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Duane Elgin
IL NOSTRO UNIVERSO VIVENTE
Indice
PROVA SCIENTIFICA DI UN UNIVERSO VIVENTE 41
IL COSMO E’ UN SISTEMA UNITARIO 42 IL COSMO SI RIGENERA CONTINUAMENTE 42 IL FONDAMENTO DEL COSMO E’ LA LIBERTA’ 42 LA COSCIENZA E’ PRESENTE OVUNQUE 43 IL COSMO CAPACE DI AUTORIPRODURSI 43 IMPLICAZIONI DEL PARADIGMA DELL’UNIVERSO VIVENTE 44 UNA RINASCITA DELLA CONNESSIONE IN TUTTI GLI ASPETTI DELLA VITA 44 IL RISVEGLIO DELL’IDENTITA’ COSMICA 44 VIVERE CON LEVITA’ IN UN UNIVERSO VIVENTE 44 VIVERE CON UNO SCOPO IN UN UNIVERSO VIVENTE 44 VIVERE ETICAMENTE IN UN UNIVERSO VIVENTE 45 NOTA BIOGRAFICA 45
Testo:
Io credo che il più importante trend dei nostri tempi è un cambiamento emergente nella nostra visione condivisa dell’universo – dal pensarlo come morto allo sperimentarlo come vivo. Nel considerare l’universo come vivo e noi stessi come continuamente sostenuti in questa vitalità, noi vediamo che siamo intimamente collegati ad ogni cosa che esiste.
Questa intuizione – che noi siamo imparentati con ogni cosa che esiste in un universo vivente e continuamente rigenerato – rappresenta un nuovo modo di guardare il mondo, di rapportarsi ad esso e superare la profonda separazione che ha segnato le nostre vite.
Da una conoscenza combinata di scienze e di spiritualità sta emergendo una comprensione che potrebbe fornire il fondamento percettivo perché la gente del mondo giunga insieme nell’impresa condivisa di costruire un futuro sostenibile e significativo.
Cambiamenti fondamentali nella percezione avvengono lentamente, sono sottili e spesso sembrano illogici o non vengono notati dalla maggior parte delle persone che ci vivono in mezzo. Eppure tali cambiamenti costituiscono niente meno che rivoluzioni, per il senso che diamo a noi stessi, alle nostre relazioni con gli altri e alla nostra visione dell’universo.
Solo tre volte nella umana esperienza la nostra visione della realtà è stata così completamente trasformata.
La prima trasformazione avvenne quando l’umanità si svegliò circa 35.000 anni fa. I reperti archeologici mostrano che gli inizi di una coscienza riflessiva emersero decisamente in quel tempo in quanto numerosi sviluppi si produssero negli utensili di pietra, nei luoghi di dimora dei morti, nell’arte rupestre e nei modi di emigrazione.
Poiché stavamo proprio per svegliarci alla nostra capacità di "conoscere che cosa conosciamo", noi eravamo circondati dal mistero ad ogni angolo. Tuttavia, la cultura umana era nata in questi primi barlumi di coscienza personale e condivisa.
La seconda volta che la nostra visione della realtà e dell’umana identità cambiò radicalmente fu circa 10.000 anni fa quando i nostri progenitori passarono da una vita nomade ad un’esistenza più stabile in alloggi e fattorie.
A metà del periodo agricolo, circa 5.000 anni fa, abbiamo visto il sorgere di città stato e gli inizi della civilizzazione.
La terza volta il nostro paradigma percettivo si tra
sformò circa 300 anni fa in seguito alla rivoluzione scientifica quando la stabilità della società agricola cedette il passo al dinamismo radicale e al materialismo dell’era industriale.
Ogni volta che il paradigma prevalente dell’umanità è stato cambiato, tutti gli aspetti della vita sono mutati con esso, compreso il lavoro, il modo di vivere insieme e di relazionarsi gli uni agli altri, il modo di considerare il proprio ruolo nella società ed il proprio posto nell’universo.
Noi ora viviamo in un tempo in cui il paradigma percettivo dell’umanità sta di nuovo andando incontro ad uno dei suoi rari cambiamenti e questo mutamento ha la potenzialità di trasformare radicalmente la vita di ciascuno di noi.
