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                                     IL PROBLEMA MENTE-CORPO


L’ 1, 2, 3 degli Studi sulla Coscienza

IL PROBLEMA MENTE-CORPO


 
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Vedi anche le altre voci su Ken Wilber -sempre in questa sezione su Wilber - in particolare Oloni (venti principi), Wilber_libro, Pratica Trasformativa Integrale, Quattro quadranti - e alle altre sezioni dalla hompage

Per documentazione approfondita su Ken Wilber, le sue opere ecc. é stato pubblicato il volume 
KEN WILBER  una sintesi del pensiero; la nuova visione del mondo, la visione integrale, la pratica integrale

Autore Eaco Cogliani
pag. 528 formato 17 x 24 cm copertina in  quadricromia
sezione introduttiva - 50 figure, tabelle e legende, indice analitico dettagliato per rendere accessibile a tutti la materia
costo del volume euro 32,00 + 3 euro spese spedizione se ordinato con ccpostale, 6 se in contrassegno

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(vedi  Biografia di Wilber in questa sezione, contenente il sommario con descrizione delle opere di Wilber e la voce Wilber_libro)

Tratto dall'opera:
una sintesi del pensiero di   Ken WILBER 

di Eaco Cogliani (vedi sopra)


L’ 1, 2, 3 degli Studi sulla Coscienza

IL PROBLEMA MENTE-CORPO


Il primo e maggior problema che un approccio davvero integrale (‘tutti i livelli e tutti i quadranti’) aiuta a risolvere è ciò che Schopenhauer chiamò ‘il nodo del mondo’, il problema mente-corpo.

Iniziamo con un suggerimento coraggioso: buona parte del problema mente corpo è un prodotto della flatland. Non la differenziazione della mente e del corpo, che è vecchia almeno quanto la civiltà e non ha mai disturbato nessuno prima; ma la dissociazione di mente-corpo, che è una ferita specifica della coscienza moderna e postmoderna concomitante con il collasso del Kosmo in flatland. Perché nella flatland ci confrontiamo con un dilemma davvero irrisolvibile come la relazione mente-corpo: la mente (coscienza, sentimenti, pensieri consapevolezza), in breve i campi del Lato Sinistro, non trovano assolutamente posto in un mondo descritto solo in termini del Lato Destro (il corpo materiale e il cervello): la mente diventa il ‘fantasma nella macchina.’ Ci confrontiamo allora con due apparentemente assolute verità contraddittorie: la verità dell’esperienza immediata, che ci dice che senza dubbio la coscienza esiste, e la verità della scienza che mi dice che senza dubbio il monde consiste solo di combinazioni di unità fondamentali (quark, atomi, stringhe, ecc.) e non possieda alcuna coscienza, e nessuna possibilità di riarrangiare queste unità incoscienti si trova nella mente. Contrariamente agli scrittori popolari sul soggetto, influenti filosofi che si riferiscono al problema mente-corpo sono più convinti che mai della sua natura non cedevole. Non c’è semplicemente accordo su una soluzione a questo nodo del mondo. Gran parte degli scritti influenti delle ultime diverse decadi, infatti, si sono concentrate sulle difficoltà assolutamente insuperabili dalle soluzioni proposte. Come Keith Campbell riassunse il vago e difficile consenso, ‘sospetto che non sapremo mai come è fatto il trucco (la relazione mente-corpo). Questa parte del problema mente-corpo sembra insolubile. Questo aspetto dell’umanità pare destinato a restare sempre oltre la nostra comprensione’. Tuttavia ci sono state offerte molte soluzioni, e le due più importanti sono il dualismo (interattivismo) e il fisicalismo, (materialismo scientifico). La posizione dualista fu più influente nella prima parte dell’era moderna (da Cartesio a Leibniz) ma il fisicalismo é stato da allora in ascesa, ed è ora di gran lunga la posizione dominante.

L’approccio fisicista (o materialista) pretende che esiste solo l’universo fisico descritto al meglio dalla fisica e dalle altre scienze naturali, e in nessun luogo di quell’universo fisico possiamo trovare la coscienza, la mente, l’esperienza e la consapevolezza e quindi questi ‘interiori’ sono semplicemente illusioni (o al meglio sottoprodotti senza alcuna autentica realtà). Alcune versioni dell’approccio fisicista permettono l’emergere di livelli superiori di vari sistemi complessi (come il cervello, la neocorteccia, sistemi neuronali autopoietici, ecc.). Ma sostengono che questi sistemi di livello superiore sono ancora realtà oggettive senza nulla che possa essere chiamato coscienza o mente o esperienza, perché l’esperienza a

‘qualia’ o qualità, come il piacere e il dolore, e tali qualità non sono proprietà dei sistemi oggettivi. Quindi non c’è modo che sistemi oggettivi possano far sorgere quelle facoltà ‘mentali’, e quindi quelle facoltà sono semplicemente illusori sottoprodotti di sistemi complessi, senza realtà causale propria.

