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                             IL CERVELLO TRINO E L'OLONE*  UMANO


Nella pagina

NOOSFERA E BIOSFERA

IL CERVELLO DI UN OLONE UMANO

L’OLONE UMANO SOCIALE E IL REAME DELL'EVOLUZIONE SOCIOCULTURALE


*definizione di olone [vedi anche la voce specifica oloni_leggi_fondamenti in questa sezione su Ken Wilber]

Olone -Un olone è un "tutto/parte", o un tutto che è anche una parte di altri "tutto": un tutto-atomo è una parte di un tutto-molecola, che è una parte di un tutto-cellula, che è una parte di un tutto-organismo, ecc. Il Kosmo è fondamentalmente composto di oloni, in tutte le direzioni verso l’alto e verso il basso. E sembra che tutti gli oloni ereditino qualche tipo di passato…
- Il concetto di olone é essenziale nella nuova visione del mondo. Esso é stato introdotto da Arthur Koestler.

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Vedi anche le altre voci su Ken Wilber -sempre in questa sezione su Wilber - in particolare Oloni (venti principi), Wilber_libro, Pratica Trasformativa Integrale, Quattro quadranti - e alle altre sezioni dalla hompage

Per documentazione approfondita su Ken Wilber, le sue opere ecc. é stato pubblicato il volume 

KEN WILBER  una sintesi del pensiero; la nuova visione del mondo, la visione integrale, la pratica integrale

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(vedi  Biografia di Wilber in questa sezione, contenente il sommario con descrizione delle opere di Wilber e alla voce Wilber_libro)


IL CERVELLO TRINO E L'OLONE UMANO

Tratto dall'opera: KEN WILBER una sintesi del pensiero di   
Ken WILBER di Eaco Cogliani   --  vedi sopra

le citazioni in cui compare SES e TOE si riferiscono alle opere di Wilber Sex, Ecology, Spirituality, e  A Theory of Everything (una teoria del tutto)

NOOSFERA E BIOSFERA [noosfera: sfera del pensiero, della coscienza]

La noosfera non é parte della biosfera, ma è proprio l’opposto: la biosfera è un componente più basso, una parte della noosfera. Così naturalmente la biosfera ha una estensione più grande (è ‘più grossa’), proprio come il cosmo è più grosso della biosfera. Precisamente, poiché la biosfera è una parte componente della noosfera, la distruzione della biosfera garantisce la distruzione della noosfera – e quello è uno dei punti su cui torneremo in questo volume. Questo è l’orientamento profondamente ecologico senza assolutizzare regressivamente la biosfera (o la noosfera, come vedremo). Ma per ora, osserviamo che il numero (l’estensione) degli oloni ad un più alto livello di sviluppo sarà sempre minore del numero al livello precedente (principio 8). Non vi sono eccezioni, perché il numero dei tutti sarà sempre minore del numero delle parti contenute in essi. Vi saranno sempre meno quinti-gradi che quarti-gradi perché per andare al quinto grado devi passare dal quarto. Vi sono sempre meno quercie che ghiande – la cosiddetta piramide dello sviluppo che necessariamente varimpicciolendosi verso l’alto. Laszlo, per esempio, rappresenta questa piramide come in figura 5 (che indica anche accuratamente che, per esempio, la biosfera non è nella fisiosfera).
Dove la materia è favorevole, la vita emerge. Più grande é la profondità, minore è l’estensione.

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Figura 5. I Reami dell’Evoluzione (Laszlo, Evolution, p.55)


Di conseguenza, quando i teorici olistici costruiscono le loro olarchie in termini di estensione che si incrementa (‘più ampio e più ampio’), essi assumono giustamente la piramide verso il basso accantonando più e più livelli in cerca di una estensione più grossa (e perciò poco profonda). Essi ci porteranno ad una profondità più grande che involve entrambi, un abbraccio più profondo e una più ampia identità – una espansione verticale e orizzontale, non proprio orizzontale. Perciò possiamo iniziare a vedere perché diagrammi come la figura 1 sono mappe senza fortuna: esse confondono micro e macro, confondono profondità e ampiezza.


