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Cultura_Integrale PDF Print
Celestinian Center, centro per la diffusione della Nuova Visione e Alba Magica rivista e giornale di approfondimento spirituale e scientifico della Nuova Era (vedi  gli indici alla voce Alba Magica dalla homepage)

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Documentazione amplissima nel libro

Ken Wilber, una sintesi del pensiero, la visione integrale, la pratica integrale

autore Eaco Cogliani

pag. 528 formato 17 x 24 cm copertina in  quadricromia
sezione introduttiva - 50 figure, tabelle e legende, indice analitico dettagliato per rendere accessibile a tutti la materia
costo del volume euro 32,00 + 3 euro spese spedizione se ordinato con ccpostale, 6 se in contrassegno

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(vedi  Biografia di Wilber in questa sezione, contenente il sommario con descrizione delle opere di Wilber e la voce Wilber_libro)


Il vasto movimento di pratica e cultura integrale ha numerosi riferimenti tra i quali sottolineiamo in particolare------>>le voci dal menu della homepage: Pratica integrale, Ken Wilber, Psicologia integrale, Postmodernità




 

Ken Wilber

LA CULTURA INTEGRALE

Una Visione Integrale


da Ken Wilber, una sintesi, la visione e la pratica integrale
 - di Eaco Cogliani. Vedi in questa sezione Wilber_libro.


 

 

LA CULTURA INTEGRALE
Il sociologo Paul Ray ha trovato recentemente un nuovo segmento culturale i cui membri ha chiamato ‘i creativi culturali’, che costituiscono un 24 percento della popolazione adulta americana (circa 44 milioni di persone). Distinguendoli dai precendenti movimenti culturali del tradizionalismo e modernismo, Ray chiama questo gruppo la cultura integrale. Esattamente quanto sia ‘integrale’ questo gruppo rimane da vedere; ma le figure di Ray invero rappresentano una serie di vere e proprie realtà. I tradizionalisti sono fondati in valori pre-moderni mitici (blu); i modernisti, nei valori razionali-industriali (arancione); ed i culturali creativi nei valori postformali/moderni (verde). Questi tre movimenti costituiscono esattamente quello che ci si aspetterebbe dal nostro viaggio nello sviluppo ed evoluzione della coscienza (da mitico preformale a formale razionale al primo postformale).

Ma alcuni punti vanno precisati. Ciò che Ray chiama cultura integrale non è integrale nel senso in cui usa il termine W.; non è fondato sull’integralismo universale, la matura vision-logic, o la coscienza di secondo ordine. Piuttosto, come sembrano suggerire i risultati dello studio di Ray, la maggioranza dei creativi culturali stanno basilarmente attivando il meme verde, come indicano chiaramente i loro valori: fortemente antigerarchici; interessati al dialogo; che abbracciano l’olismo flatland (‘tutto olistico’, come dice Ray, eccetto che quel tutto olistico genuino coinvolge la gerarchia nidificata, o olarchia, e i creativi culturali rifuggono dalla olarchia, cosicché il loro olismo è abitualmente un’amalgama di aspettative di totalità monologiche, così come offerte dalla fisica o dalla teoria dei sistemi); sono sospettosi delle forme convenzionali della maggior parte delle cose; mirabilmente sensibili alla emarginazione delle minoranze; impegnati nei valori pluralistici e nei diritti soggettivi; e che possiedono una spiritualità largamente traslativa, non trasformativi [vedi One Test, September 23, per una discussione sulla Cultura Integrale di Ray come esempio di una Religione Civile originalmente centrata sulla persona]. Come Don Beck stesso puntualizza, utilizzando sostanziali ricerche, ‘la cultura integrale di Ray è essenzialmente il meme verde’. Vi sono alcune poche indicazioni di meme verde e giallo o turchese; in altre parole, vi sono pochi meme del second’ordine nella maggior parte dei creativi culturali [Beck e Cowan valutano al 10 percento la popolazione del meme verde nel mondo, ma la maggior parte è in America ed Europa. Le ricerche di Beck indicano attorno al 20 per cento di adulti Americani come meme verde].[Il rapporto di P.Ray è stato riportato in Italia sul n.1 della Rivista Alba Magica, 1998 a cura dell’A. di questo volume – E’ riportato anche sul sito dei creativi culturali http://www.celestinian-center.com/CreativiCulturali.html insieme ad altri aggiornamenti/documentazioni sulla questione. La questione è oggi ancora di maggior interesse ai fini di una comprensione più approfondita dei movimenti nel mondo, in particolare occidentale, Stati Uniti soprattutto per l’America, ed Europa - in particolare per i paesi aderenti alla Comunità Europea nella sua forma più ampia assunta dal 2004; senza almeno questi dati è ben difficile anche andare al di là di analisi sociali, politiche, culturali, superficiali e pericolose – nel senso che la trascuratez

