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       LA NUOVA ERA INTEGRALE

di  KEN WILBER
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Vedi anche le altre voci su Ken Wilber -sempre in questa sezione su Wilber - in particolare Oloni (venti principi), Wilber_libro, Pratica Trasformativa Integrale, Quattro quadranti - e alle altre sezioni dalla hompage

Per documentazione approfondita su Ken Wilber, le sue opere ecc. é stato pubblicato il volume 
KEN WILBER  una sintesi del pensiero; la nuova visione del mondo, la visione integrale, la pratica integrale

Autore: Eaco Cogliani

Una profonda unità di spiritualità, scienza, arte e delle tradizioni di Oriente e Occidente in  una visione globale nell’opera del più grande filosofo dei nostri tempi; per agire e costruire la nuova civiltà planetaria nella Nuova Era 

pag. 528 formato 17 x 24 cm copertina in  quadricromia
sezione introduttiva - 50 figure, tabelle e legende, indice analitico dettagliato per rendere accessibile a tutti la materia
costo del volume euro 32,00 + 3 euro spese spedizione se ordinato con ccpostale, 6 se in contrassegno

- Per ordinarlo: versamento di 32,00 euro + 3 euro spese spedizione sul ccp 41275207 intestato ad Alba Magica v.le F.Testi 216 - 20126 Milano e/o richiederlo direttamente alla redazione di Alba Magica per email telef. o sms (la spedizione in contrassegno, dati i costi postali di questa formula, comporta un supplemento di 6 euro)
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(vedi  Biografia di Wilber in questa sezione, contenente il sommario con descrizione delle opere di Wilber e la voce Wilber_libro)



LA NUOVA ERA INTEGRALE

Avanguardia Evolutiva e Sistema Operativo Integrale

Di KEN WILBER

parte prima e seconda

(Stralcio A: dal Libro "Kosmic Karma" di prossima pubblicazione)

Libera traduzione dall’inglese di Giovanna Visini dal sito www.wilber.shambala.com

Dott.ssa Giovanna Visini A.R.A.T.- Associazione Rebirthing Transpersonale Cell. 338/2124389 E-mail:     http://www.rebirthing-milano.it

Presentazione
Iniziamo questa presentazione col notare, innanzi tutto, un triste dato di fatto: oggi sentiamo molto parlare di Cultura Creativa e della nuova ed elettrizzante nascita di una Cultura Integrale – una cultura olistica, integrata, inclusiva e compassionevole che supera le visioni tradizionali e moderne e inizia una trasformazione postmoderna. In realtà, le ricerche psicologiche provano, con dati incontrovertibili, che nel mondo d’oggi meno del 2 per cento della popolazione si trova a un livello di consapevolezza che possa essere definito, anche solo vagamente, “integrale” (dove “integrale” significa qualcosa di simile a quegli stadi definiti da Gebser aprospettico integrale, da Loevinger autonomo e integrato, da Spiral Dynamics meme giallo e turchese, da Wade autentico, da Arlin postformale, sé centaurico e visione logica matura, ecc.).
Gli stessi dati suggeriscono, tuttavia, che una percentuale molto alta di popolazione – vicina al 25 per cento – si trova allo stadio di sviluppo immediatamente precedente (che è lo stadio individualistico di Loevinger, il meme verde di Spiral Dynamics, la  cultura creativa di Paul Ray, lo stadio affiliativo di Wade, il relativistico di Sinnot, ecc.). Inoltre, poiché gran parte di questa popolazione è rimasta al livello del meme verde per alcuni decenni, sembra che una percentuale elevata di essa – forse circa un terzo – sia pronta ad avanzare verso il successivo e più ampio stadio/onda di coscienza, e questo significa spingersi fino a un livello di consapevolezza veramente integrale.

In altri termini, quel modesto 2 per cento della popolazione che oggi è integrale, potrà raggiungere molto presto il 5 o il 10 per cento, o anche più. Credo che, come per ogni dispiegarsi evolutivo, cominciamo a trovare segni evidenti di questa coscienza sempre più integrale, particolarmente in quel gruppo di persone che si trova all’apice dell’evoluzione, alla sua frontiera estrema, all’avanguardia (qualunque sia l’espressione che vogliamo usare) – negli ambienti accademici, nelle arti, nei movimenti sociali, nelle guide intellettuali, nella spiritualità. “Teorie integrali”- o tentativi in questo senso – stanno già cominciando a emergere in molti settori accademici, e questo succederà ancora di più se i teorici all’avanguardia continueranno a liberarsi dal giogo dell’estremismo pluralistico postmoderno (del meme verde) e inizieranno a trovare non solo ciò che separa e rende diverse le culture, ma ciò che le unisce e le accomuna. Non c’è dubbio: attraverso cammini diversi un numero crescente di persone avanza verso la luce integrale …
In breve, sembra che davvero l’avanguardia evolutiva stia entrando in un’era integrale (con importanti parti della cultura al seguito).
Questa è esattamente la ragione per cui Jeffrey Alexander, il teorico sociale più influente e dotato d’America (fratello, inoltre, del defunto Skip Alexander, uno dei più grandi teorici della coscienza di questo paese) parla di tre movimenti principali nella teoria sociale moderna: il funzionalismo, la microsociologia e la sintesi.

1.     Il primo movimento, particolarmente in auge dopo la Seconda Guerra Mondiale, è il funzionalismo-strutturale, o semplicemente funzionalismo, che ha coinvolto praticamente tutte le aree della psicologia e della sociologia, e che ha trovato il suo esponente più prestigioso in Talcott Parsons. Si tratta di un ammirevole tentativo di trasferire la prospettiva della teoria dei sistemi nelle scienze sociali, tentativo non riuscito a causa della limitata adeguatezza della fisica teorica e della biologia del tempo. Se si cerca di trovare un parallelismo tra i sistemi naturali e i sistemi sociali, e si concepiscono i primi come sistemi regolati da criteri quali l’equilibrio e l’omeostasi – invece di vedere che essi possiedono anche la capacità di auto-organizzarsi, con una tendenza intrinseca verso livelli di “ordine dal caos” – allora si arriva a una teoria dei sistemi sociali del tutto statica, una teoria che può essere accusata (e di fatto lo sarebbe) di essere una forma appena camuffata di conservatorismo politico. La vostra teoria dei sistemi, sotto il travestimento, sarebbe senza alcun dubbio Repubblicana.
Sotto molti aspetti, il funzionalismo classico era il prodotto di una capacità di concettualizzare il cui centro di gravità era ancora il livello cognitivo operativo formale (meme arancione), che tende ad avere cognizione dei livelli universali, ma solo nei loro aspetti più statici e immutabili, non nelle loro modalità dialettiche, caotiche e trasformative (che tendono a essere colte più facilmente dalla cognizione postformale).

Tuttavia, le intuizioni e i contributi di Parsons sono così profondi e di così ampia portata che tutte le teorie odierne, per essere adeguate, cercano di “includere e trascendere” Parsons (come fanno Habermas, Luhmann, Alexander, Bailey, ecc.). Parsons, ad esempio, ebbe la precisa intuizione della necessità di includere in ogni teoria sociale i quattro quadranti, che egli chiamò “i quattro tipi generali di sottosistemi”: l’organismo (quadrante A/D), [vedi decrizione sotto e alla voce quattro quadranti in questa sezione su Ken Wilber- A/D significa quadrante superiore destro Alto destra-B/D inferiore destro basso destra il sistema sociale (quadrante B/D), il sistema culturale (quadrante B/S) e la personalità (quadrante A/S-alto sinistro superiore sinistro). Comunque sia, il funzionalismo classico era condannato a scomparire nella sia forma originale e, soprattutto verso la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni settanta, cominciò a essere eclissato da una nuova ondata di teorie sociali, quelle della microsociologia.

2.     Il meme verde cominciò a emergere e a diffondersi su vasta scala, e iniziò a sostituire il meme arancione nell’avanguardia dell’élite accademica. Quindi, il modernismo dell’universalismo arancione fece spazio al postmodernismo del pluralismo verde. Mentre il primo era contraddistinto dalla visione che le culture erano rette da sistemi universali statici, il secondo era contraddistinto da relativismo, multiculturalismo, studi sulla diversità e inconciliabilità di tutti i tipi. Questo era, sotto molti aspetti, il primo passo dal formalismo al postformalismo, e il risultato fu l’allontanamento molto salutare dalle grandi teorie astratte, quadri generali, metanarrative e formalismo universale per andare nella direzione di un’attenzione dettagliata verso i particolari, le sfumature culturali e le differenze importanti, con un accento particolare posto sui settori marginalizzati e sull’eterogeneità. La sociologia del meme arancione fece posto alla sociologia del meme verde, e iniziò l’era della microsociologia.
Tre decenni di microsociologia ci hanno mostrato tutta la forza e la debolezza di quest’approccio alle teorie sociali. Verso la metà degli anni 90, la debolezza divenne sempre più evidente e insormontabile, e la microsociologia fu sostituita nell'avanguardia accademica da pressanti tentativi di trovare un’interpretazione integrale che incorporasse gli importanti contributi delle teorie precedenti, includendo il funzionalismo e la microsociologia. Come sottolinea Alexander, la teoria sociale è entrata nella sua terza fase emergente, così che “non è sorprendente se i teorici contemporanei siano ritornati al progetto di una sintesi” 1
3.     Arriviamo a oggi: un progetto di sintesi, un era integrale che, solo da pochi anni, emerge nel punto più alto dello sviluppo evolutivo. Come movimento più ampio (che si è esteso negli ultimi decenni al di là del piccolo manipolo di pionieri della coscienza) sta iniziando davvero soltanto ora, all’alba del nuovo millennio. E ciò che questo movimento più ampio probabilmente rappresenta è la trasformazione dal meme verde al meme giallo, dall’intraculturale al transculturale, dal pluralismo etnocentrico all’integralità globale, dal relativismo all’olismo. I “grandi panorami” dei “sistemi universali” del meme arancione escludevano rozzamente ogni appropriata sensibilità verso la diversità culturale, verso l’intersoggettività che costruisce il mondo, verso l’attività cognitiva che non è solo rappresentazione della realtà, ma parte integrante di essa, e verso l’irriducibile eterogeneità di molti sistemi; mentre i grandi panorami post-meme verde, che stanno emergendo all’alba dell’era della sintesi, includono esplicitamente (e costruiscono su) i contributi della microsociologia, ma senza perdersi per strada come il meme verde che era così accanitamente concentrato sugli alberi da negare l’esistenza delle foreste.
Un’era integrale emerge nel punto più alto dello sviluppo evolutivo, un ampio panorama che abbraccia molte foreste, un’era di sintesi che sorge dalle rovine del pluralismo naufragato. Quest’era integrale è uno dei temi centrali trattati in queste pagine.

Parte I.
Karma kosmico: perché il presente somiglia un po’ al passato?
Momento dopo momento, l’universo si tiene insieme in un’unità coerente. In qualche modo, l’universo di questo momento e l’universo del momento precedente sono, nello stesso tempo, simili e differenti: simili, perché il momento presente somiglia, sotto molti aspetti, al momento precedente; differenti, perché nel momento presente c’è qualcosa di significativamente nuovo. Più ci pensate, più vi sembra misterioso…
L’eredità del passato è uno degli argomenti centrali della nostra trattazione, poiché risulta essere un tema chiave in quasi tutti gli ambiti della ricerca umana. Ed è, forse, anche la questione cruciale con cui si sono confrontate da sempre tutte le tradizioni spirituali.
Le antiche tradizioni spirituali – dallo sciamanismo, al Neoplatonismo, al misticismo cristiano, al Buddismo - sostengono che, oltre alla dimensione fisica, ci sono dimensioni o livelli più elevati di realtà, e questi livelli più elevati, in un certo senso, esistono già (per esempio, come le forme di Platone, le idee di Hegel, i depositi involutivi di Aurobindo, gli archetipi di tutti i tipi, o come i mondi inferiori e superiori dello sciamanismo). Secondo Aurobindo, tutti i livelli più elevati di realtà sono depositati nei livelli più bassi dall’involuzione e quindi preesistono realmente, quindi questi livelli più alti si dispiegano e si manifestano durante l’evoluzione (in questo modo l’evoluzione non è altro che il dispiegarsi di ciò che l’involuzione ha ripiegato o depositato). Ma tutte le correnti di pensiero moderno e postmoderno negano che ci siano dimensioni più elevate – o, più generalmente, negano assolutamente che ci siano realtà preesistenti di qualsivoglia genere (incluso qualsiasi tipo di struttura ontologica preesistente: la modernità nega strutture più elevate, la postmodernità nega che esistano strutture tout court: in entrambi i casi, la spiritualità è liquidata). Le tradizioni spirituali insistono che la salvezza è, in un certo senso, una riscoperta di una realtà preesistente. La postmodernità insiste che niente è scoperto, tutto è costruito. Tutta la “battaglia” tra gli antichi e i moderni s’impernia su questa questione centrale: ci sono livelli o dimensioni della realtà ontologicamente preesistenti?
Non ci sarà mai una spiritualità che possa ottenere il riconoscimento e il rispetto da parte del mondo moderno e postmoderno, senza che si riesca a conciliare queste due pretese contraddittorie. Ciò di cui abbiamo bisogno, per dirla senza mezzi termini, è un modo per convalidare tutte le affermazioni essenziali della visione del mondo spirituale – dal satori o dalla salvezza visti come “un ritorno a casa”, fino all’esistenza delle onde o livelli di coscienza – però senza postulare realtà preesistenti ontologicamente. Se non riusciamo a fare questo, allora la spiritualità è morta nel mondo moderno e postmoderno della dignità intellettuale.
Iniziamo questo tentativo di una ricostruzione postmetafisica delle tradizioni spirituali dalla prosaica questione dell’eredità del passato…
Il Karma Kosmico in Quattro Dimensioni
L’eredità del passato: sembra che tutti gli oloni, in una certa misura, siano influenzati dagli oloni che sono venuti prima di loro. (Un olone è un “tutto/parte”, o un tutto che è anche una parte di altri “tutto”: un tutto-atomo è una parte di un tutto-molecola, che è una parte di un tutto-cellula, che è una parte di un tutto-organismo, ecc. Il Kosmo è fondamentalmente composta di oloni, in tutte le direzioni verso l’alto e verso il basso. E sembra che tutti gli oloni ereditino qualche tipo di passato…) L’universo di questo momento è, in un certo qual modo, diverso dall’universo del momento precedente, ma condivide con quest’ultimo anche alcune somiglianze, sì?
In altri termini, questo momento presente è in qualche modo simile e nello stesso tempo differente dal momento precedente. Questa questione, la relazione del presente con il passato risulta cruciale, perché coinvolge tutti gli aspetti della nostra vita (psicologica, sociologica e spirituale). Sembra che il passato-e-presente costituisca un’eredità-con-novità – per dirla con parole diverse, il momento presente è una mescolanza misteriosa di karma e creatività. Questo karma-e-creatività sembra essere la vera matrice della nostra realtà momento-per-momento, e come noi concettualizziamo questa matrice sarà, allora, un ingrediente fondamentale della nostra auto-comprensione.
Affrontiamo prima il tema specifico del karma, o l’eredità del passato. Per cominciare, assumiamo semplicemente che il momento presente erediti qualcosa dal passato, e tentiamo di delineare alcune delle modalità in cui avviene quest’eredità, così da mostrare quali possano esserne le implicazioni.