(Usando i termini di W., questo problema è: i sistemi oggettivi sono sempre descritti nel linguaggio del ‘Ciò’, mentre l’esperienza, la coscienza e i qualia sono tutti descritti nel linguaggio dell’‘io’, e così se credi che il mondo scoperto dalla scienza è il solo veramente vero, e dopo tutto ci sono molte buone ragioni per credere che la scienza è la nostra migliore speranza per trovare la verità, allora naturalmente crederai che i qualia, l’esperienza e la coscienza non sono davvero reali, che sono illusioni o sottoprodotti o aspetti secondari del mondo reale scoperto dalla scienza). Tuttavia varianti del fisicalismo sono di gran lunga le prospettive più comunemente accettate, non tanto perché il fiscalismo funziona bene, ma perché le alternative funzionano molto peggio. Anche i materialisti riconoscono la quantità di problemi della loro posizione: Galen Strawson: ‘Come attivo materialista io… suppongo che i fenomeni esperienziali si riconoscano nel cervello… (ma) quando consideriamo il cervello come è presentato dall’attuale fisica e neurofisiologia, siamo obbligati ad ammettere che non sappiamo come l’esperienza… sia o anche possa essere riconosciuta nel cervello.’ John Searle: "La critica della teoria materialista, di solito, prende una forma più o meno tecnica, ma di fatto, alla base delle obiezioni tecniche c’è un’obiezione più profonda… La teoria in questione ha lasciato fuori … alcuni aspetti essenziali della mente, come la coscienza e i ‘qualia’ o il contenuto semantico….". Jaegwon Kim, la cui teoria della ‘supervenience’ e fisicalismo emergente é molto sofisticata, conclude che l’approccio pare ‘essere vicino ad un vicolo cieco’. Thomas Nagel conclude che ‘il fisicalismo è una posizione che non possiamo comprendere perché al presente non abbiamo alcuna idea di come possa essere vera’. Colin McGinn afferma semplicemente che noi non saremo mai capaci di risolvere il problema di come la coscienza emerga dal cervello. E questa è la conclusione degli stessi fisicisti!
I dualisti quindi saltano su queste insuperabili difficoltà nel fisicalismo e dicono ai materialisti: noi sappiamo che la coscienza esiste in qualche forma, perché è la prima delle intuizioni essenziali che possegga l’umanità, e quindi spiegarla sarà molto impegnativo. Sperimentiamo la consapevolezza direttamente. Ma non sperimentiamo direttamente i quark o gli atomi (o le unità fondamentali del mondo fisico). Quindi per noi non è necessario procedere come voi fate, che è partire dai quark e quindi concludere che la coscienza non esiste. E necessario che partiate dalla coscienza e spiegare come arrivate alla ridicola conclusione che non esiste.
I dualisti, quindi, sostengono che ci sono almeno due realtà nel mondo: coscienza e materia. Nessuna può essere ridotta all’altra; invece esse interagiscono (da qui l’altro termine per questa posizione ‘interazionismo’?). Ma allora i dualisti affrontano l’antico dilemma: come possono due cose fondamentalmente diverse influenzarsi l’un l’altra? Come tutti sanno, i fantasmi passano attraverso i muri, non sfondano i muri, quindi può una mente fantasma avere un qualche reale effet