Un cambiamento di paradigma è molto di più di un mutamento di idee e del nostro modo di pensare. E’ un mutamento nella nostra visione della realtà, dell’identità, della relazione sociale, della finalità dell’uomo. Un cambiamento di paradigma può essere sentito nel corpo, nella mente e nell’anima.
Al cuore del nuovo paradigma c’è un’idea notevole: il nostro cosmo non è una macchina frammentata e priva di vita (come abbiamo creduto per secoli), ma è invece un organismo unitario e vivo. Sebbene sia nuova per i nostri tempi, l’idea che l’universo sia vivo è antica.
Più di duemila anni fa Platone descrisse l’universo come "un tutto di tutti" come una singola creatura vivente che comprende le creature viventi che sono al suo interno.
Ciò che non ha precedenti è come questa nozione sia venuta formandosi sia dalla scienza moderna che dalle diverse tradizioni spirituali del mondo (vedi ‘L’Universo Madre’).
PROVA SCIENTIFICA DI UN UNIVERSO VIVENTE
Meno di 100 anni fa, quando Einstein stava sviluppando la sua teoria della relatività, egli considerava l’universo come un sistema statico, immutabile, non più grande della nuvola di stelle che noi sappiamo essere la nostra galassia. Oggi noi sappiamo che l’universo si sta espandendo rapidamente e contiene almeno 100 miliardi di galassie, ciascuna con 100 miliardi di stelle o più.
Il nostro cosmo "incorpora" un disegno altamente preciso.
Ricercatori hanno calcolato che se l’universo si fosse espanso un pò più velocemente o lentamente di quanto ha fatto (anche di solo un trilionesimo percentuale), la materia del nostro cosmo sarebbe o prontamente collassata nuovamente in un buco nero oppu
re diffusa così rapidamente da evaporare.
E’ ragionevole assumere che se il nostro cosmo è vivo, esso dovrebbe esibire proprietà specifiche caratteristiche di tutta la vita – unità, rigenerazione, libertà, capacità di sentire e capacità di autoriprodursi. Queste infatti sono tra le proprietà del nostro universo che emergono dalle frontiere della scienza moderna.
IL COSMO E’ UN SISTEMA UNITARIO
I fisici una volta vedevano il nostro universo come composto di frammenti separati. Oggi, comunque, nonostante la dimensione incredibilmente vasta, l’universo è sempre più considerato come un singolo sistema funzionante. Poiché altre galassie sono lontane milioni di anni luce, appaiono così lontane nello spazio e nel tempo da essere separate dalla nostra. Tuttavia esperimenti dimostrano che cose che sembrano essere separate sono effettivamente connesse in modi fondamentali che trascendono le limitazioni degli ordinari spazio e tempo.
Descritta come "non località", questo è una delle più strabilianti scoperte provenienti dalla fisica quantistica.
Sebbene gli scienziati che lavorano in questo campo sostengano diverse vedute circa le implicazioni della meccanica quantistica per la nostra vita di ogni giorno, il fisico David Bohm dice che in ultima analisi dobbiamo intendere l’intero universo come un "tutto unico indiviso".
Invece di separare l’universo in esseri viventi e non viventi, Bohm vede la materia animata e inanimata come inseparabilmente interconnesse con la forza vitale che è presente in tutto l’universo e che comprende non solo materia ma anche energia e parimenti lo spazio vuoto. Per Bohm allora anche una pietra ha una sua unica forma di vita. La vita fluisce dinamicamente attraverso il tessuto dell’intero universo.
La nostra galassia – la via lattea – è una nube rotante a forma di disco che contiene circa 100 miliardi di stelle. Fa parte di un gruppo locale di 19 galassie (ciascuna con 100 miliardi di stelle), che a sua volta fa parte di un supergruppo locale di migliaia di galassie. Questo supergruppo assomiglia ad un fiore gigantesco con molti petali. Oltre a questo gli astronomi stimano che ci sono forse 100 miliardi di galassie nell’universo osservabile.
Gli scienziati ed anche i ricercatori spirituali pongono la domanda: "Se questo è un sistema unitario, allora potrebbe essere solo una cellula all’interno di un organismo molto più grande?"