I quattro quadranti
[per una descrizione specifica vedi voce quattro quadranti in questa sezione dedicata a Ken Wilber]

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Quest’eredità è quasi certamente una faccenda che coinvolge i quattro quadranti, cioè le quattro dimensioni degli oloni lasciano in eredità al futuro il loro presente che diventa passato. I quattro quadranti sono quattro modalità fondamentali che, tra le varie esistenti, possiamo utilizzare per decifrare ogni avvenimento: dall’interno o dall’esterno, in forma singolare o plurale. In questo modo abbiamo l’interno e l’esterno dell’olone individuale e collettivo. Le quattro prospettive non sono pure convenzioni arbitrarie. Si tratta, invece, di dimensioni talmente fondamentali che sono state incorporate nel linguaggio come pronomi, nel corso naturale dell’evoluzione. Queste prospettive incorporate si manifestano con i pronomi di prima, seconda e terza persona. Quindi, l’interno dell’individuo si manifesta come “io”, l’interno del collettivo come “tu/voi/noi”, l’esterno dell’individuo come “ciò/lui/lei”, l’esterno del collettivo come “loro/essi”. In breve: io, noi, ciò, essi.
(Tecnicamente, “tu/voi” è la seconda persona singolare e plurale e “noi” è la prima persona plurale, ma spesso io includo “noi” come parte della dimensione del “tu”, perché per poter trattare il “tu” come un “tu” e non come un oggetto “ciò”, deve esserci un’interazione orizzontale di comprensione reciproca o “noi”. Quindi spesso utilizzo “tu/noi” come una prospettiva generale di seconda persona, così le quattro dimensioni di base diventano io, noi, ciò, essi, o l’interno e l’esterno dell’olone individuale e dell’olone collettivo.)
Queste quattro prospettive, incorporate praticamente in tutte le lingue, rappresentano le quattro dimensioni principale dell’essere-nel-mondo. Ce ne possono essere altre, ma queste quattro sono particolarmente fondamentali.
(Per una descrizione dettagliata dei quattro quadranti, vedi A Brief History of Everything.)--[vedi la voce Quattro quadranti in questa sezione].

L’idea è, allora, che l’eredità del passato possa essere osservata da tutt’e quattro le prospettive – o nelle quattro dimensioni dell’essere-nel-mondo – e che ognuna ci mostri qualcosa di importante dell’equazione totale. Molti teorici hanno proposto valide spiegazioni di queste dimensioni e del tipo di eredità karmica che esse lasciano, ma noi vogliamo includerle tutte in una trattazione più integrale. Alcuni di questi tipi di eredità sono presentati nello Schema 1, “L’Eredità del Passato nei Quattro Quadranti”:


Schema su l’eredità del passato



INTERNO                                                                              ESTERNO

Individuale                                                                         Individuale

Prensione*                                                                             Autopoiesi*

Identità soggettiva                                  Risonanza morfica* individuale

                                                                           e causazione formativa

Memoria operativa                                                          Eredità genetica
 

Collettivo                                                                             Collettivo

                                                                            
Habitus                                                                       Memoria dei sistemi

Memoria culturale                                            Autopoiesi degli ecosistemi

Prensioni reciproche                                            Attrattori caotici e strani

Retroterra intersoggettivo                                             Autopoiesi sociale

                                                                    Causazione formativa collettiva



Schema 1. L’Eredità del Passato nei Quattro Quadranti

*Spiegazione di alcuni termini:[alle voci Oloni e Meme corrispondono due specifiche pagine web in questa stessa sezione dedicata a Wilber]

Olone -Un olone è un "tutto/parte", o un tutto che è anche una parte di altri "tutto": un tutto-atomo è una parte di un tutto-molecola, che è una parte di un tutto-cellula, che è una parte di un tutto-organismo, ecc. Il Kosmo è fondamentalmente composto di oloni, in tutte le direzioni verso l’alto e verso il basso. E sembra che tutti gli oloni ereditino qualche tipo di passato…- Il concetto di olone é essenziale nella nuova visione del mondo.

Prensione - la percezione- il modo in cui l’occasione (oggetti della percezione) percepisce, afferra (prehends), il mondo è detto sentimento (feeling).

Autopoiesi - ipotesi in base alla quale gli esseri viventi si produrrebbero continuamente da soli grazie ad una specie di autoorganizzazione interna (autopoietica).

Risonanza morfica e Causazione formativa- quando un numero sufficiente di molecole assume una determinata forma, tutte le molecole successive, anche in spazi e tempi differenti, assumeranno la medesima forma. Sheldrake introduce la nozione di causazione strutturale o formativa per spiegare questo dato empirico, che non può essere spiegato da nessuna forza fisica conosciuta. Una volta che una molecola (o un olone qualsiasi) si organizza in un modello o in una forma, quella forma sembra esercitare una sorta di influenza su tutte le forme simili – questa è la causazione formativa esercitata da un campo morfico su campi morfici simili ("risonanza morfica").

Meme: valori e stadi espressi mediante i colori secondo la classificazione di Beck e Cowan (vedi la voce meme in questa stessa sezione su Wilber).