IL CERVELLO DI UN OLONE UMANO


I diagrammi di Jantsch (le figure 3 e 4) coprono la fisiosfera e la biosfera. E’ tempo ora di guardare all’emergere della noosfera.

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Figura 3. Coevoluzione Cosmica di Macro e Microstrutture. L’asimmetrico dispiegarsi delle quattro forze fisiche chiama in gioco passo dopo passo nuovi livelli di struttura, dal livello macroscopico così come dal microscopico. Questi livelli stimolano mutuamente la loro evoluzione. (Jantsch, The Self-Organizing Universe, p.94)


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Figura 4. La storia della vita sulla Terra esprime la coevoluzione dell’auto-organizzazione dei macro- e micro-sistemi in ogni più alto grado di differenziazione (Jantsch, The Self-Organizing Universe, p.132)



E’ con il cervello che associamo abitualmente l’emergere della noosfera dal (o piuttosto attraverso) la biosfera. Jantsch, seguendo Gunther Stent, divide la comunicazione nella biosfera in genetica, metabolica, e neurale (e la parte più alta dell’ultima è correlata con l’evoluzione della noosfera).

Jantsch precisa che questi tre sistemi emergono olarchicamente, ed egli dà uno spaccato olarchico delle strutture neurali stesse, basate primariamente sulla nozione altamente influente del cervello trino (vedi figura 6) di Paul MacLean:



 
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‘L’uomo si trova nella situazione che la Natura lo ha dotato di tre cervelli, malgrado le grandi differenze nella struttura, che funzionano insieme e comunicano tra di loro. Il più vecchio di questi cervelli é basilarmente rettiliano. Il secondo è stato ereditato dai mammiferi più bassi, ed il terzo è un più tardo sviluppo del mammifero, che, al suo culmine nei primati, ha reso l’uomo peculiarmente uomo.

Parlando allegoricamente di questi tre cervelli ‘dentro’ un cervello [o, che è lo stesso, oloni], possiamo immaginare che quando lo psichiatra invita il paziente a giacere sul lettino, egli gli sta chiedendo di stendere fianco a fianco… un cavallo e un coccodrillo. Il cervello rettiliano è pieno di esperienze ancestrali e di memorie ancestrali ed è fedele nel fare quel che dicono i suoi antenati, ma non è molto capace nell’affrontare le nuove situazioni [autonomia relativamente bassa espressa nei riflessi e nel comportamento istintivo].

Nella evoluzione, dapprima si vede l’inizio della emancipazione dall’ancestrale [inflessibilità] con l’apparire del cervello mammifero più basso, che la Natura costruisce all’apice del cervello rettiliano…Ricerche degli ultimi venti anni hanno mostrato che il più basso cervello mammifero gioca un ruolo fondamentale nel comportamento emozionale. Esso ha una più grande capacità di quello rettiliano nel capire nuovi approcci e soluzioni ai problemi sulla base della esperienza immediata. Ma come il cervello rettiliano, esso non ha l’abilità di mettere in parole i suoi sentimenti’.

MacLean è molto specifico sulla natura olarchica di questi tre cervelli.

‘Nella sua evoluzione, il cervello [degli esseri umani] mantiene l’organizzazione gerarchica dei tre tipi basici che possono convenientemente essere classificati come rettiliano, paleo-mammifero e neo-mmamifero. [Il tronco del cervello rappresenta il cervello rettiliano, ereditato dagli antenati rettiliani]. Il sistema limbico rappresenta il cervello paleo-mammifero, che è una eredità dei mammiferi più bassi. Il sistema limbico dell’uomo è molto più altamente strutturato di quello dei mammiferi più bassi, ma la sua organizzazione basica, chimica, ecc., é molto simile. La stessa cosa può dirsi degli altri due tipi basici. E vi é ampia evidenza che tutti e tre i tipi hanno i loro proprio speciale soggettivo, memoria cognitiva (soluzione dei problemi) ed altre funzioni parallele [Citato in Koestler, Ghost in the machine, p.157].