to sul corpo materiale? La stessa mossa di mostrare che la mente non può essere ridotta alla materia lascia i dualisti incapaci di mostrare come la mente possa affatto agire sulla materia. E quindi i dualisti hanno grosse difficoltà a spiegare perfino come, per esempio, io possa muovere il braccio. (Gli idealisti affrontarono la cosa dicendo che la mente e il corpo sono entrambi forme dello Spirito, e quindi non sono entità aliene o ontologicamente differenti, ma semplicemente due differenti aspetti della stessa cosa. Questa è una soluzione accettabile se uno riconosce lo Spirito, cosa che la maggior parte dei filosofi moderni e postmoderni non fa, ed è per questo che non è un’opinione comunemente discussa. Ritorneremo tra breve su questo punto). Di nuovo, i dualisti stessi indicano le insuperabili difficoltà con la loro posizione (che sostengono principalmente perché l’alternativa fisicista è anche peggio). Geoffrey Madell nota che ‘il dualismo interazionista" sembra essere molto lontano dalla sola possibile struttura in cui possano essere inseriti i fatti dell’esperienza’ (perché possiamo dire che l’interattivismo almeno riconosce l’innegabile realtà di entrambi i campi dell’io e del ciò). Tuttavia ‘la natura della connessione causale tra il mentale e il fisico é terribilmente misteriosa’ (come fa il fantasma ad attraversare il muro?).
Sir Karl Popper specifica il problema centrale del dualismo: ‘Ciò che vogliamo è comprendere come queste cose non fisiche come decisioni, scelte, piani, teorie, tensioni e valori possano giocare una parte nel provocare cambiamenti fisici nel mondo fisico.’ La conclusione offerta dal dualismo interattivista: quella comprensione, dice Popper, è improbabile che si acquisisca.


CHE COSA INTENDIAMO CON "CORPO E MENTE"?


Parte di queste difficoltà, suggerisc W., è che entrambe le principali posizioni hanno adottato i termini teorici della flatland, e hanno cercato con questi termini di far giochi di destrezza per arrivare ad una soluzione, che è stata meno che soddisfacente, come quasi tutti i partiti ammettono. Se invece usiamo un approccio a ‘tutti i livelli e tutti i quadranti’ la prima cosa che notiamo è che entrambe, la mente e il corpo hanno due significati molto differenti, mostrando che ci sono veramente quattro problemi nascosti in uno. Ciò può essere compreso molto facilmente dalla figura 35. Per incominciare ‘corpo’ può significare l’organismo biologico nel complesso, incluso il cervello la neocorteccia, il sistema limbico, il cervello rettiliano ecc.), in altre parole, ‘corpo’ può voler dire l’intero Quadrante Superiore Destro, che chiamiamo ‘organismo’. Ci rifeririamo all’organismo anche con Corpo con la C maiuscola, come nella figura 35. Quindi il cervello è nel Corpo, che è la prospettiva scientifica comunemente accettata (e una precisa descrizione del quadrante Superiore Destro).



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Fig. 35. Significato di ‘Mente’ e ‘Corpo’



Ma corpo può anche significare, e per la persona media significa, le sensazioni, le emozioni e i sentimenti soggettivi, del corpo percepito. Quando la persona comune dice: ‘la mia mente lotta con il mio corpo’ vuol dire che la sua volontà sta combattendo qualche inclinazione o desiderio fisico (come il cibo o il sesso). In altre parole, in questo uso comune, ‘corpo’ significa i livelli inferiori del proprio interno. Nella fig.35 é indicato questo come ‘corpo’ nel quadrante Superiore Sinistro, che vuol dire semplicemente i sentimenti e le emozioni del corpo percepito (invece che ‘Corpo’, che significa l’intero organismo obiettivo).
Spostandosi dal corpo alla mente molti scienziati identificarono semplicemente la ‘mente’ con il ‘cervello’ e preferirono parlare solo di stati del cervello, neurotrasmettitori, scienza cognitiva e così via. Usiamo il termine ‘cervello’ per coprire questi significati, che si riferisce ai livelli superiori del quadrante Superiore Destro (ad es. la neocorteccia) come mostrato nella fig.35. D’altra parte, quando la persona comune dice: ‘la mia mente lotta con il mio corpo’ non vuol dire la mia neocorteccia combatte il mio sistema limbico. Per mente intende i livelli superiore del suo interiore, i livelli superiori del quadrante Superiore Sinistro (anche se potrebbe non usare questi termini), in altre parole la sua volontà razionale sta combattendo i suoi sentimenti o desideri (il formale operativo combatte le dimensioni vitali o sensomotorie). La mente é descritta in resoconti fenomenici in prima persona, e nel linguaggio dell’io, mentre il cervello è descritto in resoconti oggettivi della terza persona e nel linguaggio del ciò. Tutto questo è indicato nella fig.35.

(C’è un altro significato generale per mente-corpo: mente può indicare la dimensione interiore in generale, - o il Lato Sinistro, e "corpo" tutta la dimensione este

riore o Lato Destro. Indicherò specificatamente l’uso quando si presenterà.)