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Per esempio, Whitehead ha proposto la spiegazione, ormai classica, di come le dimensioni interne degli oloni individuali siano trasmesse come eredità futura: in particolare, il concetto di  prensione (o unificazione del processo prensivo).[Il filosofo e matematico inglese, A. N.  Whitehead, utilizza una terminologia particolare: gli enti o cose, oggetti della percezione, di cui il cosmo è costituito, sono chiamati “occasioni attuali”o reali; la percezione è detta prensione; il modo in cui l’occasione percepisce, afferra (prehends), il mondo è detto sentimento (feeling). N.d.T.] Ogni occasione attuale – ogni momento presente – quando viene in essere fa due cose allo stesso tempo: in primo luogo, percepisce (o sente esperenzialmente) l’occasione immediatamente precedente (cioè, il momento presente entra in contatto, percepisce, sente immediatamente il momento che precede), così che il soggetto di questo momento diventa l’oggetto del soggetto del momento successivo. Questo significa che il momento presente è, in parte, determinato dalla natura dei suoi predecessori: esso accoglie un passato ereditato come parte del suo sentimento di questo momento, una sensibilità che è allora l’unificazione del processo prensivo, cioè l’unificazione di tutti i sentimenti ancestrali. Quest’eredità è la base di un tipo di causalità esercitata dal passato sul presente (cioè, un’eredità causale degli oggetti passati che una volta erano soggetti presenti, o sentimento dei sentimenti (sensibilità presente delle sensibilità passate). In secondo luogo, secondo Whitehead, il momento presente aggiunge il suo momento di novità creativa o emergenza – sente, in una certa misura, qualcosa di completamente nuovo – quindi, esso trascende il passato.
Ogni momento, allora, trascende e include i suoi predecessori, ereditando una storia di sentimenti (feelings) – cioè, di oggetti che erano prima soggetti – ma, anche, aggiungendo una novità creativa che non esisteva nel passato – ma una novità creativa che, poi, diventa essa stessa parte dei sentimenti ereditati e trasmessi al futuro che, di nuovo, trascenderà e includerà quest’eredità.
Con alcune poche precisazioni, sono profondamente d’accordo con questa visione generale della natura dell’esistenza momento-per-momento di Whitehead. Egli, infatti, ha scoperto che, innegabilmente, la natura profonda del Kosmo è olarchica: ogni momento trascende e include i suoi predecessori, la precisa definizione di olarchia.
Ma noi aggiungiamo un altro aspetto fondamentale: questa faccenda coinvolge i quattro quadranti, in tutte le direzioni verso il basso (vale a dire, ciò che precede), una visione che chiamiamo quadratica. Cioè, ogni olone o occasione attuale ha le dimensioni: soggettiva (io), intersoggettiva (noi), oggettiva (ciò) e interoggettiva (essi) – i quattro quadranti. Whitehead descrive in modo brillante la manifestazione momento-per-momento nelle dimensioni soggettiva e (in certa misura) intersoggettiva. Ma noi aggiungeremo l’eredità non prensiva nelle dimensioni oggettiva e interoggettiva, oltre a irrobustire la sfera intersoggettiva con aspetti che non troviamo in Whitehead. David Ray Griffin, il più competente interprete di Whitehead, suggerisce che l’approccio del filosofo inglese possa essere definito dialogico parziale e l’approccio quadratico dialogico completo, e questa mi sembra una definizione corretta (Vedi: Do Critics Misrepresent My Position? Appendix A – My Criticism of Whitehead as True but Partial: The Move from an Incomplete Dialogical View to an Integral/Quadratic Formulation, sul sito wilber.shambala.com).
In ogni caso, il punto da ritenere è che Whitehead è stato il primo a riconoscere le caratteristiche generali della natura microgenetica olarchica dell’esistenza momento-per-momento, quindi è con piacere che ci proclamiamo seguaci del suo pensiero per quel che riguarda questa dimensione.
Per le sfere oggettive e interoggettive, tuttavia, dobbiamo rivolgerci a Rupert Sheldrake e ai suoi concetti di risonanza morfica e causazione formativa. Il lavoro di Sheldrake, come vedremo, è una delle molte teorie esplicative che concernono puramente i quadranti di Destra, ma è stato giustamente molto apprezzato per aver chiarito con una teoria elegante alcune importanti questioni implicate nell’eredità delle forme oggettive e interoggettive. E’ importante, però, considerare che le nostre posizioni circa l’eredità nei quadranti di destra possono essere sostenute senza fare riferimento al lavoro di Sheldrake. Molti tipi di eredità in quei quadranti sono faccende semplici e banali che coinvolgono, per esempio, l’autopoiesis biologica e sociologica, la riproduzione del DNA, il mantenimento dei sistemi, gli attrattori caotici e strani, le forme istituzionali e i modi di produzione, ecc. – non sono questioni molto complicate, almeno se comparate ad alcune idee di Sheldrake. Ma Sheldrake ha chiarito alcuni degli aspetti più esoterici della causazione formativa, quindi useremo i suoi esempi per mostrare alcuni degli innumerevoli tipi di eredità nei quadranti di Destra.
Esamineremo, poi, le varie teorie dell’eredità – o teorie su come il passato influenzi il presente (vedi lo schema 1). Poiché nell’Era della Sintesi non vogliamo lasciar fuori dalla nostra visione integrale nessuna valida prospettiva o nessuna dimensione, cercheremo di costruire un quadro d’insieme che le includa tutte. Questo ci permetterà di cominciare a delineare l’eredità del passato nei quattro quadranti, o una descrizione quadratica del karma kosmico.
Un breve sommario di ciò che troveremo è che ogni olone sembra relazionarsi con i suoi predecessori come segue:
1.     Nel quadrante Alto/Sinistra. Ogni olone è un’unificazione prensiva di tutti i suoi predecessori – un soggetto di esperienza che, quando viene in essere, percepisce il soggetto precedente come oggetto del nuovo soggetto: cioè, esso sente l’interiorità dei suoi predecessori, è un sentimento di sentimenti, quindi eredita – e, in certa misura, è determinato da – il sentimento/consapevolezza del suo momento immediatamente precedente di sentimento/consapevolezza (che una volta aveva sentito anch’esso i suoi predecessori, ecc.). Questo è definito nel freddo linguaggio filosofico “unificazione prensiva”, ma quello che significa, in realtà, è che io sento i sentimenti (percezioni) del momento che mi precede, che ha sentito i sentimenti del suo momento precedente, quindi quello di cui faccio esperienza ora è il riepilogo dei sentimenti dell’intera storia del Kosmo nella sua dimensione soggettiva (una microgenesi che  ricapitola la cosmogenesi).
Questa prensione presente delle prensioni passate costituisce un tipo di causalità inevitabile esercitata dal passato sul presente (questa era, ovviamente, la risposta di Whitehead a Hume). Se voi (o qualsiasi olone) potete sentire questo momento, e poi sentire questo momento, vi è allora un grado di continuità (e quindi un grado di causalità) del momento precedente su questo momento, poiché il momento precedente è ora una parte della totalità di questo momento (cioè, la totalità di un momento diventa parte della totalità del momento successivo, e questo spiega perché l’esistenza momento per momento è un’olarchia di oloni – ecco cos’è l’unificazione prensiva: ogni momento è un olone che trascende e include i suoi predecessori). L’aspetto “include” porta inevitabilmente nel momento presente un’influenza causale sentita proveniente dal passato. Per dirla più semplicemente, il fatto che io possa sentire il momento precedente significa che, in qualche misura, sono influenzato dal momento precedente – il presente è influenzato dal passato perché può sentirlo.
Questo è karma, vero? O certamente ne fa parte: in questo caso, l’influenza dei sentimenti di ieri sui sentimenti di oggi. Quest’eredità non può essere, di fatto, negata in un modo che sia logicamente coerente. (Hume pensava di aver demolito tutte le sequenze induttive di questo tipo, ma ciò che è riuscito a demolire, in realtà, è soltanto qualsiasi tentativo di provare che i modelli di domani saranno gli stessi di oggi; non ha potuto confutare la tesi che i modelli di oggi sono simili a quelli di ieri. Di fatto, Hume ha flirtato con la nozione che la causalità fosse qualcosa di simile a un’abitudine, ma è stato Charles Peirce che, per primo, ha mostrato che ciò che chiamiamo leggi della natura sono in realtà abitudini della natura, ma su questo torneremo tra breve.)
Non sono, però, puramente determinato dal mio karma; posso anche, in una certa misura, trascendere il passato attraverso la mia creatività: soltanto così un certo grado di libertà diventa possibile. Non vi è soltanto l’eredità del passato, vi è, in ogni momento, una scintilla di novità, qualcosa di emergente, qualcosa che non è mai sorto prima. “L’incremento creativo verso la novità”, nella terminologia di Whitehead – il quale si rese conto che questa era una caratteristica intrinseca e inevitabile del Kosmo, in tutte le direzioni verso il basso. (Creatività, per Whitehead, è, naturalmente, una scintilla dello Spirito presente in tutte le occasioni attuali.) Quindi, ereditiamo il passato – o lo includiamo e abbracciamo nei nostri sentimenti (e siamo, in una certa misura, modellati e influenzati dal passato), ma, nello stesso tempo, andiamo oltre il passato, grazie all’intrinseca capacità di questo momento di aggiungere il nuovo, la trascendenza e un po’ di libertà.
L’eredità-e-trascendenza soggettiva o prensiva è stata una delle grandi scoperte di Whitehead.
Incidentalmente, l’analisi che Whitehead fa delle micro-strutture di tutte le occasioni soggettive (cioè, il soggetto di un momento che diventa oggetto del soggetto del momento successivo; o il sentimento di sentimenti) spiega perché troviamo lo stesso modello generale su scala macro: vale a dire che lo sviluppo psicologico è contraddistinto da un modello predominante: il soggetto di uno stadio di sviluppo diventa oggetto del soggetto dello stadio successivo di sviluppo. Whitehead, come ho spiegato, ci ha dato l’analisi infrastrutturale del perché questo dispiegarsi olarchico sia universale e intrinseco al tessuto stesso del Kosmo.
2.  Nel quadrante Basso/Sinistra. Progredendo un po’ oltre Whitehead, vediamo che
ogni soggettività esiste immersa in un mare di intersoggettività, e anche questo mare, ha la sua influenza karmica. Gli oloni individuali e gli oloni collettivi sentono (afferrano) il loro passato. Essi sono influenzati entrambi dal loro passato, e poi, in una certa misura, lo trascendono. Trascendono-e-includono i loro sentimenti passati e i loro valori condivisi attraverso momenti di emergenza creativa. In breve, le culture hanno memorie. 2
Questo retroterra culturale – il quadrante Basso/Sinistra – è ereditato momento-per-momento dai soggetti che emergono all’interno del suo orizzonte, non come entità separata, ma come forma o modello del loro emergere collettivo. Questo è quello che intendiamo quando diciamo che gli oloni collettivi possono afferrare il loro passato – o quando, in una forma più semplice, diciamo che ci sono memorie culturali e sociali- ci sono modelli nelle cultura e nella società che, in una certa misura, ripetono se stessi,  si tratta dell’influenza prolungata sul presente di un passato che era una volta presente e che, in una certa misura, è conservato e trasmesso come abitudine kosmica. 3 Nel quadrante Basso/Sinistra ci riferiamo alle memorie culturali, che sono retroterra di significati, sentimenti collettivi e prensioni reciproche (o eredità intersoggettive) riflessivi e pre-riflessivi; nel quadrante Basso/Destra ci riferiamo alle memorie dei sistemi o sociali, che sono modelli interoggettivi di mantenimento dei sistemi o di riproduzione ecologica. La spiegazione di come i modelli socioculturali si riproducano è il compito di tutte le teorie sociali, dall’autopoiesis sociale alla sostenibilità ecologica.
Non trascuriamo, tuttavia il fatto, che ogni olone è un “trascendi-e-includi”: ogni olone che emerge immerso in una particolare cultura può, in una certa misura, trascendere quella cultura. Facendo riferimento al retroterra culturale, i momenti cumulativi di novità creativa nella sfera soggettiva possono alla fine alterare la forma dell’intersoggettività stessa (diciamo che i quadranti emergono insieme o tetra-evolvono, o “si tetra-incastrano”, o “tetra-interagiscono”). Ma il punto da ritenere, per ora, è che gli oloni culturali hanno un passato, un’eredità karmica, e quest’eredità di intersoggettività (o eredità di prensioni reciproche da parte dei membri di una cultura) è una parte importante del karma kosmico.
Quando Bourdieu scrive a proposito dell’habitus della cultura; quando Heidegger propone un’interpretazione della cultura come storicità costitutiva dell’Essere; quando Gebser delinea i principali schemi di interpretazione (magico, mitico, mentale, integrale) ereditati dalle varie culture nel corso del tempo; quando Gadamer individua il significato indiscutibile della solidarietà nel costituirsi della comprensione reciproca – in tutti questi casi, è l’eredità culturale ciò di cui si parla – i sentimenti collettivi (o prensioni reciproche) del quadrante Basso/Sinistra, conservati e trasmessi come abitudini kosmiche che influenzano tutti gli individui che emergono in quelle culture. Ritorneremo su quest’idea fondamentale del retroterra culturale – e la sua eredità (e trascendenza) – nel corso di questa presentazione. Questo tema è così importante, specialmente al fine di includere il momento postmoderno nella nostra visione integrale – che a esso dedicheremo un’intera sezione (l’Excerpt B sul sito www.wilber.shambala.com). Ma prima terminiamo il nostro rapido esame e vediamo come opera l’eredità negli altri quadranti.
3 e 4. L’eredità nei quadranti Alto/Destra e Basso/Destra
Questa è una breve presentazione dell’eredità soggettiva e intersoggettiva, i modi in cui le dimensioni sentite del Kosmo si riproducono momento-per-momento, mentre, tuttavia, permettono un’emergenza creativa (che poi diventa essa stessa parte dell’eredità che i futuri oloni trascenderanno e includeranno).
Ogni olone, però, ha anche dimensioni oggettive e interoggettive; vale a dire, correlati oggettivi delle prensioni individuali e culturali. Una visione di quest’eredità delle realtà esteriori è quella offerta da Rupert Sheldrake. Brevemente, riformuliamo la teoria generale di Sheldrake come segue.
Ogni olone – quando considerato da una prospettiva esteriore, di terza-persona (e non dalla prospettiva della prensione in prima-persona del quadrante A/S o delle prensioni reciproche in seconda-persona del quadrante B/S) appare come un’unità morfica con un campo morfico. L’unità morfica si riferisce al modello, struttura o forma stabile dell’olone; il campo morfico si riferisce ai vari campi che circondano l’unità (sarà spiegato più avanti). Sono d’accordo con Sheldrake circa questi due aspetti fondamentali, purché ci ricordiamo che questi termini si riferiscono a un olone considerato da una prospettiva di terza-persona singolare – cioè, soltanto considerando il quadrante Alto/Destra. Ma, in quella dimensione, è corretto dire, come fa Sheldrake, che “i campi morfici sono associati con gli oloni a tutti i livelli di complessità”. E gli oloni, sottolinea giustamente Sheldrake, “sono organizzati in gerarchie in cui ogni olone trascende e include i precedenti, cioè olarchie”. 4
Sheldrake usa spesso l’analogia della corda che vibra: se mettiamo due pianoforti uno vicino all’altro e su uno dei due suoniamo il tasto che corrisponde al do, la corda corrispondente comincerà a vibrare anche nell’altro pianoforte. Le due corde che vibrano all’unisono rimandano a ciò che Sheldrake chiama risonanza morfica, mentre la prima corda che causa la vibrazione della seconda è analoga alla causazione formativa  (poiché la forma o modello della prima corda causa o evoca la stessa forma o modello della seconda corda).
L’unità morfica/campo morfico è, dunque, un aspetto di (o un modo di considerare) la dimensione Alto/Destra di un olone. Conseguentemente, mentre ogni olone afferra soggettivamente i suoi sentimenti precedenti (A/S) – e quindi è, in parte, determinato dai suoi sentimenti passati – la forma esteriore dell’olone (A/D) risuona con le sue forme precedenti, e quindi la sua forma presente è, in una certa misura, determinata dalle forme passate della sua manifestazione propria: cioè, risonanza morfica e  causazione formativa che operano in un individuo.
Tra l’altro, ciò che appare nel quadrante A/S come unificazione prensiva appare nel quadrante A/D come causazione formativa individuale momento-per-momento. E come la prensione soggettiva (A/S) è immersa in campi di sentimenti intersoggettivi (B/S), così le forme oggettive individuali (A/D) sono immersi in campi di interoggettività (B/D) – vale a dire, gli oloni individuali e gli oloni sociali hanno entrambi campi morfici (ed essi, tutti, tetra-emergono e tetra-evolvono nello spazio AQAL) 5  Torneremo tra un momento sulle forme collettive.
Il campo morfico è, talvolta, chiamato campo morfogenetico. “Morfogenetico” significa “modello di sviluppo” – significa “creazione o sviluppo” (genetico) “strutturale o formale” (morfico). “Campo morfogenetico” è un termine spesso usato in biologia (per es. Waddington) per riferirsi ai modelli che governano lo sviluppo delle forme o strutture biologiche, ma quello che Sheldrake dice (e io sono d’accordo) è che tutti gli oloni (o unità morfiche) hanno campi morfogenetici, e questa è la ragione per cui egli usa indifferentemente i termini “campo morfogenetico” e “campo morfico”.
Quindi, cosa intende Sheldrake con campo morfico (e la connessa nozione di causazione strutturale o formativa)? Ecco un classico esempio: come Sheldrake sottolinea, quando emersero per la prima volta le molecole di proteine avrebbero potuto ordinarsi in un numero qualsiasi di forme equivalenti o modelli strutturali. Non ci sono leggi fisiche conosciute che affermino che debba prodursi una sola di queste molteplici forme. Ma quando un numero sufficiente di molecole assume una determinata forma, tutte le molecole successive, anche in spazi e tempi differenti, assumeranno la medesima forma. Sheldrake introduce la nozione di causazione strutturale o formativa per spiegare questo dato empirico, che non può essere spiegato da nessuna forza fisica conosciuta. Una volta che una molecola (o un olone qualsiasi) si organizza in un modello o in una forma, quella forma sembra esercitare una sorta di influenza su tutte le forme simili – questa è la causazione formativa esercitata da un campo morfico su campi morfici simili (“risonanza morfica”).
Sheldrake dà molti esempi di campi morfogenetici che guidano lo sviluppo successivo delle forme morfiche individuali. Quando un compito difficile è eseguito in qualsiasi parte del mondo – dalla cristallizzazione di molecole complesse, ai ratti che apprendono un determinato percorso in un labirinto, alla creazione di parole linguistiche – lo stesso compito può, in seguito, essere facilmente ripetuto in qualsiasi altra parte del mondo (e questo è stato dimostrato ormai da numerosi studi empirici). Si tratta dello stesso fenomeno che abbiamo visto quando abbiamo trattato l’emergenza delle forme psicologiche: per esempio, nell’evoluzione storica, quando il meme rosso emerge in un numero significativo di persone in qualsiasi parte del mondo, comincia ad apparire più facilmente in altre parti. Un’emergenza difficile, nuova, creativa si è strutturata divenendo un’abitudine del Kosmo, ora disponibile per gli oloni che seguono.
E’ già stato svolto un lavoro enorme sull’eredità delle forme. Per esempio, Brian Goodwin, in libri notevolissimi come How the Leopard Gots Its Spots e Signs of Life,  ha dimostrato che molti processi in natura sono attratti da dinamiche complesse verso forme molto specifiche. Su più di 250.000 specie di piante superiori, si possono trovare soltanto tre modi basilari di distribuzione delle foglie sui rami. Le strutture ossee di zampe, mani e pinne hanno forme simili in tutti i vertebrati. In altri termini, soltanto certe forme sono disponibili per gli oloni di una classe data, e queste forme di base sono il prodotto dell’eredità passata che, come abitudini kosmiche, agiscono come attrattori dinamici (caotici, strani, ecc.) che limitano strettamente i tipi di forme che possono emergere nello spazio interoggettivo, anche se non vi è assolutamente nulla nelle forme stesse che imponga queste limitazioni.
Ora, Sheldrake afferma soltanto che questi modelli o forme basiche sono ereditate. Dice che la struttura o forma generale di una molecola è ereditata collettivamente, non sta dicendo che sia ereditato ciò che questa molecola fa concretamente. Vale a dire, la forma generale dell’olone è ereditato collettivamente, non l’azione o il contenuto di quella forma. Questo è semplicemente l’esemplificazione di un modello largamente diffuso che troviamo spesso: in particolare, molte caratteristiche profonde o basilari (in ognuno dei quattro quadranti) sono ereditate collettivamente, ma non lo sono le loro caratteristiche superficiali. 6
Come vedremo, questo vuol dire che le caratteristiche profonde o abitudini kosmiche dell’universo sono soltanto onde di probabilità di trovare un particolare tipo di evento in un particolare punto dello spaziotempo. Torneremo su questo tema molto importante nella Parte II che segue.
Sebbene, usiamo, a volte, il termine “campo morfogenetico” per indicare qualsiasi caratteristica profonda dei livelli/onde nei vari quadranti (sia interni che esterni), bisogna ripetere che tecnicamente un campo morfogenetico si riferisce a una descrizione esterna degli oloni, non interna. Quando fate l’esperienza di realtà soggettive o intersoggettive, non dite mai “Sento un piacevole campo morfogenetico”. Le realtà attuali dei quadranti di Sinistra sono desideri, sentimenti, impulsi, immagini, percezioni, valori e comprensione reciproca, “sentiti” direttamente ed espressi in prima-persona (“io”) e seconda-persona (“tu/noi”). Quando consideriamo quei fenomeni dall’esterno, da una prospettiva terza-persona (“ciò, essi”) vediamo forme esteriori, unità morfiche, campi morfogenetici, strutture profonde, sistemi sociali, la rete ecologica della vita, ecc. E’ assolutamente essenziale non confondere gli aspetti esterni (per es., i campi morfici) con le realtà attuali interne (sentimenti, prensioni, ecc.). Tutti questi aspetti hanno un posto nello schema AQAL, ma nessuno di essi può essere ridotto agli altri, o essere spiegato interamente dagli altri.
Nel quadrante Basso/Destra vi sono vari campi collettivi e sistemi o unità morfiche. Questi campi interoggettivi sono i correlati dei sentimenti e valori intersoggettivi. Cioè, se consideriamo l’esistenza collettiva di ogni olone dall’esterno, da una prospettiva in terza-persona, possiamo discernere varie forme, strutture, sistemi, modelli di interazione e campi morfogenetici collettivi; ma se guardiamo a quelle forme collettive dal didentro, attraverso un’indagine collaborativa e un dialogo partecipativo in seconda-persona, non troviamo strutture, campi, sistemi, ma sentimenti reciproci, valori condivisi, vivide esperienze vissute, ecc., che possono essere tutti descritti adeguatamente soltanto in prima e seconda-persona (vedi sotto: la metodologia quadratica, o il pluralismo metodologico integrale).
Ma continuiamo con la nostra trattazione delle dimensioni oggettive e interoggettive (che sono le sole adeguatamente esplorate dalle teorie di Sheldrake). Come tutti i modelli profondi che troviamo nei quadranti, questi campi interoggettivi sono emersi originariamente, in una certa misura, come novità creative, ma ora sono forme ereditate che devono essere incluse (anche se trascese), forme, quindi, che guidano i tipi di modelli esterni che possono emergere sotto la loro influenza (così come i contesti intersoggettivi modellano i tipi di soggettività che possono tetra-evolvere all'interno dei loro confini).
Questo è ciò che abbiamo: nel quadrante Alto/Destra, vi sono varie unità morfiche (con i loro campi morfici associati) – come quark, atomi, molecole, cellule, organismi, ecc.). Sono considerati in quanto oloni individuali visti dal di fuori, in una prospettiva di terza-persona. In altri termini, queste unità morfiche sono strutture oggettive o forme esteriori di quei sentimenti soggettivi o prensioni dell’olone, che possono essere visti o sentiti, invece, soltanto dall’interno (il quadrante Alto/Sinistra). Quindi, la forma esteriore è l’atomo, l’interiorità è la prensione; la forma esteriore è la cellula, l’interiorità è l’irritabilità; la forma esteriore è la pianta, l’interiorità è la sensazione; la forma esteriore è un animale con la rete neurale, l’interiorità è la percezione; la forma esteriore è un animale con il tronco encefalico, l’interiorità è l’impulso; la forma esteriore è un animale con il sistema limbico, l’interiorità è l’emozione, ecc. I sentimenti interiori sono ereditati via l’unificazione prensiva, le forme esteriori via la risonanza morfica e la causazione formativa (e altre modalità).
Per di più, queste realtà interiori ed esteriori sono sia individuali sia collettive. In breve, ci sono prensioni individuali (A/S) e prensioni collettive (B/S), come campi morfogenetici individuali (A/D) e campi morfogenetici collettivi (B/D).
Quello che Shelfrake ci offre è una splendida descrizione dell’eredità delle strutture o forme nei quadranti di Destra. Vale a dire, la causazione formativa si riferisce all’eredità di varie strutture o forme che, emerse originariamente, in parte, come novità creativa, sono diventate ora abitudini kosmiche ereditate dalle forme successive – ed esse sono esattamente i correlati oggettivi dell’eredità soggettiva  delle prensioni di Whitehead.
In altri termini, i quattro quadranti ereditano tutti il loro passato, poi aggiungono un momento di creatività che trascende, in una certa misura, il passato.
Appare, allora, chiaro che tutti gli oloni hanno un’eredità o residuo karmico quadri-dimensionale, che forma l’inevitabile piattaforma da cui qualsiasi momento presente deve essere lanciato. Il modello AQAL precedente può essere trasceso in una certa misura, ma deve anche essere incluso, altrimenti il presente soffre una dissociazione e repressione del suo ieri. La tipica visione postmoderna per cui la storia è una mera serie di rotture complete senza continuità, può essere vista, in realtà, come la descrizione che il postmodernismo fa della sua stessa patologia dissociativa. Comunque sia, il postmodernismo, in generale, trascura le brillanti intuizioni di Whitehead circa ciò che deve succedere affinché questo momento possa passare al successivo. Non ci sono solo rotture, ma inclusioni-con-qualche-rottura, e l’aspetto “inclusione” costruisce un’olarchia in questo e in qualsiasi momento. Sheldrake, in ogni caso, non ignora quest’importante inclusione o eredità del passato, e cerca di spiegare alcune delle sue forme oggettive o caratteristiche profonde.      
Riassunto della Parte I
Abbiamo concluso un’introduzione molto sommaria a quattro delle molteplici dimensioni basilari dell’essere-nel-mondo – il quadrante Alto/Sinistra: soggettivo (intenzionalità; prima persona singolare); il quadrante Alto/Destra: oggettivo (comportamento; terza persona singolare); il quadrante Basso/Sinistra: intersoggettivo (cultura; seconda persona e prima persona plurale); e il quadrante Basso/Destra : interoggettivo (sistemi sociali; terza persona plurale).
Abbiamo notato che tutte queste dimensioni dell’essere-nel-mondo hanno aspetti che sembrano durare e altri aspetti che sembrano nuovi – li abbiamo chiamati rispettivamente karma e creatività. Gli aspetti duraturi dell’eredità kosmica li abbiamo chiamati abitudini kosmiche. Queste abitudini kosmiche non sono realtà preesistenti (archetipiche, platoniche, hegeliane, aurobindiane), sono, invece, modelli e routine kosmici ripetuti da un numero di oloni abbastanza grande da permettere il loro radicamento nel Kosmo ed essere, quindi, assunti e trasmessi sia come modelli fisici duraturi, sia come vari tipi di entità autopoietiche che si auto-organizzano. Abbiamo fornito vari esempi di eredità karmica e di abitudini kosmiche tratti dai quattro quadranti: prensione soggettiva (A/S), eredità intersoggettiva e memoria culturale (B/S), autopoiesis degli organismi e risonanza morfica individuale (A/D), memoria dei sistemi e causazione formativa interoggettiva (B/D). Questi sono soltanto pochi esempi dei tipi di eredità karmica disponibili, ma sono sufficienti per indicare alcuni dei fattori importanti implicati nelle abitudini kosmiche e le dimensioni fondamentali di tutti gli oloni che sono conservate e trasmesse (anche se gli aspetti creativi del Kosmo continuano a introdurre novità e trascendenza). Non c’è bisogno di dire che qualsiasi descrizione veramente integrale del Kosmo deve fare i conti con tutte queste realtà che sono assolutamente imprescindibili.
Questo è importante, in particolare, per il fatto che ognuna di queste quattro dimensioni ha una diversa metodologia di ricerca e investigazione. Come vedremo: empirismo e comportamentismo si rivolgono primariamente al quadrante Alto/Destra; introspezione e fenomenologia al quadrante Alto/Sinistra; ermeneutica e inchiesta collaborativa al quadrante Basso/Sinistra; scienze ecologiche, funzionalismo-strutturale e teorie dei sistemi al quadrante Basso/Destra. Ci sono, naturalmente, molti altri tipi di investigazione, ma quelli citati sono alcuni dei più significativi dal punto di vista storico.
Tutte queste differenti metodologie non sono importanti soltanto come tracce storiche, sono, al contrario, componenti basilari di quello che può essere chiamato Sistema Operativo Integrale (Integral Operating System – IOS), un pluralismo metodologico integrale che include tutti gli aspetti fondamentali nel tentativo di aprirsi alla ricerca e all’investigazione che il Kosmo opera creativamente su se stesso: per sentire tutti i sentimenti, afferrare tutte le prensioni, in quanto Sé che sente se stesso all’infinito e ritorno, mai statico, sempre in continuo cambiamento nel rumoreggiare di una cascata che si riversa attraverso il modello AQAL e infinitamente oltre. Quando una persona scarica e installa il sistema IOS nella sua visione del mondo, inizia a cercare di includere, più consapevolmente, tutti i punti di vista, tutti gli approcci, tutte le potenzialità nella sua comprensione del Kosmo. Il sistema IOS inizia a raggiungere e includere, auto-correggendosi e auto-organizzandosi, tutti gli aspetti dell’universo precedentemente marginalizzati da visioni del mondo che erano troppo ristrette, troppo superficiali, troppo limitate per servire da veicoli più trasparenti e adeguati della coscienza kosmica.
Oggi che il centro di gravità dell’élite culturale comincia a spostarsi dal pluralismo del meme verde all’integralità del meme giallo, l’avanguardia accademica comincia a cercare attivamente e in modo crescente vari tipi di IOS – teorie e pratiche integrali di tutti i tipi iniziano ad arrivare sulla scena, sia pure in modo ancora esitante. In verità, stiamo entrando in un’era integrale che è il culmine estremo del processo evolutivo. Cosa questo significhi esattamente resta da vedere, perché l’era integrale comincia solo ora a brillare tenuemente all’orizzonte della cultura, là davanti a noi, nella nebbia che lentamente si dissolve dell’oscuro domani…
 Nel frattempo, affinché qualsiasi tipo di comprensione integrale possa riuscire a riprodursi autopoieticamente e, quindi, a essere conservata e trasmessa come un’intuizione duratura del Kosmo su se stesso, abbiamo bisogno, oltre a molte altre cose, di un modo di interpretare le abitudini kosmiche che non si appoggi più su postulati metafisici ormai superati e screditati (come strutture o livelli di realtà ontologici preesistenti, archetipi intesi come forme prefissate e precostituite, l’involuzione intesa come cammino predeterminato, i fenomeni intesi come esistenti indipendentemente dal soggetto che li percepisce, ecc.). A meno che riusciamo in questa impresa, qualsiasi IOS sarà appesantito da quelle abitudini kosmiche obsolete che impediscono oggi la nuova emergenza di modalità più integrali nel dispiegarsi creativo del modello AQAL. In breve, il prossimo passo per una Post-Metafisica Integrale consiste nel rimpiazzare le strutture ontologiche preesistenti con … che cosa?

