza ogni altro abuso che loro possono subire da parte degli altri, e gli dà una legittimazione divina.
E così la gente non si impadronisce mai del suo vero potere, che comprende l’aver fiducia nelle loro proprie esperienze di rabbia e di indignazione. Che tu sia una donna in una società sessista o un gay in una società omofobica, tu non avrai mai il potere si alzarti in piedi e di dire: "Se siamo tagliati fuori dalle nostre passioni, da dove potrà mai venire la nostra compassione?".
* Se siamo tagliati fuori dalle nostre passioni, da dove potrà mai venire la nostra compassione?
DJB: Pensi che le classi dominanti abbiano fatto tutto questo coscientemente e deliberatamente?
MATTHEW: Non penso che la classe dominante ci abbia pensato su molto; hanno semplicemente ereditato tutti questi mezzi di coercizione. Avrai sentito la frase "Divide et impera", bene è proprio di questo che si tratta. Si tratta di dividere le persone una dall’altra. Durante l’amministrazione Reagan, il rapporto Santa Fe del National Security Council conteneva un’analisi delle teologia della liberazione nell’America del Sud che diceva: "Non possiamo distruggere questo movimento, ma posiamo fare in modo che la Chiesa si divida". È esattamente quello che sta succedendo, e abbiamo il papa attuale che gira per il mondo condannando i movimenti della Chiesa che chiedono giustizia.
È solo sadomasochismo. Per sviluppare il tuo sadismo devi addestrare un gruppo al masochismo. Che cos’è il masochismo? È la sindrome "io non posso". Ce lo insegna tutti i giorni la televisione: tu non puoi avere degli amici se non usi il dentifricio giusto o non hai la macchina giusta. È molto subdolo ed è molto reale. Io penso che il sadomasochismo sia l’energia fondamentale delle menti e delle strutture imperiali. Puoi liberare i masochisti se gli fai scoprire quali sono i loro veri poteri. Naturalmente, l’idea che sta dietro a Original Blessing è che ognuno di noi è
una benedizione e che ognuno di noi è originale.
* Naturalmente, l’idea che sta dietro a Original Blessing è che ognuno di noi è una benedizione e che ognuno di noi è originale.
RMN: Come definisci il peccato?
MATTHEW: Mi piace la definizione del rabbino Heschel: "Il peccato è il rifiuto dell’essere umano di diventare chi veramente siamo". Mi piace perché è un punto di vista evolutivo. Io penso che noi siamo qui per diventare qualcosa — per diventare chi veramente siamo. Chi è che siamo? Noi siamo esseri creativi che desiderano la bellezza e la giustizia. C’è una grande frase di Tommaso d’Aquino: "L’oggetto del cuore sono la verità e la giustizia". Non è nella testa! Quindi noi siamo qui per sviluppare i nostri poteri come immagini di Dio.
RMN: E il peccato è tutto quello che limita la nostra capacità di esprimere tutto questo?
MATTHEW: Sì. Possiamo essere circondati dal peccato, ma possiamo sempre scegliere. La gente può prestare attenzione al proprio essere e non cedere alle promesse false e illusorie. Possono cercare di trovare gli amici, le filosofie e i rituali per sviluppare la propria anima, invece di venderla.
In termini di comunità, il peccato è anche una malattia sociale. Noi siamo circondati da molte benedizioni e da una grande bontà e anche da molte bugie, quindi bisogna stare all’erta.
DJB: Il diavolo ha un suo posto nella spiritualità della creazione? Pensi che nel mondo esista il male, in quanto forza?
MATTHEW: Io penso che senza dubbio il male in quanto forza esiste, ma penso anche che il pericolo sia il trasformarlo in un oggetto, nel diavolo che esiste al di fuori di noi. Le forze del male scorrono attraverso di me e attraverso chiunque altro se non stiamo attenti. Quando fu eletto per la prima volta, per molti tedeschi Hitler era un politico come gli altri.
Il male è l’ombra degli angeli. Proprio come ci sono gli angeli della luce, della guarigione, della difesa, gli angeli che ci guidano, così abbiamo anche esperienze degli angeli ombra. Li chiamiamo con molti nomi: raz
zismo, sessismo, omofobia e tutti gli altri demoni — non sono fuori di noi.
RMN: Secondo te il male è una forza reale e indipendente piuttosto che un’assenza d’amore?
MATTHEW: Entrambe le cose. È senz’altro un’assenza. Ma cosa succede quando c’è un vuoto? Qualcosa viene risucchiato. Mi piace il modo in cui lo dicono gli indiani americani. Loro dicono che Dio non crea spiriti malvagi, ma che gli uomini e le istituzioni umane lo fanno, e che la porta attraverso la quale uno spirito malvagio può entrare nel cuore umano è la paura. La preghiera è un modo per rendere più forte il cuore così che non ceda alla paura, che a sua volta porta al male.