IL COSMO SI RIGENERA
CONTINUAMENTE
Per decenni la cosmologia dominante nella fisica contemporanea ha ritenuto che la creazione fosse finita con il Big Bang circa 14 miliardi di anni fa e che, da allora, nulla più sia accaduto che un riarrangiamento degli elementi costitutivi cosmici.
Poiché i fisici tradizionalmente pensano alla creazione come un miracolo di una sola volta dal "nulla", loro considerano i contenuti dell’universo - rocce, alberi,persone- come essere costituiti dalla antica materia.
Insomma, la teoria dell’universo morto assume che la creazione avvenne miliardi di anni orsono, quando una grandissima esplosione sparse detriti di materiale senza vita in uno spazio altrettanto privo di vita e , per processi casuali, si è organizzata in forme di vita su una remota isola-pianeta chiamata Terra.
In netto contrasto, la teoria dell’universo–vivente propone che il cosmo è completamente ricreato ad ogni momento, ed è mantenuto momento per momento da un flusso ininterrotto di energia.
Si immagini il cosmo come il vortice di un tornado o un mulinello, come una struttura completamente dinamica. David Bohm chiama l’universo "una totalità indivisa in movimento fluente".
In questa visione, il nostro universo non possiede esistenza materiale libera di per se stesso.
L’intero cosmo si sta rigenerando ad ogni istante in un’unica sinfonia di espressione, che si dispiega dai più piccoli aspetti del regno subatomico alle grandi dimensioni di migliaia di miliardi di sistemi galattici. Supera l’immaginazione considerare le dimensioni e la complessità del nostro cosmo con i suoi miliardi di galassie e triliardi di sistemi planetari, tutti facenti parte di un flusso continuo di creazione. Come può essere così vasto, così sottile, così preciso e così potente?
"Noi non siamo materia corruttibile, ma modelli che perpetuano se stessi, mulinelli d’acqua che scorre sempre", dice il matematico Norbert Wiener.
Il fisico Max Born aggiunge: "Abbiamo cercato solide basi e non ne abbiamo trovato alcuna ".
"Più profondamente penetriamo, più l’universo diventa irrequieto; tutto si contorce e vibra in una danza selvaggia".
Il fisico Brian Swimme ci dice :"L’universo emerge da un abisso che nutre tutto, non solo dodici miliardi di anni fa, ma ad ogni momento".
IL FONDAMENTO DEL COSMO E’ LA LIBERTA’
I fisici tradizionali hanno visto il cosmo come fosse un meccanismo d’orologio fissato in modelli
predeterminati di sviluppo. Al contrario i nuovi fisici sostengono che il cosmo ha la libertà e la spontaneità di crescere in modi inaspettati. L’incertezza è così fondamentale che la fisica quantistica descrive la realtà in termini di probabilità e non di certezze.
Nessuna parte del cosmo determina il funzionamento del tutto; piuttosto, ogni cosa sembra essere connessa con ogni altra, intrecciando il cosmo in un solo vasto sistema interagente.
Ogni cosa che esiste contribuisce alla rete di vita cosmica ad ogni momento, che sia conscia o no del suo contributo. A sua volta è la consistenza delle interrelazioni di tutte le parti dell’universo che determina la condizione del tutto.
Noi quindi abbiamo grande libertà di agire entro i limiti stabiliti dalla rete più larga di vita all’interno della quale noi siamo immersi.
Un universo vivente è un sistema che impara, in cui noi siamo liberi di commettere errori e di cambiare le nostre menti. "Tramite noi l’universo interroga se stesso e prova a dare varie risposte su se stesso nello sforzo – parallelo al nostro – di decifrare il suo proprio essere", scrive il filosofo Renèe Weber.
LA COSCIENZA E’ PRESENTE OVUNQUE
La coscienza, una capacità di sentire e di conoscere, è fondamentale per la vita. Se l’universo è vivo, noi dovremmo quindi trovare l’evidenza di qualche forma di coscienza che opera ad ogni livello.
Il famoso fisico Freeman Dyson scrive, a proposito della coscienza a livello quantico: "La materia nella meccanica quantistica, non è una sostanza inerte ma un agente attivo che opera costantemente scelte tra possibilità alternative…Sembra che la mente come si manifesta tramite la capacità di operare delle scelte, sia in qualche grado inerente ad ogni elettrone."