L’ARDUO PROBLEMA

Ecco il nodo del mondo, l’inerente paradosso della flatland: il corpo è nella mente, ma il cervello è nel Corpo. Entrambe le affermazioni sono vere, ma nella flatland appaiono contradditori, e queste contraddizioni condizionano gran parte del nodo del mondo. Il corpo percepito è nella mente come mostrato nelle figure 13, 23 e 16. Cioè il formale operativo include e trascende il convenzionale operativo, che trascende e include le sensazioni vitali, e la consapevolezza sensomotoria: la mente trascende ed include il corpo (e per questo la mente può eventualmente operare sul corpo, o come il formale operativo può operare sul convenzionale operativo, che opera sul sensomotorio e così via come ogni evoluzionista sa). Questa parte ‘trascendente’ della mente (la mia mente può muovere il mio braccio) è quanto ogni fisicista riconosce (ma poi cerca di sorvolare abbracciando solo la flatland) ed è ciò che ogni dualista riconosce e tenta di incorporare (ma lo fa trasformandola in un dualismo che accetta ancora le dissociazioni della flatland, vedi sotto).
Con il collasso del Kosmo nella flatland (naturalismo, fisicalismo, materialismo scientifico), le realtà interiori del campo dell’io sono ancora sentite e chiaramente intuite (la mente può controllare il corpo, un certo grado di libero arbitrio esiste, la coscienza esiste, c’è un’unità di esperienza) ma queste realtà si confrontano con un mondo, considerato essere realmente vero, nel quale ci sono soltanto realtà di ‘ciò’ descritti dalla scienza. E, in quel mondo, il cervello è solo parte del Corpo, parte dell’organismo biologico naturale, e così la coscienza deve essere in qualche modo funzione di quel cervello. Ma non c’è assolutamente nulla in quel cervello come le nostre autorità ci hanno appena detto, che neppure vagamente corrisponda ai qualia o alle esperienze o realtà della mente e della coscienza. Dobbiamo allora, o ridurre la coscienza al cervello, (e così negare la coscienza nei suoi stessi termini), o accettare il dualismo come reale, e quindi non possiamo spiegare come muoviamo il braccio (o come una realtà influisce sull’altra).
W. ritiene che tutte e due queste soluzioni si trovino all’interno del paradigma della flatland. Lascerò i dettagli alle note di fondo. In termini generali osserviamo solo quanto segue: I materialisti riducono la mente al cervello, e poiché il cervello è invero parte dell’organismo, non c’è dualismo, il problema mente corpo è risolto! E ciò è giusto, il cervello è parte dell’organismo, parte del mondo fisico, così non c’è dualismo; e non ci sono neppure valori, consapevolezza, profondità o divinità in alcun luogo nel risultante universo. E il ‘riduzionismo’ è esattamente la soluzione che i fisicisti impongono alla realtà, un’imposizione ancora rampante all’interno della maggioranza delle scienze cognitive, neuroscienza, teoria sistemica, e così via: ridurre il Sinistro al Destro e poi dire di aver risolto il problema. Ma la ragione per cui la maggior parte delle persone, e anche di scienziati, sono a disagio con questa ‘soluzione’, e la ragione per cui il problema rimane un problema, é che anche se il materialismo afferma che non c’è dualismo, molta

gente la pensa diversamente, perché sentono la differenza tra la loro mente e il loro corpo, (tra i pensieri e le sensazioni), lo sentono ogni volta che decidono coscientemente di muovere un braccio, lo sentono in ogni esercizio della volontà, e sentono anche la differenza tra la loro mente e il loro Corpo (o tra il soggetto qui e il mondo obiettivo la fuori). E la persona comune ha ragione in entrambi i casi. Prendiamoli in quell’ordine: c’è una differenza tra mente (formale operativa) e il corpo percepito (vitale e sensomotorio), e questo può essere sperimentato nel campo interiore o del Lato Sinistro. Non è dualismo ma piuttosto un caso di ‘trascendenza ed inclusione’, e quasi ogni adulto razionale ha la sensazione della parte che trascende in quella mente che un bel giorno potrà controllare il corpo e i suoi desideri. Tutto ciò è fenomenologicamente vero per i campi del Lato Sinistro. Ma nessuna di quelle fasi interiori di sviluppo qualitativo (dal corpo alla mente all’anima alla spirito) sono afferrabili quando il ‘corpo’ significa l’organismo del Lato Destro, e ‘mente’ significa cervello del Lato Destro, e tutte le caratteristiche vengono perdute nel monismo materiale, che non risolve il problema ma lo nasconde. I dualisti, d’altro lato, riconoscono reali sia la coscienza sia la materia, ma generalmente disperano di trovare una via per metterli in relazione. ‘Mente’ nel senso generale di ‘interno’ e ‘Corpo’ nel senso generale di ‘esterno’ sembrano essere separati da un inattraversabile golfo, un dualismo tra soggetto ed oggetto. Al livello di pensiero operativo formale (o razionale in genere), in cui la discussione generalmente ha luogo, i dualisti hanno ragione: interno ed esterno sono un dualismo molto reale e tentare di negare tale dualismo può quasi sempre mostrarsi facile, un trucco semantico che verbalmente pretende che soggetto e oggetto sono uno, ma che lascia l’io che guarda il mondo là fuori che sembra separato come sempre.