RMN: Considerando che il messaggio di Gesù era principalmente rivolto ai poveri e ai derelitti, come spiegare la tradizionale mancanza di attivismo sociale da parte della Chiesa?
MATTHEW: Quando guardiamo la storia della Chiesa, possiamo vedere molti momenti nei quali c’erano gruppi di persone che lavoravano con i poveri. Un esempio è l’invenzione del sistema monastico nel quarto secolo.
Ci sono queste storie sui padri del deserto con lunghe barbe bianche che si cibavano di locuste. In realtà erano dei giovani disertori. Quando la Chiesa ha sposato l’impero, potevi essere costretto ad arruolarti nell’esercito per uccidere la gente nel nome di Dio. E così costoro fuggirono nel deserto per sfuggire all’arruolamento e diventarono eremiti. Quindi si trattava in realtà di un movimento politico.
San Benedetto vide la corruzione di Roma e fuggì via per diventare un pastore fra le colline. Lui alla fine ha sviluppato l’intera idea del monachesimo, che in origine era un modo di vivere molto semplice e modesto. Naturalmente, qualche tempo dopo il monachesimo è diventato il più grande proprietario terriero d’Europa. Poi sono venuti San Domenico e San Francesco, nel tredicesimo secolo, che hanno messo fine a tutto questo e hanno fondato nuovi ordini, come i frati domenicani, che si occupavano dei poveri.
Oggi ci sono centinaia di cristiani, suore, laici e preti, che hanno dato la loro vita, letteralmente e figurativamente, per la causa dei poveri negli Stati Uniti e nell’America latina. La mancanza di attivismo sociale è un qualcosa che riguarda più la gerarchia che non la truppa.
RMN: I predicatori fondamentalisti citano molto raramente il Nuovo Testamento, forse perché, se lo facessero, dovrebbero ammettere certe cose, come il fatto che i ricchi hanno una responsabilità verso i poveri.
MATTHEW: Per essere onesti, io non penso che quel fondamentalismo abbia niente a che fare con Gesù Cristo. Loro si fanno chiamare cristiani, ma se sono cristiani, allora io mi chiamo fuori. Il fondamentalismo è basato sulla paura e sull’avidità. Loro ti dicono di dargli i tuoi soldi, altrimenti andrai all’inferno. Il fondamentalismo cristiano è un ossimoro, è una contraddizione. Gesù ha insegnato a donare ai poveri, e voleva liberarci dalle nostre paure. Non aveva niente a che fare con il raccogliere fondi per costruire parchi a tema o cose del genere, o con il dare una legittimazione religiosa a movimenti clericali fascisti. Io non credo che il fascismo e il messaggio di Gesù siano compatibili, al contrario del Vaticano, che vuole canonizzare il prete fascista José Maria Escrivá, che è il capo della facoltà di teologia dell’Università di Navarra (e il fondatore dell’università).
DJB: Secondo te, che tipo di persona era in realtà Gesù?
MATTHEW: Ero a Malibu, ospite di certe persone in una casa con una statua di Buddha, e la mattina mi sono svegliato con questa idea che quello che rende Buddha diverso da Gesù è che Gesù non ha mai avuto una crisi di mezza età — lui è morto giovane. Buddha ha avuto molto tempo. È morto a ottant’anni e quindi ha seguito un approccio più tranquillo, del tipo preditela con calma. Gesù era un giovane uomo impetuoso! Voleva riuscire a fare tutto, rovesciare il sistema e così via.
Io penso che noi abbiamo bisogno di tutti e due. Abbiamo bisogno dell’energia di Gesù, dell’energia profetica, della rabbia per cambiare le cose. D’altra parte Buddha ci ha lasciato il concetto dei cicli e che tutto è bello così com’è. Io vedo Gesù essenzialmente come un profeta ebreo molto ispirato, energico e appassionato. La prudenza non era la sua migliore virtù (risata).
* …quello che rende Buddha diverso da Gesù è che Gesù non ha mai avuto una crisi di mezza età.
RMN: Gautama Buddha ha riformato l’induismo e ha creato il buddismo, che ha conservato molti principi dell’induismo. Mi sembra che, in maniera simile, la spiritualità della creazione voglia riformare il cristianesi
mo pur conservando gran parte del suo quadro di riferimento. Ma quando così tanti cristiani non ammettono nemmeno che uno spiritualista della creazione sia un cristiano, mi chiedo se la struttura del cristianesimo sia abbastanza flessibile per consentire tutto questo.