Parte II. Le Abitudini Kosmiche come Onde di Probabilità
Prologo 
Cominciamo con alcuni esempi di come l’eredità kosmica agisce sugli oloni umani. La tesi generale è, naturalmente, che certe prensioni e forme individuali e collettive (in tutti i quadranti) siano state, in qualche misura, ereditate. Questo significa, per esempio, che tutti i livelli/onde che precedono l’attuale avanguardia evolutiva (cioè, i livelli che, negli esseri umani, arrivano fino ai dintorni del meme verde) sono stati ereditati come  abitudini morfogenetiche e campi contestuali. Essi originariamente, e in una certa misura, emersero nell’avanguardia evolutiva come novità creative, ma poi si depositarono come abitudini kosmiche; quindi, fanno parte dei mattoni costitutivi delle occasioni future.
Naturalmente, più antico è il meme e più si è consolidato in abitudine kosmica. Quindi, le caratteristiche basilari del meme beige, o livello sensorio-motorio, sono simili in tutto il mondo: tutti gli esseri umani, senza eccezione, hanno bisogno di cibo, acqua, calore, riparo. Il meme porpora c’è da circa 30.000 anni; il rosso da almeno 10.000 anni; il blu da circa 3.000 – dunque, parlando da un punto di vista relativo, le loro caratteristiche profonde non lasciano molte possibilità di manovra: essi sono diventati impronte morfogenetiche di modelli abituali consolidati che è praticamente impossibile spezzare (anche se essi originariamente emersero in parte come libertà creativa). Il meme arancione ha soltanto 300 anni, ma molte delle sue forme sembrano ormai fissate. Il verde, invece, ha soltanto 30 anni (su una scala collettiva di qualche entità), quindi questo meme ha molto spazio di manovra ancora disponibile nella sua struttura; non è ancora un’abitudine completamente stabilizzata. L’avanguardia evolutiva si trova oggi  intorno al meme giallo, e  questo significa che quelli di voi che da pionieri si fanno promotori delle idee e delle pratiche integrali stanno creando, di fatto, quelle abitudini kosmiche che le generazioni future erediteranno, anche se le generazioni future continueranno il loro cammino evolutivo oltre il giallo. 
(Nota sull’utilizzo di Spiral Dynamics: come molti di voi sanno, Spiral Dynamics è un modello particolare di sviluppo psicologico basato sul lavoro pionieristico dello psicologo dello sviluppo Clare Graves. Graves ha basato il suo modello, più specificamente, sulla linea evolutiva dei valori, e questa è la ragione per cui Spiral Dynamics si riferisce sempre ai vMemes, che sta per value memes. Per la Psicologia Integrale, la linea dei valori è una delle circa due dozzine di linee o correnti evolutive dello sviluppo della coscienza, tutte ugualmente importanti; quello che noi vogliamo evitare è, naturalmente, qualsiasi “assolutismo di una linea”, così come vogliamo evitare qualsiasi assolutismo di un quadrante, di uno stato o di un tipo (il modello AQAL di Wilber comprende tutti i quadranti, tutti i livelli, tutte le linee, tutti gli stati, tutti i tipi. N.d.T.) [Vedi Excerpt C, sul sito www.wilber.shambala.com]. Tuttavia, il grande vantaggio della linea dei valori di Graves è che può essere facilmente compresa, ha a disposizione una notevole quantità di prove empiriche, ed è una delle motivazioni umane più fondamentali, quindi funziona molto bene come semplice visione d’insieme/esempio dello sviluppo umano. Non c’è bisogno di dire che queste precisazioni valgono per ogni valida linea evolutiva. (Vedi Integral Psychology, per un’ampia trattazione di questo tema; per una breve introduzione a Spiral Dynamics, vedi A Theory of Everything, e l’introduzione a CW 7 sul sito citato sopra. Per l’importante sviluppo del modello Spiral Dynamics nel modello Spiral Dynamics Integral per opera di Don Beck, vedi www.spiraldynamics.net e www.globalvaluesnetwork,com.)  
Come dicevamo, la punta estrema dell’evoluzione si trova oggi intorno al meme giallo – quella spumeggiante, caotica, selvaggiamente creativa avanguardia evolutiva del dispiegarsi della coscienza ancora approssimativa nei suoi contorni appena definiti, ancora lontana dall’essersi stabilizzata come abitudine kosmica. Questa è la ragione per cui oggi, adesso, vogliamo tentare di far consolidare un’abitudine gialla che sia la più “sana” di cui siamo capaci, perché noi creiamo campi morfici che si imprimono in tutta la memoria kosmica successiva. Se un’onda particolare emerge in modo deformato, alterato, frammentato o patologico – in seguito a qualche tipo di turbolenza nello spazio AQAL – allora la forma malata sarà ereditata dal futuro, con risultati terribilmente infausti.
Naturalmente, ogni onda seguente è “trascendi e includi”, quindi le onde seguenti possono, fino a un certo punto, trascendere e sanare le patologie precedenti, ma a quale costo! In una certa misura è quello che è accaduto con lo stadio arancione – la grande emergenza dell’onda arancione durante l’Illuminismo fu abbastanza rapidamente deformata dalla “versione flatland” (questo termine è utilizzato da Wilber per definire l’aspetto patologico dello stadio di sviluppo arancione/razionale che operò un assolutismo dei quadranti di Destra, negando i quadranti i Sinistra, cioè la coscienza e la profondità, e generando una visione del mondo “piatta” in cui vige soltanto il linguaggio monologico del “ciò” , N.d.T.) e noi oggi abbiamo inevitabilmente ereditato questa abitudine kosmica disgregata – la dissociazione delle sfere di valore al posto della loro differenziazione – un’abitudine kosmica patologica, un disincantamento del mondo che il postmodernismo è venuto a riparare.  
Con risultati non univoci, purtroppo. Infatti, sembra proprio che il grande potenziale del meme verde, che ha il suo veicolo nel postmodernismo, sia arrivato sulla scena, in certa misura, già corrotto dalla patologia moderna flatland: un’abitudine flatland talmente consolidata che il meme verde non solo ne è rimasto vittima, ma anzi l’ha esaltata e glorificata: ha bevuto la cicuta e gli è sembrata un vino squisito. Il meme verde è emerso, praticamente fin dall’inizio, in una versione che per certi versi appariva patologica e malformata (intrappolato com’era nella turbolenza morfogenetica causata dalla deformazione flatland nella matrice AQAL). Questa versione patologica flatland del meme verde, dovuta alla sua associazione con tendenze quali i movimenti coercitivi del politicamente corretto, la definiamo “the mean green meme” (il meme verde malato); e questo MGM, lungo gli ultimi tre decenni, si è fissato in un’impronta morfogenetica rigida e inflessibile che ha catturato tutti gli esseri umani che cercavano di andare oltre l’arancione e li ha sbattuti nella prigione del pluralismo flatland.  
Tuttavia, poiché il meme verde e il MGM – e i boomeritis – hanno soltanto trent’anni, le loro impronte morfogenetiche sono state, finora, inscritte soltanto in modo leggero nella memoria kosmica, e quindi gli sforzi concertati di oggi – portati avanti dalla parte sana dei meme verde e giallo – possono ancora cambiare il corso degli avvenimenti e lasciare in eredità al futuro il grande potenziale del meme verde sano, un’abitudine kosmica cui tutte le generazioni future dovranno attingere come  a uno dei pilastri per costruire un mondo più sensibile, responsabile e compassionevole, al posto di un mondo dominato dalla polizia intellettuale, gli inquisitori verdi, e da questo o quel tipo di brutalità spacciata per pluralismo: la barbarie dal volto sorridente.  
(Naturalmente, fra cinquanta mila anni, il verde e il giallo saranno consolidati quasi come lo sono oggi il rosso e il blu. In quel tempo, la maggior parte degli adolescenti probabilmente passerà non allo stadio arancione, come avviene oggi, ma a quello turchese –  avendo attraversato lo stadio arancione verso gli 8 o 9 anni con una noia mortale. L’avanguardia sarà probabilmente da qualche parte intorno al meme corallo/psichico, le cui vaste potenzialità non ancora formate cominceranno a cristallizzarsi e a essere modellate dallo spazio AQAL attraverso futuri parametri non ancora definiti e che ancora devono emergere, in parte, come novità creativa, prima di poter essere fissati in abitudini predeterminate. Questa è la ragione per cui, oggi, è importante per noi concentrarci sulle due onde che costituiscono proprio adesso il punto cuspidale dell’azione cosmica – i meme verde e il giallo –  sforzandoci di contribuire al meglio delle nostre possibilità al rafforzamento delle loro versioni sane come un dono per il domani …)   
       
In breve, l’avanguardia della novità creativa è, oggi, da qualche parte intorno al meme giallo, e questo vuol dire che le caratteristiche profonde dei meme dal beige all’inizio del verde sono già state depositate come abitudini kosmiche – e più antico è il meme, più è consolidato e stabile. 7 Quindi, oggi, le caratteristiche profonde dei meme fino ai dintorni del verde sono relativamente stabilizzati e “predeterminati”, non da archetipi eterni, ma dalle unificazioni prensive e dalle risonanze morfiche provenienti dalle passate novità creative ora divenute abitudini.
   
Spazio di probabilità nella matrice AQAL
 
Poiché postmodernismo ha significato spesso “poststrutturalismo”, frequentemente i profani non comprendono cosa sia (e cosa non sia) una “struttura”. Tra gli esperti vi è, di fatto, un ampio e profondo accordo circa il significato di “struttura”, che è definita generalmente – da Sheldrake, Piaget, Habermas, Francisco Varela, Carol Gilligan, Jane Loevinger, ecc. – come un  “sistema dinamico di processi che si auto-organizzano e che si auto-conservano come modelli attraverso la loro riproduzione dinamica”. 8 In quanto schemi dinamici che si auto-conservano, le strutture non sono fisse e immutabili, ma, al contrario, sono “instabilmente stabili” (o un misto di “circolarità e apertura” – che vuol dire passato e novità, cioè karma e creatività, includi e trascendi - ), quindi sono abili e flessibili adattamenti alle fluttuazioni: evolvono attraverso un “accoppiamento strutturale” con l’ambiente interagente (noi diciamo “tetra-evolvono”). Una struttura è materialmente diversa in ogni momento; il suo schema o forma, tuttavia, è instabilmente stabile e perdura come abitudine kosmica finché questa classe di oloni esiste nello spaziotempo (cioè, finché essa riesce a far fronte alle pressioni della selezione nella matrice AQAL).
 