za nell’analisi dei livelli nel quadrante sociale e istituzionale, quarto quadrante, e delle relazioni con il primo e terzo q.[soggettivo: individuale e colletivo rispettivamente] porta a determinazioni/decisioni/valutazioni anche solo semplicemente di ‘opinioni’ personali e pubbliche che più o meno consapevolmente e/o inconsapevolmente determinano scelte decisive – per le sorti del mondo attuale e futuro].

"Ulteriori ricerche empiriche, sostiene W., supportano fortemente questa interpretazione. Ray sostiene che il 24 per cento di Americani sono creativi culturali con una cultura integrale. Io credo che Ray ha accuratamente misurato qualcosa, ma che in effetti la maggior parte dei creativi culturali, per usare i termini di Jane Loevinger e Susanne Cook-Greuter, sono ad uno stadio individualistico (verde), non lo stadio autonomo e integrato (giallo e turchese). La ricerca dimostra che meno del 2 percento degli Americani sono allo stadio autonomo e integrato (questo si adatta anche molto apertamente con la ricerca di Beck – meno del 2 percento al secondo ordine – come con quella della maggior parte degli evoluzionisti). In breve, i creativi culturali, molti dei quali sono boomers, non sono veramente integrali, ma sono fondamentalmente attivati nel meme verde [vedi The Eye of Spirit per riferimenti e discussione su questi dati; vedi Integral Psychology per una visione d’insieme – nell’ultima parte di questo volume].

Infatti, da quando il meme verde, anche se non va avanti, è quello che immediatamente precede l’emergere della integrazione di secondo livello, quello che Paul Ray chiama la ‘cultura integrale’ è in effetti quello che sta precedendo la cultura integrale.

Per quanto qualche fetta di dati sia in tale direzione, la ‘cultura integrale’ non è integrale.

Ma ciò può essere. E questo è il punto cruciale. Come i creativi culturali si muovono verso la seconda metà della vita, questo è esattamente il tempo di una ulteriore trasformazione della coscienza, dal verde alla consapevolezza del secondo ordine; può accadere alla maggior parte facilmente. Questa trasformazione verso il secondo ordine integrale della coscienza (e più alta, in onde genuinamente trans-personali) può per la maggior parte essere effettuata dalla Pratica Trasformativa Integrale. La sola ragione per cui sto parlando dei ‘boomeritis’ è nella speranza che, discutendo qualcuno degli ostacoli a questa ulteriore trasformazione, essa possa avvenire più rapidamente.

Questi ostacoli non si trovano esclusivamente in boomers o in Americani. Il pluralismo relativistico è un’onda universalmente accessibile della coscienza che si dispiega, ed essa ha i suoi pericoli e punti d’arresto, dei quali il soggettivismo intenso, calamita del narcisismo, è uno dei maggiori. Così ‘boomeritis’ non significa confinato ai boomers, ma può affliggere chiunque è pronto a passare alla coscienza del secondo ordine, la grande porta per una consapevolezza più duratura e transpersonale."[TOE, p.31]




Una Visione Integrale


Fai in modo che ogni cosa sia semplice come possibile, ma non più semplice

-Albert Einstein


TRASFORMAZIONE INTEGRALE

La trasformazione personale


Sembra che, approssimativamente l’1-2 percento della popolazione è ad una posizione integrale, di secondo ordine, ma che intorno al 20 percento sono al meme verde, pronti a quella possibile trasformazione integrale, per quel ‘salto importante’, come Clare Graves lo ha chiamato.

Quali sono le condizioni che possono aiutare a facilitare questa trasformazione? I teorici evolutivi hanno isolato dozzine di fattori che contribuiscono alla trasformazione verticale (come opposto alla traslazione orizzontale). Nella visione di W., i fattori di catalizzazione (‘velocizzanti il processo’) necessitano di essere presentati da diverse dimensioni in ordine alla trasformazione che sopravviene. [quella che segue è una applicazione dei quattro quadranti alla analisi dei fattori che sono necessari per la trasformazione personale - fare riferimento alla descrizione generale dei quattro quadranti alle pagine 125-133].