MATTHEW: Esaminiamo i fatti. Ci sono anche molti cristiani che non considerano degno della loro attenzione quello che è stato chiamato cristianesimo. Sono appena stato in Europa e ho tenuto delle conferenze in Svezia, dove appena il due per cento dei luterani sono praticanti, e si tratta della chiesa di stato! In Inghilterra, il tre per cento degli anglicani sono praticanti; in Francia, i cattolici praticanti sono il quattro per cento.
Non sono affatto d’accordo sul mantenere il quadro di riferimento. Io penso che le forme devono sparire. Io penso che le forme con le quali il cristianesimo si è presentato siano in gran parte morte. C’è qualcosa che vale la pena di conservare? Naturalmente: i mistici, i profeti, i vangeli, Gesù e parte della teologia sull’adorazione e sul sacramento, ma non le forme! Queste sono quelle che tengono lontani i praticanti.
La teologia non è poi così male; è veramente cosmologica. Per esempio, nella Chiesa cattolica c’è il concetto di mangiare e bere il corpo e il sangue della presenza della divinità di ogni cosa nell’universo. Io penso che questo sia veramente estremo ed erotico. Io direi, teniamoci quel po’ di liturgia che si adatta a questa teologia!
RMN: Ma tu continui a usare alcuni punti fondamentali del cristianesimo. Per esempio, in Original Blessing tu scegli alcune citazioni molto belle della Bibbia. Ma nella Bibbia sono giustificati anche lo stupro, il saccheggio, il sessismo, il razzismo e altre forme di violenza, e la maggioranza dei cristiani considera la Bibbia come la verità spirituale definitiva.
MATTHEW: Tommaso d’Aquino dice: "La rivelazione è fatta di due volumi: la Bibbia e la Natura". Per secoli abbiamo ignorato la natura, che comprende la nostra natura umana e la natura dell’universo come rivelazione del cristianesimo. È altrettanto importante della Bibbia.
Quello che mi piace del cattolicesimo è che non ha mai detto che la religione consiste solo nella Bibbia; ha sempre usato la parola "tradizione". La Bibbia ha solo tremila anni, l’universo ha quindici miliardi di anni. Tu hai ragione, il libro ha le sue parti buone e le sue parti cattive. Ma questo è quello che hanno sempre fatto i teologi, e in certi momenti
della storia certi passaggi diventano più importanti di altri. Perché non dovremmo poter scegliere?
Mi piace quello che dice il rabbino Heschel: "La Bibbia non è un libro, è un dramma". È una storia! È la vita!
RMN: Il buddismo non ha la stessa frenesia di convertire che ha il cristianesimo. Perché, secondo te, il desiderio dei cristiani di "raccogliere anime" li ha portati a sfidare il loro primo comandamento durante tutta la loro storia?
MATTHEW: Penso che questo sia il lato oscuro della tradizione profetica, come nelle crociate, per esempio. Gesù ci dice di andare e di predicare le sue parole in tutto il mondo, e gli zelanti costruttori di imperi ne approfittano per dominare gli altri popoli. È simile ad altre crociate, come il capitalismo, la democrazia o il comunismo. Una persona spirituale non può mai pensare in questo modo.
La chiave sta nel convertire te stesso, e per far questo ci vuole tutta la vita. C’è anche un’altra cosa. Se ami la tua visione del mondo o la tua fede, è normale volerla mettere a disposizione come un dono per gli altri — per i tuoi figli, per esempio. Ma l’offrire un dono vuol dire che l’altra persona può dire: "No, grazie!".
RMN: L’esempio può essere uno strumento di conversione molto potente.
MATTHEW: Esattamente. Ho il sospetto che è quando ci si accorge di non essere in grado di convertire con l’esempio che cominciamo a convertire con la forza.
RMN: Tu sostieni che i primi cristiani avevano una visione molto diversa del cristianesimo. Puoi descriverci questa visione? Quali prove ci sono?
MATTHEW: La prima generazione di cristiani era formata principalmente da schiavi, donne e in generale da persone non privilegiate. Questo tipo di persone si sentiva veramente attratto dal messaggio di Gesù, in quanto erano trattate veramente male a quei tempi. Poi, naturalmente, Paolo, che era istruito, lo ha introdotto nel mondo che parlava greco e nell’impero stesso, rendendolo, per così dire, un fatto della classe media. Il primo cristianesimo non era molto organizzato. Ogni città procla
mava: "Noi siamo la Chiesa". Non c’era un quartier generale.
RMN: Come nel film Life of Brian, con i seguaci della Santa Zucca e i seguaci della Santa Scarpa (risata).