E’ frequente nelle forme postmoderne del “nuovo paradigma” dire che “la struttura” è stata sostituita dal “processo”; in realtà, naturalmente, le strutture sono state sempre definite come “processi dinamici che si auto-riproducono”. Ma ci sono, in verità, due aspetti delle strutture che i ricercatori mettono in evidenza: la loro capacità di cambiamento flessibile (per esempio, accomodamento e adattamento – o aggiustamento alle loro communions); e la loro capacità, se le condizioni sono quelle giuste, di rimanere incredibilmente stabili per lunghi periodi di tempo (per esempio, autopoiesi e assimilazione – o agency). [Agency e communion sono due caratteristiche degli oloni che sono sempre tutto/parte; agency può essere tradotto come identità, azione, autoaffermazione; communion:  comunione, relazione, integrazione. N.d.T.]
 
Ricordiamo, ad esempio, che ci sono batteri viventi sulla terra che sono rimasti immutati per oltre un miliardo di anni. Ci sono specie di insetti che sono rimasti immutati per più di 10 milioni di anni; forme dei rettili per più di 5 milioni di anni – per non menzionare le forme di molti atomi e molecole che hanno quasi 15 miliardi di anni: questo significa essere straordinariamente capaci di stabilità o agency! Negli esseri umani il meme beige è rimasto essenzialmente immutato per 500.000 anni; il meme porpora per 30.000 anni, il rosso per 10.000; il blu per 3.000; l’arancione per 300; il verde per 30 (e siamo ora nella spumeggiante, creativa estrema frontiera dell’evoluzione umana dove nuove e più alte potenzialità, sebbene già esplorate e concreate  in forme individuali e particolari da rari pionieri, stanno appena iniziando a emergere e a cristallizzarsi su basi diffuse o culturali – soprattutto per quanto riguarda il meme giallo).
 
Ciò che, allora, è necessario è un modo per conservare la “struttura” senza cadere, diciamo, nello strutturalismo, o in una reificazione delle strutture come se si trattasse di modelli preesistenti ontologicamente (che è quello che è stato fatto, in modo diverso, sia dalla filosofia perenne sia dagli strutturalisti; e di entrambi, per quanto riguardo questo aspetto, dobbiamo disfarci).
 
Abbiamo visto che le caratteristiche profonde sono ereditate, ma non lo sono le caratteristiche di superficie. Questo vuol dire che, sebbene gli schemi generali (o le impronte morfogenetiche) di questi oloni ci siano consegnati dal karma kosmico, tutti i contenuti concreti, le caratteristiche di superficie e le espressioni di questi modelli abituali sono determinati nei quattro quadranti da fattori contingenti relativi, culturali e personali.
 
Ma qui è dove cominciamo ad andare oltre qualsiasi definizione classica di “struttura profonda”, “caratteristica profonda” o “schema profondo”: per la Post-Metafisica Integrale uno “schema profondo” non è una forma o una struttura di fatto esistente, ma semplicemente un termine che rappresenta la probabilità di trovare un particolare tipo di olone in una particolare modalità di spaziotempo.
Quindi, se diciamo che una persona è al “livello del meme rosso” e le caratteristiche generale del livello rosso includono egocentrismo, una moralità preconvenzionale e forti spinte dominatrici (tra altre cose), questo non significa che esista qualche tipo di struttura, modello o intelligenza adattativa concretamente esistente chiamata “struttura rossa” (o meme rosso, o modulo rosso, ecc.), tale per cui quella persona opera in qualche modo al suo interno e da essa limitata (o che quella struttura sia in qualche modo “nella” persona). Quello che semplicemente vuol dire è che la persona che noi identifichiamo come operante al o dal livello rosso agisce in uno spazio dove la probabilità di trovare quei tipi di risposta è molto alta (cioè, risposte egocentriche, preconvenzionali, connotate da spinte dominatrici, ecc.). Meno risposte di questo tipo ci sono, meno la persona si trova “al livello rosso” – meno opera nello spazio di probabilità di quella particolare abitudine kosmica.
 
Quindi un modello profondo è semplicemente un’onda di probabilità. Le configurazioni profonde che sono caratteristiche di quell’onda di probabilità sono scoperte attraverso un’investigazione ricostruttiva della sua esistenza ex post facto, e non sono qualcosa che possiamo dedurre, come fanno Platone, Hegel o Aurobindo, prima del fatto. In altre parole, dire che la coscienza si trova “al livello rosso” significa soltanto che sta vibrando nello spazio di una particolare onda di probabilità: dall’esterno, diciamo che fluisce lungo un particolare campo morfogenetico che rappresenta la probabilità di trovare certi tipi di comportamento in quel punto dello spaziotempo; dall’interno, diciamo che il sentimento/consapevolezza di quell’olone emerge in un orizzonte di prensioni individuali e collettive, tali che la probabilità di sentire un certo tipo di sentimenti è molto elevata nell’ambito di quella particolare onda.   
 
Alcune onde di probabilità sono così saldamente depositate come abitudini kosmiche che la probabilità di trovare un particolare tipo di olone in quello spazio si avvicina al 100 per cento. Questo avviene spesso nei sistemi fisici (dove, come ha sottolineato Whitehead, è stato erroneamente scambiato per puro determinismo); ma questo avviene abbastanza spesso anche ai livelli più elevati (per esempio, la probabilità di trovare certi tipi di oloni nell’ambito dell’onda di probabilità rossa è, in verità, molto elevata). Ma questo non deve offuscare il fatto che gli stadi/onde dello sviluppo, in tutti i quadranti e fino al tempo presente, sono emersi originariamente, in parte, come novità creative e furono in seguito depositati come abitudini, e di conseguenza non rappresentano rigidi schemi deterministici, ma abitudini organiche che indicano la probabilità di trovare un evento particolare in uno spaziotempo particolare.
 
(Persino un elettrone, dal punto di vista della meccanica quantistica, non è una cosa preesistente, ma “una tendenza a esistere”, la cui probabilità di essere trovato in un particolare spaziotempo è data dal quadrato della funzione d’onda di Schroedinger.)
 
Allora, riassumendo, le configurazioni profonde di ogni olone (quark, atomo, molecola, meme, ecc.) sono semplicemente tipi di eventi probabili all’interno delle abitudini kosmiche già depositate dalle emergenze creative passate. Queste onde di probabilità non sono una sorta di strutture preesistenti sparse da qualche parte là fuori, ma sono semplicemente i campi generali morfogenetici che rappresentano la probabilità di trovare un particolare evento in un particolare punto dello spaziotempo nel dispiegarsi creativo della matrice AQAL.  
 
Quanto alle caratteristiche superficiali di quegli eventi, esse sono condeterminate non soltanto dalle abitudini kosmiche passate che fissano i modelli generali di probabilità, ma dai fattori effettivi che esistono nei quattro quadranti (prensioni esperenziali, schemi comportamentali, sistemi sociali e contesti culturali. 9  Per questo, ripetiamolo ancora, sebbene alcune onde di probabilità (impronte morfogenetiche o schemi profondi) siano ereditate dal passato in modo collettivo, la maggior parte delle configurazioni superficiali non lo sono. 10
 
Ma notate questo per favore: persino gli schemi profondi delle onde di coscienza più elevate – cioè, più elevate del meme verde – si stanno formando ora; neppure quegli schemi sono predeterminati  a priori. Naturalmente, i pionieri della coscienza quali sciamani, santi e saggi si sono spinti in quelle dimensioni e hanno lasciato tracce durevoli delle loro orme morfiche, ma essi sono ancora così pochi e lontani l’uno dall’altro da non rappresentare che scie leggere e sottili sulla corrente dello spirito. Stati più elevati della coscienza, onde più elevate della coscienza, vette più alte delle possibilità umane: esistono, in realtà, potenzialità più elevate che sono virtualmente illimitate, ma sono solo questo, cioè potenzialità non ancora formate, potenzialità che non si sono ancora cristallizzate e fissate in abitudini kosmiche disponibili in modo ampio e diffuso…
 
Come abbiamo visto, l’avanguardia della novità creativa si trova oggi intorno al meme giallo, il che significa che le caratteristiche profonde dei meme dal beige al verde sono stati già depositati come abitudini kosmiche – e più antico è il meme, più è stabilizzato e determinato. Quindi, oggi, le configurazioni profonde dei meme fino al verde sono relativamente fissate e “predeterminate”, non da archetipi eterni ma da unificazioni prensive e risonanze morfiche provenienti dalle novità creative passate ora consolidate in abitudini. In altri termini, l’a posteriori di ieri è diventato l’a priori di oggi. Ex post facto, possiamo tracciare la loro emergenza con un’investigazione ricostruttiva che mostra che quegli schemi sono stati depositati come abitudini; prima del fatto non possiamo predire quegli schemi in nessun specifico dettaglio.
 
Questa è la ragione per cui, anche se certe forme passate sono relativamente date come abitudini, l’avanguardia evolutiva non lo è. Per esempio, ciò che chiamiamo l’estremità più alta del “sottile” – il potenziale più elevato della dimensione sottile – fra migliaia di anni sarà stato probabilmente differenziato in una dozzina o più di livelli effettivi, attualizzati, senza che sia distinguibile alcun limite o confine: il culmine evolutivo dello Spirito è spumeggiante, non ancora formato, caotico, creativo, un gioco sfrenato che fa emergere la novità creativa, una novità creativa che sarà infine depositata come abitudine kosmica e che in seguito,  a tutto lo sviluppo successivo, apparirà come un dato a priori, anche se, per il gioco misterioso e creativo dello Spirito, era stata originariamente depositata come un a posteriori.
 
Di conseguenza, anche le configurazioni profonde delle potenzialità più elevate del meme verde non sono livelli già formati, aprioristici e predeterminati, ma potenzialità morfogenetiche che, quando cominciano a cristallizzarsi, saranno plasmate da fattori presenti nei quattro quadranti – e SE questi modelli profondi cominciano a cristallizzarsi in un numero sempre maggiore di oloni nel mondo, si consolideranno infine in modelli abituali profondi che saranno ereditati dallo sviluppo seguente. Quegli stadi più elevati (più elevati del verde) si trovano, in quanto stadi, nella loro infanzia, disponibili in forme personali per gli individui altamente evoluti, ma ancora in attesa della loro emergenza su larga scala in modo da poter fissarsi come abitudine kosmica universalmente lasciata in eredità al futuro.
 
(Come possiamo parlare di livelli più elevati che sono disponibili in forma individuale alle personalità altamente evolute quando essi non sono ancora stabilizzati in forma collettiva? Vedi a questo proposito: On the Nature of Post-Metaphysical Spirituality: Response to Habermas and Weis, la traduzione dall’inglese della parte che riguarda la risposta a Habermas la trovate su questo sito; vedi anche l’importante nota 11. Torneremo su quest’argomento di fondamentale importanza nel corso della presente trattazione.)
 
Dopo essersi formate in qualsiasi punto del dispiegarsi evolutivo, queste abitudini kosmiche, diventano i modelli stabili che costituiranno i subcomponenti di tutti le nuove emergenze creative. Per esempio, gli atomi, che originariamente erano emersi in parte come novità creative, si organizzarono in modelli abituali che poi divennero gli ingredienti o subcomponenti delle molecole. Le forme di quelle molecole, emerse anch’esse originariamente in parte come novità creative, si stabilizzarono poi come modelli che divennero gli ingredienti o i subcomponenti delle cellule, e così via. Dopo essere emerso, il livello rosso divenne un subcomponente dell’arancione, e così di seguito, man mano che l’olarchia momento-dopo-momento si dispiega (come indica Whitehead). Questa relazione “trascendi-e-includi”, radicata nella prensione di Whitehead, costituisce la base, per quanto riguarda il lato dei sentimenti/consapevolezza, della gentile disposizione del Kosmo verso complessità e profondità sempre maggiori, una disposizione che con un altro nome è chiamata Eros. 
 
Le pressioni della selezione nello spazio AQAL: pretese di validità nei quattro quadranti


Quando ogni nuovo olone emerge, lo fa in uno spazio/contesto già esistente – cioè emerge in uno spazio AQAL che ha già vari tipi di onde, correnti, stati, sistemi, ecc., ciascuno con la sua eredità propria. (Ripetiamo che l’a posteriori di ieri è diventato l’a priori di oggi). Ogni nuovo olone che emerge, quindi, deve provare la sua capacità di esistere e sopravvivere in questo spazio già-esistente – deve “ingranare” con la matrice AQAL che già-esiste. E’ quindi sottoposto da parte della selezione a varie pressioni (o pretese di validità) che rappresentano i tipi di aggiustamento ai quali deve adattarsi per poter sopravvivere. Naturalmente, l’olone non si limita ad adattarsi: esso porta anche il suo momento di novità creativa che va ben oltre l’aggiustamento alla matrice AQAL; ma, se non riesce ad adattarsi almeno in una certa misura, sarà semplicemente eliminato dalle pressioni della selezione e non avrà la possibilità di esprimere o trasmettere la sua creatività.  
Poiché ogni olone ha almeno quattro quadranti o quattro dimensioni di essere-nel-mondo, e ognuna di queste dimensioni deve aggiustarsi con lo spazio/contesto già- esistente, ci sono almeno quattro tipi di pressioni da parte della selezione: ogni olone deve aggiustarsi in una certa misura con il suo io, noi, ciò, essi/its. Quindi ogni olone deve essere capace di registrare abbastanza accuratamente il mondo esterno del “ciò/it” (verità); ogni olone deve registrare abbastanza accuratamente il mondo interiore dell’“io” (veracità); deve essere capace di adattarsi al suo sistema collettivo o sociale dell’“essi/its” (adattamento funzionale); e deve essere capace di accordarsi adeguatamente all’ambiente culturale del “noi” (significato). 
Queste pretese di validità nei quattro quadranti (ciò-verità, io-veracità, essi/its-adattamento funzionale; noi-significato) non sono semplici rappresentazioni, ma interazioni attivate in modo mutuamente interrelato e reciprocamente impegnativo; queste pressioni della selezione nei quattro quadranti si applicano a tutti gli oloni, dagli atomi alle cellule, agli alberi, ai vermi, ai lupi, alle scimmie. Qualsiasi olone che non riesca a superare adeguatamente queste pressioni cessa semplicemente di esistere.  
Questa formulazione quadratica ci offre una maggiore comprensione della natura delle relazioni tra le dimensioni soggettiva, oggettiva, intersoggettiva e interoggettiva dell’esistenza. Sebbene, in questa o in quell’occasione, ci capiti di mettere l’accento sull’importanza dell’una o dell’altra dimensione, soprattutto l’intersoggettiva (che è spesso ignorata dalla maggior parte dei teorici), la visione tecnicamente corretta è che le quattro dimensioni emergono simultaneamente e tetra-evolvono. Nessun quadrante è ontologicamente precedente o primario. E nessun quadrante è di fatto “in” o “all’interno” di un altro quadrante. Gli oloni individuali non sono “negli” oloni sociali, nel modo in cui i suboloni sono negli individui composti (vedi On Critics, Integral Institute, My Recent Writing, and Other Matters of Little Consequence, sul sito www.wilber.shambala.com)
Quindi, spesso diciamo che “l’intersoggettività è il terreno su cui emergono sia il soggetto che l’oggetto” - e questo esprime un importante punto, ma è ancora soltanto una parte della storia integrale (una parte che noi accentuiamo perché spesso è ignorata). La storia completa è che il terreno dell’emergenza non è l’intersoggettività, ma è la totalità della matrice AQAL. Questo significa che la matrice AQAL del momento precedente è il terreno a priori su cui emerge il momento presente (un campo che, se tutto va bene, il momento presente abbraccerà e infine trascenderà nel momento AQAL successivo). Ogni quadrante, dunque, trasmette al futuro un retroterra di eredità (cioè, vi è un karma kosmico quadrante dopo quadrante), e qualsiasi olone deve aggiustarsi alle quattro pressioni della selezione o subire l’annientamento. Non è che la dimensione intersoggettiva ci sia prima e poi il soggetto e l’oggetto saltino fuori da lì, il fatto vero è che ogni olone ha quattro dimensioni che emergono simultaneamente e con le quali deve ingranarsi fino a un certo punto significativo, altrimenti l’olone non può sopravvivere nello spazio già-esistente.
Chiaramente questo significa che il campo intersoggettivo influenza le onde di probabilità della forma di emergenza dell’olone; ma questa influenza la esercitano anche i campi interoggettivi, le prensioni soggettive precedenti, e le precedenti risonanze morfiche oggettive. E lo fanno non una dopo l’altra, ma tutte insieme e allo stesso tempo. Se l’olone non si adatta in maniera essenziale con il suo retroterra intersoggettivo di prensioni reciproche date precedentemente, allora non emergerà; ma non emergerà anche se non riesce ad adattarsi all’eredità degli altri tre quadranti. Nessuno di questi quadranti è da solo precedente ontologicamente o cronologicamente: quello che è precedente è la matrice AQAL nel suo insieme. Il momento AQAL precedente è l’eredità di questo momento AQAL.  
Ciò che è successo, in generale, con i pluralisti postmoderni è che essi – correttamente sensibili al fatto che il terreno intersoggettivo fosse stato ignorato dall’epistemologia illuministica che privilegiava ontologicamente il quadrante Alto/Destra – inavvertitamente sbandarono e precipitarono nella direzione opposta: essi privilegiarono ontologicamente il quadrante Basso/Sinistra delle relazioni, del pluralismo partecipativo e dell’intersoggettività (che spesso è degenerato nella grammatologia del Basso/Sinistra). Il grido di battaglia generale era: “Le relazioni sono più importanti delle cose che sono in relazione”.
Naturalmente, le relazioni senza che ci sia nulla da relazionare non sono altro che aride astrazioni (che hanno nascostamente elevato le strutture di valore verdi ad assoluti ontologici), questa concezione postmoderna riflette una comprensione del Kosmo preintegrale e prequadratica, concezione nella quale gli eventi sono considerati occasioni esistenti che devono essere messe in relazione da vari tipi di schemi di campi/forme o contesti/contenuti, invece di rendersi conto che essi emergono tutti simultaneamente nello spazio AQAL e tutti tetra-evolvono in una corrispondenza reciproca. Non sono precedenti né le cose né le relazioni: sono entrambe semplicemente prospettive o dimensioni differenti della matrice AQAL. Come vedremo, il pluralismo postmoderno è rimasto prigioniero di una particolare e intensa forma di assolutismo di un quadrante che ha avuto intuizioni importanti ma parziali, e le ha imposte in modo egemonico marginalizzando le altre voci, pure ugualmente importanti. Un tema questa su cui ritorneremo tra breve.  