Qui è dove gli stadi di sviluppo transrazionale hanno tanto da offrire a questa discussione. Nella scoperta conosciuta come satori, per esempio, diventa chiaro che soggetto e oggetto sono due lati della stessa cosa, che dentro e fuori sono due aspetti di One Taste. Come descriverli non è un problema, secondo il consenso chiaro di molti individui che hanno raggiunto quest’onda dello sviluppo. Il problema piuttosto, è che questa soluzione autenticamente nonduale non è qualcosa che può essere afferrata pienamente al livello razionale. Infatti, affermare semplicemente in modo razionale che soggetto e oggetto sono nonduali conduce ad ogni sorta di problemi inestricabili e paradossi. Inoltre, se questo dualismo potesse essere afferrato chiaramente in termini razionali, allora i grandi filosofi materialisti e i dualisti, (molti dei quali sono geni riconosciuti) lo avrebbero capito molto tempo fa, e il problema corpo-mente non sarebbe più un problema.
La ragione per cui entrambe le posizioni di fronte al problema, hanno accettato che il dilemma corpo-mente è irrisolvibile, non dipende dal fatto che non sono abbastanza intelligenti da risolverlo, piuttosto che esso può essere risolto solo nelle fasi postrazionali dello sviluppo, fasi che sono spesso guardate con sospetto, ignorate o attivamente negate dalla maggior parte dei ricercatori razionali. Ma di principio il problema non è diverso da così: un razionalista sosterrà che ci sono

prove per il Teorema di Pitagora. Una persona ad un livello prerazionale non sarà d’accordo e neppure comprenderà le prove addotte. Tuttavia, una persona razionale è giustificata nella sua affermazione, che è vera praticamente per tutti coloro che sviluppano il livello razionale e studiano la geometria. Allo stesso modo, accade per la soluzione nonduale del problema corpo-mente. Coloro che si sviluppano sino alle fasi nonduali del dispiegarsi della coscienza sono virtualmente unanimi: coscienza e materia, interno ed esterno, sé e mondo, sono One Taste/un solo sentire. Soggetto e oggetto sono sia realtà distinte, sia aspetti della stessa cosa: vera unità nella diversità. Ma, l’unità nella diversità non può essere affermata in termini razionali in modo comprensibile da tutti quelli che non hanno avuto un’esperienza transrazionale. Quindi la ‘prova’ per questa soluzione non duale può essere trovata solo in un successivo sviluppo della coscienza di coloro che cercano di sapere la soluzione. Benché, questa soluzione (‘devi sviluppare ulteriormente la tua coscienza se vuoi conoscerne pienamente le dimensioni’) non sia soddisfacente per il razionalista (che sia fisicista o dualista), tuttavia, è la sola forma accettabile per una soluzione secondo un paradigma autenticamente integrale. Quando sentiamo Campbell dire che una soluzione al problema corpo-mente ‘sarà per sempre oltre la nostra comprensione’ possiamo proclamare anche questo: non è oltre la comprensione umana, è soltanto oltre il livello razionale di comprensione. La soluzione è postrazionale, ed è completamente disponibile a tutti coloro che vogliono muoversi in quella direzione.


DUE FASI PER SCIOGLIERE IL NODO


Wilber imposta il problema in due fasi. Possiamo rappresentare alcuni di questi dilemmi nella Fig.18 p.245, che è una mappa della flatland. Se confronti questa mappa con quella della Fig. 16, vedrai che tutti i campi interiori (corpo, mente, anima, e spirito) sono collassati nei loro correlati esteriori (fisici), che sono i soli che sono definiti realmente veri. Ciò lascia la mente, (o la coscienza in genere), appesa a pendolare a mezz’aria. E questo è il vero problema.