Questo non significa che un atomo ha la stessa coscienza di un essere umano, ma piuttosto che un atomo ha una capacità di sentire appropriata per la sua forma e la sua funzione.
Dyson pensa che sia ragionevole credere nella esistenza di "una componente mentale dell’universo", e, se é così, "allora noi possiamo dire che siamo piccole parti dell’apparato mentale di Dio".
Mentre è stupefacente considerare che ogni livello del cosmo ha qualche grado di coscienza, ciò sembra non più straordinario della opinione ampiamente accettata tra gli scienziati che il cosmo sia emerso come un preciso momento circa dodici miliardi di anni fa, come "una fluttuazione del vuoto" - dove nulla spinge su nulla per creare ogni cosa.
IL COSMO E’ CAPACE DI AUTORIPRODURSI
Una notevole scoperta della nuova fisica è che il nostro cosmo è capace benissimo di riprodursi attraverso il funzionamento dei buchi neri. L’astrofisico John Gribbin, nel suo libro "All’origine: La nascita dell’Universo Vivente", propone che l’emergere esplosivo del nostro universo nel Big Bang può essere l’immagine speculare, rovesciata nel tempo, del collasso di un oggetto enorme in un buco nero. Molti buchi neri che si formano nel nostro universo possono così rappresentare i semi di nuovi universi: "Invece di un buco nero che rappresenta un viaggio a senso unico verso nessun luogo, molti ricercatori credono ora che esso è un viaggio a senso unico verso un qualche dove – verso un nuovo universo che si espande nelle sue proprie dimensioni." Gribbin conclude drammaticamente (riflettendo sul lavoro di molti fisici e cosmologi) che "il nostro stesso universo può essere nato in questo modo da un buco nero in un altro universo". Si esprime in questo modo: "Se un universo esiste, allora appare chiaro che ci debbano essere molti-moltissimi, forse anche un numero infinito di universi. Il nostro universo può essere stato proprio un componente di una vasta gamma di universi, un sistema autoriproducentesi connesso solo da tunnels attraverso spazio-tempo (forse meglio considerati come cordoni ombelicali cosmici) che unisce un ‘piccolo’ universo con il suo ‘genitore’.
"Gribbin suggerisce non solo che gli universi sono vivi, ma anche che si evolvono come altri sistemi viventi fanno: "Gli universi che hanno ‘successo’ sono quelli che lasciano più ‘cuccioli’."L’idea di molti universi che evolvono nel tempo non è nuova. David Hume notava nel 1779 che molti universi precedenti "potrebbero essere stati in qualche modo abbozzati prima di questo sistema".
E’ il cosmo davvero un sistema vivente? Certamente appare così alla luce delle recenti scoperte scientifiche. Il nostro universo sta rivelando se stesso come un sistema profondamente unificato, in cui le interrelazioni di tutte le parti, momento per momento, determinano la condizione del tutto.
Il nostro universo è perfuso da un’immensa quantità di energia e viene continuamente rigenerato nella sua interezza, nel contempo usando una capacità di coscienza dappertutto. Il nostro universo è un sistema vivente di un disegno elegante che è nato e continuamente rigenerato all’interno di un universo più grande.
Noi stiamo vivendo all’interno di un ‘universo-figlia’ che, per dodici miliardi di anni, è vissuta e cresciuta dentro la spaziosità di un universo-madre.
L’universo-madre può essere esistito da sempre, te
nendo innumerevoli universi-figlie nel suo grande abbraccio, mentre loro crescono e maturano attraverso un’eternità.
IMPLICAZIONI DEL PARADIGMA DELL’UNIVERSO VIVENTE
Come ogni mutamento di paradigma, l’idea e l’esperienza di un universo vivente è fonte di trasformazioni radicali. Oltre a cambiare la nostra visione dell’universo, può modificare il nostro senso di identità, dello scopo del vivere e del rapportarci agli altri.
Consideriamo alcune delle sue molteplici implicazioni:
UNA RINASCITA DELLA CONNESSIONE IN TUTTI GLI ASPETTI
DELLA VITA
I modi in cui gli Indiani d’America percepiscono e sperimentano il mondo è istruttivo. La loro cultura fornisce una chiara finestra verso l’esperienza di vivere con una piena vitalità che è parte intima della vita di ogni giorno.