Parte III. La Natura della Trasformazione Sociale  Rivoluzionaria (sezione A)
Lasciamo momentaneamente da parte la teoria e diamo qualche esempio storico concreto dell’emergenza di nuove onde di probabilità, prendendo spunto, per cominciare, da alcune importanti e sempre valide intuizioni di Karl Marx circa la trasformazione socioculturale.
Oggi si sente molto parlare della necessità di una trasformazione, di un nuovo paradigma, a volte persino di una “rivoluzione” sociale, e sicuramente di un cambiamento nella leadership e di nuovi modi di pensare. E’ molto meno frequente, invece, trovare analisi approfondite su che cosa siano concretamente una trasformazione sociale, un paradigma genuinamente nuovo, una rivoluzione autentica. Vediamo, allora, se un’analisi AQAL di queste parole chiave – trasformazione, paradigma, rivoluzione – ci aiuterà a gettare un pò di luce sull’argomento. 
Base e Sovrastruttura Devono Tetra-Evolvere
Cominciamo con il considerare alcune delle maggiori e riconosciute trasformazioni sociali che si sono prodotte nella storia – come quelle che portarono dalle società di foraggiamento alle agrarie, o dal magico al mitico, o ancora dal feudalesimo all’epoca industriale. Che cosa ha causato questi mutamenti o trasformazioni da un modo socioeconomico all’altro?
Uno dei punti centrali del pensiero di Marx, un punto che risulta ancora valido, è quello che sostiene che intorno ad una particolare “base” o modo di produzione tecno-economica (per esempio, il foraggiamento), si sviluppa una particolare visione del mondo o sovrastruttura (per esempio, una visione del mondo magica). Per Marx, naturalmente, la base (quadrante Basso/Destra) determina la sovrastruttura (quadrante Basso/Sinistra), mentre per noi essi tetra-evolvono (come gioco interrelato delle quattro pressioni della selezione). Non è che la “base” sia più reale o più fondamentale, e la “sovrastruttura” sia qualcosa di pensato successivamente, appoggiato sopra e determinato dalla base materiale che la precede. Al contrario, entrambe emergono insieme e tetra-interagiscono reciprocamente come parte della matrice AQAL. (Continueremo ad usare i termini “base” e “sovrastruttura” ma, a meno che non sia indicato diversamente, ci riferiamo alla versione AQAL.)
Uno dei modi più semplici per renderci conto dell’importanza delle idee avanzate da Marx è quello di considerare le ricerche più recenti (come quella di Lenski) sulla relazione esistente tra modi tecno-economici di produzione (come foraggiamento, orticoltura, pastorizia, marittimo, agrario, industriale, informatico) e pratiche culturali come schiavitù, pagamento per la sposa, guerra, patrifocalità, matrifocalità, genere delle divinità più importanti, ecc. Si registra che, con un’impressionante uniformità, modi tecno-economici simili hanno probabilità simili di avere quelle pratiche culturali (cosa che dimostra quanto fortemente le particolari onde di probabilità si tetra-adattino). 
Per esempio, più del 90 per cento delle società che hanno divinità soltanto femminili sono società che praticano l’orticoltura; il 97 per cento delle società pastorali, d’altro canto, è fortemente patriarcale; il 37 per cento delle tribù che vive di foraggiamento pratica il pagamento per la sposa, ma lo fa un 86 per cento delle società orticolturali avanzate; il 58 per cento delle tribù conosciute che vivono di foraggiamento è stato impegnato in guerre frequenti o intermittenti, ma un sorprendente 100 per cento delle società orticolturali semplici lo sono state. 
L’esistenza della schiavitù è forse un dato ancora più eloquente. Circa il 10 per cento delle tribù di foraggiamento pratica la schiavitù, ma la pratica un 83 per cento delle società ortocolturali avanzate. L’unico tipo di società che ha completamente bandito la schiavitù è stata la società patriarcale industriale, di cui lo zero per cento ammette la schiavitù.
In breve, il tipo di base tecno-economica di una società condiziona molto fortemente le sue varie onde di probabilità. Quindi, sembra proprio che vi sia una verità di fondamentale importanza (anche se parziale) contenuta nella famosa affermazione di Marx che, parafrasando, dice: “Non è la coscienza degli uomini che determina la loro realtà, ma la loro realtà tecno-economica che determina la loro coscienza.” Vale a dire, il quadrante Basso/Destra (che include la base tecno-economica) ha una profonda influenza sui tipi di credenza, sentimenti, idee e visioni del mondo di uomini e donne. Per noi, naturalmente, questo è in tutti i sensi un affare AQAL – non abbiamo necessità di fare nostra la tendenza di Marx ad assolutizzare il quadrante Basso/Destra. Nello stesso tempo, è davvero difficile non riconoscere l’impatto del quadrante Basso/Destra sui vari modi della coscienza e della cultura.
Ecco un altro modo per enunciare questo importante punto: le materialità della terza-persona hanno un profondo effetto sulle realtà della prima e seconda persona. Questo è stata l’intuizione fondamentale e durevole di Marx, e rimane vera anche oggi perché riflette un aspetto importante della matrice AQAL.
Continuiamo con la visione storica di Marx: intorno a una particolare base tecno-economica si sviluppa una particolare sovrastruttura di credenze culturali e visioni del mondo. Ma prima o poi avvengono delle innovazioni tecnologiche (che significa, per esempio, che in un dato momento storico, alcuni foraggiatori (cacciatori e raccoglitori) cominciarono a capire come piantare le sementi e ottenere raccolti – muovendosi da una base di foraggiamento a una base orticolturale). Proprio perché ci sono evidenti vantaggi per la sopravvivenza nel piantare e raccogliere prodotti (vantaggi talmente evidenti che praticamente tutti i foraggiatori adottarono il nuovo modo produttivo, quando necessario), la base tecno-economica si trasformò abbastanza rapidamente dal foraggiamento all’orticoltura. Quando questo avvenne in un numero sempre maggiore di oloni tribali, alla fine si depositò come abitudine kosmica nel quadrante Basso/Destra disponibile senza difficoltà per gli oloni seguenti.
Ma l’aspetto affascinante scoperto da Marx è questo: L’innovazione tecnologica avviene in modo molto rapido (nel Basso/Destra) semplicemente perché è possibile cambiare i materiali della produzione molto velocemente: lasci l’arco e le frecce, prendi una zappa, fai un buco, ci metti un fagiolo, aspetti. Ma la sovrastruttura – la visione del mondo, tutto l’equipaggiamento culturale di religione, significato, credenze, valori condivisi, e così via (Basso/Sinistra) – cambiamo molto più lentamente, perché questo non implica semplicemente utilizzare un nuovo pezzo di materia (nel mondo dei quadranti di Destra), ma implica una trasformazione soggettiva interiore della coscienza (nei quadranti di Sinistra) – un processo notoriamente lento e difficile. Quindi, praticamente ogni volta che avviene l’introduzione e la diffusione di un’innovazione tecnologica, la sovrastruttura di valori e credenze rimane indietro rispetto alle trasformazioni nella base tecno-economica. In breve, vi è una discrepanza tra Basso/Sinistra e Basso/Destra (tra la vecchia sovrastruttura e la nuova base, tra il vecchio paradigma e le nuove realtà, tra la vecchia cultura e il nuovo sistema sociale, tra il vecchio significato e il nuovo adattamento funzionale, tra la vecchia semantica e la nuova sintassi). E questo vuol dire disastro.
Noi diremmo così: le innovazioni tecnologiche, per poter essere veramente innovazioni che soppiantano i modi di produzione precedenti,  devono essere più evolute e contenere più profondità (in questo caso, piantare sementi in armonia con i cicli stagionali della natura richiede capacità di previsione e pianificazione nel tempo – richiede, cioè, un livello cognitivo operativo concreto, mentre in generale per il foraggiamento, che avviene qui e ora, è sufficiente il preoperativo. Questo aumento di profondità tecnologica (il prodotto di una maggiore profondità cognitiva) è evidenziato dal fatto che le innovazioni tecnologiche mostrano una sequenza evolutiva irreversibile. Vale a dire, se guardiamo all’evoluzione tecnologica dal foraggiamento all’orticoltura, all’agrario, all’industriale e all’informatico, questa sequenza non scorre mai all’incontrario. Escludendo una disintegrazione sociale, nessuna società industriale ha mai deciso di tornare indietro al sistema agrario, né una società agraria di tornare indietro all’orticoltura, né quest’ultima di tornare indietro alla caccia e raccolta: vi è Eros in azione nella sequenza: la freccia del tempo, come direbbe Prigogine, è evolutiva in modo asimmetrico.
In breve, questo aumento di profondità tecnologica (nel Basso/Destra) dal foraggiamento all’orticoltura può ora sostenere una maggiore profondità nella visione del mondo (Basso/Sinistra) – più particolarmente uno spostamento dal magico al mitico. Ma le tribù di cacciatori e raccoglitori che iniziarono le coltivazioni ortocolturali erano ancora immersi in una visione del mondo magica, che era adattata, o tetra-adattata, con il vecchio modo di produzione del foraggiamento. Quindi, vi era una discrepanza, una frizione, una contraddizione tra la base e la sovrastruttura (per noi tra il B/D e il B/S). Essi avevano una base tecno-economica capace di sostenere una visione del mondo mitica nuova e più avanzata, ma erano imprigionati in un “paradigma obsoleto” – la vecchia visione del mondo magica adattata a una base di foraggiamento che non esisteva più come modo di produzione predominante. (Come avrebbe detto Marx, le relazioni di produzione non erano in sintonia con le forze di produzione.)
Poiché i quadranti B/S e B/D non sono più accordati, qualcosa deve succedere: uno dei quadranti subirà una profonda decostruzione. Ci dovrà essere una profonda rivoluzione culturale in modo da produrre un tetra-adattamento alla rivoluzione tecno-sociale appena avvenuta. 
Marx, con il suo genio, individuò queste tensioni e contraddizioni interne tra la base e la sovrastruttura (Basso/Destra e Basso/Sinistra), quando nella storia emergevano nuove basi tecno-economiche, e comprese intuitivamente che se esse non si tetra-adattavano, si scatenava l’inferno, perché la cultura emergente (accordata alla nuova base) subiva l’attacco dalla vecchia cultura (funzionalmente adattata alla vecchia base). Questo viene tradotto generalmente nell’idea che la storia è governata dalla guerra di classe, ma il punto fondamentale per Marx era che le classi stesse sono definite in relazione a un particolare modo di produzione – la guerra è tra diversi modi tecno-economici e le visioni del mondo che essi sostengono. Quando un nuovo modo tecnologico emerge, una visione del mondo più evoluta e più ampia diventa disponibile, ma rivoluzioni sociali sono spesso necessarie per rimettere i quadranti in sintonia (approfondiremo questo punto tra breve). Il tempo, la storia, la profondità, Eros stanno dalla parte della nuova cultura emergente, ma la transizione dal vecchio al nuovo paradigma non è di solito per niente piacevole.
Per dirla senza mezzi termini, una delle principali cause delle guerre culturali è il fatto che si è prodotto una frattura nella matrice AQAL, una disarmonia tra il B/S e il B/D che strappa il tessuto comune, spesso in modo violento. E questo succede perché le trasformazioni nel quadrante Basso/Destra o la base tecno-economica (che implica soltanto il cambio della materia) può avvenire molto più rapidamente dei cambiamenti nel Basso/Sinistra, sovrastruttura, cultura, o visioni del mondo dominanti (che richiede una cambiamento non semplicemente della materia, ma della coscienza). Quindi, come spesso si dice, lo sviluppo tecnologico si muove più velocemente della nostra saggezza e capacità di utilizzarlo (anche se ci sono altri aspetti).
Naturalmente, si tratta di qualcosa di molto più complesso e interrelato. Anche Marx  non ha colto quello che praticamente tutti gli altri teorici non sono stati capaci di comprendere su questo specifico punto, cioè: non è che ogni società non ha un solo modo di produzione monolitico e una sola monolitica visione del mondo, e che questi due devono in qualche modo adattarsi l’uno all’altra. Al contrario, ogni società è uno spettro delle attualità AQAL: ci sono individui a ogni livello dello spettro della coscienza, per lo meno fino al livello medio di quella cultura (con pochi che si spingono oltre). E ci sono sacche di ogni modo di produzione fino al livello dell’avanguardia evolutiva: anche nelle società industriali ci sono bande di strada a livello di coscienza rosso che praticano il foraggiamento per sopravvivere, e gli agricoltori del Kansas sono ancora lì a piantare sementi. Quindi non vi è una singola base né una singola sovrastruttura, tali che una contraddizione interna tra esse possa provocare la più grande trasformazione che abbia mai segnato la storia. L’idea generale di Marx, cioè quella di una discrepanza tra B/S e B/D che causa contraddizioni e tensioni collettive interne, è ancora valida, ma la disarmonia si estende all’intero spettro della coscienza fino al livello più alto che è il centro di gravità medio in quella società. E questo avviene in tutti i quattro quadranti con le loro molteplici onde e correnti (i quali devono tutti tetra-accordarsi nella configurazione AQAL, o avviene qualcosa).
 