Fig.16

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Fig.18

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Più specificamente, il problema insuperabile (il nodo del mondo) e stato come collegare a questa mente, sia il corpo (o i livelli interni inferiori delle sensazioni e dei desideri) e il Corpo (o l’organismo obiettivo, il cervello e l’ambiente materiale). Come abbiamo visto, i fisicisti riducono la mente al cervello o al corpo, così non possono contare sulla realtà della mente nei suoi stessi termini, e i dualisti lasciano che la mente dondoli a mezz’aria, tagliata dalle sue stesse radici (nel corpo) e dal mondo esterno (del Corpo), quindi l’inaccettabile dualismo.

All’interno del paradigma della flatland rappresentato nella Fig.18, il problema è davvero irrisolvibile. La soluzione che ha suggerito W. comporta una prospettiva ‘tutti i quadranti, tutti i livelli’, che innesta la mente nel suo proprio corpo e intimamente collega la mente al Corpo. E lo fa, in ultima analisi, attraverso la scoperta dei livelli postrazionali, nonduali di sviluppo della coscienza. Ciò significa che parte della soluzione implica l’esistenza di più alte fasi di sviluppo. Ma,

come procediamo per sciogliere il nodo del mondo se noi stessi non abbiamo ancora raggiunto questi livelli più alti, e se non possiamo aspettarci che gli altri lo facciano? "Suggerisco, dice W., che possiamo almeno cominciare a ‘riconoscere e incorporare le realtà di tutti i quattro quadranti’. Perché se non possiamo ancora, nello sviluppo della nostra coscienza, essere a ‘tutti i livelli’ (corpo, mente, anima, e spirito), cerchiamo almeno di essere a tutti i quadranti (che significa almeno includere i Grandi Tre nei nostri tentativi di spiegare la coscienza). Perciò, propongo due fasi principali per sciogliere il nodo del mondo del problema corpo-mente. La prima è lo spostarsi da spiegazioni riduzioniste a spiegazioni con tutti i quadranti. Il riconoscimento dei quattro quadranti (o Grandi Tre) permette un’uguale inclusione dei resoconti fenomenologici in prima persona (‘io’) in seconda persona dello sfondo intersoggettivo (‘noi’), e terza persona dei sistemi fisici (‘ciò’) quello che chiameremo l’1, 2 e 3 degli studi sulla coscienza. La seconda fase è passare da ‘tutti i quadranti’ a ‘tutti i livelli, e tutti i quadranti’." Esamineremo questi due passi nell’ordine.


PASSO UNO: TUTTI I QUADRANTI


 

Non è abbastanza dire che l’organismo e l’ambiente coevolvono; non è abbastanza dire che la cultura e la coscienza coevolvono. Tutti questi quattro ‘tetra-evolvono’ insieme. Cioè l’organismo oggettivo (il quadrante Superiore Destro) con il suo DNA, i suoi circuiti neuronali, i suoi sistemi cerebrali e schemi comportamentali mutuamente interagiscono con l’ambiente oggettivo, gli ecosistemi e le realtà sociali (Sinistro Inferiore), e tutte queste coevolvono effettivamente. Allo stesso modo la coscienza individuale (Superiore Sinistro) con le sue intenzionalità, le sue strutture e stati, sorge all’interno e mutuamente interagisce con la cultura intersoggettiva (Inferiore Sinistro) in cui si trova, e che a turno aiuta a creare, così che queste coevolvono. Ma altrettanto importante, l’intenzionalità soggettiva e il comportamento oggettivo interagiscono mutuamente (ad es. attraverso la volontà e la risposta), e le visioni del mondo culturali interagiscono mutuamente con le strutture sociali, come la coscienza individuale e il comportamento. In altre parole, tutti quattro i quadranti, organismo, ambiente, coscienza e cultura, causano e sono causati dagli altri: essi ‘tetra-evolvono’. Non importa ‘come’ ciò accada; questo come è scoperto più pienamente nelle onde postrazionali, nonduali; a questo punto è solo necessario riconoscere che questa interrelazione è innegabile. Che tu pensi che sia teoricamente possibile o meno, la mente interagisce con il corpo, la tua mente interagisce con la cultura, la tua mente interagisce con l’organismo fisico, e il tuo organismo interagisce con il tuo ambiente, tutti ‘tetra-interagiscono’. Come abbiamo visto, gli aspetti soggettivi della coscienza (onde, correnti, stati) sono intimamente interrelati con aspetti obiettivi dell’organismo (specialmente il cervello, la neurofisiologia e vari sistemi organici nell’organismo) con lo sfondo di contesti culturali che permettono in primo luogo, che il significato e la comprensione siano generati, con le istituzioni sociali su cui anco