Luther Standing Bear ha espresso la credenza delle popolazioni indigene nei riguardi del mondo dicendo a proposito dei Lakota Sioux "Non c’era nulla di simile al vuoto nel mondo. Anche nel cielo non c’erano posti vacanti. Ovunque c’era vita, visibile e invisibile, ed ogni oggetto ci dava un grande interesse nella vita". Poiché si credeva che una forza vitale fosse in ogni cosa, tutte le cose venivano sentite come connesse e correlate. Poiché ogni cosa è un’espressione del Grande Spirito, ogni cosa è degna di essere trattata con rispetto.
IL RISVEGLIO DELL’IDENTITA’ COSMICA
Il paradigma dell’era industriale assume che noi non siamo più che degli esseri biologici, essenzialmente separati dagli altri e dal resto dell’universo. Le nuove scoperte della fisica comunque, rivelano che noi siamo intimamente connessi con l’intero cosmo. La nostra vera identità o esperienza di chi noi siamo è di gran lunga superiore di quanto noi si pensi – noi ci stiamo muovendo da una coscienza strettamente personale alla consapevolezza di noi stessi come parti integranti del cosmo.
Tecnicamente noi uomini siamo più che homo sapiens, noi siamo homo sapiens sapiens. In altre parole, mentre gli animali ‘sanno’, noi abbiamo la capacità di ‘saper di sapere’.
In questo nuovo paradigma, il nostro senso di identità assume una qualità paradossale e misteriosa: noi siamo osservatore e nel contempo osservato, conoscitore e conosciuto, ognuno di noi è completamente unico e tuttavia completamente connesso con l’intero universo. Non ci sarà mai un’altra persona identica a qualsiasi altra in tutta l’eternità – noi siamo assolutamente esseri originali. Allo stesso tempo, poiché la nostra esistenza origina dall’universo ed è intrecciata nella profonda ecologia di esso, noi siamo completamente integrati con tutto ciò che esiste. Il risveglio alla miracolosa natura della nostra identità come simultaneamente unici e interconnessi con un universo vivente può aiutarci a superare l’arroganza di specie e il senso di separazione che minaccia il nostro futuro.
VIVERE CON LEVITA’ IN UN UNIVERSO VIVENTE
In un universo morto il consumismo ha senso; in un universo vivente ha senso la semplicità. Se l’universo è incosciente e morto nelle sue fondamenta, allora ciascuno di noi è il prodotto di una cieca chance tra forze materialistiche. E’ solo per nostro interesse che consideriamo l’universo come non vivente. Se l’universo è privo di vita, esso non ha uno scopo superiore o un significato come non ce l’ha l’esistenza umana.
D’altra parte, se l’universo è cosciente e vivo, allora noi siamo il prodotto di una intelligenza con un disegno profondo che anima l’intero cosmo.
Il nostro senso di connessione significativa si espande all’intero mondo vivente, comprendendo le generazioni passate, presenti e future. Ogni azione in un universo vivente ha conseguenze etiche e si riverbera in tutto l’ecosistema del cosmo. Il punto focale della vita cambia da un desiderio per stili di vita di alto consumo (intesi a provvedere sia a piaceri materiali che a protezione da un universo indifferente) verso modi di vivere sostenibili e semplici (intesi a connetterci con un universo che ha uno scopo e di cui noi siamo parte integrante).
VIVERE CON UNO SCOPO IN UN UNIVERSO VIVENTE
Il passaggio ad un nuovo paradigma comporta un cambiamento nel nostro senso dello scopo evolutivo. Stiamo passando dal vedere il nostro viaggio come una avventura secolare in un cosmo frammentato e privo di vita, senza apparente significato o scopo, al considerarlo come un viaggio sacro, attraverso un cosmo vivente unificato il cui scopo è di servire un sistema di apprendimento.
Il nostro scopo principale è quello di assumere e imparare sia dal piacere che dal dolore del mondo. Se non ci fosse libertà di commettere errori, non ci sarebbe alcun dolore. Se non ci fosse alcuna libertà di una scoperta autentica, non ci sarebbe alcuna estasi. Nella libertà noi possiamo scoprire la nostra profonda identità e scopo in un cosmo vivente.