Nell’Occidente moderno, le principali guerre culturali riguardano non soltanto i valori tradizionali contrapposti ai valori moderni, contrapposti a quelli postmoderni, ma i modi tecno-economici dei settori agricoli, industriali e informatici, con le visioni del mondo mitica, razionale e pluralistica (rispettivamente e in modo correlato). Nel mondo non occidentale, i conflitti principali sono tra modi tribali-di foraggiamento e mitici-agrari in guerra con i modi moderno-industriale e postmoderno-pluralistico. 
Quindi, le tensioni socioculturali (e le crisi di legittimazione) si estendono a tutto lo spettro, con varie culture e sottoculture in varie combinazioni di adattamenti stabili e instabili. Per quanto riguarda il sistema sociale B/D e la sua base tecno-economica, quello che succede generalmente è che l’innovazione tecnologica inizia nella mente di alcuni individui creativi (Alto/Sinistra) – James Watt e la macchina a vapore, per esempio. Questa nuova idea è comunicata agli altri attraverso il comportamento verbale e cognitivo dell’inventore (Alto/Destra), finché un piccolo gruppo di individui alla fine comprende l’idea (Basso/Sinistra): se l’idea è sufficientemente convincente, è trasformata in una forma concreta (cioè, la costruzione di macchine a vapore) e diventa parte della base socio-economica (Basso/Destra). Poiché adottare la nuova base richiede un cambiamento del materiale, e non un cambiamento della coscienza, la rivoluzione tecnologica può diffondersi attraverso il sistema sociale molto rapidamente, lasciando indietro la vecchia visione del mondo culturale che ora non è più in sintonia con le nuove realtà.
Il cambiamento della visione del mondo culturale richiede, naturalmente, una difficile trasformazione soggettiva della coscienza per poter tetra-adattarsi con le nuove realtà sociali di maggiore profondità. Il solo modo in cui questo generalmente avviene è il seguente: un gruppo di individui che si sono evoluti precocemente fino al livello culturale e di coscienza più elevato alla fine, attraverso mezzi pacifici e non, finiscono al comando di un nuovo sistema di governo le cui caratteristiche sono quelle della nuova onda di probabilità (nella coscienza, cultura e tecnologia) – vale a dire, la stessa onda nuova che ha prodotto la nuova tecnica.
Per esempio, la cognizione operativa concreta , che ha prodotto la tecnologia orticolturale, potrebbe anche appoggiare uno spostamento dal sistema di governo tribale preconvenzionale, a forme di governo sociocentriche, convenzionali e trans-tribali che riuniscono varie tribù in blocchi politici più ampi non fondati sulla consanguineità, come pure il passaggio dalla visione del mondo magica alla mitica. E a loro volta, le stesse nuove tecniche ortoculturali, create da una capacità cognitiva più profonda che è ora in esse incorporata,  sostengono e fanno penetrare una visione del mondo mitica: da qui la tetra-evoluzione. (Marx aveva ragione nel sostenere che, per la maggior parte delle persone, la base tecno-economica determina in modo predominante la loro coscienza: ma egli non comprese da dove la base prende origine, la coscienza dell’inventore, che chiaramente determina la base. In altri termini, Marx non comprese la matrice AQAL e assolutizzò il quadrante Basso/Destra, un assolutismo che non è necessario condividere per poter apprezzare le sue verità importanti anche se parziali.) 
Allo stesso modo, la cognizione operativa formale, che può produrre la macchina a vapore, può anche sostenere lo spostamento dai modi di governo convenzionali ai postconvenzionali (per esempio, dall’aristocrazia alla democrazia rappresentativa repubblicana), come pure il cambiamento dalla visione del mondo mitica alla razionale, così che, ancora una volta, tutti i quadranti allo stesso livello di profondità si tetra-influenzeranno reciprocamente.
Usando l’esempio del passaggio dal foraggiamento tribale magico al villaggio orticolturale mitico, anche se la nuova cultura mitica è governata dall’avanguardia dell’evoluzione collettiva, tuttavia vi sono ancora sacche e sottoculture di valori arcaici e magici – la cui esistenza causa guerre culturali interne di grande importanza (le battaglie storiche tra magico e mitico sono leggendarie; vedi il mio libro Up from Eden). Quindi non si verifica semplicemente una lacerante guerra culturale tra un’epoca e un’altra, ma all’interno di ogni epoca data ci sono guerre  culturali interne che rappresentano le sacche delle abitudini kosmiche che sono per se stesse ancora disponibili. 
Paradigmi
 
Notiamo che, incidentalmente, questa visione dei cambiamenti storici attraverso le pressioni AQAL della selezione si accorda con le osservazioni di Kuhn sulle rivoluzioni scientifiche, che sono un sottoinsieme della matrice trasformazionale AQAL che stiamo descrivendo. Brevemente: alcune scoperte effettive nel mondo dei quadranti di Destra non possono essere spiegate da nessuna visione del mondo scientifica nei quadranti di Sinistra, e quindi avviene una grave discrepanza tra la base e la sovrastruttura, così che una rivoluzione spesso sofferta nelle strutture delle credenze e nelle visioni del mondo diventa necessaria per tenere il passo dell’informazione fattuale. Thomas Kuhn, nel libro “La Struttura delle Rivoluzioni Scientifiche”, ha presentato centinaia di questi mutamenti di paradigma o rivoluzioni nella pratica scientifica. 
Il modo in cui Kuhn ha usato il termine ‘paradigma’ è stato, naturalmente, compreso in modo del tutto distorto dal pubblico e dalla maggior parte dei critici e di coloro che si sono appropriati del termine, che scorrettamente lo hanno usato per significare una qualche sorta di teoria o di super teoria. Fritjof Capra, Stan Grof, Duane Elgin, Richard Tarnas, Charlene Spretnak – la lista è infinita – direbbero che una nuova teoria olistica o ecologica dovrebbe sostituire la vecchia visione del mondo atomistica, newtoniana-cartesiana, e questo sarebbe un nuovo paradigma. Ma questo uso tipicamente scorretto del concetto di paradigma è proprio il contrario di quanto afferma Kuhn. ‘Paradigma’ per Kuhn, non significa la teoria o la sovrastruttura, ma la base o pratica sociale. Paradigma è l’equivalente quasi esatto di base tecno-economica, pratica sociale, ingiunzione comportamentale, o modello.
 
Vale a dire, un paradigma è un insieme di pratiche sociali e di modelli comportamentali – per esempio, specifici tipi di esperimenti che producono uno specifico insieme di dati o occasioni fattuali. Un paradigma, modello, o ingiunzione genera, produce e illumina una particolare serie di fenomeni, dati, esperienze, o apprensioni. (Questa è la ragione per cui nella mia teoria generale della buona scienza troviamo tre elementi principali: ingiunzione o paradigma, dati generati o apprensioni e conferma/rigetto. Il primo livello, nella mia elaborazione, tiene conto proprio dell’importante lavoro di Kuhn, pur inserendolo in un più vasto contesto di fenomenologia, falsificabilità, e altri fattori importanti, anche se parziali.) 
Un paradigma, nel senso in cui Kuhn utilizza questo concetto, può essere un particolare insieme di esperimenti che produce i raggi X. Questi esperimenti, ingiunzioni o pratiche sociali (Basso/Destra) diventano i modelli esemplari di come mettere in pratica la buona scienza in quel campo. Altri scienziati usano e ripetono quelle pratiche esemplari per produrre (generare, costituire) ulteriori dati, fenomeni, o occasioni fattuali. E – quasi esattamente come in Marx (poiché entrambi avevano intuito la natura AQAL di questa faccenda) – intorno a questa base o paradigma (Basso/Destra) si sviluppano varie sovrastrutture, teorie e visioni del mondo (Basso/Sinistra) che sono plasmate e determinate dalla base.  
Per esempio, attorno a un’intera serie di esperimenti e paradigmi fisici si è costruito l’intero edificio della teoria della fisica newtoniana. Vale a dire, attorno la base B/D della produzione tecnologica sono cresciute teorie e visioni del mondo B/S. O ancora, attorno alla base B/D della produzione di dati e dei paradigmi ingiuntivi (che generano vari tipi di dati, esperienze e fenomeni) sono cresciute varie teorie, sovrastrutture e visioni del mondo B/S che cercano di spiegare i dati fattuali prodotti. La base o paradigma contribuisce a determinare la coscienza degli scienziati in questo ambito (proprio come la base tecno-economica contribuisce a determinare la coscienza degli individui in ogni società – sebbene per noi si tratti sempre di un affare AQAL che non privilegia nessun singolo quadrante, livello, linea o stato). Come abbiamo visto con Marx, il punto essenziale è che le materialità della terza persona hanno un profondo effetto sulle realtà della prima e seconda persona.                  
Questa relazione tra esperimenti e teoria, che Kuhn chiama “scienza normale”, funziona bene finché i dati generati dal paradigma continuano ad accordarsi con la visione del mondo prevalente. La teoria newtoniana, per esempio, ha funzionato molto bene per un lungo periodo di tempo nello spiegare tutti i dati che erano stati generati fino ad allora. Con poche eccezioni… come le radiazioni del corpo nero. Man mano che venivano inventati esperimenti sempre più sofisticati, si generavano nuovi dati che non potevano in nessun modo essere spiegati dalle vecchie teorie. Quindi, la base della produzione tecnologica – il nuovo paradigma – iniziò a produrre esperienze che non potevano trovare spiegazione dalle vecchie teorie. La nuova base aveva bisogno di una nuova visione del mondo, e quindi la scienza fu pronta per un’altra “rivoluzione”, per un drammatico mutamento nella visione del mondo che rispondesse al  progressivo aumento della profondità del nuovo paradigma e alla necessità di un aumento della profondità di una nuova teoria.
Sì, questo è quello che chiamiamo progresso scientifico, come Kuhn ha affermato molto chiaramente (“Io credo fermamente nel progresso scientifico”), mostrandosi ancora una volta d’accordo (correttamente, secondo me) con Marx, per quanto riguarda questo fondamentale aspetto (cioè, vi è un Eros progressivo nella sequenza, altrimenti le ‘rivoluzioni’ non sono realmente rivoluzionarie, ma soltanto adattamenti ciclici dei vecchi modi che non portano da nessuna parte).
Naturalmente, possiamo dire che tutti i teorici odierni del “nuovo paradigma” – inclusi gli autori menzionati sopra e letteralmente altre centinaia – hanno preteso di avere un nuovo paradigma, mentre in realtà non l’avevano. Quello che avevano era una nuova teoria, non una nuova base, non una nuova serie di ingiunzioni per generare nuovi dati, non un nuovo modello esemplare. La versione esageratamente popolare di “paradigma” ha messo il carro davanti ai buoi, dal momento che ha presentato semplicemente una nuova teoria senza un nuovo paradigma – vale a dire che “i nuovi paradigmi” erano interamente una versione boomeritis dell’importante ricerca di Kuhn (vedi Boomeritis. Cap. 8).
Ogni qual volta un nuovo (e reale) paradigma genera nuovi dati, le vecchie visioni del mondo e teorie sono gettate in una crisi che può essere risolta soltanto da un progressivo aumento della profondità che proceda di pari passo con l’aumento della profondità nel nuovo paradigma o base tecno-produttiva. Sia che questa crisi (o scontro di paradigmi – che significa scontro tra varie forze tecnologiche di produzione di dati, o scontro tra tipi di esperimenti e modelli che saranno ritenuti capaci di produrre i dati più significativi) – sia che questa crisi si risolva attraverso una rivoluzione vera e propria o attraverso una riforma più pacifica (vedi sotto), il risultato è lo stesso: un aumento di profondità nei quadranti Basso/Destra e Basso/Sinistra (e di conseguenza nei quadranti Alto/Destra e Alto/Sinistra poiché tutti i quadranti sono implicati). In breve, le quattro pressioni della selezione nello spazio AQAL entrano in scena e cospirano affinché  Eros muova un altro passo avanti nel gioco kosmico. (Questo non significa che il progresso sia un percorso tutto rose e fiori: come vedremo, nuovi progressi e nuove patologie vanno spesso a braccetto, ma questo fatto non è di per sé sufficiente per negare gli aspetti di quello sviluppo reale che l’aumento genuino e progressivo di profondità spesso rappresenta.)
Ma notiamo subito che uno scontro di paradigmi è solo un piccolo sottoinsieme di un fenomeno più vasto e importante, avviamoci allora verso la trattazione di questo tema più vasto.
Crisi di legittimazione 
Uno scontro di paradigmi è, in realtà, un buono esempio di quel fenomeno che è conosciuto generalmente come crisi di legittimazione. 
Per cominciare, chiariamo alcuni termini tecnici. Nel mio approccio, legittimità si riferisce all’adeguatezza nella traslazione orizzontale, e autenticità si riferisce all’adeguatezza nella trasformazione verticale (vedi, per esempio, A Sociable God, CW 4). Quindi, autenticità è la misura del grado di profondità o altezza di un sistema di credenze (per cui la visione del mondo turchese è più autentica di quella blu), e legittimità è la misura del buon funzionamento di quella visione al livello che le è proprio. Una particolare visione del mondo può essere molto legittimata (o felicemente accettata dalla maggior parte dei membri della cultura) ma può non essere molto autentica (può essere una struttura di credenze porpora o rossa). D’altra parte, alcune visioni del mondo possono essere molto autentiche (per esempio, rappresentano le cognizioni turchese o visione logica/pensiero integrale) e non essere molto legittimate (non accettate dalle classi governanti o dai governati).
 
Una crisi di legittimazione, in senso lato, è una rottura nell’adeguatezza di un modo particolare di tradurre e dare significato al mondo – cioè, un crollo dell’adeguatezza di una particolare visione del mondo e della sua capacità di suscitare adesione. Questo può accadere in qualsiasi cultura o sottocultura (inclusa quella scientifica, come abbiamo visto), ma ha un’importanza particolare nell’arena politica. Quindi una qualsiasi forma di governo (che si tratti di un capo tribù, un signore, un monarca, una plutocrazia, un’aristocrazia, una democrazia, ecc.) è considerata legittimata se è ampiamente accettata dai sudditi o governati (o, in alternativa, se ci sono buone ragioni legali/morali per sostenerla). Legittimazione è il processo attraverso il quale i membri di una società credono nei governanti di quella società (e quindi li seguono). E le teorie della legittimità cercano di spiegare (e/o di giustificare) perché un particolare sistema di governo ha l’accettazione e l’obbedienza dei suoi membri (la ragione che spiega quest’accettazione può spaziare lungo tutto lo spettro, andando dalla mera funzionalità a un’estremità dello spettro fino a ragioni più sostanziali all’altra estremità).
 