rarsi. Come ha suggerito W. in A Brief History of Everything, anche un singolo pensiero è innestato nei quattro quadranti (intenzionale, comportamentale, culturale e sociale) e non può essere facilmente compreso senza riferimenti a tutti gli altri. In ‘An Integral Theory of Consciousness’, W. ha sottolineato la necessità di un approccio alla coscienza che differenzi ed integri tutti i quattro quadranti, (o semplicemente i Grandi Tre dell’io, del noi, e del ciò), o resoconti in prima seconda e terza persona: l’un due tre degli studi sulla coscienza. Ciò inizialmente sembra un compito troppo difficile, ma di fatto, per la prima volta nella storia, noi siamo attualmente al punto in cui abbiamo abbastanza pezzi del puzzle per almeno iniziare questo progetto. Considera: nel quadrante Superiore Sinistro della coscienza soggettiva, abbiamo un campo di ricerca e scoperte che include l’intera filosofia perenne (che offre tremila anni di dati meticolosamente raccolti sui domini interiori) è una grande massa di ricerche moderne dalla psicologia evolutiva. Molte prove sono riassunte negli schemi che sono impressionanti testimonianze del fatto che, anche se ci sono altri milioni di dettagli da risolvere, i vasti contorni dello spettro della coscienza sono già stati ampiamente tracciati. Le somiglianze generali in tutti questi schemi sono molto suggestivi, e il colpo d’occhio suggerisce che siamo almeno nel giusto campo di gioco. La stessa cosa può esser detta con un ragionevole grado di sicurezza per il quadrante Inferiore Sinistro (delle visioni del mondo intersoggettive) e dell’Inferiore Destro (o base tecno-economica). Un secolo circa di postmodernismo ha reso abbastanza chiara l’importanza delle prospettive culturali pluraliste e dello sfondo culturale del mondo (anche teorici indirizzati razionalmente come Habermas sono d’accordo sul fatto che tutte le proposizioni sono sempre in parte situate culturalmente); inoltre gli studiosi sono in generale accordo che le visioni del mondo storicamente si dispiegano dall’arcaico al magico, al mitico, al mentale, al globale (anche se c’è ragionevole disaccordo sul rispettivo valore di queste prospettive). Allo stesso modo nel quadrante Inferiore Destro, pochi studiosi contestano la sequenza evolutiva delle forze sociali produttive, raccoglitori, orticultura, agraria, industriale e informatica). In tutti e due questi quadranti, culturale e sociale, malgrado anche qui ci siano milioni di dettagli da risolvere, i contorni generali sono meglio compresi oggi che in alcun altro momento della storia.

Il lavoro nel quadrante Superiore Destro, soprattutto la fisiologia del cervello e le scienze cognitive, sono ancora nell’infanzia, e una prospettiva pienamente generale della coscienza dovrà aspettare ancora fondamentali scoperte in questo campo (e questa è una ragione per la quale ho scritto meno su questo quadrante che sugli altri: le scienze cognitive e le neuroscienze, nonostante le affermazioni entusiastiche dei loro proponenti, i Churchland per esempio, sono un bimbo nel bosco). La nostra conoscenza di questo quadrante sta ancora crescendo in fretta come fanno di solito i bambini, e al momento abbiamo abbastanza conoscenza da essere capaci almeno di situare la neurofisiologia in relazione ad altre dimensioni dell’essere, anche se i contorni continuano ad essere chiariti. Così il tempo è certo maturo per iniziare un approccio a tutti i quadranti, o semplicemente un approccio