VIVERE ETICAMENTE IN UN UNIVERSO VIVENTE
Una forma di etica naturale accompagna la nostra connessione intuitiva con un universo vivente. Quando noi siamo veramente centrati nella vita corrente che fluisce attraverso di noi, tendiamo ad agire in modi che promuovono il benessere e l’armonia del tutto.
La nostra connessione con la Madre-Universo ci fornisce una sorta di diapason che fa si che gli individui entrino in un allineamento collettivo.
Un campo di coscienza sta alla base e intreccia insieme l’umanità rendendo possibile a noi la comprensione intuitiva di ciò che è salutare e di ciò che non lo è, ciò che funziona e ciò che non funziona.
Questa nuova comprensione ci condurrà in un’era in cui la gente sarà incline a vivere eticamente perché capirà che qualsiasi cosa si faccia è legata intimamente nelle infinite profondità dell’Universo-Madre.
Quando scopriamo che tutti gli esseri sono parte della medesima sostanza della creazione, naturalmente si risveglia in noi un senso di connessione al resto della vita e di compassione per essa.
Noi allarghiamo la nostra prospettiva di empatia e preoccupazione quando realizziamo che siamo inseparabili da tutto ciò che esiste. Non ci vediamo più come entità separate, la cui essenza termina al confine della nostra pelle e la cui empatia finisce con la nostra famiglia, o con la nostra razza o con la nostra nazione. Vediamo che, poiché deriviamo simultaneamente da un profondo oceano di vita-energia, una connessione vitale esiste sempre fra tutti gli esseri.
Il paradigma di un universo vivente non è semplicemente uno spostamento da un ambito di valori ad un altro; è un cambiamento contestuale da una atmosfera culturale ad un’altra, da un ambiente percettivo ad un altro. Esso trasforma la storia umana.
Dopo 14 miliardi di anni di evoluzione, stiamo sulla terra come esseri capaci di autoriflessione e di azione creativa a favore dell’universo. Vediamo che siamo partecipi in un crescente miracolo di creazione. Questo riconoscimento ci porta verso una nuova fiducia nei confronti delle nostre potenzialità che sono esaltanti, magnificenti e misteriose come l’universo vivente che ci circonda e sostiene.
Duane Elgin è l’autore di Promise Ahead, Voluntary Simplicity, e di Awakening Earth. E’ coautore (con Joseph Campbell, Willis Harman, e altri) di Changing Images of Man. L’autore è stato ricercatore anziano allo SRI International.
Questo articolo è adattato da Promise Ahead: A Vision of Hope and Action for Humanity’s Future pubblicato da William Morrow. Copyright 200, Harper Collins, Inc.
Nota illustrativa sull’Institute of Noetic Sciences
L’ISTITUTO DI SCIENZE NOETICHE [IONS] DELLA CALIFORNIA
L’IONS è un istituto ormai famoso che non é stato ispirato da concezioni orientali o esotiche per noi occidentali, ma dall’esperienza umana di un astronauta, Edgar Mitchell, che alla visione della nostra Terra dalla Luna, ha vissuto una illuminazione interiore che l’ha portato a fondare un istituto tra i più ‘dedicati’ che ci sono al mondo nello studio della coscienza e della sua evoluzione. Le ricerche finanziate e condotte dall’Istituto in tutto il mondo vanno dalla ricerca antropologica agli studi sulla natura delle funzioni della coscienza. Le ricerche dell’Istituto hanno così contribuito in questi 28 anni dalla sua fondazione (1973) ad aprire le frontiere della ricerca sulla coscienza e ad espandere il campo della scienza. Queste ricerche hanno già contribuito a riesaminare anche il significato di ciò che si intende con ‘umano’’ e la loro influenza é in tutti i campi della conoscenza. Nell’ultimo periodo sono esemplari due studi che vogliamo citare per l’importanza e attualità che rivestono. Il primo é uno studio dell’antropologa Marilyn J. Schlitz, che dirige le ricerche all’IONS. Il secondo
é una ricerca del fisico tedesco S. Schmidt con i suoi studi condotti al Freiburg Institut fur Grenzegebiete sulla possibile natura non-locale e non-temporale della coscienza.La ricerca della Schlitz riguarda i risultati dei suoi viaggi nelle foreste amazzoniche e i suoi studi su alcune popolazioni con cui ha potuto esplorare il ruolo dei sogni nel formarsi dei loro modelli di realtà (shaping reality). In particolare il rapporto all’Istituto pubblicato in occasione del 25-mo della fondazione, ha rivelato come vi siano popolazioni, come quella degli Achuar in Ecuador, che si dedicano quotidianamente a ‘sognare per la collettività’. La concezione di questo popolo è infatti di sognare e usare i sogni per la comuntà diversamente dalla nostra visione in cui i sogni sono concepiti come essenzialmente individuali nella origine e nel significato. I sogni sono concepiti da queste popolazioni come in grado di rivelare il futuro e sono usati come guida nella pratica sociale. Questo e i precedenti rapporti della Schlitz hanno contribuito a rivedere i tradizionali punti di vista sulla relazione tra coscienza e cultura. Abbiamo ricordato in precedenza nel paragrafo su ‘Energia Interiore, Coscienza e Mente’(vedi pag.33), gli esperimenti di William Braud e Marilyn Schlitz che dimostrarono l’azione telesomatica.