*Per cominciare, l’individuo deve possedere una struttura organica (inclusa la struttura cerebrale) che possa supportare una tale riorganizzazione [Riferimento al II quadrante]. Per la maggior parte della gente, questo non è un problema.

*A questo punto dell’evoluzione, la maggior parte degli individui sono biologicamente capaci di coscienza integrale. [Riferimento I quadrante].

*Il retroterra culturale [Riferimento III quadrante] deve essere pronto a supportare una tale trasformazione, o, al minimo, non opporsi drammaticamente ad essa. Anche trent’anni fa questo avrebbe potuto essere un problema. Ma numerosi fattori indicano che vi é ora una buona disposizione culturale ad un abbraccio più integrale. Per cominciare, abbiamo avuto tre decenni di meme verde con una percentuale sostanziale di popolazione di sostegno, e questo ha possibilmente preparato il terreno per una tale trasformazione (al minimo tra il meme-verde della popolazione stessa, o tra circa 40 milioni di Americani; la ricerca indica che approssimativamente la stessa percentuale della popolazione in Europa è anche al meme verde). Questo, infatti, è quello che Clare Graves disse essere la maggiore funzione del verde, precisamente, attuare l’intera spirale sensitiva (il sé sensitivo) e così essere pronto alla trasformazione del secondo ordine.

Ma affinché tutto questo accada, la coscienza deve essere post-verde. Parafrasando Graves, ‘Il meme verde deve cambiare repentinamente per liberare l’energia per il salto al secondo-ordine, questo è il punto a cui l’era nascente è oggi.’

*Per le concrete istituzioni sociali e la base tecno-economica [IV quadrante] che contribuiscono alla trasformazione, occorre che vi siano avanzamenti profondi in

una o più aree, avanzamenti che impongano una pressione sulla coscienza individuale. (Questo, effettivamente, è un vecchio argomento marxista: quando le forze della produzione anticipano i rapporti di produzione, occorrono trasformazioni culturali dolorose. Questa è una parziale verità del marxismo che non è stata screditata).

Abbiamo avuto recentemente molti cambiamenti tecno-economici, inclusa preminentemente la rivoluzione dei microchip/digitale. Che questa è ‘l’era dell’informazione’, e che questo costituisce una della mezza-dozzina delle trasformazioni sociali maggiori nella storia (foraggiamento, orticulturale, agricola, informatica) è così largamente noto che non abbiamo bisogno di soffermarci oltre. Tutto ciò che serve notare, è che le comunicazioni globali hanno fornito alla coscienza globale e integrale una possibilità diffusa. Questo network globale della tecnologia, questo nuovo sistema nervoso per la coscienza collettiva, non dà comunque alcuna garanzia che gli individui di fatto si svilupperanno ad un livello integrale nel loro caso specifico. Esso facilita, ma non garantisce. Inoltre, globale o planetario non significa necessariamente integrale. Dopo tutto, i meme rossi possono usare Internet, i meme arancione possono usare Internet, e così via. Il livello o stadio della coscienza è determinato da fattori interiori (che vedremo successivamente), e non semplicemente da strutture esterne, non importa se planetarie o globali.

*Veniamo, quindi, all’ultima dimensione – quella della coscienza individuale del sé [I quadrante]– ed ai fattori che facilitano la trasformazione personale (dato che gli altri fattori sono più o meno in luogo).

W. considera quattro fattori che sono particolarmente importanti: adempimento (realizzazione), dissonanza, illuminazione, e apertura.

Adempimento significa che l’individuo ha generalmente realizzato le mansioni (compiti) basilari di un dato stadio o onda. Una competenza basilare è stata stabilita per quel livello. Non occorre che le persone abbiano compiutamente realizzato un dato livello o stadio, ma semplicemente che funzionino adeguatamente a sufficienza per andare avanti. Se le persone non sono così, allora si instaura l’arresto dello sviluppo e la trasformazione al di là è improbabile. Ecco una via più soggettiva per questo: gli individui hanno bisogno di assaporare un dato stadio con pienezza, realizzarsi, e così essere pronti ad andare oltre. Una persona ancora affamata di quel cibo particolare di un dato stadio non vorrà semplicemente guardare nient’altro.