MATTHEW: In un certo senso, avevano ragione. La chiesa di base deve tornare a quei tempi — non si tratta di una definizione. Sono persone diverse che interpretano l’universo mediante il loro DNA culturale e la loro esperienza.
RMN: Pensi che il primo cristianesimo fosse più legato all’antica religione della Dea Madre?
MATTHEW: Otto Rank, che io considero uno dei più grandi profeti del ventesimo secolo, dice che il cristianesimo era una religione della Dea Madre fin dall’inizio e che questa è l’origine della storia dell’immacolata concezione. In altre religioni della Dea Madre, dalla Dea Madre nasce un figlio divino che ha un rapporto con lei. I cristiani hanno cambiato questo aspetto. Hanno sostenuto che Maria era una vergine perché il loro figlio divino se ne è andato per il mondo. Non ha creato un incesto in un circolo chiuso, come nel caso di Iside, ma ha assunto una dimensione profetica per cambiare la società in una direzione lineare. Io penso che questo sia un punto di vista molto brillante, ed è anche interessante che sia opera di un ebreo.
RMN: Qual’era il ruolo delle donne nella chiesa primitiva?
MATTHEW: Mi è stato chiesto di esaminare un manoscritto sulla chiesa del secondo secolo. Ci sono degli affreschi in certe chiese dell’antica Roma, e uno di questi è chiamato Episcopa Theodora, che significa "il vescovo Teodora" — una donna. Ci sono ancora le tracce che mostrano come qualcuno abbia cercato di cambiare il nome da Theodora in Theodorus, che è un nome maschile (risata). Il fatto è che per duecento anni non ci sono stati preti, e quindi è difficile distinguere i fatti dalla mitologia.
Voglio sottolineare che per la vostra generazione le definizioni non sono più importanti. Voi siete dell’età post-Pesci. I Pesci sono stati l’età del dualismo, di due pesci che nuotavano in direzioni opposte. Non penso che la vostra generazione sia nata con gli stessi dualismi impressi nella psiche. Il cristianesimo è una religione molto giovane ed è esistita solo
nell’età dei Pesci. Ora ne stiamo uscendo, e perciò c’è tutta questa confusione e questo tumulto e questa noia. Le definizioni non sono importanti. Quello che vorrei vedere è una qualche liturgia veramente importante.
Qualche settimana stavo facendo un programma a Seattle, e sono arrivati quattro punk di Londra che avevano fondato — usando la mia teologia — una comunità di trenta artisti per progettare un servizio liturgico a Sheffield che loro chiamano "Liturgia Virtuale". A Sheffield, a una qualsiasi messa anglicana partecipano in media quattro giovani — questo gruppo riesce a richiamare seicento persone per ogni celebrazione. È buio come una caverna, ci sono schermi che mostrano cose come il DNA e la gente balla. È una cosa rituale.
In effetti è il passo successivo rispetto a questi concerti rock che sono anch’essi rituali, ma che non fanno del tutto parte della tradizione spirituale. Questo gruppo è stato cacciato via dalla chiesa, ma il vescovo, guarda un po’, in realtà li appoggia, quindi hanno una loro autonomia. Mi sembra che questa possa essere la cosa più importante che sta avvenendo nel mondo in campo liturgico.
Otto Rank sottolinea che l’anima pagana è presente in tutti noi e che dobbiamo tenerla presente se vogliamo esprimere la nostra energia. Ma io penso che anche la tradizione è molto importante, dato che una volta che cominci a evocare il potere mistico, puoi veramente perdere la testa. Basta pensare al fenomeno dei seguaci di Rajneesh. È un altro tipo di potere. Per poterlo dirigere hai bisogno di maestri, di anziani e di tradizioni.
* Quello che vorrei vedere è una qualche liturgia veramente importante.
RMN: Sembra che la scienza e la religione una volta fossero molto intrecciate, ma che poi lungo la strada ci sia stata una separazione. Quali pensi che siano stati i motivi?
MATTHEW: Io penso che il fattore chiave sia stato il crollo della cosmologia medievale nel quindicesimo secolo, e poi le guerre religiose del sedicesimo secolo, che hanno spaventato a morte gli scienziati. E cosa è successo nel 1600? La Chiesa ha bruciato sul rogo Giordano Bruno. Lui era uno scienziato e un domenicano, proprio come me.
Nel diciassettesimo secolo hanno raggiunto una tregua. Gli scienziati hanno detto: "A noi l’universo, a voi cristiani l’anima". In questo modo l’anima è diventata sempre più introspettiva e malaticcia, scollegata
dall’universo. E la scienza, privata della coscienza, è andata avanti fino a scoprire il potere dell’universo: l’energia atomica. Gli scienziati si sono venduti ai guerrafondai, ai politici e alle ideologie nazionaliste, e la Chiesa è diventata sempre più banale e sciocca.