Il secondo studio di riferimento attuale, tipico dei campi di studio dell’istituto, é il lavoro sopra citato. Schmidt é un fisico teorico. L’autore lesse, diversi anni fa, un articolo sulle facoltà psi di J.B.Rhine su un popolare giornale. Il problema della precognizione lo attrasse
e lo spinse alla ricerca. "Questa appare essere una inversione tra causa ed effetto, la legge di causalità é violata". Ultimamente Schmidt si é dedicato allo studio dei fenomeni psi e del campo della parapsicologia in particolare. Una serie di esperimenti ha dimostrato che gli effetti di psicocinesi (PK) condotti da Schmidt all’Istituto di parapsicologia presso la Duke University dietro invito di Rhine non erano più difficili da osservare della precognizione. Questo ha portato Schmidt a focalizzare la sua attenzione sulle eperienze PK. Negli ultimi anni in particolare l’Istituto di Scienze Noetiche ha sponsorizzato anche le ricerche sugli effetti della preghiera, della guarigione e dell’influenza a distanza (v. saggio pag.73). Una raccolta di questi lavori curata da Marilyn Schlitz e Richard Wiseman su esperimenti condotti separatamente in due laboratori diversi ha permesso di avere risultati molto più attendibili che in passato, anche grazie all’uso dei medesimi protocolli. Entrambi gli studi presentano significativi risultati per gli effetti a distanza, ed hanno usato anche misurazioni fisiche della conducibilità della pelle. I due gruppi di esperimenti sono riportati in The Journal of Parapsychology (Vol. 61, September 1997). Nel campo di studi antropologici etnografici, nel libro Epistemologie tribali: Saggi sulla filosofia dell’Antropologia é presentata una nuova antologia di documenti di eminenti antropologi che esplorano il ruolo della filosofia antropologica nella filosofia moderna, e la conoscenza tribale in relazione all’attuale riassestamento delle conoscenze sulla coscienza.
I dati etnografici provenienti da culture come quelle dei Maori della Nuova Zelanda, le popolazioni della Nuova Guinea, gli shamani siberiani e tanti altri, hanno fornito una base empirica per discutere una varietà di fenomeni tradizionalmente classificati in occidente come "trascendenti" o "metafisici". Questi studi sono rivolti ad ampliare la consapevolezza di ‘come veniamo a sapere ciò che sappiamo’ (how we come to know what we know). Un altro campo di esplorazione ampliato dalla attività dell’istituto é quello della potenziale sopravvivenza della coscienza. Due libri pubblicati nel 1997 esaminano in modo aggiornato centinaia di casi provenienti da tutto il mondo: Where Reincarnation and Biology Intersect e Reincarnation and Biology: A contribution to the Etiology of Birthmarks and Birth Defects. Tra le attività ispirate dall’istituto, un altro grande centro sullo studio della coscienza é stato aperto all’Università di Tucson in Arizona: si interessa del problema con un approccio multidisciplinare, proveniente da filosofia, neuroscienze, scienze sociali e religioni comparate, ecc. (info:
— 520-626-9061).
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Autore: Eaco Cogliani
pag. 528 formato 17 x 24 cm copertina in quadricromia sezione introduttiva - 50 figure, tabelle e legende, indice analitico dettagliato per rendere accessibile a tutti la materia
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