che riconosca ugualmente i resoconti fenomenologici in prima persona, le strutture intersoggettive in seconda persona, e i sistemi scientifici obiettivi in terza persona: l’1 2 3 degli studi della coscienza. Ci sono molti segni che la prima fase è ben partita. Il Journal of Consciousness Studies, pubblica regolarmente articoli che dibattono questi equilibrati approcci, e numerosi libri hanno affermato l’importanza di tale equilibrio in termini convincenti. Il The View from Within, edito da Francisco Varela e Jonathan Shear, ne è un superbo esempio. Essi definiscono una prospettiva predominantemente neurofenomenologica, dove l’esperienza di prima persona e i sistemi in terza persona provocano imposizioni reciproche, spesso mediate da posizioni in seconda persona. ‘Sarebbe futile stare con descrizioni in prima persona isolate. Dobbiamo armonizzare e costruire appropriati collegamenti con studi in terza persona. Ciò spesso implica una mediazione intermedia, una posizione in seconda persona. Il risultato totale dovrebbe essere il muoversi verso una prospettiva sulla mente integrata o globale, dove, né l’esperienza (prima persona Superiore Sinistro) né i meccanismi esterni (terza persona Superiore Destro) hanno l’ultima parola. La prospettiva globale (integrale) richiede quindi l’esplicita fondazione di imposizioni reciproche, un’influenza e determinazione reciproca.’ Ciò è in sintonia con quanto W. intende quando dice che tutti i quadranti sono mutuamente determinanti (e ‘tetra-interattivi’)

L’antologia ‘Investigating Phenomenal Consciousness’ è un altro superba raccolta che mette in evidenza un approccio integrale. Include capitoli di Alwyn Scott, Greg Simpson, Howard Shevrin, Richard Stevens, Jane Henry, Charles Tart, Francisco Varela, Wilber, Walsh e Welmans. Transpersonal Research Methods for Social Sciences, di William Braud e Rosemarie Anderson, è una bella raccolta di ciò che gli autori chiamano ‘una ricerca integrale’.

PASSO DUE: TUTTI I LIVELLI

W. ritiene che il campo debba continuare a progredire dall’approccio a tutti i quadranti, per muoversi alla seconda fase che è a tutti i livelli. Molti degli approcci a tutti i quadranti riconoscono pienamente i livelli transpersonali della coscienza. Robert Forman, per esempio, afferma che devono essere riconosciuti almeno tre stati transpersonali: la pura coscienza, (o cessazione senza forma), la coscienza duale mistica (o permanente consapevolezza del testimone causale) e lo stato non duale (o permanente realizzazione nonduale). Inoltre, molti degli approcci a tutti i quadranti, (includendo Jonathan Sear e Ron Jevning, Francisco Varela, James Austin, Robert Forman, Braud, Anderson e altri) hanno disegnato gran parte della loro metodologia da tecniche meditative e contemplative. Tuttavia si è ancora spinti a trovare in molti di questi autori un pieno apprezzamento della concezione a livelli dello sviluppo della coscienza, come nei lavori di Baldwin, Habermas, Loevinger, Graves, Kohlberg, Wade, Cook-Greuter, Beck, Kegan e altri, anche se, come abbiamo visto, c’è sostanziale evidenza per la loro validità. Non basta semplicemente notare che le realtà della prima persona reciprocamente influenzano e

determinano meccanismi della terza persona, e che entrambi circolano con l’intermediazione della seconda persona. E’ anche fondamentale comprendere che la coscienza della prima persona si sviluppa, e lo fa attraverso una serie di ben studiate fasi. Inoltre la coscienza della seconda persona si sviluppa, e anche questo sviluppo è stato ampiamente studiato. Infine la capacità per la terza persona di svilupparsi (ad es. la conoscenza Piagetiana) e anche questo è stato esaustivamente studiato. Forse perché molti dei teorici di tutti i quadranti vengono da un backgroud fenomenologico, che in se non riconosce facilmente le fasi, essi hanno avuto la tendenza di ignorare le onde di dispiegamento della coscienza in tutti i quattro quadranti. Sia come sia, un vero approccio integrale, secondo la mia opinione, si muoverà dall’essere soltanto a tutti i quadranti per diventare a tutti i livelli e tutti i quadranti. Oppure: 1, 2 e 3 attraverso tutti i livelli. Ovviamente molto lavoro deve ancora esser fatto. Ma una impressionante mole di evidenza, premoderna, moderna e postmoderna, indica nel modo più forte un approccio integrale che si a "tutti i livelli e tutti i quadranti". La schiacciante quantità di prove indica inesorabilmente il fatto che oggi siamo sull’orlo, non rappresentando ancora una completa ed integrale prospettiva della coscienza, ma capaci d’ora in avanti, di porre fine alla questione, con nulla di meno.


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Last Updated ( Monday, 21 March 2005 )
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