DJB: Pensi che Cartesio abbia avuto un ruolo in tutto questo?
MATTHEW: Certamente. Lui sosteneva che l’anima fosse la ghiandola pineale! (risata). Al contrario, i mistici cosmologici medievali dicevano tutti che l’anima non è nel corpo, è il corpo a essere nell’anima! Questo significa che l’anima è grande, non banale. Ma ora che la scienza e il misticismo si stanno di nuovo avvicinando — questo è molto eccitante.
DJB: La scienza si basa su esperimenti ripetibili, e la religione si basa sull’esperienza soggettiva e sulla fede. Come pensi che sia possibile riconciliare questi due punti di vista?
MATTHEW: La parola "soggettivo" mi mette a disagio. Ci sono termini migliori, come "comune" o anche "transpersonale". Eckhart dice: "Quello che succede a un altro, che si tratti di gioia o di tristezza, succede anche a me". La compassione riguarda l’interdipendenza. Quindi non esiste una cosa come l’esperienza soggettiva.
DJB: Capisco quello che vuoi dire, ma un esperimento scientifico è ripetibile, e arrivi sempre agli stessi risultati e segui un’identica procedura. Non so se si può fare lo stesso con la spiritualità.
MATTHEW: Io direi che la spiritualità è molto più interessante della scienza, perché è sempre nuova. Il fatto è che l’incredibile accade. Accade continuamente, non solo agli individui, ma a gruppi di persone e specialmente ai bambini.
Io penso, tuttavia, che anche gli scienziati di oggi direbbero che nessun evento dell’universo è ripetibile. Noi cerchiamo di escludere i fattori estranei, ma ci sono sempre il caos e la possibilità.
* Il fatto è che l’incredibile accade.
DJB: E la scienza fa questa ipotesi incredibilmente audace che l’universo è governato da leggi matematiche fisse che non cambiano mai.
MATTHEW: Esatto. Alla nostra generazione è stato insegnato a pensare in termini di evoluzione dell’universo. Ma il fatto è che la fisica si è occupata di evoluzione solo a partire dagli anni sessanta — prima era solo un fatto biologico. Poi abbiamo imparato in che modo si sta evolvendo l’universo. Ora stiamo facendo il passo successivo e stiamo capendo che perfino le leggi che governano l’universo si evolvono!
DJB: Per molti occidentali, io compreso, la prima esperienza mistica ha coinciso con l’uso di una sostanza psichedelica. Più di una persona crede che alcune religioni siano in effetti basate sull’esperienza psichedelica di un individuo. Mi stavo chiedendo, ha mai avuto esperienze con sostanze psichedeliche?
MATTHEW: No, perché non mi è mai sembrato necessario. Le mie droghe sono altre — la musica, la natura, le idee, gli amici. Tuttavia, alcuni dei miei migliori studenti sono persone che sono arrivate alla spiritualità attraverso l’uso di un qualche tipo di droga. La migliore studentessa che abbia mai avuto, alcuni anno fa, era arrivata alla spiritualità attraverso le droghe, e alla fine si è fatta suora.
Nella mia tradizione cattolica, noi beviamo vino, che è una droga. E anche Gesù ha bevuto il vino. Perciò anche nel cristianesimo, nel suo senso più classico, il ruolo delle droghe è stato riconosciuto.
Io penso che l’idea che le religioni siano state fondate da persone sotto l’effetto degli psichedelici sia difficile da provare o da smentire. È come tutte le altre esperienze spirituali di iniziazione: la domanda allora diventa, dove voglio arrivare? Negli anni sessanta ho provato la marijuana, ma non mi ha fatto nessun effetto.
RMN: Non l’hai respirata? (risata).
MATTHEW: Ci ho provato (risata). Ma io direi che se a sedici anni fossi stato portato in una casa del sudore, probabilmente non avresti avuto nessun bisogno di sostanze psichedeliche. Inoltre, bisogna considerare che quando i popoli antichi assumevano droghe, lo facevano in un contesto rituale.
RMN: In Original Blessing tu parli della necessità di aver una relazione personale con Dio. Tuttavia, quando in genere si pensa a quell’idea, si rivela un qualcosa di antropomorfico e spesso banalizza l’esperienza di Dio. tu credi in un Dio personale? Se sì, in che modo questa tua fede ti
aiuta ad abbracciare la vastità dell’esperienza spirituale?