D’altro canto, se la persona ha ‘gustato’ uno stadio ed é diventata pienamente soddisfatta, allora lui o lei è aperto/a alla trasformazione. Nel realizzarsi di questo, qualche sorta di dissonanza generalmente si è instaurata. La nuova onda combatte per emergere, la vecchia onda lotta per rimanere aggrappata, e l’individuo si sente straziato, si sente in dissonanza, si sente spinto in diverse direzioni. Ma in qualche evento vi deve essere qualche sorta di profonda insoddisfazione con il livello presente; uno può essere agitato, annoiato, frustrato, cosicché una profonda e conflittuale dissonanza sorge insistentemente. (‘Una delle ragioni per cui

scrissi Boomeritis, ricorda W., fu di generare qualche sorta di genuina dissonanza nel meme verde. Questo non ha, tutto sommato, attirato la benevolenza dei verdi, ma così è’).

In qualche evento, uno può desiderare andare avanti – o morire a – al livello presente. Forse uno è andato contro le sue limitazioni o contraddizioni inerenti (come direbbe Hegel), o uno sta cominciando a disidentificarsi con esso (come spiegò Assagioli), o forse uno é proprio stanco di ciò. A questo punto, qualche sorta di illuminazione nella situazione usualmente aiuta l’individuo a muoversi oltre. Affermazione, volizione, e l’intenzione di cambiare possono essere tutte parti della illuminazione nella situazione, aiutando a dirigere oltre la coscienza. Questa illuminazione può essere facilitata con l’introspezione, con le conversazioni con gli amici, con la terapia, con la meditazione, o – più spesso che no, e nelle vie che assolutamente nessuno conosce – semplicemente vivendo.

Da ultimo, se tutti questi fattori vengono a fuoco, allora un’apertura alla successiva onda della coscienza – più profonda, più alta, più ampia, più avvolgente – diviene possibile. "Così, quando viene l’onda integrale, gli individui sono pronti per una trasformazione integrale – che già hanno sentito il verde nella pienezza e sono pronti a muoversi oltre; chi già sente qualche sorta di dissonanza con il suo stato presente, chi già sta guardando a qualcosa di più profondo, ampio, più significativo – può facilitare questo ‘passaggio importante’ nel loro caso specifico può essere sintetizzato in due parti: abbiamo bisogno di una visione integrale, e abbiamo bisogno di una pratica integrale. La visione integrale aiuta a fornirci una illuminazione, e così ci aiuta a superare la dissonanza e ad affrontare la nostra più profonda e vasta apertura. E la pratica integrale àncora tutti questi fattori in una modalità concreta, così che non rimangano idee puramente astratte e vaghe nozioni. Osserviamo che, appena la coscienza di una persona comincia a trovare una ‘casa’ nel second’ordine, una genuina Teoria del Tutto comincia a diventare una possibilità. Al minimo, essa diventa profondamente attraente, parlando come fa all’olismo inerente dell’abbraccio del secondo ordine.

"Una volta che avremo una generale veduta della Visione Integrale – una generale visione della Teoria del Tutto – vedremo più specificatamente come possiamo costituire una pratica integrale, cosicché, se lo desideri, puoi fare della consapevolezza integrale una realtà vivente nel tuo caso specifico, e così assumere un approccio più comprensivo a molte vie che possono aiutare altri."[TOE, p.36]


APPROCCIO ALLO SPETTRO INTEGRALE - LA MAPPA DELLA COSCIENZA

W. presenta in TOE una mappa integrale delle possibilità umane, che è stata anche chiamata la ‘Mappa della Coscienza’. Questa semplice visione d’insieme é un piccolo esempio astratto. Nel seguito W. Applica ‘tutti-i-quadranti, tutti-i-livelli’ ad esempi concreti in medicina, educazione, affari, politica, e così via.

E’ preferibile a questo punto che il lettore si impratichisca - se non lo avesse già fatto prima – del metodo dei quattro quadranti, per poterlo applicare a tutti i con

testi, dalla vita personale ai contesti di ogni tipo. Qui W. usa questo modello innestando sui quattro quadranti il modello di Spiral Dynamics (Fig.19). Il modello dei quattro quadranti è una specie di ‘tavola pitagorica’ che sintetizza e semplifica (senza abbandonare, scartare o negligere alcuna delle dimensioni determinanti di ogni olone, uno strumento che rende più agibile la trattazione dei problemi (dai più semplici ai più complessi come W. ci dimostra). Faremo riferimento alla Fig 21. Questa figura è espressamente adatta agli oloni umani.


--->>> vedi quattro quadranti sempre in questa sezione



Last Updated ( Saturday, 04 February 2006 )
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