In altre parole, ciascuno dei tre cervelli è un olone relativamente autonomo. E poiché ciascuno è un olone, non possiamo dire che ogni funzione specifica è semplicemente localizzata in uno degli oloni; essi agiscono tutti mutuamente e interagiscono influenzandosi verso l’alto e verso il basso. Ma in generale, i tre cervelli hanno le seguenti funzioni basiche:

Cervello rettiliano (o tronco del cervello): ‘Questo é filogeneticamente la più vecchia parte del cervello, il suo centro o asse, grossolanamente corrispondente alle strutture basiche del cervello rettiliano. Contiene l’apparato essenziale delle regolazioni interne (viscerali e ghiandolari), per le attività primitive basate su istinti e riflessi, ed anche i centri per risvegliare la vigilanza delll’animale o farlo dormire’ [Koestler, Ghost in the machine, p.279].

Noi possiamo riferirci ad esso come ad un livello globale dell’intelligenza sensomotoria e indirizzi istintivi o impulsi.

Il cervello paleomammifero (o sistema limbico): "Il sistema limbico è intimamente connesso da sistemi neurali a due-vie con l’ipotalamo e altri centri nel tronco del cervello concernente le sensazioni viscerali e le reazioni emozionali – incluso sesso, fame, paura e aggressione; così tanto che quel sistema limbico una volta aveva il nome di ‘cervello viscerale’." In breve, ‘il sistema limbico produce informazione in tale modo che esso acquisisce esperienza in forma di sentimenti ed emozioni, che divengono la guida per le forze nel comportamento’ [Jantsch, ibidem, p.167].

Cervello neomammifero (o neocorteccia): ‘La crescita esplosiva della neocorteccia, dice Jantsch, in una fase più tarda dell’evoluzione, è uno degli eventi più drammatici nella storia della vita sulla Terra’, e presumibilmente è connessa con l’emergere della noosfera. Essa agisce come ‘un immenso schermo neurale sul quale appaiono le immagini simboliche del linguaggio e la logica (inclusa la matematica). La neocorteccia è la localizzazione nella quale le informazioni sono esaminate nelle modalità caratteristiche della mente auto-riflessiva’ [Jantsch, ibidem, p.168].

MacLean scopre la sottostante natura olarchica di questi tre cervelli confrontandoli con i componenti della letteratura, che Jantsch elegantemente sintetizza in questo modo:

‘Il cervello rettiliano rappresenta le figure di base e i ruoli che sottendono a tutte le letterature. Il sistema limbico porta preferenze emozionali, elezione e sviluppo degli scenari nel gioco. E la neocorteccia, infine, produce sul suo substrato tanti differenti poemi, racconti, novelle e giochi quanti sono gli autori’ [Jantsch, ibid., p.169].

Nuovamente vediamo il più basso fornire le possibilità e il più alto fornire le probabilità (o attualizzare i potenziali).


L’OLONE UMANO SOCIALE E IL REAME

DELLA EVOLUZIONE SOCIOCULTURALE

Teniamo a mente che abbiamo descritto (sebbene brevemente) la crescita degli oloni individuali, dagli atomi alle cellule agli organismi pluricellulari agli animali complessi (i micro componenti sono proposti grossolanamente nelle parti basse nelle figure 3 e 4) ed abbiamo anche indicato la correlazione ambientale o gli oloni sociali a ciascuno stadio. Abbiamo descritto quindi il venir su della successiva evoluzione dell’olone individuale di animali complessi e che includono quelli con il cervello trino (dal rettile al mammifero al primate). Vogliamo guardare ora all’ambiente sociale nel quale gli organismi col cervello trino esistettero per i loro stessi scambi relazionali.

E questo ci porta direttamente nella noosfera, o il reame della evoluzione socioculturale (e non proprio biosociale). Stiamo aggiungendo un terzo tassello al gioco – materia, vita, mente.

Guardando alla fig. 4, osserviamo gli animali complessi individuali, che includono i primati (che includono gli umani), espressi in oloni sociali al livello di gruppi/famiglie, e se sono dati quegli oloni sociali appropriati, gli oloni individuali potrebbero essere sostenuti del tutto adeguatamente.

Più semplicemente, l’olone sociale del gruppo/famiglia avrebbe potuto sostenere il cervello trino umano indefinitamente, proprio come esso sostiene anche il cervello trino similare rozzo degli altri primati (che continua ad esistere negli oloni sociali affini/parentali). Ma l’olone umano spinse oltre l’ambiente della affinità parentale (o basata biosfericamente), gli oloni sociali come la famiglia, e cominciò a produrre villaggi, città, stati….Una terza scacchiera si era aggiunta al gioco evolutivo.