MATTHEW: Io rifiuto il concetto di parlare di Dio come se fosse una persona. Ma c’è una differenza fra il parlare di Dio come una persona e il parlare di Dio come personale. Il termine che io uso è panenteistico: "Tutto è in Dio e Dio è in tutte le cose". Ma questo non significa che noi non dobbiamo cercare la nostra strada e non dobbiamo essere creativi. Io vedo l’universo come un grembo divino, e tutti noi stiamo nuotando nel suo liquido.
Io penso che gli occhi sono molto rivelatori. Ero con uno studente che stava morendo di AIDS, circa due anni fa. Aveva dei bellissimi occhi azzurri e, proprio prima di morire, i suoi occhi sono diventati neri e lui mi ha risucchiato nel suo vortice. Questo è solo un esempio della presenza del divino che si manifesta attraverso le persone.
Eckhart dice: "L’occhio con il quale io vedo Dio è lo stesso occhio con il quale Dio vede me". Perciò quando guardavo negli occhi del mio cane, io ci vedevo un così grande mistero, molto più grande di quello che riusciva a dirmi o che voleva dirmi. Negli occhi io vedo cose che sono misteriose e imperscrutabili.
RMN: Quindi è personale, non personificato.
MATTHEW: Né personificato né privato.
DJB: In che modo definisci Dio?
MATTHEW: Non lo definisco mai (risata). È una triste cosa che noi abbiamo messo "Confidiamo in Dio" sulle nostre banconote e sui nostri missili e che abbiamo portato Dio al nostro livello. Tommaso d’Aquino ha detto benissimo: "Dio è la fonte senza una fonte". Quando vedi Dio come energia e vitalità, la tua domanda se Dio è personale assume una dimensione differente. L’energia è personale? Be’, certe volte lo è e certe volte non lo è. John Muir ha detto: "Il nome migliore per Dio è bellezza". Durante l’era cartesiana, durante l’illuminismo, la bellezza come categoria teologica era andata perduta. Tuttavia, l’ultima volta che in occidente abbiamo avuto una cosmologia, nel medio evo, Dio veniva chiamato bellezza.
DJB: Ma il definire Dio come bellezza non crea un dualismo? Se c’è la bellezza, allora deve esserci anche la bruttezza, e la bruttezza non è
anch’essa parte di Dio?
MATTHEW: Un’altra parte della bellezza è il terrore. Il monde non è carino, è bello. Lo stupore è una miscela di terrore e di bellezza. Tu dici che l’opposto della bellezza è la bruttezza. Giusto. Io direi che tutta l’ingiustizia è brutta, che il peccato è brutto, che abbattere le foreste tropicali è brutto. Per me la bellezza non vuol dire perfezione; anche nell’imperfezione può esserci bellezza. Se guardi attentamente un albero, ti accorgi dei suoi nodi e dei rami morti. Lo stesso vale per i nostri corpi. Quello che impariamo è che la bellezza e l’imperfezione vanno meravigliosamente insieme.
Io penso che questo faccia parte della falsa coscienza della cultura. Noi pensiamo che la bellezza sia l’avere un corpo perfetto applicando i cosmetici giusti nei posti giusti. Dobbiamo tornare alla natura per capire quello che è veramente la bellezza.
RMN: Non fa forse parte delle esperienze mistiche il vedere la bellezza anche in quello che prima ti sembrava brutto? Il vedere la Divinità anche nelle forme più inferiori?
MATTHEW: Esatto. Io penso che l’unica cosa brutta sia il peccato degli uomini. Niente di quello che fa la natura è brutto.
RMN: Ci puoi parlare di alcune delle applicazioni pratiche della spiritualità della creazione?
MATTHEW: Gran parte della nostra società è dominata dall’ideologia della caduta e della redenzione. La salute viene gestita in base al concetto di usare un intervento esterno come la chirurgia o i medicinali per guarire il tuo corpo, che è visto come una cosa inerte e passiva. Questo è quello che insegnano nelle facoltà di medicina. Non si dice niente delle benedizioni che sono i nostri corpi. I nostri corpi vogliono guarire da soli. Hanno il potere innato di trovare l’equilibrio, ma hanno bisogno di un po’ d’aiuto quando vengono feriti.
L’educazione si basa sulla stessa ideologia. Lo scopo dell’educazione è di infilare a forza delle idee nella mente della gente, ma le nostre menti hanno un naturale desiderio di imparare. Noi vogliamo il sesso perché è divertente, ed è una buona cosa per la specie, e allo stesso modo noi vogliamo imparare perché è divertente. Ma l’educazione è stata privata dell’aspetto divertente. Noi abbiamo provato la nostra vita dello stupo
re e del misticismo.