Una crisi di legittimazione politica, quindi, significa una crisi socioculturale nei modi prevalenti di traslazione (a ogni livello dato) con riferimento ai sistemi di governo di quella cultura (sia che si tratti di cultura politica, scientifica, medica, educazionale, ecc.). Una crisi di legittimazione, nel senso più generale, è una crisi di fede nella visione del mondo prevalente e nei sistemi di governo che rappresentano quella visione del mondo. 12
All’inizio del XX secolo, Max Weber scrisse un trattato che ebbe una grande influenza (Economy and Society) in cui identificava tre fonti principali di legittimità (o ragioni per cui un popolo seguiva una particolare governo, sistema o regime): costumi o tradizioni; procedure legali-razionali (per esempio, votare); e carisma individuale. Sebbene queste tre fonti di legittimazione politica esistano ancora, l’analisi di Weber di queste fonti era prevalentemente funzionale – cioè, queste fonti non erano viste come buone o giuste, ma semplicemente come quelle che avevano funzionato bene. Questa visione essenzialmente funzionalista della legittimità continua (implicitamente o esplicitamente) a essere fatta propria dalla maggior parte dei teorici sistemici, incluso il famoso Niklas Luhmann).
Altri teorici, disturbati dal fatto che l’analisi di Weber fosse meramente funzionalista e non morale o normativa (e, quindi, avrebbe potuto essere usata per conferire legittimità, diciamo, ai Nazisti, in quanto bastava che il loro sistema di governo avesse funzionato bene – vale a dire che nel funzionalismo, la legittimità è ridotta alla capacità dello stato di generare la credenza nella sua legittimità: la tipica riduzione della teoria dei sistemi di tutti i valori dei quadranti di Sinistra all’adeguamento funzionale del Basso/Destra), hanno aggiunto altre visioni della legittimità e della sua giustificazione, particolarmente quelle che focalizzano l’attenzione sui diritti (una visione che scorre attraverso Hobbes, Locke, Kant, Rawls, Habermas). In questo approccio, un sistema di governo è legittimato (e quindi merita l’obbedienza dei suoi membri) se garantisce un certo numero di diritti umani, generalmente assicurato attraverso qualche forma di contratto sociale tra i governati e i governanti. Ritorneremo tra breve su questo punto molto importante.
Una quinta visione della legittimità può essere ancora aggiunta alla precedenti, in particolare, quella postmoderna, che abbandona la ricerca di basi universali di giustificazione e ritorna alle tradizioni narrative locali sotto la bandiera della pluralità e della diversità (diventando a questo punto pragmaticamente indistinguibile dalla prima forma di legittimità, quella dei costumi/tradizioni e, quindi, obbligata a giustificare ogni forma di barbarie locale: così in gran parte del postmodernismo, questa visione degenera in posizioni regressive).
Ora, tutte quelle fonti e visioni della legittimità (giuste o sbagliate) sono presenti nel mondo odierno, inclusi i costumi tradizionali, la leadership carismatica e i contratti sociali impliciti o espliciti. Una crisi di legittimazione avviene quando la fede nella visione del mondo dominante e nei suoi rappresentanti comincia a crollare, e questo crollo è senz’altro un affare AQAL – fattori da tutti i quadranti, livelli, linee, stati e tipi entrano in gioco, da noi sintetizzati come ‘le pressioni della selezione nei quattro quadranti’ – e se questa turbolenza è sufficientemente grave, allora spesso si mettono in moto ‘rivoluzioni sociali’.
 
 Rivoluzioni sociali
 Durante una diffusa crisi di legittimazione politica (così come abbiamo visto con qualsiasi profonda crisi scientifica), quando la turbolenza nella matrice AQAL raggiunge un critico punto limite, la traslazione crolla e segue la trasformazione – cioè, i modi orizzontali di traslazione smettono di essere efficaci e la trasformazione verticale complessiva verso modi nuovi è necessaria per rispondere alle nuove pressioni della selezione.
Ma ‘una trasformazione sociale’ può essere sia progressiva che regressiva – vale a dire, il passaggio verticale da un livello a un altro può essere sia un avanzamento sia un arretramento, un salto verso livelli più elevati di complessità organizzativa o una regressione verso stati più bassi, meno complessi e più primitivi. Vedremo esempi di entrambi i casi. 
Allo stesso tempo, molte ‘rivoluzioni sociali’ non sono né più elevate né meno elevate, ma soltanto modalità diverse di traslazione allo stesso livello di cultura, coscienza e complessità. Infatti, il significato originale di ‘rivoluzione’ non implicava assolutamente progresso e  trasformazione, ma si riferiva semplicemente a un movimento circolare. Infatti, per tutti i teorici della politica attraverso la maggior parte della storia, una “rivoluzione” sociale o politica non era un importante  superamento verso un livello più alto o più profondo di qualcosa, ma un mero affare ciclico, circolare, ricorrente - la parola “rivoluzione” deriva dal verbo latino revolvere, che significa appunto questo modello di andirivieni che non porta, di fatto, da nessuna parte. Così, Platone e Aristotele analizzarono i cambiamenti ciclici nei governi dalle aristocrazie alle tirannie e alle democrazie e poi di nuovo nel senso inverso. Gli studiosi italiani del Rinascimento introdussero il termine revoluziones per descrivere il modello di alternanza delle fazioni popolari e aristocratiche. Thomas Hobbes utilizzò il termine inglese revolution per descrivere il trasferimento circolare del potere dal re al parlamento e poi l’inverso. Non si pensava che in nessuno di questi cambiamenti vi fosse qualcosa di progressivo, permanente e trasformazionale. 
E poi, per la prima volta nella storia, “rivoluzione” fu usata da un teorico politico per significare un passaggio verticale o una trasformazione a livelli o modi di essere e governare più elevati. Il teorico? Nessuna sorpresa: era Karl Marx (e Frederich Engels), ne Il Manifesto del Partito Comunista (1848) che cerca di dimostrare che tutta la storia è una serie di rivoluzioni (o trasformazioni a livelli più elevati) legate al progresso economico. Da allora tutti coloro che credevano nella trasformazione e in nuovi paradigmi hanno iniziato a definire “rivoluzionarie” le loro idee innovative. 
Tuttavia, come abbiamo visto, le profonde e durature intuizioni di Marx erano molteplici. Innanzi tutto, egli scriveva sulla scia della storica comprensione che la storia è significativa, vale a dire che l’evoluzione interessa tutti i campi del mondo manifesto. Questa intuizione fondamentale, originariamente attivata dall’onda di probabilità arancione/razionale – e intensificata dall’onda gialla/integrale – ha condotto a profondi cambiamenti nella comprensione che l’umanità aveva di se stessa, e che si esprimeva nelle nuove interpretazioni evoluzionistiche del Kosmo che iniziavano ad apparire in tutti gli ambiti, dalla biologia (Darwin) alla sociologia (Spencer e Comte) alla psicologia (Baldwin) alla filosofia (Schelling, Hegel): non solo le specie, ma le idee stesse si evolvono e hanno una storia. 
Tuttavia, solo il particolare genio di Marx ha compreso che era necessario mettere in relazione questo dispiegarsi evolutivo della storia con le strutture tecno-economiche (anche se ha un po’ esagerato). Per questa ragione, è sempre una buona cosa riferirsi a Marx ogniqualvolta parliamo di “trasformazioni” sociali e di “rivoluzioni”, altrimenti la discussione rischia di focalizzarsi soltanto sui cambiamenti nelle idee, nella coscienza, nella cultura senza comprendere l’assoluta necessità di considerare la relazione che esiste tra ogni cambiamento reale e il quadrante Basso/Destra delle materialità sociali. (Come abbiamo visto, un paradigma reale è una pratica sociale Basso/Destra, non una teoria o visione del mondo Basso/Sinistra – come dicevamo sopra, le materialità della terza persona hanno un profondo effetto sulle realtà della prima e seconda persona – ed è stato Marx il primo a evidenziare questo punto di fondamentale importanza.)
 
Per Marx, allora, la storia è segnata (per lo meno in parte) da una serie di rivoluzioni collegate ai cambiamenti progressivi (o verticalmente trasformativi) nella capacità tecno-economica. In ciascun caso, una classe economica più vecchia, più primitiva, retriva e spesso oppressiva (con la sua visione del mondo, filosofia e strutture di credenze obsolete), che aveva tratto beneficio dalla vecchia base tecno-economica, veniva rovesciata da una nuova classe emergente il cui potere derivava da forze di produzione tecno-economica più avanzate. L’importante momento di verità in tutto questo è che vi è un lento e globale movimento dell’Eros nella sequenza – vi è, cioè, un lento aumento evolutivo della profondità nella cognizione, nella cultura, nelle forze di produzione tecno-economiche (dalla pietra, alla zappa, all’aratro, alla macchina a vapore, al computer). E se avviene una particolare crisi sociale dovuta a uno di questi importanti aumenti evolutivi della profondità, la sola cosa che potrà risolvere la tensione e la turbolenza nella spazio AQAL e una trasformazione sociale verticale e una rivoluzione culturale (o, almeno, una profonda riforma culturale). In breve, la sola vera cura per una crisi di legittimazione è un aumento dell’autenticità. 
Le intuizioni iniziali di Marx circa questo processo sono profonde e sempre valide. Ma, così come è accaduto per Freud, sebbene le idee generali di Marx fossero profonde, la sua comprensione dei dettagli fu, di fatto, del tutto erronea. E il suo classico riduzionismo, come quello di Freud, è qualcosa di cui ci sbarazziamo molto volentieri. (L’affermazione di Marx che abbiamo citato: “Non è la coscienza degli uomini che determina la loro realtà, ma le loro realtà economiche-materiali che determinano la loro coscienza”, diventa interessante soltanto se il significato del termine “determina” si avvicina a quello del termine “causa”, cosa che non succede mai. La verità è che le realtà socio-economiche del quadrante B/D sono parte degli elementi fondamentali che tetra-determinano la natura di ogni occasione attuale.) Tuttavia, per questa (limitata) ragione, le idee di Marx sono una parte importante di qualsiasi analisi AQAL delle trasformazioni sociali e delle rivoluzioni culturali. Ogni  rivoluzione, ogni trasformazione, ogni mutamento nella coscienza e nella cultura per reggere deve avere di necessità una componente Basso/Destra, se questa componente non è presente e rilevante, possiamo abbandonare ogni pretesa circa un nuovo paradigma, una grande trasformazione, o qualunque cosa di nuovo e rivoluzionario.
Naturalmente, la maggior parte delle “rivoluzioni” sociali non hanno cavalcato il punto cuspidale di un mutamento davvero verticale in nessuno dei quadranti. Come le mutazioni in natura, le rivoluzioni in politica sono spesso letali, non benefiche, o sono, al massimo, quello che il loro nome originariamente significava, un cambiamento della guardia puramente circolare e superficiale mentre il regime sottostante rimane sostanzialmente lo stesso (cioè, si tratta di strutture di superficie che si rimescolano nella medesima struttura profonda nello spazio AQAL). Soltanto un piccolo numero di vere rivoluzioni cavalcano il punto cuspidale di Eros. La rivoluzione americana colse l’inizio del passaggio dall’onda blu all’arancione, e quindi rappresentò una profonda trasformazione verticale. Ma nel secolo XX ci sono state centinaia di ‘rivoluzioni’, di cui la maggior parte non era altro che un barbaro rimescolamento delle carte. 
Come uno storico ha sottolineato: ‘Quello che forse è più singolare nelle rivoluzioni di questo secolo è la loro quantità e varietà. Dall’inizio alla fine del secolo, in tutte le aree del globo, le rivoluzioni hanno modellato la vita politica’. Messico, Arabia Saudita, Cina, Turchia, Iran, Russia, Germania, Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Vietnam, Algeria, Nicaragua, Argentina, Congo, Zimbawe, Cuba, Columbia, Portogallo, Filippine, Cambogia – la lista delle rivoluzioni del XX secolo è praticamente infinita. Soltanto poche di queste rivoluzioni erano agganciate a qualche corrente verticale in uno dei quadranti, in generale si trattava di cambiamenti ciclici, o cambiamenti delle strutture superficiali in uno spazio AQAL che rimaneva essenzialmente immutato. Se volete, potete chiamarle ‘rivoluzioni orizzontali’.
Alcuni storici, come Jack Goldstone, hanno identificato quattro fattori principali che caratterizzano la maggior parte di queste rivoluzioni orizzontali, e, quanto maggiore è il numero di questi fattori che trovate nella configurazione AQAL di una data cultura, tanto maggiori saranno le probabilità che avvenga una rivoluzione politica (orizzontale). 
1.     Un governo indebolito, di solito a causa di problemi economici. La debolezza offre un’occasione favorevole per un colpo rivoluzionario.
 
2.     Un cambiamento nell’equilibrio di potere tra le principali élites culturali. Le élites classiche includono gli ufficiali dell’esercito, i leader politici, gli alti burocrati, i capi culturali e religiosi, i dirigenti del sistema produttivo e degli affari, gli intellettuali. Queste élites di solito competono per il potere seguendo dei ‘giochi delle parti’ implicitamente accettati, ma, occasionalmente, a causa di vari fattori, si produce uno sconvolgimento nella distribuzione del potere, e una di esse prende il controllo o emerge una nuova élite – ‘una tale leadership dell’élite è un prerequisito delle rivoluzioni’ (Goldstone, Revolution and Rebellion in the Early Modern World). Contribuisce alla turbolenza dell’élite nella matrice AQAL il commercio internazionale di beni e la circolazione delle idee, nuovi investimenti, aiuto straniero, appoggio militare, nuove modalità e opportunità economiche. 
3.     La rapida crescita della popolazione, che tende a far aumentare la povertà e a esaurire le risorse, minaccia i lavoratori e i contadini, e mette sotto tensione i governi. 
4.     Intervento internazionale incostante. Il consenso internazionale spesso ferma le rivoluzioni, mentre la sua assenza le incoraggia.
E’ stato dimostrato empiricamente che quanto maggiore è il numero di questi fattori presente in una società, maggiore è la probabilità che si produca una rivoluzione. Noi diremmo che maggiore è il numero di questi fattori presenti nella configurazione AQAL di una società, maggiore è la probabilità che questo spazio AQAL contenga anche, come un’occasione attuale, una crisi di legittimazione che raggiungerà un punto limite critico, seguito da una rivoluzione politico-sociale (orizzontale).
Inoltre, gli studiosi sono d’accordo che queste rivoluzioni fanno aumentare il nazionalismo, la mobilitazione delle masse, il potere dello stato, tutte cose che spesso portano alla guerra che è un comune sottoprodotto della rivoluzione.
Gli unici luoghi nel mondo di oggi che non sono coinvolti da questi quattro fattori sono l’Europa e il Nord America, e questo vuol dire che il resto del mondo è ancora esposto a – e molto probabilmente continuerà a subire – violenti contrasti rivoluzionari, e la sofferenza umana aumenterà proporzionalmente.
 Infatti, a parte le due guerre mondiali, la maggior parte di questa sofferenza nel XX secolo è stata causata dalle rivoluzioni e dai tentativi che sono seguiti di puntellare le istituzioni rivoluzionarie: nell’Unione Sovietica, nell’Europa Orientale e Centrale, in Cina, Africa, Asia, Cambogia. Decine di milioni di persone furono uccise, torturate, fatte morire di fame, o imprigionate per creare stati rivoluzionari, i quali tutti avevano promesso sovranità al popolo, mentre il popolo non era lontanamente capace di esercitarla e neppure desideroso di averla. Quello che i ‘rivoluzionari’ di tutte le specie – in ambito politico, accademico, culturale – hanno difficoltà a realizzare è che una rivoluzione autentica è in tutti i sensi un affare AQAL, che richiede non soltanto un ‘nuovo paradigma’, non soltanto una nuova visione del mondo, non soltanto una nuova base tecno-economica, non soltanto un nuovo sistema sociale, non soltanto nuove idee – ma tutte queste cose, e tutte contemporaneamente. Mancando questo, le rivoluzioni sociali non sono spesso nient’altro che l’occasione per un nuovo massacro di esseri umani.

SEGUE 

Last Updated ( Tuesday, 26 June 2007 )
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