L’olone sociale della famiglia/gruppo poteva aver sostenuto il cervello trino

umano, proprio come fanno altri primati oggi. Ma proprio come la materia aveva spinto oltre la vita, la direzione auto-trascendente dentro la biologia spinse in avanti qualcosa oltre la biologia, spinse in avanti simboli e strumenti che entrambi crearono e dipendevano (erano subordinati a) da nuovi livelli di oloni sociali nei quali utilizzatori dei simboli e di utensili potevano esistere e riprodursi, ma la riproduzione era ora riproduzione di cultura attraverso comunicazione simbolica e non proprio la riproduzione di corpi attraverso la sessualità…La affinità parentale lasciò il posto alla affinità culturale.

Soltanto un riduzionista potrebbe essere abbastanza ardito da aspettarsi che la cultura fosse realmente proprio una nuova via ingegnosa per procurarsi cibo, che il blu è proprio un riadattamento del rosso (nella scala dei ‘meme’), che la noosfera è nient’altro che un nuovo salto nella biosfera. Ma proprio come la biosfera non è nella fisiosfera (tu puoi trovare il rosso dovunque al livello 1), così la noosfera non è nella biosfera (non vi sono blu al livello 2, non vi sono, per esempio, concetti linguistici auto-riflessivi; non calcoli, poesia, o logica formale).

Il cervello umano è rimasto virtualmente immutato nei trascorsi cinquantamila anni. E ancora, durante quel periodo di cinquantamila anni, lo stesso cervello trino produceva uno straordinario campo di imprese e disastri culturali. In altri termini, niente di veramente nuovo è accaduto al cervello trino in questo periodo, non è accaduta nessuna nuova maggiore evoluzione biosferica. E tuttora, l’intera maestà e catastrofe della cultura sfila sulla scena, tutto sulla stessa base biologica, ma una maestà e una catastrofe che potrebbe non essere ridotta a, espressa da, o contenuta, in quella base.

Una volta ancora il più basso ha stabilito il fondamento e preparato le possibilità per (ma non determinata) l’evoluzione verso l’alto, e quelle nuove possibilità furono ora giocate fuori nella noosfera, nel reame della cultura, dei simboli, dei giochi e degli strumenti.

Soffermiamoci sull’evoluzione degli oloni sociali nella originale emergente noosfera. La figura 7 è adattata dal ‘modello dei sistemi di non equilibrio socioculturale’ di Alastair Taylor (a questo punto stiamo incentrando sugli aspetti ‘veri’ della teoria dei sistemi).

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Taylor ritiene che ciascun successivo olone sociale ‘costruisce sopra le proprietà ed esperienze sociali del livello(i) al di là, e a sua volta contribuisce alle sue stesse qualità emergenti, che prende la forma di nuove tecnologie e strutture sociali, accompagnate da nuove appercezioni delle relazioni dell’ambiente umano. Noi possiamo distinguere sviluppi complessivi in complessità ed eterogeneità (sebbene in ogni situazione storica una differente, o anche contraria, esperienza può avvenire)’[Jantsch e Waddington, Evolution and consciousness, p.173]- tutti concetti familiari (trovati nei 20 principi).

Potremmo includere naturalmente un numero enorme di componenti nella noosfera in evoluzione degli oloni umani sociali, dai tipi di strumenti alle varie visioni del mondo, dalle istituzioni politiche agli stili e alle arti, dai modi di produzione ai codici delle leggi. Ritorneremo a questi vari aspetti man mano che procediamo. Per il momento, la figura 7 può servire come un esempio di crescita

degli oloni sociali nella noosfera emergente originaria [Osserva che questi oloni sociali divengono più ampi, non più piccoli, nella dimensione fisica, perché una volta ad un nuovo livello, quel livello si espande ai suoi limiti sostenibili]. Serve abbastanza, cioè, a consentirci alcune poche importanti osservazioni.

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Last Updated ( Wednesday, 30 March 2005 )
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