La psicologia è un’atra area. Invece di chiederti qual’è il tuo problema, gli psicologi dovrebbero chiederti: "Dov’è la tua energia divina, e perché non riesce a esprimersi?". Io penso che ci sia un cambiamento importante che sta avvenendo nella nostra vita, e questo avrà un effetto sulla storia. La spiritualità della creazione deve essere applicata al lavoro, alla politica, agli affari, all’arte, all’educazione, alla cura della salute.
Ancora una volta, io penso che il rituale sia la chiave. Fornisce l’energia e il coraggio per far sì che la gente si prenda dei rischi nel lavoro, per reinventare il lavoro in modo che non sia pessimistico o patriarcale. Il pessimismo deriva dalla repressione della creatività. Se noi onoriamo la creatività, allora le regole che seguiamo sul lavoro diventeranno molto diverse.
Molte persone si sentono frustrate sul lavoro, o non hanno nessun lavoro, non perché ci sia poco lavoro, ma perché stiamo ancora pensando in termini di rivoluzione industriale e di fabbriche e di controllo — l’ideologia della caduta e della redenzione.
DJB: Qual’è la tua opinione personale su quello che succede alla coscienza umana dopo la morte?
MATTHEW: Io penso che nessuna bellezza vada mai persa nell’universo. Hildegard di Bingen dice che nessun calore viene mai perso nell’universo. Einstein ha detto che nessuna energia va persa. Io penso che la bellezza rimanga. Sheldrake la chiamerebbe risonanza morfica e la tradizione cristiana la chiamerebbe la comunione dei santi. L’oriente potrebbe chiamarla incarnazione.
DJB: Pensi che ci sia un aspetto di te stesso che continua a esistere e che contiene parte della tua individualità?
MATTHEW: Non lo metterei in questi termini. Eckhart dice: "Quando ritornerò alla sorgente — il cuore, la fonte della Divinità, nessuno mi chiederà che cosa ho fatto. Nessuno avrà sentito la mia mancanza". Quello che vuole dire in realtà è che non c’è nessun giudizio.
RMN: Hai paura della morte?
MATTHEW: C’è stato un tempo in cui ne avevo paura.
RMN: Ti sei liberato della paura gradualmente o improvvisamente?
MATTHEW: Penso che sia stata una cosa graduale. Penso che abbia avuto a che fare con l’affrontare la morte così tante volte e il dover assistere alla morte degli altri. Parte dello scendere a patti con la morte sta nello sperimentare la tristezza e il dolore della vita e nel rendersi conto che non può essere poi tanto peggiore (risata).
RMN: Cosa ne pensi della reincarnazione?
MATTHEW: Secondo me c’è un lato positivo e uno negativo. C’è un certo autocompiacimento nell’idea della reincarnazione. È come se dicessimo: "Va bene, ci penseremo la prossima volta". A Gandhi i suoi seguaci indù dicevano che non doveva preoccuparsi degli intoccabili perché la prossima volta per loro sarebbe andata meglio. Ma questo non era sufficiente per Gandhi, che conosceva Gesù e il pensiero occidentale, e lui chiedeva giustizia ora. Io penso che ci sia un certo atteggiamento di rinuncia, specialmente fra i ricchi occidentali che credono alla reincarnazione perché funziona come una scusa per non essere coinvolti nella lotta all’ingiustizia.
D’altra parte, penso che la reincarnazione sia veramente interessante. È certamente più interessante del paradiso. Noi abbiamo reso il paradiso assolutamente noioso — chi mai vorrebbe andarci? (risata). Essendo un occidentale, io vedo la reincarnazione come un ponte fra l’oriente e l’occidente. Poi c’è la comunione dei santi. Io ho veramente sentito la presenza di Eckhart e di Hildegard. Questo campo morfico è reale. In secondo luogo, c’è questa tradizione del purgatorio. Se separiamo il purgatorio dall’ideologia della caduta e della redenzione, l’ideologia non riguarda più la punizione, riguarda come imparare ad amare.
* Noi abbiamo reso il paradiso assolutamente noioso — chi mai vorrebbe andarci?
RMN: Che differenza fa nella tua vita il credere che il paradiso sia qui e ora sulla terra, invece di essere una cosa lontana e nel distante futuro?
MATTHEW: Fa una grande differenza. Per prima cosa, ti mette in uno stato di coscienza non dualistico, che è la chiave per capire il tuo legame con la divinità, in tutte le cose e in tutti i tempi, passato, presente e futuro. Ti rende aperto verso l’estasi, qui e subito! Se non fai l’amore
con il divino adesso, lo farai in seguito? Gesù ha detto che il regno di Dio è ora. Perché aspettare?
* Gesù ha detto che il regno di Dio è ora. Perché aspettare?
DJB: Che ruolo pensi che giochi la coscienza nell’evoluzione dell’universo?
MATTHEW: Io penso che Dio sia la mente dell’universo. Io credo che non ci sia nessuna spiegazione per tutto quello che è l’universo a parte la mente-coscienza.
DJB: Per te lo spirito e la coscienza sono la stessa cosa?
MATTHEW: In parte. Io penso che lo spirito contenga la coscienza, ma la coscienza non comprende necessariamente tutto lo spirito. La parola "coscienza" è un po’ troppo psicologica per me, un po’ troppo antropocentrica.
RMN: Vedi un piano divino nella natura?
MATTHEW: Un piano divino?
RMN: Sì. Oggi è un’idea molto popolare, specialmente con tutto questo parlare che si fa del nuovo millennio, che noi siamo incamminati verso una qualche destinazione.
MATTHEW: Bene, vediamo, c’è lo stile di vita americano... (risata). La scienza ha confermato che c’è ordine nell’universo, oltre al caos. Quello che è realmente interessante è che l’ordine deriva dal caos — che è il processo creativo. Hai bisogno della via negativa e del caos prima di poter diventare creativo.
DJB: Ci puoi parlare del tuo Institute of Culture and Creation Spirituality e degli altri progetti ai quali stai lavorando?
MATTHEW: Ho cominciato diciotto anni fa a Chicago, ed è stato uno sforzo deliberato e cosciente di reinventare l’educazione. Avevo fatto uno studio sulla spiritualità e sull’educazione e avevo scoperto che non si occupavano di giustizia, di femminismo, di arte o di scienza da un punto di vista spirituale. Mi sono reso conto che in un modello
cartesiano di educazione questo è impossibile, come pure lo sviluppare nel giusto modo il cervello e il corpo.
Così ho buttato via il modello educativo che in occidente diamo per scontato e no ha sviluppato uno che fa lavorare la parte destra e quella sinistra del cervello. Noi facciamo molta meditazione e attività rituali; usiamo molto i popoli indigeni e la loro musica e le case del sudore. Studiamo anche i mistici occidentali e orientali. Ed è un modello che funziona. Non è affatto noioso. I partecipanti passano attraverso una trasformazione, ed è molto potente.
Mi piacerebbe che questo modello venisse adottato nelle università, nelle scuole superiori e nelle scuole di specializzazione. Ci piacerebbe tenere seminari per giornalisti, per chi è interessato alla spiritualità cibernetica e per gli artisti.
DJB: Spiritualità cibernetica?
MATTHEW: Sicuro, i patiti del computer. Abbiamo tutta questa meravigliosa tecnologia - che cosa ne facciamo, la usiamo per far guadagnare di più le compagnie di assicurazione? Dovremmo usare quella tecnologia per fare cose che abbiano un valore, cose come rituali di nascita per guarire la gente e donare loro forza. Questo è quello che mi piacerebbe fare. Tutto quello che mi serve sono i soldi (risata).
RMN: Ti sembra che il tuo messaggio si stia diffondendo e che la gente lo ascolti?
MATTHEW: In tutto il mondo ci sono centinaia di comunità basate sulla spiritualità della creazione. Ci hanno appena contattato degli aborigeni dell’Australia, che vogliono cominciare uno dei nostri programmi a Kimberley, che è la zona dove la cultura aborigena è più forte. Vogliono prendere il nostro modello e usarlo, e chiamare dei bianchi e portarli per una settimana nella boscaglia per insegnargli le usanze aborigene. Mi sento molto onorato per questa richiesta. Per lo meno gli aborigeni capiscono quello che stiamo cercando di fare! Finora gli occidentali sono stati molto più lenti.
RMN: Sembra che ci sia una vera crisi nella Chiesa.
MATTHEW: Penso che il Vaticano sia in una profonda crisi di fede, proprio quello per cui dovrebbero pregare. Non si fidano dei teologi, non si fidano delle donne, non si fidano dei gay, e non si fidano della
natura. Il resto di noi che invece lo fanno, che stanno cercando le risposte, dovrebbero semplicemente andare avanti con il loro lavoro. Francamente, io penso che mentre andiamo avanti con il nostro lavoro, questo diventerà così meraviglioso e divertente che tutti vorranno unirsi a noi. Niente cambia la gente come la gioia. Il modo in cui sono gestite la nostra cultura e la nostra religione è del tutto privo di gioia, e le cose più basilari, come la salute e l’educazione, sono ridicolmente costose.
* ...il Vaticano è in una profonda crisi di fede, proprio quello per cui dovrebbero pregare.
RMN: Pensi che sia possibile che nel corso della tua vita l’élite al potere nella Chiesa subisca una profonda trasformazione?
MATTHEW: Si pentano dei loro peccati? (risata). Be’, si può sempre sperare, no?
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